BLOODROCUTED

Doomed to Annihilation

2013 - Punishment 18 Records

A CURA DI
DAVIDE CILLO
04/06/2015
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Recensione

Se è vero che il Belgio è più famoso per la cioccolata che per il metal, questo ci fa capire quanto merito bisogna riconoscere ai ragazzi che tengono alta la bandiera del loro paese. I Bloodrocuted, formatisi nel 2010, ci propongono un thrash vecchio stampo e senza compromessi, ricco di martellanti chitarre, insulti dietro ai microfoni e riffoni da cazzotti nei denti. I quattro, provenienti da un territorio che ci ha lasciato come band storiche Ostrogoth e Crossfire, come già citato dal nostro buon Marek nella recensione del loro nuovo album "Disaster Strikes Back", sono entrati in contatto con il nostro grande Corrado della Punishment18 Records che ha così collaborato alla diffusione dei due full length di questi fieri metallari belgi, con i lavori intitolati "Doomed To Annihilation" (che andremo oggi a recensire) e "Disaster Strikes Back" per l'appunto. La formazione, che vede la luce nel luglio del 2010 grazie all'incontro fra Bob Briessinck (chitarra solista e voce), Jason Bond (chitarra ritmica), Daan Swinnen (basso e cori) e Gaëtan De Vos (batteria), si unisce così alla nuova ondata di thrash belga fra cui spiccano band quali Prematory (anch'essi in collaborazione con la P18 e da noi recensiti), Warckon, In Vain, Cizin, Hammerhead, Deserter, Witch Trail, Evilenko ecc. L'unico cambio che la band ha subito in questi suoi 5 anni di storia è quello relativo alla batteria, dove Sander Vogt è subentrato a De Vos, il che tutto sommato rappresenta un'ottima cosa rispetto ai cambiamenti che solitamente una band subisce nei suoi primi tempi di attività. Uno degli aspetti che più mi colpisce è la molta attitudine che sembra esserci dietro questo lavoro dei ragazzi, e questo fattore lo ritroviamo anche sulla loro pagina facebook, dove leggiamo che a quanto pare l'unico interesse dei quattro consiste nello "spaccare il culo"; fra i primi particolari spicca inoltre quanto i componenti del complesso si stiano davvero dando da fare in sede live con numerose date dentro e fuori il paese, con un succoso tour che passa per Germania, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Austria e Regno Unito, per un totale di oltre 20 concerti. Il gruppo ha avuto inoltre l'opportunità di dividere il palco con alcune band che sono realtà di spicco della nuova ondata, come ad esempio i Suicidal Angels e gli svedesi Dr. Living Dead, che a me piacciono moltissimo. I nostri, quando imbracciano le chitarre per scrivere i loro pezzi, si ispirano ad alcune storiche band come Slayer, Anthrax e Megadeth, ma anche a nuove leve del Thrash Metal come gli americani Havok e Fueled By Fire, e persino a Technical Death Metal bands quali Obscura e Nile. Questa cosa mi incuriosisce molto, visto che non ho ancora avuto modo di ascoltare questi ragazzi, e mi chiedo se è un'influenza messa così "tanto per" o se davvero queste più recenti band riusciranno a formare un sound efficace, unendosi al contrapposto thrash vecchio stampo e privo di modernizzazioni tipico dei Big Four dei primi periodi. Tuttavia, fra le band che influenzano i ragazzi spiccano anche complessi quali Kreator (probabilmente dei primi anni) e Aura Noir, e questo ci fa capire che sarà possibile anche riscontrare un sound marcio e piacevolmente grezzo durante il nostro ascolto. Il lavoro suscita certamente moltissimo interesse, sia per la buona visibilità che ha ottenuto nel nostro paese sia per il contesto in cui lo ritroviamo, ovvero al fianco di tanti altri nuovi lavori che ci hanno saputo riservare delle belle sorprese.  Io sono curiosissimo... che dire allora, andiamo!



