BEYOND DESCRIPTION

The Robotized World

2017 - Punishment 18 Records

A CURA DI
DAVIDE CILLO
23/05/2017
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Continua il sodalizio Thrash Metal Italia-sol levante targato Punishment 18 Records, dal momento che il nostro buon Corrado aveva già distribuito numerose release della sua label nel paese nipponico. Stavolta, però, la formula è differente: l'etichetta proveniente da Biella sceglie infatti di investire sui thrashers nipponici "Beyond Description" anche per "The Robotized World", come già visto per il precedente lavoro "An Elegy for Depletion" del 2013. Ma, per chi non li conoscesse, presentiamo i Beyond Description: ci troviamo in presenza di un quartetto di hardcore-thrashers vecchia scuola giapponesi, con una lunga carriera alle spalle e tanta tanta onorata esperienza sul campo. Alla voce il disponibilissimo Hideyuki Okahara, alla sei corde Yasunari Honda, al basso Yusuke Adachi e dietro le pelli Hiroshi Yoshioka. Come accennavo: pochi sanno che, quando si parla di "Beyond Description", si parla di una band con una carriera quasi trentennale alle spalle. I giapponesi debuttano infatti con la loro prima release ufficiale "2nd Demo" nel lontano 1989, un lavoro diviso in Side A e Side B che vantava 3 brani per parte, aprendosi con "Gravelly Sights" e chiudendosi con "Just Violence", in seguito ad un'eventuale prima demo che non ha mai avuto l'opportunità di giungere alle nostre orecchie. I lavori successivi sono la demo "Promo 1990", divisa sempre in due parti stavolta di due canzoni ciascuna, la "Promo 92", stavolta di sette tracce senza divisione alcuna e il primo vero e proprio EP "More Power To Your Elbow" del 1992, altro lavoro violentissimo ma soprattutto rapidissimo e comunque di una durata inferiore ad 8 minuti. Da citare, in questo percorso iniziale, uno split nel '90 insieme ad "Hated Principles", "Apryk", "T.B.C. What?" e "Sanity Assassins". Siamo in presenza di un puro Hardcore rapido e massacrante, e che non di rado strizza l'occhio ai maestri del genere che tante volte allo stesso Thrash Metal sono stati dalla critica avvicinati. Bellissimo lo split del '93 insieme agli "Excrement of War", lavoro in cui gli stessi "Beyond Description" confermavano la loro attitudine ad un sound piacevolmente grezzo e sporco, ma con una voce che nonostante le tracce vocali HC risuonava roca e senza dubbio con un certo, seppur in parte, spirito "metallaro", tramite l'utilizzo appunto di questo timbro aggressivo e tendenzialmente grave. Incredibile lo spirito di attitudine e di underground che si assapora sfogliando questo percorso discografico della band, quando ancora per molte band di nicchia i lavori in split con le altre band compagne del territorio, ma anche lontane, insieme a demo ed EP avevano la precedenza sul rilascio di un vero e proprio full length, idea che non attirava particolarmente in quanto probabilmente non si era particolarmente interessati alla fama o magari non con una particolare voglia di farsi conoscere posta dinanzi ad altri valori ed interessi, o magari per l'eventuale maggiore impegno economico che era richiesto. Nel 1995 un nuovo bellissimo EP tramite la piccolissima label nipponica Forest Records, il sette pollici "Fine Day Nostalgia", conferma questa attitudine, come i successivi split "Japan Meets Holland" con gli "Absconded" e "No One Can Pollute it" con i "Boot Down the Door". Ma, i nostri, dopo l'aggressivo e velocissimo "Calm Loving Life" (pensate, 14 tracce in appena 19 minuti), per la prima volta sottolineano la loro intensa attività live con "Live In Germany" del 1997, un cinque pollici con le tre tracce "Release, "Treason" e "Understand". Da sottolineare, sempre nel '97, la lunga compilation di tutti i precedenti lavori, 29 brani in tutto, uscita tramite l'anonima etichetta Enigmatic. Abbiamo inoltre ciò che è definibile un seguito a "Japan Meets Holland", ovvero "USA meets Japan", lavoro del '98 rilasciato insieme ai "Detestation" tramite l'etichetta olandese Wicked Witch Records. I nostri continuando ad amare lo split e a rendersi orgogliosi con il proprio spirito underground, collaborando dunque con altre band del settore: così, nei successivi anni, nascono anche le collaborazioni con "Spinebender", "Kontrovers", "Denak", "Grossmember" e i più estremi brasiliani "Desecration". Pensate, il primo full length dei ragazzi arriva dopo 12 anni di intensa attività dal giorno di fondazione della band: si tratta di "Acts of Sheer Madness", ovvero "atti di pura follia", un nome un programma insomma. Il più che convincente lavoro, rilasciato tramite Forest Records, era composto da 17 tracce per 24 minuti, e confermava il sound aggressivo e hardcore pregno di attitudine nel corso dei numerosi brani che si susseguivano rapidamente senza dare scampo alcuno all'ascoltatore. Unico particolare da sottolineare, la produzione relativamente più pulita (relativamente, appunto). I nostri continuano successivamente a dedicarsi alla formula dello split, collaborando con band come i sudamericani "Sick Terror", i "Gritos De Alerta" e infine con i "Lady! Die". Pagina speciale abbiamo l'obbligo di dedicarla allo split del 2002 intitolato "The Missing Truth/La Vostra Pazzia", uscito insieme ad una band del nostro paese, i "Kontatto", che dalla loro parte mettevano brani come "Le Vostre Guerre", "Rovina Hardcore", "Vita D'Inferno" e appunto la title track "La Vostra Pazzia". Nel 2004 abbiamo modo di scoprire il secondo album discografico della band nipponica, intitolato "A Road to A Brilliant Future".  