CELESTIAL GRAVE

Secular Flesh

2019 - Iron Bonehead Productions

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
19/03/2022
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

L'universo della musica black metal è vasto, parliamo di un sottogenere che a sua volta ha creato disparate ramificazioni, commistioni, varianti, a volte decisamente legato al concetto di metal propriamente detto, altre quasi una cosa a sé, distaccata da tutto e fedele solo alla sua anima nera. In questo panorama si sono affacciati in tempi recenti i finlandesi Celestial Grave, duo misterioso e anonimo che ha al momento all'attivo il disco di debutto qui recensito, "Secular Flesh", il demo "Burial Ground Trance" e l'EP "Pvtrefactio" - questi ultimi raccolti nella compilation "Chthonic Katharsis" del 2017. Una realtà giovane quindi, ma che si è già fatta notare per uno stile molto particolare e personale, dove il concetto di black metal a tinte melodiche assume dei connotati abbastanza diversi rispetto a quelli comunemente associati a questo termine; non abbiamo qui infatti ne tendenze sinfoniche alla Dimmu Borgir o alla Emperor, ne sognanti composizioni blackgaze come quelle dei Deafhaven o derive post-black, e nemmeno tendenze più tradizionali di stampo pagan. La produzione si mantiene lo-fi e legata al concetto di black metal "raw" primitivo e caotico più che a qualsiasi tendenza da grande studio mainstream. Eppure, nonostante questo, è innegabile la presenza di una forte componente emotiva e melodica che pervade l'opera. Si tratta però di melodie dissonanti, sgraziate e volutamente frammentate, foriere di un'emotività che più che dolce candore, è instabilità conclamata che prima ci spinge negli inferi, poi ci eleva nei cieli, prima di farci ripiombare negli abissi. Unito al comparto tematico esoterico e legalo al culto della morte, anche se in questa occasione declinato secondo modi quasi poetici e legati più al mondo onirico che a quello concreto della ragione, tutto questo ci dà la cifra di un disco che non rinuncia alle radici del black metal underground, e soprattutto a quelle della scena finlandese, pur non copiando l'opera di altri e stabilendo un proprio canone. Ma da dove nasce tutto questo? Conviene fare una panoramica del black metal finlandese, un vero e proprio microcosmo nel microcosmo, tornando a quel concetto di continua ramificazione a cui si accennava in apertura. La scena locale vede già a fine anni ottanta un'attività molto underground, ma caratterizzata da nomi che sono entrati negli interessi degli appassionati del genere; parliamo di gruppi come i Beherit e Archgoat dove la materia del metallo oscuro aveva connotati musicali ben più primitivi rispetto a quella norvegese, influenzata dallo stile sudamericano di gruppi quali i Sarcofago, dal retaggio thrash europeo più violento e distorto (si pensi a Celtic Frost, e primi Kreator) e addirittura dal grind. Inoltre inizialmente ci sono anche differenze ideologiche che porteranno allo scontro (per lo più verbale e a livello di slogan) tra le due scene. Infatti i finlandesi abbracciavano per lo più un satanismo Laveyano, attaccato dai norvegesi perché ritenuto umanitario e non abbastanza malvagio. In questa fase comunque i riscontri esterni rimanevano limitati, non molti ascoltatori gradivano le produzioni caotiche dei primi gruppi finlandesi, anche più distorti delle produzioni più lo-fi della parte opposta. I primi consensi a livello internazionale si hanno con nomi come gli Impaled Nazarene, dove una forte influenza punk crea uno stile unico che influenzerà lo sviluppo della scena locale, dove altri esponenti come i Barathrum seguono alte strade personali, nel loro caso toccando elementi doom considerati all'epoca avantgarde. Insomma, mentre gli occhi della stampa sono concentrati sulla scena norvegese nei primi anni '90, la Finlandia