ASPHYX

Mutilating Process

1989 - Gore Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
19/10/2015
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Siamo qui oggi per una piccola digressione temporale nella discografia degli olandesi Asphyx, padrini del death doom di stampo europeo; torniamo nel 1989, anno in cui ancora i nostri appartengono alla realtà underground, avendo firmato solo in seguito con l'allora neonata Century Media RecordsMartin van Drunen non è ancora della partita, e le veci vocali e del basso sono tenute dal compianto Theo Loomans (R.I.P 1998), aiutato dalla chitarra di Eric Daniels, la batteria di Bob Bagchus e la seconda chitarra di Tony Brookhuis. "Mutilating Process - Processo Di Mutilazione" è il mini album qui analizzato, prodotto per la tedesca Gore Records (label sotto la Nuclear Blast Records, e oggi etichetta defunta), composto da due tracce che ci mostrano il death marcio dalle influenze thrash e doom che fa da punto di partenza per i nostri, i quali nel tempo elaboreranno un suono sempre più evocativo ed unico, capace di creare atmosfere allo stesso tempo ripugnanti ed ammalianti; il death metal era allora lontano dai riflettori delle major discografiche, considerato veramente estremo (ancora non è neanche sorto il fenomeno del black scandinavo, fratello/rivale) e diverso dal resto della materia metal, anche da quel thrash che molti puristi sentivano essersi commercializzato fin troppo; è una ruota che gira, e oggi sappiamo che in seguito la stessa sorte sarebbe toccata tanto al death quanto al black, prima torce dei puristi, poi traditori per la loro ottica, ma all'epoca si respirava un'aria pura in un suono i cui modi non erano ancora codificati, e che entusiasmava i giovani alla ricerca dell'estremo sonoro. Le influenze principali spno mostri sacri del metal più grezzo e putrescente come  HellhammerAutopsy ed Obituary, in un'atmosfera sicuramente maligna e cupa che offre un lavoro adatto a qualsiasi amante del death più grezzo e underground, con un suono spesso inimitabile tipico dei demo di fine anni ottanta ed inizio novanta, ricco di quell'irruenza diretta e a tratti ingenua che pervade le note prodotte; non dobbiamo però pensare ad un lavoro amatoriale da scantinato, il gruppo ha già raggiunto una certa coerenza compositiva ed un proprio suono, mostrandoci come ormai i tempi siano maturi per il salto sotto etichetta che avverrà da li a poco. Nel 1991 Martin van Drunen arriverà dai Pestilence e dopo un Promo i nostri firmeranno con la già citata Century Media Records per il loro primo album ufficiale "The Rack" iniziando una storia tutta in salire che li consacrerà nel mondo del metal; per ora però godiamoci la loro ultima manifestazione con Loomans, preferita addirittura da alcuni puristi a quanto verrà dopo, in un suono marcio e tagliente che ci trascina con se verso mondi spettrali dove non si perde mai l'attenzione per l'essenza del death, oggi spesso dimenticata nel nome di gare di tecnica e velocità certo anche lodevoli dal punto di vista compositivo, ma che ben poco hanno di quel tema sonoro mortifero che è proprio del, appunto, metal della morte. Un nome, quello del genere proposto, dunque scelto non a caso, che viene perfettamente spiegato da quanto gli Asphyx in questo senso riescono a fare e ci mostrano: il male messo in musica, la violenza sonora, il disagio, la forza e l'impeto di una band che sembra aver appreso alla perfezione la lezione dei padri fondatori e decide dunque di mostrarci le proprie (nere) carte, per rendere il tutto un'esperienza esaltante ma alienante al contempo, in grado di farci venir voglia di alzare il volume.