Il primo brano è nientemeno che la title track "Doomed To Annihilation": introdotto da una tetra melodia di chitarra che ci avvolge sin dai primi istanti, i colpi del batterista sul suo china scandiscono l'ingresso della distorsione chitarristica che mantiene la melodia in progressione. Il riff principale, tramite un furioso alternate picking, mostra "a sorpresa" una sua anima musicale e melodica. Dalla copertina, dal nome della band e dal contesto in cui ci ritroviamo, mi aspettavo l'ennesima band tutta tupa tupa e rapide sfuriate old school, e invece mi ritrovo a sorpresa ad ascoltare dei riff a tratti orecchiabili o comunque con un senso melodico ben compiuto. La voce del vocalist mi suscita molta curiosità, perché possiede un che di moderno nel modo in cui si propone, ma è anche a tratti abbastanza vecchia scuola e quasi HC. La band mantiene per tutto il brano lo stesso tema e lo porta avanti, grande qualità che a molte band purtroppo manca. La musica ci propone anche delle armonizzazioni molto interessanti ed una sezione nell'ultimo minuto certamente originale, che potrebbe rappresentare qualcosa per la band su cui lavorare nel futuro. Personalmente non mi fanno troppo impazzire gli elementi "innovativi" presenti in questo ultimo minuto di brano, perché ciò che si propone oltre ad essere particolare (come è) dovrebbe anche essere gradevole ed efficace. Ciò che ascoltiamo verso la conclusione sono rapide sfuriate di chitarra miste ad armonizzazioni in scala maggiore poco cattive, direi quasi "simpatiche". Tuttavia, apprezzo sempre la personalità e il coraggio e quindi faccio comunque i complimenti ai quattro per essersi messi in gioco con qualcosa che a qualcun altro sicuramente piacerà. A dire il vero anzi, preferisco aver ascoltato qualcosa di interessante che magari in questo frangente non ho apprezzato piuttosto che un qualcosa ascoltato milioni e milioni di volte e proposto in maniera comunque abbastanza mediocre e prevedibile. Per quanto riguarda la produzione, questa è robusta e abbastanza graffiante, ed è quindi un giusto compromesso fra il nuovo e il vecchio, così come lo sono la voce e molti dettagli che ritroviamo nella composizione. In questi quattro minuti di brano la quantità di parti con la voce è estremamente ridotta, tuttavia possiamo assolutamente considerare questa caratteristica come positiva, in quanto il chitarrista/cantante lascia opportunamente spazio alle parti musicali da lui scritte. Dedichiamoci a parlare ora del lato lirico di questo brano: questo narra dell'arrivo del famigerato giorno dell'Apocalisse. Nella storia la civiltà viene distrutta, la morte viene diffusa ovunque e la vita soffoca sotto i colpi della più furiosa distruzione. Gli uomini cadono al suolo così come le foglie secche cadono da un albero (carina questa metafora), e i nostri fratelli piangono vedendo che nella loro breve vita assisteranno solo alla morte più totale. Tutto ciò che noi uomini vivremo, in una situazione del genere, sarà il dolore che abbiamo in corpo. Passiamo al secondo pezzo di questo debutto discografico, che si intitola "Violent Vortex". Introdotta da un rapido lancio di batteria, la canzone ci pone sin da subito un altro riff rapido e melodico. La voce del cantante si fa qui estremamente pulita, quasi "strozzata", e devo dire che la preferisco più così rispetto a quanto ascoltato nel primo album. Questo modo di porgersi dietro al microfono è sicuramente più Hardcore, anche nel modo in cui la linea vocale è scritta, e ci incalza in maniera efficace fino alla bella melodia di metà brano. Questo brevissimo brano, inferiore alla durata di tre minuti, mette in mostra un continuo alternarsi fra parti più gustose/melodiche e parti più rapide e di salsa hardcore/thrash. Bello il veloce assolo chitarristico, dove la sei corde del nostro Bob squilla acuta riscuotendo i nostri applausi. Questo curioso brano rappresenta un passo in avanti nelle mie gerarchie rispetto al precedente, e possiede anch'esso il merito di possedere coraggio e grande intraprendenza. Le canzoni di questo