MADONNA

True Blue

1986 - Sire

A CURA DI:
Mary Chain

DOPPIATORI:
Alessia De Lucia

MUSICA DI SOTTOFONDO:
True Blue, musica originale

DATA RECENSIONE:
16/01/2020

TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

"Posta delle Amiche. 30 giugno 2018".

Care amiche lettrici che settimanalmente, da quasi trenta anni, mi seguite, oggi è un giorno speciale, per più motivi, e vi scrivo il perché. Si dice che la curiosità sia donna. Bè, è vero. Io, ad esempio, sono sempre stata una ragazza curiosa e che ama sognare storie, intrecci amorosi, immaginare le vite delle persone di cui non so assolutamente nulla. Mi basta un nome per fantasticare su cosa, a quella persona, possa piacere, su cosa possa odiare, cosa le piace fare nel tempo libero, che tipo di partner vorrebbe accanto, cosa spera di ottenere per il futuro. Sono un'irrefrenabile sognatrice, lo sono sempre stata, sin dalla tenera età, e per questo, da ragazza, avevo un'abitudine particolare: tutte le mattine, prima di correre all'università per le lezioni, ero solita fare colazione al bar e leggere l'ultima pagina del mio quotidiano preferito: Rubrica "Incontri & Spazi Personali". Bè, quel giorno di tanti anni fa, esattamente il 30 giugno 1986, mi è successa una cosa che ha cambiato la mia vita. Ricordo di essermi seduta al mio solito tavolino, quello accanto alla vetrata, e di aver aperto il giornale fresco di stampa. Si era avvicinata la cameriera e, con un sorriso smagliante che tendeva a nascondere la stanchezza, ha puntato verso di me penna e block notes, «Caffè e donuts» ho pronunciato e lei ha preso l'ordinazione segnandola sul taccuino. Sono tornata al mio quotidiano e ho scorso l'ultima pagina «Vediamo un po'» ho bisbigliato. Alcuni annunci non erano per niente interessanti, più che altro richieste di lavoro, donne che vendevano il proprio corpo e pubblicità di feste o locali. La cameriera era tornata al tavolo e mi aveva servito la colazione. Dalla vetrata era entrato un timido raggio di sole, era ancora troppo presto per la calura ma anche quel giorno erano previsti i 30 gradi. Sorseggiavo il caffè bollente, che mi piace amaro e nero come la notte, e addentavo il dolce e morbido donuts con la glassa alla crema, il mio preferito. Dovevo mettermi a dieta, all'epoca, eppure non resistevo mai alla bontà di una ciambella per iniziare la giornata con la grinta giusta. Ero tornata a puntare lo sguardo sul giornale. Davanti ai miei occhi c'era una lista infinita di annunci, ma soltanto uno aveva attirato la mia attenzione, illuminato da un raggio di sole: "Cercasi Susan disperatamente". E chi diavolo sarebbe questa Susan? Mi sono chiesta, e poi l'annuncio proseguiva "Ciao Susan, sono Jim. Sei sparita da giorni ed io non so stare senza te. Se leggi questo annuncio ti prego di incontrarmi nel parcheggio del Bang Bang Fast Food,  oggi stesso alle 12:00". Lo ricordo come fosse ieri, e infatti ho pensato che quella fosse una storia intrigante che solleticava la mia grande curiosità, così ho evidenziato il post col pennarello e ho continuato a ingurgitare il dolce. Lasciati i soldi sul tavolo sono uscita dal locale col bicchiere di caffè bollente, mi piaceva e mi piace tutt'ora sorseggiarlo mentre passeggio per strada. In quell'occasione mi stavo recando all'università. Mi sono sfilata la borsa a tracolla, ho aperto la giacchetta e l'ho arrotolata alla vita perché cominciava già a far caldo. Di fronte a me avevo notato un gigantesco poster alla parete di un muro: Madonna guardava in cielo, il primo piano del suo volto era elegante e faceva il verso alla pop-art. I colori tendevano al grigio, sfumando sullo sfondo in tonalità sempre più blu. Non a caso era la pubblicità del nuovo album della cantante: "True Blue", in uscita quel giorno.

Inizialmente intitolato "Live To Tell" e poi convertito in "True Blue", ispirato all'espressione utilizzata dall'attore Sean Penn, all'epoca marito di Madonna, per indicare la pienezza dell'amore, sentimento infinito come il cielo azzurro, il terzo album dell'artista americana esce nel giugno del 1986. In questo lavoro Madonna si mette a nudo, raccontando esperienze intime, come la sua idea di amore, le sue passioni, i suoi sogni, i suoi rimpianti, delineando un netto cambio di rotta rispetto ai due lavori precedenti, più frivoli e meno riflessivi. Non solo testi più maturi, ma anche strumenti maggiormente presenti, come tastiere, violini e sax, per coinvolgere più pubblico possibile, soprattutto adulto. Madonna decide per la svolta definitiva, più sobria ed elegante, senza rinunciare però alla sensualità e alla maliziosità del suo spirito, avvicinando la sua musica a tutti gli ascoltatori, che da questo momento la incoronano definitivamente regina incontrastata del pop. Un disco studiato nei dettagli, interamente co-scritto e co-prodotto dalla stessa cantante, dal quale vengono estratti cinque singoli famosissimi che ne fanno non solo l'album più venduto in carriera, con venticinque milioni di copie nel mondo, ma l'album di un artista femminile più venduto della storia.

