CATTLE DECAPITATION

Monolith Of Inhumanity

2012 - Metal Blade

A CURA DI
ANGELO LORENZO TENACE
07/07/2012
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

A tre anni di distanza da quel "The Harvest Floor" del 2009 per Metal Blade, molto ben accolto da critica e pubblico, che li consacrava come una delle più originali e solide realtà in questo determinato sottogenere, erano in molti ad attendere al varco i Cattle Decapitation, vista la costante crescita qualitativa. Inutile dire che questo nuovo parto continua la suddetta crescita, in cui sono incastonate molte succose novità, da un approccio più arioso alla melodia, sia a livello chitarristico che dal punto di vista delle vocals (Ryan che canta in pulito è davvero inquietante, in quanto riesce ad essere molto tetro e drammatico) che non snaturano minimamente il sound, fino a delle partiture che hanno un occhio di riguardo verso il prog, che vanno ad arricchire ulteriormente la proposta recentemente collaudata e priva di sbavature su cui si sente che i nostri hanno lavorato tantissimo. Unico elemento di "non novità" e che ha sempre contraddistinto la band da migliaia di altre band impegnate a parlare di violenza, satanismo e morte, sono i temi trattati: un arcigna e spietata misantropia, che si è sempre dilagata come una macchia d'olio su tutti gli album, oltre alla tanto ostentata supremazia animale ed ambientale. In particolare questa volta i nostri si sono concentrati sulla critica alla società contemporanea che distrugge tutto in nome del progresso, ma che tuttavia procede verso l'involuzione fino a tornare allo stato di primate, come si evince dalla solita, brutale e spettacolare copertina, che è un chiaro omaggio al capolavoro di Kubrick "2001: Odissea Nello Spazio", ad opera di Wes Bescounter, che ha realizzato tutti gli artwork della band. La produzione è stata affidata a Dave Otero, che ha svolto un lavoro egregio, con una buona pulizia del sound, andando ad enfatizzare ogni sfaccettatura della proposta e quindi dal lavoro disumano svolto alla batteria da McGraw, fino al camaleontico e brutale apporto alla voce del grandissimo Travis Ryan, senza dimenticare il malatissimo riffing di Josh Elmore e l'apporto al basso del nuovo arrivato Derek Engemann. Senza dilungarci ulteriormente, immergiamoci in questo apocalittico viaggio nell'involuzione umana.Si parte in maniera cadenzata con "The Carbon Stampede", narrando dell'imminente estinzione per propria mano, della razza umana, che si snoda lenta e minacciosa con l'ingresso di un vocalizzo gutturale, fino a sfociare nella furia più assoluta a base di blast beat e riffing malatissimo, che si inasprisce ulteriormente al pari delle vocals. Tutto procede in maniera meravigliosamente brutale per poi fare spazio ad una disgressione ritmica che rallenterà sempre di più con il passare del minutaggio, fino ad un break down, con delle urla disperatissime da parte di un Ryan agonizzante, che faranno da trampolino ad un melodico e ben incastonato assolo che farà spazio ad un nuovo break dove dei maestosi cori, tipo una marcia minacciosa, andranno a chiudere la traccia. Siamo ancora all'inizio e già si evince una grande songwriting molto ben strutturato ed entusiasmante. La carneficina prosegue con "Dead Set On Suicide" che parte in maniera decisamente brutale con blast beat a tutto spiano, che verrà interrotta con un giro di basso veramente adrenalinico, che butterà ulteriore benzina sul fuoco. Dopo vari cambi di ritmo si ha un apertura melodica malatissima su cui si stagliano le disturbanti clean vocals di Ryan, al termine del quale tutti gli strumenti si fermeranno, intervallati dal rumore di un impiccato che soffoca, al termine del quale ci sarà un dissonante e cadenzato break, su cui si snoderà un nuovo e magnifico assalto sonoro che terminerà con un ulteriore rallentamento su cui si staglierà un egregio assolo di Elmore, al termine del quale ci sarà una nuova disgressione sonora fino all'apertura melodica posta in apertura che metterà fine al massacro. Ulteriore traccia che colpisce nel segno, che si scaglia contro l'idiozia umana nel seguire gli insegnamenti del Cristo, che in un ambiente selvaggio e prettamente animale determinerebbero la morte della specie, paragonandolo ad un vero e proprio suicidio ideologico e carnale. Su dei riff malatissimi ed un ritmo forsennato fa il suo ingresso "A Living, Breathing Piece Of Defecating Meat" caratterizzata da rallentamenti dissonanti, che aumenta di intensità e ritmo con il passare del tempo, fino ad un grandioso riff che scandira un chorus malatissimo in clean vocals che farà di nuovo spazio ad un altra violenta sezione, al termine del quale ci sarà un ariosa apertura con la voce malatissima di Ryan a fare il resto, con dei riff altamente dissonanti, che faranno da