ARCH ENEMY

Black Earth

1996 - Wrong Again Records

A CURA DI
DAVIDE CANTELMI
20/10/2015
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

La Svezia è sicuramente uno stato molto florido per il Metal, teatro della nascita di molti gruppi importantissimi e soprattutto estremi (si pensi agli storici Bathory, o ai Marduk, ai Dark Funeral..), nonché dello sviluppo di una forte scena Death Metal (Entombed, Grave..), in seguito particolarizzatasi grazie alla nascita del cosiddetto Melodic Death Metal, genere portato avanti da formazioni in seguito divenute leggendarie come At The Gates, Dark Tranquility, In Flames e Soilwork. Un'altra formazione non citata in questo breve elenco è degna a sua volta di grande menzione, una band divenuta quasi per antonomasia il simbolo del genere di cui abbiamo appena parlato: esatto, parliamo proprio degli Arch Enemy.  La storia di questa band risiede nell'abbandono di Michael Amott  dai Carcass, altra formazione di altissimo livello che ha contribuito molto allo sviluppo del Death e soprattutto del Grindcore (particolarmente nei primi album), senza scordarsi poi lo sfociare nel Melodic Death Metal venato di Death n Roll (soprattutto con album con "Heartwork"). Dunque Christopher, dotato di notevole tecnica,  terminò la collaborazione con i Carcass decidendo di dedicarsi ai suoi personali progetti: gli Spiritual Beggars da una parte (band Stoner di altissimo livello) e gli Arch Enemy dall'altra, fondati nel 1995 con il fratello minore Christopher (anche lui alla chitarra).  Da quel momento Michael e Christopher divennero le colonne portanti del nuovo gruppo e reclutarono Johan Liiva (ex Carnage, alla voce) e Daniel Erlandsson nel ruolo di batterista (già noto come membro degli Eucharist, altra formazione di stampo Melodeath). Attualmente, gli Arch Enemy sono famosissimi perché sono l'unica formazione ad aver posseduto due delle voci femminili più importanti di tutto il metal estremo (Angela Gossow e Alissa White-Gluz) ma in troppi in realtà dimenticano il periodo "voce maschile", ovvero la primissima incarnazione della band che oggi andremo a prendere in esame. Voce maschile che  veniva donata alla band proprio da Liiva, senza contare il fatto che, proprio in quei primi anni, a parer di chi scrive erano stati composti i lavori più ispirati della band. Ai giorni d'oggi, infatti, il gruppo ha perso notevolmente di inventiva andando un po' a riciclare le sue stesse idee, ma proseguiamo con ordine: dopo solo un anno dalla formazione gli Arch Enemy pubblicano il loro debutto sotto l'ala della "Wrong Again Records" (ora etichetta defunta, che ha comunque curato pubblicazioni di In Flames, Spiritual Beggars ecc..), intitolato "Black Earth". Particolare nota per quel che riguarda la formazione: tutte le parti di basso e chitarra sono state composte da Michael, il quale aveva inizialmente inteso gli Arch Enemy come una sua "one man band", salvo poi ricredersi quando ha cominciato a notare che il gruppo era solido e dotato di una buona capacità di interazione fra i vari membri. Per questo, almeno le parti di basso sono state accreditate a Liiva, proprio perché Amott ha voluto con questa mossa "fare in modo che risultasse un lavoro di gruppo e non troppo individuale". Stesso discorso con le parti di chitarra, suo appannaggio totale ma comunque accreditate al fratello per quel che concerne i momenti solisti (anche perché Christopher era in quegli anni impegnato con il college musicale che frequentava). La copertina del platter, opera dell'artista Miran Kim, vede due gemelle siamesi legate alla fronte; hanno un volto bianco, il rossetto nero e un alone giallo che circonda le labbra. Le due teste sembrano baciarsi e la copertina è tutta giocata sul bianconero evocando un'atmosfera molto sinistra. L'album si compone, comunque, di nove tracce di cui due sono prettamente intermezzi. Detto questo, andiamo ad analizzare e a commentare le varie canzoni che compongono questo primo parto degli Arch Enemy.

