ASPHALTATOR

World Asphaltation

2017 - Indipendent

A CURA DI
ANDREA CERASI
08/03/2019
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

"Il peggior nome, la peggior copertina e il peggior titolo di sempre. Li adoro!". Il commento di un utente su YouTube è quantomeno irriverente e ironico, ma delinea alla perfezione lo spirito di questa nuova e talentuosa band italiana. L'ironia, il cazzeggio e la voglia di divertirsi sono componenti fondamentali per ogni band che si rispetti, ma oltre alla patina grezza ci sono altri valori che scendono in profondità, e sono il cuore, la passione e il rispetto che ogni musicista mette nel proprio mestiere, nell'arte. Il progetto Asphaltator, nato a Roma nel 2012 grazie all'intuizione dei fratelli Fabrizio e Stefano Livi, rispettivamente chitarra e batteria, si concretizza solo qualche tempo dopo, nel 2016, con l'ingresso di nuovi elementi: Flavio Falsone (reclutato dai Whisperz) al microfono, Lorenzo Ritorto alla chitarra e Gianluca Portacci al basso, con i quali viene rilasciato il primo lavoro in studio, un mini di buon valore, che fa intuire il potenziale di questa giovane e agguerrita metal band romana. "World Asphaltation" viene rilasciato nei primi giorni del 2017, si tratta di un ep molto interessante, nel quale emergono tutte le influenze dei nostri e un sentito omaggio agli eroi del thrash metal old school. Tra richiami a Overkill, Sodom, Destruction, Kreator, Megadeth e Exodus, gli Asphaltator ci danno dentro riportando nella capitale un sound speciale che, almeno da queste parti, ultimamente latita, a differenza di altri generi, come lo stoner, il doom, il power e il gothic, che sono più vivi che mai. L'obiettivo è quello di riportare il suono della Bay Area californiana, ma anche quello teutonico, per un mix in grado di risvegliare ricordi ed emozioni lontani nel tempo, ma che ormai, da almeno un decennio, sono riesplosi in tutto il mondo attraverso la nuova ondata thrash metal che ha portato alla nascita di numerosissime e grandi formazioni, eredi dei giganti del passato, brillanti promesse del futuro. "World Asphaltation" è un lavoro di qualità, diretto e violento, ma che non disdegna mai passaggi melodici di buon impatto, che conquistano al primo ascolto. I brani che compongono l'ep si articolano in sei blocchi, di cui una cover di Huey Lewis And The News, che ricalcano le tematiche classiche del genere, ossia critica sociale, riflessioni antireligiose, quotidianità e violenza, il tutto riproposto ripercorrendo gli stilemi del vecchio e glorioso thrash metal anni 80. Una colata di acciaio, che rispecchia in tutto e per tutto il monicker della band, asfaltatori di nomi e di fatto, pronti a sommergere la superficie delle città sotto tonnellate di catrame, elemento che evoca immagini potenti e anche grottesche, ma che ovviamente simboleggia la potenza della musica proposta, una musica densa, corposa, dotata di un certo peso e di una certa cattiveria. Il mondo viene sommerso da questa colata di asfalto, ed è simpatico l'artwork in bianco e nero, stile fumetto, disegnato da Claudio Elias, dove una ruspa asfaltatrice getta una colata lavica sui sanpietrini del Vaticano, rastrellando ogni angolo di Roma, in un certo senso purificando l'ipocrisia ecclesiastica tramite violenza e sonorità devastanti. La demolizione dei sani principi e dei falsi moralismi è in atto, il mondo è minacciato dalla marcia delle ruspe, costretto a piegarsi alla dura legge del metallo. Flavio Falsone è a suo agio con la classica timbrica sporca e gridata del thrash, mentre i suoi compagni, tecnicamente preparati, sono affiatati, divertenti e audaci nell'alzare un polverone che tutto sommerge e che, per una durata concisa, trenta minuti esatti, si stende per sei pezzi che prendono a pugni e a calci l'avventato ascoltatore, facendogli sputare sangue, "sbriciolandogli denti e spezzandogli ossa", tanto per citare un altro delizioso commento preso dal web. Una band interessante, già a lavoro sul primo full-length, che si presenta con questo gustoso antipasto metallico, tra temi delicati e profondi, assoli vigorosi, grida lancinanti e quel sano senso dell'ironia che non guasta mai. Ed ora addentriamoci nell'analisi di questo mini. Siete pronti? Attrezzatevi di elmetto e scarpe antinfortunistiche. Via alla demolizione!

