FASTWAY

Trick Or Treat

1986 - Columbia

A CURA DI:
Andrea Cerasi & Fabrizio Iorio

DOPPIATORI:
Davide Cillo & Federico Pizzileo

MUSICA DI SOTTOFONDO:
Colonna Sonora Originale

DATA RECENSIONE:
14/07/2020

TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Una mansarda in legno con le pareti ricoperte da poster: Judas Priest, Anthrax, Twisted Sister, Kiss, Motley Crue. In ogni angolo una band e una luce pallida che, penetrando dalla finestra, li va ad illuminare, forse benedire, consacrandoli alla sacra chiesa del rock n roll. Nel frattempo, un 33 giri ruota sul piatto profumando l'ambiente di una rabbia ancestrale attraverso la voce fuoricampo del demone Sammi Curr, che dalla sua bocca diffonde un messaggio infernale: Va dal grande Lucifero, annuncia che Faust è pronto a vendergli l'anima, a patto che lo risparmi per ventiquattro anni, cedendomi tutto ciò che vorrò, svelandomi tutto quanto chiederò, e ucciderà i miei nemici e aiuterà i miei amici. Bastano pochi secondi e poche immagini per inquadrare una pellicola come "Trick Or Treat", in italiano "Morte A 33 Giri", oltraggiosa e autoironica, figlia dell'estetica degli anni 80, dove rabbia, proteste, critiche sociali, incomprensioni, divari tra giovani e vecchi, rivoluzioni e conquiste, alienazione e solitudine, sofferenza e fratellanza sono i temi che imperano. Secondo una leggenda tedesca, Faust è un'alchimista che invoca il diavolo, e a questi promette fedeltà per un periodo di tempo di ventiquattro anni, in cambio della conoscenza assoluta. Giocando sulle accuse di satanismo, che tanto fanno scalpore all'epoca, e per delineare meglio questo piccolo cult horror, il regista Charles Martin Smith e gli sceneggiatori lavorano nutrendosi proprio dell'immaginario adolescenziale di ogni metallaro, dall'animo dominato dall'odio per il mondo, dalla ribellione e dall'incapacità di comunicare i propri bisogni agli altri, specialmente ai nemici, ovvero i ragazzi non appartenenti alla stessa cultura musicale. Da tale visione della società deriva la consapevolezza dell'essere diversi, del sentirsi unici, dell'appartenenza a un credo e a un gruppo ben precisi, che si distaccano dalla massa, la rinnegano, la oltraggiano. L'heavy metal non è solo un genere musicale, un calderone che raccoglie in sé mille sfumature sonore, molte delle quali distanti tra loro, ma diventa una religione da seguire, da venerare, da rispettare. Il rispetto dovuto al culto del metallo è il tema portante del film, dal momento in cui la rockstar Sammi Curr torna in vita per plagiare le menti dei giovani metallari, tra cui quella del protagonista Eddie, interpretato da Marc Price, e per sottomettere tutti al proprio controllo, cercando di raccogliere attorno a sé il maggior numero di adepti, seguaci della sua parola, e quindi di imporsi come divinità in terra, sacerdote di una nuova chiesa. La trama è semplice: Eddie è un adolescente appassionato di heavy metal, un disadattato con le cuffie del walkman sempre alle orecchie che sparano musica a tutto volume, e proprio per la sua diversità viene deriso dai compagni di scuola, maltrattato dai bulli più grandi e ignorato dalle ragazze. La sua vita è un inferno fatto di emarginazione e cattiveria, ma la rabbia viene tenuta sotto controllo grazie al potere della musica, che in un certo modo calma i suoi istinti e lo protegge dalle ingiustizie del mondo. Ma quando il suo idolo Sammi Curr muore per un tragico incendio nell'hotel dove alloggia, il giovane cade in uno stato di disperazione totale. Grazie alla conoscenza di un Dj locale, interpretato da Gene Simmons dei Kiss, Eddie riesce a farsi regalare l'unica copia esistente del nuovo disco di Curr. Il 33 giri è un simbolo maledetto e non appena viene ascoltato ecco che sprigiona la catastrofe, riportando in vita il musicista scomparso e dando inizio alla perversa vendetta. Eddie dovrà scontrarsi con il suo idolo per ricondurre lo spirito nel regno dei morti e riportare ordine in città. Se il film diverte e gioca sui temi in voga negli anni 80, come il satanismo nella musica, il bullismo nelle scuole americane, la condanna delle istituzioni nei confronti del metal e gli eccessi dei musicisti, la colonna sonora si nutre delle stesse tematiche, sottolineando l'ardore dei giovani e la ribollente problematica adolescenziale, ma anche la fede nel credo e l'appartenenza a un ambiente musicale, costituito da inni carnali, perversioni sessuali, canti di protesta nei confronti di una società ipocrita e, soprattutto, una libertà di espressione fortemente contrastata. "Trick Or Treat -Original Music Score", interamente concepito come colonna sonora dai Fastway, è un vero e proprio album, ma se la pellicola non ottiene un grande successo tra il pubblico, fallendo al botteghino, il disco vende discretamente bene e proietta il gruppo hard rock in classifica. Nati dalla mente del chitarrista Fast Eddie Clarke, ex membro dei Motorhead, e del bassista Pete Way, ex UFO, i Fastway si completano con Jerry Shirley alla batteria e Dave King al microfono, che con la sua voce polverosa dipinge le sporche note partorite dai due fondatori, cantando di notti insonni, di sopravvivenza, di amori spezzati e di ribellione. Il quarto lavoro della band inglese vede però il primo cambio di line-up, Way e Shirley abbandonano e vengono rimpiazzati da Paul Reid e Alan Connor, e in più viene aggiunta una seconda chitarra nel nome di Shane Carroll, che si occupa anche delle tastiere. Una volta ritrovata la stabilità, la formazione ricomincia da dove aveva lasciato, incendiando la scena musicale dell'epoca, riprendendo i connotati grezzi e viscerali che erano stati abbandonati col precedente album "Waiting For The Roar", dalle forme più morbide, e imponendosi con una serie di brani diventati molto popolari nell'ambiente heavy metal. "Trick Or Treat" è un album semplice, che in poco più di mezzora e con solo nove tracce ripercorre la narrazione del film, raccontando frammenti di questo horror che fa della bella colonna sonora la sua arma vincente.

