AYIN ALEPH

I

2008 - Invencis Limited

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
18/04/2015
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Ayin Aleph è un gruppo che, con base in Los Angeles, raccoglie in sé musicisti che hanno ben altre origini: mentre tutti gli strumentisti sono di origine francese, la cantante, pianista e tastierista è nata in Russia. Ayin Aleph non è solo il nome della band, è anche il nome d'arte della istrionica frontgirl; il significato di questo moniker va ricercato sicuramente nell'alfabeto ebraico, dato che Ayin (o Ajin) è la sedicesima lettera dell'alfabeto ebraico mentre Aleph ne è la prima. Si possono fare solamente speculazioni sul significato di questa specifica scelta: ayin è la lettera che nell'alfabeto latino (e cirillico, menzione d'obbligo se consideriamo l'origine russa della cantante) corrisponde alla "o" mentre aleph corrisponde alla "a" (in effetti si nota una similitudine con "alpha"); allo stesso tempo ayin simboleggia l'occhio (nell'alfabeto fenicio ha la stessa forma della "O" latina e deriva appunto dal geroglifico egizio a forma di occhio) che si può intendere nel senso di "onniscienza divina", mentre aleph - che deriverebbe dalla forma della testa di bue capovolta - assume un significato cabalistico molto diverso, in quanto rappresenterebbe le acque superiori e le acque inferiori divise dalla volta celeste. Starebbe a significare la fonte infinita della conoscenza divina (ricordiamo che nella Bibbia la divinità si presenta definendosi "io sono l'alfa e l'omega"); un'ennesima interpretazione potrebbe aversi, anche ispirandosi alla citazione di cui sopra, considerando che nella numerologia cabalistica aleph rappresenta l'unico, mentre ayin rappresenta la totalità e, associati così, potrebbero suonare come "il tutto e/è l'uno". Assieme a lei una formazione di tutto rispetto che vede solo francesi: Jean-Jacques Moréac alla chitarra, anche membro di Argile (Avant-Garde Death/Doom Metal) e Misanthrope (Progressive Death Metal), Anthony Scemama, altro chitarrista anche lui nei Misanthrope, Yann Costes alla batteria e Mark Mynett al basso. Queste problematiche iniziali, in ogni caso, non sono nulla in confronto a quelle che suscita l'interpretazione dell'ascolto del primo album del gruppo (pubblicato nel 2008 dalla Invencis Limited, che pare aver pubblicato materiale solo per questo gruppo), intitolato semplicemente "I", contenente circa un'ora e venti minuti di Avant-Garde Symphonic Gothic Metal: già è raro trovare cantanti femminili nell'Avant-Garde, trovarne una così è unico. Il logo della band è una spada, in verticale e con la punta verso l'alto, sulla quale si incrociano due righe col nome della band scritto in stampatello, con un font molto semplice e dal vago aspetto russo; la copertina di questo album invece ci mostra la cantante, truccata da Marilyn Monroe con tanto di parrucca bionda e neo che, sdraiata in posa sexy, è tutta circondata dalle fiamme. La realizzazione della grafica non è esattamente eccelsa, considerando anche che l'album è del 2008, e sicuramente quelle fiamme sono state tagliate ed incollate in malo modo: in realtà la foto di base era fatta anche abbastanza bene (si può scovare sul web e scoprire che anche il "set" è curato), la posa azzeccata? eppure gli elementi di fuoco sono messi male e non c'è lavoro sulle luci, contrasti e bagliori; le scritte del logo ripetute per tutta la grandezza della copertina sono esagerate e ridondanti. Ciò che ne consegue è che la grafica, a prescindere dalla scarsa realizzazione, non coglie nemmeno un po' il senso dell'album che andremo a descrivere. Tutti questi elementi, messi così, potrebbero far urlare "nonsense!" alla maggior parte di noi, se non sapessimo che in realtà questa artista ama essere sexy e, allo stesso tempo, avere una forte auto-ironia che assume i toni di un vero e proprio burlesque inteso nell'accezione originaria in cui l'elemento nudità era del tutto secondario ed eventuale rispetto al primario elemento satirico e caricaturale. Questa vena folle, satirica, ironica, ben si sposa con l'elemento Avant-Garde della proposta musicale che sembra voler fare un po' il verso alle "dive" che forse si prendono troppo sul serio.

