ANVIL

Hard 'n' Heavy

1981 - Attic Records

A CURA DI
STEFANO VIOLA
05/11/2014
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Questa e' la storia di una Band destinata al successo, agli stadi stracolmi e alle copertine delle più importanti riviste specializzate del settore. Questa e' una storia di passione e dedizione totale verso la musica, l'Heavy Metal in particolare, che da quasi quarant'anni alimenta il fuoco sacro che arde nei cuori dei suoi due fondatori, amici da sempre. Questa e' la prova schiacciante, l'ennesima, di quanto l'industria musicale possa essere la chiave per una carriera lastricata d'oro oppure quella per una vita passata a rincorrere un sogno, senza mai perdere la speranza e tentando tutte le vie possibili per realizzarlo. E' la pistola fumante che inchioderebbe qualsiasi assassino in un qualsiasi libro giallo, ma il mondo delle Label non è un racconto a lieto fine; è un mondo spietato, e il colpevole la fa quasi sempre franca. Quello che rimane evidente, in qualsiasi modo si sia evoluta la genesi dei protagonisti della nostra storia, è l'impronta indelebile che hanno lasciato nella mente dei loro fans e di chi, come il sottoscritto, li ha scoperti nel 1981, data del loro debutto discografico. Sto parlando degli Anvil provenienti da Toronto (Ontario). Ho avuto la fortuna di essere in quella fascia di età che mi ha permesso di vivere in pieno la nascita della NWOBHM, acronimo coniato da un giornalista inglese per descrivere quel fenomeno musicale, successivo alla generazione delle Rock band definite storiche. Cercando di trovare il sinonimo giusto per descrivere (e col senno di poi, fotografare) un momento epocale della musica di quel periodo, sintetizzò in quelle sei lettere il mantra di una nuova generazione di band. La New Wave of British Heavy Metal. Grazie a questa ondata di continue novità, i primi anni del decennio 79/89 sono stati caratterizzati da uscite quasi settimanali di album provenienti principalmente dal Regno Unito, divenuto fucina ed esempio anche per molti altri paesi in tutto il globo. Basti pensare anche agli Stati Uniti, ed in minima parte al resto del mondo (il Giappone in quegli anni ha sfornato alcune band di rilievo, prime fra tutte i Loudness capeggiati dal mitico chitarrista Akira Takasaki). Una nazione molto prolifica da questo punto di vista era il Canada che ci aveva già regalato le due super band per eccezione, ovvero Rush e Triumph, ed ora ci donava un quartetto composto da ventenni pieni di energia e dall'attitudine “cool” (per usare un termine oggi in voga); presenza scenica in linea col dresscode allora in voga, abbondante uso di pelle, borchie e catene rendevano i metalheaders lungo crinuti idonei al contesto e, oltre all'immagine i nostri amici ci sapevano fare e anche parecchio. Questi erano gli Anvil, nel loro primissimo periodo. Il gruppo si forma nel 1979 per volere di Steve “Lips” Kudlow e Robb Reiner, rispettivamente chitarra/voce il primo e batteria il secondo. I due si conoscono, come da copione già visto in altre occasioni, frequentando il liceo e i quartieri dove abitano con le rispettive famiglie, iniziano a strimpellare qualche cosa insieme e nel tempo suggellano il sodalizio che li vede ancora uniti a distanza di tutti questi anni. Continui cambi di organigramma portano la band a stabilizzarsi con l'ingresso di Ian Dickson al basso e Dave Allison alla seconda chitarra, la miscela ad elevato numero di ottani è pronta ad esplodere e per dare un senso compiuto a questa avventura viene scelto di battezzare la neonata realta' Lips ovvero Labbra. L'arrivo in Europa ed in italia con qualche mese di ritardo (a quei tempi, da noi, tutte le pubblicazioni di importazione arrivavano sempre in ritardo, ndr) del loro primo vinile è stato accolto con l'entusiasmo tipico di quegli anni quando ogni novità era come l'acqua per chi si perde nel deserto anche se, bisogna ammetterlo, in pochi li conoscevano. "Hard ‘n’ Heavy" esce nel 1981 ma viene in realtà concepito ed inciso un anno prima e vede la luce dopo che la band cambia nome in Anvil (il nome Lips venne scartato, leggenda vuole, per evitare assonanze con il gruppo Lipps Inc., autore della celebre hit “Funky Town”) e firma un contratto con la “Attic”. L'orientamento a testi esplicitamente a sfondo sessuale è uno dei marchi di fabbrica della band unita alla potenza sonora e al colossale lavoro di batteria messo in atto da Reiner, chi li ha visti dal vivo ne è rimasto impressionato per quanto i suoni uscissero alti dagli amplificatori e per la velocità di esecuzione dei loro pezzi.  Dal contesto di “Hard ‘n’ Heavy” emergono sonorità ancora pregne di reminiscenze Hard Rock del decennio appena trascorso (si parla degli anni ‘70) che ci fanno intendere il background musicale nel quale Lips e soci hanno mosso i primi passi. Erroneamente etichettato, nelle fasi iniziali della sua comparsa come il prodotto di una Glam Rock Band per via del titolo delle canzoni, “Hard ‘n’ Heavy” ha saputo spazzare via ogni dubbio al primo ascolto: il suono esce corposo dagli amplificatori avvolgendoci e prestando attenzione a non lasciare spazi vuoti intorno a noi. La copertina vede un’incudine (sinonimo Italiano della parola inglese Anvil) in primo piano appoggiato su un cumulo di catene, il martello che lo colpisce genera una una scintilla che, in sintesi, potrebbe essere la metafora del Big Bang generatore di vita nell'universo, in questo caso la scintilla che da il via alla genesi del gruppo. Negli anni il suddetto incudine apparirà su tutte le copertine dell'intera discografia, diventandone l'icona di riferimento e, cosa curiosa, l'intera discografia della band sarà sempre caratterizzata da titoli composti da tre parole (“Hard ‘n’ Heavy”, “Metal on Metal” etc. etc.). Malgrado alcuni addetti ai lavori (o sedicenti tali) stronchino “Hard ‘n’ Heavy”, ritenendolo un lavoro quasi banale, a mio avviso sento di poter dire che quest’album centri perfettamente l'obbiettivo e si debba inserire a pieno diritto nella collezione di ogni True Metaller che si rispetti.



Il disco si apre con School Love: una campanella scolastica prorompe dalle casse facendo partire il brano che si articola su di una sapiente base tenuta insieme dall'accoppiata Basso/Batteria, arricchita dalla voce di Lips. Il ritmo è serrato, e dopo le prime due strofe ci porta al bridge che prelude all'assolo tessuto in maniera egregia e supportato dalla sezione ritmica, mentre la chiusura dello stesso ci trascina in un crescendo di energia esplosiva che ci lascia attoniti per qualche secondo. Il brano di presentazione del combo Canadese ci offre la possibilità di gettare uno sguardo sul nuovo che avanza dalle terre a Nord degli Stati Uniti, da un decennio dominio incontrastato di Band dallo spessore tecnico encomiabile come Rush e Triumph, ad esempio. I testi trattati, specialmente in questa prima parte della carriera, hanno una marcata connotazione a sfondo sessuale, argomento che non prevede acume particolare in fase di stesura e di facilissimo apprendimento da parte dell'ascoltatore. Nello specifico, in questo caso, il riferimento è orientato verso lo svolgimento dello stesso durante le ore di lezione, di nascosto dal preside e dai professori; con la conseguente, inevitabile, possibilità di essere scoperti e puniti (“Keeping you apart, watching all the time - Punisment is due for a lover's crime” - “Ti tengo nascosta, controllo tutto il tempo - La punizione è il prezzo da pagare per un crimine amoroso” ). Come biglietto da visita non e' affatto male, non c'e' che dire. “School Love” diventera' anche il primo singolo pubblicato dalla band. Si prosegue con la seconda traccia, AC/DC: il cantato si poggia su un andamento leggermente rallentato nel suo incedere rispetto al pezzo di apertura, il brano e' finemente cesellato dai riff di Kudlow che si incastrano alla perfezione con il lavoro magistralmente