ARTHEMIS

We Fight

2012 - Hydrant Music

A CURA DI
ANGELO LORENZO TENACE
14/09/2012
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

WE FIGHT! Semplici parole, che però sono pregne di significato alla luce del mare di oscura negatività ed impotenza in cui sta affogando lentamente la società. Un messaggio di grande forza che ha bisogno di ben poche codifiche per essere appreso, lottare: contro le avversità, per rimanere uniti e non lasciare che l'odio imperversi fra di noi, per lanciare un messaggio di speranza che non venga ignorato da tutte le persone che non sanno di avere la forza e l'energia per farlo, per reclamare il proprio ruolo nel più grande quadro mai dipinto, comunemente conosciuto come "vita". Questo in sostanza è il tema portante del settimo parto degli Arthemis in quasi 20 anni di carriera, capeggiati dal virtuoso chitarrista Andrea Martongelli, che questa volta ha deciso di giocarsi il tutto per tutto per fare il definitivo salto di qualità, in quanto principale compositore, confluendo tutte le sue energie andando a forgiare un album davvero compatto e con una propria identità, che contribuisce ad un ulteriore crescita per la band, mescolando con grande maestria l'heavy più furioso con la potenza propria del thrash, in maniera ancora più melodica e deflagrante rispetto al recente passato. Il processo di scrittura si è svolto nel periodo intercorso in due diversi tour, fra la Spagna e la Gran Bretagna, infatti è davvero tangibile il carattere prettamente live e l'entusiasmo che si respira fra le tracce, che siamo sicuri avranno un valore estrinseco ancora maggiore rispetto al comunque grande lavoro che è stato svolto in studio. L'album oltre a presentare un sound perfetto, che rappresenta il giusto compromesso fra il moderno ed il tradizionale, è stato prodotto dagli Arthemis e la Sparkle Music Managment, sotto l'ala prottetrice della giovanissima etichetta giapponese Hydrant Music. Le registrazioni si sono protratte fra Ottobre e Dicembre dell'anno scorso divise fra quattro studi diversi: per le chitarre i Diablo Inc. Studio a Verona, la batteria presso i Pri Studio di Bologna, il basso agli Scorpio Studio di Fabbrico ed infine le vocals nei Remaster Studio a Vicenza, dove fra l'altro è stato svolto anche il mixaggio da parte di Nick Savio e lo stesso Martongelli, la cui incisione è stata svolta presso gli Ant Studio di Londra ad opera di Alessio Garavello. Da quello che avete potuto capire c'è un lavoro mastodontico dietro quest'album, che vede per la prima volta in studio dietro le pelli, Paul (Paolo Caridi) che adempie perfettamente al suo ruolo, trovandosi a suo agio con il songwriting, contribuendo ad un drum work terremotante, accompagnando in maniera impeccabile la sezione ritmica insieme a Damian Perazzini al basso. Ma andiamo ad analizzare il succulento contenuto, molto ben presentato nel suo formato fisico, con un elegante quanto semplice booklet che si sposa bene con il sound qui presentato: ad introdurci nella lotta c'è la marcia/intro "Fabio D, con il suo cantato aggressivo e tipicamente heavy, che ben si sposa con il sound. Notevole la crescita di tensione prima dei meravigliosi e melodici chorus, pregni di malinconia e rabbia, dove si cerca la motivazione della propria lotta in nome di un mondo che non sembra vero, tanto è corrotto, da cui prenderà forma una nuova sezione strumentale, che verrà incendiata da un maestoso assolo, almeno fino alla ripresa della furia, battendo sulle coordinate precedentemente esplorate. Un inizio al fulmicotone, nonchè una delle tracce più riuscite del platter e siamo ancora all'inizio! A seguirla c'è l'inno "We Fight", traccia omonima per cui è stato realizzato un videoclip, che esplicita ancora di più il messaggio di lotta e di forza. Prende forma dalle parole di Fabio D ("We will fight! We won't fall!"), che come la nitroglicerina fa scoppiare il tutto, andando a sfociare in una bella cavalcata, caratterizzata da una ritmica veramente devastante, dove tutti i componenti hanno il loro spazio vitale, come nella traccia precedente, in un crescendo di melodie chitarristiche e vocali, con il chorus che vi si stamperà in testa con una velocità impressionante. Inutile parlare poi dell'assolo posto a metà durata, come sempre melodico e elaborato al punto giusto, senza sembrare un vano sfoggio di tecnica, per poi convogliare nuovamente nell'ispirato chorus, fino alla cadenzata fase conclusiva che fa leva sulla malinconia con un gran coro incita folle, con un finale "we will fight!" a grandi altezze vocali, insomma un'altro pezzo che colpisce nel segno. "Blood Of Generations" è caratterizzata invece da un introduzione cadenzata, in cui il ruolo da protagonista lo svolge Paul, con dei incalzanti pattern di batteria, senza contare l'assolo che accompagnerà il tutto, per poi fare spazio al verse, che ha un riff principale melodico e serrato che si sposa molto bene con il ritmo up tempo, con Fabio intento a cantare in maniera struggente ed efficace. Molto catchy i chorus, fra i migliori dell'album, che come sempre troveranno un ulteriore amplificazione live, con il solito grande assolo principale che contribuisce a speziare ulteriormente il brano. "Burning Star" oltre ad essere un chiaro riferimento alla copertina, fa uno sfoggio di energia e sentimento ammalgamati alla perfezione. La sezione strumentale che caratterizzerà almeno il primo minuto, infatti è molto energica e ben congegnata, andando a mostrare i muscoli con un riffing sempre sopra gli scudi, fino all'ingresso delle struggenti vocals di Fabio, accompagnate sempre ottimamente dagli