Hamlet

L'album inizia con "Hamlet" che già dai primi secondi si presenta con un riff distorto, horror, con ritmi ipnotici quasi tribali, sul quale si inserisce una voce Gothic che sembra un sussurro sexy, molto vibrato, che però ottiene di trasmettere suspense e tensione. Tecnicamente, la voce si caratterizza per essere una voce impostata di stampo operistico che, però, viene volutamente "sfiatata" al fine di ottenere quell'effetto di "decadenza" che richiamerò molto spesso nella trattazione; in realtà è proprio questo contrasto tra bello e brutto - e le sfumature intermedie - che rende così versatile ed assolutamente personale e riconoscibile questo approccio canoro che, inutile a dirlo, caratterizza tutta l'opera. La strofa è tutto un mix di ritmi e sonorità strane, quali ci si può aspettare dalla commistione di Gothic Metal ed Avant-Garde, quando arriva il ritornello il sound si apre mettendo ancora più in risalto la voce che sfocia in una folle alternanza tra un sussurro sporco ed un trillo acuto operistico: è palese che la cantante sa cosa sta facendo e fa sfoggio di padronanza tecnica a tutto vantaggio dell'espressività della proposta musicale. La componente burlesque-operistica è il punto di forza di questa eclettica artista. La seconda parte del ritornello è un coro che evoca atmosfere da brivido a la Tim Burton: in cui il coro dà piccoli colpi articolati e la voce acuta principale risponde in legato prolungando le parole. Il testo ci presenta una creatura rapace, quasi vampiresca che, in preda alla follia, un attimo seduce ed un attimo dopo spaventa; alla ricerca della bellezza e ricchezza, costantemente ossessa dal terrore di perderla. Benché il titolo faccia riferimento all'Amleto (non si potrebbe tradurre in "paesino" perché non avrebbe senso col testo) il dramma della follia non trae origine dalla sete di vendetta, come nella celebre tragedia, ma piuttosto dall'ossessiva sete di bellezza e ricchezza cui si oppone il trascorrere inesorabile del tempo. Frase più rappresentativa è quella in cui questo essere beve oro trasformandolo in sangue, mentre il corpo giovane è descritto come una clessidra dentro la quale scorrono inesorabili i granelli di sabbia.

My Bloody Marriage

Il secondo brano è "My Bloody Marriage", che inizia con una presentazione formale in cui una voce maschile da halloween accoglie gli invitati a questo matrimonio sanguinoso, con tanto di risata malvagia. Il ritmo è un tribale, la voce è ancora un sussurro acuto che si sporca e si pulisce, l'atmosfera fa rabbrividire, la chitarra si fa incalzante con l'aumentare del ritmo e poi la strofa riparte. Horror e follia, il pezzo strumentalmente non è molto complesso eppure appare nondimeno "strano" per le atmosfere evocate: un breve intervento vocale maschile, quasi parlato, poi una parte simile con la voce della cantante che fa pensare ad un finale ed il pezzo riprende. Il sound ha un sapore francese, merito degli strumentisti immagino, ed infatti ricorda le atmosfere horror-ironiche dei Notre Dame. Il testo descrive il sanguinoso matrimonio tra una sposa veneziana (ed immagino che si riferisca alla Venezia rinascimentale dagli abiti sontuosi) che sposa dei diavoli malvagi in una Venezia grigia i cui canali sono pieni di cadaveri galleggianti, un caos di suoni e colori, una rottura della divina armonia per mezzo dell'umanità urlante e sofferente; nel contrasto tra i canali pieni di corpi in decomposizione e gli abiti sontuosi, i profumi inebrianti del matrimonio. Anche nel testo emerge preponderante questa ricerca del contrasto tra bello e brutto che giocano tra loro, interagiscono destabilizzando l'ascoltatore, propongono scenari surreali in cui spesso è facile confondere ciò che dovrebbe essere "bello" e ciò che dovrebbe invece essere "brutto"; si sovvertono i valori in un certo senso. Questo approccio surreale è un altro elemento che ben si sposa (mi sarà concesso il termine dato il testo) con l'Avant-Garde.