Bury Me An Angel

La prima traccia è "Bury Me An Angel", uno dei migliori pezzi di tutta la discografia del gruppo; a questo punto, possiamo dire che il platter si apre nel migliore dei modi. Nello stile primordiale della band notiamo moltissima devozione per gli At The Gates, in particolare per la presenza di riff molto Thrash e per una forte violenza musicale. Il timbro di Liiva sfiora nel growl ma risulta molto cupo e quasi ai confini di una semplice harsh vocal. La intro è forsennata e si alterna tra attimi chitarristici più violenti e le splendide melodie partorite da Michael Amott alla chitarra. Il suo stile, infatti, è molto melodico (l'abbiamo sentito anche in alcune tracce di "Heartwork" dei Carcass) ed il risultato che ne deriva è un sound certamente "cattivo" ma, allo stesso tempo, molto accurato dal punto di vista delle melodie. In questo modo, raffinato e grezzo si uniscono in un vortice molto interessante di intrecci musicali, trame chitarristiche fitte ed un cantato cinico e distruttore. Spesso gli assoli di Amott sono molto "sentimentali" e lasciano molto spazio alla riflessività, e quello presente in questa prima traccia non fa eccezione: dopo un breakdown, infatti, i ritmi rimangono calmi e la canzone si fa molto più profonda e, quasi, "romantica" nel senso decadente, però, della parola. Il testo della canzone è criptico e oscuro come l'album che stiamo trattando. Il ritornello, però , possiede tutta la chiave di volta per capire le parole di Liiva: grazie alla morte ed alla conseguente sepoltura di un angelo, l'anima nera della creatura può finalmente essere liberata. Per questo motivo deduciamo che la figura demoniaca di cui si sta parlando vuole soggiogare il mondo e possiamo collegarla, facilmente, a un diavolo generico. Questa figura sembra maledire tutti quelli che incominciano un cammino determinato, evidenziando che la loro meta non è certa e che saranno dannati per sempre. Gli angeli sepolti, probabilmente, andranno a cibare il male del pianeta e costituiranno la cosiddetta "Terra Nera" con l'aggettivo "nero" inteso come "oscuro". Le anime malvage potranno così liberarsi e condannare il mondo alla dannazione.

Dark Insanity

Il secondo pezzo è "Dark Insanity", anche questa iniziante con una intro che riprende molto ritmiche e riff Thrash Metal, dovendo anche molto dalla scuola svedese Death, quella di gruppi come Grave ed Entombed, per intenderci.  Il cantato di Liiva è sempre molto aggressivo e la batteria risulta convincente anche nei  blast beat. Nei piccoli rallentamenti ritmici si erge la chitarra melodica di Amott, inconfondibile e azzeccatissima per il tema. Il pezzo procede linearmente rivelando una grinta non indifferente fino al breakdown. La forza dei primi Arch Enemy è, appunto, quella di mischiare con coerenza violenza con dosi altissime di melodia, anche se purtroppo questa tendenza si è sempre più persa aumentando troppo la dose di parti melodiche a discapito della durezza del sound, spesso in modo completamente incoerente. Tornando più prettamente al brano, dal breakdown in poi il pezzo tende molto a sonorità Death Metal più classiche, come quelle già evidenziate in fase di intro. La canzone che si rivela abbastanza breve (nemmeno due minuti) e termina con alcune battute di batteria che subito ci introducono al terzo pezzo. Una sorta di brano corto ed aggressivo che rivela certamente l'amore per i nostri verso la melodia, ma svela anche la loro anima "malvagia" (di certo, da un membro dei Carcass non potevamo comunque aspettarci "troppa" tranquillità). Notiamo come gli Arch Enemy insistano molto sul concetto dell'anima dannata, descrivendo lo stato d'animo tribolato della figura protagonista ed evidenziandone la volontà di voler evadere dal mondo. Significativo è l'appello che il personaggio rivolge nei confronti di Dio: "Desidero che tutto questo finisca". La persona, però, è consapevole di essere colpevole di aver condotto una vita sregolata e, in un certo senso, contraddistinta da un'insana oscurità. A questo punto la figura perde tutta la sua umanità e diventa un concentrato d'ansia e dannazione. Capiamo, così, che la follia ha preso completamente possesso delle sue facoltà mentali e che lo sta rendendo schiavo di se stesso. I gruppi svedesi Melodic Death Metal, da quel che comprendiamo, giocano molto sul tema della misantropia e della perdita di speranza. Gli universi descritti sono sempre molto cupi e desolati e le persone sono sempre in procinto di essere distrutte da loro stesse.

