CHILDREN OF BODOM

Chaos Ridden Years - Stockholm Knockout Live

2006 - Spinefarm Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
19/05/2017
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione recensione

Nel 2006 anche per i Children of Bodom arriva il momento, come per ogni rock star che si rispetti, di immortalare in DVD un concerto memorabile. Questo viene fatto con "Chaos Ridden Years - Stockholm Knockout Live", pubblicato dalla Spinefarm Records. Di sicuro le cose sono state fatte in grande, anche perché il video ha avuto una regia, di Patric Ullaeus per la Revolver AB, poi c'è da impazzire con la ricchezza dei contenuti: documentari, dietro le quinte, scene tagliate, foto, videoclip promozionali... In questo DVD, oltre ad un'ora e mezza di concerto, c'è tanto altro. Senza contare che l'edizione limitata prevede anche i due CD con l'audio del live; CD che sono stati pubblicati anche per conto loro. La particolarità, che si può immediatamente anticipare, è che il live non si svolge in Finlandia, patria del gruppo, e Laiho parlerà in inglese durante l'intero concerto, perché il video è destinato ad una platea internazionale che, di certo, non è molto pratica di finlandese. Questa scelta è dipesa da Laiho, che immaginava sarebbe sembrato ridicolo a parlare in inglese davanti ad una platea alla quale ha sempre parlato usando la lingua natia; però c'è da dire che il suo inglese (o americano, per meglio dire) è stato impeccabile. Ce n'è per tutti i gusti dunque, non ci si può lamentare! In formazione ritroviamo, assieme ad Alexi Laiho che si occupa di voce e chitarra solista: Janne Warman alla tastiera; Alexander Kuoppala alla chitarra ritmica; Henkka T. Blacksmith al basso e Jaska Raatikainen alla batteria. La stessa formazione che ha registrato il precedente album, "Are You Dead Yet?" (2005), che non è stato esattamente un capolavoro. La storia musicale dei Children of Bodom è stata fortemente influenzata dalle condizioni di Laiho: da un iniziale momento di dissolutezza, depressione e rabbia, si arriva all'accettazione ed infine al ribaltamento con la felice storia d'amore con Kimberly Goss. Ma tutto ciò non era destinato a durare, quindi il matrimonio fallisce, Laiho non la prende molto bene (anche se pare che i due abbiano mantenuto rapporti di amicizia) e torna ai cattivi pensieri, generosamente innaffiati ad alcool. Il cerchio si chiude, apparentemente, ed ora ci troviamo di fronte il Wildchild - il bambino selvaggio - in tutta la sua furia. Per poter ottenere questi risultati è stato coinvolto uno staff di tutto rispetto: Pietsu Pietkäinen come fonico da palco, Hans Ostlund per la registrazione del live, Mikko Karmila per il missaggio, Mika Jussila per il mastering. Quello che spesso si trascura nei live album è proprio il suono: capita di vedere delle bellissime immagini, tratte con inquadrature azzeccate, scenografie coinvolgenti e tutto il resto... poi il suono è piatto. Con questo lavoro ogni aspetto ha ricevuto la massima cura e lo si intuisce già solo scorrendo la lista degli addetti. La grafica è pulita, di classe: Sami Saramäki non ha potuto fare a meno di includere l'immancabile Tristo Mietitore, che possiamo vedere inserito all'interno del triangolo rosso a sfondo giallo. Questo segnale di pericolo ci mostra un mietitore in posa, con falce poggiata sulla spalla. Immaginando il palco come un cantiere di musica in corso, questo segnale sembra proprio dire: "Attenzione! Pericolo di morte". Ad arricchire ulteriormente questo lavoro, dandogli qualcosa di unico ed inedito rispetto agli album che già contengono la versione studio dei brani eseguiti, ci sono alcune tracce che sono esclusivamente dedicate ad assoli. Possiamo infatti notare che in tracklist c'è il preciso riferimento a questi assoli, o battaglie di assoli, ma ci sono anche pezzi rielaborati... insomma, il gruppo non solo esegue i suoi celebri brani, ma presenta anche qualcosa di unico ed inedito! 

Intro / Living Dead Beat

Luci rosse illuminano il palco: inizia "Intro / Living Dead Beat (Intro / Un battito morto vivente)". Si sente un motore di automobile rombante, ed in effetti c'è un bolide sul palco, coi fari accesi. I musicisti fanno il loro ingresso sul palco alzando le braccia in segno di vittoria, avvolti da una chiara luce blu; iniziano quindi a sentirsi le pulsazioni elettroniche del brano, accompagnate da colpi sui piatti. Il pubblico scalpita, Laiho arriva correndo e si piazza al centro del palco giusto in tempo per mollare la prima plettrata, accolta dal boato soddisfatto degli spettatori. Fischi, slide, effetti alla chitarra che rendono più epico il brano (che riesce a suonare meglio che nell'album). Un suono bestiale ci sbatte in faccia delle chitarre grasse, massicce, aggressive; mentre la tastiera - che sul palco viene piazzata in modo da mostrare i tasti al pubblico - propone delle note pulite e cristalline, offrendo quindi un buon contrasto. Riff taglienti, eseguiti con scioltezza e maestria, la batteria che pesta e si impone con un suono curato ma niente affatto finto. Il basso fa da supporto, a maggior ragione per il fatto che la cassa non è molto gonfia di frequenze gravi (guadagnando in attacco e precisione), e quindi gli lascia più spazio in quel settore vitale; si presenta la voce, aspra e graffiata. L'inquadratura si muove di continuo e si sofferma spesso sulle corna mostrate dal pubblico in primo piano, col gruppo sullo sfondo. La musica si fa più epica nel ritornello, poi passaggi melodici ci riportano i Children of Bodom che siamo abituati ad apprezzare; stoppate ad effetto e poi nuove aggressioni, mentre il lavoro alla seconda voce di Kuoppala è fondamentale per caricare ancora di più il pubblico. Ecco che Laiho si avvicina al tastierista Warman, permettendo al pubblico di apprezzare, anche visivamente, l'intreccio di melodie che i due scaricano con precisione invidiabile. Corda libera, stoppate e palm muting, armonici acuti e distorti, poi un altro assolo di Laiho viene lanciato in pasto al pubblico ingordo di virtuosismi barocchi, tinti di Fusion. Il testo è molto crudo, secco e spietato: parla di un cattivo cresciuto nei bassifondi, che vive la propria vita senza alcun freno, senza aver paura della morte in quanto si sente già morto (nella recensione dell'album si è proposta un'audace interpretazione che avvicina questo testo alla filosofia dei samurai). Lanciarsi a capofitto in sfide sempre nuove, godersi la vita al massimo assaporandone tutti gli eccessi. Le unghie tinte di nero sono l'unico elemento che ci permette di seguire la diteggiatura di Laiho che, altrimenti, sarebbe solamente un mulinare velocissimo. Finale in grande stile, Laiho salta da una parte all'altra ed incita il pubblico, chitarra ritmica e basso prolungano il pezzo, il batterista si concede un attimo di respiro ed è già sudato, nonostante sia a torso nudo.

