BLACK INSIDE

The Weigher Of Souls

2013 - Underground Symphony

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
08/01/2014
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

In un anno particolarmente prolifico per il movimento metallico tricolore non poteva mancare il classico colpo finale in grado di sorprendere fin dal primo ascolto, personalmente ho trovato tutto questo in The Weigher Of Souls, primo full-length dei napoletani Black Inside. La band nasce nel 2009 con il nucleo originario composto da: Luigi Martino (voce) Giuseppe Scherillo (chitarra) Alex Amoddio (basso) ed Enzo Arato (batteria). Il quartetto comincia a muovere i primi passi proponendo alcuni classici dei leggendari Black Sabbath in una personalissima rilettura, nel gennaio 2011 Giuseppe Pandolfi prende il posto di Scherillo, l'esigenza di una seconda chitarra per la realizzazione di brani inediti porta i Black Inside a reclutare tre mesi dopo Brian Russo (ex Aequinoctium e Midnight Madness) con questa formazione i partenopei pubblicano ad ottobre dello stesso anno l'ep Servant Of the Servants, nelle sei tracce del mini l'act mostra le proprie prerogative in un granitico heavy doom metal che partendo dalla mitica tradizione dei seventies arriva ad esplorare i sentieri più oscuri della decade successiva. Nell'autunno del 2012 dopo un'intensa attività live (caratterizzata anche dal ruolo di opening band per artisti come Blaze Bayley e Phantom X) e l'ingresso del nuovo bassista Vincenzo La Tegola, i campani tornano in studio per le registrazioni di The Weigher Of Souls, lavoro pubblicato lo scorso novembre dalla Underground Symphony e che conferma una personalità in costante ascesa. Basta ascoltare le battute iniziali dell'opener "Insomnia" per rendersene conto; aperta da un fulmineo riff la traccia irrompe con tutta la sua forza in un incedere lineare e veloce, il timbro di Luigi dosa con esperienza grinta ed armonia, l'intensità del singer raggiunge l'apice nell'ottimo refrain, il guitar work di Giuseppe e Brian è ricercato ed incisivo, i due dominano la scena nel break strumentale con un'inarrestabile serie di assoli ed armonizzazioni che sembrano provenire direttamente dagli albori della NWOBHM, nella parte finale i Black Inside trasformano il pezzo in una marcia ipnotica rallentando il ritmo, la produzione ricalca in maniera fedele gli schemi del genere con un suono energico, diretto e capace di porre in risalto l'operato di ogni componente. L'insonnia del titolo riconduce ad un odio verso gli altri che non lascia dormire in pace, il dolore ed il tormento portano il protagonista a paragonarla all'inferno. La successiva "Servant Of the Servants" si muove sui sentieri del classico doom settantiano, Vincenzo ed Enzo innalzano un muro sonoro roccioso e cadenzato, la timbrica aggressiva del frontman nelle strofe sprigiona un marcato senso di inquietudine, la sua rabbia esplode definitivamente nell'anthemico ritornello, il lavoro dei guitar players continua a stupire per l'abilità con cui riesce a fondere potenza e melodia (spesso si percepiscono echi "maideniani"). Il testo rappresenta un duro atto d'accusa nei confronti di chi striscia ai piedi dei potenti, vendendo la vita altrui per soddisfare il proprio orgoglio e la propria avidità. Un riffing schiacciasassi erige l'intro della poderosa e dinamica "Caronte", la struttura nei primi minuti prosegue sulle stesse coordinate della track precedente, attraverso un efficace aumento della velocità il gruppo dona al brano un'aura ricca di epicità ed inquietudine, caratteristica amplificata dall'intensa performance di Martino, in questa scalata emotiva è accompagnato nel refrain dall'ammaliante voce del soprano Tina Gagliotta (cantante dei Poemisia) e da trame chitarristiche pregevoli ed incisive, i campani in questo frangente offrono una magnifica prova corale destinata a diventare un cavallo di battaglia nella loro carriera. Le liriche narrano il viaggio di terrore provato dai morti trasportati dal mitologico traghettatore, la paura ed il timore di finire fuori bordo nell'Acheronte sono gli unici pensieri che ossessionano le menti di queste anime. Un titolo come "Fast As A Bullet" non può trarre in inganno... I Black Inside in centocinquantanove secondi puntano all'essenza del metal in un rapido vortice profondamente ispirato dalla lezione impartita dai precursori degli anni ottanta, la timbrica di Luigi è paragonabile ad un fiume in piena, i suoi acuti assaltano i padiglioni auricolari con grande impeto, i due axemen lo seguono in una prestazione incendiaria e vibrante. Le frasi descrivono il momento di eccitazione e tensione in un soldato prima di ogni