ASPHYX

Embrace The Death

1996 - Century Media Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
31/08/2015
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

La nostra analisi della discografia degli Asphyx, alfieri olandesi del death metal old-school dalle tinte doom, continua con un piccolo passo indietro, per trattare di una compilation uscita nel 1996; è l'anno del discusso "God Cries", il disco death/thrash dai connotati hardcore e alternativi, che tanto ancora oggi fa alzare il naso a certi puristi della band. Il lavoro vedeva il duo composto dal batterista Bob Bagchus e il cantante polistrumentista Theo Loomans (scomparso nel 1998), entrambi tra i membri delle prime formazioni dei nostri; è quindi comprensibile che nello stesso anno la Century Media Records abbia colto l'occasione per far uscire la raccolta "Embrace the Death - Accetta La Morte", contenente materiale antecedente il debutto "The Rack" comparso in alcuni demo ed ep, nel quale troviamo i due citati musicisti insieme ad Eric Daniels (chitarra), anch'esso membro ricorrente nella storia degli Asphyx. Abbiamo qui quindi sia versioni demo di brani poi comparsi nei primi lavori del gruppo, sia alcuni inediti dell'epoca, con uno spettro sonoro che va dal death più puro e macabro, al death/doom successivo, toccando alcune punte estreme di grind; uno stile quindi ancora da definire, grezzo e primitivo a tratti, il quale offre una visione diversa della band, pur sottintendendo tutti quegli elementi che sarebbero poi sbocciati in futuro. Le chitarre seguono una modalità familiare, ma con un suono decisamente più distorto e rumoroso, mentre la batteria è meno udibile, anche se presente nelle sue evoluzioni, così come il basso è affogato nel marasma generale, affiorando solo in alcuni riff; Hellhammer, Autopsy ed Obituary sono gli ispiratori principali, in un'atmosfera sicuramente maligna e cupa, offrendo un lavoro che delizierà qualsiasi amante del death più grezzo e underground, con un suono spesso inimitabile tipico dei demo di fine anni ottanta ed inizio novanta. Infatti il genere era lontano dai riflettori delle major discografiche, considerato veramente estremo (ancora non è neanche sorto il fenomeno del black scandinavo, fratello/rivale) e diverso dal resto della materia metal, a che da quel thrash che molti puristi sentivano essersi commercializzato fin troppo; è una ruota che gira, e oggi sappiamo che in seguito la stessa sorte sarebbe toccata tanto al death quanto al black, prima torce dei puristi, poi traditori per la loro ottica, ma all'epoca si respirava un'aria pura in un suono i cui modi non erano ancora codificati, e che entusiasmava i giovani alla ricerca dell'estremo. La melodia è ammessa solo per creare tetre costruzioni sonore da film horror, mentre la norma prevede ora attacchi a motosega con blast e colpi serrati, ora rallentamenti doom che sanno di cimiteri e creature non morte; il tecnicismo non è di casa, anche se i nostri sanno come suonare, con tutte le ingenuità del caso, le quali regalano ancora più fascino a quanto qui proposto. Un lavoro insomma che forse è rivolto più a chi è già familiare con i nostri, e vuole capire un po' di più della loro "preistoria", piuttosto che a chi è del tutto estraneo a loro, ma che può soddisfare come detto chiunque ricerchi un death vecchia scuola greve, distorto, e senza compromessi; un viaggio insomma questa volta filologico, nelle cripte degli Asphyx, in ogni senso!

Intro / Embrace the Death

Si parte con la "Intro" strumentale, la quale prevede tastiere ariose ed evocative stagliate su suoni orchestrali con i loro cori, in un'atmosfera cinematografica perfetta, con quel gusto retrò che ben si adatta all'album; l'andamento è in salire, con archi e cori sempre più imponenti, in un crescendo urgente che generà sempre più tensione, sfociando quindi nel primo vero e proprio pezzo del disco, ovvero la Title Track, la quale si sovrappone con un riffing lento e roccioso contornato da fraseggi spettrali, introdotti da un verso cavernoso di Loomans. Al ventunesimo secondo si prosegue taglienti, con l'intervento di colpi di batteria e piatti cadenzati, mentre il cantante si incastra con vocals mortifere in riverbero tra i lenti giri ripetuti;  al quarantasettesimo secondo si passa ad una marcia strisciante di matrice doom, la quale avanza marcente strutturata su piatti ritmati e rullanti che en delineano gli andamenti. Largo poi a suoni più ariosi, i quali ci riportano ai loop appassionati iniziali, sui quali Loomans canta la sua oscura lezione; ci si alterna quindi tra i due elementi,  giungendo al minuto e cinquantasette, dove parte una corsa in doppia cassa. Essa si lancia con suoni battaglieri e chitarre a motosega, dove non mancano nel finale bordate  massicce di matrice thrash; si scema dunque in una digressione seguita da colpi di piatti e fraseggi rallentati, i quali poi si sviluppano in note oscure. Si sviluppa un ennesimo movimento lento e mortifero, dove anche le vocals cupe accentuano al sinistra atmosfera;  ma all'improvviso riparte la cavalcata con drumming pestato e giri taglienti di chitarra, in un crescendo caotico dove il tutto si fa poi più stridente e concitato, in una furia rilasciata dal grande effetto. Si continua così, mentre Loomans si da ad una vera e propria evocazione oscura in una cantilena gutturale ripetuta;  i piatti si fanno insistenti, in un movimento forsennato che collima al terzo minuto e cinquantanove. Qui un fraseggio fa da cesura, alla quale seguono rullanti e giri rocciosi, in un ultima marcia ritmata e marziale, la quale chiude con un ultimo verso del cantante il tutto; un brano death robusto e deciso, il quale mostra un gruppo che già conosce il fatto suo, pur nella sua fase embrionale, e dove troviamo un cantante che, se non folle e particolare come sarà poi van Drunen, è più che adatto al suono death feroce e brutale qui designato. Il testo non è purtroppo mai stato pubblicato, e data la natura dei growl presenti non è facile (se possibile, anche per un anglofono) decifrarlo; dato il titolo, e conoscendo i nostri, possiamo benissimo immaginare temi di morte e putrefazione, perfettamente narrati anche solo dalla musica che riesce ad evocarli in ogni nota marcente e in ogni riff a motosega, i quali squarciano il tessuto sonoro come un cadavere.