full, per quanto ascoltato finora, sono estremamente "compatte" e ben si amalgamano fra loro, lasciandoci intendere che senza ombra di dubbio le composizioni provengono principalmente da un'unica mente. Questo thrash che definirei "simpatico" in alternate picking, ci tengo a dirlo, è molto meglio del 90% del nuovo materiale in cui incapperemo se si parla di Thrash Metal, visto che almeno possiede qualcosa da dire e possiede anzi spunti molto interessanti. Se questo è ciò che la band vuole ottenere, ben venga, sono sicuro che potranno migliorare ed evolversi seguendo questa strada. Al contrario, se la band vorrebbe in realtà avere un sound più cattivo, consiglio loro di comporre più in scala minore e di scegliere accuratamente quale tipo di armonizzazioni inserire nei brani. Il testo di questa canzone non si discosta affatto dal precedente, in quanto narra di un'altra Apocalisse molto vicina alla precedente. Qui le persone bruciano, e il vecchio mondo muore intrappolato in una spirale di violenza e luci di morte; questo interessante ossimoro ci vuole descrivere lo sterminio della specie umana, che altro non può aspettare se non la propria morte, più violenta e spietata che mai. Persino i più anziani ed esperti scoppiano a piangere, affidandosi al loro Dio che non fa altro che, malvagio, non fa che ridere dell'estinzione della loro vita. Sfortunatamente, questo è solo l'inizio (letteralmente dalla band "this is only the start"): c'è morte ancora (it's death again), è sempre lì, seminando la disperazione più totale e facendo vivere un incubo a tutti coloro che provano ad aprire gli occhi per risvegliarsi. I brutti sogni incombono su di noi, impedendoci di dormire nella notte, perché la nostra anima sta per essere rubata da un misterioso vortice del dolore: a noi, così, non resta più nulla di relativo alla nostra esistenza. Proseguiamo la nostra marcia con il terzo brano, intitolato "Venom of Hate". Il pezzo si apre con una bella musicalità, con la sei corde di Bob a cui si accompagnano le robuste sezioni ritmiche di Swinnen e De Vos. Questo lato più melodico del brano avrà però vita breve, perché subito un robusto riff dal cuore molto teutonico incalzerà più furioso che mai: assimilabile nello stile a una "Thrash 'Till Death" dei Destruction, questa potente scrittura della band valorizzerà più che degnamente la prima parte della canzone. Il ritornello è molto semplice, e gioca sul tema portante del brano scandendosi sulle ben definite note che lo compongono; tuttavia, lo apprezzo in queste sue caratteristiche e credo che questo brano sia senza ombra di dubbio il migliore ascoltato fino ad ora. Davvero bella, infine, la scelta di concludere il brano con un assolo di basso che ci riporta ancora una volta sulle melodie di quanto ascoltato durante il pezzo. Valutando quanto ascoltato nel suo complesso, questa canzone mostra un'anima più aggressiva e strettamente Thrash Metal rispetto alle precedenti, e riesce meglio nonostante la minore presenza di sperimentazioni. L'incisivo riff di apertura è senz'altro uno dei migliori, forse il migliore, ascoltato fino ad adesso all'interno di questo album, il che depone bene (ce lo auspichiamo) per i brani che andremo successivamente ad ascoltare. Le liriche parlano qui di un misterioso personaggio, presumibilmente una malvagia creatura apocalittica che ha  il solo obiettivo di distruggere il mondo: questo antagonista odia l'umanità e gode nell'infliggere dolore ad ogni creatura vivente. Il suo obiettivo è quello di sterminare la razza umana, di farla nuotare nel sangue, combattendo fino alla morte per sottrarre il respiro di vita ai pochi che ancora cercando di opporre resistenza. Questo perfido essere è profondamente convinto di essere nel giusto in ciò che fa, e depone il giuramento di spazzare via l'umanità: la sua maledizione ucciderà il nostro Dio in meno che non si dica. Come avrete capito le liriche di questo full sono abbastanza "monotematiche", tuttavia è interessante vedere come i ragazzi riescano a dire quella che sostanzialmente è sempre la stessa cosa