AXEL RUDI PELL

Circle Of The Oath

2012 - SPV/Steamhammer

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
29/03/2012
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Trent'anni di musica sotto il segno della coerenza... Giocando con la fantasia è il primo sottotitolo che mi viene in mente se penso ad un'ipotetica biografia sulla vita artistica di Axel Rudi Pell! La carriera di questo straordinario musicista è una di quelle da prendere come esempio sia per le sue indiscusse qualità tecnico/compositive sia per un'integrità d'acciaio mostrata in tutto questo tempo; nessun compromesso, nessun accenno a mode passeggere e superflue, qualsiasi cosa realizzata dal guitar hero di Bochum è stata sempre fatta in nome della forma più vera dell'heavy metal. Fin dai quattro album realizzati tra il 1984 ed il 1988 in compagnia degli storici Steeler (autentici prime movers della scena metallica tedesca) Pell ha dato ampio sfoggio di un talento inesauribile, la conferma definitiva si è avuta nel 1989 con la nascita della suo nuovo gruppo, anche lui rispettando la tradizione dei più grandi ha potuto tranquillamente chiamare questa nuova avventura semplicemente col suo nome e fu così che nacque la storia della band di Axel Rudi Pell. Una storia da ricordare considerata la totale assenza (a differenza di tanti altri,basti pensare anche a nomi altisonanti) di delusioni discografiche; ogni album inciso dagli ARP ha messo in mostra un livello constantemente alto raggiungendo picchi altissimi in lavori come Nasty Reputation (1991) Between The Walls (1994) e Black Moon Pyramid (1996) ma la lista potrebbe continuare a lungo... Chi è alla perenne ricerca di un un metal melodico influenzato in egual misura dal classico power made in Germany e dall'immortale hard rock settantiano sa bene che col chitarrista di Bochum può puntare sul sicuro! Naturalmente non si può dimenticare il grande contributo offerto dai suoi compagni di viaggio; Johnny Gioeli (vc,Hardline) Mike Terrana (bt,una serie lunghissima di collaborazioni con gente come Rage,Masterplan,Tarja,Tony MacAlpine e Artension) Ferdy Doernberg (ts,voce e leader dei Rough Silk) e Volker Krawczak (bs) sono gli elementi che costituiscono un team all stars tedesco/americano di lungo corso, infatti i primi tre pur tra mille impegni collaborano senza sosta con Axel dal 1998, il quarto è un vero e proprio veterano avendo mosso i primi passi col musicista fin dagli esordi con i sopracitati Steeler. La coesione tra i cinque album dopo album (pubblicati regolarmente ogni due anni,una precisione ammirevole) è diventata sempre più forte e gratificante portandoli ad incidere lavori eccellenti, una fantastica sequenza di titoli  inaugurata con Oceans Of Time e arrivata ai giorni nostri col nuovissimo Circle Of The Oath! Il quattordicesimo full-length del combo come da tradizione ci consegna un lotto di brani destinati ad entrare nei cuori di tutti i fans ma anche di chi non potrà mai fare a meno di sonorità più classiche, l'approccio stilistico di Pell e soci non è cambiato finora (e mai cambierà,garantito) d'altronde possono permetterselo senza problemi, parole come noia e ripetitività non hanno mai fatto parte del loro vocabolario. Il disco si apre con l'intro strumentale The Guillotine Suite poco meno di due minuti di atmosfere drammatiche e cupe, le battute iniziali sono affidate alla chitarra acustica, dopo pochi secondi il leader accompagnato dal resto della band passa all'elettrica in questa sinfonia oscura che viene interrotta dal fulmineo riff di Ghost In The Black; veloce cavalcata guidata con impeto dalla batteria di Terrana e piena di melodie affascinanti, Gioieli libera immediatamente tutta la sua grinta toccando la vetta nel maestoso refrain, sugli scudi anche il duello chitarra/tastiere tra Axel e Ferdy, una scia frenetica di virtuosismi capace di lasciare sbalordito qualsiasi ascoltatore. Run With The Wind fin dal primo ascolto si presenta come potenziale nuovo anthem nella storia dei tedeschi, anche stavolta ci troviamo di fronte ad una song diretta e lineare dominata da uno di quegli indimenticabili ritornelli che hanno sempre rappresentato uno dei numerosi trademark nel sound del chitarrista, anni fa un pezzo del genere non avvrebbe impiegato molto tempo a diventare un hit single a livello mondiale.  