ASPHYX

Reign Of The Brute

2012 - Century Media Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
18/10/2015
TEMPO DI LETTURA:
5.5

Introduzione Recensione

Eccoci con un'altra escursione negli episodi "minori" della discografia degli Asphyx, alfieri olandesi del death/doom più oscuro, decadente e feroce; siamo nel 2012, anno di uscita del, per ora, loro ultimo lavoro "Deathhammer" il quale presenta la formazione ancora una volta composta da Martin van Drunen (voce), Bob Bagchus (batteria), Paul Baayens alla chitarra, mentre l'uscente Wannes Gubbels viene sostituito dal nuovo arrivato Alwin Zuur come bassista. Un mese prima esce il qui recensito singolo "Reign Of The Brute - Il Regno Del Bruto" contenente la Title Track che comparirà anche nell'album prima menzionato, e una versione in tedesco di "The Landser", altro pezzo sempre legato all'ultimo disco dei nostri; anche qui come nell'album principale (da cui infondo le due tracce sono tratte) i pezzi soffrono un po' del fenomeno della "Loudness war", il quale affligge quasi ogni disco di metal uscito nel nuovo millennio e non solo, ma questo non inficia certo la prestazione dei nostri, e comunque permette di sentire tutti gli strumenti in prima linea. Sono i momenti tetri e doom, tipici dei nostri, i quali giocano molto sulle atmosfere mortifere e cupe a soffrirne un po', anche se qui li notiamo soprattutto nella seconda traccia, dato che la prima è breve e sparata; abbiamo quindi una divisione tra un inizio come detto diretto e veloce, ed un secondo più trascinato e monoltico, pur non rinunciando in nessun caso all'innesto, almeno in minima parte, del death e del doom, con un occhio di guardo naturalmente per il primo. In un'epoca dove molte reunion lasciano a desiderare per I risultati, gli olandesi producono pezzi feroci e senza compromessi rinunciando almeno nella struttura ad elementi estranei e modernismi fuori luogo: il sound degli Asphyx rimane saldamente ancorato alla vecchia scuola, e se cercate tecnicismi estremi, breakdown, piogge di blastbeat o parti brutal, dovete guardare da ben altra parte. Insomma, un vero e proprio assalto "estremo" in piena regola, per nulla disposto a porgere il fianco a chi, nella musica, desidera scorgere particolari passaggi o comunque bearsi di alcune situazioni "ultra-tecniche". Un modo di fare privo di compromessi, figlio di un'attitudine a dir poco "selvaggia" e soprattutto trasudante malvagità da ogni nota e riff. La vecchia scuola dell'estremo che dunque assurge prepotentemente a dominatrice di questi tempi moderni, abituati a tutt'altro modo di suonare e di porsi. Un EP, questo, che dunque ci mostra gli Asphyx per quello che sono, ovvero per nulla interessati al compromesso o alla mediazione, tutt'altro. Come i possenti mezzi corazzati dei quali ogni tanto amano discorrere, li vediamo lanciarsi in quarta contro il nemico per annichilirlo totalmente.