Aleph

Il successivo "Aleph" segna un cambio di feeling, inizia con un parlato della cantante, declamato dall'incedere mistico, in svedese, che fa pensare all'incantesimo di una strega; prosegue con pianoforte Gothic ed una voce vellutata, sempre un sussurro sfiatato. Successivamente alla delicatezza del pianoforte, l'irruzione del sound dei precedenti pezzi forse ancora più pesante per merito del riff massiccio di chitarra cadenzato e con finale fischiato, quasi da Death Metal; nella parte centrale torna il cantato con pianoforte da accompagnamento, in una folle pantomima della musica colta da camera riesce ad essere folle e sublime. La voce è più incisiva, grattata come se fosse una voce rauca da diva di Holliwood decadente, i preziosismi vocali - trilli e vibrati, arabeschi, acuti e salti improbabili - si accompagnano ad una voce sfiatata e rauca che a volte è decadente, altre parodistica; un susseguirsi di botta e risposta in cui il bello ed il brutto duettano, si alternano e giocano tra loro. Finale con clavicembalo barocco, tipicamente francese, seguito da esplosione sonora da Metal estremo è l'apogeo della follia più pacchiana e ricercata. Il testo racconta l'ennesima follia, un angelo caduto in un mondo in cui il vento soffia latte rosso, agonia e sinfonia, ricerca di morte e felicità, assassinio e passione, sono i temi che si alternano, senza uno schema ed una trama precisi, in questo tripudio della follia; contraddizione eppure precisa definizione della sfrenata, quanto dissennata, voglia di vivere attraverso la ricerca della morte soddisfacendo la passione. Il sangue è un elemento che torna spesso nei testi. Dato il titolo del brano ci si aspetterebbe di trovare una soluzione al problema interpretativo di cui ad inizio trattazione, eppure gli spunti offerti dal testo sono così pochi che aprirebbero solo la porta ad ulteriori speculazioni che non sarebbe il caso di concedersi; sta di fatto che il personaggio protagonista (in prima persona) è un'entità che potrebbe avere i caratteri del divino, nella maniera in cui sembra capace di determinare ciò che le accade intorno, plasmando il mondo attorno a lei ed avendo un controllo indeterminato anche sugli altri; tale tipo di interpretazione sembrerebbe voler avvalorare l'ipotesi dell'accezione divina, con riferimento all'apha (ed omega).

Grey Ashes

Il quarto brano è "Grey Ashes", esplosione sonora di Gothic Death Metal, ritmi sostenuti, un clavicembalo si inserisce in questo sound: un tripudio! La voce è ritmicamente complessa, tempi dispari ed interpretazione davvero notevole, pause improbabili nella voce, ed anche negli strumenti, spiazzano l'ascoltatore catturandone l'attenzione. Col ritornello il sound si apre, si torna a ritmi più convenzionali e la voce si fa seducente, ammaliante, ed il pianoforte sostituisce il clavicembalo. Il sapore è gotico, il sound è da Death Metal e le successive strofa sono un avvicendarsi di melodie con la costante massiccia dei riff pesanti, che arrivano e se ne vanno via. La batteria è insistente col rullante, aumenta il ritmo in un crescendo di folle passione. Il testo è la seducente passione che questa donna prova per un corpo appena bruciato, le cui ceneri volano via dalla finestra, morbosa passione in cui questa amante desidera che il proprio spirito voli via con la cenere di quel corpo che ricopre di baci; il corpo di una persona malvagia che dormiva con le streghe e distruggeva le vite altrui. Incalzanti dissonanze e testo morbosamente necrofilo. Anche in questo testo vi è una sovversione di valori, in questo caso dal sapore quasi romantico dal momento in cui anche un evento quale la morte può generare una forma d'amore, seppure morboso e deviato.

Butterfly

"Butterfly", pezzo successivo, inizia come una ballad e si sente il pianoforte romantico, quasi natalizio, ed alcuni disturbi di sottofondo fanno immaginare una platea in ascolto perché il pezzo ha una certa natura da live, sembra quella parte struggente di un film in cui la diva decaduta ha l'ultima gloria di una struggente canzone di commiato col pubblico che l'ha tanto amata. Quando inizia a cantare, con la voce sussurrata che abbiamo apprezzato fino ad ora, il pianoforte è sostituito da un arpeggio di chitarra in clean, e poi l'esplosione sonora. Nonostante le forti sonorità il pezzo riesce a mantenere il feeling da ballad struggente e seducente? il merito è del pianoforte che spesso è da solo e funge da intermezzo tra una parte e l'altra, ciò che colpisce sono i climax dati dal crescendo esplosivo strumentale che poi porta, a metà pezzo, ad un vero e proprio assolo di chitarra in stile Rock ballad - che ci conferma che stiamo ascoltando davvero una ballad! - i toni cambiano sempre e si passa da una sonorità incisiva, pestata, con trilli vibrati da casa infestata fai fantasmi, a sonorità più pacate da ballad; finisce con fare seducente e voce accompagnata da pianoforte. Il testo è ammiccante, provocante, inizia parlando del senso del bello, della nudità, invita l'ascoltatore a spogliarsi e donarle piacere, una principessa di ghiaccio creata dal nostro desiderio ed un desiderio di dolorosa passione carnale, una schiava d'amore che soffre e gode della passione.