Sixpounder

Senza pensarci un attimo il gruppo ci spara addosso "Sixpounder (Seilibbre)", una cannonata esplosiva sin dai primi colpi, che avanza massiccia e spavalda travolgendo ogni cosa nel suo cammino. La foga con la quale viene suonata questa parte è da gruppo Death Metal feroce: tempi cadenzati, accenti all'unisono e decorazioni ai piatti. Si prolunga e quindi si dà il via ad una parte con forti influenze Thrash, poi le tastiere si fanno vive portandoci una componente Power che si trasferisce anche alla chitarra di Laiho, la quale si concede squilli, graffi e quant'altro; la voce è ancora feroce e duetta con la base musicale. Altra bestiale parte strumentale, poi influenze Groove/Southern, la seconda voce aiuta molto introducendo melodie funzionali al ritornello, poi il virtuosismo chitarristico: scariche di neoclassicismi lanciate via con noncuranza, Laiho canta e poi piazza delle fill tecniche in breve risposta. Il pezzo fa ovviamente riferimento all'artiglieria pesante, si segue la via dell'odio e verrà sbaragliata ogni opposizione. L'intenzione è quella di prendere la retta via, ma allo stesso tempo non può lasciare che gli altri lo abbattano e dunque venderà cara la pelle, darà battaglia agli oppositori e si farà strada a forza di cannonate! Altro assolo, con Laiho concentratissimo sui tasti per eseguire dei vibrati a regola d'arte, la stessa melodia si evolve, tra colpi di rullante, e passa a tonalità più basse mentre la sezione ritmica si dà da fare e la tastiera fa da sottofondo sinfonico. Stoppata al volo, si alzano le braccia per incitare il pubblico e quindi si riprende in un attimo: ancora la voce graffiante, con pose aggressive e coinvolgenti, Laiho canta curvo sul microfono con fare minaccioso. Urla cariche di aggressività, scuote la testa per spostare i capelli lisci dal volto, il pubblico si fa trascinare e quindi salta ed agita al cielo le braccia. Anche in questo testo c'è un passaggio fondamentale: l'irruenza, la ribellione. Ancora riffoni pesanti, nella parte finale esecuzione rallentata per enfatizzare la pesantezza del ritmo, poi delle stoppate ed un "yeah" conclusivo. Il batterista si alza in piedi nel pieno dell'adrenalina, il pubblico viene illuminato dai fari e quindi - sentendosi protagonista - dà il meglio nell'acclamare il gruppo.

Silent Night, Bodom Night

Una piccola pausa e Laiho ne approfitta per rivolgersi direttamente al pubblico, si rivolge in slang abbastanza americano e ricorda a tutti che se la band è in giro è proprio grazie a loro. Un bel sorso, cambio di chitarra ed in sottofondo iniziamo a sentire la melodia di "Silent Night, Bodom Night (Notte silenziosa, la notte di Bodom)". Ogni musicista ne approfitta per mettere mano alla strumentazione, fare cambi di settaggio ed altro, poi Laiho si avvicina e molla un tamarrissimo "Oh yeah!" al microfono. Il pezzo parte come una randellata, poi forti melodie Power si aggiungono alla base Thrash, quindi una sfuriata e plettrate veloci che graffiano e dopo fischiano in acuti puliti. Molti i vibrati, poi tempi stoppati ad arte per permettere gli incisi di batteria, qualche incertezza chitarristica e dopo si lancia una parte strumentale con assolo barocco. Il testo gioca sulla leggenda del lago stregato, le ignare vittime vengono battezzate dal lago in cui si bagnano, inconsapevoli delle torture che subiranno di lì a breve. Il Mietitore non è ancora soddisfatto, chiama la propria vittima e poi tinge le acque del lago Bodom di rosso. Ancora delle incertezze alla chitarra per Laiho, che sbaglia tonalità e si concentra per non perdere il controllo della parte, veloce e difficile, intanto l'altro chitarrista ed il bassista passeggiano per il palco tenendo alto il ritmo. Velocissima anche la tastiera, i tasti suonati come se fosse uno strumento a percussione, si riprende con la strofa, incluse variazioni di chitarra. Parte solista di tastiera e Laiho incita il pubblico ad alzare i pugni, la gente salta ed il ritmo incalza per trasformarsi in una battaglia di assoli, uno dietro l'altro, squillanti e melodici, vibranti, la tastiera ci mette del suo e si intreccia. Un bel brano, che però sconta qualche incertezza esecutiva, forse dovuta alla difficoltà delle parti, o anche all'alcool.

Hate Me!