Trick Or Treat

Sammi Curr è tornato nel mondo dei vivi, rigenerato da una scarica elettrica, pronto a conquistare il mondo e a imporsi come sacerdote dell'apocalisse. Le sue parole sono religione, la sua musica un credo da seguire. Dai meandri più oscuri dell'inferno il demone torna afferrando al volo la sua chitarra, volto scarnificato e tutina sbrindellata, e dà inizio alla festa della scuola, la sera di Halloween. Davanti a sé una platea di ragazzi in maschera, imploranti davanti al credo del rock n roll, urlato a gran voce: Voce del pubblico «Rock n Roll, Rock n roll!». Un riff muscoloso, un giro di basso e Trick Or Treat (Dolcetto O Scherzetto) prende origine nella maniera più semplice e diretta, conquistando tutti i presenti. Il fumo e le luci inondano l'ambiente, la voce del demone Curr, che ovviamente mima quella di Dave King, sprigiona saette e fulmini, in un vortice heavy metal che spazza via tutto non appena parte la prima strofa. Nella notte ogni cosa è al suo posto, tutto è pronto per la baraonda infernale, fatta di anime turbolente e diavoli assetati di sangue. "Qualcuno mi ha fatto un incantesimo, il rock n roll divora la notte, vendimi l'anima e riprendi il controllo", recita il ritornello, poggiato su una linea melodica che entra sotto pelle e non va più via. Sul palco, Curr si dimena facendo capriole, saltando da una parte all'altra, per poi riafferrare il microfono per raccontare la notte di Halloween: "Bussa per avere la dolce sorpresa. Dolcetto o scherzetto. Alza lo sguardo al cielo se vuoi vedermi". Lo spirito demoniaco del brano è impresso nelle note della chitarra e nel drumming terremotante, le immagini seguono tale caos, le nebbie si intensificano, le luci si abbassano, Curr coinvolge il pubblico, prima di scatenare la sua ira. Due ragazzi gridano il suo nome, sedotti dalle sue movenze e dalla sua sporca voce: «È davvero forte. È ancora meglio dal vivo» urla eccitata la coppia di giovani. Poi succede il delirio, nel secondo refrain e dopo il grande assolo, la chitarra del demone sprigiona scintille, l'elettricità si condensa tutta sulle code dello strumento ed esplode contro il pubblico, incenerendo i presenti. Ci vuole qualche istante prima che la gente si accorga della tragedia in atto, e quando il brano va a sfumare, la scuola è nel delirio assoluto. Tutti corrono fuori per mettersi in salvo, ma la vendetta della rockstar è appena iniziata.