Il lavoro, dal sarcastico titolo, mostra un uomo armato e in divisa militare, con tanto di maschera antigas, sulla Luna. Rilasciato tramite la label statunitense "Crimes Against Humanity", i quattro ragazzi non cambiavano la propria formula e restavano, prevedibilmente e com'è giusto che sia, fedeli alla propria attitudine con un lavoro di 15 brani, per la durata complessiva di 23 minuti. Dopo i lavori, sempre rilasciati tramite la formula dello split, con Jilted, Asbestos e altre rilasciati nel 2005, ritroviamo per la prima volta sei anni di pausa discografica per i nostri, pausa che dal momento del ritorno, il 2011, vedrà i "Beyond Description" rilasciare esclusivamente dei full-length. Ecco così "Proof of the Truth", terzo album dei giapponesi, rilasciato sempre tramite la "Crimes Against Humanity". In questo lavoro abbiamo ritrovato anche, per la prima volta, un importante cambio di sound: composto da 9 tracce per 20 minuti, il lavoro mostrava una più potente e pulita (forse troppo) produzione moderna, oltre ad una musicalità assolutamente più metallara e con, addirittura, brevi e autentici frangenti musicali dalla funzionalità melodica all'interno. Il lavoro, che dunque aveva visto anche un relativo aumento nella durata media delle tracce, trova un seguito due anni dopo con "An Elegy for Depletion", lavoro del 2013 proprio rilasciato tramite la nostra Punishment 18 Records. Full-length di 11 tracce per 27 minuti, il bellissimo lavoro supera in termini di qualità il precedente grazie al ritorno ad un sound più aggressivo, tagliente e sporco, grazie ai classici brani serrati e rapidi che non intendono lasciare scampo alcuno all'ascoltatore. Arriviamo dunque all'album protagonista della recensione odierna, "The Robotized World" del 2017, rilasciato come detto tramite Punishment. Della durata di 27 minuti e composto da 12 tracce, il lavoro mostra anche un certo cambiamento di filosofia: premettendo che la produzione resta, seppur con qualche limite come avremo modo di dire, convincente, c'è un investimento importante. La copertina è infatti realizzata dal maestro dell'artwork Thrash Metal Ed Repka e, per capire perché ritengo questa cosa un cambiamento di filosofia rispetto ai lavori "di nicchia" della prima metà di carriera dei nipponici, è necessario descrivere come funziona una collaborazione con il maestro delle copertine new yorkese. Si tratta infatti di un investimento economico rilevante, ma estremamente intelligente e che, com'è giusto che sia, dona una certa visibilità al lavoro stesso collocando la band in un settore e in un filone musicale ben determinati e che certamente portano una importante mole di nuovi ascoltatori. Dopo aver descritto la propria idea della cover ad Ed, i nostri hanno atteso una bozza tramite e-mail, una bozza che hanno dovuto confermare oppure migliorare secondo le proprie idee e aspettative, confrontandosi con Repka chiaramente disponibilissimo ad esprimere le proprie opinioni ed eventuali perplessità su quanto proposto dalla band, in questo caso dai giapponesi. A quel punto, una volta definita la bozza e l'idea effettiva, si arriva alla "lunga" e "trepidante" attesa che porta la band a conoscere quella che sarà, effettivamente, la cover del proprio lavoro. Bellissima, la andremo a descrivere accuratamente in fase di chiusura della nostra recensione. I "Beyond Description" si aggiungono dunque alla lunga lista di band targate Punishment con una cover di Repka, grazie alla collaborazione esistente fra lo stesso artista e il nostro Corrado: abbiamo infatti in tal senso visto "Hyades", "Ultra-Violence", "Burning Nitrum", "Mad Maze" e non solo. Penso sia oramai chiaro che, quando si parla di "Beyond Description", si parla di una band che alla propria lunga e intensa esperienza discografica ha aggiunto una onorata e quasi trentennale esperienza live, in numerose serate underground e praticamente sempre condividendo il palco con band del proprio settore, quello perlopiù Hardcore e, principalmente nella seconda parte di carriera ma non solo, anche con alcune a cavallo con il filone Thrash Metal. Sfogliando le foto sulla pagina Facebook della band, abbiamo modo di osservare splendide locandine nel più puro stile dell'underground Hardcore. Avendo raggiunto una certa consapevolezza sui protagonisti della recensione odierna è dunque il momento di raccontarvi, traccia per traccia, di questo "The Robotized World" del 2017, augurandovi e augurandoci che ci piaccia: che dire, buon ascolto a tutti!

