CELESTIAL GRAVE

Chthonic Katharsis

2017 - Iron Bonehead Productions

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
11/04/2022
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Nel 2017 l'etichetta tedesca Iron Bonehead Productions pubblicava la raccolta "Chthonic Katharsis" contenente il demo "Burial Ground Trance" e l'EP "Pvtrfactio", all'epoca uniche opere del giovane duo finlandese Celestial Grave, che due anni dopo pubblicherà il debutto "Secular Flesh". Non è un caso che la label abbia preso sotto la sua ala questa nuova realtà della fredda terra che ha dato i natali a quella che probabilmente è la variante più diversificata, ma allo stesso tempo selvaggia e libera da logiche commerciali, del metallo nero (parliamo naturalmente della Finlandia). Infatti, già da tempo essa rappresenta diverse band proveniente dai più disparati luoghi, tra Germania, Canada, Svizzera, Sud America, Italia, Australia, Olanda, Stati Uniti, Francia e appunto Scandinavia; troviamo anche altre realtà finlandesi come gli Anal Blasphemy e i Front, ognuna con il proprio discorso artistico portato avanti sotto la bandiera dell'oscurità sonora. Nel caso del duo abbiamo un progetto particolare che fonde tratti lo-fi e aspri con una certa attitudine melodica ed evocativa, creando scenari musicali onirici e dall'emotività instabile e disturbata. In realtà la sintesi di questi elementi si realizzerà pienamente nel già citato debutto, mentre le due opere qui raccolte presentano in misura maggiore una delle due anime. Non ci sono molte informazioni per quanto riguarda i membri e ciò che ha anticipato la partenza della band nel 2016, anzi a volerla dire non ci sono proprio informazioni relative all'identità del duo e le loro esperienze. Semplicemente i Nostri si sono manifestati nel 2016 con il già citato demo e con la partecipazione alla compilation "Iron Bonehead Label Compilation Vol. III" prendendo posto nel roster dell'etichetta; ecco qui quindi una sintesi dei primi passi dei Celestial Grave per un totale di poco più di ventisei minuti e cinque tracce che ci conducono nel loro mondo sonoro a metà tra aggressione e spettrali paesaggi malinconici. Le prime tre tracce derivanti dal demo presentano uno stile più legato all'influenza del black metal della seconda ondata tradizionale, rivista sotto l'occhio melodico della scuola finlandese, mentre le ultime due legate al loro EP affrontano paesaggi in qualche modo più dilatati, evocativi, ma anche dai tratti più dissonanti e malvagi, pur senza rinunciare anche qui a melodie malinconiche, però meno dominanti. Due tratti, come detto, che in futuro verranno meglio fusi tra di loro in modo da creare un suono molto personale ed evocativo, arricchito da contrasti e sintesi. Sul piano tematico, abbiamo solo i testi di "Burial Ground Trance" mentre rimangono non pubblici quelli delle altre tracce; troviamo comunque qui i temi di morte e decadenza sviluppati in futuro, già con un certo piglio poetico e immaginifico che, pur conservando caratteri tetri ed esoterici, mostra una certa anima seria che vuole affrontare il rapporto con la morte non tramite blasfemie, bensì immagini e costrutti catartici. Vengono quindi gettati nell'underground i semi per il debutto "Secular Flesh", senza troppe fanfare e forse passando inosservati a molti, ma contribuendo a quel terreno sempre fertile che è la scena black metal finlandese. In quello stesso anno i connazionali Cosmic Church e Kêres pubblicano lo split "Lucifer Returns to Heaven", mantenendo anch'essi un approccio che guarda tanto alla tradizione quanto a nuove soluzioni moderne, mentre i Blooming Carrions esordiscono con il ben più brutale e cavernoso demo "Sparkling Rotten Dreams" dove abbiamo un death metal con alcune venature black. Passando ai "grossi calibri" dell'underground finlandese troviamo la raccolta di Satanic Warmaster "We Are the Worms That Crawl on the Broken Wings of an Angel (A Compendium of Past Crimes)" dove tracce prese da split vari vengono riproposte insieme facendo un punto sui lati più nascosti della sua vasta discografia, e allo stesso tempo viene pubblicato il live "Live in Hekelgem (Official Bootleg)", ennesimo prodotto del Nostro rivolto ai collezionisti sfegatati. Gli Archgoat non rimangono con le mani in mano e pubblicano l'EP "Eternal Damnation of Christ" portando avanti il loro discorso musicale ed estetico brutale e senza molti fronzoli, dove black, death e grind non hanno confini ben precisi, e il "problematico" Goatmoon da alle stampe l'album "Stella Polaris" dove le sue tendenze punk vengono diminuite in favore di un approccio più melodico e orchestrale. La lista potrebbe andare avanti a lungo, e non è difficile come, senza nemmeno considerare le uscite in campo internazionale, sia stato facile perdere nel marasma varie nuove realtà; in un'epoca dove la produzione di nuova musica è molto inflazionata, è impossibile tenere d'occhio tutto, e la paura, spesso giustificata, dell'eccessivo hype è sempre dietro l'angolo. A volte si rischia di perdere alcune piccole realtà che hanno in loro il seme se non del genio, della personalità e della volontà di offrire qualcosa di proprio; i Celestial Grave rientrano a pieno in questa categoria, e ogni amante del black metal moderno,ma con chiare radici nel genere, dovrebbe avere modo di poterli ascoltare e valutare.

