BLOODBATH

Unblessing the Purity

2008 - Peaceville Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
18/01/2015
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Prosegue la nostra analisi della discografia dei Bloodbath, super gruppo Death Metal che ormai in questo punto cronologico del nostro viaggio, l'anno 2008, è diventato una realtà familiare a qualsiasi fan del Metal estremo, lontano dagli inizi quasi "per gioco" e ora un progetto concreto che sta fruttando non pochi concerti e soldi ai suoi membri; in particolare l'ultimo "Nightmares Made Flesh" del 2004, il quale vedeva Peter Tägtgren degli Hypocrisy momentaneamente alla voce sostituendo l'impegnato Mikael Åkerfeldt, preso con il suo progetto principale Opeth, anch'esso lanciato sempre più nello stardom internazionale, aveva creato non pochi proseliti nel pubblico grazie a tormentoni come "Eaten" riproposti nei canali e nelle radio dedicate al genere. Ma la natura stessa della band, composta da membri provenienti dalla scena svedese, tra cui Anders Nyström e Jonas Renkse dei Katatonia, è sempre estremamente mutevole:  nel 2005 Tägtgren deve abbandonare il gruppo a causa della sua attività con gli Hypocrisy e del suo ruolo di produttore molto famoso nella scena svedese, mentre il membro storico Dan Swanö (Edge of Sanity) decide di lasciare il gruppo l'anno successivo, sia per mancanza di tempo, sia perché non contento con la direzione presa, ora più lontana dal tributo ai classici del Death, e sempre più vicina ad un connubio tra tendenze old-school ed elementi più moderni vicini ad un certo Melo Death. Nel frattempo i nostri partecipano al "Wacken Open Air" con Åkerfeldt come cantante, in un'esibizione che verrà immortalata e poi pubblicata nel 2008 nell'album live "The Wacken Carnage"; al momento però si tratta di un evento speciale,  e i nostri rimangono ancora alla ricerca di un cantante fisso. Segue quindi il silenzio sia in studio, sia sul versante live, e qualcuno pensa che questa volta i Bloodbath abbiano raggiunto la loro naturale conclusione; improvvisamente però a metà 2007 si torna a parlare di una nuova line up, e finalmente nel 2008 il tutto si concretizza nell'EP qui recensito "Unblessing The Purity - Sconsacrando La Purezza", composto da quattro tracce suonate da Anders Nyström (chitarra) e Jonas Renkse (basso), e dal nuovo membro Per "Sodomizer" Eriksson degli 21 Lucifers come seconda chitarra, mentre Martin Axenrot rimane dietro le pelli, e finalmente Mikael Åkerfeldt riprende posto nella band come cantante. I nostri si presentano quindi con una nuova formazione che prevede dei ritorni e delle uscite abbastanza importante, ed è inevitabile che ciò influenzi il loro suono, e in generale la direzione artistica intrapresa; si continua sempre con un Death dalle forti influenze old-school di derivazione svedese ed americana, ma la percentuale delle parti tecniche aumenta sensibilmente. Vi è una maggiore atmosfera sacrale e seriosa, ripresa nei testi che si allontanano dall'immaginario splatter legato agli zombie, in favore di un certo anticristianesimo tematico, certo sempre di stile, ma affrontato in maniera più solenne ed unitaria dando una certa identità univoca al lavoro; rimangono comunque le melodie atonali ampliamente sviluppate e i cori accattivanti, marchi di fabbrica dei nostri, affrontati però con una maggiore sperimentazione che continua e amplifica quanto fatto con i cambi di tempo e registro nell'album precedente. Possiamo quindi parlare di una sorta di "svolta tecnica e progressiva", anche se comunque rimane il lato brutale della band, e non siamo certo davanti ad un disco degli Atheist o dei Cynic, mantenendo una certa velocità, e arricchendo le atmosfere sinistre grazie al growl profondo e sepolcrale di Åkerfeldt; elementi preparatori per quello che poi sarà il loro album da studio completo successivo "The Fathomless Mastery", ma da non pochi addirittura preferiti in questa sede, forse perché più concentrati in poche tracce selezionate, rispetto alla varietà stilistica e qualitativa offerta da un disco dai molti pezzi, in cui i nuovi elementi hanno modo di presentarsi in brani dalla grande atmosfera e carica.



