Apocalyptic Salvation

Skulls' Collector

2012 - Self Released/Indipendent

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
04/07/2012
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Troppo spesso esplorando l'underground italiano ci si imbatte in band prive di personalità che cercano vanamente di emulare i propri modelli ispiratori, una sorta di stucchevole fotocopia destinata a rimanere nei bassifondi della scena a causa della mancanza di basi artistiche. Poi ci sono le eccezioni, per nostra fortuna, e così a volte si finisce dinanzi a band decisamente interessanti, con grande spirito innovativo e con grande voglia di sperimentare. A fare da “ago della bilancia” fra queste due parti contrastanti troviamo una categoria alla quale appartengono gruppi che traendo spunto dalle lezioni impartite dai mostri sacri nelle decadi passate, riescono a produrre musica di buona qualità senza proporre nuovi spunti o nuove idee, ma aggiungendo un po' di personalità riescono ugualmente ad estrarre dal cilindro qualcosa di buono e che lasci il segno, pur difettando di quell'originalità che diventa ogni giorno sempre più essenziale per farsi un nome nella produzione musicale. A questa categoria appartengono gli Apocalyptic Salvation, formazione proveniente da Reggio Emilia e fautrice di un devastante connubio del più violento thrash metal ed un ferale death metal. Prima di entrare nel vivo del loro ultimo ep, vediamo di ripercorrere brevemente la loro storia, una storia che ha inizio nel 2007, quando il batterista Alan Denti ed il chitarrista Gabriele Principe decidono di fondere le loro principali influenze, mischiando quindi le sonorità veloci e brutali del death metal ad elementi di estrazione thrash metal e del più recente groove metal. Debuttano nel 2009 con “Beginning of Destruction”, una demo dal titolo piuttosto eloquente su cosa vogliono trasmetterci attraverso la loro musica, e grazie alla quale cominciarono a farsi conoscere, tramite svariate esibizioni dal vivo. L'anno successivo è il turno di “Celebration of Destruction”, album autoprodotto nel quale il sound inizia a virare verso un'estremizzazione di stampo death metal in modo tale da rendere la musica ancora più feroce ed annichilente. Il 2011 è un anno molto importante per gli Apocalyptic Salvation, in quanto grazie ad una line up finalmente stabile (composta da Sandro Capellini alla voce, Fausto Martinelli alla chitarra solista, Gabriele Principe alla chitarra ritmica, Giovanni Morsiani al basso ed Alan Denti alla batteria) inizia la fase di produzione dell'ep “Skulls' Collector”, che realizzato nei primi mesi del 2012 con l'ausilio di Luca Cocconi (registrazione) e di Andrea Carta (mixaggio e masterizzazione), propone uno stile musicale accattivante e di grande impatto. Anzi, possiamo proprio parlare di un death metal dalle profonde venature thrash, senza particolari fronzoli ma che punta invece su un sound diretto e di grande impatto, come da tradizione nel genere. Aldilà di marcate influenze di matrice Slayer-Kreator, indiscutibilmente le colonne portanti del thrash metal più violento della storia, vanno annoverate sfumature groove che contribuiscono in qualche modo a rendere il sound più catchy, ed è qui che gli Apocalyptic Salvation ci riportano alla mente band quali Pantera, Devildriver e Grip Inc., anch'essi molto importanti per lo sviluppo del genere negli Stati Uniti e poi in tutto il mondo. La musica della band pare quindi strizzare l'occhio ad una larga fetta dei metallers, visto che va ad inglobare ben tre fra le più importanti e diffuse correnti che vanno dagli anni ottanta sino al nuovo millennio. Dal punto di vista delle tematiche la band non fa altro che riprendere il percorso iniziato dalla vecchia scuola, trovano quindi spazio terrore, devastazione e la corruzione del mondo odierno all'interno di uno scenario apocalittico. Ed è proprio l'annientamento totale del sistema ad essere ritenuto l'unica via di scampo per la società corrotta dei nostri tempi. Già negli anni ottanta band come Megadeth, Nuclear Assault, Anthrax e più tardi Slayer (all'epoca ancora legati a tematiche anticristiane e comunque incentrate attorno alla morte) avevano iniziato ad analizzare “l'umanità dal punto di vista umano”, considerato come un vero e proprio cancro per il pianeta. Gli Apocalyptic Salvation non si fermano a questo, ma giusto per chiudere il cerchio non estremizzano solamente la loro idea musicale, ma anche quella lirica, che culmina nel bel testo di “Nothing Left to Massacre” e che troviamo comunque in tutti e quattro i brani dell'ep. “Skulls' Collector” dà il via alla carneficina con una serie di riff devastanti dove, per certi versi, ci pare di assistere ad una improbabile jam session fra gli Slayer e gli ultimi Hypocrisy, in particolar modo quello portante trasmette una carica adrenalinica impressionante e dinanzi al quale è praticamente impossibile restare indifferenti. Mentre Sandro ci devasta con il suo poderoso e cupo growl alternato all'acido screaming di Gabriele, Alan ci investe con tutta la sua potenza