Il manifesto di "True Blue" di Madonna mi aveva conquistata all'istante, ero patita della sua musica, e alla radio avevo sentito che in quei giorni sarebbe uscito il nuovo album. Dovevo assolutamente acquistarlo, magari al negozio di dischi accanto all'università, che frequentavo spesso. Avevo ripreso a camminare ed ero scesa in metropolitana. Era ancora presto, perciò non era molto affollata fortunatamente, avevo buttato giù gli ultimi sorsi di caffè e gettato il bicchiere nel cesto, dunque mi ero stesa sulla panca, ancora mezza insonnolita. Lì sotto faceva fresco, sentivo dei leggeri brividi dietro la schiena, sulla banchina c'erano poche persone, giusto qualche turista, un paio di signore con la busta della spesa, un gruppo di studenti, un poliziotto. Tutti quanti con la faccia assonnata, o forse persa nei propri pensieri. Io avevo poggiato la testa allo schienale della panchina e avevo pronunciato «Susan» ad alta voce, non so per quale motivo ma mi era venuto in mente il nome di quella ragazza sconosciuta sparita nel nulla, e in mente mi galleggiavano delle immagini frammentate che cercavano di formare i tratti del suo volto: la immaginavo bella, capelli biondi lisci, occhi scuri, zigomi alti e bocca carnosa. Poi l'incanto era stato spezzato dal fischio della metro in transito che correva a tutta velocità, e lo stridio metallico dei freni mi aveva fatto sobbalzare, mi ero ricomposta e avevo atteso che le porte della metro si aprissero.

Papa Don't Preach

Dalla metropolitana ero scesa proprio alla fermata accanto all'università, era ancora presto e c'era tempo prima della lezione di giornalismo. Mi piaceva scrivere articoli e speravo un giorno di diventare una brava giornalista, di avere una rubrica tutta mia, magari proprio la rubrica della "Posta del Cuore" che leggevo sempre. Era il mio sogno. Sono ancora una sognatrice, come sapranno bene i miei lettori, ma per ottenere certe cose ci vogliono tempo e sacrifici. Prima dell'entrata della facoltà c'era, e spero ci sia ancora oggi, una piccola via, da quelle parti c'era il mio negozio di musica preferito. In alcuni giorni, specialmente quelli di pioggia, andavo lì a rifugiarmi lì dentro per ore, perdendomi tra l'odore dei vinili. Quella mattina ero andata lì. In vetrina era esposto il megaposter del nuovo album di Madonna, sono entrata per acquistarne una copia. Le casse dello stereo sparavano a cannone il singolo Papa Don't Preach (Papa Non Predica). Oh, quanto mi piace questa canzone, è drammatica ma allo stesso tempo ballabile, e mette in evidenza il talento melodico di Madonna. Se le strofe, introdotte dagli archi, sono cupe e ben calibrate, il ritornello è un tripudio melodico sostenuto da un gioco di tastiere e drum-bit. Ma ad emergere è soprattutto il basso sintetico, ricco di sfumature e potente. A sentire questo pezzo verrebbe subito da ballare, eppure le liriche sono tutt'altro che frivole: parlano di una giovanissima ragazza rimasta incinta, innamorata persa del suo fidanzato e che sogna di mettere su una famiglia tutta sua. Dai genitori però viene considerata una pazza immatura e le intimano di abortire, lei invece prega il padre di farle tenere il bambino. Un inno alla vita e alla libertà di ogni donna che già da tempo aveva scatenato l'ira dei gruppi pro-aborto. Madonna è sempre stata così, fa parlare di sé in ogni occasione, e anche le provocazioni fanno parte del personaggio che si è costruita negli anni. Mi ero soffermata al reparto di musica pop, il proprietario, un simpatico vecchietto dalla testa pelata, mi aveva accennato un sorriso, e io avevo cominciato a spizzare tra mille dischi. Eccolo, lo avevo afferrato: "True Blue", in quel momento avevo sentito subito l'energia della musica attraversarmi le braccia. Madonna guardava in alto, il suo volto in bianco e nero scrutava l'ignoto, il blue dello sfondo trasmetteva amore e calore. La copertina mi ispirava, avevo capovolto il disco e letto i titoli dei brani. Alcune canzoni le conoscevo già, infatti da mesi tempestavano radio e tv ed erano successi planetari. La critica parlava molto bene dell'album. Okay, avevo detto, lo faccio mio, ed ero corsa al bancone dove il vecchietto stava controllando l'interno di uno scatolone, gli avevo porto il vinile di Madonna e lui aveva detto che è arrivato pochi minuti prima, fresco fresco. Gli avevo risposto che ero una grande fan, avevo pagato il dovuto e l'avevo salutato, lasciando il buonissimo odore di dischi che invadeva il piccolo negozio, oggi sostituito da un centro scommesse.