prosegue un suo percorso particolare lontano dai grandi riflettori, che permetterà la creazione di un mondo musicale che si ramificherà sempre di più e che non cederà a compromessi commerciali mantenendo sempre un certo quid underground. Comunque non si può dire che non ci siano state anche influenze esterne, come è naturale che sia: inevitabilmente l'influenza dello stile norvegese e anche di quello svedese incomincerà a farsi sentire, mischiata però con i precedente menzionati elementi punk e con un certo gusto per melodie malinconiche. Ecco quindi progetti come gli Azazel, gli Horna, i Behexen e molti altri nomi, che porteranno avanti la fiaccola della militanza black metal quando anche i nomi storici della scena scandinava avranno ormai intrapreso percorsi sia musicalmente, sia esteticamente, ben più moderati. Duranti i primi anni duemila ci sarà poi un'ulteriore influenza che determinerà quello che oggi si intende spesso con stile finlandese: l'importazione delle melodie e atmosfere "vampiriche" delle Légions Noires francesi portata avanti dai Sargeist e da Satanic Warmaster (Lauri Penttilä aka Werwolf, proprietario della Werwolf Records, etichetta molto importante per il black metal finalndese), quest'ultimo vero e proprio prezzemolino della scena dagli innumerevoli progetti paralleli e collaborazioni, che riuscirà anche ad avere un certo riscontro a livello di vendite pur mantenendo per anni una certa attitudine non poco problematica a livello politico, con aperti richiami a ideologie di estrema destra affiancate a fantasie sataniche e di stampo "transilvano", e più recentemente addirittura citazioni di videogiochi retro che gli hanno guadagnato non poche critiche da parte dei puristi del genere che non vedono di buon occhio la differenza tra la sua estetica e attitudine e quelli che sono i suoi interessi abbastanza nerd, mostrati apertamente nella sua attività online su vari social tutto tranne che clandestina. Da questo brodo multiforme non c'è più ritorno, e nei due decenni successivi la Finlandia tocca in pratica qualsiasi emanazione del black metal, dal tradizionalismo alla sperimentazione, dalla sinfonia al raw black metal, aggiungendo però quel qualcosa che rende in ogni caso il suono legato a quella terra. Anche a livello estetiche e ideologico, si ha una commistione di tendenze diverse tra loro, ma al contrario di altri stati qui non ci saranno isolamenti in microscene staccate, al massimo particolarismi regionali. Ecco quindi che negli stessi festival si vedono suonare band ideologicamente schierate a livello politico con altre interessate a ben altri temi, o ancora band melodiche accostate a terroristi al limite del noise, e non pochi musicisti si sposteranno tra una band e l'altra a necessità. Tutto questo creerà una scena allo stesso tempo abbastanza coesa, ma con proprie regole diverse rispetto a quelle del resto del mondo black metal, cosa che la manterrà in qualche modo isolata e ferma sulle basi di rifiuto di compromessi. Sono davvero svariati e infiniti gli esempi possibili di band, dalle esplorazioni elettroniche/industrial degli ...And Oceans al mondo inquietante e ruvido dei Cladestine Blaze (progetto di Mikko Aspa, artista anche power electronics/noise, titolare della Northern Heritage e Freak Animal Records, voce ufficiosa dei Deathspell Omega), al NSBM apertamente schierato di Goatmoon, alla psichedelia cosmica degli Oranssi Pazuzu, al satanismo estremo e nichilista dei Warloghe. Questo il background dal quale si muovono i Celestial Grave, facenti parte di una nuova generazione che mantiene la diversità rispetto all'esterno, ma che allo stesso tempo declina la lezione dei nomi prima citati secondo nuovi modi che spingono ancora più in la quella che probabilmente è a oggi l'emanazione più varia, ma allo stesso tempo più coerente, del mondo black metal.