The Sickened Dwell

Si continua quindi con "The Sickened Dwell - Il Disgustoso Nascondiglio", pezzo che poi comparirà nel debutto ufficiale "The Rack"; esso ci accoglie con una marcia rocciosa dai giri precisi ripetuti, delineati da bordate squillanti; essa si lancia poi in una corsa in doppia cassa introdotta da un verso di Loomans, con un galoppo corrosivo portato avanti con piatti cadenzati fino al ventisettesimo secondo. Ecco che con un altro verso gutturale si passa a movimenti doom protratti in modo dilatato e greve, tra colpi di batteria sospesi, chitarre ad accordatura bassa, in un'atmosfera cupa e pesante; il tutto ci rimanda a certi modi cari agli Autopsy, giocati su toni grevi e puntivi. Al minuto e tre all'improvviso abbiamo una nuova cavalcata sferragliante e potente dalla batteria martellante e dai loop magistrali dalle scariche belliche protratte; si evolve poi in giri tecnici squillanti e stridenti, i quali proseguono fino al minuto e  venticinque, momento in cui si riprende con la doppia cassa e la cavalcata lanciata, mentre Loomans  prosegue con i suoi toni grevi e rauchi. Il tutto si alterna con brevi paure rallentata, ma per ora è la velocità a dominare fino ad un nuovo stop; esso vede una serie di giochi tecnici squillanti, prima di devolvere in un ennesimo rallentamento mortifero. Su quest'ultimo s'innestano prima alcuni rullanti, poi un assolo tenebroso che si sviluppa in note squillanti, mentre le chitarre assumono elementi noise con mura di suono e feedback ; si continua con la coda caotica mentre il cantato si da ai suoi toni grevi, mentre poi abbiamo una sequenza di fraseggi squillanti arrivando al terzo minuto e venticinque; qui riprendono i toni rallentati, smorzati però subito da un colpo di chitarra. Segue una marcia rocciosa con riff granitici e basso pesante, la quale presto evolve in un'ultima corsa in doppia cassa, squartata da chitarre tecniche prima del finale improvviso, segnato da un ultimo verso in riverbero di Loomans; la struttura non è diversissima rispetto a quella della versione successiva, la vera differenza sta ella produzione più grezza e nelle vocals meno squagliate e più profnde, di natura decisamente old-school. Il testo ci offre nuovi rivoltanti orrori, a cui ormai siamo abituati: l'odore della morte ci accoglie in una cripta di dolore, mentre giacciamo in pensieri perversi, una miseria sveglia, ma dimenticata. Un paradiso fatto di vermi che strisciano, e dove "Rats consuming flesh, Hanging stiff on hooks - Ratti che consumano la carne, Mentre pende rigida da dei ganci" dipingendo immagini di tortura. Nelle dichiarazioni del suo Eden si ricerca la verità, l'origine della vita, in un'esperienza stomachevole; il coltello dello squartatore, il malato, il male, dio, l'abominio, tutto si fonde nella confusione, anche il giusto  e lo sbagliato, l'umano, il divino, l'angelico e la bestia, in una perversa rivelazione costituita dai labirinti della mente. Un testo interpretabile, forse rappresentazione di una folle mente, di un serial killer che tortura le sue vittime in un delirio religioso, comunque pieno di riferimenti alle torture e ai resti delle vittime, in un viaggio inquietante il quale, per nostra fortuna, è solo nelle parole e nel suono, ma che ci lascia terrorizzati.