Return

Apriamo le danze con "Return" (Ritorno), brano introduttivo di circa 1 minuto e trenta che ci catapulta sin da subito in quello che sarà l'intero album che ci apprestiamo ad assaporare: il pezzo infatti è veloce e aggressivo, introducendosi in maniera immediata e senza ambiente alcuno. I nostri scelgono di aprire con il più classico e violento dei riff di matrice puramente Thrash Metal, di stampo chiaramente ottantiano, con un riff che si protrarrà anche nel corso della strofa. Rispetto a quanto visto in molti lavori precedenti, non ci troviamo qui in presenza di velocità estreme ma, al contrario, per gli "standard metal", ci troviamo nella più classica delle velocità utilizzata per il thrash americano vecchia scuola. Il riff, basato su slide di power chord e alternate picking, si mantiene dunque per l'intero brano supportando anche la strofa, fungendo da base per lo scarno e piacevolmente grezzo assolo in pentatonica e, dunque, per l'intero pezzo. Un bel primo impatto davvero. I nostri, durante questa traccia, ci parlano del ritorno dei protagonisti, precedentemente spariti dal centro della scena e dello spettacolo. Questi personaggi vivono una vera e propria resurrezione, un ritorno appunto, cosa da cui deriva il nome della traccia. Ad attenderli c'è lo stage, il palco, che come quasi dotato di una vita propria attende questo fatidico momento con trepidazione. E' dunque più che possibile che i protagonisti della canzone siano gli stessi four horsemen dei Beyond Description, sebbene in proposito non vi siano elementi espliciti. Ciò che più conta è che tutto sia preparato e pronto, caldo e servito: il gran ritorno giunge, come urla il nostro Hideyuki Okahara e, come piace aggiungere a me, è giunto il momento di tanto sano Heavy Metal. La formula utilizzata in questo brano, quella di un riff passato su slide di power chord e furiosi alternate picking, avremo modo di ritrovarla in una salsa molto rapida abbondantemente nel corso del full-length, nel segno della vera tradizione di ciò che possiamo definire il filone "Thrashcore". E' di obbligo da parte nostra qualche considerazione sulla produzione: ci è possibile definirla di base abbastanza sporca, ma possiede un che di moderno e in qualche modo comunque non si mostra al nostro ascolto abbastanza tagliente e incisiva come ci si potrebbe aspettare dal genere. Non è negativa, per carità, ma questo sound sarebbe senza dubbio stato maggiormente valorizzato da un'impostazione generalmente più vecchia scuola, ideale per esprimere nel miglior modo il lato più aggressivo ed irruento dei brani.

Triumph

Bando alle ciance e passiamo ora alla seconda traccia, intitolata "Triumph" (Trionfo). Il brano, stavolta della durata di 2 minuti, possiede un intro che non lascia spazio a fraintendimenti alcuni: i nostri sono anche fan della storica band della bay-area Vio-Lence. I Vio-Lence, band proveniente da San Francisco e formatasi nel 1985, utilizzavano spesso lo stile ritmico nei riff che abbiamo modo di ritrovare anche nell'introduzione di "Triumph" e nel corso della strofa. Lavori come "Eternal Nightmare" del 1988 e "Oppressing the Masses" del '90 hanno senza dubbio alcuno avuto un'influenza importante sui thrashers dell'epoca ma spessissimo anche contemporanei, e qui ne abbiamo una testimonianza inequivocabile. Del resto, un grande chitarrista come era Phil Demmel nei bei tempi, non poteva non aver lasciato un'eredità importante e tutta da raccogliere per i suoi successori. Un'eredità raccolta da coloro che hanno amato le proprie radici musicali e che si sono voluti collocare nel genere Thrash vecchia scuola, da band come i contemporanei Lich King e centinaia d'altre. Come nella precedente traccia, i nostri certo non si mostrano fan dei cambiamenti e delle variazioni, preferendo al contrario scovare un riff vincente da proporre per l'intera durata del brano: questo è quantomeno quello che abbiamo avuto modo di ascoltare in "Return" e che nuovamente avviene durante l'ascolto di questa "Triumph", ma che rivedremo. La canzone, sicuramente più rapida e aggressiva della precedente e dunque più vicina al filone hardcore, mostra rallentamenti solo nell'altro riff che la caratterizza, quello lento e cadenzato dove il basso si fa sentire con rumorosità e prepotenza. I quattro thrashers giapponesi, o chi per loro fa da protagonista, nella parte lirica avranno l'opportunità di solcare e incendiare un nuovo percorso, un percorso che li porterà ad avere dei seguaci ai quali, cordialmente, sorrideranno con affetto. Ad ogni modo, questo percorso da seguire, potrebbe rivelarsi orchestrato da coloro che nel sistema li controllano, li tengono in pugno e ne prevedono le mosse. Come sostengono i nostri, anche se questo sentiero dovesse mostrarsi controllano da questi malvagi e pianificatori soggetti, i propri successori per loro troveranno una via per superare quest'ostacolo: è la forza del gruppo, dello spirito e dell'idea, di un unione il cui significato va oltre quello del proprio individuale destino. E' la collettività a rappresentare dunque l'unico vero e autentico concetto di forza.

