ATROCITY

Werk 80 II

2008 - Napalm Records

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
17/08/2011
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Ognuno di noi ha un personale percorso nella scoperta del metal e del rock,per me il disco che ha acceso definitivamente la passione infinita nei confronti di una delle più grandi forme d'arte esistenti è stato 5150 dei Van Halen, acquistato appena dodicenne nel lontano 1986. Ovviamente la musica l'avevo già scoperta qualche anno prima,soprattutto girovagando tra le varie emittenti radiofoniche private; per tutti quelli  nati negli anni settanta come il sottoscritto era inevitabile trovarsi ad ascoltare i successi della pop music della decade successiva, una miriade di brani che scalavano velocemente le classifiche internazionali, ammettiamolo era un passaggio quasi obbligatorio. Ricordo bene che all'epoca le distinzioni tra i generi erano decisamente marcate, pur essendo ancora piccolino mi rimasero impresse le parole di alcuni metallari più grandi di me che sostenevano che avrebbero preferito finire sotto tortura piuttosto che ascoltare una qualsiasi canzone dei Duran Duran e compagnia pop, anch'io cominciai a seguire quella linea di pensiero, anche perchè l'heavy metal e l'hard rock erano già diventati la colonna sonora della mia vita. Tutti sappiamo però che i tempi cambiano e certe convinzioni che fino a qualche anno prima sembravano radicate  col passare del tempo si affievoliscono ed i primi a dare una dimostrazione di tutto questo sono state alcune bands della nostra musica preferita che senza tentennamenti hanno cominciato ad incidere le loro versioni di alcuni di questi hit singles. Tra i gruppi che hanno dato un input decisivo a questo processo di rivisitazione ci sono i tedeschi Atrocity, il combo capitanato dal singer Alexander Krull ribadendo ancora una volta il loro status di band fuori dagli schemi nel 1997 tra lo scetticismo di molti decise di pubblicare Werk 80, album composto interamente da cover di brani che avevano fatto la fortuna di nomi come i sopracitati Duran Duran, Tears For Fears, Frankie Goes To Hollywood, Yazoo e tanti altri, il grande ed inaspettato successo di questa release stupì i teutonici stessi, di conseguenza i fans cominciarono a chiedere sempre più insistentemente una seconda parte di questo progetto. Abbiamo dovuto attendere (ebbene si anch'io ero in quella lista di impazienti) ben undici anni per vedere concretizzarsi il seguito di quel disco che in molti di noi aveva riportato alla mente i lunghi pomeriggi passati ad ascoltare la radio appena finiti i compiti ma l'attesa è stata ampiamente ripagata; Werk 80 II è un ritorno a dir poco in grande stile! La prima cosa che balza agli occhi è la meravigliosa copertina che ritrae la regina del burlesque Dita Von Teese sempre più affascinante e seducente; prestate molta attenzione anche all'altra sua foto all'interno del booklet, roba da restare a bocca aperta e poi non dite che non vi avevamo avvisati... Le sorprese in questo platter non si fermano esclusivamente al lussurioso artwork, c'è da segnalare anche un enorme lavoro fatto in sede di arrangiamenti e produzione e soprattutto la presenza in molte tracce dell'incantevole voce di Liv Kristine leader dei Leave's Eyes e moglie del frontman; un'unione perfetta sia nella vita che nel lavoro! Ora siamo veramente pronti per intraprendere il secondo viaggio pop anni ottanta in chiave gothic metal e con una spruzzatina qua e là di death ed industrial, mettiamo il cd nel lettore, lo facciamo partire e veniamo immediatamente investiti da un muro sinfonico che dà il via alla mitica People Are People dei Depeche Mode (ormai si cadrebbe nel banale nel ribadire l'importanza che questo gruppo ha avuto ed ha in buona parte della scena rock mondiale) Alex ed i suoi pur rimanendo saldamente ancorati alla struttura ed alle melodie originali rinvigoriscono il pezzo donandogli un'atmosfera più dark e morbosa, un autentico esordio col botto! Si continua sugli stessi binari con Smalltown Boy (Bronski Beat) la vena triste della versione originale rimane inalterata, gli Atrocity la rendono speciale aggiungendoci