Lamentation

"Lamentation" si introduce con strati dissonanti, ma emotivi, creando immagini maestose e commoventi, su cui si distendono campionamenti vocali femminili che hanno il gusto del lontano ricordo e della malinconia. L'atmosfera generale colpisce quindi sin da subito l'ascoltatore mostrando quel connubio tra asprezza ed evocazione che è il marchio di fabbrica della band; ecco poi un'esplosione di doppia cassa e riff epocali che ci conducono verso lidi black metal rafforzati da grida graffianti. I cimbali colpiscono duro, mentre i loop di chitarra tagliano l'etere come seghe elettriche e le vocals si traducono in andamenti cavernosi e dalle influenze death. Sentiamo qualcosa di tetro mentre cerchiamo delle risposte tra lo sporco e il disprezzo che riempiono le menti sotterranee, marce come i denti delle bocche tramite cui respiriamo. Parole piene di decadenza eterea che si rispecchia perfettamente nei climi sonori saturi dove le distorsioni riempiono l'aria con connotati lo-fi che mantengono anche un certo pathos epico che rende la proposta dei Nostri estremamente personale. Ora gli abissi si avvicinano con un bagliore profondo, e si mostra una creatura sporca e perversa; la imploriamo di mostrarci la sua vera forma, e di chiarirci quali sono i suoi intenti verso di noi. Ma è tutto vano, otteniamo solo il silenzio: in realtà siamo soli, e non sappiamo più cosa sia vero e cosa sia falso. Qualcosa da anni immemorabili consuma i cuori e le menti degli uomini, ma in ogni vita che prende, offre un atto di liberazione. Rappresentazioni che si muovono tra il poetico e il mistico, mantenendo quei temi mortiferi molto cari al black metal più esoterico, e che rispecchiano la musica dalla natura astratta, ma graffiante, dove tratti raw si uniscono ad andamenti altisonanti e gloriosi. La doppia cassa scolpisce il suono delle chitarre, creando loop ipnotici che travolgono l'ascoltatore e lo trascinano nel mondo unico dei Celestial Grave, dove tra nebbie sonore abbiamo visioni oniriche; questo è il percorso che abbiamo scelto, non possiamo tornare indietro, siamo fratelli e sorelle uniti in un coro unico. Questa notte saremo liberi, e potremo declamare la nostra vittoria. Ancora una volta lo stile poetico della band crea tramite le parole suggestioni che riprendono le ispirazioni create dalla musica, ora mutuata in un galoppo che si consuma nel finale in un feeback spettrale che si promulga in stridenti esercizi che ci portano verso l'oblio. Le carte dei Nostri vengono qui mostrate pienamente, mettendoci davanti a un mondo interiore fatto di poetica oscura dove si mischiano ferocia sottintesa e malinconia, melodia e tratti lo-fi, creando una dimensione onirica che va oltre alla ragione e tocca territori "altri".

Secular Flesh

"Secular Flesh" ci accoglie subito con muri di chitarre e ritmica cadenzata, consegnandoci climi infernali accompagnati da un cantato crudele e demoniaco che ci blocca e ci trascina con sé senza possibilità di opposizione o replica. Nuove visioni, nuovi viaggi nella psiche: ci ritroviamo su spiagge fatte di conflitti, dove ci appare un'entità femminile con occhi che bruciano come dello zolfo, brillando. Sentiamo un odore di incenso mentre ci seduce con i suoi atti pieni di volontà, offrendoci sprazzi di un mondo che i mortali non riescono a vedere. Cupi e taglienti suoni si giostrano tra dissonanze allarmanti e improvvise falcate trionfali, mentre le vocals si mantengono inumane e maligne, mantenendo una certa essenza sinistra; all'improvviso però il tutto si blocca con una cesura, dominata da suoni distanti, dilatati e spettrali, dove un suono di campanello si presenta a intermittenza. Si tratta di una sessione preparatoria, che lascia posto a una serie di riff possenti dalla decisa natura metal, supportata nuovamente dalla voce declamante e rauca del cantato dittatoriale. Veniamo tentati e attirati, mentre preghiamo ai confini dei mondi, sempre più trascinati in maniera fervente, scintillando. Il canto desideroso dell'entità si manifesta in diverse lingue che non comprendiamo, ma siamo intrappolati nel suo incantesimo, partecipando a una follia perversa. Il clima quasi febbricitante qui descritto trova corrispondenza nei loop di chitarra e nei colpi secchi di batteria che creano un ciclo continuo che ci ipnotizza. Giungiamo a un improvviso assolo notturno che regala un'aria malinconica al tutto, ma presto unito a una doppia cassa martellante che mantiene l'instabilità emotiva tipica del progetto e del suo suono. Ora le immagini si fanno più carnali e sensuali, pur mantenendo tutto il sapore simbolico e astratto fin qui mantenuto: un fallo eretto penetra il sesso femminile, aprendo un oscuro portale in un tormento furioso, e nel mentre ci dissolviamo liberandoci dalla carne secolare. Un' unione di sesso e morte che ha forti elementi freudiani, e che rappresenta volendo quella commistione anche sonora tra fisica violenta e tratti mistici ed eterei, mostrando un'idea estetica e artistica ben coerente dove i vari tratti si uniscono in modo compatto. I muri di chitarra saturano le nostre orecchie come un fiume sonoro in piena, e la doppia cassa continua a tempestarci di colpi, mentre i toni declamatori del cantante glorificano le sue diafane visioni: da un bacio languido, finiamo in un letargo che ci porta come onde verso gli abissi, un folle amore liquido, ma anche un luogo triste dove i mondi collidono e le vite finiscono, e dove ancora una volta siamo liberi dalla carne secolare. La regina della notte danza continuamente e l'ossessione diventa un desiderio peculiare; la regina del crepuscolo è posseduta dalla notte stessa. E su queste immagini a metà tra l'esoterico e l'astratto, la musica trionfa con la sua forza smorzata da alcune bordate pulsanti, acquisendo un crescendo epico che unisce trame appassionanti in sottofondo a saturazioni che si consumano nel finale in un bel fraseggio condito da urla spettrali e sgolate.