The Heartbeats Drum

"The Heartbeats Drum" ci accoglie con un dialogo condotto da una voce femminile, che tratta dei sette cancelli dell'Inferno e del male, dialogo seguito da un suono di chitarra tanto distorto, quanto toccato da un'aria gelida e malinconica. Un'atmosfera malinconica e maestosa si eleva mentre piatti metallici e rullanti veloci scolpiscono l'etere; ecco quindi una cavalcata dal gusto punk, condita da vocals taglienti e feroci, ma comprensibili e legati molto a un gusto vecchia scuola, sature di riverbero. Le parole che cogliamo sembrano riferirsi a descrizioni di luoghi spirituali terribili e riferimenti a suggestioni terrificanti, mostrando un comparto in questo caso ancora meno ridefinito rispetto alla poetica suggestiva del futuro. I montanti di chitarra e batteria generano un galoppo costante e esaltante, sul quale le esaltazioni vocali trovano perfetta collocazione, sottolineate da chitarre ossessive e da una batteria combattiva. I modi del black metal finlandese trovano sublimazione in un contesto sonoro aggressivo, ma melodico, pregno di una certa malinconica epicità, e per quanto il tutto sia abbastanza lineare, intuiamo una perizia che non è legata a musicisti alle primissime armi, se non altro nell'esercitarsi con i propri strumenti. I giri circolari si ripetono con ipnotica ossessione, rinnovando le loro trame gelide; arriviamo così a una cesura rallentata dove dominano chitarre altisonanti e cimbali cadenzati, potenziando l'impatto melodico ed emotivo della traccia, e completandosi con un bell'assolo che evolve in tratti dalle scale alte e appassionanti, un climax suffragato ancora una volta dela drumming. Un loop glorioso che ci conduce con le sue note verso la conclusione della canzone, segnata da un feedback distorto. Il nostro primo contatto con la band, se seguiamo la linea temporale, si configura quindi come un episodio che nonostante i suoi cinque minuti di durata passa veloce, basato su pochi elementi, ma condotti con perizia e un forte gusto per la melodia; la parte strumentale domina sulla voce, presente soprattutto nella prima metà del brano, e come detto quest'ultima è decisamente meno spettrale e ariosa rispetto ai tratti che verranno in futuro, adatta per lo stile più diretto del pezzo. Troviamo quindi qui i fondamenti più tradizionali dei Nostri, legati come detto a un approccio tipicamente finlandese dove i tratti della seconda ondata del black metal vengono arricchiti di una certa malinconia nera e trionfante. 