svolto dalla coppia Reiner/Dickson. Il tutto ci coinvolge e ci trasporta fino all'assolo che ricorda nella sua struttura iniziale “Cat Scratch Fever” di Ted Nugent, salendo di intensità fino a sfumare in un intermezzo in cui la lirica è, a tratti, ardua da comprendere per via degli effetti sulla voce. Riprende vigore in chiusura dove possiamo ascoltare di nuovo la chitarra solista lanciarsi in quello che di fatto sembrerebbe essere il proseguimento dell'assolo centrale di sostegno al ritornello che si ripete fino alla sfumatura del brano. Questo brano è da sempre legato ad un aneddoto che vede la track in questione erroneamente identificata come un tributo alla famosa band Australiana, per via del suo titolo. Di tutt'altro genere invece tratta il testo, che usa il termine anglosassone (usato per indicare la corrente alternata e quella continua) come metafora per descrivere le qualità della protagonista nell'Ars Amandi. Fonti provenienti da oltre oceano parlano anche di una doppia chiave di lettura riguardo al termine Ac/Dc, dove quest'ultimo, riferito ad una persona, ne indicherebbe la sua bisessualità; se andiamo a leggere il testo partendo da questo presupposto ci accorgiamo quanto tutto abbia un senso. Frasi come "There's more than one way to play the game" (“C’è più di un modo, per giocare questo gioco”), " She like it both way” (“A lei piacciono tutte e due le maniere”), oppure il ritornello "Ac/Dc, she'll go either way" (“AC/DC, lo farà in entrambi i modi”) non fanno altro che confermare a cosa sia riferita la canzone. Leggenda vuole che l'uso di questo slang e, soprattutto il suo significato, abbiano generato qualche fraintendimento iniziale riferito al nome della band di Angus e soci , alimentato ad arte dalla stampa di settore abituata a cercare e molto spesso a creare acronimi legati al nome dei gruppi. L'ascolto della terza traccia, At The Apartment(segnalato dalla stampa dell'epoca come brano di maggior successo dell'album, insieme a “School Love”), inizia a darci una visione d'insieme della struttura su cui si regge la prima fatica della band, e ci conferma le qualità dei singoli musicisti in ambito esecutivo. Una doppia rullata di Robb Reiner apre il pezzo caratterizzato dall'incedere cadenzato e sapientemente inframmezato dal demone dei riff che risiede nella sei corde di Kudlow. Il cantato non presenta virtuosismi di sorta, scorre piatto e lineare quasi a sospendersi nel ritornello che fa da ponte alla vera colonna vertebrale della track, ovvero l'assolo di Lips. Il testo non tratta di tematiche sociali, ma rivolge la sua attenzione al contesto dei rapporti interpersonali, parlando della chimica che si sprigiona tra due persone per descriverne la naturale evoluzione  facilmente intuibile ascoltando frasi come "You give me love every night " (“Mi dai amore ogni notte”) o anche "When you're with me it feels so right" (“Quando sei con me mi sento così bene”). Riassumendo, i soggetti in questione vivono quella sorta di magnetismo animale che rende difficile il distacco da entrambi e a posteriori ci si può anche leggere una vena di romanticismo tra le righe. Senza indugi giungiamo alla quarta traccia, I Want you Both (With Me), ove serpeggia un richiamo al sound dei KISS annata 1974, anno del loro album d'esordio. In questa track, sulla cui struttura si erge un pezzo denso di energia, sarebbe di sicuro a suo agio lo stile canoro di Paul Stanley. Ci troviamo dinnanzi a dei riff sfornati a profusione,  Rock n Roll allo stato puro, disseminato dalle continue incursioni della chitarra solista di sfondo alle strofe, il tutto creato per un brano  comunque “ingenuo”, nella sua architettura. Emergono ancora a livello musicale le basi acerbe e molto lineari della band, ancora inesperta, e queste vengono amplificate specialmente se parliamo di testi. Nello specifico, in questo caso, le lyrics parlano di geometria e della sua figura maggiormente riconosciuta, il triangolo. Il