BLACK TIDE

Light From Above

2008 - Interscope Records

A CURA DI
WALTER ANTONIO LANOTTE
31/05/2014
TEMPO DI LETTURA:
6

Recensione

Ogni tanto, nel grande mare magnum della musica ci si può imbattere, senza grande stupore, in prodotti particolarmente poco genuini, per composizione, per attitudine o per altri motivi vari. Da navigatori piuttosto esperti quali siamo o perlomeno aspiriamo ad essere, non ci può stupire quindi la cura e la commercializzazione di un prodotto fatto su misura per vendere copie, anche se non stiamo parlando di pop; di solito sono anche le etichette discografiche che, per vendere copie in più, cercano di dirigere le varie fasi per la produzione e la distribuzione di un cd, rovinando a volte, o perlomeno rendendo meno spontaneo e più costruito, il prodotto che poi viene messo in vendita. Può essere non molto bella come cosa, specie per chi crede nella genuina attitudine di certi generi.  Eppure ciò succede, sovente e molto spesso di quanto possiamo pensare. Si pensi solo ai Lost Society, per citare un nome in maniera casuale, e alla maniacale campagna pubblicitaria per il loro album. Ma non ci perdiamo ulteriormente in chiacchiere, e mettendo per un po' da parte questi nostri pensieri e rancori sul music business, andiamo ad analizzare il primo album dei Black Tide, band statunitense nota per la giovane età dei membri e per l’aver proposto, nel primo disco, un sound ibrido fra l’Heavy/Thrash/Power Metal cercando di rielaborare tali influenze. La band ha le sue origini nel 2004, con il nome di Radio e con i fratelli Gabriel e Raul Garcia rispettivamente chitarra e voce a cui successivamente si aggiungono il secondo chitarrista Alex Nunez ed il bassista Zachary Sandler e dopo ancora l’uscita di Raul entra nel gruppo il batterista Steven Spence. Nel 2007 hanno un contratto dalla Interscope Records che ne cambia il nome in Black Tide e poi, nel 2008, esce il loro primo album “Light From Above”. Immergiamoci quindi, dopo queste piccole premesse e questi polemici pensieri nel primo disco di questa giovane band, che molte polemiche ha causato, dividendo il pubblico metal.