Streams Of Ancient Wisdom

"Streams Of Ancient Wisdom - Flussi Di Antica Conoscenza" è un pezzo che comparirà in un'altra versione nell'ep "Mutilating Process" (versione qui presente nel finale come bonus), e successivamente nel secondo album ufficiale della band "Last One On Earth", il quale inizia con una marcia cadenzata segnata da mitragliate di chitarra e batteria quasi meccanica, con un effetto trascinante ed imponente; al sesto secondo si rallenta con chitarre dilungate e sinistre, mentre il drumming si fa sospeso e cadenzato, accompagnato in seguito da un assolo spettrale il quale evolve in note squillanti. Parte quindi un fraseggio roccioso e strisciante, dove Loomans avanza con le sue vocals putride sottolineate da riff concentrici e piatti cadenzati, seguiti da rullanti; si prosegue così fino al minuto e quattro, dove una serie di loop generano un andamento marziale impellente. Esso viene presto alternato dal movimento precedente, mentre poi parte un serie di bordate con batteria quasi tribale e chitarre distorte, imponente; abbiamo al minuto e quarantadue la ripresa dell'assolo malinconico, qui sviluppato in scale tecniche segnate da piatti cadenzati. Si ritorna quindi riff massacranti e alle vocals effettate di Loomans, stabilendo ancora una andamento rallentato che si apre a movimenti coadiuvati a piatti di batteria; al secondo minuto e trentatré abbiamo una marcia dalle raffiche intense di chitarra e dalla doppia cassa, al quale esplode in cavalcata da tregenda caratterizzata da un muro di suono roboante di drumming e chitarre corrosive; essa però si ferma presto con rallentamenti squillanti, salvo riprendere ancora più punitiva. La struttura è mutevole, ed ecco che al terzo minuto e otto battiti serrati e loop marziali proseguono in un effetto devastante e monolitico, creando un finale che va scemando in dissolvenza; se confrontiamo quanto sentito con la versione poi comparsa nel già citato album, notiamo sicuramente un songwriting meno elaborato e, naturalmente, una produzione più cavernosa, donando qui il fascino della spontaneità, li quello della maggior tecnica e del maggior controllo sul suono. Il breve testo parla di visioni del passato che penetrano la mente del dormiente, portandolo in luoghi lontani e mistici; flussi di vita antica scendono dall'alto, visioni del passato che entrano nella mente mentre dormiamo. Si tratta di un viaggio di anime dimenticate, attraverso la notte antica, che camminano attraverso noi, "As you scream terrified, Those who once were, Cry out to you - Mentre gridi, terrorizzato, Coloro che una volta erano, Ti gridano addosso"; e il passato  scorre mentre dormiamo. Un insieme di suggestioni e visioni dal significato concreto poco chiaro, ma che delineano un'esperienza mistica misteriosa e dai lati oscuri, viaggi onirici che ci portano verso lidi lontani; non a caso si tratta di un testo dei primissimi demo della band, dove prevale l'aspetto misterioso e mistico del death vecchia scuola. 

Thoughts of an Atheist

"Thoughts of an Atheist - Pensieri Di Un Ateo" comparirà invece rielaborata nel terzo disco omonimo della band, il terzo, il quale vedrà Ron van Pol come cantante per la prima e unica volta; qui esso parte con un riffing tagliente e marziale, accompagnato dalla doppia cassa nei suoi giri rocciosi e marziali protratti. Con un verso gutturale di Loomans si passa al quindicesimo secondo ad un galoppo serrato, il quale rallenta in una coda doom dai suoni grevi e dalla batteria dilatata; i toni si fanno ancora più mortiferi ed asfissianti, con bordate sospese sulle quali il cantante interviene con grida pesantemente effettate in riverbero, mentre il drumming prosegue con piatti dilatati. Al minuto e quaranta il tutto si fa più ritmato con colpi e fraseggi ripetuti; ecco che parte una corsa in doppia cassa dopo una cesura distorta, con vocals brutali e loop a motosega ripetuti, in una sana sequenza death dalla grande presa. Si prosegue  a lungo su questa struttura, e al terzo minuto e dodici parte un assolo folle dalle scale stridenti, in un riverbero dominante, che completa il marasma sonoro ottenuto; esso poi rimane protagonista mentre si rallenta con i riff di chitarra e con la batteria cadenzata e strisciante, delineando paesaggi sonori desolati. Si arriva così alla pausa distorta del quarto minuto e dodici, la quale si sviluppa poi in un'ultima cavalcata feroce con vocals cavernose e mortifere di Loomans e doppia cassa martellante, per una chiusura spietata che ci trascina in un vortice sonoro sempre più aggressivo; dove fraseggi severi tagliano il songwriting spingendolo fino alla conclusione; una versione che taglia la intro melodica e accorcia certe sezioni, dando più spazio all'elemento tagliente e brutale, in una concezione meno legata al doom è più al death/thrash vecchia scuola. Il testo tratta temi anti religiosi, in un  attacco all'idea di fede non certo inedito per i nostri, o nel panorama del metal estremo in generale; il narratore dichiara di non aver mai visto Gesù in vita sua, ne le meraviglie del paradiso dorato, e chiede ai credenti se sono troppo ciechi per vedere la verità, ovvero che gli dei sono morti e non risorgeranno. "Submission to illusions of your fear, Afraid to be alone if doom is near, Worship your gods and pray your love, Keep silent derision from above - Sottomissione alle illusioni del tuo terrore, Paura di essere soli nel disastro vicino, Adorate I vostri dei e pregate il vostro amore, Tenete in silenzio la derisione dall'alto" prosegue sprezzante il testo, scardinando le certezze della fede; sono i pensieri di un ateo, che ha avversione per gli dei caduti dei credenti, e che reputa la religione come un pericolo con spine insanguinate. Un fede ingenua in bugie "sante", nella quale s'ignora la triste verità chiudendo gli occhi, aderendo ad una croce che è un simbolo di morte, seguendo un morto con mille altre voci; un attacco diretto quindi nello specifico alla religione cristiana, bersaglio prediletto del mondo death e black con testi che non sono certo trattati teologici, ma vanno subito al punto descrivendo con immagini forse un po' ingenue, l'ipocrisia c he si percepisce in tale credo.