testo prende in esame lo stato d'animo del nostro frontman nei confronti di due soggetti femminili, di opposte caratteristiche ma di eguale coinvolgimento emotivo, ed emerge l'eterno dilemma, dovendo lui scegliere con quale delle due stare, decisione ardua la cui risoluzione si può facilmente intuire quando ascoltiamo il passaggio "I don't know what to do, i think that I'm in love with both of you, I know i must decide which one it will be, but I want you both, I want you with me, so c'mon I want you both with me", letteralmente: "Non so che fare, penso di amarvi entrambe, devo decidere con quale di voi stare ma vi voglio entrambe, quindi andiamo, vi voglio entrambe con me" ( In Italiano non fa decisamente lo stesso effetto ).Si ha la sensazione di aver ascoltato un brano che ha più le connotazioni di una High School Band che non un quartetto destinato ad essere preso a modello da generazioni di gruppi futuri. Questa canzone viene accreditata anche a Dave Allison per una parte di cantato e una parte dell'assolo, anche se onestamente non si capisce dove rintracciarlo. È forse probabile che i crediti in questione gli siano attribuiti in fase di composizione allorchè di esecuzione, questo spiegherebbe il perché sia ardua la sua ricerca all'interno del pezzo. Testate musicali d'oltreoceano dichiararono di intravedere il futuro dello speed metal ascoltando il quinto brano del lotto, Bedroom Games e lui da solo, aggiungo io assumendomene la responsabilità, basterebbe per tutto l'album. Partenza lanciata caratterizzata da una base ritmica poderosa che tocca l'apice all'inizio dell'assolo, diventando una cavalcata ipnotica sulla quale scivolano veloci i riff della chitarra solista. Si impone come la canzone più veloce di tutto l'album ed e' quasi unanimemente considerata come la migliore, per citare un termine Vintage, dell'intero trentatre giri. La forza dirompente degli altri tre elementi, Reiner e Allison soprattutto, glorifica il lavoro di Lips alla sei corde e ci regala la Perla assoluta, lo stato dell'arte se vogliamo, di quest'Opera Prima degli Anvil. Per quanto riguarda Il testo, volendo farne una disamina, si potrebbe restare delusi visto il poco spessore dei temi trattati. Anche in questo caso le liriche hanno un orientamento “sesso centrico” (senza comunque mai essere volgari),  risultando ripetitive e abbastanza puerili, ma non dimentichiamoci che ci troviamo di fronte ad un quartetto composto da membri appena più che ventenni, carichi di testosterone e ancora acerbi di esperienze di vita vissuta. Dalle parole di Lips, la cui voce  sembra avere un effetto filtrato simile a chi canta in un megafono, possiamo apprendere di una reciproca infatuazione tra lui ed una paradisiaca bionda con conseguente notte brava che vede come naturale conclusione la camera da letto, luogo dove dare il via ai giochi, tanto per citare il titolo. L'epilogo non sarà a lieto fine, con la dipartita di lui e le inevitabili lacrime di lei. "You went crazy after that night. Just making trouble wanting to fight. I'll pack you in 'cause you're not for me" (“Sei impazzita dopo quella notte. Hai causato guai, hai volute litigare. Ti mollo, non fai proprio per me”). Giunge la sesta traccia, Ooh Babyed il livello di energia non si affievolisce. In risalto Robb Reiner, che ci da dentro con le rullate mentre il brano procede spedito e sostenuto dal lavoro del duo Dickson/Allison. Lo schema lineare, senza cambi di tempo, ci trascina all'assolo di vaga somiglianza con il già citato stile del Ted Nugent di fine anni settanta (periodo “Double Live Gonzo” 1978). Effettivamente, come già accennato in precedenza, il sound risente molto delle influenze Hard Rock di band sulla scena da ormai un decennio, una scena dalla quale era impossibile discostarsi se si affrontava un percorso musicale, almeno nella sua fase embrionale, simile a quello intrapreso dai nostri Canadesi. La differenza rispetto alle passate band