The Bearer of Death

"The Bearer of Death" parte con un drumming marziale e dai tratti medioevali, sottolineato da fraseggi grevi e da vocals filtrate che suonano come spiriti persi nelle nebbie; la sequenza viene costellata di piatti distribuiti, creando un senso di anticipazione che trova completamento nell'improvvisa esplosione fatta di riff segaossa e piatti devastanti, riportando in campo i toni punk in precedenza già mostrati. Ora il cantato si fa demoniaco e crudele, narrandoci di un portatore di morte distruttivo e confermando uno stile lirico meno astratto e sognante, e più violento nel suo nichilismo spirituale. L'onda sonora prosegue, cesellata da alcune contrazioni ritmiche e completata dalla voce greve del cantante; largo quindi a loop melodici che pur mantenendosi controllati, infondono al tutto un certo gusto epico che ben si sposa con la struttura generale. L'atmosfera nera e malinconica presenta un ennesimo pastiche di black metal finlandese, giostrato su elementi tradizionali condotti egregiamente, e arricchito anche in questo caso da alcuni assoli meno ortodossi, offrendo una base ariosa ed evocativa. Raggiunta una cesura improvvisa, torniamo ai tonni marcianti dell'inizio, uniti a fraseggi spettrali e distorsioni che si dipanano nella composizione creando baritoni solenni; tornano qui le crudeltà vocali, in un'atmosfera descrittiva che si chiude con un improvvisa digressione seguita da battiti ritmici in solitario. Troviamo qui un certo sincretismo dove una struttura per lo più tradizionale viene arricchita da alcuni elementi "altri" senza poter parlare di sperimentazione, ma mantenendo un certo gusto "scenico" dove tramite la musica sembra essere narrata una battaglia epica con diverse parti e momenti; l'uso di assoli ed elementi ritmici ulteriori oltre alla batteria conferisce un marchio personale dove la tradizione non diventa prigionia o catena dalla quale non ci si può liberare.

Burial Ground Trance

"Burial Ground Trance" è l'unica traccia qui presente dove abbiamo un testo ufficiale fornito dalla band, legato a temi di morte e a quella "catarsi sotterranea" che da il titolo alla raccolta qui analizzata. Incominciano quindi a mostrarsi i testi più esoterici ed evocativi della band, legati a un'atmosfera sempre più sognante e a metà tra la veglia e il sonno, o meglio tra lucidità e allucinazione, in una comunione tra l'io e la morte in un rituale spirituale. Suoni campionati, ululati di lupi e un dialogo breve ci danno il benvenuto, subito seguiti da due colpi di batteria che inaugurano una cavalcata veloce e ricca di maestosi giri di chitarra ricchi di melodia malinconica, tempestati da colpi sferraglianti di batteria. Largo quindi a galoppi ripetuti in una corsa da tregenda in cui intervengo le vocals ruvide e ruggenti del cantante; con un sentimento solenne entriamo in un silenzio mortifero, prendendo posto tra i morti desideriamo il terreno cerimoniale e i migliaia di letti fatti di antiche rovine, antiche sale pregne di un'aria notturna. Le immagini spettrali e descrittive delle parole trovano corrispondenza in suoni ariosi e taglienti, su cui anche la voce assume toni sempre più esaltati. Mentre la nostra mano rompe il velo della morte, viene rivelato il passato e la grande tenebra, che scalda il nostro corpo più di ogni fiamma vivente. Rallentiamo con marce rituali che ci conducono in un passaggio marziale dal sapore evocativo, dove dissonanze di chitarra e fraseggi che ricordano campane tessono trame magistrali seguite da impennate combattive fatte di riff e colpi duri di batteria e piatti; ecco quindi una nuova corsa in doppia cassa, su cui il cantato prosegue con le sue immagini ammalianti e allo stesso tempo spaventose. Veniamo riempiti di energia ed estasi dall'altra parte, respirando la putrefazione di una culla della morte, siamo diventati tutt'uno con gli antichi terreni, centro della vita e della morte. Vediamo radici, arti marciti e teschi ripugnanti, e li innalziamo verso la spettrale luce lunare; l'aria è piena di antichi orrori, bestia sotterranee che provengono dalle nostre profondità più recondite, e siamo in uno sttao di trane legato al terreno di sepoltura, in una catarsi sotterranea. Su queste parole si raggiunge un climax musicale dal gusto quasi orchestrale, fatto di suoni epici e saturi che si configurano in cavalcate distorte e dissonanti che vanno a consumarsi in un feedback stridente improvviso, che termina la nostra corsa.