Eureka

Siamo così arrivati a "Eureka" il terzo brano che compone la tracklist di questo "Black Earth". Gli Arch Enemy, in questo frangente, non ci mostrano niente di nuovo: alternanza di ritmiche di cui alcune dal sapore Thrash e voce convincente da parte di Liiva, che con il suo particolare timbro intermediario tra una semplice Harsh Vocal ed un growl, ci evidenzia il lato violento e misantropo del brano, andando ad incarnare alla perfezione l'anima estrema di questo combo scandinavo. Il sottofondo presenta momenti che rimandano molto al classico Death Metal svedese di matrice Entombed, e come sempre il lato più prettamente melodico è affidato agli interventi di Amott. "Eureka" è un brano molto lineare che non presenta momenti degni di particolare menzione, mentre quello che più salta all'orecchio è che (arrivati a questo punto possiamo affermarlo con certezza) siamo di fronte all'album più tradizionalista e meno raffinato degli Arch Enemy. Il lato melodico, infatti, sarà sempre più presente man mano che procederemo con le release, seppur non mancherà mai la personalizzazione che la band ha dato al sound. In pratica, riconosceremo sempre la formazione in mezzo agli altri, nonostante col tempo (come già detto) la fantasia e l'attitudine più "crudele" verranno un po' a mancare. "Eureka" parla di un personaggio che vuole costantemente ricercare la vita in un universo di disperazione e sofferenza. Per far questo egli si sente, innanzitutto, soffocato dalle dimensioni terrene e oppresso dalla sua stessa persona. Dio, in realtà, è consapevole di quanto le persone vivranno effettivamente. In tutto ciò qual è il senso della vita? Forse morire o trovare l'amore? A questo interrogativo gli Arch Enemy non ci danno una chiara risposta ma ci fanno capire come il personaggio l'abbia trovata, esclamando appunto "Eureka". La parola "Eureka" ("ho trovato", in italiano) deriva da una famosa affermazione attribuita al greco Archimede  e si usa per celebrare una scoperta sensazionale avuta in un lampo di genio. Nei versi finali, si comprende come la figura voglia amare e che pretenda amore in cambio. Gli Arch Enemy, in realtà, in modo molto implicito ci stanno descrivendo un pianeta malato costituito da odio e sofferenza nato, però, dal troppo desiderio di amore forse non corrisposto, sfociato in tristezza e rabbia. Questo si riassocia, in particolare, all'artwork che abbiamo esaminato in precedenza: le labbra, simbolo del bacio, sono l'unica parte di luce in una copertina che mostra l'oscurità più totale. Il troppo amore può uccidere? Ed è facile che si tramuti in odio?

