CAPTAIN JACOBS

Good Luck...You Need It!

2013 - Revalve Records

A CURA DI
PIETRO LA BARBERA
08/12/2013
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Molto spesso ognuno di noi si interroga su quale sia la direzione giusta da seguire per portare avanti il verbo dell'Hard'N'Heavy, vediamo nascere etichette, sottogeneri e sotto-sottogeneri che durano lo spazio di un temporale lasciando un in noi un ricordo così flebile da non ricordarcene più nel giro di qualche giorno, ascoltando la massa degli appassionati affiora sempre il desiderio di tornare al passato, tornare a suonare senza dover cambiare le regole del gioco ma semplicemente per puro divertimento, questo è quanto è emerso dopo aver ascoltato l'esordio dei Captain JacobsGood Luck...You Need It!  (il titolo dice tutto), una miscela che mescola con passione verace Hard Rock e Heavy Metal, un concentrato che funziona al meglio e che non ha bisogno (per fortuna) di avventurarsi in sentieri "modernisti" con il rischio di non inventare nulla o risultare privi di colore, questi ragazzi fanno semplicemente loro le suddette regole e ci regalano un lavoro che pur non esprimendo originalità a tutti i costi ha il merito di essere un concentrato verace, caldo e in grado di far emergere tutto lo spettro di influenze dei musicisti. La band nasce nel Febbraio del 2011, dopo la solita gavetta fatta di cover il quartetto inizia a comporre materiale proprio creando una commistione ideale tra l'animo Rock e quello Heavy Metal dei membri, bastano pochi mesi e viene realizzato il demo "Rock Or Die", lavoro contenente tre titoli che saranno riproposti nell'album, i nostri si cimentano in una buona attività live tra il Nord e Centro Italia, nel Marzo del 2012 avviene un cambio della line-up con l'ingresso della bassista Sylvia Fabbris proveniente dai Burn Of Black, band dal quale proviene anche il batterista Alberto Lemoni. Nel Maggio del 2012 ha inizio il lavoro di registrazione dell'album Good Luck...You Need It!, i Captain Jacobs vengono prodotti sotto la guida di Eddy Cavazza e Giuseppe Bassi della dysFunction e nel 2013 trovano nella Revalve Records un etichetta pronta a credere nel loro lavoro fino all'uscita ufficiale dell'album nell'Ottobre 2013. La miscela proposta dal quartetto si può riassumere con una sola parola: attitudine, quella disposizione naturale di esprimere un attività che i Captain Jacobs dimostrano di avere nel loro DNA, i riff sono incisivi e diretti, rimangono impressi nella mente dell'ascoltatore, la struttura dei brani risulta fluida ed efficace senza il timore di esprimere le basi suggerite dai maestri del passato, la voce principale è quella di Matteo Fabris, la sua timbrica richiama da vicino quella di una leggenda del calibro di Paul Stanley dei Kiss, in Fantasy Girl e Al Goes To Hollywood dietro al microfono si cimenta con brillanti risultati anche Marco "Gif" Lovison. Andiamo adesso a scoprire nel dettaglio le dieci tracce dell'album, l'apertura è affidata allo strumentale RAIN, pezzo arrangiato nel proprio studio da Matteo Fabris, i suoni della pioggia vengono attraversati dalle pale di un elicottero, i tuoni squarciano possenti il cielo ma gli arpeggi introspettivi della chitarra si ergono a protagonisti creando un tappeto seducente fatto di deliziosi saliscendi interrotti dal riff granitico che apre HERE WE ARE, l'incipit del pezzo sembra provenire direttamente da un disco dei Saxon e apre definitivamente le danze. Il titolo è tutto un programma, i ragazzi fanno sentire la propria voce declamando la propria presenza ed il desiderio di trarre energia dal pubblico, i Captain Jacobs vivono giorno per giorno nell'universo dell'immaginazione nel quale spesso si nasconde la realtà, stanno