After Midnight

Al termine della notte, quando sta per sorgere l'alba, il protagonista Eddie sconfigge definitivamente il demone venuto dall'inferno e salva la sua ragazza, quindi torna alla stazione radio gestita dal suo amico speaker. Il luogo è disabitato e incustodito. Il ragazzo entra in una sala completamente distrutta e per celebrare il suo trionfo inserisce la cassetta dei Fastway. Dagli altoparlanti esplode After Midnight (Dopo Mezzanotte), energico brano che prosegue per tutti i titoli di coda. L'attacco lo dà lo stesso attore: «Sveglia dormiglioni. È ora di fare festa!» dice mentre alza il volume al massimo. Le chitarre di Clarke e Carroll risvegliano gli ascoltatori, precipitando su una città ancora mezza addormentata attraverso una colata di acciaio fuso pronto a inghiottire ogni cosa. Halloween è trascorso e la paura è finita, in poche ore tutto è cambiato, così come la vita del giovane Eddie, che ora ha preso sicurezza di sé, diventando un piccolo eroe. Festeggiamo la vittoria del bene sul male, ma non solo, anche quella della giustizia e del riscatto nei confronti di una vita misera e solitaria. Le asce fendono l'aria, intrecciandosi in una serie di riff da pelle d'oca che inducono a danzare, facendo da contorno a linee vocali di grande impatto. Nessun luogo dove nascondersi, un tuono in cielo che si schianta a terra creando un piccolo incendio, una corsa forsennata per fuggire dal male che incombe. La caccia è iniziata, una caccia notturna, una sete di sangue insaziabile. Il ritornello è puro fomento: "Ti sento gridare. Sto venendo a prenderti, ti prenderò dopo mezzanotte, fulminandoti, scioccandoti con un brillio notturno". Il fulmine che illumina il cielo notturno è metafora del film, poiché il demone Sammi Curr viene generato da cortocircuito; il suo corpo redivivo è pura energia elettrica, e la sua missione è quella di radunare un esercito di diavoli e mettere a soqquadro il mondo intero. After Midnight è la sintesi della trama: funambolica, prepotente, divertente, quasi interamente sorretta su un refrain ripetuto e una sezione ritmica che non concede respiro.