Bridge

"Bridge" è il sesto brano, ed è un bridge a tutti gli effetti dato che consiste in 40 secondi di intermezzo, un coro che ansima a ritmo accompagna una voce che intona - forse con timbro più pulito rispetto ai precedenti brani - un'esortazione alla tranquillità e pace, che diventa agghiacciante quando descrive la morte danzante che inevitabilmente colpisce l'amore stesso distruggendo ogni felicità. Questo brano fa rabbrividire: è macabro, cinico eppure così carico di struggente poesia.

Valpurgis Night

La settima è "Valpurgis Night", nome mutuato dalla celebre festività nordeuropea dei primi di maggio, la festa della primavera in cui la tradizione vuole che le streghe escono per danzare in onore della luna piena. Riff stoppati, groove, voce acuta e quasi da vecchia strega, acuti a fine frase per rendere orrorifica l'atmosfera, ci sono delle parti in cui la voce diventa quasi da Black Metal, in cui una voce da strega malvagia racconta di rituali demoniaci. Il pezzo non si discosta molto dalle atmosfere del secondo brano e non risulta vincente perché la particolarità della voce cattivissima non viene sfruttata appieno (avrebbero potuto inserire atmosfere Black per risaltarla) e quindi si spreca parzialmente. Il testo tratta, appunto, della celebrazione della luna e di come questa strega si prepara a viverla: salti di gioia sfrenata, vino ottenuto dalle lacrime di demoni, ancora l'immaginario delle lacrime di sangue che scorrono blu dal volto; l'immaginario della regina di ghiaccio che invita il mondo, depresso e frustrato, a passare una notte di euforica depravazione nella foresta. La figura della Regina di Ghiaccio ritorna in diversi testi, rende l'immaginario di una stregoneria pagana - quasi folkloristica che si oppone al classico modello di horror in stile Halloween - ed è proprio questa Regina che invita la gente a partecipare a questa festa rituale. Che venga inteso nell'accezione pagana, in stile wicca, o che venga intesa come stregoneria a finalità horror questi scenari rimangono pur sempre evocativi.

Sebastian's Prayer

La successiva è "Sebastian's Prayer", la formula è quella dei precedenti pezzi più ispirati dove le cadenze dei riff pesanti sono impreziosite dal pianoforte, la pronuncia inglese assume un accento più tipicamente russo; in effetti il culto di San Sebastiano è piuttosto radicato nella fede ortodossa che, seppur non condividendo il fatto che sia la Chiesa a sancire la santificazione (pensando piuttosto che "santo" sia chiunque venga ammesso alla gloria divina dopo la morte), dichiara la "glorificazione" di determinate persone (spesso martiri, come San Sebastiano appunto) già oggetto di culto popolare il quale, sulla base della concezione per la quale ad uno spirito santo corrisponde un corpo santo, venerano come reliquie il corpo di determinati santi coi attribuiscono capacità miracolose. Musicalmente il brano assume più toni Gothic, struggente e sofferente, pianoforte al primo posto, arpeggi in chitarra clean, crescendo sonori mai troppo forti. Nel ritornello possiamo sentire un coro in cui la voce corale è perfettamente pulita, la prima volta che avviene fino ad ora, mentre la voce in primo piano è la voce sporca e molto vibrata apprezzata finora. Dopo il ritornello a metà brano la voce assume toni più strani, quasi di mistica follia; il feeling del tutto rimane sembra molto delicato a parte qualche exploit, anche in questo brano c'è spazio per uno struggente assolo di chitarra in stile ballad Rock: è stupendo come il pezzo possa essere folle e romantico in modo così versatile eppure così coerente. Il testo non è molto chiaro (intenzionalmente ritengo) e descrive in modo confuso delle sensazioni poco contestualizzate, l'unico riferimento è il titolo: San Sebastiano era, secondo la tradizione, un soldato romano martirizzato per aver proclamato la propria fede cristiana. In una prima occasione Diocleziano, avendo appreso che Sebastiano fosse cattolico, si sentì tradito e dunque ordinò che venisse legato ad un palo e che venissero scagliate delle frecce al suo corpo nudo; quando l'impietoso supplizio ebbe termine una donna, accorsa a prendere la salma, notò che era ancora vivo per miracolo e dunque ne guarì le ferite. Successivamente Sebastiano, nonostante sapesse di andare incontro a morte certa, si recò alla corte di Diocleziano per proclamare la propria vede, ottenendo di essere flagellato a morte. Nel testo ci sono dei riferimenti alla nudità, al tradimento, a grida e sangue che scorre sul volto, allo sguardo di estasi (forse estasi da martirio?).

