CANDLEMASS

Epicus Doomicus Metallicus

1986 - Black Dragon Records

A CURA DI
GHITA BOLGAN
29/03/2022
TEMPO DI LETTURA:
10

Introduzione Recensione

Nel 1984 Leif Edling, bassista e principale compositore, fonda quella che diventerà una delle maggiori band della scena Doom Metal degli anni 80: I Candlemass. La band svedese originaria di Stoccolma, prende il via dopo lo scioglimento dei Nemesis, precedente band di Leif; i temi trattati dal nuovo progetto musicale riguardano la religione, la vita, la morte e l'inferno, il tutto in stile dark fantasy e pregno di un'atmosfera funeraria. Dopo la pubblicazione di due Demo, "Witchcraft" e "Demo", entrambi datati 1985, esce il 10 Giugno 1986 il primo full-length, "Epicus Doomicus Metallicus" che da subito dimostra il livello altissimo della band ponendosi tra i capolavori indiscussi del Doom e del Metal in generale. Si tratta di un album che sicuramente farà la storia rimanendo impresso nel cuore degli amanti del genere, un disco intramontabile che darà ai Candlemass la meritata fama ispirando un'intera corrente; con questo capolavoro ricco di mid-tempos e riff epici la band darà pure alla luce un nuovo sottogenere chiamato Epic Doom. Il debutto del gruppo, influenzato sicuramente da colossi quali i Black Sabbath, avviene in un periodo in cui il Doom trova i suoi primi capostipiti in band come i Saint Vitus e i Pentagram: gruppi, questi, che conquisteranno il proprio posto nell'Olimpo insieme ai Candlemass i quali però, a mio avviso, avranno una marcia in più dettata da un tocco più personale e originale.  Epicus Doomicus Metallicus è un album inimitabile che presenta un songwriting di prima qualità ed è perfettamente capace di calare l'ascoltatore in quelle atmosfere cupe, funeste e malsane proprie del Doom Metal. La line-up è costituita da Mats "Mappe" Björkman alla chitarra, Leif Edling al basso, Mats Ekström alla batteria, Klas Bergwall alla chitarra solita e Johan Langquist alla voce (alla traccia 6 alla voce ci sarà pure Cille Svenson). A rendere unico il disco contribuisce enormemente la voce di Längquist che colpisce nel profondo col suo timbro desolato e teatrale capace di interpretare magistralmente i testi decadenti e sconsolati del bassista e compositore Leif Edling. Questo album, pubblicato sotto la label francese Black Dragon Records, ci trasporta in paesaggi lugubri e tetri attraverso atmosfere epiche ed evocative; ad adornarlo troviamo un'epigrafe che ben descrive i sentimenti che lo hanno alimentato ma pure quelli che è in grado di scaturire in chi lo ascolta: 
"All' odio, all'amarezza, alla sofferenza, agli scoraggiamenti e alle sbornie: senza di voi realizzare questo disco non sarebbe stato possibile".  
Sono sentimenti, questi, che un paese come la Svezia aveva pudicamente tentato di tenere nascosti ma che i Candlemass come molte altre band metal della scena scandinava, portano alla luce mostrando in maniera nitida e veritiera gli stati d'animo di un popolo imprigionato nella sua fiabesca falsità. È proprio la sofferenza che da sempre caratterizza l'essere umano, ed è il dolore che interessa i più grandi pensatori di fine 800/inizio 900, ma l'essere umano, non solo al Nord Europa, tende a voler tener celata questa realtà, la scansa pensando di potervi sfuggire, eppure nell'animo di ognuno essa fermenta, ed è dalla volontà di mostrare questo fermento che nascono capolavori come questo. L'album è strutturato in 6 pezzi per una durata complessiva di 43 minuti, non si tratta dunque di un disco particolarmente lungo, ciò nonostante Epicus Doomicus Metallicus è perfettamente in grado di trasmettere molto, di raccontare il dolore e la disillusione attraverso pezzi magistrali e coinvolgenti. La cover dallo sfondo nero presenta l'artwork di un teschio con corna trafitto da due bastoni appuntiti che formano un crocifisso; semplice e d'effetto, capace di rimanere impressa e divenire quasi un simbolo della band.  Epicus Doomicus Metallicus è insomma un vero e proprio manifesto del Doom Metal, un album di altissima qualità che dimostra l'immensità dei Candlemass già a partire dal loro debutto e che si prende da subito il suo meritato posto nella storia del metal per essere ricordato in eterno come il diamante nero che è.  

