CARPENTER BRUT

Leather Teeth

2018 - No Quarter

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
16/03/2019
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Intraprendiamo oggi un viaggio molto particolare per il nostro sito, allontanandoci, anche se come vedremo non del tutto, dai soliti suoni in genere qui trattati. Andiamo infatti a parlare di "Leather Teeth - Denti Di Pelle" di Carpenter Brut, progetto synthwave del francese Franck Hueso, nome conosciuto in ambiente metal come produttore, ingegnere del suono e tastierista (ha partecipato, per esempio, al disco della band groove/death Hacride "?Back To Where You've Never Been", e voci non confermate, ma insistenti, lo vorrebbero come produttore segreto dei Deathspell Omega). Si tratta di una manifestazione sonora particolare, appartenente sotto molti aspetti al genere prima detto, ma con vari aspetti personali che sin da subito hanno caratterizzato la sua carriera e l'hanno portata al successo, anche tra chi normalmente non segue tale corrente musicale. Il legame con il metal e il rock, infatti, è stato mantenuto anche nell'uso di chitarre durante le esibizioni dal vivo, dove il Nostro si accompagna a Adrien Grousset e Florent Marcadet, dei già citati Hacride, e nell'estetica esoterica-horror mantenuta dal progetto. Ma innanzi tutto, prima di proseguire con la nostra disamina biografica, dobbiamo chiederci: cos'è esattamente la synthwave? La risposta non prevede una direzione scontata e lineare, anche se esiste un canone del genere che si è, più o meno, affermato negli anni. Se nel passato il termine era usato in maniera interscambiabile per indicate semplicemente band new wave/techno-pop quali Depeche Mode, New Order, Duran Duran etc., a partire da metà primi anni duemila il suo significato è stato indirizzato verso una tendenza nascente proprio in quel periodo; autori come i francesi College, Kavinsky, Justice, iniziarono infatti a riutilizzare i suoni tipici delle colonne sonore e dei videogiochi anni '80, rielaborandoli in una chiave nostalgica e inserendo elementi dance contemporanei, di matrice inizialmente house. Saranno proprio colonne sonore di film quali Drive, del 2011, a lanciare il genere presso il pubblico, conquistando soprattutto la generazione nata tra fine anni novanta e duemila, affascinata dall'estetica di quel periodo spesso idealizzato nelle sue forme più glamour. Negli anni il fenomeno è esploso, ramificandosi in diversissime versioni: se i primi autori avevano un appeal abbastanza mainstream, molti altri produttori underground vanno ora ad usare suoni più oscuri e serrati, elementi dubstep, oppure eliminano qualsiasi fattore moderno, simulando pienamente i suoni dell'epoca. Nascono sottogeneri quali la outrun, incentrata sull'estetica e i suoni dei film e videogiochi basati su bolidi potenti; la darksynth, che riprende le atmosfere dei film d'azione, horror e fantascienza anni '80, mischiando il tutto con ritmi spezzati, bass-line rimbombanti, e in alcune occasioni addirittura con l'industrial o la ebm; la vaporwave, che sposta il tiro verso micro-suoni ed un'estetica legata ai software di metà anni '90. Inoltre il fenomeno s'interseca con altre forme alternative dell'epoca, tra cui l'indie pop e la witch house, dando vita a svariate forme e rendendo le acque meno chiare. Intanto, con la sorpresa di molti e l'opposizione di alcuni, la frangia più serrata e oscura del genere sembra aver conquistato il pubblico metal. Anche qui, dobbiamo guardare alla Francia come punto di partenza: il giovanissimo Perturbator, ovvero James Kent (figlio di due giornalisti musicali ed ex musicisti in campo trance), dopo aver suonato come chitarrista in diverse band black metal decide di darsi, per gioco e senza pretese commerciali, alla creazione di musica ispirata al mondo cyberpunk degli anni '80. Diversi album solo digitali vengono offerti in download gratuito, mostrando un songwriting sempre più elaborato che partendo da basi amatoriali, va ad aggiungere capacità che vanno oltre il semplice pastiche sonoro che fa da sottofondo. Presto il Nostro diventa un fenomeno underground, e con gli anni la partecipazione alla colonna sonora del videogioco Hotline Miami e la firma per la label metal Blood Music lo fanno esplodere, portandolo a concerti anche in compagnia di band metal, vendita di dischi fisici, e tutta una serie di epigoni che cercano di cavalcare il suo successo. Apre però anche la strada per progetti altrettanto validi e con una propria identità; tra questi troviamo proprio Carpenter Brut, nome che unisce la passione di Hueso verso le colonne sonore del regista/musicista John Carpenter (non a caso una delle più grandi influenze della synthwave) e il riferimento al famoso champagne, che identifica la sua identità nazionale. Egli lancia un'ulteriore nuova estetica, seguita poi da musicati quali GosT e i Dance With The Dead, ovvero una rivisitazione dei film horror anni '80, e dei così detti slasher in particolare, con elementi occulti e satanici che strizzano l'occhio a quelli usati dalla witch house e nel black metal. Il risultato sonoro vede invece una trilogia di Ep che a partire dal 2012 mostra un suono robusto, dove suggestioni retro fatte di synth e melodie horror si uniscono a suoni che ricordano riff di chitarra (quando non proprio le chitarre stesse) e cavalcate con elementi edm e house. Essa verrà raccolta nel 2015 in "Trilogy", stampato per la sua label No Quarter, mentre nel 2017 il live "Carpenterbrutlive" mostrerà al mondo l'impatto delle sue esibizioni dal vivo, ancora più serrate e potenti del suono usato su disco. Si riconosce inoltre una presenza più sentita delle chitarre, e il musicista francese non nasconde in diverse interviste che il suo desiderio sarebbe quello di unire la synthwave con suoni rock e metal, fondendo i suoi due mondi di riferimento. Tutto questo ci porta al disco qui recensito, un'opera particolare che ha fatto storcere il naso a qualcuno, ma anche conquistato molti con quanto qui tentato. Carpenter Brut infatti sorprende tutti, anche chi si aspettava un disco con elementi metal: essi sono, in parte, presenti, ma in chiave non estrema od oscura, ma legata all'immagine più patinata e pop del genere. Viene ripreso l'immaginario e il suono del glam metal, unendolo ad una trama che sembra uscita da una commedia horror anni '80, pur avendo alcuni elementi più vicini al genere slasher, e che s'interseca proprio con il mondo di quel genere e di quell'epoca. Un giovane nerd, tale Bret Halford (no, nome e cognome non sono un caso, se conoscete bene i Poison e i Judas Priest), preso in giro da tutti ed evitato dalle ragazze, si innamora della cheerleader Kendra McCornish, naturalmente a sua volta innamorata del capo della squadra di football americano Chip Prescott. Il protagonista rimane vittima di un'incidente durante il suo tentativo di creare una formula per controllare entrambi, uscendone sfigurato. Decide così di diventare una rockstar a capo della band Leather Patrol, vendicandosi con violenza di chi in passato lo ha sminuito e ridicolizzato, convinto che le sue vittime diventeranno sue schiave nell'aldilà. Una trama che non vuole certo prendersi sul serio, ma che anzi strizza l'occhio mettendo in rilievo un'ironia che, in realtà, è sempre stata presente nei dischi e nei video del nostro, ma che ora non si nasconde più. Musicalmente, troviamo la presenza di due brani cantati che mostrano le due anime del progetto: il primo è un episodio da colonna sonora anni '80, il secondo un pastiche electro-glam con chitarre elettriche in bella vista, e una serie di strumentali che attraversano vari stili legati alla synthwave, tra cavalcate outrun, momenti più clima e distesi, corse più serrate, hit dance da pista. Non troviamo invece gli elementi più feroci e legati alla darksynth (a onor del vero comunque minoritari anche nella produzione precedente), se non nel primo brano del disco, cosa che ha deluso alcuni fan della prima ora. Il risultato è un disco assolutamente godibile, ma dalla breve durata e dal sapore più dell'esperimento e dell'evoluzione in corso, che dell'album vero e proprio con uno stile totalmente maturato; un momento di transizione che non ha la stessa forza e sostanza, nonché varietà, della trilogia che ha portato Carpenter Brut al successo, ma che porta in sé i semi per qualcosa di più avvincente e coerente.