Reign of the Brute

La Title Track si apre con un riffing roboante accompagnato dalla doppia cassa in un galoppo martellante, delimitato da alcuni rullanti e dai blast distribuiti; al ventitreesimo secondo un assolo squillante fa da cesura, seguita da una ripresa ancora più violenta della cavalcata, questa volta con l'apporto delle vocals sgolate di van Drunen. Al cinquantesimo secondo buzz di chitarra creano un andamento severo, e serrato, presto però violato da nuove bordate potenti, dove i giri a motosega convivono con la batteria incalzante e le grida furiose del cantante; largo quindi a nuovi loop circolari, in un movimento lanciato e massacrante che non accenna a calmarsi nel suo incedere assassino. Ma ecco che d'un tratto al minuto e quarantacinque un rullante di pedale e dei suoni ritmati rallentano il tutto in una cesura di raccoglimento con effetti caotici in sottofondo; non dobbiamo però farci ingannare, subito dopo esplode con alcuni rullanti una nuova cavalcata da tregenda, tagliente e devastante come sempre nei suoi riff a motosega e nei blast decisi. Tornano quindi le chitarre in buzz, sempre accompagnate da un galoppo di batteria costante, aprendosi poi alle bordate squillanti che caratterizzano il pezzo, in una violenza accentuata poi da rullanti di pedale lanciati; l'episodio termina all'improvviso con una distorsione di chitarra, seguendo un modus operandi ormai consolidato per la band olandese. Il testo torna su temi di stampo fantastico/fantascientifico, questa volta di stampo apocalittico; il clima globale cambia, e scende il permafrost mentre entrambi i poli del mondo scompaiono, le cappe di ghiaccio sono perdute per sempre in una mutazione progressiva, formando una nuova razza in un'evoluzione migliorata, ed alterando la faccia della terra. La progenie cruenta si sviluppa, nata perfetta in una pura bellezza terrificante, nata per il dominio in una logica fusione naturale di insetti e rettili, dotata di intelligenza, crudele senza pietà e vile; "Billions rot in agony, in unbearable pain, mountains steam from roasted flesh, bones cover the plains, intensify the torment, terror absolute, as continents are drenched in blood, reign of the brute - Miliardi marciscono in agonia, nel dolore insopportabile, montagne di carne arrostita sorgono, le ossa coprono i campi, s'intensifica il tormento, il terrore è assoluto, mentre i continenti si bagnano di sangue, nel regno del bruto" prosegue il testo descrivendo la conquista orribile perpetrata da questi nuovi esseri, termiti giganti che si nutrono di carne umana, stuprando il resto dell'umanità per fargli portare i loro semi. Sentiamo gli ultimi uomini implorare, mentre con lingue strappate cedono, corpi spezzati impalati sono dispersi su campi infiniti; un orrore dai connotati catastrofici con svariati riferimenti alla filmografia di più di cinquant'anni, con creature orribili e mutazioni che assaltano l'umanità distruggendo città e nutrendosi delle persone.

Der Landser

"Der Landser - Il Soldato" è un pezzo che comparirà anche in "Deathhammer" in una versione leggermente diversa; qui infatti il testo è in tedesco, mentre nella versione successiva è in inglese. Per quanto riguarda la sezione musicale, nulla cambia nel concreto, rendendo il tutto un po' ridondante; si parte quindi con un suono ammaliante e greve, il quale avanza insieme alla batteria cadenzata, delineato da alcuni blast dilatati; al ventiquattresimo secondo una marcia rocciosa prende forma insieme al cantato isterico di van Drunen, sottolineato da alcuni giri circolari squillanti. Abbiamo poi la ripresa della melodia iniziale, in un ritornello appassionante dalla batteria controllata nel suo incedere, creando un'atmosfera solenne e cupa; si riprende quindi con i loop rocciosi e marziali, ben adatti ai temi del pezzo, i quali avanzano come raffiche di mitra ripetute nei loro toni distorti e taglienti, mentre il cantato assume punte più cupe di growl. Ecco che al minuto e quaranta si accelera con un galoppo di batteria dai giri di chitarra ieratici e dai rullanti di pedale, il quale avanza collimando in una cavalcata a media velocità, robusta e decisa; largo quindi ai loop a motosega, ossessivi e ripetuti. Al secondo minuto e trentuno si ripresentano le marce rocciose, le quali portano avanti il brano con le loro falcate marziali dal grande effetto; si torna quindi ai rallentamenti doom del ritornello, con drumming strisciante e melodie malinconiche e tetre, proseguendo come da copione fino ad una ripresa dei toni granitici da plotone militare. Al quarto minuto e ventotto ci si ferma con una digressione, al quale ci porta con effetti atmosferici verso un assolo squillante e protratto, il quale crea una sezione tetra ed oscura, sulla quale prende piede un fraseggio greve e distorto accompagnata da rullanti di batteria e blast dilatati; si crea quindi l'ennesima coda doom strisciante e monolitica, la quale avanza con tempi da panzer sonoro. Torna al quinto minuto e quarantasei l'assolo triste ed ammaliante, il quale si sviluppa in scale delicate prima di lasciare il passo ai riff pesanti e distorti, i quali proseguono fino alla conclusione in digressione; come detto tutti elementi che poi ritroveremo nella versione inglese, dandoci quindi una curiosità che in realtà sembra un po' un riempitivo più che un brano di cui si sentiva davvero il bisogno. Il testo torna ai temi bellici dominanti, trattando della vita di un soldato; un ragazzo diventa un soldato, chiamato alle armi, presto sarà battezzato nel fuoco, e presto la sua guerra inizierà. E' un soldato, un invincibile soldato, e in battaglia dopo battaglia nessuno dei commilitoni fu perduto, e per il suo coraggio venne decorato con la croce di ferro (una decorazione militare utilizzata dal Regno di Prussia prima e dall'Impero tedesco poi, istituita dal Re di Prussia Federico Guglielmo III, reintrodotta da Adolf Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale); ora la direzione di marcia cambia verso est, penetrando in profondità nella terra, ma fermati dalla neve. Il suo Fuhrer lo lascia a gelare, nell'amaro gusto della sconfitta; nel dubbio e disillusi il soldato deve ritirarsi. "Nach dem ersten Winter stürmt er wieder voran, ein gnadenloser Blitzangriff auf unbekanntes Land. Ohne eine Pause ins höllische Kampfgeschehen, das Stalingrad Inferno, wird er es überleben?- Sopportando l'inverno, ancora una volta esplode. La macchina da guerra in azione, tra terre sconosciute e spoglie, non fermandosi nell'avanzata. Entra i portoni dell'inferno, quello di Stalingrado. Sopravvivrà per raccontarlo?" prosegue il testo, mentre ora il nostro è un soldato esausto, i cui capi commettono tradimento, in una fossa di sangue e pus avviene la realizzazione di essere solo polvere; ora è il soldato tradito, uno dei pochi che ancora respira nel lungo viaggio verso casa pieno di paura, e nelle braccia amorevoli di sua madre, scorreranno le lacrime. Un testo insolitamente umano per la band, dove la Campagna in Russia viene vista dagli occhi di un soldato tedesco; inizialmente idealista, uscirà stravolto dalla realtà del fronte, toccando con mano la verità.