 



Si parte senza indugi con "Blasting The Virginborn - Spazzando Via Il Figlio Della Vergine", che dopo un effetto campionato ambientale esplode in una doppia cassa serratissima supportata dal growl bestiale di Åkerfeldt e dai tetri giri di chitarre; l’atmosfera è solenne e maestosa, dai toni gutturali e malvagi prodigati dall’intenso attacco sonoro ottenuto. Notiamo subito la differenza nel cantato tra l’attuale voce e quella del disco precedente: qui i toni sono profondi e cavernosi, in una ferocia atavica e inumana che richiama misteri sepolti nelle sabbie del tempo, e luoghi sepolcrali pieni di morte; al trentesimo secondo intervengono una serie di bordate taglienti di chitarra, che creano un violentissimo andamento cadenzato che dilania la composizione con crudeltà solenne e marziale. S’inseriscono qui giri tecnici vorticanti, in un groove estraniante ed acido che instaura scale sonore fatte di salite e discese, trasportando l’ ascoltatore in un giro mortale che non lascia scampo o respiro, dando possibilità al nuovo acquisto Eriksson e a Nyström di brillare nel loro ruolo di chitarristi; il drumming è invece frastagliato e incisivo nei suoi colpi di piatto e nei suoi beat ben calibrati, gestito naturalmente da Axenrot ormai membro stabile della band. Si prosegue dunque con il movimento tecnico dove le parti serrate di marcia di chitarra rocciosa si intervallano con i giri vorticanti, in un gioco di contrappunti ormai familiare a chi ascolta il gruppo da tempo, mentre il cantato di Åkerfeldt si mantiene sul registro del growl cupo e abissale senza molte variazioni, tenendo costante la sua performance da orco; al cinquantatreesimo secondo abbiamo una serie di fraseggi altisonanti di chitarra, dopo i quali parte una nuova corsa serrata in doppia cassa martellante dalle folli velocità, sulla quale i riff di chitarra si fanno sinistri e dilatati nelle loro melodie in tremolo ricche di atmosfera oscura ed epica. Segue poi una sequenza di arpeggi veloci e contratti, instaurando un monolitico incedere spacca ossa dal sapore incalzante e frenetico, in un groove tecnico dai connotai claustrofobici e moderni; al minuto e trentaquattro improvvisamente tutto si ferma, e il posto principale viene preso da un tetro assolo melodico che si dilunga dopo alcuni rulli di batteria nei suoi toni sinistri, accompagnato da un fraseggio ammaliante e struggente, ottenendo un forte impatto grazie al suo crescendo in scale  sempre più articolate. Si continua su questo andamento, ricco di suggestioni tecniche e di bravura strumentale, mostrando la maggiore attenzione progressiva per il songwriting, ora allo stesso tempo più cupo, ma anche più strutturato verso marce massacranti alternate a parti più tecniche e melodiche; al secondo minuto e trenta riprende dunque la cavalcata ieratica in doppia cassa, martellante come sempre e sovrastata dal cantato maligno di Åkerfeldt, lanciata in tutta velocità nei giri  vorticanti di chitarra ripetuti in loop ossessivi che sottolineano il movimento del pezzo. Al secondo minuto e quarantadue torna in concomitanza con essa l’assolo struggente, stabilendo un’atmosfera allo stesso tempo epica ed adrenalinica, la quale trascina con se la composizione fino al secondo minuto e cinquantatré; qui parte una nuova marcia serrata e convulsa, ricca di suggestioni moderne in un panzer di chitarre in assetto da guerra. Al terzo minuto e sette il tutto si fa nuovamente più diretto ed incalzante, lanciandosi poi nel finale in un’ultima corsa frenetica in doppia cassa che chiude con ferocia il primo, potente, brano del lavoro. Il testo inaugura la nuova tendenza tematica dei nostri, accennata nell'album precedente, ma qui totalizzante come substrato testuale dei pezzi rappresentati: un anticristianesimo oscuro e blasfemo dai connotati decisamente Death, meno da gioco di parole goliardico, e più da inquietante atmosfera demoniaca e feroce.  "Nazarene, I've come to bestow you this crown of scorn, Destined to be cast down - Nazareno, sono giunto per darti questa corona di spine. Destinato ad essere buttato giù dal trono." è la dichiarazione di guerra che apre il racconto, sancendo senza molti dubbi la volontà di distruggere il regno cristiano in nome dell'oscurità; ci si professa nemici di quanto è considerato debole, in una profonda ribellione contro la luce e quanto è considerato essere il Bene ("Darkness that will overcome, Insurrection displayed, Mark the path in his flesh - Oscurità che dominerà, Insurrezione dispiegata, Segna il passo nella sua carne."). Si configura una vera e propria guerra segnata dalla pazzia che si risveglia in tutto, culminando in una celebrazione della sconfitta della figura di Cristo, qui definita non nata, in un'interruzione della sua venuta in chiave anticristiana. Volendo il tema è ripreso da "Stillborn Saviour" di "Nightmares Made Flesh", qui però espresso in modo più sintetico e possibilmente più marziale nei suoi toni minacciosi. "Weak Aside - Deboli Da Parte" inizia con chitarre effettate in salire, dai connotati rumoristici e meccanici che lasciano poi posto ad un rifting in tremolo che delinea un’incalzante linea melodica magistrale e solenne; essa viene accompagnata da un drumming cadenzato e quasi tribale nei suoi colpi controllati e dilatati, instaurando un andamento pieno di tensione trattenuta. Si prosegue su queste coordinate, con il fraseggio tecnico di chitarre che cresce nelle sue scale repentine, assumendo sempre più consistenza nel mixaggio del brano; l’esplosione vera e propria arriva al trentesimo secondo, quando dopo una dissonanza di chitarra parte la doppia cassa massacrante dalle chitarre a motosega circolare e le cupe grida profonde e gutturali di Åkerfeldt. Il torrente sonoro ottenuto è martellante ed ossessivo, in una potenza dai connotai quasi Grind che non lascia respiro e scampo all’ascoltatore nei suoi andamenti brutali e claustrofobici; dopo una cesura con fraseggio distorto in attesa, al cinquantacinquesimo secondo, riprende la marcia, ora più cadenzata nelle sue bordate e nei beat potenti di batteria pesanti come incudini, ma sempre imperante e maestosa. Il cantante si lascia andare con ferocia alle sue declamazioni in un growl dai connotati sempre cupi  e gutturali, completando perfettamente i solenni loop circolari di chitarra in tremolo, e il drumming mutuato in una tempesta continua; al minuto e dodici i ritmi accelerano ancora una volta e riparte la corsa in doppia cassa intervallata da bordate tecniche in un registro contratto fatto di fermate e riprese. Al minuto e venticinque s’inserisce un bel assolo melodico, il quale poi evolve in un fraseggio a scale continue; esso però si esaurisce presto, e riprende posto l’andamento più diretto ed incalzante portato avanti dal rifting tagliente e dal drumming incisivo dei nostri. Le vocals di Åkerfeldt assumono punte di riverbero nei suoi ritornelli malvagi, in una sequenza potente e dal sicuro impatto sull’ascoltatore; improvvisamente al minuto e cinquanta abbiamo una cesura ambientale con effetti di tastiera e rulli  di batteria cadenzati, offrendo un attimo di respiro. Ma non dobbiamo abituarci troppo, perché subito dopo un’esclamazione gutturale da spazio ad un nuovo vortice sonoro dalla doppia cassa serrata e dalle chitarre stridenti lanciate in giri continui che avvolgono l’ascoltatore e lo trascinano con se; qui s’inseriscono nuovi fraseggi tecnici e solenni, completando abilmente l’atmosfera tetra e l’impatto sonoro del brano, mostrando per l’ennesima volta la tecnica raggiunta dai nostri in un Death ora più cupo e serrato. Si continua in un costante pieno d’intensità grazie ai loop di chitarre, alla batteria tempestante e alle vocals