Idolatress

La quarta traccia, "Idolatress", non mostra neanche lei sostanziali variazioni rispetto a quanto abbiamo sentito finora. Il cantato di Liiva sfocia facilmente nel growl e la batteria è convincente,  scandedo alla perfezione gli attimi donando anche una grande dose di grinta al contesto, rendendolo più incalzante ed adrenalinico . I toni generali sono misantropici, carichi di odio e l'headbanging scade facilmente anche tramite breakdowns ben congeniati. L'influenza della scuola svedese si sente da tutte le parti e anche i riferimenti allo stile dei Carcass in alcune strutture ritmiche, specialmente in quelle della parti centrali. La vera forza di "Idolatress" risiede, però, come abbiamo citato in precedenza, nella batteria che assume un ruolo quasi centrale nella composizione. Liiva, inoltre, è un vero e proprio maestro: pur non possedendo una tecnica vocale di alto livello riesce ad essere facilmente coerente e carismatico nei riguardi della struttura musicale. Quello che stiamo notando è che, però, il disco risente di una certa mono-tematicità non indifferente. Potremmo forse definirla "coerenza",  non intacca comunque l'ottima resa di questi brani e la loro carica di potenza non indifferente. Altro punto forte sono gli assoli di Amott: espressivi, puliti nell'esecuzione e sempre molto melodici e riconoscibili. Una sorta di lampo di luce in una trama fitta ed oscura, proprio per riallacciarci all'artwork che, ormai si è capito, non è stato certo scelto a caso, coerente con la musica e le tematiche trattate dai nostri. Il testo di "Idolatress" è molto criptico e oscuro in certi versi: ci mostra delle tematiche davvero complesse da comprendere fino a fondo, se non si è carpito per bene il concetto generale dell'album. In molta sintesi, la Terra è dannata e possiede al suo interno segreti oscuri che la rendono sempre più nascosta alla nostra conoscenza. Questo pianeta, che paradossalmente vive distante da noi, si imprigiona dentro di lui poiché in noi non riesce a trovare soddisfazione e rimane dormiente in un sonno di mille anni. Nel testo della prima "Bury Me An Angel" si nota il riferimento temporale a "Idolatress" e parla anch'essa del millennio. Probabilmente, in questo lasso di tempo la Terra si è ammalata ed è quindi diventata nera, vedendo che tutti gli angeli cadevano l'uno dopo l'altro. A questo punto il desiderio di compassione verso gli ideali di bontà che decadono diventa un motivo di rinascita, perché anche il pianeta si è corrotto con gli uomini, e spera in qualche modo di poter risorgere. Sotto quale forma, tuttavia, non ci è dato saperlo. Forse come l'angelo caduto della prima track, portando morte e distruzione.

Cosmic Retribution

Anche la quinta "Cosmic Retribution" ha nel suo sound parecchi riferimenti agli Entombed nelle ritmiche, ma possiede dei riff davvero molto melodici e, allo stesso tempo, oscuri. Le vocals di Liiva sono abbastanza monotone eccetto per qualche scream qui e lì, ma rendono perfettamente andando d'accordo con la musica. Il ritornello ha un forte lato catchy grazie alle parti di chitarra convincenti, e quel che notiamo è che, un po' come in tutti i gruppi del Melodic Death Metal svedese, i brani sono suddivisi in due sezioni distinte: la prima che conserva le tematiche musicali principali e poi la seconda che mostra sia l'assolo che variazioni sul tema oppure parti dolci e acustiche. In questo caso, la seconda metà del pezzo è fenomenale: giri di chitarra acustica dal sapore folk che rimandano un po' agli In Flames situati all'interno di due assoli completamente frenetici e schizzati. "Cosmic Retribution" finora è il pezzo migliore dell'album assieme a "Bury Me An Angel" e possiede una fortissima carica in tutte le sue sezioni. Le schitarrate melodiche di Amott si miscelano perfettamente con l'oscurità del brano creando un mix davvero devastante. Ottima prova dei nostri, non c'è che dire. Abbiamo parlato di "auto-distruzione" del mondo, ma come avviene questa auto-distruzione del pianete, che marcisce e si decompone con gli uomini? Proprio a causa di questi ultimi, che diventano sempre più simili a macchine ciniche ed arroganti, menefreghisti della loro vita e di tutto ciò che li circonda, natura ed umanità comprese. I toni di "Cosmic Retribution" sono apocalittici e prevedono la supremazia dell'inferno su tutto il creato. Il paradiso, a questo punto, cadrà completamente e non ci sarà più speranza per nessuno di salvarsi: la Terra è completamente condannata alla distruzione. Ma fuori da questo silente pianeta che custodisce dentro di sé i segreti più grandi (si era infatti chiuso in se stesso nella precedente traccia) un uomo reso macchina contiene al suo interno un piccolo cenno di umanità: un embrione. La fine di questo testo è completamente criptica e forse ci rimanda al pezzo successivo.

Demoniality

"Demoniality" è un semplice intermezzo strumentale che si basa su giri di chitarra ritmica fortemente influenzati dal Doom Metal di ispirazione Candlemass (il che non è certo un caso, in quanto certe inclinazioni troveranno "sfogo" nel 1998, quando Michael registrerà proprio con i doomster suoi conterranei l'album "Dactylis Glomerata", in qualità di chitarrista solista). Il motivo generale è monotono e perentorio e non ci sono rilevanti variazioni sul tema da approfondire e/o analizzare. L'intermezzo rappresenta un semplice antipasto del brano che verrà successivamente e può essere considerato come una vera e propria intro del medesimo. 