Pvtrefactio

"Pvtrefactio" è la prima delle due tracce provenienti dal EP omonimo, caratterizzate da uno stile più evocativo e arioso, antesignano di quello poi sviluppato nell'album di debutto. Un fraseggio distante, spettrale, si fa sempre più evidente, mentre versi rauchi inumani e arcate sognanti di chitarra strisciano insieme a rullanti marcianti in un suono pieno di pathos sepolcrale; si crea così una sequenza che si conclude con una cesura su cui si sospendono dialoghi campionati. Siamo ora pronti per la trionfale esplosione di riff e batteria, in un'atmosfera quasi cinematica che imbastisce trame emotive rallentate dove abbiamo una struttura quasi doom. Una serie di bordate annuncia invece un galoppo in doppia cassa che ci investe insieme a un cantato demoniaco che si assesta anche su questo aspetto sui canoni di "Secular Flesh". Possiamo immaginare sin dal titolo i temi mortiferi e legati alla putrefazione, alla sepoltura e alla morte tanto cari alla band, che vede come aspetto mistico la dissoluzione dell'io e il raggiungimento della tomba, fine ultimo dell'esistenza; su questo notiamo una certa influenza della corrente religious, anche se possiamo dire che i Celestial Grave creano testi che suonano più come composizioni astratte, piuttosto che nere preghiere. Ecco che il fiume in piena fatto di riff malinconici e drumming spaccaossa ci investe, arricchito dalle vocals sature di riverbero, creando una trama black metal avvincente che si rinnova nel suo attacco veloce e senza fronzoli. I loop di chitarra distorti generano un'aria lisergica a metà tra la realtà e il sogno, ma le vocals e la batteria mantengono una ferocia decisamente reale e fisica. Si palesa ancora una volta la capacità della band di partire da una base "classica" e di creare con piccoli accorgimenti un proprio mondo sonoro dove la distorsione e le parti "raw" diventano elementi che creano una sorta di emotività selvaggia. Ed è su un riff distorto condotto in modo ossessiva che si distribuiscono giochi ritmici di batteria e piatto, conducendoci in un finale epocale dove versi gutturali di natura death metal completano il quadro, e dove un feeback stridente mette fine al nostro viaggio.

Deteriorating Angel

"Deteriorating Angel" è l'ultima traccia della raccolta, introdotta da maestosi riff malinconici e freddi, uniti a grida distorte che sembrano venere dall'oltretomba e colpi di batteria serrati. Andiamo a infrangerci contro fraseggi melodici, sotto cui riprendono i blast combattivi in un bel contrasto che crea un mondo sonoro delirante e fatto di opposti. Sulle dissonanze nebbiose e pregne di pathos, il cantato saturo di riverberi sembra parlarci di figure angeliche che si corrodono, in un ennesimo richiamo alla morte e alla decadenza del corpo; il caos sonoro ha qui un effetto catartico, generando un'anti-melodia che riesce contemporaneamente a essere feroce e malinconica, in quel sincretismo che è marchio di fabbrica della band. La cavalcata costante genera muri di suoni che investono l'ascoltatore e lo portano in una tempesta gelida dal gusto saldamente black metal; essa va a scontrarsi con una cesura ritmata che stabilisce rallentamenti di chitarra e piatti cadenzati. Si stabiliscono quindi tempi medi su cui troviamo riff circolari segaossa, pronti a riaprirsi a corse in doppia cassa. I ruggiti demoniaci ci conducono ad assoli stridenti e chitarre spettrali, in una nuova cacofonia ariosa. Rieccoci quindi sulle coordinate iniziali, tra colpi combattivi e galoppi sferraglianti, che degenerano in dissonanze dal movimento ipnotico; l'essenza della seconda ondata viene convogliata nello stile dei Nostri, che ora raggiungono il finale dominato da una digressione. Una conclusone che mette in luce lo stile dei Celestial Grave qui raggiunto, solo a un passo dalla sintesi completa che troveremo in futuro.