in tanti modi differenti. Del resto ci sta, in un periodo storico duro come quello che stiamo vivendo, fra crisi economica, politiche internazionali molto discutibili e secondo molti il rischio di una terza guerra mondiale, di sfogare la propria rabbia dietro a un microfono e parlare del male che potrebbe mettere a rischio la nostra specie. Dopo questa furiosa cavalcata, ci apprestiamo quindi a parlarvi del quarto brano, "Whispering Death": aperto da un paio di ben scanditi power chord di chitarra, l'introduzione non tenderà ad accelerare occupando una buona parte del brano (praticamente un minuto dei tre totali), proponendo un alternate picking abbastanza lento e cadenzato e stranamente regolare. Successivamente, potremo ascoltare i riff principali del brano, di cui uno secondo me molto valido, su cui poi regge la voce del nostro buon Bob. Il brano è caratterizzato dal furioso e continuo tupa tupa di batteria di Gaetan De Vos, che davvero da a questa canzone una marcia in più quando viene unito ai rapidissimi riff che contraddistinguono questo brano da tutti gli episodi precedenti. Molto valido anche lo  squillante assolo della sei corde del nostro lead guitarist, che è un po' lo Schuldiner di questa band, in quanto occupa ogni ruolo fondamentale dalla composizione dei brani, alle linee vocali alle parti soliste. Questo brano, come del resto il precedente, è molto in salsa Destruction, in quanto piuttosto che giocare sul groove e la musicalità del Thrash Metal tipico della Bay Area ruota intorno a parti di sfruriate musicalmente molto rapide e, come si dice ora, "ignoranti". Apprezzo l'inversione di tendenza di questi due brani dai precedenti, in quanto si attengono più  agli standard del genere proponendoci un metal old school molto classico ma più incisivo. Bello infine l'acuto di canto presente nella canzone, che senza alcun dubbio anima l'ascolto e dona una fattura più dinamica ed interessante all'intero brano. Nel testo di questo quarto pezzo l'oramai consolidata fine del mondo assume fatture più horror: gli innocenti perdono la loro via, le loro speranze vengono spezzate e ogni sprazzo di libertà viene meno ad una umanità prossima ad un pessimo destino. Nell'artwork, che poi analizzeremo con calma più tardi, spiccano molti teschi e cadaveri sul suolo: è senz'altro su questo scenario che dobbiamo immaginarci l'avvenire di questo macabro racconto dei ragazzi. Potremmo anche immaginarci che questa Apocalisse sia, in fin dei conti, solamente una, ma portata in ogni canzone da una creatura e da una circostanza diversa. Qui i morti incominciano a danzare sulle loro tombe, ridendo per la fine del mondo oramai prossima, e comincia così la battaglia dei morti viventi per portare l'estinzione dell'umanità. Anche in questo caso, la band sembra quotare poco la sopravvivenza della nostra specie, prevedendo una dura batosta per la nostra povera razza umana. Passiamo ora al brano successivo, che si intitola "Excision Of The Past" e parte più rapido e diretto che mai. Un riff come sempre molto musicale fornisce un particolare input per il tupa tupa batteristico di Gaetan De Vos, e la voce si integra perfettamente con la melodia in un connubio estremamente spontaneo che naturalizza al massimo questa composizione rendendola scorrevole come l'olio. Questo quinto episodio di questo debutto discografico dei belgi ci darà quasi la sensazione di aver ascoltato un unico riff quando siamo in realtà giunti a più di metà brano, dove uno "stop" estremamente Slayeriano ci porterà ad un pesante riff che vuole molto essere quello di "Angel of Death". Tuttavia, il riff è ottimo come ottimo è lo spunto su cui parte il volgare (in senso positivo) e breve assolo di Bob, molto alla Kerry King, e che costituisce un ponte per il lineare ritorno sui temi principali della canzone. E' chiaro che questa traccia costituisce un omaggio dalle sue prime battute sino alla conclusione ad una celebre band che ha scritto la storia e praticamente inventato il metal estremo, ma questa cosa non ci dispiace e apprezziamo quindi il pezzo