apripista ad un grandioso assolo che si ricollegherà di nuovo alla furia più assoluta fino al chorus posto in chiusura. Ancora una volta siamo al cospetto di un grande songwriting, in cui viene decantata la riproduzione dell'essere umano, visto come un pezzo di carne defecata che respira, portandosi avanti grazie al processo riproduttivo. In maniera più sostenuta "Forced Gender Rassignment" si staglia su tempi medi, con un riffing nervoso, trovando la sua dimensione nell'ennesimo assalto a base di blast beat, che farà spazio ad un ulteriore rallentamento, che diventerà sempre più asfissiante e claustrofobico, al punto che anche Ryan diventerà sempre più ossesso ed opprimente, per poi fare spazio ad uno dei break più devastanti dell'album su cui si staglia un acidissimo scream, che si alternerà a dei fulminei solos. Tutto ciò fino ad un nuovo dissonante break dove la voce di Ryan sfocia a metà strada fra un pig squeal ed un pulito veramente disumano, per poi riprendere la furia più assoluta, che si snoderà fino ad un nuovo ancor più asfissiante break che metterà fine al tutto. Questa volta si ha a che fare con tematiche estremamente gore e violente, in cui l'evoluzione del progresso dell'essere umano, lo ha portato a creare disgustosi esseri viventi che saranno il nuovo anello nella (de)evoluzione, senza farsi scrupoli nell'asportare e modificare le parti intime. "Gristle Licker" parte in maniera devastante, con un micro assolo che fungerà da miccia alla furia più oltranzista su cui si snoderà un pachidermico rallentamento, per poi riprendere la furia in maniera disumana. Un ulteriore rallentamento farà da apripista ad un assolo veramente al fulmicotone su cui si staglierà un break devastante, al termine del quale il tutto riprenderà la forma iniziale con meravigliosi solos sparsi nel minutaggio, che danno un attimo di repiro, andando a rivestire un ruolo di primo piano verso il termine del brano. Ad essere presi di mira questa volta sono gli esperimenti ed i maltrattamenti degli uomini sul bestiame, che troverà il modo di ribellarsi a reclamare la sua supremazia distruggendo la razza umana. "Projectile Ovulation" parte in maniera serrata ed incalzante, intervallata da un breve stop, su cui come di consueto ci sarà l'assalto a base di blast beat e brutalità incondizionata, su un atmosfera molto più lugubre delle tracce che l'hanno preceduta. Abbassando la velocità fino a metà traccia, su cui Ryan canterà(!?) in maniera molto gutturale, rendendo quasi incomprensibili le sue parole, ma di fatto, rendendo tutto molto opprimente e claustrofobico, fino a delle improvvise accellerazioni con dei riff veramente tetri e minacciosi, al termine delle quali ci saranno sezioni come la precedente, fino alla fine della traccia. Questa volta si parla di nuovo del moltiplicarsi degli esseri umani, che nell'aumentare di numero, sia maschi che femmine devastano ulteriormente le risorse del pianeta terra, paragonandoli a dei digustosi maiali miserabili, pronti al macello. Con dei furiosi blast beat ci viene introdotta "Lifestalker" che poi si snoderà su un tempi medi con riff stoppati, marciando inesorabile come un massacro di bestiame in un mattatoio. Ma come al solito la linearità non è di casa, infatti il tutto diventerà più furioso, con un riffing malatissimo, ma ecco verso metà durata, il tocco di classe: un devastante rallentamento scandito da un assolo di basso, dove Ryan fa sfoggio di vocalizzi puliti incredibilmente drammatici con gli altri coprimari intenti a tessere un melodico, decadente e malinconico tappeto ritmico e sonoro, di chiara derivazione progressive, con un melodico e maestoso (fra i migliori del disco) assolo che accompagnerà il tutto in maniera spettacolare. Naturalmente al termine di questa sezione si ritorna alla furia più incondizionata, in maniera ancora più malata ed intensa, in cui verso il termine ci sarà spazio anche per partiture in tempi dispari che vanno a chiudere una delle tracce più particolari del platter. Su tematiche decisamente apocalittiche si concentra il tutto: la tecnologia che ha deumanizzato l'uomo che deride le altre specie, sguazzando nei suoi rifiuti e nel proprio inferno che causerà inevitabilmente la fine della sua specie e del pianeta. Di tutt'altra pasta, o meglio visto il contesto, di tutt'altra carne, è "Do Not Resuscitate", che parte in maniera analoga all'opener, ma in maniera più immediata e furiosa dove McGraw sembra una drum machine toccando velocità inauditamente brutali con dei rallentamenti improvvisi, che fanno da catalizzatori alla carneficina che diventerà sempre più devastante ed ossessa, non esageriamo col dire che questa sia la traccia più brutale ed omogenea del platter, grazie al riffing nervoso e selvaggio che si mantiene inalterato fino al devastante break posto quasi in