Mutilating Process

Il lavoro si apre con la Title Track la quale parte con un lento suono greve accompagnato da un drumming sospeso tra piatti e rullanti, con strisciate di chitarra che ne delimitano il movimento, salgono in sottofondo melodie epiche e grandiose, in una struttura altisonante, che perdura fino al cinquantesimo secondo; qui battiti di batteria come tamburi e giri severi si alternano in una contrazione thrash ripetuta, la quale fa da cesura prima dei giochi ritmici di piatti e bordate ripetute, i quali avanzano caotici. Invece però di esplodere in una cavalcata come potremmo aspettarci, si torna al movimento strisciante iniziale, intervallato d a rullanti e colpi meccanici, mentre un assolo tetro prende posizione in sottofondo con le sue note appassionanti e malinconiche, il quale evolve con scale sempre più elaborate; si prosegue così in un loop ossessivo, il quale giunge al secondo minuto e trentuno; qui un fraseggio distorto fa ad cesura,  alzandosi nel mixaggio facendosi più presente. Scattano quindi delle impennate di rullanti, prima della corsa a doppia cassa che si alterna ad essi, mentre Loomans offre vocals brutali da orco; essa sconvolge con gli attacchi continui e contratti la struttura, ora adrenalinica e lanciata, rilasciando tutta l'energia finora raccolta con loop a motosega. Al terzo minuto e sedici una serie di colpi ritmati si uniscono ad un riffing roccioso e deciso, in una marcia thrash dall'effetto incalzante; essa si apre quindi ad evoluzioni altisonanti dai fraseggia squillanti e dai colpi decisi, la quale prosegue fino al terzo minuto e cinquanta. Qui una serie di colpi fanno da cesura, separati da brevi silenzi, mentre un assolo segna il passaggio verso riff granitici; ma il movimento è schizofrenico, parte quindi il finale segnato da un'ultima cavalcata con doppia cassa e versi vomitati di Loomans, la quale si lancia verso l'oblio sonoro, concludendo il brano. Un episodio diviso in due parti, la prima lenta ed evocativa, al seconda feroce e lanciata; forse la divisione così netta non da molto spazio alle alternanze ritmiche che verranno, ma il suono è gestito comunque in maniera appagante grazie ad assoli e riff decisi di scuola thrash. Il testo offre fantasie blasfeme e sataniche tipiche di un certo death primigenio e ingenuo, le quali potrebbero benissimo essere le stesse di un disco black metal, testimoniando l'iniziale legame tra i due generi; il narratore ci invita ad andare con lui in presenza di Satana, e a provare a guardare tramite gli occhi di Satana, e provare il potere tramite il quale Belial scrive la dissacrazione della vita violata. "Mortal fools on the other shore, Virgin Mary Satan's whore, Time has come, truth turns around, Satanic chaos, cause not found - Idioti mortali dall'altra parte, La Vergine Maria è la troia di Satana, Il tempo è giunto, La verità si mostra, Nel caos satanico, non c'è una ragione" prosegue il testo con le sue illustrazioni dell'inferno, dove avviene un processo di mutilazione e decadimento, su menti stuprate; troviamo strutture viventi che giacciono nel caos, ed è questa la verità universale che si rivela. Le parole sembrano ricreare un quadro alla Hieronymus Bosch (non a caso anch'egli olandese), con affreschi inquietanti e alieni; un inferno delirante dove la legge è il caos, e dove ogni senso viene fatto a pezzi, davanti all'orrore, non solo fisico, che attende i dannati in un non tempo che segue l'eternità.