ancora una volta degli azzeccatissimi interventi orchestrali ed una suadente voce femminile. Relax dei Frankie Goes To Hollywood è una delle tracks più aggressive dell'album, senza stravolgerla più di tanto i tedeschi riescono ad incattivirla al punto giusto grazie al cantato che arriva quasi a sfiorare il growl. Don't You (Forget About Me) dei Simple Minds non presenta grandi differenze rispetto a come l'abbiamo sempre conosciuta, c'è soltanto un utilizzo maggiore delle tastiere ed un suono più energico delle chitarre (naturalmente) anche The Sun Always Shines On TV (A-HA) viene riproposta in una versione abbastanza fedele all'originale, il vero punto di forza è il duetto tra Krull e Liv, entrambi si prodigano in una performance ricca di passione e coinvolgimento.  Hey Little Girl degli australiani Icehouse subisce un trattamento ''estremo'', da semplice canzoncina con poche pretese si trasforma in un'accattivante ed energica gothic song; nel ritornello il singer riporta la sua voce in territori death-oriented. Uno dei picchi più alti dell'album si raggiunge con Fade to Grey (Visage) è davvero sorprendente come la band riesca a mantenere l'atmosfera oscura ed introspettiva che caratterizza questo hit del lontano 1980 aggiungendoci una rocciosissima base metal e poi diciamocela tutta: come si può non restare ammaliati da quella meravigliosa voce femminile che ci sussurra delle frasi in francese?  In una raccolta come questa non poteva mancare un omaggio ad un gruppo di livello decisamente superiore come gli inglesi Talk Talk; Such A Shame, uno dei loro più grandi successi viene eseguito con trasporto ed emotività, il refrain viene reso più cupo e malinconico, un'altra reinterpretazione da incorniciare.  La palma di cover più stravagante e fuori di testa spetta di diritto a Keine Heimat dei connazionali Ideal, l'originale è una delle cose più agghiaccianti che abbia mai ascoltato (anche il video comunque non è da meno) i tedeschi la rivisitano immaginando i Machine Head accompagnati da un'imponente orchestra, l'effetto è devastante (nel senso buono del temine) ecco una dimostrazione di come una traccia da dimenticare può avere una grande possibilità di riscatto! Here Comes The Rain Again (Eurythmics) non ha certo bisogno di presentazioni, un'autentica gemma ricca di pathos e malinconia, le chitarre e gli arrangiamenti sinfonici sostituiscono completamente i sintetizzatori; è impossibile non lasciarsi trasportare da queste struggenti melodie.  La chiusura del cd è affidata alla dolcissima Forever Young degli Alphaville, ancora una volta i grandi protagonisti sono marito e moglie che ci regalano emozioni a profusione grazie alla loro prestazione estremamente sentita e rilassata, nella parte finale l'orchestra dona al brano una solennità più unica che rara. Nell'edizione limitata in digipak è presente come traccia bonus Feels Like Heaven dei Fiction Factory canzone che a dire il vero non mi ha mai fatto impazzire, ci hanno pensato gli Atrocity a donarle una nuova e splendida veste rendendola particolarmente  romantica ed avvolgente, l'ideale sarebbe quello di ascoltarla in una tiepida mattinata di primavera completamente immersi nella natura. Concludendo c'è da dire che rispetto alla prima parte il gruppo ha compiuto un salto qualitativo enorme; l'esperienza maturata e due ottimi lavori come Gemini (2000) e Atlantis (2004) hanno dato il loro grande contributo nella perfetta realizzazione di questo cd. Ora non ci resta che attendere il terzo Werk 80, considerati i precedenti quando arriverà mi troverò sulla soglia del mezzo secolo di vita ma sono convintissimo che continuerò a scatenarmi come quel ragazzino che venticinque anni fa scoprì i Van Halen, alcune cose cambiano altre mai!


1) People Are People
(Depeche Mode)
2) Smalltown Boy
(Bronski Beat)
3) Relax
(Frankie Goes To Hollywood)
4) Don’t You Forget About Me
(Simple Minds)
5) The Sun Always Shines On Tv
(A-ha)
6) Hey Little Girl
(Icehouse)
7) Fade To Grey
(Visage)
8) Such A Shame
(Talk Talk)
9) Keine Heimat
(Ideal)
10) Here Comes The Rain Again
(Eurythmics)
11) Forever Young
(Alphaville) 
12) Feels Like Heaven
(Fiction Factory)