Don't Stop The Fight

Dopo l'ennesima umiliazione, che ha visto il povero Eddie gironzolare nudo nella palestra della scuola dopo il pestaggio da parte dei bulletti più grandi, il ragazzo torna a casa e si chiude in camera. Per sfogare la frustrazione mette il disco sul piatto e aziona il tasto play. Don't Stop The Fight (Non Smettere Di Lottare) è un incendiario brano hard rock, carico di speranze e rabbia repressa, che provoca grandi emozioni. Eddie è seduto sulla poltrona, sguardo fisso nel vuoto e tanti pensieri: «A volte, a dire la verità molto spesso, penso a soluzioni piuttosto radicali. Ho certi pensieri in testa che nessuno potrebbe capire. Perché non farla finita? Basta, farla finita per sempre. Morie, sparire». Il fuoco è il tema principale del disco dei Fastway, nelle mente del protagonista una stanza di hotel brucia tra le fiamme, è la stanza dove è morto il suo idolo Sammi Curr. La band canta dell'incendio, un rogo che brucia nel cuore dell'uomo, e così vediamo la rockstar Curr seduta al centro di un cerchio di fuoco, intento in una specie di seduta spiritica; attorno a lui delle figure, anch'esse avvolte dalle fiamme, danzano seguendo il ritmo della canzone. "Non smettere di combattere, non soccombere ora". È in questo momento che Eddie comprende di aver ereditato un disco maledetto, dunque si avvicina al suo stereo, attratto da oscure voci che fuoriescono dagli altoparlanti, e fa girare al contrario il vinile, sprigionando l'energia del demone. «L'unica forza che mi trattiene sei, tu che ce l'hai fatta. Sei uscito da questa scuola fottuta e hai dimostrato la tua superiorità, adesso sei in cima e puoi guardare dall'alto il formicaio». Eddie e Sammi Curr entrano in contatto, egli è il prescelto, il guerriero del rock scelto dal demonio per portare avanti la guerra contro gli infedeli. Ogni notte è un folle sogno, attraverso il dolore e le ferite il ragazzo cresce, matura, e in lui emerge un istinto di sopravvivenza che soltanto gli emarginati possiedono. Una forza indomita che una volta esplosa difficilmente si riesce a contenere. Ora anche lui ha una missione da compiere.

Stand Up

Come un piccolo insetto sorvoliamo la stanza di Eddie, facendo una panoramica sui suoi cimeli: vinili, poster appesi alle pareti, uno stereo acceso, alcuni libri. Su un drumming sincopato e un basso pulsante, Stand Up (Alzati) ci accoglie alla prima scena, dove il ragazzo è intento a scrivere sul suo diario, rivolgendosi direttamente al suo idolo, la rockstar Sammi Curr, snocciolando in poche parole la sua filosofia di vita, influenzata dall'iconografia metal: «Sono ancora io, Ragman. È sempre la stessa solfa, guerra totale, loro contro di noi. I guerrieri scelti del rock governeranno l'apocalisse. Vedo teste vuote e cervelli morti. Chi c'è che ha bisogno di loro?». Il brano mette in musica la rabbia dell'emarginato, i sentimenti di un solitario che consacra la sua vita alla sacra musica rock, sprigionando le più recondite emozioni. Se le strofe sono piuttosto controllate, basate sulle pulsazioni del basso e declamate in poche righe, il ritornello è dinamitardo e incita a svegliarsi per prepararsi alla lotta per un mondo diverso, forse più giusto. Ma per arrivare alla resa dei conti bisognerà attraversare l'apocalisse. L'istinto primitivo brucia in corpo, raggiunge l'etere grazie alla voce acuta di King che brucia come fuoco e incendia i timpani, giocando su un crescendo chitarristico dall'effetto liturgico: "Senti come brucia, ho parecchie buone ragioni per provare quello che sento. Non puoi andare avanti così, allora combatti, armati di fortuna, alzati e fa la tua parte". Le perentorie parole del chorus sono le stesse recitate dal giovane e annotate sul suo diario. La sua guerra per integrarsi in una società che odia è appena incominciata, i guerrieri del rock lo aspettano al varco, tutti uniti contro lo stesso nemico.