altri coprimari, che tessono un tappeto sonoro veramente coinvolgente. Come sempre la parte del leone viene svolta dai grandissimi chorus da far urlare alle platee, oltre alla lunga sezione strumentale dove c'è l'ennesimo grande assolo da parte di Martongelli, che alterna melodia e caparbietà tecnica in maniera naturale ed entusiasmante, tanto è che sembra che la chitarra nelle sue mani non sembra uno strumento, ma il prolungamento naturale delle sue braccia. Si torna ad accellerare con "Cry For Freedom" che è scandita da un maestoso intro, fatto di melodie epiche e molto anni 80', che poi farà spazio alla furia, che crescerà sempre di più, alternando cavalcate a sfuriate, con una debordante accellerazione che anticiperà i chorus, che si registrano fra i più epici del platter, con una sezione solistica, come sempre inattaccabile e di buon gusto. La sezione strumentale iniziale, rappresenterà anche il finale. Ma eccoci al momento più sostenuto e struggente di tutto l'album "Alone", una ballad davvero molto sentita, che va a spezzare in maniera superba, la grinta sprigionata fino a questo punto del nostro ascolto. Molto bella l'interpretazione di Fabio, che qui traina tutto il brano e contribuisce ad evidenziarne la vena più dolorosa e malinconica, con dei timidi synth che vanno ad accompagnare i punti più salienti, dando al tutto una vaga atmosfera prog anni 70', persino nell'assolo principale si odono quelle atmosfere. Bella parentesi e posta in maniera ottimale in tracklist. "Reign Of Terror" già dal titolo fa emergere la sua natura minacciosa e deflagrante. Viene aperta da una nervosa sezione strumentale con un riffing veramente mostruoso, su cui poi si staglierà tutta la furia nella maniera più terremotante possibile, con delle melodie di chitarra che ricordano vagamente il neoclassico o i Children Of Bodom che dir si voglia. Probabilmente stiamo parlando di una delle tracce più "in your face" dell'intera raccolta, visto che questa volta i chorus sono basati più sulla rabbia che sulla melodia, che enfatizzano ancora di più i temi trattati, che escludono una via di fuga dal "regno del terrore". Infatti non ci sono cedimenti, o rallentamenti, è tutto un vorticoso crescere di intensità e rabbia che troverà la sua dimensione nel melodico e malefico assolo verso fine durata, che contribuisce ulteriormente a gettare benzina sul fuoco, su un altro degli episodi più riusciti. Con "Still Awake" si torna  su territori meno aggressivi, ma non per questo meno coinvolgenti. Il melodico incedere iniziale fa da controaltare all'incalzante andamento della traccia, che fa del suo punto di forza, il contrasto fra la melodia dei come sempre coinvolgenti chorus, e l'energia sprigionata nelle strofe, ed il tutto funziona alla perfezione, con tutti i membri che si ritagliano il loro spazio vitale, con una menzione speciale che va come sempre al solismo di Martongelli. "The Man Who Killed The Sun" rappresenta il giusto compromesso fra epicità e malinconia con un introduzione che rende molto in questi termini, con Fabio intento ad inserire cori struggenti, per poi essere accompagnato, attraverso la sua voce filtrata, da una sezione strumentale molto cadenzata, che in alcune sfumature, a livello di riffing ricorda il groove dei Pantera, in un crescendo di intensità e tensione, che presto farà spazio allo struggente chorus, che lascia senza speranze. Degna di nota la sezione strumentale che va in crescendo, con uno degli assoli migliori del disco, per melodia e sentimento, per poi riprendere in maniera ancora più sentita i chorus fino a rallentare sempre di più in vista della chiusura. A chiudere l'album c'è un altro episodio molto diretto "Metal Hammer" che oltre ad essere una chiara citazione dell'omonima rivista, rappresenta un chiaro omaggio all'heavy metal. Stiamo parlando forse della traccia più aggressiva dell'album, ma non per ritmo e via dicendo, ma proprio per attitudine, infatti Fabio canta in maniera molto rabbiosa, lasciando poco spazio alle sue chiare melodie heavy e il tessuto musicale è meno ricercato e molto più dritto al punto con grassi riff che si snodano per tutta la sua durata. Un ottima conclusione in definitiva. Con quest'ultima uscita gli Arthemis se non si fosse ancora capito hanno fatto le cose in grande, non lasciando niente al caso e facendo in modo da rendere il tutto perfetto ed appettibile, con grande naturalezza. Ogni traccia ha la propria personalità e la propria ragione di esistere nella tracklist, conferendo al platter una grande compattezza e godibilità, permettendo ai nostri di fare il decisivo salto di qualità in circuiti più grandi, visto che le qualità ed il buon gusto non mancano, oltre ad una grandissima preparazione tecnica. Ovviamente come tutte le band italiane che godono di un buon successo all'estero, tutti gli haters affetti da esterofilia, continueranno a parlar male dell'operato dei nostri, ed è veramente un peccato, perchè quando la qualità è così alta, a parlarne male è un vero delitto prima di tutto verso i nostri conterranei e poi verso la musica in generale. Con questa costante crescita che ha caratterizzato ogni uscita, non ci stupiremo se al prossimo parto la band rilasci un album essenziale nel suo genere. Per adesso a meno che non rientri nei vostri gusti, è un album caldamente consigliato agli amanti di queste sonorità, potreste rimanerne piacevolmente sorpresi.


1) Apocalyptic Nightmare 
2) Empire 
3) We Fight 
4) Blood Of Generations
5) Burning Star 
6) Cry For Freedom
7) Alone
8) Reign Of Terror
9) Still Awake
10) The Man Who Killed The Sun 
11) Metal Hammer