Open Your Heart

Alla facoltà ero entrata a passo lento. Il vinile era troppo grande per infilarlo nella borsa a tracolla e perciò ero costretta a tenerlo in mano. Sfilavo prima nel viale che conduce alla scalinata della mia facoltà, poi nel corridoio per raggiungere l'aula 2 per la lezione di giornalismo. Oh, quanto mi piaceva quella lezione, inoltre adoravo il professore, un vero idolo per tutte noi giovani studentesse, tutte con una cotta per lui. Cominciava a fare davvero caldo, mi ero sistemata sul posto e mi ero preparata a sorbirmi due ore di lezione. Le mie amiche non c'erano, loro quel giorno frequentavano altre lezioni, perciò non conoscevo quasi nessuno. Il professore era entrato col fiatone e aveva le chiazze sotto le ascelle, si vedeva che aveva corso per giungere in orario, e senza perdere tempo era passato all'attacco facendoci aprire il libro. Mi ero messa comoda, ma dopo pochi minuti ero già distratta, cominciando ad annoiarmi, avevo sbuffato e avevo iniziato a giocare con la penna, scribacchiando sul quaderno. «Susan» mi ripetevo a bassa voce, quel nome mi era rimasto impresso, ma a solleticare la mia curiosità vi era il mistero che ruotava attorno a quella ragazza. Avevo sfilato il giornale di prima e riletto l'annuncio evidenziato del presunto fidanzato Jim. «Bang Bang fast Food, ore 12:00». E se andassi all'appuntamento anche io? Avevo pensato, forse Jim aveva deciso di aprire definitivamente il suo cuore alla misteriosa Susan, e non avrei mai potuto perdermi un'occasione simile. Avevo puntato lo sguardo dritto sul vinile di Madonna e la seconda traccia del disco era proprio Open Your Heart (Apri Il Tuo Cuore), allegra pop-song dalla batteria scatenata e dalla melodia che arpiona al primo ascolto. Si tratta di un pezzo che si evolve freneticamente, accelerando strofa dopo strofa nel quale Madonna mette in mostra un timbro di voce rafforzato rispetto agli esordi, e anche un po' grattato, specialmente nel refrain. Il testo è semplice ma genuino, nel quale è la ragazza stessa ad implorare di essere guardata e ammirata, stimolando l'indole voyeuristica dell'uomo dimenandosi e ballando davanti ai suoi occhi. Nonostante l'atteggiamento sensuale, le curve messe in mostra e gli ammiccamenti, l'uomo sembra preso da altro, ma la donna non si arrende, implora di essere amata, suggerisce di aprire il cuore e indagare tra i sentimenti più intimi. Lei è la serratura e lui è la chiave, l'incastro sessuale che accende il fuoco della passione è fin troppo chiaro. A pensare alle parole cantate da Madonna avevo avuto dei brividi, sarebbe piaciuto anche a me essere sensuale come lei, ballare davanti al mio uomo e accenderlo di passione, ma io sono sempre stata una ragazza timida e riservata, e forse neanche troppo sensuale. No, non era giornata, dovevo andar via, non riuscivo a concentrarmi. Avevo raccolgo le mie cose ed ero fuggita via dall'aula, tra lo sguardo indispettito dell'insegnante e dei miei compagni di corso. Sapevo dove si trovava il fast food, anche se da qualche giorno avevo un po' di confusione in testa, ma dovevo raggiungerlo per scoprire chi fosse la misteriosa Susan.

White Heat

Avevo fatto il tragitto fino alla metropolitana, nuovamente, sceso le scale e ripreso il treno. La fermata la conoscevo, non ci voleva molto per raggiungere la zona del Bang Bang fast Food. Me la stavo prendendo con comodo, tanto mancava ancora molto all'appuntamento. Avevo il tempo di mangiare qualcosa. Intanto le porte della metro si erano aperte ed io ero entrata per l'ennesima corsa della giornata. In quei momenti mi sentivo come un'investigatrice privata intenta in una missione delicata. «Susan, sto arrivando, aspettami» avevo urlato in preda all'euforia e una signora di colore mi aveva fissata come si fissano i pazzi e mi aveva chiesto se andasse tutto bene. L'avevo tranquillizzata, per poi sbottare a ridere. Ma che diavolo stavo facendo? A ripensarci oggi, la mia missione era da pura follia, ma a qualcosa è valso. La signora seduta davanti a me aveva alzato le spalle ed era tornata a leggere la sua rivista. Ad un certo punto, però, mi era venuto un dubbio, avevo tirato la maglia di un ragazzo in piedi accanto a me, l'avevo strattonato una seconda volta per attirare attenzione, il tipo si era tolto le cuffie dalle orecchie e con tono brusco mi aveva chiesto cosa volessi da lui. «Ho bisogno di un'informazione. La fermata più vicina al Bang Bang Fast Food. Conosci?» il ragazzo aveva sorriso, ma certo che lo conosceva, lì in zona tutti conoscevano quel posto, e infatti aveva risposto che era la prossima, e poi dal walkman aveva cambiato lato della cassetta. L'album che ascoltava era "True Blue" di Madonna, io avevo alzato il mio vinile e lui mi aveva strizzato l'occhio, poi aveva indossato le cuffie e premuto play. Prima di scendere sono riuscita a percepire le note di White Heat (Calore Bianco), brano dal retrogusto funk, costruito su un buon giro di chitarra, anche se a dominare sono le tastiere che donano uno spirito tipicamente pop. La voce di Madonna ogni tanto è interrotta dalle voci di attori che si accavallano recitando brevi strofe e che potrebbero porsi come voci interiori alla donna, insicura della sua attrazione nei confronti di un uomo. Anche in questo caso torna a farsi sentire l'istinto carnale e la meta da raggiungere, dopo mille peripezie e sacrifici, altro non è che un bel giovane da sedurre e da far innamorare, come se fosse in palio come premio dopo una maratona. L'uomo è l'oggetto del desiderio, una coccarda da sfoggiare sulla parete, una medaglia d'oro alle Olimpiadi. In questo caso Madonna sovverte l'ordine dei sessi, imponendosi come la donna fatale. Non vedevo l'ora di tornare a casa e poggiare la puntina del giradischi sul mio vinile, ma prima di dedicarmi alla musica avevo una missione da sbrigare. "Ah, maledetta curiosità, prima o poi finirò col cacciarmi nei guai" avevo pensato. Il treno aveva rallentato e si era fermato di botto, facendomi perdere l'equilibrio mentre sistemavo la borsa. La brusca frenata mi aveva fatto balzare contro le porte, un saltello che mi aveva proiettato contro la spalla del bel giovane che poco prima mi aveva fornito l'informazione. Ci eravamo scontrati, lui mi aveva afferrato al volo per non farmi cadere, ricordo che aveva le braccia robuste e sembrava molto forte, probabilmente faceva qualche sport. "Ma non è che si tratta di Jim?" Avevo pensato lì per lì, ma non appena eravamo scesi lui era fuggito a destra ed era filato via in una direzione diversa dalla mia. «Jim!» avevo urlato tra la folla per vedere se si sarebbe girato, ma evidentemente non aveva sentito, anche perché aveva le cuffie del walkman appoggiate sulle orecchie. Se fossi stata Madonna, uno così lo avrei conquistato e avrei appeso la coccarda al muro della mia camera. Ma non ero Madonna, io ero.. chi ero? Oddio, che confusione.