Leather Teeth

"Leather Teeth - Denti Di Pelle" è l'apertura strumentale dell'album, una sorta di introduzione dove mancano parole cantate, lasciando pieno spazio all'immaginazione dell'ascoltatore. Possiamo ipotizzare una sorta di riassunto degli eventi a ritroso, partendo dal presente in cui il protagonista è diventato un terribile e folle maniaco omicida, rivivendo i suoi diversi omicidi, e giungendo fino alle sue origini legate al risentimento e all'incidente che lo ha sfigurato. Essa viene annunciata da una linea sintetica traballante, prolungata fino all'esplosione di movimenti distorti a motosega derivati dalla dubstep, tipici dell'ala più oscura della synthwave. Colpi sintetici creano un effetto come d'incudine, mentre rullanti delineano l'andamento della composizione; cori eterei completano il quadro, aggiungendo epicità all'impianto sonoro, Melodie old-school di sintetizzatore ci consegnano corridoi sonori pregni di nostalgia, ma supportati da una struttura molto moderna. Inizia la storia raccontata nell'album, però a fatti già iniziati: un terribile killer vestito di pelle semina terrore nella città, prendendo di mira giovani ragazze e uccidendole in modo efferato e spietato. La tensione della trama è ben espressa dalla ritmica dura, mentre le parti elettroniche evocano le cavalcate retro tipiche del genere, aperte da giochi di tastiera accattivanti. Troviamo più di un collegamento con il suono precedente del Nostro, e superato il secondo minuto le cose si fanno più grevi grazie ad un uso maggiore delle distorsioni, quasi a richiamare i riff di una chitarra elettrica. Mentre gli omicidi continuano, la popolazione incomincia ad accusare una band considerata satanica, ovvero i Leather Patrol, rei già dal principio di rappresentare una condotta immorale e disdicevole, ma la polizia non ha prove, anche perché mentre venivano compiuti gli omicidi, il gruppo si esibiva del vivo, scagionando i Nostri. La musica prosegue con i suoi torrenti quasi celestiali, in una potenza galvanizzante ed elettrica, che riesce a convogliare l'energia tipica del genere anche in questa accezione horror. Acquisiamo nuove informazioni sulla vicenda: il killer sfida le autorità lasciando fogli in cui inserisce codici da decifrare per capire la sua identità, mentre la cheerleader Kendra McCornish scompare. L'identità del mostro non viene scoperta, ma si risale al nome da lui usato: Leather Teeth. Ed è così, sulle ultime note rombanti, che si chiude l'introduzione all'album e alla storia.