Crush the Cenotaph

"Crush the Cenotaph - Distruggi Il Cenotafio" è la prima versione del brano poi comparso nell'omonimo ep uscito tra il primo e il secondo disco; qui inizia con riff roboanti, segnati prima da blast pestati, poi da rullanti selvaggi in un crescendo potente. Si arriva al ventitreesimo secondo, dove si ritorna ai ritmi iniziali, fino ad una cesura con ritmica incalzante e loop di chitarra marziale, la quale si consuma al primo minuto; i suoni si dilatano in maniera mortifera, assumendo connotati doom distorti, scolpiti da piatti distribuiti, mentre le urla in riverbero di Loomans creano un cantato sepolcrale  e feroce tanto quanto la musica. Si prosegue dunque sul movimento strisciante, costituito da lente chitarre circolari e batteria serrata, ma controllata; al minuto e cinquantasette il movimento si apre a raffiche distorte ripetute in un galoppo thrash dalle punte fatte di fraseggi squillanti. Ecco che al secondo minuto e ventiquattro parte una corsa diretta in doppia cassa, accelerando i tempi mentre Loomans si da ai suoi versi demoniaci; essa si alterna con bordate rocciose in una contrazione feroce, la quale esplode in  assoli dall'atmosfera allucinata, ma dalla breve durata. Il gioco di cambiamenti repentini si ripete, riportandoci al suono strisciante sul quale il cantante grida con disperazione il testo; il loop ossessionato ci trascina ipnotizzandoci con forza portandoci al terzo minuto e quarantuno. Qui evolvono riff severi, in un'atmosfera controllata, ma greve,  segnata dai versi cavernosi di Loomans, la quale prosegue fino ad una punta con colpi pestati e ritmati di batteria e grida in riverbero; ecco quindi la conclusione con un fraseggio distorto e colpi ripetuti, mentre le vocals effettate in solitario segno l'epitaffio. Ancora una volta notiamo una componente death più dominante, anche se non mancano i movimenti doom che in seguito avranno sempre più spazio nel suono della band; un'esperienza corrosiva e brutale che prosegue la natura diretta e mortifera dei pezzi presenti. Il testo offre visioni di morte e sterminio in nome della religione, toccando ancora una volta il tema della critica e dell'attacco aperto alla religione cristiana, tema tipico e caro tanto al primo death, quanto al black metal; una serie di corpi nudi sono in fila, attendendo il loro turno di morire, tra echi di anime tormentate e massacrate, mentre occhi frenetici guardano il passato trovando rovine eterne. "Hatred has returned, the cross that now will burn, result of centuries - L'odio è tornato, la croce che ora brucerà, è il risultato di secoli (di odio)" recita perentorio il testo, mentre il profeta può solo vedere camere di tortura, incenerimenti, morte. Le ceneri vengono spazzate via da un soffio divino, mentre mani onnipotenti chiudono il libro delle menzogne (la Bibbia), e la pace eterna splende dagli occhi delle vittime; in cinquant'anni il massacro comincia, e nella tomba i loro corpi riposeranno, mentre la gente nega il proprio lato malato, e le guerre diventano riti sacri. Parole evocative ricche di immagini metaforiche che collegano i massacri della storia all'opera della religione, causa di guerre e conflitti, delineando una marcia della morte eterna negata, ma presente sempre; risultato di  secoli di asservimento e ipocrisia, di dottrine che predicano la pace, ma compiono la guerra.