Target

La successiva traccia, intitolata "Target" (Obiettivo), mostra un'ulteriore variazione nella formula utilizzata dai ragazzi: si torna infatti qui ad un sound maggiormente vicino a quello delle origini, in una traccia della durata di un minuto che, dopo aver in un primo momento proposto il riff portante su una velocità elevata ma non estrema, prende quota e velocità mostrando ritmi asfissianti e una martellante traccia di batteria. Come avrete capito, qui i nostri ragazzi tornano a sorridere a quelle radici di puro e genuinoHardcore, avvicinandosi però allo stesso tempo nelle ritmiche al sound appartenente a quelle band come i "Municipal Waste" o i "Gama Bomb" dei primi lavori. Allo stesso tempo, qui troviamo l'utilizzo opportuno, piacevole e calzante dei cori vocali, che supportano meravigliosamente la traccia di Hideyuki che davvero beneficia di questo ausilio. Nel racconto, i nostri hanno appena compreso la ragione per cui il sovrano merita di essere scalciato dal suo trono: noi infatti non siamo altro che obiettivi del suo sfruttamento, vittime del suo potere e pedine sacrificabili che vivono secondo il suo desiderio o comunque nell'ambito della sua volontà. La realtà, per la verità, è anche più triste: ogni cosa che facciamo nella nostra vita, ogni singolo istante della nostra esistenza, è da noi vissuto seguendo le regole di uno scritto da lui stabilito. Questo malvagio leader è dunque, a questo punto, da considerare il nostro nuovo obiettivo, il nostro "target" appunto, e dal momento che siamo a conoscenza di qualsiasi cosa sul suo conto la nostra vita sarà spesa e dedicata al ristabilire uno stato di giustizia, libertà e parità sociale: il suo regno finirà. Interessante anche in questo brano l'assenza dell'assolo di chitarra: le taglienti ritmiche di Yasunari Honda supportano in maniera ossessiva la strofa vocale, valorizzandone i tratti più rapidi e asfissianti anche grazie al lavoro dietro le pelli di Hiroshi Yoshioka, che qui davvero alterna frangenti dalla velocità regolare ad altri caratterizzati da un "tupa tupa" quasi estremo. Un bel lavoro davvero e da sottolineare quello del batterista, che più in avanti nel corso del full confermerà le sue straordinarie capacità. Hiroshi, infatti, non di rado coadiuva i brani con le proprie robuste e ingenti senzioni batteristiche, mai eccessive e mai sfocianti nel narcisismo, ma sempre opportune ed apprezzabili come meglio non si potrebbe: davvero possono essere orgogliosi i ragazzi giapponesi del "martellatore" del proprio gruppo!

Chase

Il nostro percorso prosegue con "Chase" (Inseguimento), il quarto brano di questo "The Robotized World". "Chase", con la durata di 2 minuti e 51 secondi, è la traccia più lunga all'interno di questo full-length: andiamo dunque a studiarla e a capirne le caratteristiche. Il riff introduttivo, innanzitutto, apre il brano in maniera progressiva non essendo né ad alta velocità né particolarmente immediato nel modo in cui si impone al nostro ascolto. E' da dire che è la prima volta in questo lavoro, fino a questo momento, che ci troviamo in presenza di un riff utilizzato ad hoc per l'introduzione. Questo momento di power chord e di cavalcate in alternate picking ci conducono tuttavia, e in men che non si dica, alla ritmica che possiamo senza dubbio definire la più rapida ed ossessiva ascoltata fino a questo momento nel full: è infatti questo il momento della strofa, dove il cantato di Hideyuki si fa rapido e aggressivo, e tornano obbligati i paragoni con "Municipal Waste" e compagne. Una precisazione tuttavia: dobbiamo ricordare che, in seguito all'annata da cui questi ragazzi suonano, ovvero il lontano 1988, sarebbero comunque più opportuni paragoni con band della prima ondata, come i mitici "S.O.D.", la cui influenza si fa anche in gran parte sentire specie, ma non solo, nel lato vocale. Il paragone con i Municipal Waste, band ben più recente, è comunque a mia opinione estremamente opportuno a causa della somiglianza di numerose caratteristiche ritmiche. La traccia è sicuramente la più varia fino a questo momento, mostrando due riff oltre quello portante della strofa: c'è infatti una gustosa sezione mid-tempo dopo la strofa, un momento di ritmiche a sé senza canto alcuno destinate a far assaporare il vero sapore del Thrash al fortunato ascoltatore. Nel brano si racconta di un uomo spaventato che riesce a prendere il controllo del suo cavallo, che era altrettanto terrorizzato, (forse il medesimo cavallo della copertina?), per dedicarsi al caricare i propri nemici. L'uomo dunque si getta contro i suoi avversari come una freccia infuocata, procedendo scatenato e infermabile verso i propri avversari. Una volta che lo schieramento avversario si farà vicino, il protagonista pensa tra sé, qualora gli antagonisti dovessero cercare di scappare, li inseguirò fino alla fine del mondo: da qui il titolo della traccia, "Chase", inseguimento appunto. Un inseguimento che, come potremmo immaginare, avviene da parte di una vittima disperata, una vittima a cui è stato sottratto tutto da parte dei propri nemici, magari anche la propria famiglia: solo colui che è in preda alla disperazione, dopotutto, inseguirebbe i propri avversari in ogni dove.