Army of Love

"Army of Love" è il nono pezzo, siamo quasi a metà dell'opera e ne vogliamo ancora! Il pezzo inizia con una frase declamata (in un italiano rinascimentale dal forte accento straniero) e poi un arpeggio di chitarra dal sapore latino-rinascimentale, spiazza subito. La voce resta molto espressiva, sensuale, il pezzo prende ritmo e sembra diventare un riff alla Rammstein, poi si spegne di nuovo e ritorna calmo. Il ritornello ci fa sentire ancora i cori di sospiri, ed una voce da parodia operistica, ma dura poco e ritornano le atmosfere rilassate, piccolissimo intermezzo quasi da Funeral Doom e ritorna il riff incalzante quasi da industrial sul quale si sovrappone un assolo melodico di chitarra che segue la melodia di voce. Il pezzo si spegne e riaccende, la voce è un trillo parodistico o un sussurro roco, versatile ed imprevedibile, gli assoli strumentali sono almeno tre, tutti diversi come stile, sul finale si apprezza un piccolo intervento di contrabbasso ed una parte con violoncello, man mano che va avanti il pezzo riprende i caratteri rinascimentali coi quali è iniziato. L'armata di cui parla il testo è composta da giganti che amano lottare, una lotta in cui si vince e si perde tutto, una lotta di desideri carnali fatti di violenza e bisogni; la frase più poetica si traduce in "ogni forte desiderio è sempre folle". L'elemento della follia, assieme al richiamo del sangue in quasi ogni testo, sono i più ricorrenti. La frase con la quale inizia il testo sembra essere stata concepita da un poeta maledetto (ed in un certo senso questa artista rientrerebbe a perfezione in quel contesto di dissolutezza satirica e colta) e si può tradurre in questo modo: "La primavera, come il vestito di un immigrante, è stata sicuramente fatta senza amore", frase poetica che potrebbe trovare interpretazione nel fatto che la primavera è comunque un fenomeno in cui la natura sboccia all'improvviso, gli alberi si adornano di foglie e fiori ma, evidentemente, questa fretta che ha affascinato molti altri poeti, in questo caso viene colta come una produzione frettolosa e senza l'amore che invece sarebbe espressione di un processo più lento; amore che in questo testo viene descritto piuttosto come un'armata.

My Bloody Marriage II

Il decimo pezzo si chiama "My Bloody Marriage II", inizia con un arpeggio che viene subito sostituito dal pianoforte e da un basso molto presente e poetico, esplosione sonora e sentiamo subito lo stesso ritornello che abbiamo ascoltato col secondo brano. Il ritornello è identico la ma strofa cambia ed è suonata in chiave soft con pianoforte e violoncello d'accompagnamento, la voce più delicata; molto particolare questa scelta di riproporre il pezzo appena dopo la metà dell'album, la seconda parte del brano diventa drammatica ma riprende subito il ritornello vincente del pezzo, è un motivetto che si incolla in testa. Il testo è lo stesso, anche se la strofa è cantata in modo alternativo.