Cheerleader Effect

"Cheerleader Effect - Effetto Cheerleader" è il primo brano cantato del disco, il quale presenta un testo di Yann Ligner della band metal francese Klone, e il cantato di Kristoffer Rygg degli Ulver. Viene qui descritta la vendetta di Halford nei confronti delle cheerleader della sua scuola, massacrate in modo sanguinario come da migliore tradizione dei film horror in chiave slasher, poiché da lui ritenute la causa, insieme ai bulli che lo perseguitavano, del suo incidente. Musicalmente, troviamo il lato più leggero e legato alle influenze synth-pop, pur non perdendo solide basi dalle linee rombanti in loop. Una bass-line viene sorretta dalla drum machine cadenzata e dalle tastiere evocative, portandoci verso l'introduzione del cantato melodico e trascinante, unito ad archi ariosi e malinconici; sentiamo il sole sul nostro viso, affilato come un rasoio, mentre nutre il dolore che cresce dentro di noi, nel corpo, nell'anima, e nel cervello. Raggiungiamo un bel coro dalle parti sintetiche inequivocabilmente anni '80, dove il singer ha modo ancora di più di mettere in mostra le sue doti canore: siamo diventati il mostro vivente della notte, ed incolpiamo gli altri per averci reso così, ed ora non c'è bisogno che strillino e gridino, nel luogo silenzioso in cui ci troviamo. La memoria risale alle origini della storia, quando Halford era solo un nerd bullizzato dai giocatori di football ed allontanato dalle ragazze. Stanco di questa situazione, il protagonista cerca di usare le sue conoscenze in chimica e concetti di alchimia da lui ritrovati, per creare un composto che gli permetta di controllare la mente altrui (entrano in gioco qui gli elementi volutamente più ingenui e pacchiani della trama, legati alla mancanza di logica reale in certe produzioni anni '80), ma il tutto va terribilmente storto, creando l'incidente che lo lascerà sfigurato. Superato i secondo minuto all'improvviso ci troiano in una cesura evocativa, fatta di suoni sospesi e leggeri, e di melodie sognanti che evolvono in assoli di tastiera contornati dal basso sintetico: il cantato ritorna, anch'esso controllato e pieno di enfasi nel suo andamento strisciante. Siamo intrappolati sotto le luci al neon, fino a che lo show va avanti, la carne suda, e il sangue continua a scorrere all'inferno. Il presente si fa ora vivo in tutta la sua orribile realtà fatta di morte e violenza, e ora siamo le guardie di un incubo durante un viaggio nella memoria, ma ormai la fine ormai è vicina, e nulla può più essere salvato. Esplodono ora tastiere dal gusto edm, supportate dal passo felpato della ritmica e dalla voce del cantante norvegese, pronto a riprendere il ritornello portante della traccia. Amore ed odio si mescolano, e Kendra diventa un simbolo di morte, l'incidente ci ha cambiati anima e corpo, rendendoci mostri pieni solo di odio ed assettai di sangue. Si conclude così il brano, uno dei momenti migliori di tutto l'album.