Il primo brano, “Shockwave” si apre con un riff un po’ stereotipato, ibrido fra un Thrash non molto potente e veloce e un Heavy abbastanza granitico, prontamente sostenuto dalla seconda chitarra che entra poco dopo, accompagnando la ritmica, con basso e batteria che seguono prontamente la struttura, proponendo delle variazioni di certo non encomiabili, ma di sicuro effetto. La voce di Garcia entra poco dopo, mostrando forse un po’ la sua giovane età ed ingenuità compositiva, con delle linee vocali non particolarmente ispirate ed a volte troppo simili anche metricamente. Ci viene narrata la storia del protagonista e del suo entusiasmo, che è come un’onda d’urto in grado di scagliarsi contro tutto, chiara metafora del divertimento di questi ragazzi. Il ritornello non è neanche particolarmente accattivante e ci mostra qualche variazione particolare fra le due chitarre che molto spesso si divertono lanciando qualche fugace assolo durante le strofe. Strutturalmente la song è semplice, con strofa e ritornello, interrotte da un riff in plettrata alternata che lascia spazio ad un ottimo assolo melodico che alza il valore di questa canzone. Il secondo brano, “Shout”, inizia subito con voce e chitarra e un riff ancora con qualche influenza Hard/Rock ed Heavy Metal con un ritmo non molto veloce sulla falsariga del primo pezzo. Anche le linee vocali sembrano molto simili, e l’approccio compositivo di strofa e ritornello è il medesimo, con gli sviluppi del primo riff e le due chitarre che si divertono con diversi intrecci melodici molto riusciti, che anche questa volta permettono alla song di rivelarsi ancor più godibile e di rompere la monotonia, molto spesso scatenata dalle vocals di Garcia ancora un po’ troppo simili. Bisogna urlare per sfogare le proprie emozioni, ed il grido stesso diventa un oggetto di sfogo per trovare il coraggio di affrontare le proprie paure, senza scappare di fronte ad esse con un comportamento non adeguato e pusillanime. Anche questa volta un assolo melodico dona godibilità alla struttura del brano, che nel finale con un riff più movimentato e con un ritmo più serrato, grazie al sostegno di un drumming più martellante. Alcune scelte lasciano qualche dubbio sulle strutture, ma comunque un brano godibile. Un arpeggio atmosferico introduce il brano successivo, “Warriors Of Time”, che poi viene armonizzato dall’altra chitarra. Con l’aggiunta del basso parte un assolo lento e non particolarmente ispirato, che dopo poco lascia spazio allo svilupparsi di un riff, mentre le linee vocali si adagiano con fugaci coretti melodici, che forse fanno storcere un po’ il naso a chi vorrebbe o si aspetterebbe qualche sfuriata in più e qualche elemento melodico in meno. Entra in scena il cantante con una prestazione non particolarmente incisiva e convincente, mentre ci narra della sua concezione sull’esistenza, che deve essere segnata dal combattere e dal lottare per i propri diritti, e per i propri obbiettivi, a costo di dover condurre queste lotte con tanta stanchezza e a volte con tanta demotivazione, che poi possono facilmente venir superate. Il riffing si segnala per essere più ispirato, e le strutture si intersecano concedendo piacevoli influenze Heavy Metal come nel ritornello, pur essendo sempre presenti quegli elementi un po’ commerciali che ne diminuiscono la portata distruttiva. Anche l’assolo spesso armonizzato, aumenta il valore del brano e mette in mostra la spiccata melodia presente all’interno delle composizioni. Il brano successivo, “Give Me A Chance”, è introdotto anch’esso da un arpeggio, che dopo poco viene arricchito prontamente dall’aggiunto di basso e batteria. La voce si sviluppa principalmente sull’arpeggio con ottime scelte stilistiche, grazie al contribuito dei cori e delle armonizzazioni che rendono la linea vocale del pezzo una delle migliori del disco. Piacevoli momenti Heavy Metal si fanno notare nel ritornello, grazie al riffing delle chitarre, che producono ritmiche particolarmente ispirate. Le chitarre spesso nel pezzo si intrecciano producendo particolari momenti melodici, accompagnando l’andamento cadenzato del brano e andando ad aggiungere melodie su melodie armonizzate. Si segnala anche un buon assolo melodico, dove i nostri ci mostrano ancora il loro intrecciare melodie su cui poi i riff si sviluppano. Il cantante ci narra di come forse ci si sente a sentirsi intrappolato in un gioco di menzogne, senza poter dimostrare chi si è al di fuori di ciò e soffrendo per tale perverso gioco. Eppure ce la farà, a non prestare attenzione alle menzogne e ad uscire da questa falsità per riprendersi se stesso. Si ritorna alla violenza sonora con “Let Me” con un riff più serrato che viene prontamente sostenuto dalla batteria e dal basso, mentre la chitarra cerca di rendere il tutto più godibile con le solite e piacevoli melodie spesso armonizzate. Poco dopo entra la voce di Garcia, che narra di qualcuno che ha trovato una persona con la quale spera di costruire un rapporto, ma quanto dovrà aspettare per realizzare questo rapporto e quanto potrebbe rivelarsi dolorosa come esperienza, attraverso i dubbi espressi dalla sua voce? Li linee vocali appaiono gradevoli, con qualche spunto migliore dei pezzi precedenti, seppur la struttura del pezzo non abbia nulla di nuovo rispetto a quanto già mostrato nel disco. Le chitarre si divertono producendo melodie e sono supportate molto bene da un drumming essenziale ma definito. Il ritornello è piuttosto cantabile ed apprezzabile e rappresenta bene le intenzioni del gruppo a livello di composizione. Un riff che sa di anni ’80 introduce il brano successivo, “Show Me The Way”, che con l’aggiunta di basso e batteria sviluppa un buon groove che quasi non ci aspettavamo dato quello che già i nostri hanno mostrato. Comunque tale contesto di violenza ottantina dura ben poco, e nel riff successivo assistiamo già ad un ammorbidimento del sound generale, e all’inserimento delle melense linee vocali del cantante, che cerca spunti melodici in ogni riff, mentre le influenze più Heavy Metal si confondono ad un vacuo contesto di modernità, in un ibrido che di certo sa come far storcere il naso a chi si aspetterebbe ben altro dalla genuinità del metal. La voce sembra spesso fuori contesto, e neanche un buon assolo melodico può far molto per risollevare il pezzo. Si cerca qualcosa, ma non si sa bene cosa, forse l’entusiasmo giovanile oppure una via che conduce alla possibilità di fare qualcosa e di poterlo dimostrare a qualcuno, mentre si insegue ciò. Il brano successivo, “Enterprise”, segue il precedente a livello di struttura, con un riff di influenze più estreme che mentre si fa strada, viene prontamente bloccato dalle solite linee vocali melodiche e da uno sviluppo del riff successivo che rappresenta un ammorbidimento del sound in generale. In ogni caso il riffing e la struttura sono comunque più consone al genere, e le ritmiche serrate rappresentano un buono spunto a livello ritmico, con un basso che a volte smette di seguire la chitarra e diventa spesso indipendente, con qualche linea che rende il brano più piacevole. Il cantante ci narra di un nichilistico sentimento di oppressione del prossimo, che poi fa inquadrare il perverso desiderio di schiavizzare l’umanità e la conseguente tirannia dal punto di vista del tiranno stesso. Il rapporto tra il voler provare nuove sensazioni al limite delle proprie facoltà mentali l’abbiamo con il brano successivo, “Live Fast Die Young”, che si apre con un riff di puro Heavy Metal che fa contenti gli ascoltatori di questo genere più oltranzisti. Bisogna effettuare tante esperienze diverse e al limite del farsi male a volte, poiché la soddisfazione personale è più forte della paura, in un clima di entusiasmo giovanile sfrenato e senza inibizione. Il riffing è serrato e mentre le chitarre sfoggiano le solite melodie riuscite, i riff si alternato tra ritmi più cadenzati e ritmi più serrati, mentre le linee vocali sono piuttosto buone e s’inseriscono abbastanza bene nel contesto generale del pezzo. Il brano successivo, “Hit The Lights” è una cover del primo pezzo registrato dei Metallica, ben fatto e con dei suoni più moderni che conferiscono un suono più granitico, ma sicuramente meno genuino rispetto al brano apparso su Kill’Em All e con delle linee vocali più melense e melodiche, che non riescono a raggiungere la bellezza tremendamente affascinante di quel Thrash primordiale negli anni ’80. Le chitarre giocano e s’intrecciano in buone melodie. L’assolo è ottimo e la melodia nelle parti armonizzate si fa molto piacevole, e l’aggiunta del wha wha conferisce un sound più genuino al contesto di violenza generale. Il rapporto tra gruppo e pubblico viene analizzato, mostrando la carica di adrenalina che vi può essere in un concerto, con tante persone che cantano a squarciagola e che sono pronte a saltare come pazzi in un clima di puro metal. Un riff abbastanza azzeccato introduce il brano successivo, "Black Abyss", con delle buone armonizzazioni che lasciano che il cantante narri con delle linee vocali un po' melense e quasi studiate per un contesto commerciale della discendenza in un abisso di malinconia che porta ad una successiva apatia dove i sentimenti non contano nulla, nè tantomeno nessun tipo di emozione. Il riffing è serrato e ben costruito, senza accelelare nè decelelare in maniera esagerata, ma mantenendosi su un ritmo cadenzato anche grazie al sostenuto drumming che appare sicuro e solido. Le strutture sono le medesime con strofa e ritornello. Anche qui, come nelle canzoni precedenti vi è una buona sezione solista che non appare scontata nè priva di gusto, donandoci diversi spunti melodici e dando al pezzo un vantaggio in più, concludendo degnamente il pezzo. Da citare un arpeggio colmo di gusto nel mezzo che rende meno noioso l'ascolto. Il brano che conclude il disco è la title-track, "Light From Above", che si apre con dei riusciti intermezzi melodici accompagnati poco dopo da basso e batteria, per poi lasciare spazio ad un nuovo riff con dei buoni slap del basso. Poco dopo è protagonista la voce di Garcia, che con un altro riff, tenta di cantare in maniera molto melodica e a tratti un po' monotona, per quanto già sentito nel disco. La struttura del brano è semplice ed è formata da strofa e ritornello. Dopo la seconda strofa un nuovo riff introduce un assolo melodico e abbastanza riuscito, spesso con armonizzazioni, prima che si scateni nuovamente la violenza sonora, con un buon drumming che tiene solida la ritmica poco incisiva. Successivamente riprendono le linee vocali, con un buon sviluppo dei riff, che verso la conclusione si fanno più Thrash, prima di riportarci all'introduzione melodica e concludere il pezzo. Il cantante ci parla di lottare per il round decisivo, con una luce simbolica che dall'alto lo guida, chiedendo ad essa di mostrarsi e di aiutarlo nella sua lotta metaforica e nel suo entusiasmo.