Un'altra generosa sorsata, poi tocchi dissonanti alla chitarra ed intanto incoraggiamenti al pubblico, la tastiera esegue una parte in stile horror, poi le chitarre iniziano a rombare, assieme al pubblico che capisce che è appena iniziato "Hate Me! (Odiami!)". Il pezzo prende poi una piega quasi totalmente Power, con grande spazio alle melodie e batteria che approfondisce i piatti, il basso emerge nettamente perché tutti gli altri strumenti si spostano sul registro acuto. La voce è meno sporca, ma resta graffiante, molto chiasso e confusione, il pezzo è bello carico di violenza ed irruenza. Stoppata e si riprende con l'assalto tremendo, inframezzato da melodie portate avanti dalla tastiera, la voce si fa melodica prendendo spunti Hardcore, rinforzata dal coro che prende piede nel ritornello. Il testo trasuda sfida, prepotenza e disprezzo nei confronti di tutto e tutti. Lui è uno strumento del Mietitore e si aggira solitario, durante la notte, per portare la morte: netto nelle ceneri dell'odio ed allevato dai demoni, non teme nulla! Crede nell'Armageddon, è stato battezzato nell'alcool, è l'incarnazione dell'Anticristo ed è pronto a seminare la distruzione nel mondo intero. Ancora qualche sbavatura alle chitarre, non è molto chiaro da parte di chi, la voce torna a graffiare col supporto della seconda voce, poi stoppate e quindi un assolo che presto diventa neoclassico e si trasforma in una serie di fischi. Il batterista si concede diversi stacchi che ne mettono in mostra le abilità, bello il contrasto tra la seconda voce - svolta da Latvala e Blacksmith - che per cantare si erge, e Laiho (già non molto alto) che si curva e si ingobbisce visto che l'asta è sistemata bassa. Corde libere ed armonici, Lahio salta in giro e si prende un attimo di riposo ai polpastrelli, poi torna ad andarci pesante accentuando il ritmo. Altro assolo in arrivo e Laiho poggia la chitarra sulla gambe, con gli occhi fissi sul manico dà il via ad una bella serie di sweep velocissimi e puliti, poi fischi e si passa al ritornello, cattivo e sporco. Il finale si fa sinfonico, mescola Power e Black, poi di nuovo la tastiera horror. Altro cambio di chitarra.

We're Not Gonna Fall

È il momento di "We're Not Gonna Fall (Non cadremo)", uno dei pezzi più ottimisti di "Are You Dead Yet?" (2005). Tutti al mondo cercano di abbatterci, di portarci giù, ma lui tende la mano e se lei la afferrerà volerà con lui che la porterà in alto, lontano dallo schifo; la porterà in un luogo in cui i problemi si vedono piccoli piccoli. La maggioranza, prepotente, crede che riuscirà ad avere una facile vittoria sulla minoranza; ma se quest'ultima saprà restare compatta potrà riuscire a resistere, ad averla vinta o perlomeno a vendere cara la pelle. Alla fine dello scontro vincerà la determinazione e loro non cadranno. Un pezzo che potrebbe essere romantico, che effettivamente viene introdotto da una bella atmosfera alle tastiere, spezzata da diversi "yeah" a casaccio, poi la presentazione alcolica con voce grattata. Il pezzo parte bello carico, con fischi e vibrazioni, le melodie si fanno strada in mezzo a pulsazioni e colpi, il ritmo si accende e si spegne in tempi alterni. Tante influenze ed il pezzo cambia di continuo forma: una base Thrash, casinara e confusionaria, poi il momento epico con tempi insistenti e quindi il sound si distende con melodie e tocchi ai piatti. Di nuovo una parte massiccia, un solido lavoro di chitarre che si alternano alla tastiera, poi uno sfogo di tastiera e chitarra ritmica. La voce inizia ad accusare la stanchezza, il coro molla "yeah" in quantità mentre Laiho risparmia il fiato per l'indispensabile, cercando di scandire bene e non grattare più del dovuto. Cantato troncato di colpo e concentrazione al 100% per un assolo, virtuoso e tecnico, veloce, le dita scorrono sulle note acute con qualche passaggio sul ponte; poi ci pensa la tastiera ad eseguire una velocissima parte Fusion, Laiho si fionda dal collega e quindi risponde con una veloce scarica in stile Power. Altro scambio e la tastiera prende il sopravvento, in mezzo a stoppate che ne accentuano i tempi forti. Si va di tamarro, con una grande confusione e qualche incertezza di troppo nella tonalità del cantato, ma in mezzo a quel casino tutto fa brodo: urlo finale e ringraziamenti al pubblico. Siamo a quasi un terzo dello spettacolo, questo si fa sentire sulla voce che inizia ad essere calante.

Angels Don't Kill

Il tastierista inizia a proporre la melodia di "Angels Don't Kill (Gli angeli non uccidono)", poi Laiho salta sul cofano della macchina ed inizia a suonare da lassù. Il pezzo ha la stessa venatura Horror del precedente, solo che tende di più all'epico con tempi lenti ed accordi aperti, cadenzati. La voce interviene brevemente e si alterna con passaggi virtuosi alla chitarra. Le tastiere sono al centro dell'attenzione, ma la chitarra prende presto il sopravvento con lente melodie malinconiche, la voce graffia nelle tonalità medie; serie di stoppate e si torna al riff principale. Le fiammate che infuocano il palco seguono il tempo ben articolato delle stoppate, un pezzo più rilassato, che gioca in solidità invece che in velocità. Sente il rumore di passi, mentre sta lentamente morendo, il dolore lo pervade ma di fronte a lui appare l'immagine di un angelo, le chiede di sollevarlo. Se nel pezzo precedente era il protagonista ad innalzare la compagna, con coraggio ed ottimismo, in questo brano i ruoli si invertono: il protagonista soffre ed invoca l'aiuto di un angelo. Le chiede di uccidere il dolore dal proprio cuore, anche se sa bene che gli angeli non uccidono. Un pezzo romantico, quasi una ballad, ma c'è anche la violenza del dolore a conferire le note aspre. Momento strumentale e virtuosismi classici, le influenze Power in questo pezzo sono lontane; il rullante batte preciso e scandito, poi la chitarra si fa avanti in variazioni melodiche, accompagnata dalla fedele tastiera. Quindi ruggiti e poi si passa in chiave Power/Fusion con un duetto ben eseguito... poi il silenzio, breve crescendo di rullante e quindi si passa al finale, ritornando al riff principale col sostegno della seconda voce. Un brano più lento degli altri, che consente al gruppo ed agli spettatori di rallentare per un attimo i ritmi.

