BLOODBATH

Resurrection Through Carnage

2002 - Century Media Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
10/01/2015
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Prosegue la nostra analisi delle discografia del super gruppo Death Metal svedese Bloodbath, che dopo l'EP di presentazione "Breeding Death" passa ai fatti con il loro album di debutto "Resurrection Through Carnage - Resurrezione Tramite Il Massacro" uscito nel 2002; la formazione rimane invariata e vede ancora una volta Mikael Åkerfeldt (voce, testi), Anders Nyström (chitarra, cori), Jonas Renkse (basso, cori) e Dan Swanö (batteria, tastiere, cori) cimentarsi con un Death Metal dai chiari riferimenti old school sia di stampo americano che svedese, mutuato in un sound volutamente sporco ed aggressivo, con chiare influenze legate ad EntombedDissectionObituaryMorbid AngelAutopsy, ma soprattutto ai Grave, storica band Death Metal svedese più volte “richiamata” dal sound dei nostri e nel songwriting adoperato, insieme alle altre influenze citate. Quello che era quindi nato come un "divertissement" senza molte pretese e che per quanto si sapeva sarebbe durato il tempo di un EP di tre tracce, ora prende maggiore forma e trova uno spazio d'espressione ben più ampio, ma senza perdere le proprie caratteristiche di "omaggio al passato”, sempre “divertendosi". Si viene a creare un lavoro ancora una volta con lo sguardo fisso al passato, ma dalla produzione che per quanto volutamente grezza, tradisce la sua reale età anagrafica proprio perché troppo studiata per essere uno spontaneo prodotto dell'epoca: si consideri il suo delle chitarre, rese come un brusio statico, l'elemento forse più polarizzante di tutto il lavoro e che fa storcere il naso a qualcuno. Di sicuro l'effetto usato è così tanto particolare e caratteristico da non poter essere casuale, e in questi accorgimenti risiede l'essenza dei Bloodbath: un accrescimento ibrido, a volte quasi caricaturale, congegnato a tavolino in studio, delle caratteristiche del Death Metal old school, idealizzato e filtrato da rappresentanti della scena moderna che ne vogliono rendere tributo. La presenza di dieci tracce lascia intendere come si sia andati oltre le aspettative del primo EP, ma ancora permane il sapore della goliardia tra amici (certo, commercializzata per essere venduta) senza grosse pretese, pur se suonata con diligenza e competenza da tutti i partecipanti; insomma ancora la band è in una fase embrionale dove tutto è legato al momento, e il suo futuro non è per nulla deciso. Rimane per ora di certo il lavoro qui recensito, che in realtà sarà il primo di una consistente serie che si prolungherà negli anni con cambi di formazione, lasciate, e ritorni, anche sostanziali.



Si parte con "Ways to the Grave - Vie Per La Tomba che da una dissolvenza sale in crescere con il rifting portante che suona come una motosega arrugginita, sporco e malsano, stabilendo già l'atmosfera sepolcrale del pezzo; il loop si protrae supportato dalla batteria cadenzata come in un rituale dai toni tribali, creando un andamento strisciante che cerca il suo inevitabile sbocco. Al quarantaseiesimo secondo dopo un colpo di piatto di batteria troviamo un arpeggio discordante dal puro stile Thrash che fa da ponte alla sessione successiva: una corsa con grida brutali in growl da parte di Åkerfeldt, chitarre come un disturbo di trasmissione costante, e batteria pestata dai colpi ossessivi che macina l'ascoltatore mentre prosegue nella sua marcia furiosa; non mancano però anche fraseggi ricchi di melodie atonali che impreziosiscono e supportano la struttura del brano, creando groove il cui compito è quello di mantenere la concentrazione dell'ascoltatore. Dal minuto e otto parte il cantato vero e proprio, sempre mantenendo un growl cavernoso e gutturale dall'inconfondibile essenza Death, mentre la strumentazione continua con la sua cavalcata maligna; al minuto e diciassette tornano ad inserirsi i riff circolari freddi ed ossessivi, ammalianti nelle loro tetre melodie sinistre e perfetti per mantenere l'atmosfera macabra del brano. Essa diventa ancora più solenne ed epica verso il minuto e ventisei, grazie a dissonanze dilatate che creano un substrato sonoro dal grande effetto minaccioso, in un crescendo cacofonico dove il loop di chitarre e il drumming possente sono armi perfettamente calibrate nelle mani dei nostri; un'ennesima pausa dal sapore Thrash al minuto e quarantatre anticipa un nuovo cambio di direzione, con l'ennesima corsa dove el chitarre si riducono ad un brusio e la batteria è lanciata in una folle doppia cassa che non lancia scampo. Vari sono i riferimenti richiamati, dai Carnage e Grave, al Death intriso di Thrash degli Obituary, ottenendo ancora una volta un suono ibrido che usa a proprio vantaggio la materia Death passata; la cavalcata continua, facendosi più cadenzata al minuto e cinquantasei nei colpi dilatati di batteria, ma non meno veloce, supportata dalle vocals inumane del cantante che mantengono tutta la loro irruenza atavica. Al secondo minuto e sei avviene un nuovo cambio, con un tetro fraseggio melodico a media velocità, che riporta in rilevanza la linea atmosferica del pezzo con un motivo ripetuto che prosegue ad oltranza rendendosi protagonista; esso evolve al secondo minuto