Army Of Darkness

Intro cerimoniale che apre a un mondo oscuro popolato da demoni, reietti fuggiti dall'inferno. Le tastiere si alzano spargendo nubi tossiche e allucinazioni si propagano sotto i possenti copi inferti dalla batteria. Tutto è pronto per celebrare Army Of Darkness (Armata Delle Tenebre), liturgia funebre che prende slancio lentamente, facendosi attendere per ben due minuti prima di scatenare l'inferno in terra. "Il Necronomicon ci sveglia per combattere contro le forze della luce, è tempo di reclamare il nostro trono passato. Tu non sarai mai pronto, ogni speranza sarà perduta. Niente può fermare la nostra marcia, perché siamo qui per disturbare la pace. Il libro dei non-morti è la nostra forza, siamo alimentati da una maledizione satanica". Quando Falsone entra in scena, voce sulfurea e ghigno beffardo, la sezione ritmica accelera improvvisamente, generando un polverone che fomenta gli animi, schiacciati dal suono pressante delle affilate chitarre e del vigoroso e letale basso. Howard Philips Lovecraft è sempre nel cuore, inventore del leggendario e temuto libro dei morti, il Necronomicon, la cui lettura rivelerebbe una serie di formule magiche per rievocare gli spiriti dei defunti, riportando i morti sulla terra per metterla a soqquadro. Il refrain giunge improvviso, sostenuto dai cori dei compagni di squadra, e i toni si fanno ancora più cupi, ancora più feroci: "Nascondersi da nessuna parte, nessuna parte dove fuggire, armata delle tenebre rianimati per non aver rimpianti", nel quale si invoca la resurrezione dell'esercito infernale, pronto a spazzare via tutto. Si riprende con passo svelto, continuando a raccontare l'ecatombe esplosa nel mondo, dove demoni guerrieri infestano la terra, vendicandosi dei torti subiti in passato. "Implacabile il male ritorna dalla fossa, la distruzione è la sola ragione per svegliarsi. Lasciamo uscire tutta la nostra rabbia, lasciateci smembrare le vostre budella". I toni horror vengono accentuati dall'acida voce del cantante, mentre alle sue spalle i due chitarristi si incrociano in vortici metallici di grande impatto, poi lo strano assolo di Fabrizio Livi, che decelera fragorosamente per lasciare spazio al terzo ed ultimo verso. "Dal passato sepolto noi combattiamo e conquistiamo, riportando alla vita le vostre profonde paure, senza fare prigionieri, ma solo vedove di guerra". Quella narrata è una guerra devastante che non concede respiro, né pietà, poiché gli spiriti dei morti sono combattivi e spietati, non hanno rimpianti e non provano emozioni. Il mondo sarà distrutto al loro passaggio. L'armata delle tenebre è giunta nel regno dei vivi, gli Asfaltatori danno il benvenuto al loro pubblico con una bomba sonora.