Sunday Lunch

"Sunday Lunch - Il Pranzo Della Domenica" è l'ennesimo pezzo strumentale presente nel disco. Per intuire un possibile tema è possibile prendere come riferimento il video del pezzo pubblicato sulla pagina YouTube di Carpenter Brut, dove viene attaccata con forte ironia la glorificazione delle armi e della violenza in America, contrapposta al tabù della sessualità; una fusione perversa che crea un clima adatto per il fermentare della frustrazione di chi, come il protagonista della storia, viene escluso e deriso, fino alle estreme conseguenze (non sono casuali i riferimenti alle sparatorie nelle scuole presenti nel video). Il tipico suono di una cassetta inserita in un vhs e una musichetta lounge ci sorprendono, facendoci credere di star ascoltando una pubblicità anni '80; nel frattempo le immagini ci mostrano un programma per bambini dove, in modo molto sarcastico, si parla di una sparatoria e del ragazzo che l'ha compiuta, un certo Timmy, affiliato all'estrema destra americana, estremamente religioso ed esperto di armi. Si indaga la causa della esplosione di violenza, adducendo le cause verso i suoi interessi per il fantasy, la musica fatta con il sintetizzatore (considerata dai due pupazzi-commentatori come satanica). Intanto la musica prosegue con le sue note ironicamente rilassanti, richiamando al così detta muzak, ovvero la tipica musica da ascensore, semplice, monotona, legata a melodie sintetiche ripetute. Anche assoli di chitarra campionati fanno la loro comparsa, ricordandoci ancora una volta suoni ed effetti usati nelle sigle anni '70 ed '80 ed un mondo che non esiste più (l'effetto nostalgia è una della componenti chiave della synthwave, che Carpenter Brut mantiene anche nella sua versione più horror). Ci spostiamo ora su un notiziario, in cui si parla di un misterioso culto satanico che terrorizza la città, e della band Leather Patrol, intenta a fare uno show in onore delle vittime della sparatoria, che si rivela essere stata provocata da un tele-evangelista ed essersi tenuta in negozio di dischi metal, da lui considerato il centro di una cospirazione satanica. La carne messa a fuoco è molta, ed i riferimenti alla censura americana, odierna e di allora, sono forti, mischiati con il tema delle armi; intanto le immagini vengono mischiate a spezzoni presi da film porno vintage e dalle tipiche pubblicità americane dove donne in bichini usano armi di grosso calibro: sesso e violenza, dove uno è considerato tabù, e l'altra mostrata senza problemi, dando poi colpa dei reali fatti di sangue ad elementi esterni. La storia raggiunge un colpo di scena: il tele-evangelista viene trovato morto in aeroporto, risucchiato dalla turbina di un suo jet privato, pagato con i soldi donati dai suoi fedeli . Scopriamo che egli era caduto in disgrazia dopo che un trucco da lui usato in studio si era scoperto come tale,e anche che un libro scritto da una pornostar aveva svelato la loro relazione sadomaso, e uno dei suoi collaboratori in studio era stato arrestato per pedo-pornografia. Viene così a galla il marcio che si nasconde dietro il perbenismo e la censura, portando a compimento l'impianto tematico: l'attacco verso una società che cerca nemici immaginari per giustificare eventi dovuti alla glorificazione della violenza ed il fanatismo religioso, e al reale facile accesso alle armi e l'accettazione di ideologie estremiste e censorie.

Monday Hunt

"Monday Hunt - La Caccia Del Lunedì" è una diretta continuazione tematica del brano precedente, nella quale si ritorna all'attuazione della vendetta di Halford e ai massacri sanguinari da lui compiuti contro le cheerleader della sua scuola e i bulli che lo hanno tormentato. Una linea distorta dalle influenze dubstep ci introduce al pezzo, mentre una ritmica cadenzata sottintende il suo movimento epico ed evocativo; assoli di tastiera creano un contrasto assolutamente perfetto, ricordandoci le colonne sonore dell'epoca, ed in particolare modo la maggiore ispirazione del musicista francese, ovvero il compositore/regista americano John Carpenter. Intento nel video dedicato alla canzone, le immagini si alternano tra di loro, mostrandoci il passato, tra i ricordi dell'incidente capitato ad Halford ed il suo ricovero in ospedale, e il presente con efferati omicidi compiuti in modo sanguinolento. Le tastiere ci donano loop magnificenti, intrise di una melodia vintage, e dopo il secondo minuto la musica si fa decisamente più intensa e dura, con suoni distorti che richiamano i riff di una chitarra elettrica, richiamando el immagini sempre più violente presenti nel video, prese da vari slasher anni '80. La furia omicida di Leather Teeth non conosce tregua, ed ecco che i suoi ex compagni di scuola vengono da lui massacrati in modo truculento, mentre il tutto viene alternato per l'entusiasma volta con immagini sexy di ragazze che si allenano, in quel connubio di sesso e violenza che è uno dei perni tematici e visuali dell'opera. Si torna ai suoni di tastiera, ripetuti con scale altisonanti, in un tripudio di suoni elettronici e visuali splatter che cresce sempre di più, portandoci alla conclusione del breve episodio sonoro. Siamo nel vivo dell'album, e la trama viene ricostruita pezzo per pezzo con frammenti del passato uniti a quelli del presente, dandoci le origini del terribile assassino, e la motivazione dei suoi omicidi.