e ventuno facendosi più claustrofobico nelle chitarre discordanti e accompagnandosi alle grida cavernose di Åkerfeldt. Si prosegue quindi su queste coordinate, in una marcia imperante che ci trascina con se a tutta potenza mentre si dipana il ritornello grandioso e brutale; ma un effetto di chitarra in studio ferma il tutto al secondo minuto e cinquantasei, dando poi spazio alla ripresa della folle cavalcata cacofonica dalle chitarre totalmente distorte e dai colpi di batteria costanti e brutali. Si prosegue quindi dritti fino al terzo minuto e mezzo, quando ancora una volta i suoni si amplificano con un'atmosfera dissonante che sovrasta tutto nel suo epico incedere in loop taglienti grazie ai giri in tremolo ripetuti di chitarra, chiudendosi con un fraseggio improvviso che segna insieme al grido del cantante la chiusura del pezzo. Il testo continua sulla riga di uno dei temi già proposti nel EP precedente: la descrizione piena di disprezzo della tortura di una vittima da parte del folle torturatore che la mette in atto; egli schernisce ogni speranza e credenza, prospettando solo un oscuro destino per la sua preda ("A wretched fate, At the point of no return, Doomed to crawl, Into the darkest of deaths -  Un fato nefasto, Al punto di non ritorno, Condannato a strisciare, Dentro la più oscura delle morti."). Segue una descrizione "poetica" delle torture, con ganci da macellaio e il corpo che crolla sotto le sevizie continue; non c'è pietà o tregua, e il desiderio di morte è brutalmente espresso in passi come "Die, it's time to pay for all your sins, Die, consciousness devoured by a cell of soil, Die, punished and doomed as a liar, Die, hope shall be buried with maggots to coil - Muori, è il momento di morire per tutti i tuoi peccati, Muori, coscienza divorata da una cella di terreno, Muori, punito e condannato come un bugiardo, Muori, la speranza sarà sepolta con vermi come drappo." dove anche il riposo della tomba è vilipeso. "So You Die - Così Muori" inizia con le solite chitarre ultra distorte alle quali si aggiungono in certi frangenti i colpi cadenzati e distribuiti di batteria; è al dodicesimo secondo che il brano decolla con un drumming costante e serrato, e grida inumane che trovano base sui riff di chitarra ripetuti. L'infernale andamento prosegue, e al ventiduesimo secondo si aggiunge un lungo assolo dal sapore più tecnico, che richiama i suoni di un passato nemmeno (soprattutto all'ora) troppo lontano; al trentatreesimo secondo parte il cantato brutale di Åkerfeldt che prende totalmente piede nelle sue declamazioni, mentre la batteria prosegue dritta nei suoi colpi serrati e le chitarre taglienti si distribuiscono in loop ossessivi. Al quarantaquattresimo secondo s'inseriscono fraseggi più controllati e sinistri dal sapore Thrash, che anche in questo caso stabiliscono spazi più atmosferici all'interno della violenza sonora dominante; al cinquantaquattresimo secondo si riparte con le chitarre distorte e la doppia cassa, proseguendo con un movimento atonale sul quale si inseriscono le vocals cadenzate; la ritmica si fa poi più incalzante nel drumming e nei loop di chitarra, prima di riportare al secondo minuto e ventisei gli assoli spettrali che scolpiscono tetri paesaggi sonori. Si crea quindi un andamento dai loop ripetuti che si protrae in maniera ipnotica portando avanti la struttura del brano; esso si esaurisce al minuto e quarantasette, ripresentando il motivo precedente più asciutto dove ancora una volta le declamazioni di Åkerfeldt si fanno cadenzate nella loro enfasi controllata, mentre il rifting prosegue lento e tagliente in sottofondo come una marcia costante. Al secondo minuto e undici abbiamo una nuova cesura con fraseggio solenne, che riprende il primissimo movimento accompagnandosi ancora una volta a battiti distribuiti di batteria; subito dopo parte l'accelerazione che riporta il songwriting a velocità più sostenute con il suo drumming a doppia cassa e le chitarre lanciate in giri circolari ossessivi; s'inframmettano poi dal secondo minuto e quarantuno fraseggi taglienti ripetuti, mentre le vocals subiscono effetti di riverbero. Parte al terzo minuto un ultimissima corsa serrata, che negli ultimi secondi conclude il pezzo lasciando posto alle distorsioni di chitarra e al "Die!" gridato dal cantante. Il testo descrive un misterioso male interiore che corrode le sue vittime dall'interno fino a distruggerne il corpo e a reclamarne la vita; le interpretazioni possono essere diverse, un demone, o la personalizzazione di una malattia, quello che è certo è il costante tono di trionfo da parte dell'essere, che ricorda continuamente alla sua vittima il destino che la attende: dopo aver enunciato come pasteggerà con essa bruciandola da dentro, prosegue con "I show no mercy, you know i know no other way, than to revel in your flesh, i am born to conquer, so you die - Non mostro pietà, sai che non conosco altro modo, se non quello per crogiolarmi nella tua carne, io sono nato per conquistare, quindi muori." in cui chiarisce il suo desiderio di dominio e la sua natura corrosiva, priva di qualsiasi pietà. Il processo continua, e il nostro reclama con scherno l'anima della sua preda, chiarificando sempre più il suo ruolo e il suo istinto votato alla distruzione ("No living thing