profonde di Åkerfeldt, in un andamento marziale che avanza senza indugio; al secondo minuto e ventiquattro dopo delle bordate melodiche riprende la doppia cassa incalzante, intervallata nuovamente con esse in un andamento contratto. Troviamo invece al secondo minuto e quaranta un assolo stridente e tecnico dal sapore classico ed eclettico che domina la composizione immettendosi nel resto della strumentazione e sviluppandosi nelle sue evoluzioni convulse, mentre il drumming si abbandona ancora una volta ai beat serrati  e veloci in una grandinata sonora devastante; dobbiamo attendere il secondo minuto e cinquantasei per una nuova pausa, nella quale si delinea un fraseggio melodico vorticante, dilungato e accompagnato poi da batteria controllata e cadenzata, e dai rocciosi arpeggi in tremolo delle chitarre. Riprende al terzo minuto e venti il cantato in growl, mentre si prosegue a media velocità in un connubio degli elementi prima citati, costruendo una spirale sonora ammaliante e continua che sospinge il pezzo in avanti; il tutto ha connotati decisamente solenni ed evocativi, mantenuti ad oltranza con l’evolvere del movimento. Al terzo minuto e trentasei una serie di colpi di piatti ripetuti accompagnano la doppia cassa e i giri di chitarra, mentre Åkerfeldt conosce punte ultra distorte e demoniache inserite ad alto volume nel mixaggio, ottenendo un concitato rituale sommesso che si dilunga in tutta al sua devastante potenza fino alla conclusione del pezzo con effetti tetri ed oscuri. Il testo si fa ora dittatoriale, unendo i temi anticristiani con una certa qualità "eugenetica" pericolosa ed inquietante, in una celebrazione oscura di una supremazia che non accetta la debolezza della massa cristiana, e fa del genocidio la sua arma; non bisogna però prendere la cosa troppo sul serio e pensare a messaggi politici o razziali, il tutto è inserito nell'immagine violenta e inquietante che i nostri vogliono dare, giocando secondo le regole del Death anche con argomenti scottanti, andando contro il moralismo comune. I protagonisti si definiscono nati per essere padroni, pronti a spedire nel nulla la debole classe che ora controlla il Mondo; nell'oscurità e nel caos, solo loro hanno la capacità di vedere ed andare verso il futuro. Non mancano le connotazioni blasfeme che mantengono l'intento di attacco alla religione ("Our name has seen the future, Headshot target now on god - Il nostro nome ha visto il futuro, Il bersaglio è ora su dio.") coniugata come elemento debole da distruggere al vecchio da superare. Viene stabilito quindi un Nuovo Ordine dove essi sono l'elite, spazzando via quanto ritengono essere "Human waste - spazzatura umana"; "Write new history as we wipe and delete, An urge to rid this world of human waste, Weak aside - Scriviamo una nuova storia mentre spaziamo e cancelliamo, Un impeto a liberare questo mondo dalla spazzatura umana, Deboli da parte." trionfano i nostri, in un apocalittico marciare verso la vittoria, ripetendo poi ad oltranza la loro intenzione di fare una violenta pulizia e di annientare il vecchio potere debole e senza futuro. "Sick Salvation - Salvezza Malata" è introdotta da un fraseggio distorto come una sega elettrica, scolpito da colpi cadenzati di batteria in bordate continue ed alternate; al nono secondo un esclamazione gutturale del cantante inaugura una corsa in doppia cassa veloce e tempestante, accelerando i ritmi in maniera vorticosa. Il movimento è sospinto abilmente dalla melodia in tremolo fredda e solenne dei loop di chitarra, mentre il drumming serrato colpisce duro nei suoi beat assassini; il marasma sonoro è ossessivo e continuo, dai connotati quasi Black nel suo  evocare tormente sonore glaciali. Al ventiquattresimo secondo tutto si ferma in uno stop dove rimangono solo i versi sommessi e rantolanti di Åkerfeldt; ma subito dopo parte una