Solitude

Ad aprire il disco è Solitude, una sorta di semi-ballad malinconica dalla melodia cupa e opprimente che diverrà un po' l'archetipo del genere e delle sue tematiche. Si tratta di una dedica di Leif Edling a sé stesso; il testo pessimista accompagnato da arpeggi tristi e trasognanti capaci di toccare nel profondo è un vero proclama del Doom e della sua negatività dalle tinte filosofeggianti.  I riff presenti nella canzone la rendono molto cadenzata e allucinata creando un sound davvero particolare che è un po' il marchio di fabbrica dei Candlemass. Nota di merito assoluta va alla voce di Längquist che interpreta il brano (e l'album in generale) alla perfezione; col suo timbro disperato il cantante incarna al meglio la sofferenza che viene descritta nel testo facendola provare anche a chi lo ascolta.  
L'influenza dei Black Sabbath si sente ma sono Black Sabbath ancora più sinistri e cupi, rimaneggiati in chiave anni 80 da una band che prende quelle note tetre e allora ancora inconsapevolmente Doom per caricarle di un affanno esistenziale nuovo, più reale e sentito. Già dal primo ascolto ho provato un'enorme empatia nell'ascoltare queste note, questa voce straziata che canta la disperazione umana. Il dolore che risiede nel mio animo è quello che così bene viene descritto in Solitude: un dolore che accompagna ogni essere umano in maniera diversa ma che nel male ci accomuna. Si tratta di una condizione a cui l'uomo non può sfuggire, ma è con questa consapevolezza che nel provare compassione ci si sente meglio e (ironia della sorte) meno soli, almeno per un istante. Digressione Schopenhaueriana a parte, questo pezzo è davvero in grado di toccare profondamente, di essere sentito un po' da tutti ed è proprio questa capacità di emozionare che lo rende così unico ed immortale: manifesto della band, del Doom e del dolore. Epicus Doomicus Metallicus inizia così, con un brano che da subito fa intuire la portata dell'album che abbiamo davanti e dei Candlemass in generale. 

"I'm sitting here alone in darkness 
waiting to be free, 
Lonely and forlorn I'm crying 
I long for my time to come 
death means just life 
Please let me die in solitude" 

"Sono seduto qui da solo nell'oscurità 
aspettando di essere libero, 
sto piangendo solo e desolato 
desidero ardentemente che venga la mia ora 
la morte significa solo vita 
vi prego, lasciatemi morire in solitudine" 

Demons Gate

Dopo il dramma esistenziale raccontato da Solitude ci troviamo dinanzi all'oscura "Demons Gate", traccia in cui la vena Doom risulta ancora più accentuata e che porta a galla il lato più progressivo della formazione. Questa volta le tematiche riguardano l'occulto e la stregoneria, temi cari ai Candlemass che verranno ripresi in altri brani dell'album. Ad entrare in gioco però c'è pure l'horror, infatti l'articolato riff presente in questo pezzo prende ispirazione dal film del maestro Lucio Fulci "E tu vivrai nel terrore!", pellicola che in Svezia aveva goduto di un ampio consenso.  
Il brano di circa 9 minuti inizia con un intro di tastiera dai toni plumbei accompagnato da una voce demoniaca. Segue poi la canzone vera e propria ricca di assoli e cambi di tempo incorniciati dalla magistrale voce di Längquist che ancora una volta da prova della sua qualità assoluta. La traccia molto cadenzata crea un'atmosfera mortuaria esaltata da esibizioni chitarristiche magistrali che ne innalzano il valore. Demons Gate passa in rassegna la mutevolezza del sound dei Candlemass con ritmi lenti alternati ad accelerazioni di doppia cassa, le melodie che si vengono a creare si imprimono facilmente nella mente dell'ascoltatore. La seconda traccia dell'album non delude insomma le alte aspettative che l'introduttiva Solitude aveva creato: brano completo, ben pensato e perfettamente eseguito. Stiamo parlando d'altronde di un album praticamente perfetto dove è difficile trovare dei lati negativi o dei difetti evidenti. Sebbene la tecnica non sia ancora impeccabile dobbiamo tener conto del fatto che si tratti del primo full-length della band e in quanto tale trovo irrilevante una critica in tal senso. Nelle sue lievi imperfezioni la tecnica dei Candlemass è comunque, già dal loro esordio, parecchie spanne sopra a molte altre band della scena metal.  L'originalità e le innovazioni portate dal gruppo non possono inoltre che confermarne il meritato posto nella storia del genere. 

