ARMORED SAINT

Armored Saint

1983 - Metal Blade

A CURA DI
ANDREA CERASI
15/09/2016
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

Ci troviamo a Los Angeles California, precisamente nell'estate 1982, quando i neodiplomati Phil (chitarrista) e Gonzo Sandoval (batterista) hanno in mente di resuscitare i Royal Decree, progetto musicale risalente ai tempi del liceo (il South Pasadena High School). Folgorati dal famoso film "Excalibur", uscito nel 1981, decidono di mettere in piedi una band dal piglio fantasy e scelgono il nome Armored Saint in onore della pellicola diretta da John Boorman. Presto reclutano altri componenti, tutti compagni di scuola e tutti vecchi amici, a cominciare dal compianto Dave Prichard alla chitarra solista (morirà nel 1990 a causa della leucemia), John Bush al microfono e al basso Mike Zaputil, ma quest'ultimo lascia subito la band per unirsi agli Agent Steel e viene prontamente sostituito da Joey Vera. Alla fine del 1982 tutto è pronto per le prime composizioni e i primi spettacoli nei locali rock di Los Angeles e la neonata band incide una demo dal semplice titolo di "First Demo" contenente cinque tracce (alcune delle quali entreranno a far parte del primo full-lenght "March Of The Saint") che li fa conoscere in città, destando l'interesse della emergente etichetta Metal Blade Records (fondata lo stesso anno), che li mette subito sotto contratto. L'anno seguente, il 9 agosto 1983, esce l'omonimo Ep (contenente tre brani e in seguito ristampato solo in vinile), dall'art-work su sfondo nero sul quale campeggia in rosso fuoco lo scintillante moniker a caratteri gotici: "Armored Saint", breve lavoro che raccoglie critiche positive un po' ovunque, dando la possibilità alla band dei cinque giovani di partecipare alla mitica compilation (indetta dalla stessa etichetta) Metal Massacre, Vol. II con il singolo "Lesson Well Learned". Negli anni, si sa, la mitica Metal Massacre ha dato enorme possibilità e risalto a moltissime band (come non citare anche gli stessi Metallica, che uscirono proprio nel primo volume di questa immortale compilation, accanto ad altrettanti pilastri futuri come Black'n Blue, Steeler e Malice). Nel caso specifico degli Armored, il comparto d'acciaio in cui fecero la loro comparsa, fu accanto a band come Overkill, Warlord, Savage Grace e persino i Trauma che avevano ospitato un giovanissimo Cliff Burton. Intorno ai ragazzi si creano interessanti aspettative, tanto che la major Chrysalis (etichetta britannica attiva dal 1969 il cui marchio viene acquistato nel 1991 dalla EMI) li vuole tra le sue fila. La band non può rifiutare il corteggiamento, lascia l'allora poco conosciuta Metal Blade e cambia etichetta discografica senza pensarci due volte. Mai errore fu più fatale perché la Chrysalis, popolare casa di produzione specializzata sul pop e sul rock leggero, non sa dove mettere le mani per produrre e promuovere un disco heavy metal, condannando gli Armored Saint a un cammino difficilissimo che mette a dura prova i nervi dei musicisti e, molto probabilmente, condanna per sempre la loro scalata al successo, quello vero, nonostante l'evidente talento in loro possesso. Sin dalle prime battute dell'Ep, i nostri fanno trasparire tutta la loro passione per il fantasy, soprattutto nelle prime apparizioni dal vivo, vestendosi trasandati, sporchi, con pelle e borchie, come guerrieri sopravvissuti a una guerra chimica in stile "Kenshiro", perché nelle loro intenzioni c'è la volontà di creare un qualcosa di nuovo in ambito metal, partendo dalla neonata scena epic guidata da Manowar e Virgin Steele ma distanziandosene allo stesso tempo, contribuendo fortemente all'ascesa del metallo di fattura americana, ribattezzato appunto U.S power, molto più pesante e selvaggio rispetto a quello inglese, con Savatage e Lizzy Borden, ma anche Warlord e Metal Church a fare da alfieri. Look epico, testi ipercritici nei confronti della società e sound potentissimo per un connubio che attira subito le attenzioni del pubblico e propone nuove connotazioni musicali che faranno la fortuna della scena americana. Presero in mano le tradizioni che quel mondo aveva visto sino a quel momento, e le portarono in una dimensione quasi parallela, cercando di prendere spunto e risalto dalle maggiori testate musicali di quel periodo, ed attingendo a piene mani tanto dalle tradizioni, quanto dalla genialità che sgorgava dalle loro stesse menti.La leggenda che nacque quel giorno, quel momento in cui tale EP fece la sua comparsa sugli scaffali dei negozi, diede vita ad una storia che, nonostante le pause ed il lungo silenzio che vedremo negli album successivi, permane ancora oggi. Certo, l'energia in questo primo esempio era ancora grezza e vetrosa, le risorse vennero investite maggiormente per dare risalto e lustro al sound generale piuttosto che alla forma nuda e cruda delle canzoni, ma già si intuiva bene quale fosse il potenziale di questa band. Dagli accordi quasi cavallereschi e dalle atmosfere epiche, gli Armored Saint sono stati in grado di dare risalto e lustro ad un genere così importante per la storia musicale, pur rimanendo relegati ad un pubblico molto meno ampio di tante e tante altre realtà nel mondo del Power americano, una vera e propria fucina di talenti che ancora oggi, a distanza di così tanti anni, colpisce per la satura e potente energia che riusciva a sprigionare.