Denying the Goat

"Denying the Goat - Negando Il Caprone" s'introduce con una riffing ricco di bordate graffianti e piatti pulsanti, il quale avanza delineato da un feedback stridente; ecco che parte un galoppo in doppia cassa, rumoroso nei suoi loop a motosega e nei blast battaglieri della batteria. Si arriva su queste coordinate fino al trentatreesimo secondo, dove dopo alcuni colpi marziali parte un campionamento lugubre tratto da qualche film horror, con versi infernali; dopo di esso abbiamo una coda doom dai fraseggi epocali e dal drumming dilatato, tra piatti e brevi rullanti. Essa poi prosegue strisciante mentre Loomans esordisce con i suoi versi gutturali mortiferi e disperati, completando la tetra atmosfera sepolcrale della strumentazione; al minuto e trentuno si passa ad una marcia dai giri a motosega e dai rullanti di pedale decisi. Essa collima però presto in un nuovo rallentamento tetro e monolitico, sempre seguito da piatti cadenzati e cantato cavernoso, il quale assume alcune punte effettate con effetti da studio; qui è più dominante l'anima doom, mostrando una tendenza che poi affiorerà sempre di più nel suono della band. Si avanza quindi in un loop mortifero che vede la ripetizione dei movimenti citati, mentre dopo una cesura con rullanti i toni si fanno ancora più malsani, con grida sdoppiate con versi gutturali, e contrazioni improvvise di chitarra e batteria; inevitabile la svolta del terzo minuto e venti, dove una cesura con fraseggio distorto evolve poi in una cavalcata di chiusura, la quale riprende la doppia cassa e i loop a motosega, chiusa con le vocals mostruose di Loomans, al quale segna al conclusione del pezzo. Un episodio dal songwriting non certo elaborato, ma che mostra l'anima più monolitica e putrefacente dei nostri, iniziando a delineare meglio la loro componente doom; ancora l'equilibrio tra le parti vero e proprio è lontano, poiché sarà raggiunto con il loro secondo album, ma il fascino per gli amanti del metal più cavernoso è oppressivo è innegabile. Il testo tratta dei temi anti cristiani tipici del genere, con accuse d'ipocrisia verso i suoi zelanti rappresentanti; essi vengono definiti nati per inginocchiarsi all'altare, imparare e pregare, mentre guardano dall'alto gli altri per dominare, manipolando con il loro testo sacro (la Bibbia). "Caress an abstraction, It's only in your mind, Useless denial of reality, Denying the goat, The root of evil is you, Centuries of inquisition, to burn your own mistake - Carezza un'astrazione, è solo nella tua mente, Inutile negazione dei fatti, Negando il caprone, la radice del male è in voi, Secoli di inquisizione, per bruciare i vostri stessi errori" prosegue il testo con toni di denuncia verso il passato insanguinato della Chiesa, mostrando poi come i loro occhi siano gli occhi del caprone, e la loro fede e crudeltà siano le loro corna, i loro pensieri sono corrotti dall'inganno; l'onestà fu bruciata sul palo, agonizzante  e brutalizzata si contorse in disgusto, e ora al fine della verità è l'inizio della loro fato, dove l'inganno è il gioco portato avanti. Un testo semplice e diretto con immagini che accomunano ciò che dovrebbe essere nato con il demoniaco; coloro che si reputano rappresentanti del bene, nei fatti compiono le opere del male, ingannando gli altri e se stessi, eliminando con la violenza ciò che non aderisce al loro modo di pensare. 

Vault Of The Vailing Souls

"Vault Of The Vailing Souls - Cripta Delle Anime Umiliate" è un altro inedito, il quale parte con un motivo lento e roccioso, intervallato da piatti e giri grevi, in una marcia monolitica dall'atmosfera ieratica; al ventinovesimo secondo un urlo gutturale di Loomans anticipa un'accelerazione con un trotto di doppia cassa e giri elaborati dalle sezioni vorticanti. Presto però si rallenta ancora con la ripresa dell'andamento precedente, continuando con le chitarre severe; le sorprese non finiscono qui, e al cinquantaquattresimo secondo una sezione doom viene accompagnata da cori eterei e spettrali, in un'atmosfera solenne dove le chitarre strisciano insieme al drumming serpeggiante. Il cantante si libra sopra di esse con declamazioni cavernose, mentre poi lo spazio è lasciato alla musica; si apre un fraseggio dalle note appassionati, le quali continuano soppesate dal drumming cadenzato. Si ripete quindi l'unione di lentezza e suoni spettrali, mentre la scena viene ripresa saldamente dalla coda doom, mortifera e distorta nei suoi movimenti corrosivi e grevi, uniti alle vocals da oltretomba di Loomans; si arriva così al secondo minuto e cinquantatre, dove all'improvviso scatta una galoppata folle con doppia cassa e assoli stridenti, la quale ci trascina con se veloce e concitata. Prosegue sempre sull'adrenalina con riff rocciosi ripetuti e colpi di batteria pestati, andando però a rallentare al terzo minuto e ventidue; largo quindi a fraseggi solenni e trascinati, i quali terminano in melodie segnate da piatti ritmati, le quali creano una nuova coda dove Loomans ritrova posto con i suoi versi alienanti. Inevitabile la ripresa dei cori eterei, mentre si prosegue rallentati e grevi; il finale vede l'introduzione di un assolo stridente dalle scale malinconiche, il quale dona al tutto un gusto tecnico, prima di lanciarsi con la doppia cassa in un'ultima corsa, la quale si scontra contro un muro conclusivo di riff rocciosi e blast. Per l'ennesima volta trionfa la lentezza, anche se l'elemento death è saldamente rappresentato da sfuriate sonoro vorticanti e folli, le quali segnano parti d'azione; un suono dissonante spesso accompagna qui i nostri, creando insieme alle parti con cori un'inquietante sacralità malvagia. Il testo macabro narra di spettri di bambini violentati e uccisi in una cantina da un mostro sadico, in uno dei temi disturbanti e socialmente scomodi toccati dal death nel suo volere esporre gli aspetti più bassi dell'esistenza, spesso nascosti dal perbenismo; un silenzioso sussurro arriva dalla tomba dei bambini, testimoniando gli orribili fatti avvenuti e il dolore, mentre pianti eterni risuonano nella cantina, e mormorano la marcia funebre per un infanticidio. "Enticed children followed to the vault. Trapped to satisfy his perverse need, Haunted hiding place of violation, Mentally disturbed by morbid passion - Bambini incuriositi seguirono nella cantina. Intrappolati per soddisfare i suoi bisogni perversi, In un luogo infestato della violazione, Mentalmente disturbato dalla sua passione morbosa" chiarisce il testo raccontando degli orrori avvenuti, mentre ora siamo in una cantina di anime umiliate, mentre l'eco dei loro lamenti è nelle nostre orecchie, ed invettive senza sosta reclamano il ritorno; la silenziosa marcia funebre della tristezza rimarrà in eterno. Un testo che svela con poche parole i retroscena inquietanti di un luogo infestato dalla sofferenza di anime ormai macchiate; si mischiano le fantasie sui fantasmi con aspetti purtroppo fin troppo reali, e riscontrabili in fatti di cronaca che non cessano di avvenire negli anni. Il death affronta il tema della morte in tutti i suoi aspetti senza chiudere gli occhi, gli Asphyx non fanno certo eccezione; la musica e le parole offrono uno scenario macabro che non può lasciarci indifferenti.