Crystal Ball

A seguire l'occulta Demons Gate troviamo un altro pezzo sulla magia nera, la magnifica "Crystal Ball";aAnche in questo brano l'interpretazione vocale è magistrale, capace coi suoi potentissimi acuti di far venire la pelle d'oca. Nell'elegante riff principale troviamo le due chitarre che duettano splendidamente e al centro della canzone assistiamo pure ad un'accelerazione dai toni quasi heavy/speed, infine, si giunge a un assolo melodico e struggente capace di conquistare l'ascoltatore con la sua epicità. L'atmosfera solenne che si viene a creare con Crystal Ball è in grado di far calare un'avvolgente e affascinante oscurità. Pezzi come questo sono davvero la definizione di quel sopracitato sottogenere che i Candlemass hanno creato, l'Epic Doom Metal. Oltre alle doti canore di Längquist va pure evidenziata l'alta qualità dei testi scritti dal bassista e compositore Leif Edling: il testo di questo brano sa di mistico così come il sound, rispettando con questa sua natura magica quanto già suggerito del titolo. Malgrado si tratti di una canzone magnifica con tutte le carte in regola la trovo leggermente meno coinvolgente delle due precedenti. Si tratta però solo di gusti personali che non vogliono in alcun modo svilire il valore del pezzo, sempre alto come in ogni altro brano di Epicus Doomicus Metallicus. Per quanto ognuno abbia le proprie preferenze è innegabile che ci si trovi dinanzi a un capolavoro intramontabile che non presenta mai reali cali di qualità. L'intensità delle emozioni scaturite, l'accuratezza della composizione, la magnifica esecuzione, si ritrovano in tutte le tracce del disco e a distinguerne una "migliore" da una "peggiore" può essere solo il gusto personale. Crystal Ball è insomma un più che degno seguito dei capolavori che l'hanno preceduta: ammaliante, epica e oscura. Dopo tre brani di tale portata ci troviamo a metà dell'album con ormai la certezza che i Candlemass non ci deluderanno: certezza che verrà ulteriormente consolidata dalla seconda metà del disco con pezzi a dir poco magistrali capaci di tenerne alto il tenore fino al suo ultimo secondo. 

Black Stone Wielder

Ad aprire la seconda metà dell'album troviamo un pezzo a dir poco magistrale: "Black Stone Wielder" presenta un favoloso susseguirsi di riff oscuri e arcani sui quali Klas Bergwall costruisce dei magnifici assoli. La voce di Längquist in questo pezzo è più bassa e segue le linee della chitarra ritmica. Si tratta di una canzone con qualche rimando alle sonorità dei Black Sabbath, band che come già detto rappresenta per i Candlemass un'ispirazione; ciò nonostante l'innovazione apportata dalla band è evidente, tanto che anche in questo pezzo possiamo trovare un'altra definizione di Epic Doom Metal. Ancora una volta un bellissimo testo ad opera di Leif Edling che viene ben espresso dal sound misterioso che lo accompagna - le chitarre galoppanti si affiancano alle parti più lente e cadenzate del pezzo, movimentandolo -. La voce del cantante è come sempre al top, perfettamente in grado di aumentare il valore della traccia con la sua ottima interpretazione. La maniera in cui Längquist enfatizza certe parole e certe note dimostra la qualità davvero altissima della sua performance: è proprio questa voce penetrante che dona un'energia speciale al pezzo e all'album in generale. Anche nelle sue parti strumentali (che servono pure a dare un po' di respiro) il pezzo emana un qualcosa di unico; ogni elemento, d'altronde, in Epicus Doomicus Metallicus si sposa bene col resto. Grazie alla perfezione individuale dei vari componenti si viene a creare, nel complesso, un qualcosa di davvero magistrale, dall'enorme valore e destinato a entrare nella storia. La vetta raggiunta dalla band svedese è tutta meritata, frutto di perizia tecnica ma soprattutto di grandi, grandissime idee. L'innovazione apportata sarà grande fonte di ispirazione per molte band dopo di loro e farà dei Candlemass i padri di un qualcosa che porterà la loro firma in eterno. Le sonorità del gruppo sono infatti sempre perfettamente riconoscibili e quando si ritrovano in altri progetti non è difficile coglierne la provenienza, sentir risuonare in quelle note proprio Epicus Doomicus Metallicus, l'album che apre al Doom una nuova dimensione.  