Good Friendly Violent Fun

L'attore Diego Abadantuono interpreta l'ultras di calcio nel film di culto "Eccezzziunale Veramente"; la frase cardine del film, quella che ha fatto sbellicare dalle risate milioni di persone e numerose generazioni di cinefili è sempre quella, ormai entrata nell'immaginario collettivo: -La parola d'ordine è sempre la stessa, viulenza!-. Con questo divertente estratto si introduce un'altra traccia dinamitarda, pronta a far saltare in aria tutto quanto. Good Friendly Violent Fun (Il Buon Amichevole E Violento Divertimento) è ancora un inno alla violenza, fisica e sonora, dove viene messo in risalto l'ottimo lavoro di chitarra da parte di Livi e Ritorto, che si sfidano a duello inanellando una lunga serie di brutali riffs che incendiano l'aria. "Un altro giro mi aspetta stanotte, un'altra possibilità di essere sprecata, pronto a spaccare e a mettere sottosopra il palco, scimmia ubriaca fuori dalla gabbia", Falsone racconta l'estasi divina nel calpestare i palchi della città, fomentando la folla, richiamandola al delirio notturno, in preda a foga acolica e pazzia. Lo spirto della band è quello del divertimento, specialmente quando si suona dal vivo, tra gli applausi dei fedeli del metallo accorsi sotto al palco. Davanti alla platea, i musicisti suonano come dei forsennati, assomigliando a un branco di lupi affamati, come viene ribadito nel secondo delirante verso: "Un banco di lupi scatenati nella notte, affamati per calpestare il palco, la forza di gravità è nostra nemica, sopravvivere alla caduta non è un'eresia". Il ritornello si forma attraverso la costruzione di belle linee melodiche, entrando dritto in testa, tanto da essere memorizzato all'istante: "Lottare e sbattere con il sorriso e un occhio nero, il tuo naso inizia a sanguinare? È un tuo problema, non il mio. È un divertimento violento e amichevole". Ma la costruzione del chorus è particolare, perché se subentra alla velocità della luce, pian pano va a decelerare, poggiandosi su un delizioso riff che poi dà il via all'ultima battuta nel quale viene recitato il titolo del pezzo, con l'apporto di tutti gli elementi della formazione. Una grande intuizione che fa da ponte al vigoroso e lungo assolo di chitarra che spezza in due blocchi l'intero brano. "Le barriere sono un'imposizione contro le ambizioni, un divertimento scatenato per le masse, preparati al disastro. Mettiamo tutto sottosopra, attacchiamo briga, posso strisciare e partecipare alla rissa", ancora un incitamento alla foga, senza porsi limiti di sorta, per poi chiudere con l'ennesimo ritornello. Un brano efficace, che induce a uno spietato headbanging.

Progress Is A Crime

Riflessioni su un futuro che ci è stato negato arrivano con Progress Is A Crime (Il Progresso È Crimine), bomba nucleare che si pone come grido di disperazione nei confronti di una società che ci ha tolto ogni speranza, distruggendo il modo intero. E allora le accuse sono quelle che tutti noi conosciamo: "Riscaldamento globale, guerre e inquinamento ci stanno portando alla distruzione, non c'è modo di fuggire, questo pianeta sarà la nostra tomba". Il basso roboante di Gianluca Portacci traina l'intera sezione ritmica, rimbalzando su toni cupi e spietati, aprendo a scenari apocalittici. "Ora è tempo di lasciare il palco, questa tragedia sta diventando noiosa, passo dopo passo finiremo dritti all'inferno. Non c'è salvezza da questo incantesimo". Dai toni sbruffoni e orgogliosi del brano precedente, nel quale la band si scatena sul palco e inneggia alla rissa, ecco che qui emerge un sentimento differente, amaro, privo di speranza, per un futuro catastrofico. La band quasi si arrende al nefasto destino del mondo, inquinato, corrotto, sempre in guerra, e realizza che è giunto il momento di scendere dal palco per accettare una vita difficile, piena di problemi. Falsone grida il suo sdegno nel diretto refrain, sovrastando a squarciagola il drumming di Stefano Livi: "Il giorno del giudizio sta arrivando, la civilizzazione ha fallito! Non realizzeremo mai che il progresso è un crimine". E dunque il giorno del giudizio è finalmente giunto, spazzando via il mondo intero, la civiltà mondiale ha fallito miseramente, e ciò che noi chiamiamo progresso non è altro che annientamento. Le continue distorsioni stordiscono l'ascoltatore, scaraventandolo nella tragedia in atto, nella consapevolezza dell'estinzione umana: "Siamo la ragione della nostra estinzione, una peste che ci porta all'annientamento. Chiudi gli occhi di fronte alla pazzia e non farla svanire". Il cambio di tempo è repentino, dal ritmo forsennato si passa a uno più ragionato, ma sempre inquietante, che sembra una parata militare, la quale fa da sfondo al brillante assolo dal sapore orientaleggiante che cita la colonna del popolare gioco Tetris. Il basso riporta tutti sulla retta via, e introduce l'ultimo blocco, dove la presa di coscienza è decisamente amara: "I nostri cuori non significano niente, gli elementi sulla terra si stanno rivoltando, perché questa pietra era la nostra casa. La terra inizia la sua distruzione". Siamo essere fragili, non significhiamo nulla al cospetto di una natura che ci sta schiacciando.