così com'è. Se dovessimo guardare il pelo nell'uovo, dispiace un po' per le influenze prese un po' troppo palesemente e un po' troppo "alla lettera". Ad ogni modo, se l'impatto con i primi frangenti di questo album mi è sembrato molto originale e a tratti quasi strano, si può adesso con certezza affermare che dal terzo episodio in poi il genere diventa un Thrash Metal estremamente classico, sebbene questo talvolta possieda un tocco personale dato dalla band (evidente più che mai nell'interessante modo del nostro vocalist di porgersi dietro al microfono). Per quanto riguarda le liriche di questo brano, queste ci trascinano qui giù sotto il cielo, giù sotto la terra, in quello che è il regno di Satana, l'inferno. Come possiamo immaginare in questo regno del male non vi sono grandi novità fra un giorno e l'altro, perché l'umanità viene torturata quotidianamente e sottoposta a dure torture ben sconsigliabili ai più. Il regno delle tenebre è il prezzo da pagare per coloro che hanno peccato, e che saranno così destinati a sofferenze infinite, che condurranno lentamente le vittime alla più totale pazzia. I ragazzi, tuttavia, ritengono che nel "loro" inferno ci sia un modo per uscire: questo consiste nella sofferenza e nel dolore quotidiano, che porteranno all'estirpazione dei propri peccati... beh, sempre meglio di niente!! Ci dedichiamo ora a proseguire la nostra spedita ma piacevole marcia con la sesta canzone, intitolata "Screams At Night". Questa traccia si caratterizza sin da subito per l'interessante riff introduttivo, che con una caratteristica melodia notturna ben si amalgama ai robusti e martellanti ritmi di basso e batteria. Molto valida la strofa, dove la voce di Bob torna a farsi molto hardcore scandendo delle ritmiche quasi alla Municipal Waste. Il fraseggio che intervalla le varie parti della strofa è molto particolare, quasi technical thrash, come se in pochi brevi secondi stessimo ascoltando non i Bloodrocuted ma i Toxik da New York. Al contrario, l'assolo di chitarra è molto violento e semplice, ed è davvero molto strano nel modo in cui si unisce al riff che gli fa da sfondo. A tratti sembrerebbe quasi che le due parti non vadano d'accordo, ma piuttosto che leggerla così preferisco dire che i nostri abbiano fatto una scelta particolare e che certamente incuriosisce parecchio l'ascoltatore. Questo rapido brano di circa due minuti possiede tutto, dall'anima più melodica a quella più HC a quella più Thrash Metal. L'incrocio di questi tre filoni artistici caratterizza a grandi linee questo intero "Doomed to Annihilation", che si mostra simile e compatto come concezione di scrittura ma un po' vario al suo interno dal punto di vista dello stile e delle influenze in senso stretto. Per quanto riguarda il testo di questo pezzo, qui dei misteriosi nemici si apprestano a sterminare l'intera umanità nella maniera più cruda e selvaggia possibile. Inutile sventolare bandiere bianche di resa, perché esse saranno bruciate e la richiesta ignorata. Questi malvagi esseri attaccano noi persone sfruttando il nostro sonno, rendendo reali i nostri incubi e riducendoci a piangere per la disperazione. La sopravvivenza della nostra specie è affidata ad alcuni soldati, che metteranno a disposizione tutte le loro capacità per garantire la sopravvivenza della razza umana. Mentre bambini e donne piangono, scongiurando di aver salva la vita, saranno quindi gli uomini a scendere in campo e combattere. Ed eccoci giunti ora al penultimo pezzo, dal nome "War Chronicles", che parte lanciato più che mai come oramai vediamo da diverse tracce. La robusta sezione di doppia cassa del nostro batterista colora ferocemente le sferzanti ritmiche, molto classiche, che su velocità medie ci conducono nel tunnel che porterà all'ingresso vocale del frontman. Ancora per una volta, la linea vocale del lead guitarist/vocalist si fa estremamente punkettona, mentre i rapidi fraseggi di Jason Bond rincarano la dose d'energia sprigionata dal riff. Nella prima parte della canzone assistiamo a questo alternarsi fra il riff cantato e quello