La successiva Before I Die prosegue sulla stessa linea con una leggera dose di cattiveria in più, il merito è da attribuire soprattutto al singer, il mix tra rabbia e melodia non costituisce una novità ma se ad interpretare questa formula sono cantanti di razza come l'italo-americano possono continuare ad avere un fascino irresistibile. Con la title track ci addentriamo in territori più articolati ed epici, dopo un'introduzione acustica di oltre due minuti il brano prende la forma di un rocciosissimo ed inarrestabile mid tempo in cui tutta la devozione nei confronti della leggendaria musica dei seventies (in particolar modo verso quella dei Led Zeppelin,come dichiarato dallo stesso artista ai nostri microfoni) emerge in maniera limpida, a rendere il mood ipnotico ci pensano delle sonorità di pura ispirazione orientale ed un trascinante assolo che riesce a riaffermare magistralmente tutta la tecnica ed il feeling in possesso di Axel, insomma per farla breve abbiamo a che fare con uno dei migliori episodi di tutto il cd, un voto come il dieci e lode sembrerebbe perfino riduttivo... Fortunes Of War riprende gli schemi delle prime tracce ed è sempre una grande sorpresa notare come la band riesca ad essere constantemente dinamica e coinvolgente lasciando tutti i tratti distintivi immutati, il misticismo torna alla ribalta nella suggestiva Bridges To Nowhere, un altro macigno cadenzato in cui l'emotività sale vertiginosamente; in sette minuti i cinque ci trascinano nel loro vortice grazie ad una prestazione appassionata ed avvincente, le emozioni forti proseguono e si intensificano con la commovente ballad Lived Our Lives Before, anche per i più duri sarà impossibile trattenere qualche lacrima nell'ascoltare queste melodie struggenti e profonde. Hold On To Your Dreams torna a mostrare il lato più immediato e commerciale (nel senso buono del termine) del guitar player, personalmente mi ha ricordato alcune cose realizzate da Yngwie Malmsteen nei primi anni novanta, Pell non ha mai nascosto la stima e l'ammirazione verso il collega svedese, questo pezzo serve anche per ribadirlo a chiare lettere. I nove minuti abbondanti di World of Confusion (The Masquerade Ball Part II) chiudono in modo imponente e regale il lavoro, come si deduce dal titolo ci troviamo di fronte alla seconda parte della traccia contenuta nell'album omonimo del 2000, ovviamente la struttura dei due pezzi è molto simile, preparatevi quindi ad un'altra marcia epica dove la protagonista assoluta è la magia sonora e lirica, il gruppo si prodiga in una prestazione memorabile raggiungendo picchi elevatissimi negli ultimi minuti con il ritmo che aumenta sensibilmente e la ripresa del ritornello della part I. Nella limited edition dell'album è presente come bonus track un'intensa versione live (dal Bang Your Head dell'anno scorso) della meravigliosa The Temple Of The King, ennesimo omaggio ai leggendari Rainbow, solo chi ha una passione sterminata e viscerale per l'arte di Ritchie Blackmore e della sua band può proporre una rivisitazione così ricca di sentimento, il lungo assolo finale è uno dei tributi più sentiti e sinceri che abbia mai ascoltato, posso soltanto immaginare i brividi provati dagli spettatori presenti a Balingen durante l'esecuzione. Axel Rudi Pell da infallibile arciere della scena metal qual'è ha fatto nuovamente centro con estrema facilità, devo ammettere di non essere per niente sorpreso perchè come ho scritto in precedenza in quasi sei lustri di carriera non ha mai deluso il suo pubblico continuando a comporre e suonare la musica che è scolpita nel suo DNA, Circle Of The Oath è l'ultima conferma in ordine di tempo, se fosse per me come sinonimo alla parola ''coerente'' aggiungerei immediatamente il suo nome, ora non resta che augurarci di poterlo vedere in azione sui palchi italiani, sembra incredibile ma nel suo curriculum c'è un'unica apparizione nel nostro paese (quella del 2005 al Tradate Iron Fest) a questo punto credo proprio che sia giunto il momento di colmare questa grossa lacuna. Noi attendiamo con la massima fiducia..


1) The Guillotine Suite (Intro)
2) Ghost In The Black       
3) Run With The Wind      
4) Before I Die      
5) Circle Of The Oath       
6) Fortunes Of War       
7) Bridges To Nowhere          
8) Lived Our Lives Before          
9) Hold On To Your Dreams           
10) World Of Confusion
(The Masquerade Ball Part II)

Bonus Track:
11) The Temple Of The King   

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