Under The Oak

Dopo Black Stone Wielder si passa ad un brano ancora più lento e pesante, il monumentale "Under the Oak". Il pezzo è il penultimo del disco e rappresenta l'ennesima dimostrazione di grandezza da parte dei Candlemass, anche grazie a un magnifico e poetico intermezzo che lo interrompe. Durante di esso rimangono solo la tastiera, la chitarra acustica e gli strazianti vocalizzi di Längquist. Già dalle prime note (dove sono udibili ancora una volta alcuni rimandi ai Black Sabbath) il pezzo è capace di conquistare l'ascoltatore, ma più il minutaggio procede più si svela la grandiosità di quanto ci si trova dinanzi: ancora una volta la grande teatralità del vocalist è capace di trasmettere molto e nell'intermezzo sopracitato riesce ad entrarti dentro con la sua disperazione. La lentezza del pezzo riesce a donargli la pesantezza necessaria a esprimere il vuoto e l'angoscia descritti nel testo. Under the Oak è insomma l'ennesimo brano capace di trascinare l'ascoltatore in un vortice di oscurità dove ristagnano i sentimenti e le paure comuni ad ognuno di noi. Sebbene apprezzi tutto di questo disco e dei Candlemass in generale, è proprio la loro grande enfasi e la loro capacità di divenire portavoce dell'umana disgrazia (in una maniera molto elegante e ben realizzata) a renderli così speciali. Il modo in cui queste tematiche negative vengono affrontate ed espresse sembra essere davvero sentito, non solamente costruito per dare al pubblico quello che si aspetterebbe da un gruppo Doom Metal. Quello che trapela dalle note di questa canzone e delle altre tracce del disco è sincera sofferenza. Questa sofferenza si colora però spesso di tinte epiche e solenni e viene accompagnata da scenari magici ed occulti. Under the Oak ci accompagna così verso l'ultima traccia dell'album, la magnifica "A Sorcerer's Pledge", che andrà a chiudere questo immenso capolavoro in bellezza. 

A Sorcerer's Pledge

Giunti all'ultima traccia di questo intramontabile lavoro, la favolosa "A Sorcerer's Pledge", ci troviamo alle spalle un percorso nelle lande più desolate, nei luoghi più oscuri del nostro animo. L'album è sicuramente l'uscita dell'anno, si tratta infatti di un lavoro praticamente impeccabile, coinvolgente e costruito grazie a idee uniche ed innovative.  
Il brano che va a chiudere questo capolavoro è un'altra semi-ballad, la cui intro è accompagnato dal suono dolce di un flauto. Successivamente il pezzo passa a ritmiche movimentate con una prorompente doppia cassa alternate a parti più prettamente Doom. L'atmosfera che si viene a creare durante l'ascolto è oscura ed estasiante. A chiudere il brano troviamo una soave voce femminile che sembra quasi far intravedere uno spiraglio di luce per poi svanire man mano riportandoci in una dimensione buia. Traccia magistrale sia musicalmente che nel testo (pure abbastanza lungo), come al solito perfettamente interpretata da Längquist. La sua voce baritonale apre le porte ad un mondo sinistro, cupo e capace di imprigionare l'ascoltatore in un'angoscia asfissiante. Il basso di Edling riesce a donare pesantezza al pezzo che terminata l'intro si fa monolitico grazie ad un riff tartassante; a mio avviso uno dei pezzi migliori di Epicus Doomicus Metallicus sia per quanto riguarda la parte strumentale che quella vocale. A concludere un capolavoro non poteva che esserci un altro capolavoro, d'altronde: A Sorcerer's Pledge è una traccia completa, estremamente varia, capace di affascinare e terrorizzare al contempo. La grande espressività del brano è riscontrabile qui come in ognuno dei pezzi del disco. Difficile non apprezzare perle simili, si tratta infatti di un album che non deluderà gli amanti del genere ma che piacerà anche a chi, in generale, è in grado di riconoscere la buona musica. Qualunque buon intenditore coglierà la grandezza delle idee e l'arditezza compositiva che hanno permesso alla band svedese di dare alla luce questo primo grande full-length. 