Live To Tell

La folla mi stringeva e a spallate mi trasportava verso l'uscita della metropolitana. Non appena sono riuscita ad uscire dal sottopassaggio un raggio di sole mi aveva accecato la vista. Sono stata costretta a ripararmi gli occhi col dorso della mano e non appena avevo raggiungo un po' di ombra mi ero voltata verso la piazza. Dall'altra parte ecco il Bang Bang, quel maledetto fast food che negli anni mi aveva fatto ingrassare a dismisura. Mi stava venendo l'acquolina in bocca, ma dovevo stare attenta, erano mesi che non ci mettevo piede proprio per evitare di lasciarmi andare ai piaceri del cibo calorico. Non avrei voluto ricadere nel tunnel delle patatine fritte e del panino doppio hamburger. Ero andata alla cabina e avevo fatto un paio di telefonate, una a mia madre, che viveva lontano e non sentivo da giorni, l'altra alla mia compagna di stanza, ricordandole di prendere i biglietti per lo spettacolo teatrale che c'eravamo promesse di vedere. Avevo perso un po' di tempo, ero andata a prendere un altro caffe, poi mi ero appoggiata a una panchina non lontano dall'entrata del Fast Food. Stavo controllando la situazione, il mio orologio diceva che era quasi mezzogiorno. "Dove è il mio appuntamento?" pensavo minuto dopo minuto. Erano trascorsi dieci minuti, poi avevo notato un giovane scendere da un Buick nera dalle rifiniture cromate. Era alto e ben piazzato, col ciuffo alla Elvis e la t-shirt grigia, si era appoggiato al cofano della vettura e si scrutava intorno. Dall'autoradio della Buick erano fuoriuscite le note di Live To Tell (Vivi Per Raccontare), il brano più maturo e introspettivo di "True Blue". Una ballata delle atmosfere avvolgenti sprigionate dai sintetizzatori, dai tamburi e dalla chitarra, sopra i quali Madonna si insinua con voce matura e cupa per raccontare la sua sfiducia verso il prossimo. Il testo si riferisce alle ferite dell'infanzia, il clima è malinconico e freddo, concepito per sottolineare il peso di un segreto nascosto per troppo tempo e le bugie che hanno diviso un'intera famiglia. La voce di Madonna a tratti è strozzata dal pianto e dal dolore, forse nel ricordare i vari attimi drammatici della sua giovinezza, come lo stupro subito non appena giunta a New York. Ma è anche un canto di forza, e invita tutti quanti a combattere e a sopravvivere per raccontare il dolore vissuto. Il ragazzo con il ciuffo si era voltato verso di me, io avevo fatto finta di nulla e alzato il giornale davanti agli occhi per nascondermi. Si era accorto che lo stavo spiando? Avevo abbassato la testa tra i fogli del giornale, che figuraccia. Mi ero stretto alla borsa, poi qualcuno mi aveva strappato il giornale dalle mani e mi aveva chiamato per nome. Susan! urlava. Davanti a me c'era lui che ripeteva il mio nome come un disco rotto, Susan, e mi chiedeva premuroso che fine avessi fatto e perché non mi fossi fatta più sentire. Fortuna che avevo letto il suo annuncio, aveva aggiunto. Mi ero guardata intorno, pareva ce l'avesse proprio con me. «Jim» avevo farfugliato a bassa voce, insicura che fosse davvero lui. Lui mi fissava con i pugni piantati sui fianchi e mi rimproverava per la mia sparizione. Quindi lui era il famoso Jim, ed io ero.. Susan. Mistero risolto. Il ragazzo si era seduto accanto a me e mi aveva stretto in un abbraccio. Inizialmente avevo fatto resistenza ma dopo poco mi ero abbandonata alla sua morsa.