can be spared from my attack, when i feel the urge to kill - Nessun essere vivente può salvarsi dal mio attacco, quando sento l'istinto di uccidere."). "Mass Strangulation - Strangolamento Di Massa" è introdotta da rullanti di batteria effettati in studio (questo tra gli elementi più "moderni" della produzione e che più si discosta dai riferimenti old-school) che però subito dopo lasciano spazio a solenni riff distorti; a quest'ultimi si aggiungono all'undicesimo secondo i colpi di batteria e la voce in growl del cantante che parte con il testo. Si va ad instaurare un andamento sincopato grazie alle chitarre discordanti e alla batteria dalla metrica leggermente irregolare, il quale crea un effetto estraniante dal groove più tecnico e legato a correnti moderne come il Djent e il Tech Death; si prosegue su queste coordinate in un loop ossessivo dove le vocals di Åkerfeldt si sdoppiano con growl ancora più cupi che sottolineano certi passaggi, e dove non mancano effetti campionati in studio. Uno di essi al quarantaquattresimo secondo anticipa il passaggio ad un movimento più regolare e diretto, supportato dai giri di chitarra in tremolo e dalla doppia cassa; vanno ad inserirsi però al quarantottesimo secondo assoli dissonanti che mantengono anche l'elemento più tecnico per un songwriting che vuole qui "osare" di più e allontanarsi momentaneamente dalla formula del puro tributo al passato. Si instaura dunque una sorta di sinistra sinfonia fino al raggiungimento del minuto, quando la tensione si alza grazie a grida più aspre e rifting più potente e in rilevanza; si delinea in sottofondo un assolo notturno che sembra un ululato, il quale mantiene ancora una volta il lato atmosferico del songwriting del brano. Al minuto e diciotto riprende il loop distorto di chitarre ossessivo sul quale si organizza il growl di Åkerfeldt, il quale accelera poi nella ritmica di drumming e chitarre dal minuto e trentatré; riprendono posto poi i soliti assoli, in una riproposizione dei motivi già sentiti in precedenza, creando un movimento ben delineato nello svolgersi del brano. Al minuto e cinquantuno sale ancora una volta la tensione con un'amplificazione delle chitarre e l'assolo sinistro in sottofondo; ma anche questa ripresa ha breve durata, perché al secondo minuto e sette troviamo un solenne fraseggio marziale dal gusto Thrash. Esso si sviluppa in una marcia a doppia chitarra dove le distorsioni la fanno da padrona avanzando con incedere deciso; ad esso si aggiungono poi una serie di dissonanze alienanti che ripropongono il lato tecnico e "sperimentale" del pezzo, evocando le claustrofobie dei Meshuggah e delineando corridoi sonori dalle geometrie complicate. Su di essi si organizza il growl aggressivo del cantante, che al secondo minuto e cinquantasette muta in un grido, in concomitanza con la svolta più diretta della strumentazione, che riprende però le ritmiche sincopate già incontrate unendole ai loop distorti di chitarra e ai ruggiti di Åkerfeldt in una coda bestiale che si protrae poi con il cantato sdoppiato fino alla bordata finale che chiude il pezzo. Il testo, più una macabra filastrocca piuttosto che una narrazione di senso compiuto, riguarda il tema del titolo: un esecuzione di massa, con una macabra e dettagliata descrizione degli spasmi e degli ultimi momenti di vita delle vittime; esse vengono impiccate, e presto iniziano i segni della morte che sopraggiunge ("Rope around the neck - eyes falling out slow, extreme asphyxiation - Corda intorno al collo, gli occhi cadono all'indietro lentamente, asfissia estrema.") descritte in maniera analitica e con distacco crudele, come da tradizione dei testi Death. Si continua con rime dal gusto gore, inscenando una cantilena malvagia che celebra la morte degli sfortunati protagonisti del pezzo, con toni quasi deliranti come nella rima Mass strangulation, hysteric conjuration - Strangolamento di massa, congiura isterica.". Troviamo quindi il gusto Gore dei nostri legato più al voler seguire il filone old-school anche negli aspetti tematici riproposti nella maniera maligna e grossolana delle origini, piuttosto che ad una complicata volontà narrativa. "Death Delirium - Delirio Della Morte"  ci accoglie con assoli insolitamente più epici e classicheggianti, i quali instaurano una duratura atmosfera ammaliante e sinistra, come da colonna sonora e dal gusto molto anni ottanta; ma presto la violenza esplode in un rifting a tornante e in un drumming pestato e dritto, riportando il tutto su coordinate ben più familiari. Si prosegue quindi con la tempesta sonora in tremolo, riportando però al quarantaquattresimo secondo la velocità su ritmi più controllati, riprendendo anche gli assoli melodici e struggenti in un movimento che si mostra già mutevole e giocato sull'alternanza dei due motivi qui delineati. Non sorprende quindi il fatto che subito dopo torna il rifting veloce e violento con doppia cassa a supporto, sul quale i ruggiti del cantante trovano perfettamente posto; parte al minuto e dodici in concomitanza con il grido gutturale di Åkerfeldt una pausa con fraseggio controllato scolpita da colpi di batteria. Esso evolve in un loop continuato di chitarre sulle quali si staglia il drumming  incalzante e le vocals cavernose del nostro, creando una cavalcata cadenzata