ARCANE

Chronicles of the Waking Dream

2009 - Arcane Australia

A CURA DI
PAOLO VALHALLA RIBALDINI
18/03/2012
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Recensione

Il quintetto australiano degli Arcane si forma nel 2004 a Brisbane, nel Queensland. Influenzati dai capisaldi del genere neo-progressive (Dream Theater, Opeth, Pain of Salvation, Porcupine Tree, Meshuggah, Tool e una vasta schiera di altri), associano dall'inizio alle proprie performance musicali anche la proiezione di video e immagini, per una live experience multisensoriale. Ci vuol poco perché si facciano un nome a livello nazionale, aprendo poi concerti a realtà importanti del panorama mondiale come Queensryche e Soilwork. Dopo un debut album di sole cinque tracce ma della durata di quasi un'ora, "Ashes", pubblicato da OzProg, gli Arcane si accasano con Arcane Australia per produrre "Chronicles of the Waking Dream", di durata poco superiore. "Glimpse" è l'inizio accorato e marziale del disco, che sfocia in una sonorità mediorientale ma soft, con pianoforte e la voce chiusa di Jim Grey in lontananza. Il brano si apre quindi mantenendo gli elementi melodici ma aggiungendo strati sonori di chitarre, basso e batteria. "The Seer" ricorda molto sin dal principio i Dream Theater di metà Anni Novanta, ancora poggiando sull'elemento melodico della traccia precedente. Una complessa metrica del testo arricchisce di varietà sonora il pezzo, che via via diventa sempre più epico e magniloquente, supportato dal riffing di Michael Gagen. Un intermezzo centrale di soli strumenti risulta il punto un po' più debole del brano, dato che il suono non prende una piega particolare rispetto alla struttura restante e si fa invece un po' noioso, ma la ripresa del cantato e del motivo precedente riaccende l'attenzione. Il brusco passaggio a "The Malice" ricorda ancora Pain of Salvation e Dream Theater. Pur vantando ottime capacità tecniche, non c'è ancora una vera e propria fonte di esaltazione delle qualità del quintetto, anche perché la voce di Grey non risulta particolarmente incisiva. Le idee compositive, poi, ci sono tutte, ma vengono riproposte all'esasperazione e alla lunga distolgono l'attenzione. Un pregevole stacco simil-jazzistico ravviva felicemente la canzone, prima della cavalcata epica finale. "The First Silent Year" è un breve intro strumentale (di grande gusto ma forse poteva essere suonato un po' meglio) al successivo "Secret", un brano stavolta più convincente e concreto, con la voce di Grey su coordinate morbide ad essa più congeniali. Il cambio di tempo a metà canzone è efficace e non fine a se stesso, mentre il solo di synth e chitarra mette in mostra le capacità tecniche di Gagen e di Matthew Martin. Buona anche l'idea finale del bambino che canticchia una melodia, un po' trita forse ma sempre alquanto efficace, anche se sembra molto poco naif e quindi molto poco infantile. "Fading" dura ben 12 minuti e ricorda nel principio a doppia voce un misto tra Pink Floyd e Seattle sound... Dopo una lunga prima parte abbastanza monocromatica, la band riversa una cascata sonora nel cambio di struttura, mentre in "The Second Silent Year" il protagonista diventa un pianoforte che crea un'atmosfera rarefatta ed acustica. "May 26" unisce ancora una volta un soft rock alle sonorità del jazz, ma non conosce particolari cambiamenti all'interno della propria struttura. "The Third Silent Year" ritorna al semiacustico riprendendo alcuni motivi mediorientali dell'esordio, configurandosi come la terza e conclusiva parte di una trilogia sonora. "Asylum: Acolyte Zero" è un altro episodio particolarmente lungo, ma che non si distanzia nel concreto da quanto già sentito nel resto del disco, salvo per una parte vocale decisamente veloce. La conclusiva "Whisper" ricalca ancora il suono del deserto mediterraneo, e forse è il brano più suggestivo del disco, eseguito solo da voce principale e cori. Tirando le somme conclusive, si deve riconoscere agli Arcane una cultura molto vasta sul proprio genere, che traspare lungo tutto l'album. Il gusto delle scelte musicali è innegabile, così come la preparazione tecnica dei componenti del gruppo. Sul versante della detrazione, invece, bisogna imputare, pur nella vastità delle sonorità toccate durante tutto il (lungo) disco una paradossale ripetitività, che non rende nessuno dei brani particolarmente sentito o in grado di emergere a bandiera di "Chronicles". La conoscenza dei canoni dettati dai maestri del genere è pressoché lampante, ma questi non vengono mai utilizzati per creare qualcosa di caratteristico e personale, il che forse dovrebbe indurre a riflessione sullo status attuale di una nicchia, quella neo-prog, che cerca nelle evoluzioni sempre più acrobatiche la chiave di un linguaggio che magari ha esaurito buona parte delle proprie possibilità. L'arsenale a disposizione degli Arcane è sicuramente vasto e agguerrito, ma per utilizzarlo al meglio bisogna anche disporre di buoni generali, quelli che fanno la differenza: sta a loro trovare una propria strategia per elevarsi dalla massa del neo-progressive usa e getta e lasciare un segno forte sul panorama musicale in cui vogliono inserirsi.


1) Glimpse
2) The Seer
3) The Malice
4) The First Silent Year 
5) Secret
6) Fading
7) The Second Silent Year
8) May 26
9) The Third Silent Year
10) Asylum: Acolyte Zero
11) Whisper