Where's The Party

Jim diceva che mi aveva cercato tanto, mentre mi abbracciava e mi baciava sul collo, contentissimo dell'incontro. Poi mi aveva chiesto che cosa avessi combinato in tutti quei giorni. I suoi occhi mi scrutavano con curiosità, come se fossi diventata un'apparizione capitata lì per caso, il che in un certo senso era così. Io non sapevo cosa fosse accaduto, le parole mi morivano in gola e non riuscivo a dare una spiegazione razionale. Farfugliavo qualcosa ma Jim non sembrava convinto, si era alzato in piedi, aveva sollevato una gamba e l'aveva appoggia sulla panchina in una posizione da macho. Aveva preso fiato, dalla tasca dei jeans aveva tirato fuori un pacchetto di sigarette e ne aveva accesa una, sbuffando il fumo dalla bocca per poi prosegue. Mi diceva che c'eravamo conosciuti alla festa di una certa Joanna, ma io non ricordavo, e non ricordo tutt'ora, nessuna con questo nome, perciò scuotevo la testa da destra a sinistra, lui aveva fatto un cenno di stizza con la mano come a dire che non era importante, poi aveva proseguito il racconto della nostra serata. Mi aveva rivelato che io ero andata alla festa con la mia coinquilina e che poi eravamo stati insieme per tutto il tempo, dopodiché era stato lui a riaccompagnarmi al mio appartamento e a stendermi a letto mezza svenuta per il troppo alcol ingurgitato. Un po' mi vergoganvo a sentire il resoconto, mi seccava apprendere di essermi comportata da maschiaccio, ubriaca marcia. Avevi risposto per l'ennesima volta di non ricordare nulla, in mente avevo soltanto alcuni lampi e una canzone che mi rimbombava nelle orecchie. La conoscevo, si trattava di Where's The Party (Dove È La Festa), una scalmanata canzoncina pop da festa, dove Madonna diventa la ragazza sbarazzina dei primi singoli e canta di una lavoratrice che dopo le fatiche del giorno va in discoteca a ballare fino all'alba per dimenticare i dolori e le frustrazioni della quotidianità. È una canzone di evasione, spensierata e dalla melodia furba, adatta come sottofondo per una festa o per una serata in un discopub. Forse è il pezzo minore dell'album, tutto incentrato sulle sdolcinate tastiere e drum beat che fanno da contorno alla squillante voce della star americana. La Sire Records ne ha lanciato persino il singolo nelle Filippine, accompagnandolo da una versione estesa e ballabile. Jim era tornato a sedersi, mi aveva stretto una mano, tra le labbra aveva ancora la sigaretta, da un angolo della bocca tirava e dall'altro buttava fuori il fumo. Il bel ragazzo col ciuffo alla Elvis diceva che si era innamorato di me sin dal primo istante in cui mi aveva visto entrare in casa di Joanna. Diceva che era stato il classico colpo di fulmine e, parlando con me per tutta la festa, aveva capito anche che io mi ero presa una cotta per lui. Per questo gli avevo lasciato il mio numero di telefono prima di lanciarmi nel delirio alcolico che mi aveva portato a dimenticare tutto e a svenire tra le sue braccia.

True Blue

Avrebbe potuto essere il bellissimo principio di una storia d'amore e invece avevo rovinato tutto. Ma in quel momento avevo l'occasione di rimediare al mio errore, Jim sembrava un ragazzo sincero e il suo racconto non si distaccava molto da quello fatto qualche giorno fa dalla mia coinquilina. Avevo afferrato le dita del ragazzo e le avevo strette a mia volta. Avevo sentito un colpo al cuore e una piccola fitta allo stomaco, doveva essere quella sensazione cantata in True Blue (Vero Blu), definita da Madonna come espressione di amore incondizionato e puro, ripreso dalle parole del suo compagno Sean Penn per descrivere il loro rapporto. Si tratta di una bella canzone dall'anima soul che omaggi i gruppi femminili anni 50-60, contaminata dalla cultura black dell'epoca e che si avvale di una dolcissima ed eterea melodia che raggiunge il suo apice nel grazioso refrain. Nel videoclip Madonna è vestita anni 50 e canta, insieme a tre coriste, all'interno di una vecchia automobile in uno studio completamente blu. Sintetizzatore, percussioni e chitarra ritmica accompagnano morbidamente la voce, trasmettendo serenità e spensieratezza. Jim aveva gettato la cicca e allungato il collo, socchiudendo gli occhi e concedendomi le labbra. Ero stata investita dal suo profumo per uomo, intriso dal tabacco appena consumato, che mi inebriava i sensi. Lentamente erano riaffiorate in me tutte le sensazioni provate durante la festa: emozione, delirio, vertigini, brividi sulla pelle. Pensavo di essermi innamorata di quel ragazzo, e la cosa che mi dava la certezza del suo amore era la spasmodica attesa di quei giorni, perché doveva avermi cercata ovunque prima di mettere l'annuncio sul giornale, tentando la fortuna. Siamo stati fortunati, si vede che dovevamo incontrarci di nuovo per coronare il nostro sogno d'amore. Ci siamo baciati e siamo rimasti appiccicati per non so quanto tempo l'uno contro l'altro. Il sole batteva forte sulle nostre pelli ma non sembrava darci fastidio, la nostra passione brillava e ribolliva sotto i raggi di quel sole estivo. Avrei voluto chiamare la mia coinquilina per avvisarla delle novità, di quella storia pazzesca guidata dal destino. Avrei dovuto ringraziare anche la misteriosa Joanna per averci fatto incontrare.. se solo avessi saputo chi fosse. E pensare che avevo vissuto gli ultimi giorni senza nemmeno ricordare il mio nome: Susan. Davanti a noi sfrecciavano dei ragazzi in skateboard, si dirigevano alla sala giochi dopo essersi ristorati al fast food, sembravano tutte rockstar in miniatura, con l'acconciatura ribelle, ciuffo sulla fronte e capelli lunghi dietro, jeans strappati e t-shirt con le maniche arrotolate sulle spalle. anni 80, quanto mi mancano quei tempi! Eravamo giovani e ingenui, volevamo il mondo. Oggi non ci sono più quelle sensazioni, si è perso tutto.