chiusura, dove ci sarà l'ennesimo colpo di scena, una vaga apertura prog con chitarre acustiche che durerà pochissimo, con la chiusura affidata ad un fulmineo assolo che si staglia su una scheggia impazzita di blast beat. Dalle lyrics si evince una chiara descrizione del bestiame da macello abbandonato al proprio destino, incapace di morire, incapace di odiare, ma con un desiderio di rivalsa sul carnefice. Parte in maniera decisamente ariosa e melodica "Your Disposal" un altra delle tracce più drammatiche e sperimentali del platter, che verrà introdotta da un grandioso scream e che si snoderà su vari blast beat e rallentamenti fino al melodico e drammatico chorus con vocals in pulito davvero catchy. Da lì prenderà forma un riffing melodico ed arpeggiato che verrà interrotto da una nuova furia sonora, che farà spazio alla linea melodica posta in apertura per poi snodarsi verso un break con un riffing melodico e serrato, con blast beat come se piovessero, dove troverà un posto di rilievo il coinvolgente chorus, per poi chiudere in modo sempre più lento ed opprimente in fade out, con dei vaghi rumori di fiamme che ardono andandosi a collegare con il maggiore colpo di scena dell'album la sulfurea ed ambientale "The Monolith", dove ci si chiede perchè la razza umana abbia osato più di ciò che le era stato concesso, l'apice della disperazione e della drammaticità dell'album, che si snoda su un tetro e rasegnato arpeggio di chitarra con timidi synth ambientali ed un leggero vento, che ricreano un atmosfera apocalittica e senza speranza. Verso poco più di metà durata farà il suo ingresso la voce Ryan, veramente sentita e rassegnata, che conferisce ulteriore malinconia al tutto, che crescerà fino al termine della traccia, intervallata da uno scream disumano, sul quale si staglierà il brano che andrà a chiudere l'album "Kingdom Of Tyrants", che unisce senza esagerare tutte le varie sfaccettature e sfumature dell'album, partendo in maniera furiosa, stagliandosi su un riffing malinconico, fino a riprendere la furia più incondizionata. Ma come appena detto in questa traccia c'è il sunto di tutta la proposta, ed ecco quindi fare capolino dei pre chorus in voce pulita, veramente di presa e molto drammatica, alternata al più classico growl, fino al chorus vero e proprio, che riprende la melodia e le parole del precedente brano, con un riffing arioso e dissonante dove la voce pulita diventa ancora più malinconica e malata, nonchè soffocante, al termine del quale c'è un devastante break con un acidissimo scream che fa da apripista ad un ulteriore assalto sonoro che verrà intervallato da un grande rallentamento, su cui per l'ennesima volta si aprirà un ulteriore massacro ancora più serrato, dopo del quale ci sarà nuovamente il meraviglioso chorus, riletto in chiave più spinta che andrà a porre fine alla quinta fatica in studio dei Cattle Decapitation. Inutile dire che visto che si tratta del finale, qui verte il tema principale dell'opera, una grande e disperata critica alla deumanizzazione dell'uomo che vedrà il decesso per sua mano. Da notare che in promozione dell'album è stato realizzato un cortometraggio, che comprende le due tracce appena analizzate, che consigliamo assolutamente di vedere, in quanto si sposa alla perfezione con le atmosfere ed i temi trattati nei testi, con un nero e disperato cinismo. Inutile dire che con questo platter i Cattle Decapitation non solo hanno fatto il definitivo salto di qualità, ma sono riusciti anche a spazzar via gran parte della concorrenza, grazie alla grande personalità che si evince dalla loro proposta, ed alla singolarità dei temi trattati che si distaccano nettamente dalla stragrande maggioranza che il mercato ha da offrire. Uno dei punti di forza dell'album è indubbiamente la varietà e la grande omogeneità qualitativa che lo contraddistingue: infatti se dovessimo consigliare un brano da ascoltare in particolare sarebbe veramente arduo, in quanto ogni singolo episodio brilla di luce propria, ma indubbiamente fa parte di un grande puzzle a base di sanguinosa brutalità ed esasperata denuncia. Se proprio si volesse essere pignoli, è proprio questo l'unico difetto dell'album: che è un boccone molto grande da mandare giù tutto intero e che necessita di vari ascolti per essere assimilato ed infine digerito. Per gli amanti di determinate sonorità sarà un respiro a pieni polmoni e non ci stupiremo se sarà eletto come una delle uscite death dell'anno, in quanto è un album veramente completo e personale come pochi. Caldamente consigliato!



 


1) The Carbon Stampede
2) Dead Set On Suicide
3) A Living, Breathing Piece Of Defecating Meat
4) Forced Gender Reassignment
5) Gristle Licker
6) Projectile Ovulation
7) Lifestalker
8) Do Not Resuscitate
9) Your Disposal
10) The Monolith
11) Kingdom Of Tyrants