Journey

Giungiamo a "Journey" (Viaggio), brano che conferma ancora una volta la tradizione della band, che troveremo anche nel corso di quest'intero album, allo scegliere per le proprie tracce titoli composti da una sola parola. Questa "Journey", che sempre non tocca i 3 minuti, vede il ritorno della formula mono riff fra intro e strofa: sono i medesimi e consueti power chord a supportare infatti sia l'intro che la parte cantata, fino alla stravagante variazione post strofa. Estremamente interessante questa parte: assistiamo infatti ad una sorta di "strofa parte 2", più aggressiva e veloce, poi seguita da una furiosa serie di straordinari riff taglienti, incisivi ed esclusivamente strumentali. Per la prima volta non siamo in presenza di una canzone con una struttura "quadrata", "ordinata" e "ciclica", ma al contrario ascoltiamo una composizione che potremmo quasi definire "alla Mustaine". Colpisce, anche in questo caso, la mancanza di un assolo di chitarra, mancanza di cui tuttavia non si sente assolutamente il peso. Al contrario, riflettendoci e con un po' di immaginazione potremmo convenire che spesso, in presenza di un assolo di chitarra, la "ratio" dietro i brani di questa band sarebbe dannosamente alterata. Il pezzo, dopo i frangenti strumentali, ritorna nel finale alla furiosa voce del vocalist Hideyuki. In questi 2 minuti e 40 i nostri ci raccontano che è giunto il tempo per un viaggio, un viaggio che ci porterà verso reami nuovi e sconosciuti. Prima dell'imbarcazione, è importante sottolineare come chiunque sia il benvenuto: anzi, più si è, meglio è! Armi e bagagli, "è dunque tempo di salpare", sostengono i nostri. Difficile contenere l'eccitazione. Difficile contenere i nostri cuori, in sospeso per ciò che vedremo e scopriremo. Qualunque cosa succeda, "qualunque", sostengono i protagonisti, noi ci spingeremo in avanti. Sempre. Senza sosta. E non importa quali guai ci attenderanno. Molto emozionanti bisogna dire le liriche di questa traccia, ma allo stesso modo anche il brano possiede caratteristiche uniche. Del resto anche un viaggio può essere breve, non servono tracce colossal da 20 minuti, e questo è ciò che i ragazzi nipponici ci raccontano in ogni frangente dei loro lavori.

Sourmount

Abbiamo il piacere di continuare il nostro percorso con "Sourmount" (Sormontare), dove avviene l'inaspettabile: una lunga e melodica introduzione arpeggiata, con tanto di assolo di accompagnamento della sei corde di Yasunari. E' davvero godibile ed apprezzare la scelta di porre questo momento di stop dai momenti aggressivi ed ossessivi del full-length, dal momento che nei 12-13 minuti ascoltati fino ad adesso non ci si era fermati neanche per un istante di respiro, come del resto è giusto che sia. Questa parte si protrae per quaranta secondi circa e, in un clima esclusivamente strumentale, l'unica cosa che coadiuva questi momenti è la batteria di accompagnamento e, negli ultimi momenti, l'ingresso della distorsione di chitarra. Brutale il cambiamento di clima, i nostri tornano in men che non si dica alle furiose e aggressive ritmiche di batteria, con la batteria che in alcuni frangenti diviene quasi un autentico "blast". Siamo nel pieno della furia hardcore, la tempesta dopo la calma come si potrebbe dire. I nostri, tuttavia, si evolvono e in brevi frangenti della canzone ritornano a proporre e sottolineare la presenza di uno sfondo melodico dietro alla canzone tramite brevi frangenti solistici. Il vocalist qui ci racconta di come abbia deciso di tagliare ogni relazione con le persone che, invece che sostenerlo e portarlo avanti, lo trascinavano in un percorso negativo e di totale involuzione. E' un momento di vita reale e quotidiana, tangibile e per la prima volta proposto in questo album. Il nostro ci dice che, seppur questo lo dovesse portare alla più totale solitudine, non se ne importerà. "Meglio soli che mal accompagnati", dunque. Solo una regola ci sarà, e dovrà regnare sovrana: da adesso in avanti, bisognerà vivere secondo le proprie regole e quelle di nessun altro. Le proprie regole, la propria morale, e ciò che semplicemente ci sembra giusto. Senza influenza esterna alcuna. Siamo dunque in presenza di un percorso di vita, che giunge ad una maturazione ben precisa ed evidente: una maturazione condivisibile, e a cui molti di noi e voi lettori saranno giunti nel corso del proprio personale percorso.