Circle of the Secluded

"Circle of the Secluded - Cerchio Degli Esclusi" inizia con un riff roboante e deciso, il quale presto esplode in un trotto massacrante con drumming pestato e urla di Loomans, in una andamento bellico oppressivo e dalle punte squillanti; esso prosegue fino al quarantanovesimo secondo, condotto anche da arpeggi di basso meccanici, mentre poi si rallenta con suoni tetri e calmi, i quali avanzano imponenti tra giri striscianti,  colpi dilatai e cantato rauco . Ecco che si passa con le grida taglienti che s'innalzano in riverbero a rullanti di pedale uniti a fraseggia squillanti, in un'impennata presto smorzata dal ritorno a gli andamenti precedente; l'alternanza contratta si ripete ancora, portandoci al minuto e cinquanta, dove suoni discordanti instaurano una sezione dissonante instaura un'atmosfera aliena e severa. Non ci sorprende la seguente marcia asfissiante e marziale, dalle bordate rocciose e dalla batteria lenta e aperta a rullanti delimitanti l'andamento; si sovrappone qui un assolo spettrale dalle note malinconiche ed epocali, mentre la sua melodia grandiosa ed evocativa si espande fino al terzo minuto e venti. Qui su un suo riverbero riparte una galoppata thrash dai toni rocciosi e dal drumming deciso, la quale avanza tagliente e devastante; presto però si cade in  giri grevi sottolineati dalla batteria solenne e dai versi gutturali di Loomans, sui quali partono rullanti di pedale e ruggiti demoniaci. Un atmosfera lenta, ma brutale, dove il cantato diventa più un'esclamazione demoniaca, mentre i rullanti e i fraseggia ieratici dominano il suono; si rallenta quindi altre code doom mortifere, in un suono da panzer che schiaccia tutto con le sue bordate pesanti e dilatate, mentre in sottofondo percepiamo un basso distorto. La conclusione improvvisa vede una digressione con ultimi battiti di batteria e un verso rantolante del cantante; un pezzo greve e strisciante, che molto deve ai già citati Autopsy, sicuro riferimento dei primi Asphyx  in quanto capostipiti della variante doom del suono death più asfissiante e brutale. Anche in questa occasione il testo non ci è pervenuto, ma la musica crea immagini di rituali oscuri e mistici condotti in luoghi segreti, dove si delineano mantra e nenie infernali; visioni da film horror perfette per la musica tetra degli olandesi, la quale assume sempre più con l'avanzare della raccolta connotati lenti e monolitici.

To Succubus A Whore / Eternity's Depths

"To Succubus A Whore" parte con una corsa roboante e frastornante, ricca di muri di chitarra e drumming pestato, sulla quale Loomans si da ad un cantato rauco e ruggente; essa si blocca al ventottesimo secondo, passando a rallentamenti solenni con piatti cadenzati e fraseggia ieratici, ripetuti in un andamento greve. Una cesura rocciosa si dipana con giri in loop, prima di evolvere in una sequenza tagliente ripetuta, seguita da  una coda con basso dagli arpeggi severi, la quale presto si lancia in nuove raffiche di chitarra controllate; ma l'esplosione è imminente, ed ecco una doppia cassa martellante che ritorna ai suoni iniziali, lanciando il brevissimo episodio verso la sua conclusione, sforando poi con un feedback stridente in quello successivo. Un brano che non raggiunge il minuto e mezzo, dalla natura thrash/punk propulsiva, dove abbiamo una parte iniziale ed una finale caratterizzate da corse devastanti, mentre quella centrale si dedica ai rallentamenti; una sorta di esperimento, di cui non abbiamo il testo, probabilmente non molto articolato data la lunghezza, il quale come detto sfocia, facendo un po' da intro preparatorio, nella seguente "Eternity's Depths - Abissi Dell'Eternità", ultimo brano cantato tra quelli tratti dai primi demo antecedenti l'ep "Mutilating Process"; esso ci accoglie con un suono molto più grezzo dalla produzione cavernosa, segnato da un riffing frastagliato da piatti e da versi gutturali di Loomans, in un'atmosfera preparatoria caotica. Essa si apre al diciannovesimo secondo ad una sequenza doom strisciante dai loop grevi e ripetuti, mentre il cantante prosegue con toni vomitati, i quali conoscono anche alcune punte effettate;  una breve corsa di batteria con piatti marziali e arpeggi graffianti sfocia nuovamente nella lenta marcia putrescente, mentre le vocals sono saturate nelle loro lamentele dai riverberi. L'alternanza è chiara, si torna quindi ai blast cadenzati, mentre la chitarra si da a giri rocciosi ripetuti; si sfocia per l'ennesima volta nei fraseggia squillanti e trascinati, il cui andamento viene ripreso dal cantato di Loomans. Al minuto e cinquantasette un assolo spettrale prende piede, un po' nascosto nella produzione rispetto ai loop rocciosi e ai versi in sottofondo, ma lungo presente; si prosegue quindi con i suoni distorti e gli effetti in riverbero applicati alle vocals, con un effetto paludoso. Al secondo minuto e cinquantacinque ci si abbandona a giri asfissianti e ossessivi, mantenendo la lentezza complessiva, anche quando ci si apre in falcate monotone, ancora una volta sottolineate dagli andamenti vocals di Loomans; si continua così in una marcia costante, al quale va dissolvendosi nelle tastiere della successiva outro. Qui abbiamo curiosamente una sorta di passo indietro, con un pezzo più greve a livello di produzione, e dalla struttura con variazioni semplici e ripetute; la sensazione del demo da scantinato è ben presente, anche se non si scade mai in parti inascoltabili. Il testo brevissimo si esplicita con poche parole, delineando un viaggio onirico in una landa oscura e misteriosa; ma sarà veramente solo un sogno? Cadiamo nell'abbraccio, nella carezza dell'oscurità, volando sul deserto sulle ali del padrone (il Diavolo?), il quale penetra tutto con i suoi occhi, fino al nostro brusco risveglio. Più un'evocazione che una narrazione, capace però di lasciare nella nostra mente migliaia d'immagini e senzazioni mistiche; anche questo fa parte dello stile dei nostri, e lo ritroviamo quindi qui in viaggio sonoro dove le parole sono un pretesto per la musica. Troviamo poi la "Outro" strumentale, la quale dura mezzo minuto, sviluppata con la ripresa delle tastiere della Intro e dei suoi archi tetri e misteriosi, ricreandone l'atmosfera da film horror, scemando però subito verso una dissolvenza che chiude il lavoro; non un brano vero e proprio, e neanche una suite strumentale, piuttosto una sorta di firma atmosferica che crea continuità tra inizio e fine, chiudendo un racconto sonoro fatto di immagini spettrali, catacombe ed orrori.              