The Purchase of the Cathedral

Il successivo è "The Purchase of the Cathedral", inizia con delle campane di chiesa ed un lugubre organo (quasi da Limbonic Art, questo album continua a sorprendere anche dopo un'ora), si trasforma quando la voce da diva decaduta accompagnata da piano, descrive un'atmosfera da paura, il pezzo ha un pathos notevole, poi una parte strumentale tipicamente horror, perfetta colonna sonora di Halloween e in cui un coro di "uh uh uh uh" spettrale si alterna alla voce acuta e terrorizzata. Ecco che, quando meno ce l'aspettiamo, arriva un riff a plettrata alternata da Black Metal che avremmo così tanto desiderato in precedenza, ma è una breve perla che dura qualche secondo e lascia il post alla diva di cui sopra. Drammatico, sublime. Il testo dipinge una cittadina spettrale, lupi affamati che bramano la carne della protagonista, questa volta il sangue è di colore verde ed accompagnano la morte, il cielo si denuda mentre altro sangue sgorga, e dunque la protagonista compra una cattedrale per poter morire nella bellezza e circondata da regalità, da una massa di ricchi aristocratici, per comprare una nuova vita eterna. Il pezzo si conclude con altri rintocchi di campane, questa volta a morte.

Black Roses

Dodicesimo brano, "Black Roses", ha un incipit tra gotico e neoclassico, con pianoforte e contrabbasso ritmico, tempo allegretto, una creatività sbalorditiva considerando anche la durata raggiunta fino ad ora. Brevissima esplosione distorta, poi la pace e voce soft, altra esplosione e la voce continua a cantare, è seducente, quasi schernisce l'ascoltatore? ad un certo punto la chitarra si fa quasi Nu Metal con un pizzicato insistente clean, poi altra distorsione. In questo pezzo ne esce vincente anche la chitarra, i giochi ritmici di batteria e basso si fanno sentire e riescono anche a rubare la scena alla voce, una voce che a volte sembra quasi da bambina demente e capricciosa. Il cantato è un rantolo sofferente o una filastrocca capricciosa, creativa ed espressiva, è molto difficile. Le rose nere, in questo testo, sono sparse sul letto in cui giace il corpo della protagonista che, con le labbra rosse e morente; interrogativi esistenziali, sconnessi del tipo "dov'è il regno dell'amore? Chi è la fonte delle mie bugie? Il mio futuro è scritto lontano lassù?" e quindi qualcuno che cerca di destare la donna viene poi usato da questa che, con un bacio, succhia da lui il tempo che poi scorre in essa sotto forma di vino; lo seduce, lo schernisce quando ormai è una preda indifesa.

(ghost track)

Il tredicesimo pezzo non ha titolo, consiste in quattro secondi di silenzio.

Es Muss Sein

Inizia quindi "Es Muss Sein", i toni sono molto simili a quelli del pezzo precedente, drammatici e da diva decadente, una Jessica Rabbit à la Tim Burton, seduttrice decadente, un cadavere pieno di vita. Il pezzo prende vita con un coro ritmato, voci eteree che ripetono litanie, a sorpresa un riff in stile Djent: massiccio, grosso, pesante; si spegne di colpo e riprende il pianoforte e la diva ha l'attenzione totale. Il pezzo si evolve e lo stesso motivetto viene riproposto in diversi stili, fa piacere notare come cambia pur conservando la melodia principale. In alcuni passaggi è da Death/Gothic Metal, bello pesante. Il titolo significa "deve essere", il testo è profondo e scritto con una metrica differente dagli altri, si interroga su chi possa mai sapere quale sorte avrà lo spirito nel Paradiso, se qualcuno là possa accorgersi della nostra morte; il lato Gothic emerge quando immagina che vi siano dai cani famelici in attesa di violentare la sua anima. Questo testo, a differenza degli altri, non appare cinico ma in questo caso la morte non è una felice nuova vita, ma è la fine di un'esistenza venale e priva di significato che, per grazia di Dio, scolpirà l'amore per renderlo infinito nell'eterna morte. "Dev'essere" suona più come un "così sia", una passiva accettazione dell'ineluttabile accompagnata da una pur superficiale comprensione del suo significato e necessità.

Alcove Rhapsody

Quindicesimo brano, "Alcove Rhapsody", sembra una ballata medievale britannica, chitarra quasi celtica, ritmi malinconici scanditi da alcune parti distorte. Dopo l'intro qualche secondo di silenzio ed il pezzo che segue sembra un altro, assume un ritmo allegro, ballabile, il ritmo è coinvolgente e la chitarra è pizzicata quasi da surf rock. La proposta è quella che ci ha abituati, però a volte c'è quasi una chitarra punk cui segue una voce diversa da tutte quelle sentite fino ad ora: più aggressiva e bassa, quasi da punk/hardcore, si può sentire una parte quasi pulita, grave, che ci ricorda che stiamo pur sempre parlando di una ragazza russa dalla voce grave e potente. Il testo è sensuale, parla di baci, labbra, fianchi? è una matrona che promuove la propria vasta selezione di ragazzi, si descrive come una docile regina dei sospiri, una stella nei nostri occhi, un dolce peso che ascolta e soddisfa insolite richieste sessuali, pure incestuose. Il lato più erotico del burlesque insomma. Viene proposto un alternarsi di situazioni del tipo predatore/preda, in cui la sessualità prettamente carnale viene esaltata e la protagonista si rende predatrice e preda con lo stesso entusiasmo.