Gasping From Lips Of Night

"Gasping From Lips Of Night" è un mantra black metal rappresentato da dissonanze in loop che seguono un effetto in levare, scolpite da cimbali e piatti in un montante destinato ad aprirsi in un suono freddo e tagliente pregno di gelida malinconia tradizionale, alternata poi ad attacchi più concisi e disorientanti. La fida doppia cassa completa il quadro, in un caos sonoro che si mantiene di poco distante dalle cacofonie dei Teintanblood, ma che presenta uno dei momenti più tellurici e violenti del disco. Il ruggito del cantante sembra un ennesimo strumento del caos, intento a delineare la sua lezione più come il rombo di una tempesta, piuttosto che come un elemento umano: languendo, l'aria si gonfia violentemente, così come succede sin dal giorno in cui abbiamo immerso le nostre carni in bellissime tempeste. Nei momenti più oscuri, i respiri che provengono dalle labbra della notte sono come parole omicide per la nostra carne mortale, ferite pestilenziali che accogliamo sapendo che da esse sanguineremo per sempre nella notte. Poche parole, dai tratti altamente poetici che ancora una volta fondono in un mondo onirico carne e tetra spiritualità, in una devozione occulta e mortifera che sposa tratti a loro modo delicati, ma che nascondono feroci lezioni nere come la pece. In questo riscontriamo pienamente l'essenza black metal della band, che mantiene sempre quel quid tipico della scena finlandese, trasportandolo però in uno stile che ricorda l'anno di uscita dell'album e s'investe di una certa estetica moderna, pur senza toccare territori avant-garde e mantenendo una certa linea tradizionale per quanto riguarda produzione e atmosfera. Chitarre roboanti e un drumming combattivo ci trascinano quindi in territori infernali, che si aprono anche a ponti preparatori che sviluppano poi ossessioni vibranti che non possono non conquistare l'ascoltatore, ammaliato dalle trame nere dei Nostri. Gli strumenti scolpiscono l'etere, collimando poi con un riffing roccioso dal gusto vecchia scuola, una marcia più rallentata e pregna di fascino oscuro come solo il miglior black metal può offrire; siamo probabilmente davanti al momento migliore dell'opera, dove i Celestial Grave trovano un pieno equilibrio tra le loro tendenze eteree e la natura più ruvida e feroce dell'altra parte del loro suono. Il risultato è una traccia ipnotica dove abbiamo alcune contrazioni che non escludono aperture gloriose dove i Nostri dosano sapientemente climax emotivi pieni di una malinconia nera che riesce anche a essere trionfale e appagante; essa ci conduce a sessioni che travolgono l'ascoltatore insieme ai versi urlati in sottofondo, in un contrasto che ci consegna tutta la particolare estetica del progetto. Come in un loop, questa parte si ripete a oltranza fino al gran finale dove piatti cadenzati e colpi duri completano il quadro. Un gioco di elementi ben calibrato, che va a disperdersi nell'etere con una digressione che ci lascia soli, momentaneamente, con il silenzio.