Deadbeats I (Drum Solo)

Se ne vanno tutti quanti, lasciando sul palco solo il batterista che mantiene un blast di cassa, dando infatti inizio al momento dedicato al solo di batteria: "Deadbeats I (Drum Solo)". Il pedale continua a macinare colpi, la mano destra alterna i piatti e la sinistra afferra l'asciugamano col quale si deterge il volto. L'indipendenza articolare tipica dei batteristi si mostra in tutta la sua gloria: dopo aver riposto l'asciugamano continua a suonare, afferra la bottiglia di birra e si gode una lunga sorsata. Il pubblico è coinvolto e si sentono le urla con le quali acclama il batterista. Dopo aver svolto tutti i servizi si degna di usare l'altro braccio, che fa spostare agilmente su tom e timpano innescando quello che sembra diventare un tribale ostinato. La costruzione dell'assolo si fa sempre più evidente, man mano che nel ritmo vengono inseriti degli ulteriori tasselli, passaggi sottili che quasi scompaiono nella dinamica delle ghost notes. Adesso anche il braccio destro si concentra sulle pelli, ma quello che sorprende è che il rullante è un grande assente, almeno fino ad ora - andando se non altro a corroborare la tesi dell'intento tribale - mentre il doppio pedale si mantiene costante. Colpi di splash si incrociano con colpi al timpano, il ritmo si fa sempre più incalzante e Raatikainen approfitta della stabilità e continuità per offrire un assolo diverso dal solito: basato sulla costanza e sulla precisione. È una dimostrazione di controllo: a questo punto un banale passaggio su tom e timpano, che viene reso interessante dalla dinamica decrescente in rallentato, coordinamento e senso del ritmo, controllo matematico senza strafare. Si alza in piedi per godersi le acclamazioni, poi torna a sedersi, una botta secca al rullante ed un accenno di rullo, che poi diventa una rullata a dinamica altalenante, in pianissimo. Il tecnicismo in questo caso sta nel mantenere costante il moto della mano sinistra mentre la destra si sposta tra pelli e piatti (che colpisce vigorosamente) per poi tornare al rullante in modo delicato per non disturbare il pianissimo, al quale si ricollega senza sbavarlo. Crescendo con passaggi su rullante e tom, velocità che inizia ad accelerare gradualmente, tempi sincopati, una successione di figure irregolari che culminano con colpi ai piatti. Quando sembra aver finito continua a sfumare sui piatti, alzandosi in piedi, quindi si siede e continua a muoversi sulle pelli. Adesso si passa ad un tempo libero, difficile da seguire, raffiche di colpi in cui a guidare è di volta in volta un pezzo differente della batteria, mentre il finale in grande stile è affidato al gruppo intero che entra in gioco giusto in tempo per gli ultimi secondi. Quindi, un inevitabile lancio di bacchette che vengono contese in prima fila tra fan accaniti.

Bodom After Midnight / Bodom Beach Terror (Medley)

Mentre ancora il tecnico è alle prese con la batteria, il gruppo comincia a suonare "Bodom After Midnight / Bodom Beach Terror (Medley)", un mix dei noti brani, combinati assieme per essere eseguiti dal vivo. Già dall'inizio le chitarre ci danno dentro, si parte con un solo scostumato e poi stoppate alla tastiera. Il ritmo si accende e chitarra e voce si alternano nel ritornello che arriva immediatamente. Passaggi strumentali con vibrati, l'intento del brano è quello di dare una lunga dimostrazione di abilità del gruppo, le fill si seguono una dietro l'altra: frenetici virtuosismi, barocchismi squillanti e prepotenti. Il coro si sofferma sui ritornelli, il momento in cui il pubblico è più partecipe; poi a sorpresa i passaggi melodici prendono il sopravvento, con cambi improvvisi, variazioni di tonalità per tenere vivo il tutto. La chitarra solista inizia a ruggire in modo sguaiato, mentre la ritmica resta in sottofondo, stoppa e poi riprende con un riff diverso: ecco come si mescolano i brani, tratti da due album diversi ma vicini temporalmente. Stacco di batteria e quindi si riparte con un riff più selvaggio, tipicamente casinaro, condito di melodie alla tastiera che gli danno un senso. Poi un assalto in stile Thrash che istiga un headbanging automatico, i suoni si fanno pesanti e taglienti, niente tastiera e distorsione spietata. Stoppate, effetti, poi una variazione con botta e risposta tra voce solista e coro, di nuovo le melodie con accordi più aperti, alternati a fischi. Si torna alla melodia protagonista, la voce continua ad urlare, la batteria si produce in scatti di velocità e quindi un altro assalto può iniziare. Una fuga Thrash che si alterna a scale frenetiche, poi una parte bella compatta, quindi armonici acuti e squillanti, poi un assolo da Rock vecchio stile, che culmina in neoclassicismi da guitar hero, sottolineati da una tastiera cristallina sulle note più a destra. Blast di cassa fisso, ancora un altro ritornello, poi Laiho incita il pubblico a fare bordello, la tastiera si lascia andare alla Fusion più ardita, con cascate di note acute, poi la parola passa alle chitarre che mollano un finale. Niente affatto: si tratta di una lunga stoppata e mentre il pubblico applaude convinto che sia la fine, i nostri riprendono all'unisono e continuano a darsi da fare: tutti gli strumenti sono al massimo della velocità e ci danno dentro di brutto. Laiho alterna plettrate in sweep e tapping concentrato sullo strumento, poi libera il ruggito delle corde che mette subito a bada col palmo della destra. A fine ritornello un altro intervento solistico di Laiho, che pare averci preso troppo gusto, quindi finale improvviso con tanto di lancio del plettro.

Follow the Reaper

A questo punto Laiho chiede alla gente se non preferisca tornare a casa a dormire, poi dice che sarebbe una stronzata ed è meglio darsi alla musica e presenta "Follow the Reaper (Segui il Mietitore)". Serie di stoppate, poi il ritmo Thrash prende il sopravvento, altre stoppate ed effetti alla chitarra, quindi scala melodica e parte il riff principale che alterna chitarre graffianti e melodie cristalline. Poi tupa tupa al rullante, altre stoppate e passaggio melodico alla chitarra fa presto trasforma il pezzo in qualcosa di esclusivamente melodico. Con qualche sbavatura si prosegue e si torna al ritmo più andante. Mentre sferra fendenti con la sua lama dai raggi di morte, spazza via la paura ed il dolore, attraversa il proprio cuore e spera di morire per conquistare la libertà. Un pezzo che fa tesoro dell'alternanza tra aggressività e melodia, dal vivo - quelle influenze che nell'album suonavano piuttosto Black - prendono una piega Thrash. Si torna ai tempi accesi, scale a decorare, poi altro intervento puramente melodico che si trasforma in un assolo Fusion a tempi sincopati, la tastiera ci mette molto del suo con interventi microtonali. Un breve guizzo, che fa entrare ancora una volta la parte più aggressiva che viene condita di melodia alla chitarra solista, ma un po' sbavata nell'entusiasmo della situazione. Laiho urla ed incita il pubblico a brano concluso. Un pezzo che non ha reso molto bene dal vivo: le alternanze tra aggressività e melodia hanno funzionato molto in studio, ma in questo caso non sono state marcate come si deve. Gli interventi melodici erano un po' fuori posto, nel senso che non sempre gli strumenti andavano all'unisono e la cosa (in questo genere di musica) diventa facilmente un problema quando si propongono delle melodie frenetiche in cui è facile cogliere l'incongruenza. Un bel momento è stata la prova della tastiera che, in territorio Fusion, sa il fatto suo ed è riuscita a piazzare un momento di stacco netto col resto.