La Isla Bonita

"Susan e Jim", suonava bene. Jim mi aveva afferrato il braccio ed io ero caduta in balia della sua forza. Il calore dell'estate si faceva sentire, soprattutto allora che eravamo nel pieno della giornata. Il ragazzo sussurrava che avrebbe voluto portarmi nel suo posto segreto, la rimessa dove lavorava come meccanico, e spiegava che avrebbe voluto fare l'amore con me tra gli scheletri di quelle automobili che tanto amava e alle quali tentava di dare una seconda vita. Ed io che ero una romanticona d'altri tempi e sognavo un letto grande e comodo come prima notte d'amore con lui! Ma se la rimessa rappresentava tutto il suo mondo ero orgogliosa di avere la possibilità di accedervi. Jim diceva di andare nella sua isola felice, voleva aprire il suo cuore puro, dunque eravamo saliti nella sua Buick ed eravamo partiti a tutto gas per le strade afose. La Isla Bonita (L'Isola Bella) di Madonna rispecchiava le parole del ragazzo, l'isola felice che ognuno di noi sogna di trovare, un posto speciale nel quale perdersi, isolarsi del mando senza pensare ai problemi della quotidianità. Per sottolineare tale immagine, Madonna scegli di dare coordinate stilistiche diverse dal solito, prendendo a prestito i ritmi e gli aspetti latini della musica. L'arrangiamento della canzone infatti contiene elementi della cultura latina, come percussioni cubane, una chitarra spagnoleggiante, un'armonica e le immancabili maracas. Il ritmo è caliente, un sogno che si schiude in estate e che dona una sensazione liberatoria. La libertà è il tema centrale di questo brano dall'eccellente melodia, uno dei più popolari e celebrati di Madonna, capace di vendere milioni e milioni di copie e di lanciare persino la moda del vestito da flamenco, lo stesso indossato dall'artista del videoclip. Inizialmente concepito da Patrick Leonard e da Bruce Gaitsch e offerta a Michael Jackson per l'album "Bad", che però viene rifiutata subito, il pezzo viene accolto da Madonna, ri-arrangiato e completato dal testo in brevissimo tempo, anticipando di parecchi anni la cosiddetta corrente del latin-pop, che esploderà nel mondo soltanto verso la fine gli anni 90. Se le strofe sono piuttosto contenute e sensuali, il ritornello è un tripudio di passione e di calore che flirta con la sensualità della danza, in questo caso il flamenco, dallo spirito fortemente erotico. Sfrecciavamo in auto, il mio Jim aveva lo sguardo sorridente, io lo guardavo incantata, stregata da quegli occhi color miele. In poco eravamo arrivati alla rimessa, al confine della città, in una delle periferie meno raccomandabili. Lui era sceso di scatto ed era venuto ad aprirmi lo sportello, come facevano i cavalieri di una volta, poi mi aveva preso per mano e mi aveva fatto fare una piroetta come la coreografia di una danza spagnola. I miei passi alzavano un polverone che ci sommergeva, ci siamo abbracciati e ci siamo baciati. Entrati nel suo regno, io avevo scrutato l'interno e subito l'odore di benzina e di vernice aveva investito le mie narici. Quello era il mondo di Jim e lo scrutavo con grande rispetto e con un certo timore. Era tutto ciò che aveva di più intimo e personale.