vivendo sospesi in un sogno e aspettano solo noi, gli unici in grado di dare loro l'opportunità di restarne dentro! Il pezzo ha un incedere adrenalinico e anthemico, esprime potenza ed è efficace nel chorus, un cambio di tono e un ponte ci accompagnano nella parte solista dove la chitarra inanella una sequenza solista godibilissima ben accompagnata da una batteria molto dinamica e potente, l'approccio Hard Rock del pezzo viene "metallizzato" dal fragore con il quale viene espressa la composizione, la voce è efficace e viene accompagnata da cori che sembrano creati apposta per la dimensione live, ben fatto! La traccia successiva è CHILD OF THE NIGHT, le liriche narrano di un cacciatore di anime che infesta i sogni altrui presentandosi nelle spoglie di un bambino, una rappresentazione umana più reale di quanto possa sembrare, metafora di atavismo, ovvero la comparsa in un individuo di tratti di carattere fisico o comportamentale provenienti dai propri antenati. La distorsione regna sovrana nell'introduzione del pezzo, una scarica elettrica sostenuta dal crescendo ritmico fino all'esplosione definitiva, il brano è possente ed è in possesso di una struttura ben articolata, il chorus segue una linea melodica ben definita nel desiderio di essere memorizzato al primo impatto ma nella suà complessità il pezzo non è mai ammiccante, il tono è sempre aggressivo e anche la timbrica vocale ad un tratto si esprime con più cattiveria (anche se questo crea un ibrido non del tutto godibile), la parte centrale è un trionfo di  "ottantiana"  memoria che ci trascina dritti nella scarica solista prima del gran finale. Il passaggio successivo è FANTASY GIRL, il brano è di quelli che nascono per essere suonati live, il testo stesso ci porta in questa dimensione, una splendida fanciulla infatti osserva ammiccante la band muoversi sul palco dando sfogo alla propria immaginazione ricreando quelle istantanee fatte di sguardi e incroci che la musica ed il suo trasporto energetico sanno regalare al musicista ed al proprio pubblico. Il pezzo è cantato da Marco  "Gif"  Lovison e si presenta con una riuscita commistione di riff Hard Rock/Street Metal che donano un andatura godibilissima e convincente, le peripezie solistiche della chitarra hanno il merito di restare ancorate alla struttura del brano che risulta sempre compatto e lineare, ancora una volta si denota un chorus capace di restare impresso al primo impatto e che mi ricorda l'incisività dei Mötley Crüe più poderosi. La successiva BORN WILD rappresenta (come da titolo) l'anima più selvaggia dei nostri ed in sede live viene proposta in una versione  "nipponizzata"  intitolata "SAKATO", una curiosa motivazione in più per assistere ad uno show dei Captain Jacobs! I nostri declamano la propria anima selvaggia e pericolosa, priva di sentimento e pietà, il desiderio costante di solitudine e libertà assoluta. L'apertura è affidata ad un riff  "Priestiano"  molto affilato, l'andamento è una smitragliata continua che unisce potenza e melodia in modo efficace, ottimi gli assoli così come il devastante tappeto ritmico dell'accoppiata Fabbris/Lemoni che viene stemperato da un breve marcia dal gusto "maideniano"  prima della conclusione, in questo brano sarà davvero difficile tenere a bada la voglia di headbanging! La successiva WE DRINK BEER è naturalmente un vero e proprio inno dedicato alla birra, la bevanda che ogni Rocker (o quasi...) ama alla follia e che i nostri omaggiano con una staffilata Hard'N'Heavy arricchita da un chorus anthemico degno di essere posto come ideale apertura di un Oktoberfest! Nel brano fa capolino il gradevole suono di una bottiglia stappata il cui contenuto viene immediatamente versato, un breve stop