marcia massacrante dalle chitarre devastanti nei loro giri circolari sottolineati dai colpi sicuri di batteria. Riprende poi al quarantatreesimo secondo la cavalcata in doppia cassa, in un muro di suono dove chitarre e ritmica si uniscono in un assalto frontale costante e dall’enfasi grandiosa; i beat sono pesanti come colpi sull’incudine, in un effetto incalzante che potenzia i riff circolari delle chitarre e  il cantato in growl maligno e  gutturale. Al primo minuto la composizione decelera di nuovo, con una serie di solenni fraseggi segnati da bordate imperanti e crudeli; riparte dunque ancora la doppia cassa, in un songwriting violento ed adrenalinico che non vuole lasciarci respiro e continua a bombardare con le sue ritmiche ossessive e malevoli. In sottofondo intanto si configurano le melodie atonali in tremolo grazie al rifting circolare costante, come una motosega sempre attiva che dilania l’etere in un massacro sonoro dal sapore brutale e marcatamente Death; al minuto e diciassette la parte finale di un ritornello è sottolineata da un rallentamento con rullanti di batteria,  dopo il quale parte un effetto di chitarra ritoccata in studio, con un crescendo in salite e discese, che crea un’onda sonora fluttuante. Al minuto e tenta però una digressione di basso ed un urlo incalzante di Åkerfeldt inaugurano una marcia monolitica; essa viene configurata da chitarre rocciose e drumming serrato, in un andamento spacca ossa che non conosce intoppi e che al minuto e quarantacinque ripropone il cupo growl del cantante. Il movimento è ora più strisciante nella sua media velocità, ma sempre nervoso ed apocalittico nei suoi suoni aggressivi di chitarra e batteria, proseguendo con la tempesta sonora caratterizzante del pezzo, forse il più epico e solenne di tutto l’EP; percepiamo anche dissonanze stridenti dal gusto più tecnico e moderno che sottolineano con contrappunti la dinamica della composizione, in un effetto incalzante continuo. Al secondo minuto s’inserisce un tetro assolo tecnico dilungato nelle sue scale melodiche altisonanti e continue, intorno alle quali si organizzano esercizi di batteria e i riff serrati delle chitarre; al secondo minuto e venticinque il tutto viene sostituito da un greve fraseggio di basso, sul quale parte un campionamento vocale come da cronaca televisiva. Al secondo minuto e trentatré alcuni colpi di batteria anticipano il ritorno dei muri di chitarra tempestati dai blast continui del drumming  e segnati da assoli stridenti in sottofondo; una cesura di piatti e digressioni di chitarra al secondo minuto e quarantadue cambia di nuovo direzione. Dopo di essa riparte il rifting solenne e tetro nei suoi giri circolari, accompagnato dalla batteria incalzante e serrata in un torrente sonoro che dopo alcune bordate tecniche si lancia al terzo minuto in un’ ultima  corsa adrenalinica; essa avanza con la sua doppia cassa e le sue chitarre  a motosega fino al finale del pezzo, segnato dal rumore di un cancello che si chiude, evocando il primo disco dei Deicide, e molti altri lavori Death caratterizzati da questa tecnica atmosferica. Il testo non delinea un vero  e proprio racconto dal senso compiuto, piuttosto alterna una serie di versi evocando immagini anti religiose più giocate sull'effetto, piuttosto che sul senso logico apertamente svelato; si esprime comunque ancora una volta la propria opposizione al credo comune cristiano, espandendo in maniera contagiosa ("Contagious is the one from which the wisdom comes - Contagioso è colui da cui viene la conoscenza.") il proprio impeto anticristiano. Si prosegue poi con immagini di morte e oscurità come in "Abominations speak from the dark, Now seek only death - Abomini parlano dall'oscurità, Ora cerchiamo solo la morte", passando ad un'evocazione satanica dell'anticristo affinché sorga e spazzi via il regno cristiano, ritenuto