Conclusioni

Un altro episodio minore dunque della discografia lunga degli Asphyx, questa volta diretto davvero solo ai collezionisti che vogliono avere qualsiasi cosa pubblicata dai nostri; il primo brano è ben presente nell'album "Deathhammer" e il secondo cambia solo nella lingua usata, lasciando il resto invariato (e sarà comunque riproposto in una versione limitata del suddetto album). Non si tratta inoltre degli episodi migliori del disco (pur non essendo orribili) e diventa quindi chiara la natura prettamente commerciale di questo vinile, ultra limitato e ormai praticamente introvabile, diretta solo ai collezionisti più sfegatati che lo terranno ben sigillato; tutti gli altri si rivolgeranno direttamente all'album principale, trovando un episodio degno dei nostri, vicino alle sonorità delle varie estensioni del gruppo (Soulburn, Hail Of Bullets, Grand Supreme Blood Court) che ruotano con alcune variazioni intorno allo stesso concetto stilistico, appagando ogni amante del death vecchia scuola aggressivo e spacca ossa. Unica nota davvero dolente è la produzione, la quale emerge anche in questo singolo, come detto un po' troppo legata ai toni alti, problema questo tipico comunque del metal moderno; il songwriting si mantiene comunque su alti livelli, premesso che qui tecnicismi complessi e gare di balst beats sono messi al bando, in nome di un death dai connotati a volte doom ortodosso e legato alla vecchia scuola. Si chiuderà quindi per ora la storia degli Asphyx, sperando però vivamente in un proseguo della loro discografia, ancora capace di dare tanto agli amanti del genere; non mancano comunque ancora oggi concerti e tour, facendo ben sperare al riguardo ogni fan ed appassionato che attende un successore a quanto ascoltato in questi ultimi lavori. Il nostro viaggio troverà quindi momentanea sosta con "Deathhammer", disco prodotto da Dan Swano  (Bloodbath, Diabolical Masquerade, Edge Of Sanity, Nightingale) il quale avrà un maggiore focus sulle parti più feroci, tendendo a dividere in singoli casi la prevalenza del death o del doom. Avremo quindi brani più diretti e veloci, e altri pachidermici e monolitici, pur non rinunciando in nessun caso all'innesto, almeno in minima parte, dei due generi, con un occhio di guardo naturalmente per il metal della morte naturalmente. Arriviamo quindi all'ultima fermata del nostro percorso: non è ancora il momento di rilassarci, il martello della morte ci colpirà come un'incudine!

1) Reign of the Brute
2) Der Landser
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