Lesson Well Learned

"Lesson Well Learned (Lezione Ben Imparata)" dà inizio alla tripletta del primo Ep della band. La produzione mette in mostra suoni non troppo perfetti ma tutto sommato decenti e così ripercorriamo gli albori del combo americano. "Lesson Well Learned" è un pezzo particolare, dove tutto è concentrato in poche battute e costruito su un testo strizzato che si snoda per poco più di due minuti. La melodia non è il fattore principale e resta in secondo piano, l'irruenza invece è il punto di forza di questo brano abbastanza acerbo che fa comunque la sua figura grazie alla tecnica dei ragazzi, qui appena adolescenti, e al loro gusto negli arrangiamenti. Il riffing portante è frutto del genio creativo di Dave Prichard, uno di quei chitarristi che tanto hanno donato alla causa dell'heavy metal e la cui vita è stata spezzata troppo presto, togliendo al mondo intero un vero talento delle sei corde. La produzione un po' impasticciata relega basso e batteria in sottofondo, dando risalto alla chitarra elettrica di Prichard e di Sandoval, ma anche e soprattutto alla potenza vocale di un giovanissimo John Bush, già dotato di timbrica matura e giusto controllo. Purtroppo dal punto di vista melodico questo brano non è molto esaltante e dunque non resta impresso, specie nell'effimero ritornello di una sola riga di testo e un po' confuso con il resto delle strofe. Le liriche si concentrano sulla forza d'animo e sugli insegnamenti della vita, sui torti che la vita riserba, sui rimorsi che ci toccano nel profondo, sulle bugie subite e sulle lacrime versate negli anni, il tutto per riuscire a sopravvivere, per combattere la quotidianità e per imparare bene le lezione che impartisce l'esistenza. Tra l'altro, il titolo sembra richiamare una lezione scolastica, incentrata sui travagli della vita e sull'importanza di resistere, ma forse sarebbe meglio una lezione sul senso della vita, dove è proprio la strada che insegna a vivere. Insomma, tutti a lezione per imparare molto sul mondo, a suon di bordate metalliche, assoli al fulmicotone e un interessante cambio di tempo sul finire del pezzo, quando gli strumenti accelerano violentemente regalando la miglior fase di questa brevissima canzone.

