Catamenia

The Rewritten Chapters

2012 - Massacre Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
02/06/2012
TEMPO DI LETTURA:
6

Recensione

Per molti anni sono stati una delle band cardine della scena black metal finlandese, culminando con l'ottimo "Location: Cold" nel 2006. Poi una fase di decadimento iniziata con "VIII: the Time Unchained" nel 2008 e proseguita con "Cavalcade" nel 2010. Ed ora, puntuali come un orologio svizzero, a due anni da distanza dall'ultima release tornano i Catamenia con questo "The Rewritten Chapters", compilation che ripercorre i quindici anni di carriera della band, tutti brani rigorosamente rimasterizzati e mixati negli studios della loro città natale, Oulu. Motivazioni valide per cui la band abbia voluto accostare brani come "Blackmension" e "Morning Crimson" ad altri come la titletrack dell'ultimo full e "Post Mortem" dello stesso non ce ne sono, se non quella che Riku Hopeakoski & co. e la Massacre Records abbiano voluto "arrotondare", considerando anche il fatto che la tracklist non segua un minimo di ordine cronologico. Quindi sì, purtroppo l'unica ragione plausibile di questo rilascio resta che si tratta solamente di una trovata commerciale, soprattutto considerando che se la band avesse voluto raccogliere tutti i brani più acclamati della sua storia avrebbe dovuto fermarsi alle release di alcuni anni fa, dato che di buono negli ultimi album c'era ben poco.

"Hollow Out - Chaos Born" apre le danze riportandoci indietro sino al 2003, anno di rilascio del buon "Chaos Born". Riffaggio non particolarmente elaborato ma di pregevole fattura, sezione ritmica martellante e quell'ampia intonazione melodica che ha sempre contraddistinto lo stile musicale dei Catamenia si incrociano per dare forma ad un brano che non ha risentito più di tanto della rimasterizzazione. Un evocativo riff dai tratti epici apre "Blackmension", uno dei brani più acclmamati del bellissimo "Eternal Winter's Prophecy" del 2000, nel quale spiccano la performance canora di Juha Matti Perttunen e l'ottimo lavoro della tastiera, egregiamente diretta da Jussi Sauvola. "Alive...Cold...Dead!", tratta da "VIII: the Time Unchained" mostra come la band abbia cercato una vana evoluzione verso sonorità melodic death metal, in maniera decisamente poco originale e per nulla personale, a tal punto da non capacitarmi il perchè sia stato inserito in questa compilation, al fronte di qualche brano più che salvabile. Il quarto brano è la titletrack del mediocre disco del 2010, il quale mostra una certa attitudine della band nell'andare ad esplorare terreni vicini all'hard rock (elemento sempre stato abbastanza evidente), ma ancora una volta in una maniera tutt'altro che brillante. "Passing Moment of Twilight Time" si può ritenere come l'episodio più atteso, anche se non più riuscito, della compilation, in quanto veniamo traghettati nel 1999, anno di uscita del meraviglioso "Morning Crimson", quando il sound della band non era ancora stato minimamente incontaminato da sonorità commerciali e tutto risultava molto più naturale e diretto, con quel bellissimi tappeto melodico sullo sfondo tanto caro ai Catamenia. "The Day When the Sun Faded Away" vede finalmente la rievocazione del sound di "Location: Cold", anche se la nuova produzione ha un pò snaturato quel maligno e gelido suono delle chitarre che nella versione originale era davvero di grande impatto sonoro, quasi come se quella miscela di melodic death metal e black metal fossero come spade di ghiaccio pronte a scalfirci in ogni momento. "My Blood Stained Path" ci sbalza in avanti di sei anni riportandoci a quello che probabilmente resta, fino al 2008, l'album meno riuscito, quel "Winternight Tragedies" dove emerse qualche mancanza a livello di idee e di nuovi spunti, senza però sfigurare affatto all'interno di una compilation così vasta cronologicamente parlando. Uno degli aspetti positivi dei brani degli ultimi dischi sta nel fatto che non hanno minimamente risentito della nuova produzione, ed è proprio così che "Post Mortem" finisce per risultare piuttosto gradevole, grazie ad un suono pulito (sin troppo) ma con tutti gli strumenti ben in evidenza, l'uno al proprio posto senza intaccarsi a vicenda. Con "Morning Crimson" siamo invece giunti a quello che può ritenersi il capitolo meno riuscito in assoluto della compilation: làddove nella versione originale risultava essere un brano magico, ideale da godersi magari dinanzi ad una splendida aurora boreale, qui il lavoro di pulizia e di smusso del suono non ha assolutamente giovato, anzi, fosse rmiasto un pò più grezzo sarebbe stato meglio. Il decimo brano è un'altra titletrack, quella di "Eskhata", quel bellissimo disco del 2002 che risulta tutt'oggi quello di maggiore impatto a livello sonoro, con una marcatissima impronta melodic death metal che conferisce ancora più vigore al pezzo. A seguire "Coldbound" ed il suo bellissimo riff di derivazione death melodico, in assoluto uno dei pezzi più riusciti della storia recente dei Catamenia, con ancora una volta l'aspetto melodico posto in primissimo piano, mentre musicalmente è un pezzo epico e violento, coinvolgente come pochi. "Lost in Bitterness" ci riporta dopo molti excursus al 2003 di Chaos Born. Il pezzo risulta molto conforme alla versione originale, spiccando con quella sua atmosfera marziale e battagliera (grazie all'ausilio delle poderose clean vocals di Toni Qvick. "Pimeä Yö", uno dei pochi pezzi in lingua originale scritti dai Catamenia, chiude la serie di rievocazioni dei platter rimandandoci ad "Halls of Frozen North" del 1998, anche se come già accaduto in precedenza, la produzione rinnovata ha tolto quel pizzico di pathos rispetto alla versione old. L'ultima riedizione è quella di "Kuolon Tanssi", bellissimo pezzo dall'apertura sognante ed onirica che si mantiene invece abbastanza fedele alla versione di Chaos Born, mantenendo quella riuscita cornice melodica ed il solito riffaggio a mò di acuminate scaglie di ghiaccio. A chiudere il disco troviamo una cover della celebre "Born to Be My Baby" di Bon Jovi, ennesimo segno dell'enorme affetto che la band riversa per l'hard rock (ricordiamoci di "I Wanna Be Somebody" dei WASP riarrangiata in Location: Cold e di "Angry Again" dei Megadeth in Cavalcade), un azzardo decisamente distante dall'originale che non lascia certo il segno. Se siete amanti del melodic black metal non è certo il disco che fa per voi, e nemmeno se siete neofiti del genere, altrimenti se siete fan accanitissimi della band non potete perdervelo!


01) Hollow Out - Chaos Born
02) Blackmension
03) Alive...Cold...Dead!
04) Cavalcade
05) Passing Moment of Twilight Time
06) The Day When the Sun Faded Away
07) My Blood Stained Path
08) Post Mortem
09) Morning Crimson
10) Eskhata
11) Coldbound
12) Lost in Bitterness
13) Pimeä Yö
14) Kuolon Tanssi
15) Born to Be My Baby
(Bon Jovi cover)