Needled 24/7

Il momento si fa godereccio, quando Laiho impugna la bottiglia di birra e si rivolge al pubblico chiedendo se ci sia qualcuno che ha fame, e intanto, alle sue spalle, c'è chi arrostisce le salsicce usando il fuoco dell'effetto pirotecnico sul palco. Appena sono cotte a puntino ci pensa il tastierista a ricavare dei pezzi che divide coi colleghi, quindi anche lo spuntino diventa spettacolo, specialmente quando il frontman ne lancia un pezzo al pubblico famelico. La sicurezza fatica a tenere a bada l'orda di affamati che si contende l'ambito boccone. Qualcuno lancia un cappellino (che sfoggia anche un simpatico pon pon), i colori sono gli stessi del segnale di pericolo in copertina (e sulla maglietta di Laiho): giallo e rosso. Il frontman non ci pensa due volte: lo raccoglie e lo indossa, tra le acclamazioni, poi presenta il seguente brano. Si tratta di "Needled 24/7 (Inchiodato 24/7)", che inizia con una bella serie di stoppate ad effetto. Questo, come i precedenti brani, sono opener di album e dunque sono stati creati (o comunque sfruttati) per dare la carica. Dialogo ritmico tra le chitarre, la batteria sfuma, armonici distorti, colpi ai piatti, il basso che romba mentre Laiho si dà ad un assolo sguaiato e fischiante, quindi ritmo e melodia si combinano anche grazie all'intervento della tastiera. La voce si fa sentire, poi influenze di Elettronica, sostenute da un basso che pompa in sottofondo, creano il contesto perfetto per un'altra carica devastante. Il protagonista del testo è un burbero e solitario soggetto che ci invita a non trarre conclusioni affrettate, basandoci sulle apparenze: quelli che sfoggiano grandi sorrisi sono gli stessi che poi ci pugnalano alle spalle. Siamo vittime di ipocrisia, bugie... di gente che finge compassione ma è pronta ad approfittare in ogni momento della nostra debolezza, per colpirci là dove siamo più vulnerabili; questo ci fa sentire punzecchiati, torturati, tutti i giorni. Il gruppo è ben infiammato, lo spuntino ha sortito effetti positivi e quindi i nostri saltano vigorosi da un lato all'altro del palco. Altro momento con molta Elettronica, in questo caso si avverte meglio lo stacco tra melodia e ritmo, poi il pestaggio alla batteria con tempi incalzanti e ritmiche taglienti. Ancora un altro ritornello, le tastiere eseguono scale che sanno di epico, fischi, stoppate, melodia e poi un tempo stabile di batteria che fa da base all'intervento solistico di chitarra che presto diventa un avvincente duo. Laiho si libera e poi sfoggia un virtuoso solo con passaggi in sweep, poi si fionda dal tastierista che intanto ha cominciato un intervento in stile Fusion, caratterizzato da una scala discendente con cromatismi snocciolata con disinvoltura. Il pezzo si conclude in una festa del pubblico, più che soddisfatto.

Clash of the Booze Brothers (Solo Battle)

Atmosfera di sottofondo e note di tastiera, che poi si trasformano in un assolo veloce che imita il timbro della chitarra, è appena iniziato quello che è stato intitolato "Clash of the Booze Brothers (Solo Battle)". Ecco che i fratelli dell'alcool sono pronti a scontrarsi, l'atmosfera si carica di tensione ed il duello aleggia nell'aria, la sfida è stata lanciata. Laiho accetta la sfida, fa qualche plettrata di prova, poi un primo accordo di assestamento, poi ritmi serrati che fa fischiare, poi una serie di lunghi e rombanti fischi distorti. Ecco che parte il solo di chitarra, se la prende comoda e si costruisce lentamente, lo stile è da Rock/Blues, si conclude con armonici e poi risponde la tastiera. Note bassissime che crescono progressivamente e si caricano di frenetica velocità, poi si arricchiscono di armonici microtonali, quindi la chitarra risponde a tono con un virtuoso ed aggrovigliato solo che nell'ultima fase innesta frenetici armonici. Anche in questo caso si conclude con sovracuti fischianti. Poi la tastiera si fa complessa, parte piano ed accelerando progressivamente porta una colorata cascata di note che, col passare dei secondi, si arricchisce di ulteriori particolari abilmente inseriti grazie ad un'esecuzione da percussionista. Questo sfoggio di tecnica ha fatto guadagnare a Warman un servizio di tutto rispetto: Laiho gira al contrario la chitarra, la mette in orizzontale come un vassoio e vi poggia sopra la bottiglia di birra che - cerimoniosamente - serve al collega di alcolismo imboccandolo mentre ancora suona. Allora Laiho, dopo una sorsata, monta sul cofano dell'auto e si siede sul tettuccio, lì può iniziare ad eseguire un assolo che accelera vorticosamente e fischia, poi diventa sempre più vorticoso, poi la scarica veloce discende, tra effetti distorti, quindi si sporca e si ripulisce integrando delle melodie in sweep. I due strumenti si alternano a ritmi più veloci, botta e risposta e continuo che ha il sapore dell'improvvisazione, eseguono parti simili uno dietro l'altro, aggiungendo ulteriori passaggi e sviluppando questo confronto. A sorpresa il tastierista esegue un motivetto che sembra citare "Oops!...I Did It Again" di Britney Spears, che Laiho accompagna con la chitarra, la perla finale che conclude il duo. La tastiera ne esce vittoriosa, la chitarra invece è stata sporca in più di una circostanza e l'esecuzione non è stata certo impeccabile.