False Alarm

"False Alarm (Falso Allarme)" è l'unico di questi tre brani che farà parte dell'album di debutto "March Of The Saint". Il basso di Vera è impetuoso, le chitarre caricano ed esplodono nel più classico dei riffs heavy metal e che in seguito sarà rubato da migliaia di altre band. Dopo appena 40 secondi c'è il primo cambio di tempo, la trionfale marcia si ferma per un istante e i toni decelerano, poi parte la prima e lunghissima strofa dalle splendide linee melodiche, Bush emette un urlo e il ritmo cambia ancora una volta rallentando e imponendosi sulla potenza assoluta delle chitarre. Siamo già nel primo ritornello, bello da catturare al primo ascolto e con un Bush enorme che avverte di fare attenzione al falso allarme. Il ritmo decelera e dà spazio alla chitarra di Dave Prichard nel lanciarsi in un assolo fulmineo e violento, dunque si accelera maggiormente e inizia così la seconda strofa, sempre lunga e affilata come quella precedente e che ha il pregio di rivelare la struttura bipartita dell'intero brano, suddiviso in due metà perfette per una struttura che più compatta si muore. Riecco il ritornello a scaldare i cuori di tutti i metallari che viene protratto a lungo, contornato dai soli illuminanti dei due axe-men e dalla corposità del basso. Le liriche sono criptiche, parlano di un tizio che si affaccia alla finestra, nel cuore della notte, destato da una sirena d'allarme. Nella mente sente un grido profondo, forse portato alle sue orecchie dal sibilo del vento. Un acuto spaccatimpani lo tiene sveglio nonostante il gran sonno che gli ottenebra la mente e gli chiude le palpebre. Il falso allarme sembra provenire da una terra lontana e il tipo lo prende come un cambiamento a cui non può sottrarsi. Egli deve partire, andare laddove proviene il suono della sirena, rischiando persino la morte, di morire appeso per il cappio e bruciato. Eppure non è sicuro di ciò che sta provando, forse è tutto frutto della sua mente e sta diventando paranoico. Le sirene che rimbombano nella sua testa sono un po' come le figure mitologiche che nell'antichità attraevano i marinai con il loro ipnotico e sublime canto, per attirarli e ucciderli. Ecco, è la stessa sorte che capita al nostro protagonista con le voci nel suo cervello, che sembrano provenire da lontano e che vogliono condurlo alla follia.

On The Way

"On The Way (Sulla Strada)" ha un riff fantascientifico e di maideniana memoria, evidentemente influenzato dalla scena inglese. L'atmosfera creata è fantastica, nonostante le pecche sonore e con la voce di Bush decisamente registrata a un volume maggiore rispetto alla sezione ritmica, ma ciò non inficia molto sull'ottimo risultato finale. La canzone è una brano compatto costruito su un testo monolitico che è anche un autocelebrazione del gruppo, visto che tratta della lotta alla quotidianità seguendo gli insegnamenti del Santo Corazzato, di nuovo in strada a fare da comandante per tutti i reietti della società e per tutti coloro che si sentono esclusi dal mondo, infondendo in loro coraggio, audacia, spirito combattivo e, molto spesso, vendetta e riscatto. Basta immettersi in strada, metafora di vita, e prepararsi alla quotidiana lotta, fino a ritrovarsi, dopo anni e anni di caos, alle porte del paradiso dove ricordare con un ghigno stampato in volto le sofferenze dell'inferno vissuto in vita, senza avere rimpianti e senza guardare al passato. La cosa interessante è notare come questo pezzo si snodi sui vorticosi riffs di chitarra come se fosse una massa lavica priva di sprazzi melodici e priva di un vero ritornello, tanto che in un baleno ci si ritrova al break centrale dove Prichard è protagonista assoluto e dove troviamo alternanza tra soli e momenti cauti nei quali Bush sospira e gioca con la voce. Certo è che resta una composizione minore, abbastanza anonima, un po' come già avvisato prima con "Lesson Well Learned" e allora si può capire del perché gli Armored Saint abbiano scelto soltanto la seconda traccia delle tre da inserire nel disco di debutto, dato che è probabilmente l'unica che spicca per melodia ma anche per liriche. Tuttavia bisogna ammettere che il lavoro di Dave Prichard resta una testimonianza preziosa e che in questa acerba opera è possibile riscoprire il lavoro (in parte dimenticato visto che l'Ep non è mai stato ristampato nel tempo se non in edizione limitata in vinile) di un grandissimo eroe del metallo americano.