Calamitous Love

"Calamitous Love" è l'atto conclusivo dell'album, introdotto da un fraseggio sognante dalgusto quasi post-black, dai suoni saturi e altisonanti che riempiono la struttura del brano insieme a una batteria cadenzata e a un cantato che è fatto di grida ruggenti e distanti, quasi inintelligibili. Si tratta di una proclamazione di devozione decadente dove per l'ennesima volta il confine tra realtà e sogno, tra concreto e febbrile visione, è labile e confuso nel mondo del simbolo e dell'astrazione. La malattia è un dio amorevole che evochiamo, chiedendoci se ciò che è diventato un climax pestilenziale non fosse altro che un sogno lamentevole; abbiamo sempre desiderato la compagnia di coloro che sono in putrefazione, e nei nostri sogni voluttuosi li incontriamo, notte dopo notte. L'impianto sonoro con le sue distorsioni sature mantiene pienamente il clima febbrile delle parole, coadiuvate da colpi possenti di doppia cassa e costruzioni melodiche di chitarra che creano un effetto tanto semplice, quanto ammaliante. Aperture ariose ci investono con arie quasi celestiali, offrendo quell'impatto emotivo che ormai sappiamo essere sempre presente nella musica dei nostri, e che attendiamo con trepidazione; esse accumulano energia per le cavalcate che seguono, accompagnate naturalmente dai ruggiti del cantato. Quando l'ultima notte è stata massacrata, noi abbiamo strisciato sotto il suo corpo, e con i primi raggi della morte il più nero degli dei ci ha accarezzato nel profondo, con polmoni lacerati abbiamo inalato i vapori delle profondità infinite. Ci siamo consumati attraverso migliaia di notti e siamo bruciati come candele, nelle onde di uan carne che fiorisce in un mare fatto di ossa nere, dormendo tra putrescenti movimenti. Ancora una volta visioni mortifere e decadenti incontrano una certa poetica dai tratti quasi raffinati, in un contrasto che crea quell'ambiguità cara al progetto, ripresa spesso anche nel suono dei Nostri, che però questa volta si mantiene abbastanza ancorato a tratti emotivi e sinistramente melodici. Ecco quindi loop di chitarra pregni di nero pathos e vocals cavernose che sembrano provenire dell'oltretomba, il tutto sempre condito da una sezione ritmica tempestante e feroce; l'effetto finale è appagante e investe l'ascoltatore, aprendosi poi a declinazioni ariose che danno un certo gusto "umano" a quella che spesso è un'atmosfera alienante. Un amore che non è mai stato così fatale, e deliziosamente sinistro, bagna la nostra carne, e i fiumi di stelle sanguinanti che si trovano su un mondo di decadenza, piovono prosciugando le persone sacrificate, una compagnia disprezzabile. Rallentamenti malinconici creano valli piene di distorsione, adattata poi a scale malinconiche che mantengono le arie melodiche e tristi della traccia. Montanti di chitarra si manifestano ancora, dando ossatura al tutto, mentre cesure preparatorie dai movimenti cadenzati si tramutano in riffing rocciosi che stabiliscono fluttuazioni ossessive e dal sapore vecchia scuola. Un brano black che non ha paura di offrire maestosità quasi orchestrali e malinconie umane che contrastano con la nera ferocia delle sue visioni: in una gloria scheletrica, con un aura di calamità, svisceriamo i corpi e i loro resti, trasformandoli in un magnifico dipinto di morte usando le nostre stesse mani formicolanti. Parole che sembrano racchiudere perfettamente il mondo dei Celestial Grave, tra sanguinolenti immagini di decadenza e morte, ed esternazioni artistiche che hanno una sorta di "crudele delicatezza", dove ciò che per gli altri è orrore, diventa materiale per qualcosa di alto. La traccia si chiude con una corsa che rappresenta tutti gli elementi principali fin qui incontrati, dando al tutto un degno epitaffio sottolineato da alcuni riff in loop più lenti nella conclusione vera e propria.