Trasmigration Macabre

Infatti, "Trasmigration Macabre" non tarda ad arrivare, introdotta con dei riff completamente di ispirazione At The Gates  (facciamo soprattutto riferimento all'album "Slaughter of The Soul"). Liiva si conferma molto convincente per quel che concerne l'impatto vocale e le strofe si susseguono con violenza senza alcuna sosta. Tutti gli strumenti operano in una grandissima sinergia e l'atmosfera evocata è misantropa, malvagia ed estremamente violenta e oscura. Le parti di batteria nei piccoli breakdown sono studiate alla perfezione ma, in soldoni, la track non mostra niente di completamente innovativo o degno di menzione. Si tratta, infatti, di una traccia molto lineare e semplice che ci porta verso il secondo intermezzo. Ancora una volta gli Arch Enemy decidono di mostrarsi maggiormente concreti che "innovativi", decidendo di particolarizzare unicamente la breve intro udita prima di "Transmigration.."per poi sfogarsi alla loro maniera, inserendo la melodia in un contesto bestiale e decisamente oscuro, tipico del Death Metal di matrice scandinava. Questo brano è la rivelazione testuale vera di "Black Earth": la figura embrionale è in realtà un salvatore che, viaggiando o nel passato o nel presente, e, specialmente, soffrendo, riuscirà a salvare il mondo dal suo nefasto destino. Questo sarà possibile solo evitando che il frutto malato abbia i suoi effetti sul mondo (chiara allusione al frutto del peccato di Adamo ed Eva). È notevole come gli Arch Enemy uniscano perfettamente le tematiche del mondo cristiano con una visione fortemente misantropa e catastrofica della vita. Le due concezioni vengono sapientemente miscelate creando una storia originale e significativa. Questo album è molto profondo tematicamente: possiamo ricollegare questi concetti alla tipica visione manzoniana della Provvidenza: essa ci pone davanti delle prove (che ci fanno molto spesso soffrire) allo scopo di migliorare la nostra condizione in tempi successivi.

Time Capsule

"Time Capsule" è il secondo intermezzo dell'album ed è un vero e proprio assolo di chitarra accompagnato da note di acustica in sottofondo. Qui i due fratelli Amott danno il meglio di loro con un intreccio chitarristico di tutto rispetto. Il sapore dell'intermezzo è completamente riflessivo e rimanda ad alcune atmosfere prog degli anni '70. Momento di spessore ma, come già avvenuto in precedenza, il tutto rappresenta semplicemente l'intro dell'ultimo pezzo dell'album. Tematicamente esso rappresenta il viaggio della figura umana menzionata prima nel passato o nel futuro, visto anche il titolo che in italiano può essere reso come "capsula del tempo", o "macchina", che dir si voglia.