Awareness

Di caratteristiche ben diverse la successiva "Awareness" (Consapevolezza), dove i nostri prendono la scelta di abbandonare sia frangenti melodici che estremamente aggressivi con un brano che profuma incredibilmente di Bay-Area. I nostri, dopo un'introduzione di quaranta secondi su plettrate di media velocità, ci conducono al semplice e musicale riff della strofa, dove per la prima volta i nostri mettono nella parte vocale una vera e propria linea musicata e in costante movimento. La sei corde, dal canto suo, supporta questi momenti musicali con le sue ritmiche, tutt'altro che avulse. Bellissimo, direi quasi magico, il momento del brevissimo assolo di chitarra a cui qui giungiamo, che davvero mostra una grande maturazione artistica raggiunta dai nipponici nel corso del proprio percorso discografico. Il vocalist qui narra di un uomo, e del comportamento che ha constatato nel suo modo di fare. Questa persona, sebbene fosse al centro del problema, si è sempre comportata come se fosse completamente estranea ad ogni situazione. Un atteggiamento irritante, sostiene Hideyuki, estremamente irritante. Ad ogni modo, nonostante ciò, ci si doveva adeguare in qualche modo al suo modo di fare per potercisi relazionare: riusciva come a trasportare le altre persone in questa sua farsa. Arrivò però il giorno in cui, tutti quanti, cominciarono a rendersi conto di quanto questa situazione fosse anormale, e di quanto si dovesse smettere di sostenerla. Così l'atteggiamento cambio, e nei suoi confronti tutti cominciarono ad agire letteralmente "agitando nell'aria i propri pugni". Con il senno di poi, dunque, talvolta anche i più spiacevoli essere umani si rendono conto di aver sbagliato ad aver assunto un atteggiamento così negativo ed ostile, tanto da aver perso anche quell'umana e naturale rispettabilità che, di natura, spetta ad ogni persona. Tornando alla parte musicale del brano, i nostri nonostante le grandi differenze musicali mostrano una somiglianza concettuale con la traccia precedente, che appunto risiede nella presenza di una musica maggiormente dotata di senso melodico. Bella davvero questa "Awareness" dunque, settimo episodio di questo "The Robotized World" della durata di due minuti e venti e decisamente convincente sia nelle tematiche che nella proposta musicale.

Steerage

I nostri proseguono poi con l'ottava traccia delle dodici che ascolteremo, intitolata "Steerage" (Governo). Interessante la conferma della svolta lirica di questa seconda parte del full-length, dove ci ritroviamo ancora una volta in presenza di coinvolgenti tematiche riguardanti le relazioni umane e il sociale, tematiche originali e assolutamente interessanti per la peculiarità con cui vengono proposte. Qui il nostro vocalist ci racconta del suo relazionarsi con una persona estremamente fiduciosa e confidente in se stessa, ciò da intendersi negativamente, al punto che questa non si astiene dal guardare gli altri con un certo atteggiamento di superiorità, cercando di controllare le altre persone ad ogni occasione utile. Nella realtà, tuttavia, si giunge alla consapevolezza che questa persona non possiede alcun potere effettivo, e che tutta questa autostima non sia supportata da alcun fatto: come mettere una persona di fronte ai propri limiti e alla propria realtà, dunque. Pur sapendo questo, tuttavia, il nostro Hideyuki racconta di come non riesca a cambiare in alcun modo questo status quo, pur essendo lui e non il soggetto molto "self confident" la persona con l'onere di scegliere quale debba essere la via per il futuro, un futuro che condurrà a molte strade. Interessantissima qui l'introduzione di una linea vocale completamente pulita, che rimpiazza la voce raschiata e rauca del cantante. Nonostante la base ritmica resti concettualmente metallara al 100%, il vocalist canta con un timbro pulito fino al momento in cui si sfocia alla violenta strofa vocale. Nonostante ciò, e nonostante quanto questo sia effettivamente interessante, la breve traccia della durata di un minuto e mezzo si caratterizza per un altro elemento: l'incredibile assolo batteristico che ricopre l'intera seconda parte della canzone. E' Hiroshi Yoshioka qui infatti il protagonista che, dopo un breve assolo dietro le pelli nel bel mezzo della strofa vocale, diventa l'unico musicista a colorare l'intero brano, con un grande lavoro di doppia cassa e con una continua serie di cambiamenti di tempo sui suoi tom: davvero ben fatto!

Escapist

Con la successiva "Escapist" (Sognatore) prosegue la nostra avventura attraverso questo full-length. Anche qui le liriche, in linea con le precedenti, si mostrano originali ed estremamente interessanti: il vocalist qui racconta dell'importanza del perseguire i propri sogni, e della determinazione che è necessaria a rendere la propria vita come la si desidera. Ciò che è più importante è il primo passo, quello spesso più importante perché richiede coraggio e intraprendenza, ma è allo stesso modo importante non fermarcisi successivamente e in alcun modo. L'auto realizzazione è estremamente importante, e il "fare" è più importante di qualsiasi parola e di qualsiasi fatiscente e roboante finta illustrazione. In conclusione, sostiene Hideyuki nella parte finale del brano, per molti (per non dire quasi sempre) non cambierà nulla e il tempo scorrerà senza portare alcun significato: riflessione finale certamente peculiare ed interessante, e che certamente si riferisce a coloro che non troveranno la forza d'animo per fare davvero ciò che desidereranno. Come potreste aver già intuito, qui siamo in presenza di un brano rapido ed aggressivo all'inverosimile con tanto di un "quasi growl" iniziale. In questa traccia ci si abbandona dunque alla furia dell'ideale, alla forza della realizzazione di esso, attraverso una scarica di furiosi alternate picking che mostrano tutta la natura più hardcore e aggressiva del quartetto proveniente dal sol levante. I cori di voce supportano la furiosa ritmica chitarristica della strofa e, tramite il furioso alternate picking e gli slide di power chord, i nostri scelgono di sfociare in un brusco rallentamento dove nuovamente la voce di Hideyuki si farà quasi "maniacale", concettualmente quasi alla "Cradle of Filth", in alcuni frangenti sfociando in un qualcosa che è a cavallo fra una malefica risata ed un classico growl tipico della scuola Death Metal. Obbligatorio successivamente il ritorno alla strofa, in un brano quadrato e dove si torna a non lasciare spazio in alcun modo alla chitarra solistica.