In Your Face

Senza fermarsi si passa a "In Your Face (In faccia)", con un solido riff di chitarra e tribale alla batteria. La sinfonia prende il sopravvento con dei toni epici, gli accordi si fanno più cupi, la chitarra prosegue come un carro armato con una ritmica che culmina in uno sweep, la batteria risponde con un tupa tupa di scuola Thrash e quindi la voce adotta delle metriche da Technical Thrash, con tempi sincopati, stoppate improvvise, frenesia e pestaggio garantito. Si fanno sentire delle inaspettate influenze Exodus/Testament. Il testo parla di un pazzo scatenato, con una pistola in mano, pronto a farla finita. Se ne fotte di tutto e tutti, è pazzo e se ne vanta, non aspetterà la morte con la sofferenza ma la farà finita con un colpo di pistola. Questa è l'attitudine di Laiho, e di conseguenza anche del gruppo, che traspare dall'ultimo album: se precedentemente la ribellione era giovanile, sognatrice; adesso è colma di amarezza. Niente di epico, di meraviglioso, di prodigioso: una pistola ed uno che si è stancato di subire le prepotenze degli altri, uno al quale non frega un cazzo di niente. Il pezzo mantiene vivo un forte ritmo, le chitarre offrono variazioni anche alternando parti veloci a riff molto cadenzati e secchi, poi un momento più melodico in cui la voce si fa più chiara e pulita; viene lanciato l'assolo, che è un bella evoluzione di assoli con pause a sorpresa, tutto graffiante con un finale Fusion che però viene introdotto gradualmente e quindi ci sta bene. Il gruppo è molto a suo agio, anche perché è un pezzo del nuovo album, e suona con molta cattiveria; la seconda voce si fa sentire ed aggiunge aggressività. Quindi il brano si conclude senza colpi di scena, quindi si passa al cambio strumenti e Laiho si prende un po' di tempo per ringraziare il pubblico. Eseguire bene questo brano era d'obbligo, essendo stato composto in tempi recenti; la scelta però non era così scontata: è evidente che la scaletta ha privilegiato i brani più irruenti, scatenati. Questa scelta continua a dirla lunga sullo stato d'animo di un frontman che stordisce con l'alcool le proprie amarezze.

Hate Crew Deathroll

Passiamo allora a "Hate Crew Deathroll (La lista delle vittime della Ciurma dell'Odio)", anche in questo caso il testo è ribelle e scostumato: non dobbiamo permetterci di dire loro quello che vogliamo, perché a loro non gliene frega un cazzo di noi e della nostra razza. Faremmo meglio a fare un passo indietro e tornare da dove siamo arrivati, non possiamo neanche sperare di far parte di loro perché siamo troppo brutti e grezzi, non vogliono averci tra i piedi perché siamo solo delle stupide fighette. Insomma un testo che trasuda "atteggio" e sicurezza, prepotenza e bullismo allo stato puro! È un pezzo dedicato ai fan del gruppo, soprannominati appunto Hate Crew, presentando il brano Laiho fa notare - a coloro che non lo sapessero - che il concerto viene registrato. A questo punto la sfida: "E allora perché non fate vedere al mondo intero che voi siete la vera, fottuta, Ciurma dell'Odio?". Il boato approva, la maleducazione cresce a dismisura ed accompagna tutto il brano scalmanato. Se qualcuno nel pubblico era stanco, adesso sembra che il concerto sia appena iniziato: tutti saltano, si dimenano, approfittano del pestaggio nel brano per fare il macello. Corna al cielo, il pubblico salta, il ritornello è un'alternanza tra voce solista e rinforzo corale. Possiamo prendere la nostra guerra, infilarcela su per il culo, chiudere gli occhi e dire "arrivederci", e toglierci dai piedi; loro sono la ciurma dell'odio, loro resistono e non cadono, loro sono tutti per nessuno e nessuno per tutti, combatteranno fino all'ultimo e non si faranno maltrattare da nessuno. Alcuni teorizzano che questo testo sia stato inteso contro la guerra in medioriente, ma il testo resta volutamente vago per non schierarsi in modo preciso: semplicemente sono persone che non vogliono essere coinvolte in conflitti che non li riguardano, quali essi siano. Assoli vorticosi e cafoni, con armonici acuti e fischianti, cascata di virtuosismi volutamente sporcati e graffiati, assalto brutale in cui la tastiera passa in secondo piano. Sul finale melodico il pubblico batte le mani a tempo di cassa, il momento si fa intimo e glorioso, è un'autocelebrazione alla quale partecipa anche il pubblico che canta, incoraggiato da Laiho. Lancio di plettro e cambio di chitarra.

Are You Dead Yet?

In sottofondo le note anticipano "Are You Dead Yet? (Sei già morto?)", che mantiene la stessa aria di sfida e bullismo. Il pubblico è ancora smanioso di musica ed acclama i musicisti durante il cambio strumenti, Laiho presenta il pezzo come l'ultimo. Una scelta obbligata, titletrack dell'album appena realizzato, brano ben solido. Si parte col casino, stoppate, bending, suoni grezzi e sporchi di Punk ed Hardcore. Una battaglia contro se stesso, dunque, in cui si scaglia contro i propri difetti che gli corrompono anima e corpo; così facendo però distrugge anche se stesso ed arriva a chiedersi se questo dovrebbe farlo desistere o meno. Il pezzo è molto sentito dal frontman, si passa al ritornello melodico e gli animi si distendono leggermente, si passa ad una vocalità più posata e tendenzialmente melodica. Risposta del coro ed il brano prosegue, la voce di Laiho sembra intonare una richiesta d'aiuto, fiammate sul palco e si torna a riff corazzati. Un testo in cui non è sempre chiaro a chi si stia rivolgendo il protagonista: è una lotta contro gli altri o contro se stesso? Sono lontani i toni di sfiga, la sicurezza e la foga battagliera, adesso combattere è un qualcosa di inevitabile, non più qualcosa che si va a cercare a tutti i costi; adesso si combatte per difendersi, non per attaccare. Armonici taglienti, rombanti, stoppate in serie, pesantezza sonora. Altro ritornello, voce solista e coro si alternano con violenza. Dopo la furia autolesionistica, si rialza per rigenerarsi perché vuole negare di essere quella persona che odia così tanto; la finzione in cui vive gli tiene gli occhi bendati, ma scoprirsi per quello che veramente è lo porta alla ripugnanza di sé, la sua nemesi è proprio il fatto che colui che più odia, altri non è che se stesso. Un testo certamente più maturo, più sofferto, la stessa enfasi si trasferisce inevitabilmente nella musica che non sfoggia barocchismi sorprendenti, ma taglia: gli assoli non intendono destare meraviglia, ma trasmettono l'intensità e la complessità delle emozioni, vogliono travolgere. Si passa all'assolo virtuoso, eseguito con tutta la concentrazione necessaria ad ottenere gli effetti, poi altro ritornello. La conclusione viene seguita dalle urla del pubblico, sicuramente molto preparato sul pezzo in questione che non poteva di certo mancare in questo concerto. Pare che lo spettacolo debba finire ed i musicisti fanno per andarsene.