Tear Down The Walls

La maledizione è stata generata, Eddie ha preso contatto col demone e qualcosa in lui è cambiata: l'orgoglio è cresciuto e la paura svanita. Curr ha preso la sua anima e la sua mente, e lo ha guidato verso la vedetta. La rabbia esplode come dinamite e il ragazzo inizia a strappare tutti i poster in camera, come a voler rinnegare ciò che era, la sua vita fino alla notte precedente. «Svegliatevi, dormiglioni, buttatevi giù dal letto. È il vostro caro Nuke che vi parla, in questa grande giornata di ottobre pazzo, vi farò provare la sensazione che travolge la nazione» annuncia lo speaker Nuke, interpretato da Gene Simmons, dando inizio alla giornata decisiva che porterà all'apocalisse. Tear Down The Walls (Abbatti I Muri) è introdotta da un cupo tappeto tastieristico, poi le chitarre emergono dalla foschia aprendo un varco per la voce di Dave King, che ripete soltanto le parole del muscoloso refrain. Una voce graffiante e decisa che simula perfettamente la disperazione del ragazzo nell'aver appreso della morte del proprio idolo in quel maledetto incendio. I poster che tappezzano la sua camera, come detto, vengono letteralmente dilaniati uno ad uno come se la sua musica preferita fosse svanita con la morte di Curr. I rintocchi leggeri ma ruvidi di chitarra si stampano nella testa, come un trapano che lentamente va a perforare la scatola cranica. Nonostante tutta la frustrazione che Eddie prova in questo preciso istante, non ha il coraggio di strappare il gigantesco poster del suo idolo, l'unico sopravvissuto alla foga. È un Curr con l'espressione demoniaca quello che percepisce attraverso i suoi occhi, e per qualche strana ragione non riesce nemmeno ad avvicinarsi ad esso. È come se una forza misteriosa lo respingesse, e quello sguardo ipnotico sembrasse rimproverarlo. Ed è proprio il primo verso di questa traccia che fin da subito ne estrapola l'intero contenuto. Il coro dei compagni di band di Dave King sottolinea questa voglia di non mollare e di non abbattersi, anzi, cerca proprio di spronare l'ascoltatore a reagire e a prendere coscienza per poter andare avanti. In questo caso però, il volto di Eddie sembra impaurito, terrorizzato da quell'immagine stampata su carta. Il primo contatto tra lui ed il suo mentore è avvenuto.

Get Tough

Dopo una festa in piscina nella quale il nostro protagonista viene messo in ridicolo, la vendetta è il primo pensiero che gli passa per la testa. Quale momento migliore per lui se non spaventare il bullo che lo perseguita durante la pausa mensa della scuola? Eddie si avvicina con fare minaccioso e con grande autorevolezza gli scaglia il vassoio in pieno volto, esclamando: «Mangia questo!». Get Tough (Tieni Duro) inizia proprio in questo momento, esplodendo per sottolineare la fuga di Eddie mentre i soliti ragazzacci lo rincorrono per punirlo. La canzone è ficcante e precisa, la voce è ottimamente integrata in un contesto a dir poco caotico e le ritmiche sono ossessive e particolarmente incisive. "Tua madre ti chiama per chiedere come è andata oggi, stai bene? Hai mangiato?" canta King. Continue preoccupazioni e raccomandazioni che farebbero andare fuori di testa chiunque. La pazienza, si sa, dopo un po' finisce e le reazioni possono essere tremende e risultare fuori controllo. Le chitarre si muovono in maniera molto semplice ma dannatamente efficace, mentre la sezione ritmica consolida uno spessore notevole ad un brano certamente molto ben curato e riuscito. "È ora di diventare un duro" ripete la band con estrema convinzione, e tutto questo risentimento verso le persone che ridicolizzano il povero Eddie esce fuori allo scoperto grazie al messaggio registrato nel disco di Curr che casualmente viene riprodotto al contrario. In questo modo viene messo in risalto la forza estrema che la musica riesce a conferire a chi non si limita solamente a sentirla, ma a chi la ascolta assaporandola e sviscerandone ogni singolo elemento. Uno stile di vita che viene messo in risalto da azioni che, nel film, sono ovviamente estremizzate ma che fanno capire la forte influenza che ha questa forma musicale su un individuo, tanta da porsi come un vero e proprio credo.