Streams Of Ancient Wisdom

"Streams Of Ancient Wisdom - Flussi Di Antica Conoscenza" viene introdotta da un arpeggio insolitamente progressivo per i nostri; subito si sovrappone un fraseggio vorticante con colpi ritmati di batteria e giri grevi ed archi in sottofondo, in un crescendo tetro e adrenalinico dalle scale frenetiche. Esso vede al cinquantaduesimo secondo una marcia roboante di alcuni secondi; si rallenta quindi in una coda doom dal drumming controllato e dai giri rocciosi accompagnati da tristi assoli notturni, ben delineati in sottofondo. Al minuto e trentacinque partono i versi gutturali di Loomans, con andamenti delimitati dai fraseggia impellenti e da rullanti che ne raggelano il movimento; largo poi a nuove raffiche con piatti cadenzati e giri taglienti, le quali ricadono in suoni dilatati dall'effetto tetro. Al secondo minuto e ventuno una serie di bordate e colpi fanno da cesura, alla quale si aggiungono riff a motosega e versi di Loomans; ma invece di esplodere in una corsa come potremmo pensare, essa collima in un assolo elaborato,  seguito dalla ripresa dei toni lenti di chitarra e piatti in sottofondo. Si continua così fino alla ripresa della marcia contratta con rullanti e giri grevi, la quale si lancia poi in una nuova cavalcata da tregenda con riff martellanti e batteria decisa, delineata da suoni roboanti circolari; i colpi di batteria si fanno poi più pestati in doppia cassa, alternandosi ad alcune bordate monolitiche. Il finale vede quindi un'ultima marcia bellica costellata da versi in riverbero di Loomans, al quale scema in una digressione in dissolvenza, terminando così questa versione del pezzo; il testo tratta di viaggi astrali in luoghi ed ere lontane; un tema misterioso alla Lovecraft, perfetto per il death qui proposto, con elementi più volte riproposti nei primi lavori della band. Si tratta di un viaggio di anime dimenticate, attraverso la notte antica, che camminano attraverso noi, "As you scream terrified, Those who once were, Cry out to you - Mentre gridi, terrorizzato, Coloro che una volta erano, Ti gridano addosso"; un insieme di suggestioni e visioni dal significato concreto poco chiaro, ma che delineano un'esperienza mistica misteriosa e dai lati oscuri, viaggi onirici che ci portano verso lidi lontani; non a caso si tratta di un testo dei primissimi demo della band, dove prevale l'aspetto misterioso e mistico del death vecchia scuola.

Conclusioni

Un piccolo episodio dunque breve e conciso che ci offre un suono feroce, ma sempre evocativo, capace nella durata di alcuni minuti di offrirci molte suggestioni diverse, ma ben incanalate tra loro; per certi versi il risultato è anche superiore al debutto "The Rack", il quale ancora vedeva la formazione che seguirà in fase di rodaggio, dove invece qui Loomans è ampliamente integrato con il contesto sonoro in una buona sinergia funzionale a quanto presentato. Uno stile che si colloca tra il death americano, più legato al thrash, e quello svedese, tradizionalmente più melodico e dall'atmosfera occulta, con un death/doom che non cadrà mai nel gothic come invece accadrà ai contemporanei Paradise Lost, Katatonia e My Dying Bride, lasciandoli nel tempo come paladini europei della variante più incontaminata (salvo l'esperimento thrash/hardcore "God Cries" di cui abbiamo ampliamente parlato) del sottogenere; i puristi potrebbero addirittura preferire questa raccolta rispetto ai vari album, a causa della sua natura underground, ma un ascoltatore oggettivo rileverà una tecnica ancora non sviluppata come quella che verrà poi acquisita nel tempo a partire dal leggendario "Last One On Earth", pur ammettendo il fascino irripetibile dell'irruenza e della spontaneità di quanto qui proposto. Quanto qui sentito verrà poi comunque raccolto nel 1996 in "Embrace The Death" insieme ad altri episodi retrò, quindi i non collezionisti possono prendere diversi piccioni con una fava con questa uscita; chi invece vorrà proprio l'EP in questione dovrà darsi a difficili ricerche via soliti canali commerciali trattandosi di un cimelio dell'epoca. In ogni caso un uscita interessante, per quanto non fondamentale, che contribuisce alla visione filologica della discografia del gruppo, specialmente di quel periodo "sommerso" antecedente al passaggio sotto etichetta; un altro tassello quindi nel nostro percorso nella storia dei miti del death più mortifero di stampo europeo, piena anche di episodi "collaterali" come questo. Un inizio per un percorso lungo ed articolato, che tra cambi di line up e silenzi anche lunghi ci porterà verso diversi lavori legati al death più putrescente;  sempre fedeli a se sressi (tranne forse nel bistrattato "God Cries") gli Asphyx non cederanno mai a tentazioni commerciali o moderne, rimanendo ben ancorati al loro metal legato all' old - school, pur non disdegnando l'apporto della produzione moderna senza falsi effetti vintage. Insomma un percorso fatto di coerenza ed idee ben precise, esplicitate soprattutto nei full lenght, ma anticipate da episodi brevi come questo; una marcia massacrante che continua impavida diretta verso l'assalto totale e la conquista dell'ascoltatore!

1) Mutilating Process
2) Streams Of Ancient Wisdom
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