God Is Dead

God Is Dead (Dio È Morto) è il brano più articolato dell'album e, riprendendo un capitolo dell'opera più popolare del filosofo Friederich Nietzsche, intitolata "Così Parlò Zarathustra", gli Asphaltator ripropongono il loro concetto religioso. L'incedere è tirannico, ferocissimo, dove l'intera sezione ritmica pesta indemoniata per schierarsi contro ogni tipo di fede. "Credi in qualcosa che non esiste, potrebbe essere per tua decisione ma io non capisco, perché inquini ogni cosa che ti è attorno. Il lavaggio del cervello è per le deboli menti, distrutte da anni di menzogne, alla ricerca della stabilità nel deserto della salvezza". Parole dure, decisamente, ma che comportano una certa verità, e che allo stesso tempo cercano di far aprire gli occhi al povero credente, illuso di poter trovare Dio da qualche parte, plagiato da secoli di indottrinamento ecclesiastico. "Fuoco e sangue, tortura e dolore, per accettare i dogmi della fede, il potere dell'annientamento, secoli di indottrinamento. La libertà del pensiero è un'eresia imperdonabile per quelli come te che rifiutano la verità di rivelare il vostro vuoto". La verità ha bisogno di prove per essere accertata, tutto il resto è menzogna, come viene sottolineato nel bel ritornello, poggiato su un drumming roccioso e su un riff portante fenomenale: "Una bugia raccontata spesso prima o poi diventa una verità, la religione è l'oppio dei popoli. Dio è morto, è ancora morto, non trascinare il cadavere verso di me, la ragione è mia". Si riprende con furore, ancora inveendo contro le persone che si ostinano a rifiutare la verità, preferendo restare chiuse nel loro limitato pensiero: "La gente non vuole ascoltare la verità, perché non vuole distruggere la propria illusione. Non lottare mai contro un uomo col suo libro sacro, egli ha il suo scudo contro il raziocinio". A questo punto c'è una bella sezione strumentale, che vede l'alternanza di batteria, chitarre e infine basso, tutti su di giri, carichi al massimo per concedere spazio al solo che ci conduce alla coda finale, nella quale viene declamata l'ultima frase, quella più vicina alla verità, ineccepibile, incontestabile: "È uno strano mito quello dell'ateo, che non ha nulla per cui morire, ma è l'opposto, noi abbiamo tutto per cui vivere", ed ancora la chitarra protrae la sua corsa in una lunga digressione che rizza i peli sulle braccia. Un brano vincente sotto ogni punto di vista.