emerge nel suono più veloce e incisivo, precursore di uno stile personale che gli Anvil presenteranno nelle produzioni a venire. I testi sono legati ancora una volta al solito cliché che proprio a causa di queste prime uscite ha donato alla band l'appellativo di "maschilista", causando l'indignazione delle associazioni "perbeniste" orientate a combattere quella “piaga sociale” che l'Heavy Metal rappresentava all'epoca. Per inciso, la dicitura "Parental Advisor Explicit Lyrics " nasce proprio in quegli anni per il volere di queste Lobby, veri e propri tribunali dell'inquisizione, dal preoccupante e quasi illimitato potere. Le parole incriminate citano frasi come "Ooh Baby, LO conservo per Te" ( avete capito a cosa si riferisce ) oppure "So che ti piace quello che sta arrivando" ( chiaro riferimento, seppur senza volgarità, a quello che sta per succedere). Quella che in sostanza non è nient'altro che una normalissima situazione legata a quanto di più belle esiste al mondo, creò il panico per via di fraseggi come quelli sopracitati sparsi lungo tutto l'album. Parlando di nobile tradizione Rock, la settima traccia è un chiaro e diretto tributo a dei veri e propri Maestri del genere. Paint It Black dei sempiterni Rolling Stones, dai nostri re – interpretata. Per gli amanti delle cover eccoci dinnanzi ad una prova ardua visto il brano, e soprattutto il gruppo, che i nostri amici hanno rivisitato. Gli integralisti dei Rolling Stones (come quelli di ogni altra band che viene "coverizzata") avranno gridato al sacrilegio e storto il naso di fronte alla nuova livrea presentata ad arte dalla band: gli Anvil hanno dato una identità completamente nuova ad un brano che era già entrato nella storia della musica conquistando la vetta delle classifiche Europee e Statunitensi nel 1966. La canzone è stata spesso associata al conflitto del Vietnam per via del suo inserimento in colonne sonore  di film sul tema (“Full Metal Jacket” ad esempio ) ed è ampiamente riconosciuto il suo contributo alla fotografia di un epoca ormai scomparsa. Se l'originale può essere identificato come Dottor Jekyll, vista la sua composizione che vede l'uso di sitar, organo e chitarra acustica, la band ha creato una sua versione “Mister Hyde” presentandone l'alter ego con una cavalcata da lasciare a bocca aperta anche il più ostico dei detrattori. Nella traccia si sentono dei richiami che riportano alla memoria "The Green Manalishi", in origine dei Fleetwood Mac, rivisitata dai Judas Priest nell'album "Killing Machine". Alcuni passaggi, rivisitati in chiave metal, sembrano ispirati ed interpretati proprio nello stile di Halford & Co. L'apice si tocca nella fase centrale della track dove si sviluppa il riff che, alimentato dalla parte cantata, dispiega le sue ali e si libra nell'aria come una fenice che rinasce dalle sue ceneri. L'incedere, come anche nella versione originale, è malinconico, e dipinge alla perfezione lo stato d'animo nichilista del soggetto che, come si evince dal testo, non prova più nessuna emozione avendo visto morire la sua amata (lo struggente passaggio "Maybe then I'll fade away and not have to face the facts It's not easy facin' up when your whole world is black" - “Forse un giornò svanirò, e non dovrò più affrontare il fatto che non è facile andare avanti quando tutto il tuo mondo è ormai nero”). Lo stile presentato non sminuisce affatto questo classico da antologia, anzi lo arricchisce rendendolo un piccolo capolavoro. Ritengo che il tentativo fatto dalla band sia egregio e abbia reso onore ad un monumento della musica contribuendo ad abbellirlo (se mai ce ne fosse stato bisogno). Dopo la rivisitazione di un classico degli anni sessanta, l'album procede con l’ottavo pezzo, Oh Jane, brano dallo schema solido ma abbastanza anonimo. La sezione ritmica è poderosa, e mette in evidenza il lavoro instancabile di Reiner dietro la batteria, lasciando campo libero alla chitarra solista che spaccia riff a