falso e descritto nei toni di un rettile dalla salvezza malata. Si continua dunque sulle coordinate tematiche finora incontrate senza grossi cambiamenti, in un testo giocato sui versi brevi e d'effetto che ricrea una litania tetra e malvagia votata al Male figurato, alimentando l'atmosfera misteriosa e maligna del lavoro. "Mouth Of Empty Praise - La Bocca Delle Vuote Adulazioni" è l’ultimo brano del mini album qui recensito, e parte con un fraseggio roboante dai taglienti connotati Thrash caratterizzati da impennate di chitarra rocciose; sul groove incalzante ottenuto si stagliano subito le vocals cavernose e selvagge di Åkerfeldt, in un andamento in loop trascinante. Si prosegue quindi con le bordate potenti sottolineate da punte stridenti, in una marcia marziale dove il drumming si fa tecnico tra parti serrate e rullanti di batteria più dilatati; la strumentazione è dunque ritmata e segue il movimento del cantato, completandolo perfettamente e potenziandone le tetre declamazioni. Al ventisettesimo secondo il rifting roccioso si fa ancora più incalzante nei suoi giri mastodontici, tempestato dai colpi di piatto e batteria; ci si abbandona poi in un loop continuo e distorto di batteria segnato dalla doppia cassa martellante in un muro di suono. Ma il registro mutevole è pronto ad applicare variazioni inaspettate e al quarantanovesimo secondo troviamo uno stop segnato da una bordata di chitarra; dopo di esso si delinea un assolo struggente e tecnico ricco di spettarle melodia, intorno al quale si organizzano i riff circolari e gli andamenti cadenzati del drumming. Al minuto e nove si torna su coordinate più serrate grazie ai giri ossessivi di chitarra accompagnati dal solito growl profondo di Åkerfeldt e sottolineati da contrappunti veloci e aggressivi; la marcia ricca di bordate qui instaurata prosegue in tutta la sua potenza sincopata, in un groove roccioso. Esso sfocia al minuto e ventisette in una doppia cassa serrata che crea per l’ennesima volta un torrente sonoro senza tregua dall’animo cacofonico, in un attacco brutale ai sensi dell’ascoltatore; il tutto si ferma la minuto e quaranta con una cesura segnata da un fraseggio distorto e marziale, il quale si dilunga nei suoi loop continui. Si aggiungono poi ad esso i colpi cadenzati di batteria e i riff in tremolo, in un andamento solenne ed incalzante dal grande effetto; al secondo minuto batteria e chitarra destreggiano tra di loro in una serie di botta e risposta tecnici che donano dinamismo  alla composizione. Si continua con la marcia serrata segnata da bordate circolari,  in un movimento feroce che non molla la sua presa alla giugulare; esso viene poi accompagnato in sottofondo da sinistri effetti metallici e taglienti che aumentano l’atmosfera tetra e malsana qui raggiunta. Al secondo minuto  e venticinque il maligno crescendo è interrotto da uno stop con relativo colpo di chitarra; dopo di esso parte un assolo struggente e melodico che si dilunga nelle sue scale progressive e stridenti, in un fraseggio tecnico dall’ampio respiro. Intorno ad esso si organizzano digressioni di chitarra taglienti e gli esercizi cadenzati di drumming controllato, in un’oasi atmosferica e delicata; ma l’assalto è dietro l’angolo, e al terzo minuto e diciotto parte la tempesta di doppia cassa sferragliante, growl gutturale e distorto, e chitarre schizofreniche  a tutta potenza. Viene raggiunto il parossismo sonoro in un apice di violenza dai connotati praticamente Grind, ma al terzo minuto e trenta tutto si ferma; segue un tetro momento Dark Ambient con rumore di mosche, suoni di campane in loop, e cori sacri, il quale si dilunga fino alla conclusione in silenzio del brano, nonché di tutto il lavoro. Anche in questa occasione il testo è strutturato come un'evocazione infernale basata su versi brevi e misteriosi, che legano l'immagine