come un panzer fuori controllo, mettendo in risalto anche buone doti tecniche dietro le pelli. Se proprio bisogna andare a cercare il pelo nell'uovo, il basso di Giovanni è un po' troppo in secondo piano in alcuni frangenti, ma la doppia linea di chitarra è comunque ben supportata ed il risultato nel complesso è comunque un sound sufficientemente equilibrato fra gli strumenti. Se il buongiorno si vede dal mattino, al termine dell'ascolto non potremo che essere soddisfatti. Le attese non vengono minimamente tradite da “Nothing Left to Massacre”, brano che guidato da una prorompente sezione ritmica prosegue il massacro a suon di riff alla Kreator. Rispetto a Skulls' Collector va evidenziata una ritmica molto più variegata, infarcita di stoppate, oltre che un impiego di stili più vasto per quanto concerne le sette corde, soprattutto per quanto riguarda Fausto, che arricchisce il brano con un bel solo, incisivo ed accattivante. Nel refrain assistiamo ad una vera esplosione che culmina nell'apice del brano a livello di potenza, che aggiunto ad un testo a dir poco catastrofico, eleva il pezzo al di sopra degli altri tre del disco. Il livello di abrasività delle chitarre dona qualcosa in più al sound ed aiuta certamente il compito dei cinque ragazzi, che dimostrano di essere in grado di amalgamare influenze provenienti da diversi stili rendendo il lavoro ugualmente omogeneo e di notevole spessore. Anche a livello compositivo, pur non “brillando di luce propria”, la band dimostra di avere notevole padronanza sull'aspetto della composizione strumentale nonché su quella canora. Un riff tritaossa in pieno stile thrash old school apre “Hunter”, brano che non fa altro che confermare quanto il quintetto ami la Bay Area rievocandola tramite la sua musica, un po' come hanno fatto alcuni mesi fa i greci Suicidal Angels con “Bloodbath”, che difettava però di una costante incisività fra un brano e l'altro. Cosa che in questo ep non succede minimamente, sia perchè i brani sono solamente quattro, sia perchè gli Apocalyptic Salvation ci mettono del loro per dare vita ad composizioni fluenti stando attenti a non cadere mai in tratti stucchevoli o ripetitivi. Le chitarre sono come ormai consuetudine ruggenti ed affilate, sia nelle sezioni veloci che nelle parentesi più rallentate, che in questo brano forniscono una bella chiave di lettura essendo molto frequenti. Probabilmente il pezzo più vicino a territori groove/thrash e meno spinto verso binari death metal, malgrado l'assolo dalla marcata impronta melodica verso la parte conclusiva (dal sapore molto Dismember). Se Nothing Left to Massacre risulta essere il pezzo più interessante sotto questo punto di vista, “Riding the Apocalypse” è quello che spicca per il pathos. Gli aspri suoni di una battaglia che aprono la track lasciano progressivamente il posto ad un riff dall'incedere epico che non mancherà di riportarci alla mente band come God Dethroned ed Hail of Bullets. Proseguendo con l'ascolto emergono sempre più sonorità similari allo stile dei Kataklysm capitanati da Maurizio Iacono, uno dei frontman più carismatici della scena nonché uno di quelli più frequentemente maggiormente associati alla figura di valoroso condottiero (soprattutto per essere anche il mastermind degli Ex Deo). Ed è proprio questa l'idea che Sandro vuole e riesce a trasmetterci, dandoci l'impressione che noi, suoi valorosi prodi, siamo temerari guerrieri nati per cavalcare l'apocalisse. Dopo qualche minuto di riff energici ma non molto veloci, il pezzo vira in direzione di coordinate più vicine al thrash metal incattivendosi ed acquisendo vigore e velocità, riprendendo le lezioni impartite dagli Slayer nella parte centrale degli anni ottanta, prima di tornare in sordina in vista dell'ultimo minuto, dove toni epici, accompagnati da un'atmosfera vagamente marziale, torna protagonista e chiudendo in bellezza un ep privo di particolari sbavature. Il mio obiettivo non è certamente quello di annoiarvi, per questo non voglio tornare a sottolineare particolarmente quanto questo terzo capitolo discografico della band emiliana affondi le sue radici su terreni già solcati e risolcati nel corso degli ultimi trent'anni da un numero indefinito di band che però non sempre sono state in grado di aggiungere quel pizzico di personalità in più indispensabile per la buona riuscita del prodotto. Gli Apocalyptic Salvation invece, la loro impronta ce l'hanno lasciata eccome tracciando quattro brani molto interessanti, con riff quasi sempre azzeccatissimi e soprattutto ben distinti e non l'uno la copia dell'altro. Ora non ci resta altro che attendere cosa sapranno fare in futuro con queste buone potenzialità di cui dispongono, perchè hanno ampiamente dimostrato di saper far confluire stili vicini ma pur sempre distinti, con anche buone doti tecniche ed una produzione già sufficientemente buona per essere una realtà dell'underground, anche se ho l'impressione e l'auspicio che non vi resteranno ancora per molto tempo.


1) Skulls' Collector
2) Nothing Left to Massacre
3) Hunter 
4) Riding the Apocalypse