Conclusioni

"Chthonic Katharsis" è una raccolta che stabilisce il punto sui primissimi passi dei Celestial Grave, realtà anagraficamente ancora oggi giovane e fresca, e che mostra i semi che germoglieranno nel debutto "Secular Flesh". Intravediamo quel gusto per il black metal della seconda ondata mantenuto nelle strutture principali e modi, ma modulato secondo una personale visione che lo rende sempre più arioso ed evocativo, e ogni traccia sembra mostrare un nuovo tassello di questo processo. La grande forza del duo sta proprio in un gioco di equilibrio, nella capacità di giocare con la contraddizione senza cadere nell'inadatto e senza perdere l'essenza del loro suono. Questo è dovuto, oltre che a una chiara competenza tecnica, a un'istintiva visione che li porta a innestare una certa atmosfera onirica partendo però da dissonanze e produzioni raw, piuttosto che da parti pulite, e in questo troviamo una certa comunanza, nello spirito, con certe produzioni noise e drone dove si raggiunge la psichedelia e uno stato di "trance" grazie ai rumori bianchi e alle distorsioni. Qui però in realtà la musicalità rimane alta e le melodie sono ben presenti, ma il tutto è condotto e nasce da un chiaro impianto black metal underground che desidera essere prima di tutto tale, pur raggiungendo le proprie conclusioni estetiche e sonore. Appartenenti alla già citata nuova ondata finlandese che è tanto figlia della sua terra, quanto anche risultato della scena internazionale verso la quale guardano a livello di innovazioni e idee da fondere con il gusto melodico e malinconico tipico della Finlandia, i Nostri possono essere accomunati come attitudine a nomi quali Charnel Winds, Cosmich Church, Saturnian Mist e altri, pur mantenendo il fatto che ognuno dei nomi qui citati ha grosse differenze a livello di risultato sonoro; l'unione sta nello spirito sperimentale, ma allo stesso tempo fedele all'essenza esoterica e legata al"percorso della mano sinistra" cara al black metal di stampo finlandese. Gli attenti conoscitori di questa scena, potranno intravedere una sorta di cerchio che si chiude: così come i primissimi gruppi come Beherit, Barathrum, Archgoat presentavano tutti un proprio suono dove sperimentavano con diversi elementi, tra influenze thrash, doom, grind, ma allo stesso tempo erano concepiti come parte di una scena propria, così succede con queste band, pur con modi e circostanze diverse. Anche qui i diretti interessati probabilmente rifiuterebbero l'idea di un gruppo comune ideologicamente delimitabile, cosa che facevano in interviste e declami anche i nomi prima citati, e non avrebbero torto date le varie differenze presenti sia a livello musicale, che a livello estetico e tematico, ma osservando dall'esterno è innegabile un certo qualcosa che, anche solo a livello inconscio, li caratterizza in una propulsione che cerca di creare qualcosa attinente alla materia black metal, ma allo stesso tempo non imbrigliato da fermi paletti o vie create da altri. Se allarghiamo il campo, vediamo una scena mondiale dove ormai il metallo nero si è espanso in modi non certo immaginati (e da alcuni sicuramente non voluti) dai suoi pionieri, trasmutato da svariate scene locali e tendenze che si sono presentate nei decenni; ormai convivono nello stesso spazio-tempo realtà "commerciali" come Dark Funeral, Marduk, Watain, con alle spalle grosse etichette, tour, album venduti in classifica, band che superano il concetto stesso del genere come Deafheaven, Wolves In The Throne Room giungendo a un post-black metal che è concettualmente e sonoramente altro, band reazionarie underground arroccate su suoni lo-fi ed etichette indipendenti con un proprio circuito e alleanze (e qui i nomi sarebbero davvero infiniti), i figli del movimento orthodox/religious dei primi anni duemila con a capo Funeral Mist, Ofenmord, Deathspell Omega, che portano avanti un discorso avant-garde ricco di dissonanze, psichedelie e strutture progressive accostate a un'estetica seriosa e occulta, gli oltranzisti NSBM che in sfida alla società occidentale e all'accettazione del black metal dalla massa, che ripugnano, promuovono