prima di ripartire compatti verso il gran finale, ancora una volta questi ragazzi si dimostrano capaci di creare composizioni immediate e ideali per essere proposte in sede live. Con BLUE EMERALD arriva una pseudo-ballad emozionale che nelle liriche sfoggia tutto il trasformismo del cielo, dei suoi colori e dei suoi innumerevoli effetti, sogni e desideri fanno capolino tra luci e ombre nello scenario offerto dalla natura. Un arpeggio introspettivo apre il pezzo, si crea un crescendo che esplode in una marcia metallica interrotta dall'incedere onirico prima strofa, l'improvvisa accellerazione rompe la quiete scatenando una tempesta metallica, la struttura arpeggio/accellerazione viene ripetuta nuovamente prima che un lungo e gradevole assolo prenda il sopravvento fino alla fine. Il passaggio successivo è rappresentato da 45 MINUTES SONG, il titolo fà riferimento al tempo trascorso nella composizione del pezzo che i nostri hanno sviluppato e composto direttamente nello studio di Matteo Fabris, anche le liriche finiscono per raccontare lo sviluppo del brano definendo la complicità tra i musicisti e la tempesta cerebrale che si crea nella ricerca costruttiva, musicalmente si tratta di un pezzo acustico che a tratti sembra mutuato dalle soluzioni dei Metallica del Black Album, anche la timbrica nella prima parte sembra condurre in questa direzione, il pezzo appare un pò ingenuo e privo di mordente ma non inficia la bontà complessiva del lavoro. Con AL GOES TO HOLLYWOOD si entra nei sogni adolescenziali di Al, un ragazzo che dalla periferia cerca di raggiungere Hollywood inseguendo il proprio sogno attraverso tutti gli stereotipi delle Rockstar, dopo esserci riuscito è però costretto ad un mesto ritorno a casa con la realtà di aver sprecato parte della propria vita. Il pezzo vede dietro al microfono Marco  "Gif"  Lovison e ci riporta alle soluzioni adrenaliniche ed anthemiche in cui i nostri esprimono il meglio, l'ombra dei Mötley Crüe torna a fare da sfondo nella composizione con un groove che profuma anche di AC/DC, il chorus è ancora una volta l'ideale per esaltarsi in sede live, ottimi ed ispirati gli assoli, sempre dinamica la sezione ritmica e tutta l'elettricità del Rock'N'Roll ci viene incontro regalandoci una dose di sana energia, un lungo e pregevole assolo chiude il brano per un trionfo di stelle e strisce! L'album si conclude con RUN RUN RUN, un desiderio di evasione dai problemi che la vita ci pone ideando una fuga metaforica da una prigione, una fuga che racchiude dentro le ragioni, i demoni ed i sogni che ognuno ha porta con sè. Il coro scandisce ossessivamente il titolo fino a scatenare un orgia elettrica impreziosita da un ottimo assolo, il pezzo prosegue in una marcia efficace che si scatena nel saliscendi anthemico del chorus, l'andamento è potente e dinamico, un nuovo assolo si staglia sul tappeto ritmico mentre la parte finale viene costruita sulle armonizzazioni chitarristiche chiudendo brillantemente l'ascolto. In conclusione un lavoro pregevole che dà il meglio nelle scorribande Hard'N'Heavy, i chorus anthemici sono il piatto forte della casa, ottime le prestazioni vocali e gli assoli, potente la sezione ritmica, c'è qualche ingenuità che appare naturale in un debutto, esse affiorano quando i nostri cercano di introdurre nelle composizioni qualche elemento  "modernista"  o comunque poco affine alla proposta complessiva, le soluzioni più veraci e  "in your face" sono però brillanti e certamente i Captain Jacobs in sede live possiedono parecchie cartucce da sparare, bravi!


1) Rain
2) Here We Are
3) Child Of The Night
4) Fantasy Girl
5) Born Wild
6) We Drink Beer
7) Blue Emerald
8) 45 Minutes Song
9) Al Goes To Hollywood
10) Run Run Run