I Came

La seguente "I Came", nonostante l'ingrato doppio senso che suscita per via del precedente testo, si propone come una ballad sentimentale, innocente ed ingenua come potrebbe esserlo Marilyn Monroe. Voce tremante, delicata, un po' folle, sopra un arpeggio di chitarra distorta pochissimo, quasi da rock ballad appunto. Qualche armonico ed il pezzo prende ritmo, strumentalmente resta rock, acquisisce sempre più groove e la chitarra fischia, poi torna nei ranghi e prosegue la melodia che finalmente si sfoga in un crescendo di disperazione ed innocenza perduta. Il testo è una struggente dichiarazione d'amore, che comporta sofferenza e sacrificio, infine nel pathos rimprovera l'amato, che non ricambia, dicendogli che un giorno sarà lui quello che piangerà in silenzio, che sarà lui a cercare la sua presenza, a sentirsi solo e che, allora, anche lui capirà che vuol dire sentirsi soli.

Greed

La diciassettesima "Greed" è una canzone lunga, più di otto minuti e mezzo, spesi bene; inizia con una voce maschile modificata, come "Bloody Marriage", il pezzo parte con un sound quasi Black Metal e tutto promette davvero bene. Atmosfere melodiche si aggiungono alla distorsione, l'incedere è marziale. Poi, di colpo, il violoncello accompagna la voce delicata della cantante, scoppio sonoro ed è di nuovo il caos che dura poco e scompare. Questi continui cambi sono la caratteristica principale, si tratta di un pezzo molto malinconico, variabile e dagli spunti più differenti; si può riconoscere lo stile che ha caratterizzati i precedenti pezzi. Ciò che colpisce in questo brano è che i riff si susseguono a velocità disarmante, si passa velocemente da una cosa all'altra, il pezzo è davvero molto progressivo e variegato, non si ascolta la stessa cosa per più di dieci secondi che il sound cambia e regala qualcosa di nuovo quanto inaspettato. C'è spazio per qualche assolo di chitarra in stile Progressive Rock/Metal. Anche qui il coro etereo e spettrale, un breve intervento di una voce maschile cattiva, quasi in scream ma effettata come all'inizio del brano. Forse il pezzo dalla vena più progressive, complice la durata del brano permette agli strumentisti di esprimere meglio la propria creatività sviluppando meglio le parti proponendone diverse variazioni. Il testo racconta una caccia d'amore, in cui questi predatori di sesso si sostentano facendo l'amore come una roccia colpita dal fiume dell'ingordigia. Angeli volano in un cielo nero, scene carnali, un amore bianco nel fiume di lacrime diventa un paradiso nero; c'è un po' quell'immagine demoniaca di angelo caduto che cede alla brama di sesso. L'elemento dell'angelo caduto è importante per interpretare bene alcuni passaggi importanti, infatti c'è una parte col coro che recita "Kyriae Eleison" (dal greco antico) nella liturgia cattolica viene tradotto come "Signore pietà" eppure nella liturgia bizantina - non bisogna dimenticare l'origine russa dell'artista - assume un significato leggermente diverso: "Signore, sii benevolente"; in questo caso si può immaginare che questo angelo sia peccaminoso eppure non si penta dei propri peccati, anzi pare che prenda spunto da questi per ribadire (ed in qualche modo anche dimostrare) la propria caducità intrinseca e, per tale motivo, chiede alla divinità di guardare con benevolenza la fragilità che caratterizza questo angelo caduto, che in realtà si potrebbe identificare con l'artista, ma anche con l'uomo in generale.

The End

Si prosegue con "The End", che in realtà è il penultimo brano, pianoforte romantico di ispirazione francese, crescendo estatici, un coro di voci ansimanti scandisce il tempo ed una voce eterea e sfiatata canta le poche parole che compongono il testo di questo breve pezzo da un minuto e mezzo. Il testo è una breve dichiarazione d'amore, testo ermetico dal sapore poetico: c'è una voce che vola alto fino a leccare il cielo (l'elemento sensuale onnipresente) una caduta in cui si incontrano i rami che martoriano il corpo, e la fuga da questa sensazione erotica.