dal largo respiro; al minuto e trentuno un assolo da spazio poi a una serie di riff serrati come colpi di mitra, distorti  e brutali, sui quali il cantato si fa ancora più mostruoso in un clima teso ed imponente. Al minuto e trentotto si inserisce un breve assolo tecnico, dopo il quale prosegue l'andamento, facendosi però ancora più veloce ed incalzante nel suo turbine grandioso di growl, batteria e chitarra; al minuto e cinquantanove una serie di bordate di chitarra cadenzate accompagnate da un assolo stridente svolta ancora il registro con una nuova cesura tecnica. Riprende al secondo minuto e tre la cavalcata diretta, che si dilunga fino al secondo minuto e dodici, quando torna il movimento iniziale più epico e solenne, giocato sugli assoli ariosi ed imponenti delle chitarre classicheggianti; riparte poi l'alternanza ormai familiare, con vortici di chitarre e batteria e vocals in growl inumano, portando avanti la composizione che ormai già conosciamo. Al secondo minuto e quarantadue abbiamo un assolo più tecnico accompagnato da effetti di studio, che si protrae nella sua scala tecnica mentre in sottofondo abbiamo colpi cadenzati di batteria e grida inumane da parte del growl di Åkerfeldt; si crea dunque un andamento più claustrofobico, ma anche più controllato e strisciante, sul quale riprende il cantato declamante e aggressivo. L'atmosfera è ora più allucinata, e ci sorprende con un nuovo effetto "a vortice" al terzo minuto e trentotto, dopo il quale riprende la corsa spacca ossa con chitarre distorte e doppia cassa; essa dura fino al terzo minuto e cinquantuno, quando troviamo nuovamente l'andamento più melodico e controllato giocato sugli assoli come sempre. Con il quarto minuto quindi scatta di nuovo la cavalcata senza freni, sempre con gli spietati ritornelli cannibali illustrati con malvagità gutturale da Åkerfeldt; ripartono quindi gli assoli, ma al quarto minuto e ventuno torna la scala tecnica con bordate di batteria, che si converte nuovamente in un vortice dissonante che nel finale del pezzo si configura invece in un ultima mitragliata di chitarre supportata dai colpi di batteria. Torna nel testo il tema tanto caro ai nostri del folle torturatore che si compiace della sua attività, e che denigra le sue vittime descrivendo i suoi atti con piacere e devastando ogni loro speranza; "My ears are deaf to the weakened cries, Born my rapture in the final sighs, A state of mind for the killing kind, A fog of death leaving me blind - Le mie orecchie sono sorde di fronte alle grida indebolite, E' nata la mia elevazione nei singhiozzi finali, Un modo di pensare omicida, Una nebbia di morte che mi lascia cieco." stabilisce come non vi sia scampo o ragione per la sua volontà omicida annebbiata dalla follia, e come quindi il destino delle sue prede sia segnato sin dall'inizio. Nemmeno la morte è un rifugio dalle umiliazioni, dopo atti di cannibalismo seguono mutilazioni sul cadavere, trattato come un bottino da depredare ("I am laughing as your life's undone, Your body is mine to savage now as you're gone - Rido mentre la tua vita viene disfatta, Il tuo corpo è mio per depredarlo ora che sei andato.") raggiungendo il folle parossismo descrittivo che si adatta perfettamente alla mente malata narratrice. "Buried by the Dead - Sepolto Dai Mortiparte con effetto in salire che esplode in un rifting robusto e distorto supportato dalla batteria cadenzata, sul quale si inserisce il growl demoniaco di Åkerfeldt; il movimento ottenuto si ferma però all'improvviso al ventisettesimo secondo, lasciando posto ad una digressione di chitarra. Quest'ultima evolve in un fraseggio distorto e sinistro, che al trentanovesimo secondo esplode in una marcia rocciosa con vocals cavernose e cadenzate, e batteria incalzante in un andamento rituale e quasi dal gusto tribale; i ritmi poi accelerano in una corsa a doppia cassa dai giri continui di chitarra come interferenze di trasmissione, aspetto caratteristico dell'album ripetuto nei vari brani proposti. Al minuto si torna su direzioni più controllate e ritmate, con il ritorno dell'andamento serpeggiante di batteria e chitarre; al minuto e dodici parte poi una coda più incalzante e solenne con i suoi trotti di chitarra mutuati in bordate sostenute dal drumming serrato. Riparte poi la cavalcata pestata insieme ai ritornelli in growl di Åkerfeldt in un vortice trascinante; quest'ultimo si arena al minuto e quarantadue dando spazio a una serie di bordate alternate a fraseggi discordanti, in un gioco sincopato che poi prosegue sulla media velocità con il ritorno del cantato gutturale. Bisogna attendere il secondo minuto e mezzo per incontrare una nuova tendenza, con il ritorno del movimento più incalzante, sul quale si distribuiscono screaming maligni mentre prosegue con i suoi giri distorti di chitarra e con la batteria veloce e cadenzata, in un finale segnato poi da una digressione di chitarra e da un effetto come di spegnimento di un macchinario. Il testo torna con un tema finora messo da parte nell'album, ma tipico della tradizione Death e presente nel EP dei nostri, ovvero il terrore dei non morti che assalgono i vivi divorandoli; in questa variante un misterioso essere, un signore dei non morti, dona alle sue vittime (una di esse narra il testo in prima persona) un' eternità