Inferno Galore

"Inferno Galore - Inferno A Bizzeffe" è un pezzo nel quale, sempre facendo riferimento ai video del canale YouTube, troviamo temi legati alla "caccia alle streghe" compiuta da diversi esponenti del potere politico e religioso nei confronti del heavy metal negli anni '80, riprendendo la trama della storia principale e la figura del tele-evangelista Woodrow, poi morto in uno "strano incidente", la mente dietro la campagna di demonizzazione della musica che ha portato ad una sparatoria da parte di un suo seguace. Il protagonista fa anche parte di una band metal, oltre ad essere un serial killer omicida (e forse il fatto che le due cose coincidano non manca di sarcasmo proprio legato all'associazione culturale dell'epoca), allora entra in gioco un ambivalenza tematica nella trama: da una parte l'horror legato alle sue azioni come omicida, dall'altra la censura e la condanna verso la musica metal, tentata varie volte negli anni '80, e anche in epoca recente. Ecco quindi che una bass-line vecchia scuola, movimentata ed accattivante, si sviluppa, mentre sullo schermo scorrono immagini legate all'occulto ed avvertimenti al riguardo. Il reverendo ci assicura che l'intento del suo programma non è quello di divulgare il satanismo, bensì di mettere in guardia i giovani e le loro famiglie, in modo che non cadano vittime de demonio. Un passo cadenzato viene intervallato da rullanti e tastiere vintage che evocano un mondo legato al passato di fine anni 70' ed inizio '80, fatto di elettronica minimale ed analogica; intanto sullo schermo ci viene posta la terribile domanda: è tuo figlio un satanista? Ed ecco che parte subito l'attacco al heavy metal, la vittima preferita delle crociate dei gruppi religiosi e dei benpensanti in generale. Pensiamo al P.M.R.C creato da Mary Elizabeth "Tipper" Gore, moglie del futuro vice presidente Al Gore, e i suoi tentativi di censurare brani considerati immorali o sovversivi, non solo in ambito metal, e ai suoi scontri in tribunale con musicisti quali Dee Snider (Twisted Sister), Frank Zappa, John Denver, decisi a non accettare una censura fondata sul nulla, e che andava contro la libertà di espressione. Ma non si tratta solo di questo: anche la trama del disco viene portata avanti, con articoli di giornale dove il Nostro collega gli omicidi che colpiscono la città ad un culto capitanato dai Leather Patrol, accusando un negozio di dischi di essere il luogo in cui avvengono rituali satanici; si ricostruiscono quindi i frammenti di eventi al contrario, dandoci ora elementi su quanto già sappiamo avverrà, ovvero la sparatoria nel negozio, e la morte "accidentale" de reverendo. Intanto la musica si lancia in impennate trascinanti, ricreando l'epicità quasi ingenua di un certo periodo e tipo di musica, rispettando pienamente i canoni della synthwave senza grossi stravolgimenti. Il contrasto tra i suoni allegri e le immagini, ora dedite ai programmi dei tele-evangelisti americani pieni di isteria, falsi miracoli, e richieste di denaro, ci dona la cifra di un mondo fatto di ipocrisia. Proseguono quindi i movimenti sonori, mentre ora ci vengono mostrati i segnali dai quali dobbiamo stare attenti: giubbotti di pelle, borchie, dischi metal, capelli tinti, videogiochi, film horror, giochi di ruolo, la droga, gli anime, la stregoneria e le immagini occulte, diventano un tutt'uno, simboli del potere demoniache. La musica si è fatta intanto più fitta e tetra, a voler sottolineare la gravità dei temi trattati. Se riconosciamo almeno uno di questi elementi, l'anima del nostro pargolo è perduta, ma c'è un rimedio: i campi correttivi organizzati dal reverendo, dove i giovani subiscono abusi psicologici e fisici, naturalmente campi pagati con i soldi dei genitori. Ritornano ora i toni epici e dalle scale alte, in un climax che completa perfettamente le immagini., e il finale vede un numero di telefono, al quale siamo invitati a chiamare per ottenere un opuscolo gratuito.