Solo: Roope Latvala - Guitar

Il pubblico continua ad acclamare e chiama a gran voce "Bodom", si sente una chitarra, è Latvala e questo è il suo momento solista: "Solo: Roope Latvala - Guitar". Un assolo che inizia con tutta la spacconaggine necessaria, poi si sposta sul tapping, fischi e rombi, poi sweep, shred, una sfilza di roba poco legata. Un po' una specie di saggio: diverse cose sconnesse, messe una dietro l'altra dopo una breve pausa. Entra in gioco Laiho a far da supporto ritmico ed incita il pubblico ad acclamare il collega che, in poco più di un minuto, ha dato un piccolo saggio ma niente di stratosferico.

Lake Bodom

Di colpo inizia "Lake Bodom (Lago Bodom)", con grande gioia del pubblico che ne riconosce i primi istanti, il dialogo di chitarra e tastiera viene riproposto con delle leggere modifiche che lo rendono ancora più ingarbugliato e tecnico, vorticoso. Stoppate, chitarra ritmica solista, un crescendo di ritmo e poi si va a pieno regime. Gli eventi del temuto lago vengono proposti con tutta un'aura di terrore che lascia solo presagire a battaglie future. Il pezzo prosegue con interventi caotici: fischi e distorsioni, batteria vivace e tastiera barocca. Ha il loro signore, quello che ha scagliato un dio sanguinario in terra, dalla sua parte e dunque vincerà: è un'odissea, è il figlio della notte che viene lasciato libero di distruggere. Si torna alla parte iniziale, che sfoggia la tastiera barocca che ripete la parte, poi l'aggressione che si traduce in uno squillante assalto Thrash, quindi stoppate in serie, poi un momento melodico in cui il ritmo rallenta e c'è più spazio per le note. Questione di istanti e si torna al pestaggio, poi assolo freentico ed intanto la batteria incalza con pelli e piatti, risponde la tastiera in chiave Fusion, dal suono caldo che tanto contrasta con quello acuto in stile clavicembalo, usato nella fase introduttiva. Tonalità più oscure, fraseggi, poi esplosioni di piatti, fill, si riprende con una vena neoclassica alla Malmsteen, che poi sfocia in un'altra aggressione piena di "yeah!". Ad un certo punto si sente solo la cassa,che batte a tempo, il pubblico quindi si aggrega e batte le mani seguendo il ritmo, poi iniziano le melodie di tastiera, armonico di chitarra e l'atmosfera si fa racchiusa. L'assolo entra in gioco quasi timidamente, fa capolino e poi esplode in un accordo imperioso, che si fa spazio a gomitate, raschiando e rombando con tutta la prepotenza, poi la chitarra ritmica spacca il ritmo con colpi poderosi ed il muro sonoro si abbatte. Altra fase strumentale in cui gli strumenti si avvicendano in maniera ordinata e sinuosa. Ovazione del pubblico, poi i rintocchi cristallini della tastiera, la fase conclusiva del pezzo e le ovvie acclamazioni. 

Everytime I Die

Il pubblico ne vuole ancora ed i Children of Bodom tirano fuori "Everytime I Die (Ogni volta che muoio)". Il testo descrive la candela della sua vita che si affievolisce sempre più, come un fuoco sotto la pioggia, un processo inesorabile che non lascia alcuna scintilla di speranza dentro di lui; non ci sono stelle nel suo cielo, con le ali spezzate, non c'è modo per lui di volare in alto. Altro pezzo che non sprizza di certo gioia, pur provenendo da "Follow the Reaper"; però possiamo notare come la malinconia sia prevalente, come sentimento, rispetto all'amarezza che invece permea i nuovi testi. Altra notte, altra sconfitta, con un vento cadaverico che soffia freddo come il ghiaccio, questa volta lascerà che il vento gelido spenga la candela una volta per tutte, perché tutto questo sta diventando troppo doloroso da sopportare. C'è sofferenza, vero, ma questa si svolge in un paesaggio quasi incantato, c'è un certo romanticismo di fondo: è uno struggimento romantico, che si svolge in un contesto magico quasi. Se nei nuovi testi si propone la visione del protagonista incazzato che spara alla gente, in questo brano abbiamo un eroe del terzo romanticismo: un qualcuno che ha commesso molti errori, patisce tante sofferenze e dunque medita sulla sua condizione offrendo esempi di sensibilità. Il pezzo segue a ruota il precedente, viene eseguito senza nemmeno una pausa, ben solido nella struttura scorre veloce. C'è molto Rock e Fusion nella composizione, rispettivamente negli assoli di chitarra e tastiera. Un pezzo che viene eseguito nella scia del precedente e ne mantiene tutto l'entusiasmo, con tanto di giochi di prestigio con la tracolla della chitarra, salti e passeggiate varie sul palco. L'atmosfera è festosa ed il gruppo sembra essere immune dalla stanchezza, stessa cosa vale per il pubblico che ormai grida a squarciagola da più di un'ora e venti minuti! Colpisce come un pezzo del genere, con un testo così sentimentale e con una musica che - pur prestandosi all'aggressività, ma non sempre - riesca ad essere proposto in chiave addirittura festosa... eppure il gruppo ci riesce, bene anche. Si capisce che siamo vicini alla conclusione: c'è un finale in grande stile con profusione di colpi alla batteria, un boato caloroso ed una pausa più lunga. A questo punto il gruppo può davvero tirare fiato: fino ad ora ha confezionato uno spettacolo memorabile, i nostri sono stati sul palco con disinvoltura, scherzando e ridendo come a casa loro, hanno mostrato padronanza.