della caduta e della maledizione del Maligno, con il proprio sentimento anti religioso e la propria contrapposizione al Cristianesimo; ci si descrive come scagliati nel lago di fuoco e soffocati dal sangue, in uno stato di decadenza morale e fisica espresso in  "Perserverance is none, Repenting not, Mass decay of life, Swarming, Call upon, Call on those we scorn - La perseveranza non c'è, Non il pentimento, La decadenza di massa della vita, Sciamando, Richiama, Chiama coloro che disprezziamo." dove ci si rivolge anche al nemico disprezzato, i credenti visti come deboli e verso i quali è rivolto tutto il proprio odio. Si prosegue dunque intimando di porre fine alla fede, ammutolendo le parole del Redentore e massacrando con le fiamme i suoi fedeli; l'obbiettivo è sconsacrare quanto è puro, inghiottendo nell'oscurità la luce, ed evocando alcune figure demoniache ("Insanity will reign supreme, Azazel, Belial, Abaddon, Leviathan - L'insanita regnerà suprema, Azazel, Belial, Abaddon, Leviathan.") in nome della follia, con nomi tipici dei testi del Metal estremo anni novanta, sia Death, sia Black, richiamando un certo tipo di scenario tematico e modus operandi familiare ai cultori del genere. Ancora una volta quindi non certo testi profondi o ricercati con i quali loro o l'ascoltatore devono davvero riconoscersi, bensì temi stilistici affrontati con una certa aura seriosa, ma da prendere per pura esibizione legata alla musica proposta e ai suoi classici topoi.



“Unblessing The Purity” è un ottimo biglietto di presentazione per la terza era dei Bloodbath: in quattro brani viene presentato un suono tecnico e allo stesso tempo oscuro e brutale, dai connotati a volte toccati dal Black e dal Grind nei freddi riff in tremolo e nelle doppie casse ossessive. Di contrasto però i momenti progressivi e calmi sono meglio strutturati, con una maggiore attenzione per le evoluzioni vorticanti e per le scale melodiche dal sapore classico; Åkerfeldt offre un growl cupo, gutturale  e cavernoso che completa perfettamente il suono ora più oscuro ed evocativo, per un’atmosfera blasfema e sepolcrale che dona toni più seriosi e misteriosi al progetto, ora una realtà stabile con un seguito e un’identità slegata dai progetti principali dei nostri. Come anticipato il duemila  e otto sarà un grande anno per la band: oltre a questo EP, uscirà il live celebrativo "The Wacken Carnage", ultima testimonianza della formazione originale al completo e prima, e per molto tempo unica, performance dal vivo dei nostri, e il loro terzo lavoro "The Fathomless Mastery", il quale porterà a compimento quanto qui visto in un full length aggressivo e tetro  dai toni violenti e sepolcrali. Si tratterà però di un ennesima addio nella line up sempre mutevole dei nostri, poiché Åkerfeldt sentirà di aver detto quanto doveva con il Death (cosa che influenzerà pesantemente l’evoluzione del suo progetto principale Opeth) e abbandonerà definitivamente il progetto; seguiranno quindi ancora diversi anni di silenzio, durante i quali come sempre molti penseranno ad un capo linea nonostante le smentite dei nostri. Quello che succederà poi sarà materia di altre recensioni; per ora siamo in un periodo di splendore per il gruppo, che forse non ripeterà più l’impatto avuto grazie ai tormentoni catchy di "Nightmares Made Flesh", ma che continuerà a presentare un Death moderno ancorato al passato e al presente dal feroce impatto, graziato dall’abilità di tutti i membri coinvolti, protagonisti del Metal svedese attuale. In definitiva un mini album più che egregio che ha una sua prorompente identità e segna un colpo andato a segno da parte dei nostri, imprescindibile per ogni fan che si rispetti.


1) Blasting The Virginborn  
2) Weak Aside          
3) Sick Salvation      
4) Mouth Of Empty Praise

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