in cui sono ridotti a spettri che si nutrono delle energie ricavate dalla morte delle loro vittime; "Lord of the tomb by my side, cadaverous, dead and insane in the eye, speak a madman's prophecy - Il signore della tomba al mio fianco, cadavere, morto e pazzo nello sguardo, pronuncia una folle profezia." chiarisce il punto, mentre poi seguono descrizioni di come il corpo decada lasciando spazio allo stato di non morte, e come gli esseri orribili si preparino a predare le proprie vittime (Crawling through the soil and snow, pitch-black grave cracks up below, screams measure a timeless echo, hideous figures laugh and beckon - Strisciando tra il terreno e la neve, una tomba dall'oscurità profonda si apre da basso, le grida misurano un'eco senza tempo, figure disgustose ridono e fanno capolino."). "The Soulcollector - Il Collezionatore Di Anime" è introdotta da un rifting melodico sinistro tempestato da colpi secchi e dilatati di batteria; esso si sviluppa nei suoi giri circolari arrivando al diciottesimo secondo, dove viene introdotto il growl brutale del cantante, e dove i ritmi accelerano con doppia cassa e chitarre a sega elettrica ad intermittenza. La cavalcata infernale si prolunga cadenzata nei suoi ritornelli e con i suoi loop di chitarra, sui quali Åkerfeldt prosegue con le sue rime malvagie con una cavernosa irruenza sincopata; al cinquantaseiesimo secondo partono assoli stridenti in concomitanza con la corsa sfrenata, in un effetto dinamico supportato dalle scale metriche ottenute. Al minuto e sei però troviamo una cesura dove la composizione rallenta, lasciando spazio ad arpeggi in tremolo rocciosi che strisciano pesanti e taglienti, sottolineati dal drumming controllato e dal growl effettato in effetti mostruosi; ma il songwriting varia ancora e al minuto e mezzo s'inserisce come protagonista un tetro assolo in doppia cassa che rafforza l'atmosfera sinistra e sepolcrale del brano. Bisogna attendere una pausa con urlo effettato al minuto e quarantotto affinché i ritmi accelerino di nuovo, aprendosi in una nuova cavalcata Death devastante nelle sue chitarre distorte e discordanti, e nei colpi serrati di batteria; al secondo minuto e dieci si introduce un nuovo assolo effettato che accompagna il movimento marziale delle chitarre in una marcia aggressiva che prosegue poi con il ritorno dei ritornelli distorti di Åkerfeldt che s'intervallano con l'assolo. Al secondo minuto e quarantotto riprende al corsa energetica con drumming serrato e giri corrosivi di chitarra, lanciata a tutta velocità verso il finale, assumendo al terzo minuto e sette aperture di chitarra con fraseggi dilatati che creano movimento nella composizione; la conclusione è segnata nuovamente dagli assoli solenni che chiudono il brano concedendo spazio ad un'ultimissima bordata prima del silenzio. Il testo continua sul filone sovrannaturale orrorifico, questa volta con la narrazione in prima persona da parte di un essere che assale nei sogni le sue vittime (i riferimenti culturali, tra il Sandman evocato anche dai Metallica in "Enter Sandman", e il Freddy Krueger di Nightmare, si sprecano). Dopo aver illustrato come imprigiona nel suo regno onirico le vittime, egli continua con la classica descrizione delle torture riservate ai malcapitati che cattura ( "I will detain you, hate you and despise you, so many ways to bring you pain - Ti imprigionerò, ti odierò e disprezzerò, così tanti modi per darti dolore." ) traendo piacere sadico da esse. L’incubo quindi agisce mentre il resto del Mondo dorme, nutrendosi delle anime da lui raccolte come descritto in "Now it's time for me to murder, yet another sleeping soul. i feed upon their dreams, and then reverse them to their face - Ora è il momento per me di uccidere, un altra anima dormiente. Mi nutro dei loro sogni, e li ritorco verso di loro.", e non manca di minacciare coloro che momentaneamente riescono a bloccarlo nel sonno, promettendo di fargliela pagare al prossimo incontro. "Bathe in Blood - Bagnati Nel Sangue" parte senza indugi con un groove accattivante di rifting e cantato cadenzato dall'effetto energico e brutale; esso si dilunga nel suo loop ossessivo intervallandosi al ventiquattresimo secondo con un solenne fraseggio circolare in tremolo tempestato dalle bordate di batteria, dopo il quale riprende la corsa violenta. Al trentasettesimo minuto riprende la ritmica diretta che al quarantaseiesimo secondo assume fraseggi di chitarra ancora più corposi creando un crescendo d'intensità sonora vorticante; al cinquantacinquesimo secondo parte il ritornello con chitarre ancora più taglienti e serrate, il quale si ferma con un effetto campionato al minuto e quattro, con una digressione di chitarra dilatata e un grido gutturale. Essa dura pochi secondi, e subito dopo parte una marcia rocciosa di chitarre da tregenda sottolineata da assoli atonali in un andamento esaltante e cadenzato; al minuto e trentaquattro un assolo  segna la ripresa della cavalcata a tutta forza, tempestata da beat di batteria e dalle chitarre a sega elettrica che strutturano sinistre atmosfere. Al minuto e cinquantadue si apre un nuovo epico fraseggio più controllato ed epico, dove tornano i sinistri assoli da film horror, ai quali poi si aggiunge la doppia cassa marziale e le grida gutturali