Jimmy Jimmy

All'interno della rimessa giacevano vetture distrutte, parti meccaniche invadevano ogni angolo del capannone, grandi macchie di olio erano colate sul pavimento e avevano ricoperto quasi interamente le mattonelle che un tempo forse erano di colore chiaro. Alle pareti poster e calendari di macchine e di donne in pose sexy, pneumatici e ricambi di ogni sorta erano accatastati lungo i bordi e accanto c'erano alcune auto rimesse a nuovo, lucidate e laccate. Jim le mostrava con soddisfazione, si vedeva che era un talento nel suo lavoro e che lo faceva con estrema passione. Quando parlava di motori gli brillavano gli occhi, ma anche quando guardava me gli brillano gli occhi. Doveva essere la sua massima esternazione d'amore. "Oh, ragazzo, in quella posa da macho, sigaretta in bocca e maglietta sporca di grasso sai essere davvero sensuale". Lo stomaco era un frullatore che mescolava emozioni e che accendeva in me il fuoco della passione. Dal gabbiotto all'entrata Jim era andato ad accendere una radio portatile, aveva alzato il volume e lo speaker aveva lanciato un pezzo gioioso, Jim mi aveva fatto l'occhiolino ed era tornato da me. Pronunciava ancora il mio nome, Susan, ed io cadevo letteralmente ai suoi piedi. Jimmy Jimmy si evolve in una serie continua di coretti anni 60, ma l'anima pop viene costruita attraverso synth e bassi sintetici che girano di continuo contornando la voce di Madonna, in questo caso tornata quasi bambina per mettere in scena la sua fortissima attrazione nei confronti del bello e selvaggio Jimmy, un ribelle che sogna di fuggire dalla città per cercare nuove avventure e nuove emozioni chissà dove. Più volte l'uomo ha distrutto la sua auto in preda al nervosismo, per poi rimetterla in sesto. Jim viene dalla periferia, un postaccio pericoloso e degradato, ed è un ragazzo che si è fatto da solo nonostante il difficile ambiente nel quale è dovuto crescere. Madonna ne è stregata, è affascinata dalla sua bellezza e dalla sua storia di vita che, un po' come lei, ne ha passate di tutti i colori, sfidando il destino che più volte gli si è accanito contro. Il refrain è ipnotico, decorato dagli immancabili coretti femminei che pervadono ogni spazio, mentre le strofe sono divertenti e fanciullesche, a dire la verità non proprio memorabili. Io e Jim stavamo ballando al centro della rimessa, i fari delle auto erano gli occhi degli spettatori che ammiravano la nostra coreografia, mi pareva addirittura di sentire il suono dei clacson a invitarci a darci dentro. Mi sembrava di far parte di uno di quei film d'amore che davano al drive-in accanto a casa mia, dove gli automobilisti, pop-corn e coca-cola in mano, un istante guardavano la proiezione e un istante dopo si baciavano fregandosene della pellicola. Adoravo il drive-in, ogni domenica sera andavo lì con la mia coinquilina a vedere i nuovi film in programmazione; eravamo delle romanticone e perciò sceglievamo quasi sempre roba sdolcinata e con cast al femminile. Stranamente in quelle serate c'erano sempre meno spettatori rispetto ai film con protagonisti i divi del cinema d'azione anni 80, tutto muscoli e battute da sbruffoni. No, quelli non facevano per me, io amavo sognare, proprio come nel momento in cui mi batteva forte il cuore mentre giravo come una trottola abbracciata al mio Jim.

Love Makes The World Go Round

È strano, ma proprio mentre Jim aveva chiuso la rimessa e mi aveva fatto accomodare su quel divano lercio posto nella sala d'attesa, dalla radio del suo piccolo gabbiotto era partita Love Makes The World Go Round (L'Amore Fa Girare Il Mondo), l'ultimo brano del disco "True Blue", fresca canzone pop adagiata su un basso sintetico sparato a cannone e le tastiere che flirtano con il timido riff di chitarra, mentre Madonna canta di un mondo di pace di amore, di un mondo che deve abbandonare la violenza, le armi e i soprusi per concentrarsi soltanto sul sentimento più importante dell'esistenza umana: l'amore. Dall'amore nasce la speranza, nascono i sogni, nasce il futuro per i giovani. Mentre la cantante si lanciava nel discreto ritornello gridando che tutti noi dovremmo combattere per salvare l'amore e per consegnare un mondo pulito dove far crescere i ragazzi, io e Jim abbiamo cominciato a spogliarci. Abbiamo fatto l'amore sotto le fredde luci al neon della sua rimessa, che ogni tanto si spegnevano e poi si riaccendevano. In lontananza i rumori della periferia si confondevano nella calura estiva, a noi arrivavano attutiti dalle spesse pareti della rimessa. Io mi sentivo osservata dai cadaveri di quelle auto distrutte, spettatori silenti della nostra performance. Prima che finisse la canzone alla radio noi avevamo già concluso e ci eravamo già rivestiti. Eravamo stati delicati e veloci, entrambi alle prime armi. Ma quella era stata la nostra prima volta insieme, la prima di tante altre. Jim era un mago dei motori, un giovanotto piuttosto ribelle, cresciuto in periferia e a contatto con balordi e pochi di buono, ma nelle relazioni amorose era un vero imbranato. A me piaceva anche per quello, perché dietro al corpo muscoloso e il volto spregiudicato, nascondeva timidezza e fragilità. Ho imparato a conoscerlo meglio negli anni a venire, il mio povero Jim.