Mutilating Process - Processo Di Mutilazione

Il lavoro termina con due pezzi proveniente dal già nominato ep/singolo, il quale Tony Brookhuis, tra i fondatori della band, come secondo chitarrista; si parte quindi con le due tracce bonus, iniziando con l'inedita "Mutilating Process - Processo Di Mutilazione", la quale parte con un lento suono greve accompagnato da un drumming sospeso tra piatti e rullanti, con strisciate di chitarra che ne delimitano il movimento, salgono in sottofondo melodie epiche e grandiose, in una struttura altisonante, che perdura fino al cinquantesimo secondo; qui battiti di batteria come tamburi e giri severi si alternano in una contrazione thrash ripetuta, la quale fa da cesura prima dei giochi ritmici di piatti e bordate ripetute, i quali avanzano caotici. Invece però di esplodere in una cavalcata come potremmo aspettarci, si torna al movimento strisciante iniziale, intervallato d a rullanti e colpi meccanici, mentre un assolo tetro prende posizione in sottofondo con le sue note appassionanti e malinconiche, il quale evolve con scale sempre più elaborate; si prosegue così in un loop ossessivo, il quale giunge al secondo minuto e trentuno; qui un fraseggio distorto fa ad cesura,  alzandosi nel mixaggio facendosi più presente. Scattano quindi delle impennate di rullanti, prima della corsa a doppia cassa che si alterna ad essi, mentre Loomans offre vocals brutali da orco; essa sconvolge con gli attacchi continui e contratti la struttura, ora adrenalinica e lanciata, rilasciando tutta l'energia finora raccolta con loop a motosega. Al terzo minuto e sedici una serie di colpi ritmati si uniscono ad un riffing roccioso e deciso, in una marcia thrash dall'effetto incalzante; essa si apre quindi ad evoluzioni altisonanti dai fraseggia squillanti e dai colpi decisi, la quale prosegue fino al terzo minuto e cinquanta. Qui una serie di colpi fanno da cesura, separati da brevi silenzi, mentre un assolo segna il passaggio verso riff granitici; ma il movimento è schizofrenico, parte quindi il finale segnato da un'ultima cavalcata con doppia cassa e versi vomitati di Loomans, la quale si lancia verso l'oblio sonoro, concludendo il brano. Un episodio diviso in due parti, la prima lenta ed evocativa, al seconda feroce e lanciata; forse la divisione così netta non da molto spazio alle alternanze ritmiche che verranno, ma il suono è gestito comunque in maniera appagante grazie ad assoli e riff decisi di scuola thrash. Il testo offre fantasie blasfeme e sataniche tipiche di un certo death primigenio e ingenuo, le quali potrebbero benissimo essere le stesse di un disco black metal, testimoniando l'iniziale legame tra i due generi; il narratore ci invita ad andare con lui in presenza di Satana, e a provare a guardare tramite gli occhi di Satana, e provare il potere tramite il quale Belial scrive la dissacrazione della vita violata. "Mortal fools on the other shore, Virgin Mary Satan's whore, Time has come, truth turns around, Satanic chaos, cause not found - Idioti mortali dall'altra parte, La Vergine Maria è la troia di Satana, Il tempo è giunto, La verità si mostra, Nel caos satanico, non c'è una ragione" prosegue il testo con le sue illustrazioni dell'inferno, dove avviene un processo di mutilazione e decadimento, su menti stuprate; troviamo strutture viventi che giacciono nel caos, ed è questa la verità universale che si rivela. Le parole sembrano ricreare un quadro alla Hieronymus Bosch (non a caso anch'egli olandese), con affreschi inquietanti e alieni; un inferno delirante dove la legge è il caos, e dove ogni senso viene fatto a pezzi, davanti all'orrore, non solo fisico, che attende i dannati in un non tempo che segue l'eternità. 