Conclusione

Epicus Doomicus Metallicus è insomma un disco completo, intramontabile e praticamente perfetto sotto ogni punto di vista: Längquist è la voce perfetta per dare enfasi al messaggio oscuro che Edling vuole trasmettere tramite i suoi testi e ogni musicista sa far coesistere magistralmente il proprio strumento con gli altri - questo non solo grazie alla perizia tecnica di ognuno, ma soprattutto per merito del bassista e compositore Leif Edling che dimostra così le sue eccezionali capacità di songwriting -. Lodevole la maestria con cui i Candlemass riescono a realizzare un capolavoro di tale portata pur trattandosi del loro primo full-length. Ovviamente la militanza in band precedenti, come i Nemesis di Leif, ha aiutato a formare questi grandi musicisti ma non trattandosi di esperienze particolarmente lunghe o rilevanti, il talento dimostrato in questo disco è quello di un gruppo che davvero ha saputo dimostrare grandissime doti fin dal principio della propria carriera musicale. Un talento che spesso non si riscontra nemmeno in band già consolidate, con alle spalle già diversi lavori e tanto esercizio. Si tratta di un album da avere e da amare, una vera e propria pietra miliare del Doom Metal nonché il disco che, come già detto in precedenza, dà il via ad un nuovo sottogenere: l'Epic Doom. I richiami ai Black Sabbath sono udibili ma rimaneggiati sotto una chiave più pesante e tetra, con una grandissima originalità firmata Candlemass. Il tocco personale della band risiede pure nella grande espressività, nella capacità assoluta di coinvolgere emotivamente l'ascoltatore narrando la sofferenza umana in maniera sincera e sentita. È infatti anche questa capacità di trasmettere molto, di far provare emozioni, di avvolgere nel buio, a distinguere il gruppo svedese. Questa pubblicazione apre davvero le porte a un qualcosa di nuovo e grandioso, che sarà ripreso da molte altre band in seguito. Il grande valore di questa perla nera e dei Candlemass in generale gli permette di prendersi il proprio posto nell'olimpo fin dagli albori. Si tratta di un album senza eguali, innovativo e ben realizzato, apprezzabile a mio avviso non solo dai cultori del genere ma da qualunque metallaro e non solo. Difficilmente un amante della buona musica potrà rimanere deluso da un disco di tale portata e saprà anzi riconoscervi subito le enormi qualità. Ogni pezzo è capace di avvolgere l'ascoltatore in un drappo di amarezza, di farlo guardare nell'abisso che risiede dentro ciascuno di noi. La disperazione è però spesso affiancata ai toni più epici e solenni che contraddistinguono il sopracitato Epic Doom Metal. Questo album è un viaggio non solo nella tormenta del proprio animo ma pure nella magia nera, nell'occulto. La grande qualità di ogni pezzo non accenna mai a diminuire consegnandoci un disco eccelso che non potrà mai essere dimenticato. I Candlemass si dimostrano maestri in quel genere così evocativo e visionario che è il Doom, lasciando in esso un'impronta indelebile; non resta molto da dire su questo album. Come già fatto presente ci troviamo davanti ad un grande capolavoro che non lascerà delusi gli ascoltatori. Le atmosfere tetre e opprimenti sono supportate da una produzione che ben si confà a tali caratteristiche. Tutto ciò che costituisce l'album è realizzato con grande perizia e nasce da idee senza eguali. I vari elementi coesistono alla perfezione creando un insieme ben calibrato e ben strutturato. Le sensazioni scaturite dal disco sono intense e profonde, capaci di ammaliare, terrorizzare e rattristare al contempo. Tutto ciò fa di Epicus Doomicus Metallicus uno dei miei album preferiti, ed è dunque scontato che il mio giudizio su questo lavoro sia altissimo ma non penso che la mia opinione potrà discostarsi di molto dalla vostra. Detto ciò, vi lascio all'ascolto con la certezza che non potrete che trovarvi d'accordo sul fatto che quello che vi trovate dinanzi sia uno dei migliori dischi della storia del Metal. 

1) Solitude
2) Demons Gate
3) Crystal Ball
4) Black Stone Wielder
5) Under The Oak
6) A Sorcerer's Pledge
7) Conclusione