Fields Of Desolation

Ha così inizio il successivo e "vero" brano, "Fields Of Desolation". Un pezzo che è una degna conclusione per un album davvero ottimo: la voce di Liiva è accompagnata costantemente da altre in secondo piano e, in questo modo, il brano assume un leggero sapore Doom e solenne. Ovviamente non stiamo parlando di una canzone Doom Metal ma, semplicemente, ciò che si ricava da tutta l'atmosfera è un senso di tedio costantemente associabile a quelle sonorità. Nella parte centrale Amott dà il meglio di sé donandoci uno dei riff melodici più belli di tutta la discografia degli Arch Enemy. Questa sezione, in realtà, verrà fortemente ripresa e modificata anche negli album successivi e sarà una delle cause per cui i fan, probabilmente, accusano la band di essere fortemente ripetitiva e monotona. Il brano non possiede molte modifiche di tempi o sonorità al suo interno ma rende talmente bene da non averne bisogno. Insieme a "Bury Me An Angel" e "Cosmic Retribution" possiamo tranquillamente affermare di essere alla terza canzone migliore del platter. L'assolo finale è la ciliegina sulla torta grazie alla sua espressività: Amott si rivela un maestro nelle scelte melodiche e in questo album l'ha dimostrato al cento per cento. Il disco si conclude, infine, in dissolvenza e le emozioni che ci ha donato non sono senz'altro poche. La fine, infatti, è drammatica. L'uomo ha la seconda possibilità di ripristinare le cose grazie a questa "figura umana prescelta" ma la sofferenza è ormai giunta al limite: tutto è coperto da un campo di desolazione, ogni personaggio soffre continuamente cercando di migliorare la sua condizione ma non c'è nulla da fare. Gli Arch Enemy ormai ci dichiarano che Dio ha completamente abbandonato gli uomini al loro destino e, a questo punto, tutti si chiedono se sia il caso di aspirare alla vita eterna o alla desolazione. Davvero la prima conduce alla salvezza se le forze divine hanno voltato le spalle all'umanità? Interessante, inoltre, è il riferimento alla filosofia di Giacomo Leopardi. Nella prima strofa, infatti, si allude a un pensiero simile a quello che lo scrittore italiano ha mostrato nell'opera "La Ginestra". Il poeta, infatti, descrivendo questo fiore che nasce in condizioni fortemente avverse ed in gruppo con altri della stessa specie, allude agli uomini che possono trovare un minimo di speranza condividendo i propri mali gli uni con gli altri. Se per Leopardi il condividere l'avversità era comunque motivo di reazione, qui notiamo come questa volontà di riscatto non sia fortissima. La canzone, infatti, ci mostra come tutte le figure umane piangano una sulla spalla dell'altra in un misto di pena e rassegnazione. È questa l'immagine drammatica che l'album ci lascia: la completa devastazione del genere umano, che trova nel male comune l'unica consolazione e valvola di sfogo.


Conclusioni

Arrivati alla conclusione, possiamo dire che "Black Earth" rappresenta una gemma nella discografia degli Arch Enemy e del Melodic Death Metal in generale. L'unico vero difetto che si riscontra dal suo ascolto è la presenza di ben quattro tracce abbastanza filler, che su nove non pesano poco. Con questo,  però, non si sta affermando che esse non siano di qualità insufficiente o che siano monotone ma che, in soldoni, si sarebbero potute trasformare in qualcosa di meglio, una sorta di potenziale inesploso più che comprensibile, dato che ci troviamo al cospetto di un album d'esordio. Consideriamo positivamente questo lavoro anche grazie alla forte esperienza di Amott e alla forte sinergia che la band ha nell'esecuzione, nonostante il tutto fosse cominciato, lo ricordiamo, come una "one man band" salvo trovare complicità registrazione dopo registrazione, sessione dopo sessione. Dal punto di vista proprio della registrazione il tutto si muove su buoni binari ed il sound è accattivante e coinvolgente, oltre ad essere cupo e misantropico, come abbiamo notato. La scuola svedese nelle influenze si sente in quasi tutte le note e ciò è sempre una fonte di garanzia nonché di qualità. Da questo momento gli Arch Enemy cominceranno la loro scalata e nel periodo Liiva essa sarà costellata di album di indiscussa qualità. Dato che la band è molto criticata ai giorni d'oggi , è un buon consiglio anche considerare ciò che di eccellente ci ha offerto in modo da avere una più completa visione di insieme,partendo alla scoperta di questi album forse troppo coperti dalla fama raggiunta nel periodo "Gossow". Dal punto di vista tematico i testi sono criptici ma sostanzialmente semplici e d'effetto, e ci propongono una metafora molto interessante circa vita e morte del genere umano, con riflessioni annesse. La band ha composto un lavoro pregiato sia dal punto di vista musicale che, come abbiamo visto, riguardo i temi più prettamente testuali. In conclusione, "Black Earth" è un prodotto al cento per cento fra i migliori targati Arch Enemy e dovrebbe avere tutto l'onore di diventare una delle parti integranti della loro discografia. È grazie a queste perle che il Melodic Death Metal svedese ha potuto affermarsi e diventare una delle realtà di spicco del metal. Seppure con il difetto delle tracce filler, "Black Earth" è, infatti, un album da ascoltare e gustare sino all'ultima nota.

1) Bury Me An Angel
2) Dark Insanity
3) Eureka
4) Idolatress
5) Cosmic Retribution
6) Demoniality
7) Trasmigration Macabre
8) Time Capsule
9) Fields Of Desolation
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