strumentale, che ci condurranno ad una rapidissima sezione tutta in alternate e tupa tupa. Il grezzo e veloce assolo di Bob, nel suo bending finale, ci riserverà una sorpresa: questo introdurrà infatti la novità assoluta di questo settimo episodio, che è un arpeggio molto Metallica Style, con tanto di assolo alla Hammett e batteria alla Ulrich (probabilmente qui un po' più tendente al pop in quanto a concezione della parte). Tirando fuori un bilancio complessivo su questa traccia, direi che è interessante in alcuni spunti, come per l'appunto il melodico arpeggio, positiva in altri, come nella stragrande maggioranza delle ritmiche (che si propongono con un sound ancora una volta molto Destruction) e un po' prevedibile ma comunque ampiamente sufficiente in alcuni frangenti, come quando ad esempio collega riff e sviluppa arrangiamenti. Per quanto riguarda le liriche, questo pezzo narra della pace, vissuta in una realtà paradisiaca ed un verde prato fiorito... nah, scherzavo. Questo pezzo narra della guerra più mortale di tutti i tempi, ovvero della battaglia per difendere il proprio regno dagli spietati invasori che vogliono spargere sangue e schiavizzare il popolo. I nemici sono totalmente folli, e non conoscono limiti e pietà alcune, tant'è che l'unico modo per affrontarli rimane sganciare bombe di fuoco e fracassare ogni cosa che ci circonda. Mentre guerra e dolore sono le uniche cose che ci rimangono strette in questa vita, le cicatrici della guerra diffondono morte e terrore, un terrore che non conosce limiti: se non vogliamo anche noi trasformarci in schiavi e burattini, non  ci resta che imbracciare la nostra arma e combattere con tutta la furia che abbiamo in corpo. L'ultimo pezzo si chiama "A Genocide Awaits": il racconto riguarda un'antica battaglia combattuta dai nostri antenati, una battaglia che ha seminato vittime in ogni dove, e che noi giovani siamo ahimè destinati a combattere nuovamente. Dal passato si fa quindi un salto temporale al presente, il mondo scende in guerra, con i combattenti che sono uniti dal loro sangue, mentre freddo e paura rendono il combattimento ostile e arduo da affrontare. Man mano che questa spietata guerra prosegue, questa si mostra essere molto poco equilibrata trasformandosi in un autentico genocidio, con il mietere delle vittime incessante che ci rende consci del fatto che oramai, per la nostra sopravvivenza, è troppo tardi. Mentre la battaglia divampa, ci rendiamo conto che è impossibile nasconderci o cercare un riparo, perché la distruzione è infermabile ed incontrastabile. A questo punto, i ragazzi passano a rivelarci l'identità del nemico che noi umani stiamo combattendo: queste bestie provengono dai cancelli dell'inferno, e sono qui per prendere le nostre vite; la band conclude il racconto con un "NOW DIE!" (ora muori!), confermando l'attitudine grezza e diretta adottata dai quattro durante la stesura lirica. Dal punto di vista musicale, la canzone è estremamente Slayeriana nella melodia iniziale, riportandoci a storici pezzi come "Postmortem" e "Raining Blood". Per quanto riguarda il suo sviluppo, il brano assume invece una fattura più originale, divenendo un ibrido fra un Thrash Metal più classico e un HC/Thrash, con alcune ritmiche che mi ricordano inevitabilmente di band come i Municipal Waste. Questo brevissimo brano finale, di durata inferiore ai 3 minuti, conclude l'album senza smancerie e senza troppi giri di parole, rincarando la dose di aggressività e velocità di questo full come nessuno avrebbe mai potuto aspettarsi. Mentre solitamente siamo infatti abituati ad ascoltare brani finali "pomposi" e ben studiati, questa ottava traccia manca persino di un assolo, e se consideriamo gli standard del metal questa cosa ci fa capire come le veloci ritmiche si facciano uniche protagoniste e come non ci sia spazio a melodie e riflessioni alcune. La musica è volgare come non mai, e la band conferma ancora una volta di avere questa doppia attitudine con l'HC che va oltre "l'essere metal" in senso stretto. Davvero una conclusione a sorpresa questo brano!