Beware The Beast

"Beware The Beast - Attenzione Alla Bestia" è il secondo brano cantato del disco, in questo caso da Mathew McNerney della band post-punk finlandese Beastmilk, il quale continua la storia tra seduzioni ed omicidi, nella vendetta folle del protagonista, ora una rockstar che usa il suo successo per colpire coloro che l'hanno prima denigrato, e ora inconsapevoli lo adorano. Un suono ambient dai tratti oscuri ci indirizza verso lun riff di chitarra sospeso su una linea di synth, portandoci nel mondo glam del pezzo; ecco quindi l'esplosione improvvisa di suoni accattivanti, dove si uniscono alle chitarre una batteria cadenzata e le vocals altisonanti e pregne di carisma del Nostro. Baciamo le ombre con il profilo dei nostri teschi, mentre ossa deliziose toccano ciò che è sconosciuto, sentiamo un leggero dolore dovuto alla fame per la carne. Le vene selvagge, sulla superficie, si riempiono di un getto come di droga mentre i nostri corpi tremano, ed ecco che le mani vengono messe al collo in un oceano di desiderio, mentre le lingue leccano il filo della lama del diavolo (queste ultime parole in un crescendo sottolineato da tastiere altisonanti). Il testo mantiene un connubio tra sessualità e violenza, a prima vista metafore sessuali, ma se pensiamo alla trama del disco, legate ai folli omicidi compiuti da Leather Teeth, vero e proprio personaggio da film slasher. Troviamo di seguito il ritornello epico del pezzo, il quale ci consegna qualcosa che sembra uscito direttamente da un disco dei Poison o dei primi Mötley Crüe: montanti di chitarra e ritmica veloce accompagnano un coro fatto per essere cantando a squarciagola durante un concerto, evocando perfettamente le immagini del solito video di YouTube dedicato al brano. Qui vediamo infatti un concerto immaginario fatto con immagini tratte da film come "Morte A 33 Giri" e "Black Roses", dove l'horror ed il metal si uniscono in un connubio che tocca il meta-commento riguardo a come la società percepiva certa musica in quel periodo, e a volte tutt'oggi. Le parole del testo compaiono sullo schermo, tra colori sgargianti e tonalità da neon: dobbiamo fare attenzione alla bestia dentro al nostro cuore, mentre danziamo nell'oscurità, e il desiderio della notte brucia con il fuoco del diavolo. Ulteriori riferimenti ad istinti selvaggi ed influenze demoniache, in toni ambigui e ben celati dalla musica accattivante. Un assolo di chitarra ci riporta sul percorso segnato da fraseggi cadenzati, mentre le immagini del concerto si avvicendano ad altre ben più efferate e violente. I sogni strisciano con il sangue e la carne, i nostri desideri gridano e ululano, ridandoci ulteriori metafore bestiali . Riecco quindi il ritornello trascinate, coadiuvato come sempre da chitarre in loop e batteria pestata, in pieno stile glam metal, ma senza rinunciare a tastiere sfavillanti. Ci fermiamo per una cesura evocativa, fatta di andamenti lenti e felpati, dove anche le vocals si fanno più profonde, quasi gotiche nella loro drammaticità teatrale: dicono che il diavolo opera per vie misteriose, e che la mente viene corrompe, quando al carne è debole. Bruciamo le nostre dita con il calore del fuoco che viene da dentro di noi, affogati da un mare dove un'inondazione rappresenta istinti fin troppo profondi. Riecco quindi gli istinti come il male, qualcosa da combattere, tema preferito di coloro che volevano e vogliono censurare il metal e qualsiasi forma di musica ed arte dove tali pulsioni non vengono mediate e castrate sotto una forma perbenista ed accettabile. La musica sale in scale sempre più concitate, sfociando nuovamente nel ritornello ormai familiare, sottolineato da piatti cadenzati e linee sintetiche, fino al raggiungimento del gran finale, segnato da un ultimo effetto elettronico.

Hairspray Hurricane

"Hairspray Hurricane - Uragano Di Lacca Per Capelli" è un ennesimo episodio in cui ci ricolleghiamo ancora una volta ai video pubblicati dal Nostro; in questo caso ne esistono due versioni, una censurata presente su YouTube, incentrata su spezzoni presi da film erotici e porno anni '80, e una più esplicita, sia nelle scene prese da film horror del periodo, particolarmente sanguinari, sia in quelle sessuali. Una fascinazione verso sesso e violenza che non è casuale, summa tanto dei temi del disco, quanto di quella cultura cinematografica a cui fa riferimento, e a quel periodo dove si identificava spesso la musica estrema proprio come un mezzo per corrompere i giovani e portarli verso la perdizione. Inoltre, il video è strutturato come una sorta di parodia delle trasmissioni della MTV anni '80, in cui vengono presentati dei video metal fittizi, aggiungendo elementi di tributo/riferimento. Una linea di bass-line viene sormontata da una drum machine veloce e cadenzata, portandoci verso tastiere altisonanti e dalle scale alte, in un effetto in levare pronto ad esplodere. Ecco quindi melodie trascinanti dal gusto vintage, in un vortice che specchia perfettamente il titolo del brano. Intanto sullo schermo vediamo passare, alterate, spezzoni presi da film horror truculenti e splatter, pieni di violenza demenziale, viscere e sangue, presentati da una classifica immaginaria in cui compaiono anche copertine altrettanto fittizie, in un gioco tematico ben congegnato dal Nostro. Passiamo di seguito a ritmi più sostenuti e moderni, che mostrano il lato più serrato della musica synthwave, senza però perdere quelle tastiere inequivocabilmente anni '80 che lasciano un tratto volutamente naif nella composizione. Ecco ora immagini che vengono dallo sci-fi più grossolano e low-budget, tra paesaggi suburbani in rovina, cyborg dai costumi evidentemente finti, e naturalmente ancora tanta violenza. Il mondo dei film della Hammer, di quella convinta ingenuità a cavallo tra i non prendersi sul serio e il dover fare del meglio con pochi mezzi, trova qui pienamente spazio con quel gusto per la fascinazione verso questi aspetti del periodo, tipici del genere musicale qui affrontato. La musica ripete in loop le sue sequenze, tra esplosioni dal gusto synth e corridoi musicali apocalittici fatti di passi ossessivi, a cui si aggiungono poi assoli di chitarra campionati, riprendendo l'elemento glam che a tratti fa capolino nel disco. La versione censurata presente su YouTube mostra delle armi che vanno a coprire le parti intime delle avvenenti donne presenti sullo schermo, atto che rappresenta un meta-commento nei confronti della censura moderna, dove la violenza, spesso con armi da fuoco, non desta problemi, al contrario di ogni riferimento al sesso. Ed è così che il mondo dell'album si affaccia su quello reale, in una perfetta sintesi artistica che forse diventa ancora più pregnante del contenuto musicale stesso. Chitarre ed elettronica si fondono in un metal che è allo stesso tempo futuristico e retro; ecco che andiamo a scontrarci con una cesura fatta di passi arpeggiati e tastiere evocative, carica di una tensione che avanza lentamente, sottintesa da archi orchestrali che richiamano le colonne sonore anni '80. Ed è un crescendo grandioso a completare il passo, consegnandoci una lunga disamina che si conclude con la ripresa delle cavalcate sintetiche. Intanto sesso, sci-fi, ed horror continuano a trovare forza uno nell'altro, dandoci i riferimenti culturali che ormai conosciamo molto bene. Il gran finale vede un climax sonoro completato da rullanti e fraseggi, lasciando il posto a suoni di tempesta sui quali campeggia un'ironica citazione della bibbia, stravolta in modo da rispecchiare la politica del canale internet dedicato ai video più famoso della rete.