profusione lungo l'arco della sua durata, rafforzando la parte lirica, in questa particolare track appannaggio totale di Allison, che comunque segue gli schemi dettati da Lips. Kudlow difatti ama molto cantare usando questo binomio Voce/Chitarra che ripropone in tutti i pezzi degli Anvil ed è altresì apprezzato in fase di ascolto, in quanto riesce a dare ad ogni brano una marcia in più. Gli accordi di base assomigliano a qualcosa di  ascoltato nel periodo aureo dei Kiss pre “I Was Made For Loving You”, ma si diluiscono abbastanza velocemente nello svolgimento della track. Per orecchie abituate ad ascoltare Hard Rock negli anni ‘70 è quasi automatico ritrovare echi di quel glorioso periodo nelle nuove band del decennio appena iniziato (il 1980 appunto), e gli spunti sono piacevolmente disseminati ovunque in questo album. Per quanto riguarda il tema trattato nel testo, potremmo azzardare un paragone con la ben più blasonata “Beth", sempre del mascherato quartetto New Yorkese, per il concetto espresso. "Beth I hear You calling, but I can't come home right now" (“Beth, so che mi stai chiamando, ma non posso tornare a casa adesso”) cantava Peter Criss, "Oh Jane can you wait, I'm coming home but I'm running late" (“Oh Jane, puoi aspettarmi? Sto tornando a casa ma sono in ritardo..”) recitano le parole degli Anvil.  Di fatto entrambe le canzoni parlano della distanza che separa il musicista dalla donna amata. La differenza che notiamo nella band Canadese è legata al fatto di non averlo proposto come ballad (cliché che farà la ricchezza di tanti gruppi e case discografiche) restando altresì fedeli alla linea Hard/Heavy scelta. Ad oggi gli Anvil non hanno mai composto un brano lento (per fortuna), rimanendo coerenti con le scelte musicali fatte tempo addietro. Hanno sicuramente sacrificato la possibilità di facili guadagni in nome della loro fede nell'Heavy Metal, ma agli occhi di chi li ha visti esordire questo è il valore aggiunto che li rende genuini. L'intelaiatura sonora del nono brano, Hot Child, evoca "Rock Bottom" dei Britannici UFO nel loro periodo d'oro: era il 1975, quando alla chitarra solista militava un certo Michael Schencker. Partendo dal presupposto che, a detta di Lips, lo stile del biondo Teutonico ha influenzato per metà il suo modo di suonare, non stupisce affatto trovarci degli accordi che ne richiamino l'attinenza. In fase esecutiva il pezzo si discosta totalmente con il succitato brano proponendo la classica cavalcata in stile metal ancora una volta magistralmente diretta dal granitico Reiner. Il lavoro svolto dal nostro drummer è encomiabile e avremo modo di apprezzarlo nelle successive produzioni discografiche. Scorrimento veloce e lineare, forse un po' basico ma divertente da ascoltare, che vede l'assolo come punto focale del pezzo. Ancora una volta Lips si lancia sulla sei corde e imbastisce la sequenza perfetta di riff a completamento della track. Il testo narra la descrizione di una nottata dove non manca assolutamente nulla di quello che viene declamato nel decalogo del perfetto Rocker: voglia di party, locali fumosi, una donna il cui nome non ha alcuna importanza e per finire una camera da letto. Si presume che dal testo trapeli qualche storia di vita realmente vissuta , la parte che recita "Make sure I'm home before light" letteralmente "Assicurati che Io sia a casa prima che faccia giorno" è un segnale che ci indica il target di età e soprattutto la percezione del mondo da parte dei giovani, quando l'unica cosa che importa è fare festa, sesso e riuscire a rincasare prima che si sveglino i genitori. La disamina del brano non presta il fianco a ulteriori considerazioni, rimane un buon prodotto ma nulla di rilevante, a dispetto delle recensioni definirono il brano come l'anello debole dell'album. La chiusura dell'album è decretata da Bondage, canzone che presenta, a posteriori, la porta d'ingresso al successivo album degli Anvil (“Metal on Metal”). Il brano