battaglia, con la convinzione di essere un angelo della morte. Lo spirito del sabba nero prende il sopravvento nella lisergica "After The Pain", le note sinistre del basso guidano un caterpillar cadenzato equamente diviso tra impatto e rimbombanti aperture melodiche, la simbiosi tra chitarre e voce riversa un mood buio ed angosciante, un clima che cambia pelle in modo improvviso negli ultimi secondi con un ritmo tiratissimo ai confini del thrash metal. Il testo rappresenta il percorso di rinascita di un depresso che dopo esser stato a lungo incapace di provare qualunque emozione positiva, ritrova la voglia di vivere ed è pronto a cominciare una nuova vita. Uno scenario epico e battagliero prende forma nella trascinante "The Weigher Of Souls"; la title track parte in quarta tramite un combattivo riff seguito da un Martino evocativo ed ispirato, tecnica e armonia viaggiano di pari passo nelle corde dei chitarristi, l'alchimia tra i due emerge in pieno in un'articolata parte centrale marchiata a fuoco da una successione di solos ricchi di inventiva, una lenta parentesi arpeggiata conclude il brano in un'atmosfera solenne e drammatica. Le parole ruotano attorno alla mitologia egizia con al centro la lotta tra Osiride e Horus da una parte, divinità buone della luce ma molto severe coi mortali e il dio malvagio Seth dall'altra, che ha ucciso Osiride per usurparne il trono. Un ritmo simil-tribale dà il via a "Zombies Train", valido punto d'incontro tra i due volti presenti nella proposta dei Black Inside; inizialmente il combo si lancia in una frenetica cavalcata metal arricchita da un ritornello tanto aggressivo quanto melodico, col trascorrere dei minuti il pezzo mette in mostra un'abbondante dose di cattiveria spostandosi su toni cupi e minacciosi, lo schema viene ripetuto due volte confermando così la propensione dei partenopei nel creare delle composizioni dinamiche ed avvincenti. La storia narrata ha tutte le caratteristiche della sceneggiatura di un ipotetico horror movie, in un treno degli zombie senza sogni, senza speranze né futuro passano di carrozza in carrozza e rendono gli altri viaggiatori carne morta come loro. L'incipit di "20rs Old" riporta alla mente l'irresistibile irruenza di Hall Of The Mountain King dei grandissimi Savatage, oltre al consueto assalto sonoro forgiato dai musicisti la traccia pone in evidenza un cantato che a più riprese rivela una profonda vena malinconica, l'unione tra queste due componenti costituisce un punto di forza in un episodio immediato e concepito appositamente per la dimensione più congeniale per il quintetto, quella dal vivo. Il testo è incentrato sulle riflessioni di un uomo in punto di morte, nella resa ad un destino già scritto si rende conto che i sogni della gioventù non gli verranno restituiti. L'epilogo del cd è firmato dalla lunga "Getsemani Suite", oltre nove minuti che riassumono in maniera completa l'attitudine musicale e lirica dell'act; una melodia possente e tenebrosa elaborata dalle chitarre  rappresenta la base portante nella prima parte del brano, la tecnica ricopre un ruolo basilare in un continuo susseguirsi di accelerazioni e rallentamenti, Luigi con uno stile vicino a quello teatrale trasmette una tensione crescente, nella seconda parte i cinque riprendono la loro discesa nelle tenebre attraverso un andamento imponente e cadenzato, le melodie da giorno del giudizio ed un coro altisonante avvolgono il finale in un'atmosfera epica di grande effetto. Le frasi raffigurano le visioni di Gesù sul futuro, capisce che nonostante il proprio sacrificio la chiesa commetterà crimini brutali e l'umanità non si fermerà nel perpetrare nefandezze di varia natura, è arrabbiato con Dio perchè è consapevole che la sua sarà una morte inutile. The Weigher Of Souls è un lavoro che delinea ampiamente tutti i trademark dei Black Inside, il percorso artistico intrapreso dalla band non è tra i più facili; in un genere che affonda le sue radici nei primi anni settanta e con delle regole precise da seguire il rischio di sembrare ripetitivi o scontati è sempre alto ma questo non è il caso dei campani, ogni traccia presenta un'accurata ricerca stilistica ed una molteplicità di soluzioni tecnico/compositive, peculiarità fondamentali per garantire ad un album la dimensione di opera varia, compatta e coinvolgente. Resta soltanto un'ultima cosa da fare: aggiungere un nome nuovo nella lista delle realtà più interessanti fondate nel nostro paese, quello dei Black Inside.


1) Insomnia     
2) Servant Of The Servants 
3) Caronte    
4) Fast As A Bullet    
5) After The Pain    
6) The Weigher Of Souls      
7) Zombies Train    
8) 20rs Old     
9) Getsemani Suite