End Titles

"End Titles - Titoli Di Coda" rispecchia il suo nome, mostrandoci appunto una serie di titoli di coda ed immagini che ricostruiscono la storia dell'album, presentando anche una sequenze in cui si associano nomi immaginari ad attori di vari film dell'epoca. Languide melodie e bassi elettronici intensi ci introducono al pezzo, contornati da tastiere squillanti e rullanti; ecco che un clima lounge, strisciante ed elegante, prende piede portandoci al brano vero e proprio. Sullo schermo scorrono i titoli, come se avessimo visto un film vero e proprio, e le immagini che riassumono gli "attori" di quest'ultimo. Ecco quindi Bret Halford, nel doppio ruolo del secchione e di Leather Teeth, Kendra McCornish come la cheerleader, Cip Prescott come il quaterback, e una serie di ruoli secondari e comparse dove l'ironia di Crapenter Brut si mostra tutta nella loro denominazione. Intanto la musica prosegue con i suoi modi languidi, in un lento scorrere dal sapore squisitamente legato all'essenza più retro della synthwave, ovvero quella ricostruzione totalmente fedele della musica elettronica che possiamo trovare nei telefilm dell'epoca, minimale e funzionale alle scene presenti sullo schermo. Anche fraseggi campionati di chitarra s'incastrano tra le linee sintetiche, il tutto però sempre in modo controllato ed ammaliante. Superato il minuto e cinquanta una cesura si riempie di suoni evocativi e malinconici, tra suoni di elettronica astrale e chitarre dagli assoli candidi e notturni; ecco che poi la composizione prende energia, portandoci verso ritmi cadenzati, ma sempre lenti. Esplode la seconda parte del brano: bassi più graffianti e riff di tastiera ci consegnano dei tratti più moderni, mentre sullo schermo assistiamo ad un concerto dei Leather Patrol in Giappone, che scopriamo poi essere pubblicato su disco in un live che richiama sin dal titolo "Live In Japan" riferimenti che qualsiasi amante del rock e del metal coglie al volo. La musica sale quindi d'intensità, mentre incominciano a comparire anche immagini legate al alto più sanguinario e violento del disco, con le vittime del protagonista, rappresentate da spezzoni presi da film dell'epoca. Sangue e sesso continuano quindi a fondersi anche nel gran finale dell'album, riassumendo l'opera nella sua totalità, così come la storia qui raccontata. Storia che rimane però aperta, facendo presagire un proseguo sia musicale che narrativo.