ed effettate di Åkerfeldt; un serie di bordate al secondo minuto e trentatré anticipano la ripresa della cavalcata sfrenata ed incalzante, che prosegue nei suoi giri circolari e nel suo drumming potente delineando i ritornelli del cantante con un forte dinamismo. Dopo il falso finale del terzo minuto e un quarto i toni si fanno ancora più rocciosi nelle loro chitarre ultra distorte e negli assoli stridenti che dominano il songwriting insieme al growl inumano di Åkerfeldt; più ci avviciniamo al finale, più le scale sonore si fanno aspre e combattive, in un accrescimento marziale del movimento che instaura un andamento solenne che si lancia nella conclusione con i suoi giri di melodia atonale concludendosi all'improvviso. Il testo torna sul tema dei folli maniaci, in questo caso trattando di uno particolarmente fissato con il sangue il quale organizza osceni bagni in esso, estraendolo dalle sue vittime; "Wisdom streams, endlessly fulfilling of a murder dream, night routines in the mortuary, death walks on the round unseen - Flussi di sapienza, riempimento senza fine di un sogno omicida, abitudini notturne nell'obitorio, la morte si aggira durante il turno, non vista." esprime tutta la follia del nostro, trasmessa tramite parole spesso incoerenti e più legate ad associazioni di idee, piuttosto che ad un costrutto razionale. Egli accoltella le sue vittime, innaffiandosi nel loro sangue, in un delirio omicida che non trova requie, e viene espresso in modo crudo e vivido con parole come "A bloodshot sight of gore, bursting body sprays - Una vista sanguinolenta di orrore, il corpo esplodendo schizza.". Il riferimento tematico è quindi chiaramente quello degli horror più splatter e maniacali, fonte dalla quale sia i nostri, sia in generale il Metal estremo, hanno sempre tratto. "Trail Of Insects - Scia Di Insetti" è introdotta da bordate cadenzate di batteria e chitarra, prima di esplodere in una corsa vorticante dalle chitarre dissonanti e dal drumming ossessivo; la tempesta sonora ottenuta cresce d’intensità grazie ai loop taglienti e discordanti delle chitarre, aggiungendo al quindicesimo secondo il growl cavernoso di Åkerfeldt. Al ventinovesimo secondo una cesura con bordata di chitarra lascia spazio ad un fraseggio distorto, scolpito da bordate distribuite che ne sottolineano i passaggi; esso evolve crescendo di potenza e reintroducendo le vocals in un ritornello maligno e strisciante non meno feroce delle parti più lanciate. Ancora una volta le dissonanze instaurano un clima allucinato giocato su scale alternate a cavalcate veloci e brutali, in un movimento dinamico anche se meno vario rispetto ad altri pezzi del disco; al minuto e venti riprendo le medie velocità più controllate, ma sempre feroci, che portano avanti il pezzo con le loro chitarre distorte e i battiti cadenzati di batteria, i quali fanno da sfondo per le esternazioni gutturali del cantante. Al minuto e trentasette una cesura lascia posto ad una lunga digressione di chitarra sulla quale s’instaurano assoli sinistri e solenni pieni di melodia atonale, i quali però al minuto e cinquanta esplodono in una nuova cavalcata ritmata ed incalzante creando un maggior dinamismo nella composizione. Una bordata del secondo minuto e sei  segna una nuova sessione ancora più serrata e solenne nei suoi loop di chitarra a sega elettrica e nel suo drumming veloce, scolpita come sempre dal growl tagliente ed aggressivo di Åkerfeldt; il groove di bordate riprende piede al secondo minuto e ventiquattro in un esaltante struttura imperante e marziale che prosegue con i suoi sinistri fraseggi in tremolo. Questo fino al secondo minuto e quarantadue quando un nuovo stop lascia nuovamente posto ad una digressione di chitarra sottolineata da arpeggi rocciosi e distorti, e dal growl strisciante del cantante. Al terzo minuto e ventiquattro si inseriscono in sottofondo spettrali assoli lontani come suoni nella nebbia, che contribuiscono all’ instaurarsi di un’atmosfera tetra ed ammaliante dalla forte connotazione melodica; si prosegue su queste coordinate assumendo toni sempre più ariosi ed Ambient, in un’oscura sinfonia struggente dove troviamo campionamenti vocali distorti in sottofondo, per un insolito momento “sperimentale” che chiude così il brano. Il testo è probabilmente tra i più malati in una ricca collezione di esempi: in una maniacale visione il protagonista si immedesima in un cadavere divorato dagli insetti, "assaporando" con dettagli vividi la loro attività all'interno del corpo, morendo metaforicamente insieme ad esso in una necrofila unione;  "The stench of death is foul, riot inside you, swarming around and through - Il puzzo della morte è orribile, una bolgia dentro di te, sguazzando intorno e attraverso (di te)." non risparmia la truculenza nel dare dettagli sullo stato del cadavere e tutto ciò che esso comporta, in una ricerca del grossolano e dell'orrido familiare ai cultori del Death più genuino. Si continua su queste coordinate in una spirale tematica continua che evoca un suicidio inscenato, una auto distruzione traslata su un altro, in un folle viaggio mentale senza ritorno, come espresso in frasi inquietanti come "Your skin is turning blue, i kill myself through you, i trap myself in blasphemous torture, mind decaying fast -La tua pelle