Conclusioni

Giunti a conclusione di questa lunga lettera, care e fedeli lettrici che mi seguite da tanti anni, credo sia giunto il momento di svelare il perché di un giorno per me così speciale. Ormai avete imparato a conoscermi, ogni settimana, da quasi trent'anni, ci ritroviamo su queste pagine per parlare tra di noi, in confidenza, come persone cresciute insieme. Come amiche. In effetti, io, in questi ultimi trenta anni e passa, sono cresciuta e invecchiata insieme a voi, curando questa rubrica fortunatamente tanto seguita. E pensare che è sempre stato il mio sogno quello di parlare alla gente, sin dai tempi dell'università, quando ero una ragazzina timida che sperava di diventare una brava giornalista. Bè, ci sono riuscita, grazie anche al calore che mi avete testimoniato nel mio lungo percorso. E veniamo ad oggi, 30 giugno 2018. Più di trenta anni sono trascorsi dalla storia che vi ho raccontato in queste righe, più di trenta lunghi anni da quel fatidico giorno in cui ho incontrato due tipi differenti di amore: il primo ovviamente è il mio Jim, che oggi non c'è più ma che mi ha accompagnato per gran parte della mia vita, il quale proprio il 30 giugno del 1986 ho conosciuto e me ne sono innamorata, dando inizio al nostro idillio d'amore che ha portato tanta gioia nei nostri cuori, tante soddisfazioni e stupendi ricordi, e che si è concretizzato poi in uno splendido matrimonio e nella nascita due meravigliosi figli, oggi uomini forti e di buon animo. Il secondo è la musica di Madonna, che da sempre accompagna le mie giornate e la mia vita, in particolare il terzo album, "True Blue", proprio perché è giunto quello stesso giorno di tanto tempo fa come un fulmine a ciel sereno, illuminando la mia vita come ha fatto Jim, e in un certo senso considero questo disco la rappresentazione musicale della mia vita di coppia.

Dal punto di vista lirico, i brani parlano di amore e libertà, ispirati soprattutto alla vicenda personale di Madonna, all'epoca felicemente sposata con "il ragazzo più figo al mondo", come scritto all'interno del libretto, ossia il marito Sean Penn, con un attenzione particolare a delicate tematiche, come quella immortalata nel singolo "Papa Dont' Preach", nel quale si affronta il tema della gravidanza adolescenziale, o a quelle di "Live To Tell", bellissima ballata ricca di dolore e rimpianto. "Open Your Heart" e "Jimmy Jimmy" sono canzoni sugli impulsi sessuali e sull'attrazione fisica, mentre di tutt'altro impatto sono le romantiche "True Blue" e "White Heat", incentrate sul senso dell'amore. "La Isla Bonita", "Where's The Party" e "Love Makes The World Go Round" invece trattano di un rifugio dalla quotidianità e dell'abbandonarsi ai propri piaceri. La copertina del disco ad opera del fotografo Herb Ritts è emblematica: Madonna viene ritratta in primo piano, dal collo in su e di profilo, a dominare sono i colori grigi e quelli blu, che si amalgamano perfettamente attraverso un bel gioco di luci. La posa assunta dalla star è elegante e quasi teatrale, e in un certo senso richiama la pop-art di Warhol, dando la sensazione di una maturità voluta e la volontà di imporsi come statuaria icona artistica.

Oggi è un giorno speciale, l'anniversario del mio amore assoluto, quasi un omaggio alla mia vita. Ho "vissuto per raccontare", citando Madonna. Sono felice di condividere con tanta gente che mi vuole bene e che mi segue le mie emozioni, il mio vissuto, i miei ascolti. Avrei voluto condividere tale giorno anche col mio caro Jim, ma il destino ci ha riservato altro. È stata una bellissima storia d'amore, lunga oltre tre decenni, con la voce di Madonna a fare da colonna sonora, ad accompagnarmi nella crescita insieme alle vostre lettere. La rubrica "Posta delle Amiche", che mi è stata affidata tanto tempo fa, appena laureata, dall'ormai ex direttore di questo giornale, giunge alla sua ultima tappa. Nel frattempo, tutte noi siamo cresciute, invecchiate, abbiamo messo le rughe sul volto, abbiamo visto scolorire i nostri capelli, abbiamo visto nascere e diventare adulti i nostri bambini, ci siamo divertite con gli amici, abbiamo ascoltato tanti tantissimi album dei nostri beniamini. Abbiamo gioito e sofferto, amato e perduto, ma non ci siamo mai arrese, e siamo ancora qui, fatte di carne e di sogni, e nel nostro cuore ritroviamo sempre quelle belle e fresche ragazzine che nel 1986 cantavano "Open Your Heart" o "La Isla Bonita". Che belli gli anni 80, li ricordate? Forse alcune lettrici sono troppo giovani per farlo, ma scommetto che tra di voi ci sono tante mie coetanee che capiscono perfettamente ciò che sto dicendo. Oggi è cambiato tutto, il mondo è diventato più superficiale, meno interessante; mi piacerebbe che tutto tornasse come era una volta, ma sono una donna in là con gli anni e forse a parlare sono i miei ricordi di gioventù. Bene, credo sia tutto, non mi resta che ringraziarvi di cuore per l'affetto dimostrato, da domani sarò una pensionata anche io, ma avrò modo di stare più in famiglia e di passare più tempo con i miei nipoti e i miei figli. Cercherò di godermi il tempo libero nel migliore dei modi. Voi, amiche lettrici, non disperate, forza e coraggio, sono sicura che prima o poi ci ritroveremo, magari in qualche altra pagina di giornale. Buona avventura.

Vostra, Susan.

1) Papa Don't Preach
2) Open Your Heart
3) White Heat
4) Live To Tell
5) Where's The Party
6) True Blue
7) La Isla Bonita
8) Jimmy Jimmy
9) Love Makes The World Go Round