presenta sonorità che si discostano leggermente dal resto dell'opera (ad esclusione di "Bedroom Games") e si respira un'aria più pesante, preludio a quello che arriverà nel giro di un anno dalla pubblicazione di “Hard n Heavy”. Ancora una volta si sente aleggiare un richiamo al Leone di Detroit (Ted Nugent) specialmente nell'intro, urlato in stile "Scream Dream" (1980). L'effetto sulla voce è simile,  e lo è anche nella sezione ritmica dove la seconda chitarra propone accordi simili a "Just What the Doctor Ordered" ( 1975). L'assolo recita la parte principale seguito dalla locomotiva Reiner che con un piccolo cambio di tempo supporta Lips fino al rientro nello schema del brano. Il testo è riferito alla pratica sessuale di lontane origini Persiane che, in uso presso l'antico popolo Iranico dei Medi, si è tramandata dalla notte dei tempi fino ai giorni nostri ed è conosciuta col nome di Bondage. Etimologicamente parlando la parola in questione viene tradotta in diversi modi ma resta sempre a significare lo scopo di asservimento/sottomissione del soggetto preposto: il piacere derivante dall'essere impossibilitati al movimento, e la conseguente consapevolezza di essere totalmente inermi nelle mani di qualcun altro. Senza entrare nello specifico di una traduzione approfondita si evince che il soggetto cantato da Lips è teso a soddisfare il proprio piacere fisico e mentale mediante l'utilizzo di qualsiasi mezzo (“Crack the whip across my back, I love your hot and nasty attack” - “Schiocca la frusta sulla mia schiena, amo il tuo caldo e sporco attacco”).



L’unica “pecca” mostrata in questo esordio, diciamo, consiste nelle tematiche, almeno in questa prima parte della carriera degli Anvil ancora ancorate e confinate nel livello medio basso di una qualsiasi band da cantina/festa del liceo, decisamente lontane da quanto si ascolterà qualche anno dopo quando Bruce Dickinson, fresco leader degli Iron Maiden, porterà la letteratura anglosassone nel mondo dell'Heavy Metal introducendola nei testi delle loro canzioni, “obbligando” quasi il resto delle metal bands ad adottare riferimenti e tematiche molto più ricercate e complesse. Stroncato da alcuni, amato da altri, “Hard ‘n’ Heavy” è arrivato sul mercato come prodotto già confezionato in precedenza e soltanto distribuito dalla nuova major discografica, probabilmente senza mettervi mano visto il livello non proprio eccellente di registrazione. Tuttavia, a parte le tematiche se vogliamo “scontate”, il gruppo ha dimostrato di saperci fare, dando vita ad un album a dir poco seminale, il quale funge da ottimo punto di inizio, “trampolino di lancio” per dei successi futuri che, la storia ci insegna, non tarderanno certo ad arrivare. Le basi ci sono, l’Incudine non tradirà le aspettative, ed il giudizio delle nuove generazioni adesso spetta a chi lo ascolterà per la prima volta. Da questo punto in poi, comunque, il treno del rock n roll parte e prenderà sempre più velocità negli anni a seguire, portando i nostri Anvil (precursori dello Speed Metal, punta di diamante del metallo Canadese nonché fonte di ispirazione per future band del calibro di Metallica, Slayer e Megadeth tanto per citarne alcune) in giro per il mondo in indiavolate live session dove "Lips" Kudlow darà prova di essere un frontman d'assalto regalando performance incandescenti soprattutto quando inizia ad esibirsi in assoli di chitarra usando un vibratore. La rivoluzione ha avuto inizio, ed i nostri sono già pronti e scalpitanti per presentare al mondo il loro secondo album, quel “Metal on Metal” che ne decreterà il successo definitivo e la consacrazione ad Indimenticabili. Un’incudine dura a morire ed impossibile da scalfire, questo è poco ma sicuro!


1) School Love
2) AC/DC
3) At The Apartment
4) I Want you Both (With Me)
5) Bedroom Game
6) Ooh Baby
7) Paint it Black (Rolling Stones cover)
8) Oh Jane
9) Hot Child
10) Bondage

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