Downfall

Inizia quindi l'ultimo brano, questa volta davvero: "Downfall (Caduta)". Durante la presentazione Laiho chiede al pubblico se ha voglia di altro metallo pesante, quello risponde - ma non abbastanza forte - dunque ripete la domanda e questa volta il boato è soddisfacente. Dunque Laiho se ne esce con un "Aaaalrighty then!" che, inevitabilmente, ci fa venire in mente il mitico Jim Carrey. Il tastierista se la ride ed il pezzo inizia con una lunga introduzione melodica, i piatti sfumano e gli applausi vanno a tempo. Rombo di chitarra, distorsione, e si parte con la festa - "sfumeggiante" direbbe qualcuno - poi a sorpresa la chitarra esegue il celeberrimo riff di Breaking the Law dei Judas Priest, ma lo tronca subito. Una miriade di citazioni, inserite a tradimento: già abbiamo notato un'insolita citazione di Britney Spears, adesso ci imbattiamo in Jim Carrey e Judas Priest. Questo ha tutta l'aria di essere un gioco tra Laiho e Warman, che - dopo aver fatto la marachella - si guardano e se la ridono compiaciuti. Poi una probabile citazione dei Gamma Ray, troppo breve per essere sicuri, si continua ad improvvisare in quella che ormai è diventata una jam. L'atmosfera giocosa pervade il pezzo che poi esplode, in tutta la sua apertura epica, proseguendo così come lo ricordiamo. Lenti accordi si alternano con assalti pieni di violenza e melodia. Guarda mentre decade, cadendo dagli alti spiriti (una frase che può anche essere intesa come un riferimento all'abuso di alcool), scappa attraverso le rovine di sé, cerca la propria via d'uscita, vuole lasciare se stesso perché non c'è rimasto più niente in lui, le rovine stanno per crollare giù. Le fiamme si affievoliscono e lasciano spazio ad un cielo di un nero puro, che riflette l'odio nei suoi occhi, gli angeli sussurrano fuoco e lui sa di non essere più vivo, vede le proprie ceneri sulla tomba, adesso è pronto per il viaggio verso l'altro regno. Poi Laiho incita la gente a mostrare il dito medio, il testo ha delle note drammatiche ma l'aria festosa del concerto lo fa diventare gioioso e divertente. In questo modo si esorcizza qualcosa di triste e negativo. Stoppate e rombi di chitarre, passaggi melodici, serie di assoli neoclassici, il bassista si concede un inserto solistico, poi si torna al ritornello tutto insieme, si sale di tonalità e si ripete. Finale in grande stile, "yeah" e poi i fottuti ringraziamenti ed un arrivederci al pubblico. Bagno di folla, lancio di plettri e bacchette.

Conclusioni

Un lungo concerto, con pause piazzate saggiamente all'interno di una tracklist che di certo non risparmia i polpastrelli. Confezione curata nei particolari, uno staff di tutto rispetto che si occupa di tutti i dettagli, un palco che non si è risparmiato in arredi, con tanto di lanciafiamme. Un gruppo instancabile che incarna appieno lo spirito del Rock'n'Roll: bevute, salsicce arrostite al lanciafiamme, cazzeggio e risate in compagnia. Un Laiho che appare come un gigante sul palco, a dispetto della statura modesta e della postura curva, grazie ai suoi modi triviali ed al contempo amichevoli, espansivi. La scelta dei brani premia particolarmente gli ultimi lavori, come c'era da immaginarsi, trascurando forse un po' troppo i vecchi classici... ma c'è poco da lamentarsi: a parte qualche pezzo, i brani prescelti spaccano e sono più che degni. Una durata generosa, un gruppo caloroso in  cui tutti i componenti sono riusciti ad instaurare un rapporto spe ciale col pubblico che - in perfetta sintonia - partecipa al concerto e ne diventa addirittura protagonista; "Hate Crew Deathroll" ne è un bell'esempio. Abbiamo già fatto accenno agli abbondanti contenuti speciali che rendono più appetibile la versione in DVD, il concerto merita davvero e non si limita ad essere un evento autocelebrativo (che, comunque, poteva starci tutto vista l'invidiabile carriera), ma diventa una festa alla quale il pubblico prende parte. A parte qualche sbavatura, dovuta all'alcool o all'adrenalina del momento, l'esecuzione è stata impeccabile (anche se mai meccanica o asettica!); l'intesa tra musicisti è evidente in ogni passaggio. Particolarmente interessante il duo Laiho/Warman: protagonista di assoli che sanno essere spirali di barocchismi, sguaiato Rock, neoclassicismi, Fusion e quant'altro! Il tutto senza nemmeno prendersi troppo sul serio, anche con quel sorriso beffardo del bambino che ha rubato i biscotti dal barattolo; esilaranti le citazioni, camuffate ed inserite a tradimento nel momenti dedicati all'improvvisazione (cosa che si può permettere solo chi è in simbiosi con lo strumento). Qua abbiamo dei ragazzi che ormai sono famosi in tutto il mondo ma se ne fottono: pensano a spassarsela, giocano e si divertono, si fanno scherzi. Il pubblico viene coinvolto in tutto ciò, il rapporto con la hate crew è genuino ed affettuoso. Questo live ci fa vedere un gruppo che, dal vivo, riesce a fare qualcosa di raro: improvvisare. Prendono i loro pezzi, li rimaneggiano, ritagliano degli spazi da destinare all'improvvisazione e poi - ben annaffiati di birra - si fanno anche delle sfide, scherzoni che affrontano in modo giocoso e compatto. Bella atmosfera che si trasmette e si estende al pubblico che, instancabile, continua a saltare ed invocare altra musica che sgorga, genuina, dalle mani di questi artisti. Un live che non si traduce in una prova esecutiva eseguita a metronomo: coi Children of Bodom il palco è il luogo in cui la musica non solo si suona, ma si fa, si crea. Per questo ogni spettacolo del gruppo non sarà mai uguale all'altro, per questo il pubblico avrà sempre delle belle sorprese, per questo l'entusiasmo sarà sempre al massimo.

1) Intro / Living Dead Beat
2) Sixpounder
3) Silent Night, Bodom Night
4) Hate Me!
5) We're Not Gonna Fall
6) Angels Don't Kill
7) Deadbeats I (Drum Solo)
8) Bodom After Midnight / Bodom Beach Terror (Medley)
9) Follow the Reaper
10) Needled 24/7
11) Clash of the Booze Brothers (Solo Battle)
12) In Your Face
13) Hate Crew Deathroll
14) Are You Dead Yet?
15) Solo: Roope Latvala - Guitar
16) Lake Bodom
17) Everytime I Die
18) Downfall
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