Impatience

Nel decimo brano, denominato "Impatience" (Impazienza), ascoltiamo un'introduzione in cui la batteria scandisce una sorta di marcia militare. Coadiuvata da un particolare ausilio chitarristico, questa criptica introduzione di cui non si comprende facilmente l'obiettivo ci condurrà nuovamente e molto presto ad una furiosa strofa vocale, con la voce del vocalist Hideyuki che torna tagliente e sul suo classico timbro medio. Qui, tuttavia, la parte cantata riveste un ruolo assolutamente secondario, in quanto in primo piano vi è non solo il lavoro dietro le pelli del batterista, ma la furiosa ritmica in alternate picking della sei corde. Vi è anche un assolo di chitarra, breve ma interessante seppur esclusivamente funzionale ad accompagnare le violenti ritmiche, nella seconda parte del brano. Bello come, in questa traccia, venga lasciato spazio praticamente a tutto e altrettanto piacevole come, nel corso del full, il batterista dimostri le sue capacità. Se la canzone si intitola "impatience", ovvero impazienza, davvero da parte nostra non ci sarà da aspettare per scoprire quanto rude e violenta sia l'autentica natura di questo episodio. La traccia ci parla di un conflitto, presente in ognuno di noi, fra ribellione e obbedienza, un conflitto facente parte della natura umana stessa e presente in ogni soggetto. Non sappiamo spesso cosa e se combattere, non sappiamo come opporci ai costumi della società, non siamo consapevoli come interagire con un articolato ma ben definito sistema che sembra non di rado aver prestabilito ogni cosa. Una traccia anche molto filosofica dunque questa decima dell'album, che più che un caso specifico riflette una situazione ben presente e ben definita nel quotidiano della nostra società.

Castle

Vi raccontiamo ora dell'undicesimo episodio, il penultimo, denominato "Castle" (Castello): è un episodio in cui per la prima volta regna il protagonismo, seppur nei primi brevi secondi, del distorto basso di Yusuke Adachi che getta a più riprese le basi del serrato riff in palm. Sembra di ascoltare il cavallo di battaglia, il piatto forte, di questo "The Robotized World": è folle e spietata infatti la serie di riff che si susseguono in rapida successione, fino a condurci alla straordinaria voce di Hideyuki che torna ad essere incredibilmente musicale e coinvolgente. In due minuti i nostri ragazzi riescono a stampare nelle nostre menti un brano assolutamente memorabile grazie ai suoi elementi: il rumoroso e distorto basso, l'indimenticabile strofa di canto che riesce nell'intento di essere aggressiva e melodica nel medesimo istante, e il furioso alternate picking chitarristico. Ci sono inoltre numerosi stop, delle vere e proprie pause di pura scuola "S.O.D." che fermano il brano prima di farlo riprendere ancora più aggressivamente e velocemente. E' un lavoro dal grande carisma e dalla grande ispirazione questo "Castle", traccia che intende condurci verso l'epilogo migliore possibile per questo full-length. Nel brano il cantante parla di un'autorità, un'autorità che si mostra enorme e insormontabile come una fortezza, così enorme da apparire, dopotutto, come un'illusione. La sua magnificenza, infatti, non è posta su basi solide, ma è al contrario fatiscente e rudimentale. E' un'autorità destinata a scomparire, dal momento che i protagonisti scateneranno l'inferno e la affosseranno non appena arriverà il momento opportuno. Un qualcosa di fragile dopotutto, un qualcosa destinato in un momento o nell'altro a crollare: proprio come un castello costruito sulla sabbia. Episodio migliore di questo full-length, mi ha convinto a causa delle sue evidenti qualità sia dal punto di vista ritmico in tutti i sensi che della scrittura della traccia vocale.

Saucer

L'epilogo di questo lavoro si intitola "Saucer" (Piattino), una brevissima traccia di epilogo che alterna un riff che strizza l'occhio alla scena Black Metal nordica ed uno di pura e grezza matrice hardcore. Siamo in presenza di una conclusione che, senza dubbio alcuno, possiamo definire sperimentale. I nostri tentano una formula mai ascoltata in precedenza, chiudendo anche lo stesso episodio con un distorto e misterioso ending arpeggiato con tanto di rintocchi di un suono campionato di campana. Curioso davvero il cantato classico e hardcore su una linea ritmica così macabra e misteriosa, come misteriosa è l'atmosfera macabra su cui rintocca il finale. Hideyuki ci narra qui che, loro, compariranno sempre dal nulla per poi sparire nel nulla, come se nulla fosse mai accaduto. Le liriche non ci aiutano dunque a sbrogliare l'alone di mistero intorno a questa traccia, sebbene l'ultima parte ci possa essere maggiormente d'aiuto. "Siamo infatti tutti quanti incoscienti del terrore che, costoro, scateneranno presto addosso a noi". Impossibile per chiunque capire a chi o a che cosa ci si riferisce, ma il funerario suono di campana dell'epilogo ci lascia intendere che ciò ci condurrà alla morte. Il brano è, ad ogni modo, piacevole ed estremamente interessante, anche a causa di queste difficilmente interpretabili caratteristiche. Può ricondurci, per l'alone di mistero che lo caratterizza specie nel finale, ad alcuni lavori come "Phobos" dei Voivod, mentre la parte ritmica più estrema e dal sound nordico potrebbe riportarci alla parte centrale di uno storico album come "Bergtatt", full-length del 1995 dei norvegesi Ulver. Sono tuttavia certo che, il lettore appassionato di Black Metal, potrà trovare somiglianze ancora più calzanti. Si sente dunque un po' di tutto in questo minuto e mezzo di brano e, dopotutto, la questione potrebbe essere estremamente soggettiva e dipendere dall'ascoltatore che si approccia a questo lavoro. E' il momento ora di trarre le conclusioni finali su questo lavoro, per poi salutarci definitivamente.