Hold On To The Night

Con una batteria marziale ed una voce potente ma aggraziata, Hold On To The Night (Attendi La Notte) si fa notare per l'ottima impostazione rock n' roll che cattura fin dalle prime battute. Interessante notare di come in questo brano si metta in luce la doppia anima che la nostra amata musica rock e metal possiede: quella estremamente positiva, che ti fa sentire bene, ti concede ogni cosa e ti fa provare amore vero verso l'arte, e il lato più oscuro, quando dietro la propria schiena nasconde un coltello affilatissimo pronto a pugnalarti in caso di tradimento. Un viaggio bellissimo ed affascinante, quello che la musica fa intraprendere, un viaggio dai molteplici aspetti. Le chitarre di "Fast" Eddie Clarke e Shane Carroll delineano il percorso tramite affascinanti note distorte. Impazienti, aspettiamo che cali la notte per iniziare il fantastico viaggio, pieno di insidie ma che alla fine ci condurrà alla salvezza. Non importa dove andremo o se arriveremo alla meta, l'importante e salire a bordo per sfuggire dai demoni che quotidianamente tentano di avvicinarsi per rovinarci l'esistenza. Ed è quello che fa Eddie per scappare da quello che è stato il suo artista preferito, ora diventato idolo di morte e disperazione. Eddie capisce tardi la drammatica situazione, ma una volta capito il pericolo che tutta la cittadina affronta, decide di schierarsi contro colui che un tempo era una sorta di insegnate di vita, rinnegandone il fascino e i dettami. Ottimo il ritornello che nella sua semplicità concentra tutta l'energia del brano dandogli quella carica in più di cui ha bisogno. Le vocals dei King sono veramente notevoli, pulitissime e particolarmente convincenti sotto tutti i punti di vista. "Hold On To The Night" ha una struttura molto semplice e poco elaborata, ma che sicuramente dà il meglio di sé proprio quando si accende il chorus, soprattutto verso il finale dove troviamo un delicatissimo assolo che si trasforma in una bestia furiosa e una batteria complice di averla risvegliata.

Heft

Un suono molto cupo avanza inesorabile per introdurre Heft (Peso). Una batteria costantemente in mid tempo permette con tutta calma a Dave King di iniziare il suo racconto di disperazione, una storia di chi ha capito forse troppo tardi di aver bisogno di aiuto. Al protagonista del film accade un po' la stessa cosa, ma non è solo colpa sua. Emarginato da tutti e bullizzato ogni santo giorno, si rinchiude nella sua musica preferita al fine di evadere da una realtà che sembra non appartenergli più. "Trovato morto con un cappio avvolto al collo. A nessuno importa di alzare la testa" recita così la band, ad intendere il disinteresse degli altri nei nostri confronti. Eddie si sente solo, emarginato da tutti, schifato dai suoi amici, ma trova confort nella rockstar Sammi Curr, che riprende vita e nel momento di debolezza e fragilità si finge amico con l'intenzione di renderlo complice delle sue malefatte. Le ritmiche della canzone accelerano leggermente ed un buon assolo fa capolino proprio a metà brano, aumentandone il passo per farlo ripartire con una foga maggiore. Questa rinnovata intensità sembra colpire a fondo, ma viene smorzata nuovamente da un rallentamento un po' drastico, anche leggermente prolisso, ma che in fondo rispetta appieno la natura della sua struttura. Eddie ha la convinzione di aver trovato finalmente qualcuno che capisca il suo dilemma interiore, qualcuno da poter in qualche modo "servire" per sentirsi finalmente importante. Tale situazione, però, ha la valenza di una medaglia a doppia facciata, dove da una parte si prova tutta l'euforia possibile e immaginabile in un determinato momento di gioia, mentre dall'altra si tendono a scansare i possibili risvolti negativi che certe azioni potrebbero provocare. È così anche nella vita di tutti i giorni, e la cosa più brutta è che certi individui approfittano di questi momenti per cambiare radicalmente la nostra esistenza. In bene o in male rimane sempre un grosso punto interrogativo.