In conclusione, un disco che mischia, a volte sapientemente, a volte non proprio, diversi generi, risultando però con poca attitudine. Sicuramente curato nei suoni e nella composizione, dando spazio alle chitarre ma lasciando qualche momento di gloria anche a basso e batteria, non incide molto poichè la monotonia delle linee vocali e il contesto spesso melenso sul quale i brani cercano di colpire sono proprio la causa della poca cattiveria per una band che vuole fare un genere come questo. Anche il drumming solido non riesce ad essere molto convincente, poichè si tiene sempre ad un certo standard senza superarlo quasi mai; il disco è sicuramente molto valido grazie al buon lavoro chitarristico della sezione solista, piena di gusto ed attitudine che rende meno piatti i pezzi. L'album si mantiene sulla sufficienza.  Questo significa che tolta la sezione solista, vi è ben poco nelle strutture protanti e nei riff mai troppo serrati. Troppo poco per impressionare gli ascoltatori più oltranzisti e troppo poco per emergere. Possiamo anche pensare che siano un fenomeno puramente commerciale nel metal, e non sarebbero di certo i primi. Comunque le qualità tecniche ci sono e sono anche ben valorizzate, in molti tratti. Manca però l'attitudine genuina per questo genere.


1) Shockwave
2) Shout
3) Warriors of Time
4) Give Me a Chance
5) Let Me
6) Show Me the Way
7) Enterprise
8) Live Fast Die Young
9) Hit the Lights (Metallica cover)
10) Black Abyss
11) Light from Above