ARK

Burn The Sun

2001 - Inside Out

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
15/04/2011
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Recensione

Il progressive metal è un genere che come tutti sappiamo ha sempre avuto tra i suoi obiettivi primari quello di sperimentare e  oltrepassare determinati confini musicali. Fates Warning, Queensryche e Dream Theater con i loro migliori lavori sono le bands che hanno indicato qual'era la direzione da intraprendere, una strada che è stata seguita da migliaia di musicisti (ovviamente c'è chi l'ha fatto in maniera splendida e chi con risultati altalenanti o pessimi) ma ci sono anche le eccezioni ovvero gruppi che hanno deciso di seguire un loro personalissimo percorso difficilmente riconducibile ad altri nomi e tra questi spiccano senz'ombra di dubbio gli ARK. Un progetto che ha preso vita in Norvegia circa vent'anni fa grazie all'incontro tra il  chitarrista Tore Østby (Conception) ed il batterista John Macaluso (TNT) a loro poi si aggiunse Jørn Lande, un giovane ma già affermatissimo cantante norvegese che aveva  messo in mostra le sue enormi capacità vocali nei due album incisi con i Vagabond, gruppo fondato da Ronni Le Tekrø (ch) e da Morty Black (bs) evidentemente era  nel suo destino quello di trovarsi a collaborare con membri dei TNT. Tutte le qualità e la vena creativa di questi tre artisti vennero fuori nel debut omonimo del 1999, buon disco ma che in alcuni momenti risultava un tantino ostico, per farla breve uno di quei lavori che hanno bisogno di numerosi ed approfonditi ascolti per essere capito in pieno. Dopo un anno nella band entrano il bassista Randy Coven (Steve Vai,Holy Mother) ed il tastierista Mats Oulasson (Silver Mountain,Malmsteen e Talisman) con loro gli ARK si trasformano in un supergruppo a tutto tondo e quello che ne venne fuori fu uno dei dischi più originali, coinvolgenti ed ispirati della storia del genere: Il suo nome è Burn The Sun, pubblicato nella primavera del 2001 questo disco è una grandissima dimostrazione di come si può uscire da schemi prestabiliti senza risultare eccessivamente complicati e cervellotici. L'opener Heal The Waters è una traccia che da sola porterebbe all'acquisto obbligato, cambi di tempo a ripetizione,una tecnica strabiliante (ascoltate cosa combinano Østby e Oulasson durante i loro infuocati assoli) un refrain da antologia e poi la magica voce di Jørn che già dai primi secondi ci fa pensare: ma siamo sicuri che non si tratti di David Coverdale? In certi momenti la somiglianza con il leader dei Whitesnake è a dir poco impressionante, i quattro minuti scarsi di Torn tirano fuori tutta la voglia di sperimentare del gruppo, le tastiere donano al pezzo un alone di mistero ed oscurità, il drumming di Macaluso sfiora il tribale ed il singer si prodiga in tonalità che passano in pochi secondi dalla sofferenza alla rabbia. La title track ha un'impostazione più lineare e classica, il suo punto di forza è sicuramente il ritornello,da ripetere allo sfinimento.Ressurection può essere visto come un manifesto di tutta la creatività degli ARK, la partenza è quella di una ballad, successivamente la canzone assume connotati puramente prog fino ad arrivare nella parte finale ad un sorprendente aumento di velocità, un'altra perla che contribuisce a rendere ancora più bello questo platter.Ad Absolute Zero spetta la palma di traccia più "strana", qui la sperimentazione gioca un ruolo fondamentale, il particolarissimo cantato di Lande è perennemente in bilico tra l'isterico ed il grintoso, i termini genio e follia in casi come questo calzano a pennello. Continuano le sorprese, è il turno di Just A Little, traccia colma di sonorità spagnoleggianti, Østby qui alle prese con chitarre acustiche, ci dona un meraviglioso saggio delle sue straordinarie doti tecniche, sempre grandissimi!! Waking Hour è uno dei pezzi più emozionanti di tutto il cd grazie ad un'intensa (come sempre,d'altronde) prestazione del frontman ed a delle malinconiche melodie create dai musicisti,brividi puri! La velocità e l'aggressività tornano con Noose, potente ed immediata, può tranquillamente piacere anche agli amanti di sonorità più heavy, Feed The Fire è un episodio più spensierato, la voce di Jørn fa sognare facendoci immaginare esclusivamente cose fantastiche. La penultima I Bleed è un altro esempio di unione perfetta tra feeling e tecnica (una cosa da sottolineare è che negli ARK  quest'ultima viene sempre messa al servizio delle canzoni e non viceversa come spesso accade purtroppo). La chiusura è affidata a Missing You, traccia lunga (oltre nove minuti) ed estremamente triste, una melodia sofferta e bellissima e la solita interpretazione ricca di passione da parte del singer rendono quest'ultimo capitolo un etereo  viaggio nei nostri pensieri più profondi. Si conclude così Burn The Sun e ahinoi anche per molti anni l'avventura degli ARK, quasi a sorpresa nel 2009 Macaluso ha dichiarato che il gruppo era ufficialmente tornato e che era pronto per registrare un nuovo album dal titolo Aradiokaos, da allora non si è saputo più niente, l'unica conferma è data dal fatto che solo un componente non fa più parte della line-up e questo è proprio Lande (...) un rammarico enorme perchè gli ARK con lui in questo disco avevano ribadito che si poteva essere originali ed innovativi in un genere che già all'epoca molti accusavano di essere diventato ripetitivo o addirittura noioso ma quando si trovano degli artisti dotati di ispirazione e talento fuori dal comune come quelli che hanno sempre avuto questi cinque "intoccabilli" il risultato non poteva che essere uno dei migliori dischi della storia del progressive metal. Dopo dieci anni non ho ancora trovato un album che si avvicinasse anche minimamente ai picchi qualitativi di questo, insomma un cd che riesca a sorprendermi ad ogni passaggio,cosa che Burn The Sun continua a fare...anche oggi dopo averlo riascoltato per la millessima (se non sono proprio mille, ci sono molto vicino) volta! Da riscoprire a tutti i costi!


1) Heal the Waters
2) Torn
3) Burn the Sun
4) Resurrection
5) Absolute Zero
6) Just a Little
7) Waking Hour
8) Noose
9) Feed the Fire
10) I Bleed
11) Missing You