If You Could See

Siamo dunque giunti all'ultimo brano di questo lavoro dei Fastway: If You Could See (Se tu potessi vedere) si presenta come una ballad che parte decisamente bene grazie ad un affascinante arpeggio, seguito poi da un delicatissimo, breve ed intenso suono alto di chitarra. La voce del vocalist è morbida, ma solo nella prima parte, perché subito dopo si alza decisamente di volume per regalarci un ritornello molto graffiante ed emozionante. Come si nota nella pellicola, improvvisamente il protagonista si ritrova con la propria convinzione frantumata e un'esistenza disastrata. Il suo idolo ha compromesso la sua serenità, gettandolo in un vortice oscuro e disperato, eppure, con grande forza di volontà, Eddie riesce ad affrontarlo a viso aperto, fino a sconfiggerlo con un atto eroico. Ci riesce anche grazie a Leslie, la ragazza di cui è innamorato e che alla fine conquista. La lunga ed estenuante corsa contro il tempo per sconfiggere il demone Curr si può interpretare un po'come le nostre paure o le nostre incertezze. Il fraseggio di chitarra è raffinato, gli assoli ben calibrati, e l'ottima la voce di Dave King fa il resto. "If You Could See" vanta di momenti alti grazie alla qualità delle due parti melodiche, veramente interessanti, e si innalza ancora di più quando la band comincia ad aumentare il ritmo, senza però scomporre l'anatomia perfetta del pezzo. In fondo, ognuno di noi ha i suoi demoni da combattere, trovare la forza d farlo non è mai semplice, perché ci vogliono forti motivazioni, determinazione e soprattutto l'aiuto di qualcuno. Da soli è difficile riuscire a fare qualcosa di concreto, certo, si può tenere duro fino allo sfinimento ma non è detto che questo sforzo basti per vincere la guerra. Nel film viene estremizzata tale situazione, facendo incarnare in Curr tutti i mali della vita, mali risvegliati attraverso questa possessione demoniaca che colpisce il giovane Eddie attraverso la passione per la musica. Così come il ragazzo, a testa alta, affronta il suo idolo caduto, rischiando la morte, così ognuno di noi è chiamato all'appello per sfidare la sorte e i problemi che quotidianamente ci affliggono.