Conclusioni

"Secular Flesh" è un debutto che mostra sin da subito una visione artistica già ben strutturata e coerente, sia sul piano estetico, tematico, e musicale. I Celestial Grave riprendono quanto fatto nei demo e negli EP precedenti, unendo in maniera ancora più coerente il loro gusto visionario, melodico, astratto, con l'amore per i suoni lo-fi, saturi, distorti e a tratti caotici; il risultato se non perfetto e ancora materia di possibili futuri miglioramenti, è sicuramente già di alta qualità, creando un disco che ha molta personalità e si colloca a metà tra molti mondi sonori ( e non solo) senza però copiare, ma riconoscendo tutta una variegata tradizione. Non possiamo parlare di depressive black metal, ma alcune malinconie ariose qui presenti lo ricordano, non possiamo parlare di avant-garde vero e proprio, ma sono innegabili alcuni tratti artistici, pur muovendoci spesso con i mezzi della tradizione, non possiamo parlare di raw black metal da demo, nonostante le chiare tendenze lo-fi mantenute; ci sono anche punti di contatto con le scuole francesi e islandesi più dissonanti e dalle vocals feroci, ma non possiamo dire nemmeno che rientri pienamente in queste categorie, e di sicuro l'impianto melodico mantiene un contatto con la scena natia della Finlandia. Molto di quanto incontrato è già perfettamente rappresentato dal artwork dell'album a opera dell'artista finlandese EvM: un acquarello che ha anche tratti color sangue, dove figure astratte fondono immagini di morte e strane piante, in un sincretismo che ci portano in un'altra dimensione. Se i testi mantengono i connotati esoterici e la spiritualità oscura tipica di molti album degli ultimi anni, non abbiamo però trattati religiosi o dirette blasfemie come spesso accade, mantenendo invece una forte vena personale e poetica dove entità misteriose e metafore a metà tra il carnale e l'etereo dipingono quadri molto personali che trovano perfetta corrispondenza nei suoni dove caotica violenza e melodia convivono perfettamente in un contrasto emotivo che ha un sapore drammatico e teatrale. Va detto che nulla di quanto qui sentito suona come forzato o meccanico, il tutto confluisce in una maniera molto naturale che conferisce un'aura di autenticità a quanto proposto, regalando ancora più personalità al disco. E' probabile che gli anonimi membri della band non siano alle prime armi, mostrando già un' invidiabile visione artistica e competenza pratica che difficilmente dei novizi potrebbero avere già raggiunto senza altre opere ed esperienze; in ogni caso, ci troviamo davanti a un'opera che arricchisce l'underground finlandese e mostra la forza della nuova ondata del paese, pronta a mantenere gli elementi che fanno da collante a quel mondo mondo variegato che è il black metal finlandese, ma allo stesso tempo a scrivere nuove pagine di proprio pugno. Non ci resta che attendere il prossimo passo nella carriera del duo e vedere se riusciranno ad affilare ancora di più le loro armi raggiungendo i vertici di un certo suono, obbiettivo che sembra tutto tranne che impossibile a giudicare da quanto qui messo in mostra. Il black metal è un universo affascinante anche grazie alla sua capacità di evolvere costantemente pur rimanendo (nei casi migliori) coerente a se stesso e alle sue basi tematiche e sonore, tendenza questa molto presente nelle opere degli ultimi due decenni; progetti come i Celestial Grave crescono e si nutrono in questo contesto, partendo in modo naturale con sincretismi che riassumono varie tendenze creando qualcosa di proprio, ma lontano dalle derive blackgaze o post-black che spesso finiscono per diventare "altro", anche mantenendo comunque una certa dignità sonora in alcuni casi. Qui la materia trattata e indissolubilmente black metal, declinato però in modi personali che prendono la materia oscura e la filtrano secondo la propria voce e secondo la realtà odierna dove i musicisti si muovono e vivono; ecco quindi che tra vampiri nichilisti, estremisti politici, guerrafondai, satanisti occulti, in Finlandia c'è spazio anche per questi onirici e feroci poeti della dissoluzione, nient'altro che ulteriori membri di una grande famiglia che non ha intenzione di smettere di ammaliare la scena europea con il suo suono mutevole, ma unico.

1) Lamentation
2) Secular Flesh
3) Gasping From Lips Of Night
4) Calamitous Love