Conclusioni

Questo prezioso Ep dimostra l'energia innata degli Armored Saint, certo è che i nostri sono giovanissimi e il prodotto resta, nella sua interezza un poco acerbo, essendo costituito da testi ancora non troppo maturi e da cavalcate metalliche abbastanza semplici nella struttura; eppure, già da qui si può notare la grande classe che caratterizza la band californiana, l'eleganza negli arrangiamenti e il gusto per le cavalcate metal destinate a fare scuola, dando una nuova connotazione al genere e andando a influenzare le nuove generazioni di musicisti, non solo quelli dediti all'heavy ma anche quelli che si cimenteranno nel thrash metal. Non a caso, molte band thrash saranno colpite e influenzate dalle architetture chitarristiche create da un fenomeno come Dave Prichard ma anche dal timbro, così sporco, potente e versatile, di un vocalist come John Bush, corteggiato da Metallica e Anthrax per parecchio tempo e che, alla fine, lo costringeranno a cedere alle lusinghe di questi ultimi, entrando a far parte della band di Scott Ian nel 1992, sciogliendo per anni (fino al 2000) il progetto Armored Saint. Resta inspiegabile del perché alcuni pezzi che facevano parte del loro primo demo ("First Demo") siano stati ignorati in favore di brani decisamente minori che, tranne per la bella "False Alarm", ripescata e posta in chiusura dell'ottimo "March Of The Saint", saranno ignorati e non troveranno mai posto in un album completo, tanto che "Lesson Well Learned" resterà soltanto il singolo della compilation Metal Massacre Vol. II uscito nel 1982, mentre "On The Way" si perderà nel tempo, rimanendo relegata soltanto a questo storico Ep (come già accennato, fino ad oggi ristampato soltanto due volte e in formato vinile in edizione limita, dunque destinato ai collezionisti, ma anche inserito interamente nella compilation del 2001 "Nod To The Old School"). Purtroppo, la collaborazione con la Metal Blade si interromperà subito dopo l'uscita di questo mini album e gli Armored Saint firmeranno per la Chrysalis pensando di avere accesso alle porte del successo facile. Il destino invece sarà assai diverso, pieno di insidie, litigi, depressioni, rimpianti, produzioni insoddisfacenti e debiti per gli scarsi incassi che mineranno inevitabilmente il cammino di questi eroi americani. Già a partire dal debutto "March Of The Saint" del 1984 la band capirà di aver fatto un errore a cambiare etichetta, perché la produzione sarà pasticciata e confusa, il manager trascinerà a fondo i cinque ragazzi facendoli indebitare e la stessa Chrysalis non saprà dare all'album la giusta esposizione mediatica e visibilità tra gli appassionati di metal, e questa situazione di caos precipiterà negli anni a venire, con le seguenti uscite discografiche del Santo Corazzato, andando ad allontanare sempre più la band dall'agognato successo. Fortuna che, proprio nel momento più nero e una volta scaduto il contratto, la fedele Metal Blade, che nel frattempo è cresciuta parecchio mettendo sotto contratto numerose e importanti band e con la quale dura tutt'ora la collaborazione, si rifarà avanti riprendendo il gruppo per i capelli e restaurando un nome che, ancora oggi, è sinonimo di qualità e di metallo americano purissimo.

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1) Lesson Well Learned
2) False Alarm
3) On The Way
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