World Asphaltation

E giungiamo alla title-track di questo succulento mini, World Asphaltation (L'Asfaltatura Del Mondo) è ancora un pezzo metallico, duro come il cemento, un carrarmato che fa piazza pulita in tutta la città. Il disegno in copertina è l'emblema delle immagini racchiuse in questa canzone tritasassi, dalla struttura basilare che alterna strofe e ritornelli, e che in poco più di quattro minuti stritola l'ascoltatore facendogli sanguinare le orecchie. "Guidando in strada, aspettando il treno. Lunedi mattina a lavoro, vedo persone senza cervello. Non biasimatemi se vi odio, non siate sorpresi, se voleste uccidere mamma e papà e soffocare vostro figlio". Dobbiamo metterci dalla parte del lavoratore, dell'operaio, in questo caso un asfaltatore che lavora in strada di lunedì mattina e che non riesce a guardare in faccia le persone che gli passano accanto. Lui odia tutti, specialmente di lunedì mattina, giorno che da inizio all'ennesima settimana infernale. Ma la sua vita è anche quella della maggior parte delle persone, soffocate dai problemi, schiave di un lavoro che non sopportano, violentate da un'esistenza di fatica e di dolore, di superficialità e di idiozia. "Abbiamo atteso a lungo che arrivasse il giorno del giudizio, per prendere queste persone stracciate e farle sparire. Abbiamo buttato il nostro tempo per le guerre e per le inutili rivoluzioni, ma non siate spaventati, ho trovato una soluzione". Il popolo ha ormai perso la via, schiavo del sistema, di una società che lo ha ridotto a larva, e che continua a chiedere tributi di sangue attraverso guerre e rivoluzioni. Ma a tutto questo c'è un rimedio preciso, ce lo dicono gli Asphaltator nel semplice ed effimero ritornello: "Asfaltare il mondo". sommergere il mondo con colate di catrame, ripulendoci da ogni cosa, persone inutili comprese. "Buttare giù le torri, prendervi a calci in culo, un mondo senza stronzi e senza politici. Iniziamo di nuovo da capo, senza regole o leggi. Guardami negli occhi, di avvocati ne ho abbastanza", la cattiveria delle liriche si acuisce, e così succede lo stesso per la sezione ritmica, dove le chitarre grondano sangue, il basso crea grassi giri che puzzano di zolfo, la batteria macina come il motore di una ruspa demolitrice. Infine, il vocalist esplode in un impeto di rabbia, minacciando tutti gli uomini schiavi del sistema, i cosiddetti zombie, incapaci di pensare con la propria testa: "Ti prenderò nel sonno, farò a brandelli le tue speranze, non pregare il tuo Dio, tanto non risponderà. Ti ucciderò prima che sia il suo turno".

The Power Of Love

Prima di chiudere l'ep, la band romana ci regala un'ultima traccia, questa volta una cover, The Power Of Love (Il Potere Dell'Amore) di Huey Lewis And The News, la stessa che trenta anni fa faceva parte del leggendario film "Back To The Future". Ovviamente la realizzazione non è la stessa, perché qui vige una parola cardine: violenza. Non ci sono le tastiere, ma i classici strumenti del thrash metal, anche se l'andamento danzereccio e scaltro resta sempre in primo piano: "Il potere dell'amore è una cosa curiosa, rende un uomo affranto e ne fa cantare un altro. Cambia il cuore in una piccola colomba bianca, è più di un sentimento. Questo è il potere dell'amore". Si esamina l'importanza del sentimento, il quale se da un lato sconforta l'animo di un uomo abbandonato, dall'altro è capace di rallegrare l'innamorato. L'amore è un gioco perverso, lo sappiamo, sempre in bilico tra ragione e sentimento, ma è comunque essenziale per la sopravvivenza umana. "Più importante dei diamanti, frusta come crema, più forte e duro di ogni sogno da cattiva ragazza, rende buono un uomo, rende una cosa sbagliata giusta. Il potere dell'amore ti riporta a casa stanotte". Il refrain viene esaltato dalla voce di Falsone, che qui si fa meno graffiante e un po' più melodico per esaltare la forma di questa emozione: "Non hai bisogno di soldi, né di fama, né di una carta di credito per prendere il treno. È forte e allo stesso tempo crudele, ma può salvarti la vita. Il potere dell'amore". In poco più di due minuti la band arriva all'ultima sezione: "La prima volta che lo alimenti questo ti rende triste, la volta dopo ti rende folle, ma sai felice una volta trovato, perché l'amore fa girare il mondo", a questo punto il basso si conquista la scena con un bel giro, anche se presto viene schiacciato dalle chitarre e dalla doppia cassa, per chiudere in fretta un pezzo storico e dannatamente famoso. "Dicono che l'amore sia una fiaba, ma non te ne curare, sai cosa fare quando lo avvicini, e con un piccolo aiuto dall'alto lo sentirai, sentirai il potere dell'amore".