I Miss You

Il pezzo finale, il diciannovesimo, è "I Miss You". Inizia con un pianoforte lento, da musica da camera ed ecco che torna la nostra diva decadente, voce sensuale da Jessica Rabbit. Clavicembalo ed acuti tecnici con voce quasi impostata da lirica, il pezzo cattura e la melodia si incolla in testa, sensuale, spiritosa, decadente, folle! Questo pezzo è difficile da raccontarsi, è un pezzo da romanticismo alla Debussy che prende vita, si scatena grazie ad un incalzante clavicembalo barocco, la voce seducente e rauca da anni '50 è l'ennesima perla che compone questa collana di rara bellezza. Il testo è romantico, un racconto d'amore in cui l'ingenuità e la malizia si mischiano in modi strani: questa donna che si fa consapevolmente prendere in giro, che muore d'amore per un uomo, eppure si concede a molti altri, per poi affermare che nonostante ciò sente la mancanza di colui che ama. Si innamora perdutamente, nonostante sappia che ha ascoltato solo false lusinghe. Anche in quest'ultimo pezzo si consacra il personaggio della sensuale schiava d'amore, un po' ingenua, malinconica eppure piena di vita, quella che fin qui ho sempre definito una diva decadente.

Conclusioni

L'ascolto di questo album richiede una sensibilità molto particolare, non è propriamente Gothic, non è neanche esattamente Metal in molti passaggi neoclassici, la voce non è pulita né sporca, è un lavoro variegato ed in continua evoluzione. Ciò che emerge è la preponderante arte della cantante, appariscente, delicata, poliedrica, folle! Un ascolto di questo tipo si può consigliare a quei pochi che amano il Gothic ed anche l'Avant-Garde, che apprezzano i passaggi neoclassici, che godono della follia musicale; è un ascolto per pochi. La potenzialità, in realtà, è trasversale perché potrebbe essere compreso da tutti in linea teorica; eppure la componente avanguardistica lo rende un ascolto ostico, specie se non ci si approccia ad esso con le dovute premesse che, spero, questa recensione può aver ispirato nel paziente lettore. Associamenti originali ed inediti hanno dato la luce a questo album, che presenta un'artista sfacciatamente kitsch, autoironica e dissacrante, romantica sognatrice e predatrice erotica. Un burlesque musicale dai toni gotici e decadenti. L'unica pecca di questo lavoro è quello di aver espresso così tanto in un modo apprezzabile da così pochi. Degni di nota sono anche i videoclip realizzati per alcuni brani dell'album, in perfetta sintonia con quella che è la proposta sonora. Il più famoso ed apprezzato di questi ultimi è sicuramente quello di "My Bloody Marriage", nel quale è concentrato "visivamente" quel che la nostra istrionica artista è: se la grafica dell'artwork non è ben curata, come abbiamo avuto modo di vedere, il videoclip (ed i videoclip) in questione sono invece realizzati in maniera impeccabile, dai costumi alle doti recitative degli attori. Comparse, vestiti di scena, qualità interpretative, ambientazioni.. nulla è lasciato al caso, simbolo del fatto che la Nostra è un'artista a tutto campo. Non soltanto una musicista sui generis, ma anche una discreta attrice, che per nulla è intimorita dall'idea di svelare vari lati delle sue poliedriche doti artistiche. Musica, recitazione.. Ayin sembra padroneggiare discretamente ognuna di queste arti, mostrandosi genuinamente e senza fronzoli per quel che è: uno spirito libero, che non conosce catene e non segue nessuna moda, anzi. Ed è sicuramente un bene, soprattutto con i tempi che corrono, poter fare affidamento su di un'artista della sua portata.

1)
2) Hamlet
3) My Bloody Marriage
4) Aleph
5) Grey Ashes
6) Butterfly
7) Bridge
8) Valpurgis Night
9) Sebastian's Prayer
10) Army of Love
11) My Bloody Marriage II
12) The Purchase of the Cathedral
13) Black Roses
14) (ghost track)
15) Es Muss Sein
16) Alcove Rhapsody
17) I Came
18) Greed
19) The End
20) I Miss You