Streams Of Ancient Wisdom

"Streams Of Ancient Wisdom" viene riproposta in una seconda versione, introdotta da un arpeggio insolitamente progressivo per i nostri; subito si sovrappone un fraseggio vorticante con colpi ritmati di batteria e giri grevi ed archi in sottofondo, in un crescendo tetro e adrenalinico dalle scale frenetiche. Esso vede al cinquantaduesimo secondo una marcia roboante di alcuni secondi; si rallenta quindi in una coda doom dal drumming controllato e dai giri rocciosi accompagnati da tristi assoli notturni, ben delineati in sottofondo. Al minuto e trentacinque partono i versi gutturali di Loomans, con andamenti delimitati dai fraseggia impellenti e da rullanti che ne raggelano il movimento; largo poi a nuove raffiche con piatti cadenzati e giri taglienti, le quali ricadono in suoni dilatati dall'effetto tetro. Al secondo minuto e ventuno una serie di bordate e colpi fanno da cesura, alla quale si aggiungono riff a motosega e versi di Loomans; ma invece di esplodere in una corsa come potremmo pensare, essa collima in un assolo elaboratosi,  seguito dalla ripresa dei toni lenti di chitarra e piatti in sottofondo. Si continua così fino alla ripresa della marcia contratta con rullanti e giri grevi, la quale si lancia poi in una nuova cavalcata da tregenda con riff martellanti e batteria decisa, delineata da suoni roboanti circolari; i colpi di batteria si fanno poi più pestati in doppia cassa, alternandosi ad alcune bordate monolitiche. Il finale vede quindi un'ultima marcia bellica costellata da versi in riverbero di Loomans, al quale scema in una digressione in dissolvenza, terminando così questa nuova versione del pezzo; un aspetto più tecnico, in una rielaborazione che è quasi un "remix" (nel senso di nuovo mixaggio) di quella qui già sentita, dando un maggiore spazio agli assoli, e aggiungendo un'introduzione elaborata che gioca su accelerazioni frenetiche. Il testo è lo stesso delle altre versioni, senza apportare modifiche, trattando quindi di viaggi astrali in luoghi ed ere lontane; un tema misterioso alla Lovecraft, perfetto per il death qui proposto, con elementi più volte riproposti nei primi lavori della band.

Conclusioni

Concludendo, una raccolta che ci regala una sorta di "debutto alternativo", per molti versi ancora più interessante rispetto a quello effettivo, ovvero "The Rack"; abbiamo una certa varietà tra i primi brani più death, e la transizione verso le parti più doom di metà e fine album, con alcune escursioni nelle tendenze più frenetiche e brutali della variante primigenia del metal della morte, mostrandoci l'evoluzione stilistica del gruppo durante i vari demo. Inoltre le vocals di Loomans sono qui meglio integrate rispetto a quanto succederà inizialmente con van Drunen, anche se in poco tempo quest'ultimo diventerà un elemento caratteristico del capolavoro "Last One On Earth"; un death feroce che giocava molto sull'atmosfera, elemento questo che i nostri non perderanno mai, pur nelle loro diverse manifestazioni. I puristi potrebbero addirittura preferire questa raccolta rispetto ai vari album, a causa della sua natura underground, ma una ascoltatore oggettivo rileverà una tecnica non sviluppata come quella che verrà poi acquisita nel tempo, pur ammettendo il fascino irripetibile dell'irruenza e della spontaneità di quanto qui proposto; tra il death americano, più legato al thrash, e quello svedese, tradizionalmente più melodico e dall'atmosfera occulta, si pone il death/doom dei nostri, il quale non cadrà mai nel gothic come invece accadrà ai contemporanei Paradise Lost, Katatonia e My Dying Bride, lasciandoli nel tempo come paladini europei della variante più incontaminata (salvo l'esperimento thrash/hardcore "God Cries" di cui abbiamo ampliamente parlato). Il prologo insomma di una storia che ben conosciamo, e che evolverà con l'arrivo di van Drunen, e i seguenti rimpasti di line up, finali e inizi, lunghe pause, arrivando fino ad oggi; una discografia che ogni amante del death più marcio e allo stesso tempo evocativo dovrebbe fare sua, partendo dagli album veri e propri, e poi passando a questa ottima raccolta, al quale regala retroscena sonori rispetto a quanto sentito.

1) Intro / Embrace the Death
2) The Sickened Dwell
3) Streams Of Ancient Wisdom
4) Thoughts of an Atheist
5) Crush the Cenotaph
6) Denying the Goat
7) Vault Of The Vailing Souls
8) Circle of the Secluded
9) To Succubus A Whore / Eternity's Depths
10) Mutilating Process - Processo Di Mutilazione
11) Streams Of Ancient Wisdom
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