Conclusioni

Un album particolare, che segna allo stesso tempo un continuo di ciò che la synthwave ha rappresentato fino ad oggi, e un'evoluzione verso nuove commistioni e nuove forme di ripresa di elementi vintage. Infatti, il culto verso gli anni '80 è qui ben presente, ma con una svolta tematica e sonora che prende elementi dal mondo heavy metal di quel periodo, in particolare dall'ala glam, sebbene, a conti fatti, non certo in maniera "totalizzante". Ecco quindi colori sgargianti, riflettori, ma anche le zone d'ombra, tra sesso e violenza, ipocrisia e censura, diversi livelli di lettura contenuti in una durata assolutamente non eccessiva. Quella che è di base una trama, volutamente, campata in aria e con molte ingenuità e fatti poco credibili (come qualsiasi buon film di serie z dell'epoca, d'altronde), in realtà diventa abilmente un banco per rappresentare il mondo della musica metal degli anni '80, e la società che spesso la condannava con veemenza e campagne che avevano il gusto della crociata santa. Le paure dei bigotti diventano qui realtà, e a causa di un esperimento che unisce scienza ed occulto (non un caso anche qui, essendo questi due elementi che i fondamentalisti religiosi temono) un ragazzo frustrato diventa un mostro, in ben due sensi: sia un assassino, sia, cosa per loro forse ancora più terribile, una rockstar. Il connubio tra musica ed elementi demoniaci diventa qualcosa di imprescindibile, mentre le cause reali della violenza nella vita reale, ovvero la facile accessibilità alle armi e il fanatismo religioso, vengono messe a tacere e sepolte, anche se la vicenda parallela del reverendo Woodrow fa venire a galla tutto quanto, ma sempre tramite l'arma dell'interpretazione. A livello tematico, abbiamo quindi qualcosa di particolare, e per molti versi di più elaborato rispetto alla media dei dischi synthwave, legati spesso alla semplice nostalgia più bonaria, o a trame cyberpunk abbozzate. Ma si tratta di un'arma a doppio taglio: il tema è infatti così tanto elaborato a livello d'immagine, da necessitare proprio del supporto di quest'ultima, per essere completo. Senza i video di YouTube, molti brani si limitano ad essere dei pastiche retro gradevoli, ma slegati da qualsiasi significato ulteriore, tranne nel caso dei brani cantati, nemmeno troppo innovativi rispetto a quanto fatto in passato dal Nostro. Se infatti l'evocazione di certe ingenuità e suoni che sembrano usciti da uno spot, o dalla colona sonora di un film dell'epoca, non era inedita nella trilogia, qui diventano protagoniste, complice anche il numero esiguo di brani. "Cheerleader Effect" è un bel momento vintage pieno di melodie sintetiche ammalianti, mentre "Beware The Beast" è il momento crossover dell'opera, l'apoteosi sonora della rievocazione del mondo glam; ma nessuno dei due pezzi raggiunge il pathos di "Anarchy Road", o il raggelante contrasto di "The Good Old Call", probabilmente uno dei brani dai testi più inquietanti della storia della musica non estrema, un episodio edm cantato dalla prospettiva di un folle omicida. Il tema è quindi forza e debolezza dell'album, fornendo molti spunti interessanti, ma limitando anche la libertà artistica di Carpenter Brut. Troviamo qui comunque l'ennesima emanazione di un genere che da un po' di tempo sta cercando, almeno nei suoi epigoni più avventurosi, di superare le sue barriere, pur rimanendo nell'essenza fedele a se stesso, evoluzione questa non semplice e che richiede anche tentativi ed esperimenti con errori e punti meno convincenti. Nel caso del Nostro, la direzione sembra essere quella del metal dai tratti più pop e melodici (ma attenzione, pare che anche qui ci sia una trilogia in corso, e che il prossimo capitolo sarà più oscuro), in una sorta di tributo verso un genere con il quale è cresciuto, e nel quale è coinvolto anche professionalmente, mentre altri colleghi seguono la propria strada: Perturbator si sta avvicinando sempre di più a suoni electro-industrial e post-punk, GosT ha utilizzato nel suo ultimo album una sorta di black metal elettronico, e Lazerpunk ha creato un disco dai toni dubstep molto robusti e dalle ritmiche serrate. Insomma, la synthwave vuole crescere, e come ogni genere che supera un certo lasso di tempo, si dirama sempre di più tramite variazioni e mutazioni congenite. "Leather Teeth", consapevolmente o meno, rientra proprio in questo processo, anche se non convince quanto alcune delle prove dei colleghi poco fa citate: o meglio, non convince se preso in autonomia dagli altri elementi creati per la fruizione del disco. Ma ogni medium dovrebbe essere prima di tutto forte in se stesso per essere veramente completo, e al massimo godere di un'ulteriore arricchimento aggiuntivo grazie ad altri supporti quali video e testi. In questo il disco difetta, e se preso per la sua musica, rimane un buon lavoro, che però non riesce ad essere più di questo, non trascendentalmente diverso rispetto a quanto già proposto, se non in alcune parti, e non altrettanto trascinante. Ma la storia della Leather Patrol e del loro leader Leather Teeth non si è qui conclusa, e probabilmente i conti finali saranno da tirare tra molto tempo, probabilmente anni, una volta che la trilogia sarà compiuta. Per ora in ogni caso il verdetto non è certo negativo, e l'album rimane un disco gradevole e dalla struttura e produzione assolutamente curate, come c'è da aspettarsi dal Nostro, pronto ad offrire viaggi sonori in un mondo intriso di nostalgia, un mondo che ogni fan del genere conosce molto bene. La synthwave continua ad essere la colonna sonora di una generazione cresciuta con internet, con riferimenti culturali simultanei da diverse epoche, ossessionata in chiave post-ironica dagli anni '80, da quel mondo che oggi sembra così puro e ingenuo (nella superficie, naturalmente, e questa ambiguità è proprio quanto Carpenter Brut è bravo a catturare), ma anche di chi quell'epoca l'ha vissuta da bambino, magari molto piccolo, ed associa certi suoni e immagini ad una parte della propria vita che non tornerà più. Un'età dell'oro che probabilmente esiste più nei nostri cuori e teste, che filtra un decennio e crea qualcosa che in realtà dice più sul mondo odierno, dal quale si cerca di fuggire in tutti i modi, e forse privo di una sua identità culturale, costretto a saccheggiare quanto già è stato vissuto.

1) Leather Teeth
2) Cheerleader Effect
3) Sunday Lunch
4) Monday Hunt
5) Inferno Galore
6) Beware The Beast
7) Hairspray Hurricane
8) End Titles