Questo "Doomed to Annihilation" è senza dubbio una uscita interessante e superiore alla media dei nuovi lavori del genere. Chiaro che, rapportato ad altre uscite, questo full ci lascerà l'animo in pace dopo un singolo ascolto, senza invocare alla nostra mente di essere ascoltato e riascoltato. Il voto 6,5, che può forse sembrare un po' basso rispetto alle buone parole che ho speso durante la recensione, è dovuto principalmente ad una sensazione di "confusione generale" che l'ascolto di questo full mi lascia. Se ad esempio le prime due canzoni sono abbastanza particolari ed esprimono la volontà di cercare qualcosa di nuovo nel sound, la band decide poi di tornare sui suoi lati più classici, talvolta prendendo estremamente alla lettera le sue influenze. In sostanza, sembra che il percorso di crescita dei ragazzi abbia sì dei buoni propositi, ma sia ancora un po' acerbo. Il passo in avanti non è semplice, quindi alla fine ci sta, l'importante è fare bene ciò che si fa, e infatti ritengo che il 6,5 sia comunque un giudizio positivo. Non ascolteremo nulla di nuovo e di ben delineato, dunque, ma come ho detto più volte non è una cosa che dobbiamo aspettarci dalle uscite Thrash, che sono belle in quanto tali e sono fiere di omaggiare la propria passione e le grandi band del genere. Dal punto di vista tecnico i musicisti non sono ad un livello eccelso, ma del resto gli Slayer degli esordi lo erano? Per quanto riguarda le liriche, come avrete avuto modo di leggere, non assistiamo ad alcuna varietà, e ciò che leggiamo l'avrete letto milioni e milioni di volte durante i vostri anni da metallaro. Tuttavia, mi piace guardare a questa cosa come una scelta, non come una mancanza. La band ha scelto di attenersi alla crudeltà e semplicità della loro musica anche nella parte testuale, e questa caratteristica è anche coerente ed apprezzabile a dire il vero. Immaginatevi di ascoltare una band dal sound estremamente grezzo che parla di poesie e morali, sarebbe stato peggio no? Nell'avviarci alla parte finale di questa recensione, voglio dedicarmi come sempre all'analisi dell'artwork. Il disegno mostra una landa infuocata e rocciosa, quasi una "Marte" tetra e apocalittica. In primo piano, vediamo che emerge una profonda pozza di fuoco infernale, e infatti intorno ad essa è possibile vedere cadaveri, ossa e teschi. In primo piano una grande mano nera emerge dalla fiammeggiante buca, stritolando il cadavere di un thrasher (con tanto di toppe, smanicato jeans e cintura cartucciera) in preda alla sofferenza. Probabilmente, raffigurando la tortura di una persona di attitudine simile alla nostra, la band ha provato a farci immedesimare nell'ambientazione infernale descritta nell'album. Il disegno non sarà particolarmente originale, ma è molto carino e ben arrangiato. Facendo un bilancio complessivo su questo disco in tutti i suoi aspetti, il lavoro è più che positivo e soprattutto lascia molti margini di miglioramento ad una band giovane e agli esordi discografici. Attendiamo allora con ansia il percorso di questi Bloodrocuted!


1) Doomed to Annihilation
2) Violent Vortex
3) Venom of Hate
4) Whispering Death
5) Excision of the Past
6) Screams at Night
7) War Chronicles
8) A Genocide Awaits

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