Conclusioni

Dalle ceneri degli Hexxen gli Asphaltator prendono origine, divulgando il proprio delirio sonoro come quella minacciosa nube impressa in copertina, che fa molto Nuclear Assault e Violator, inghiottendo Roma per poi spargersi oltre i confini della città. Thrash metal vecchio stile, battagliero e roboante che entra sotto pelle e arriva fino al cervello. Musica istintiva, viscerale, dalla produzione volutamente retrò per far rivivere gli echi e gli incanti dei magici anni 80, "World Asphaltation" è un bel biglietto da visita, un buonissimo prodotto per tutti gli appassionati di certe sonorità, dotato di cuore, di amore e di anima, e che spesso e volentieri non si prende troppo sul serio, concedendosi a schiette ironie anche quando si addentra in serie critiche sociali. Tra inni alla violenza e messaggi antireligiosi, tra citazioni alchemiche e gustosi passaggi satirici, come nel caso dell'incipit di "Good Friendly Violent Fun", che ripropone un estratto del film cult "Eccezzziunale Veramente", questo ep ci consegna una band determinata e preparata, che sa il fatto proprio, pur ricalcando stilemi che affondano radici a più di trenta anni fa. Da "Army Of Darkness", in cui si parla del leggendario libro maledetto, il Necronomicon di Lovecraft, capace di liberare le forze oscure provenienti dagli inferi, fino a "God Is Dead", che ripropone in modo irriverente e sfacciato le parole appartenute al filosofo Nietzsche sull'ipocrisia delle religioni, basate su secoli di menzogne, questo "World Asphaltation" è un bel viaggio musicale, trainato dal rullo schiacciasassi della ruspa demolitrice che viaggia a gran velocità, calpestando ogni cosa, frantumando ossa e schiacciando nemici. Ciò che emerge da questo lavoro è anche una certa vena drammatica e amara, poiché è chiara la posizione della band in merito al futuro del mondo, espressa nelle liriche della dirompente "Progress Is A Crime", che tratta di un futuro senza speranza, della precaria condizione umana e della distruzione del mondo, e anche nella violenta title-track, che si erge come apologia della distruzione e lotta quotidiana per la libertà, inno alla ribellione dalle regole imposte dalla società. Ma l'amore e la passione sono sempre presenti, echeggiano tra i solchi del disco, rivelando un'energia e un'adrenalina che non si affievoliscono mai, ma che sono sempre ben presenti quando la band è sul palco per cantare di risse, di calci in culo e di divertimento notturno, per scacciare via gli infedeli del metallo. Ma non è tutto, poiché l'amore è l'elemento cardine del testo della famosissima "The Power Of Love", cover di Huey Lewis And The News, facente parte della colonna sonora del leggendario "Ritorno Al Futuro". Insomma, il primo vagito di questa thrash metal band capitolina è pienamente riuscito e quindi promette bene per il futuro, lasciando intravedere un potenziale sul quale levigare belle idee e plasmare ottima musica dura. I cinque ragazzi ci mettono l'anima e meritano tanta fortuna, il vocalist Flavio Falsone è uno che ci crede davvero, mosso dalla passione per il rock e per il metal, sempre umile e rispettoso nei confronti della musica e degli artisti con i quali condivide il palco. Da parte sua mai una parola sbagliata, ma solo umiltà, sacrifico, passione e ovviamente divertimento, tutti valori che emergono fortemente sia nel lavoro con gli Asphaltator che con i Whisperz. Finché ci saranno amore e divertimento la musica proposta da lui e dai suoi compagni di squadra renderà contenti gli ascoltatori, e questo è ciò che conta davvero, al di là dei soldi e della popolarità, traguardi assai difficili da raggiungere, oggi come oggi, in ambito metal, specialmente in Italia. Ma la fede è fede, e noi ce ne freghiamo di tutto, dei problemi quotidiani, degli stronzi che incontriamo in strada, di uno Stato assente che ci ha rubato il futuro, pronti a scatenarci sotto i colpi roventi degli Asphaltator e del loro primissimo ep, una vera chicca infernale da assaporare in tutta la sua muscolosa e pressante consistenza.

1) Army Of Darkness
2) Good Friendly Violent Fun
3) Progress Is A Crime
4) God Is Dead
5) World Asphaltation
6) The Power Of Love