Conclusioni

Siamo in presenza di un lavoro che, tutti i thrashers amanti dell'underground, certamente apprezzeranno e non rinnegheranno. I "Beyond Description" arricchiscono infatti una scena già fertile e interessante, e che negli anni recenti aveva visto l'imporsi di altre band, come ad esempio i Fastkill, provenienti da Tokyo e autori di brani altrettanto rapidi e sanguinari, seppur con la presenza di un timbro vocale più acuto, folle e stravagante. Molto amati dai cultori anche gli Abigail, autori di un black/thrash metal amatissimo dai conoscitori, ma sono solamente due casi di una grande scena di cui davvero potremmo perderci molto a parlare. "The Robotized World" è un ottimo lavoro targato Punishment 18 Records, un lavoro dove spicca il protagonismo di tutti gli strumenti che hanno il loro momento per passare in primo piano. Non è presente infatti una sorta di "elemento secondario", qui siamo in presenza di uno spazio ben definito ma dove ognuno possiede la propria parte. A colpirmi è tuttavia lo straordinario spirito di attitudine di questi ragazzi, che davvero si percepisce ad ogni secondo di musica, uno spirito certamente non nuovo alla scena del sol levante. I "Beyond Description", dall'alto della loro esperienza quasi trentennale, sanno bene a quale filone artistico appartengono e sanno benissimo come collocarsi all'interno di esso, riuscendoci alla grande anche grazie alla straordinaria copertina di Ed Repka. Distopica in tutto e per tutto, la cover è a dir poco meravigliosa: in secondo piano, ma con un ruolo chiave, vediamo una città robotica, con palazzi estremamente moderni e tecnologici, un'architettura prevalentemente rotonda, mentre nel cielo sovrastante le case vi è una serie di U.F.O. allineati che, tramite i propri verdi laser, colpiscono queste abitazioni, trovandosi nel posizionamento come in un ben congetturato schema d'attacco. In primo piano vediamo invece un padre, spaventato, che tenta di portare in salvo sé e il suo bambino su uno stravagante e artificiale cavallo, costruito con la medesima tecnologia della retrostante città in preda alla distruzione. Gli occhi del cavallo, verde luminoso, come quello dei laser, di un verde chiaro, sono in tinta con il colore del logo della band e del titolo dell'album, in contrasto con il marrone del terreno in primo piano e con l'azzurro del cielo in secondo piano. La copertina, ad ogni modo, grazie alla scena che si impone in modo estremamente realistico, trascina con sé uno straordinario effetto evocativo difficilmente descrivibile a parole, regalandoci un impatto unico ed emozionante alla vista: Ed Repka non fallisce. Tornando alla musica, il lavoro, che si apre subito con la massima violenza nelle prime tracce, possiede un ottimo momento arpeggiato di pausa climatica con "Sourmount", sesta traccia che dunque quasi sembra dividere il lavoro in due parti di uguale contenuto. Rimangono elementi melodici nei successivi episodi, prima di sfociare in un nuovo e genuino conclusivo atto finale tutto distorsione e cattiveria. Caso a sé, tuttavia, quello dei due brani conclusivi, davvero particolari e coinvolgenti. Se dovessimo trovare una lacuna in questo lavoro direi probabilmente la produzione, che sembra quasi un "compromesso" fra vecchia scuola e moderno, non riuscendo a lasciarci completamente soddisfatti in nessuno dei due casi. Magari un paio di brani avrebbero potuto avere un paio di riff in più, ma questa è una personale soluzione stilistica che d'altra parte non possiamo non apprezzare o comunque disprezzare. Per parlarci chiaro, "The Robotized World" è un ottimo album che arricchisce la storia di un'ottima band, che con la sua onorata carriera alle spalle ha molto da raccontare ai fan del genere: cosa consiglio? Di godervi gli ultimi due lavori della band targati Punishment 18 Records, certamente fra i più rappresentativi dei Beyond. A rivederci allora, ci sentiamo al prossimo lavoro di questi quattro implacabili giapponesi: in alto le corna!

1) Return
2) Triumph
3) Target
4) Chase
5) Journey
6) Sourmount
7) Awareness
8) Steerage
9) Escapist
10) Impatience
11) Castle
12) Saucer