ideologie politiche e filosofiche estreme e in molti casi illegali, senza in realtà un suono unico e nemmeno una sola ideologia unitaria, rientrando comunque in un circuito necessariamente chiuso e underground, impossibilitato ad avere qualsiasi supporto mainstream e non desideroso di averne, e miriadi di micro o macro scene locali che allo stesso tempo presentano band che rientrano in una o più delle categorie qui descritte, e che hanno un particolare sentito tipico di una certa nazione, come succede con Finlandia, Ucraina, Polonia, Germania, Grecia e molti altri luoghi. In uno scenario così vasto ormai l'idea di elitario e per pochi sopravvive più nelle discussioni sui forum di internet (ironia della sorte) che nei fatti concreti; la musica, ogni tipo di musica, o addirittura l'anti-musica come ci insegna la relativa espansione di generi come il noise o l'industrial grazie a internet, è un codice di linguaggio che non può essere imbrigliato e inevitabilmente evolve, si dirama, con il tempo crea anche distaccamenti che diventano tutt'altro. Alla fine, non fosse successo questo, per esempio, con il thrash oggi non parleremmo ne di death, ne di black, e praticamente di quasi ogni emanazione del metal estremo post anni '80. Bisogna però fare un appunto sul black metal che ci riporta all'essenza dei Celestial Grave: qui c'è qualcosa che, sotto vari nomi, idee, principi di vita, ha da sempre accompagnato la musica e ha rappresentato il lato "punk" del genere. Parliamo dell'esplorazione, accettazione, in alcuni casi glorificazione degli aspetti più oscuri e sinistri della natura umana, di ciò che è socialmente ripudiato, del così detto Male, sia esso filosofico, sociale, politico, o inteso come una reale essenza teologica e/o occulta. Il genere può mettere l'ascoltatore davanti a realtà difficili, se non opposte alle sue idee e vita personale, e in questo si mantiene nelle sue forme non edulcorate un animale non domato ai margini del metal moderno, ma anche della cultura mainstream in generale, in parte assimilato, ma solo negli aspetti estetici e superficiali. Il fatto stesso che una parte di pubblico avvicinatosi solo di recente al black metal reagisca davanti a certe realtà con vane inquisizioni e cacce alle streghe pensando di poterlo epurare da certi elementi e renderlo qualcosa per cui non devono sentirsi moralmente in colpa all'ascolto, fa capire ancora di più quanto la sua essenza principale non sia assimilabile nella società odierna fatta di aut aut e schieramenti votati a battaglie sociali. Il black metal è una bestia, se non La Bestia, che per paradosso si manifesta sempre più con avvincenti tratti musicali pieni di pathos e sublimazioni anche nei suoi momenti più violenti, ma che mantiene zanne e artigli pronti; sta a ogni singolo individuo decidere se vuole guardare negli occhi una sua emanazione, o comprendere che non è cosa per noi e lasciare perdere, e non c'è nessuna vergogna nella seconda opzione essendo l'accettazione razionale di un dato di fatto. Ma l'idea di addomesticarla in toto, equivale al tentativo di farlo con una tigre incontrata nella giungla, e porta agli stessi risultati che possiamo mostrare se riusciamo a tornare a casa vivi. Ecco quindi che i Nostri creano un suono emotivamente denso, pieno tanto di aggressione, quanto di momenti onirici e celestiali, mantenendo però un impianto scevro di facili produzioni, e dietro alla loro poesia rimane un senso di morte, oblio, adorazione della negazione della vita, dove l'abilità musicale è messa al servizio di un sentimento "religioso", di una devozione. Il canone viene rispettato in questo, e il giungere a una propria identità partendo da queste basi è proprio quel quid che caratterizza gli esponenti migliori del genere; possiamo solo augurarci che i Celestial Grave mantengano questa capacità anche con i lavori che seguiranno il debutto, capacità ben mostrata sia in quel disco, sia nella raccolta qui recensita, sebbene in questo caso in modo leggermente meno omogeneo e compiuto.

1) The Heartbeats Drum
2) The Bearer of Death
3) Burial Ground Trance
4) Pvtrefactio
5) Deteriorating Angel
correlati