Conclusioni

Morte a 33 Giri è un film che negli anni è diventato un vero e proprio cult, specialmente tra gli appassionati di musica rock, che lo apprezzarono nonostante tutte le varie critiche piovutegli addosso in quel periodo, e che, detto tra noi, furono assai pesanti e insensate. La storia non è nulla di originalissimo o mai visto prima, mettiamoci anche una recitazione generale degli attori non proprio memorabile, ma resta una pellicola con molti pregi perché va a toccare diverse tematiche sempre attualissime anche ai giorni d'oggi. Al di là del plot narrativo e della messa in scena, vogliamo farvi una domanda: sapete qual è la vera protagonista di questo cult movie? Ve lo dico io: è la musica, e non potrebbe essere altrimenti. La colonna sonora firmata dai Fastway, "Trick Or Treat", è praticamente perfetta e ben collocata con le immagini, riuscendo a far vivere le scene visive grazie ai testi e alle melodie. Ogni passaggio è studiato decisamente bene e va ad incastrarsi con una certa misura nel contesto in cui viene inserito. La musica dicevamo, questa meravigliosa forma d'arte che unisce popoli e crea relazioni interpersonali tra più persone, è che al contempo è capace di dividere e ghettizzare, creando scompigli e addirittura discriminazioni. È proprio ciò che accade al giovane protagonista Eddie, bullizzato perché "diverso" dagli altri, perché percepito come uno strano adolescente pieno di problematiche interiori, dall'animo taciturno e solitario, incapace di relazionarsi col mondo e con i suoi coetanei. Eddie è diverso da tutti i suoi compagni di scuola, nel modo di vestirsi, ma soprattutto per la musica che ascolta. La musica lo separa dalla realtà, lo aliena dagli altri adolescenti, lo anima di una forza oscura decisamente rare. Esaminando bene la questione, delicata e ingombrante, sia nel passato che nel presente, è sempre stato così: un ragazzo che ascolta heavy metal e si veste da metallaro, ovvero jeans, stivali o scarpe da tennis, t-shirt di una rockband, chiodo decorato con spille e spuntoni, rischia seriamente l'allontanamento dalla massa, questa abbastanza uniforme, e di conseguenza rischia di isolarsi. Sicuramente, rispetto a un passato dove chi si approcciava o seguiva questa corrente artistica veniva spesso e volentieri etichettato come pericoloso satanista, cattivo e affascinato dal male, oggi la visione è un po' cambiata e il mondo moderno ha aperto gli occhi, superando dei paletti che fino a un paio di decenni fa erano ben visibili. Tuttavia, resta insita nel cosiddetto metallaro una diversa sensibilità, una diversa natura, uno spirito del tutto personale e un approccio sicuramente meno conforme alla massa. In tutto ciò, torna alla ribalta la questione orribile del bullismo, purtroppo negli ultimi anni intensificatasi prepotentemente, complice l'utilizzo dei social network e la rapidità di diffusione della tecnologia moderna. Una problematica attuale e molto sentita, che abbassa il livello etico e morale del genere umano ai minimi storici, specialmente se pensiamo che queste cose accadono sia sui posti di lavoro sia all'interno di scuole, ovvero luoghi dove dovrebbe vigere il rispetto per le regole. Insomma, la musica cambia nel tempo così come cambiano le culture, rispecchiando la società e tutte le persone che nella società vivono, respirano, lavorano, crescono ed invecchiano. Il mondo va sempre avanti, incontrastato, modificando le abitudini di ogni singolo individuo, ma l'evoluzione alla quale siamo tutti sottoposti comporta anche contrasti e limiti, come ad esempio la costanza nel ripetere e consolidare abitudini autodistruttive. È con grande rammarico che descriviamo tale situazione, perché prendendo in esame solamente l'ambito musicale, che poi è quello che a noi interessa maggiormente, fa veramente male leggere notizie o vivere personalmente determinate situazioni di discriminazione. Ognuno dovrebbe essere libero di ascoltare ciò che vuole, ciò che lo rende felice e lo fa stare bene, dissetando i propri sensi con i suoni che più lo emozionano e lo stimolano. Il voler a tutti i costi criticare una persona che ascolta questo o quel determinato genere fa male alla musica stessa, fa male all'arte, e soprattutto contribuisce all'emarginazione, quando invece il genere umano ha bisogno di un valore che li unisca. La musica nasce appunto per unire i popoli, per unire i ragazzi, per emozionare il mondo intero, poiché si sviluppa come il mezzo di comunicazione più efficace e profondo per veicolare messaggi a tutti quanti gli ascoltatori. I Fastway, con la loro colonna sonora, e quindi con il loro ottimo album del 1986, denunciano un po' tutto questo, indagando la frustrazione provata dal protagonista e cantando la natura intima, sensibile ma anche controversa della società americana degli anni 80. Attraverso i componimenti della band, che fanno da sfondo alle azioni, alle avventure e alle esperienze del giovane Eddie, l'ascoltatore, proprio come il protagonista della storia, riesce ad afferrare il significato della parola amicizia e il valore dell'amore, senza contare il sentimento, a tratti morboso, nei confronti di un genere musicale, l'heavy metal, da molti considerato un credo religioso e che, una volta assorbito, accompagna per tutta la vita, scolpendosi per sempre nel cuore.

1) Trick Or Treat
2) After Midnight
3) Don't Stop The Fight
4) Stand Up
5) Tear Down The Walls
6) Get Tough
7) Hold On To The Night
8) Heft
9) If You Could See