diventa blu, mi uccido tramite te, mi imprigiono in una tortura blasfema, la mia mente decade velocemente ". "Like Fire - Come Fuoco"  parte con una marcia di chitarra rocciosa e granitica, tempestata alternativamente da una batteria che poi prende carica insieme ai riff ripetuti; le vocals in growl si aggiungono, sottolineate da riverberi, instaurando un ritmo trascinante e minaccioso. Al cinquantunesimo secondo i riff corposi vengono accompagnati da assoli suadenti e solenni dal gusto tecnico, i quali si sviluppano in scale claustrofobiche prima di esaurirsi con la ripresa della  scariche di chitarra taglienti e cadenzate; si prosegue quindi su questi toni in un loop costante e combattivo, il quale però al minuto e diciassette si apre a fraseggi più dilatati e dissonanti che creano un andamento più arioso ed epico. Al minuto e trentatré si cambia registro e si passa ad una veloce corsa in doppia cassa e dai giri circolari sostenuti di chitarra in tremolo, ricchi di fredda melodia atonale come nella migliore tradizione Death; il movimento ieratico si fa più dritto, ma sempre incalzante, dal minuto e sessanta continuando con i suoi suoni taglienti e rocciosi. Al secondo minuto e un quarto una cesura improvvisa lascia spazio ad assoli stridenti che creano un’atmosfera tetra, sui quali si organizzano colpi di batteria dilatati, i quali poi accelerano e proseguono fino al secondo minuto e quaranta; qui uno stop improvviso lascia posto ad un fraseggio greve di basso, il quale però ha breve durata e a sua volta segna il passaggio ad una nuova cavalcata a media velocità granitica nelle sue bordate taglienti di chitarra e nelle vocals sgolate di Åkerfeldt che ripetono il ritornello. Si continua su questa linea ossessiva nella sua marcia, rincontrando i fraseggi più dilatati verso il terzo minuto e undici; essi instaurano un forte dinamismo sonoro che rimane costante nel pezzo e trascina la composizione. Al terzo minuto e ventisei riprendono gli assoli sinistri riportando in rilevanza il lato più atmosferico e solenne del brano, accompagnati dai rullanti di batteria in crescendo; dopo una parte vocale effettata con riverbero la scena è lasciata completamente ad un fraseggio che riprende un andamento già incontrato dove il drumming strisciante si dilata in colpi secchi ed improvvisi. Si continua con una jam session quasi elegante e controllata, la quale serpeggia fino all’effetto finale di chitarra passata in studio, che si prolunga con i suoi suoni tridimensionali e acidi fino alla conclusione. Il testo riprende i toni misteriosi e sovrannaturali, presentando un essere che si definisce eterno e legato ad una continua lotta contro i cieli; può essere interpretato letteralmente e pensare al diavolo, oppure seguendo la descrizione dei massacri pensare ad un folle omicida con complessi di onnipotenza. Il primo elemento è però rafforzato dal ritorno del tema onirico presente anche in "The Soulcollector"; anche qui infatti durante il sonno avviene la caccia del mostro che preda nei sogni le sue vittime, raggiungendo però toni apocalittici ancora più ampli ed esaltati nelle declamazioni del macabro narratore. "And when they dream, that's when my spirit arise, and when they scream, a little part of them dies - E quando sognano, è il momento in cui il mio spirito sorge, e quando gridano, un piccola parte di essi muore. " ci racconta con gusto, spiegando la sua attività notturna, e poi continua ineffabile nelle sue costanti esaltazioni, come nel trionfante verso "You will never reach me, i am the darkest one, you will never heal me, a mind beyond repair - Non mi raggiungerete mai, sono l'oscuro, non mi curerete mai, una mente oltre la redenzione. ". "Cry My Name - Grida Il Mio Nome" è il brano che chiude definitivamente l’album, ed è introdotto da un epico assolo melodico ricco di struggente atmosfera e dal sapore classico, il quale si sviluppa accompagnandosi ai rulli di batteria controllati che sospingono la sezione ritmica; ad esso se ne aggiunge poi un secondo, instaurando una scala tecnica spiraleggiante che continua a dipanarsi a lungo. Improvvisamente abbiamo un (non molto inaspettato) stop dopo il quale parte un rifting veloce e tagliente con growl gutturale e batteria in doppia cassa; largo quindi a buzzsaw disturbati di chitarra e drumming serrato, riportando in carreggiata il lato violento dei nostri. La corsa ottenuta si promulga in giri circolari ancora più serrati a partire dal quarantaquattresimo secondo, incrementando la potenza del pezzo che trova apice nell’esplosione del cinquantatreesimo secondo; con essa partono una serie di fraseggi circolari che poi al minuto e tre lasciano spazio ad una marcia rocciosa spacca ossa e marziale che mette sotto tutto quello che incontra nel suo “Panzer” di chitarre taglienti. Al minuto e dieci ritroviamo scale vorticanti e allucinate , le quali si alternano con il movimento precedente in un gioco repentino di botta e risposta ben modulato; al minuto e ventitré si torna alla corsa in doppia cassa, dai riff veloci e accattivanti, la quale spinge in avanti la struttura del brano accelerando i ritmi. Ritroviamo presto dopo uno stop le scale di assoli melodici  ed epici, sui quali Åkerfeldt delinea i suoi ritornelli in growl con un effetto ammaliante; al minuto e cinquantuno le direttive cambiano ancora, e dopo una cesura parte un lungo fraseggio distorto di chitarra segnato da bordate improvvise e da esclamazioni urlate del cantante. Riprende quindi la marcia frammentata da dissonanze geometriche in un groove dal sapore più moderno che si discosta dalle coordinate old-school, soprattutto poi a partire dal secondo minuto e trentacinque con un effetto di console; esso instaura un effetto “siderale” che prosegue a lungo sfociando al secondo minuto e cinquantatre nella ripresa della melodia portante del brano grazie alle scale di chitarra in crescendo. Il songwriting non ha tregua, e al terzo minuto e tredici si rirende con al cavalcata incalzante di giri di chitarra in loop e batteria in doppia cassa; essa continua dritta lanciata verso il ritorno dei ritmi rocciosi da guerra già affrontati precedentemente, nell’ennesimo gioco di rimandi e riprese che da unità alle varie parti del pezzo. Essi s’intervallano ancora con assoli stridenti in un botta e risposta, spingendo avanti la composizione in un ritmo spezzato che si ferma al terzo minuto e cinquantotto; largo quindi di nuovo agli assoli melodici in loop, fino al ritorno dell’effetto da studio che chiude definitivamente il pezzo e il lavoro qui recensito. Il testo continua sul filone già riscontrato altre volte nell'album, unendo molti elementi già visti: l'essere che si delizia dei suoi macabri atti rivolgendosi alle vittime, le torture e le menomazioni del corpo, mondi sovrannaturali dove avviene il tutto, e dai quali non vi è scampo alcuno; "I suffocate your soul, and drain you of your lifeblood, the breathing darkness here, will make you disappear, there is no return - Soffoco la tua anima, e ti privo della linfa vitale, l'oscurità che respira qui, ti farà scomparire, non c'è ritorno." dichiara con evidente trionfo, esprimendo tutti gli elementi prima menzionati, inaugurando una serie di frasi in cui l'idea del dolore provato dalle proprie prede, lo riempie di gioia, continuando a tormentarle con frasi come "You are lost, you are entering a dead world, wherever you will turn, you will see your spirit burn, your life is over - Sei perduto, stai entrando in un mondo morto, quando ti girerai, vedrai il tuo spirito bruciare, la tua vita è finita.". L'album si chiude quindi sul segno seguito da tutto il lavoro, evocando il mondo degli horror anni ottanta più spaventosi e sanguinolenti, fatti di esseri invincibili e/o folli che rincorrono le loro vittime che non hanno scampo, nonostante tutti i loro vani sforzi.



Tirando le somme, ci troviamo davanti ad un album che riprende e rafforza molti elementi già presentati nel EP precedente, adattandoli al formato del LP trovando una maggior varietà di songwriting, pur non allontanandosi mai del tutto dalle linee guida del tributo costante e idealizzato al Death old-school svedese ed americano; si ripropone quindi quello che è al momento il suono dei Bloodbath: un Death di inizio millennio con un occhio lanciato sul passato, ma senza intenti seriosi di purezza sonora, e l’altro invece ancorato sulle tecniche da studio moderne, e sul gusto per il groove tipico delle tendenze attuali del Metal estremo. In particolare quest’ultimo è più presente, incominciando a far storcere il naso a molti puristi che da qui prenderanno le distanze dal progetto perché “traditi” nel loro ideale di old-school; come detto è una questione di prospettive; i Bloodbath vogliono si rendere omaggio ad un certo periodo con rimandi più o meno palesi ad un certo tipo di songwriting, ma vogliono farlo secondo i loro termini e senza alienare quello che è avvenuto nel frattempo, non rinunciando la dove lo desiderano ad aggiungere parti più vicine al gusto attuale, confermandosi come una band del nuovo millennio sotto tutti gli effetti. Insomma, è un po’ come vedere un remake moderno di un classico dell’horror con tutti i rimandi e le modifiche che possiamo aspettarci, con chi storcerà il naso e chi accetterà le qualità presentate per quello che sono; oggettivamente il lavoro è ben suonato e trascina l’ascoltatore senza molti fronzoli o pretese rivoluzionarie, e non possiamo chiedergli di più, dato che i partecipanti sono sempre chiari anche nelle interviste di allora rispetto a questo aspetto. Dopo la pubblicazione del disco ognuno dei componenti riprende il lavoro con le proprie band principali, accantonando momentaneamente di nuovo il super gruppo che sta però diventando sempre più qualcosa di serio e duraturo; proprio per questo Åkerfeldt, concentrato con gli Opeth, deciderà di abbandonare momentaneamente la band, sostituito da Peter Tägtgren degli Hypocrisy, il quale porterà alcuni elementi della sua band principale nel cantato e non solo dei nostri, creando il secondo lavoro "Nightmares Made Flesh", da molti considerato il migliore episodio della loro discografia, ma anche il più singolare data la line up che qui si consumerà prima del ritorno del precedente cantante.


1) Ways to the Grave          
2) So You Die
3) Mass Strangulation         
4) Death Delirium                  
5) Buried by the Dead         
6) The Soulcollector
7) Bathe in Blood     
8) Trail of Insects                   
9) Like Fire    
10) Cry My Name      

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