ANVIL

Backwaxed

1985 - Attic Records

A CURA DI
STEFANO VIOLA
07/05/2015
TEMPO DI LETTURA:
6

Recensione

Inizialmente, la mancanza degli Anvil dal mercato, dopo il successo dell'album "Forged in Fire" non fu così marcata. La portata del terzo capitolo della band era stata tale che a distanza di quasi due anni resisteva ancora solidamente e non accennava a perdere di smalto anche se, in maniera latente, incominciava a farsi strada il fatto che qualcosa non stesse andando per il verso giusto. La società non era ancora entrata nell'era dominata dai computer e le notizie cui si aveva accesso erano scarne, solitamente in lingua Inglese (e la maggior parte di noi non ne masticava perfettamente l'idioma) e la periodicità con la quale esse erano reperibili gravitava sempre intorno ai trenta giorni, se non di più. Si era appreso da “Kerrang” (nostro organo di riferimento all'epoca) delle difficoltà legate a vicende contrattuali che avevano travolto la band e la conseguente assenza dagli scaffali di un nuovo, successivo album che ne avrebbe sancito definitivamente la consacrazione tra i “BIG”, ma di eventuali tempistiche legate ad una nuova produzione neanche a parlarne. Intanto il tempo passava e le nuove realtà provenienti da Oltreoceano (Anthrax, Megadeth, Metallica e Slayer) avevano monopolizzato la vetta di quello che era rimasto della New Wave Of British Heavy Metal, tramontata di fatto nel 1983 dopo un quinquennio di onorato servizio in cui si era rivoluzionato il mondo dell'Hard Rock in Metallo Pesante il quale puntava, nella sua evoluzione, a diventare Speed Metal e successivamente Thrash (non addentriamoci nella disamina di chi è nato prima o dopo, questo è un riassunto per determinare dei fatti di contorno al punto focale, che è la storia degli Anvil). Quindi la conformazione della scena musicale stava cambiando, oltre che in nuovi sotto generi anche in termini di pubblico che diventava sempre più numeroso, si vendevano più vinili, si facevano più concerti e si vendeva più merchandising a tutto vantaggio delle casse delle case discografiche che si riempivano di soldi; i quali, però, non andavano a foraggiare nuove produzioni, i tempi stavano cambiando anche in quella direzione. La storia degli Anvil, come sappiamo, subisce una battuta d'arresto a seguito del fallimento della “Attic” e la band si trova a dover cercare nuovi contratti oltre il confine Canadese, rivolgendosi alle Major Statunitensi che propongono la nuova visione del music business (visione che ha di fatto rovinato l'industria musicale, mio parere) la quale prevede di produrre senza tirar fuori una lira; il costo dei primi tre album, per la stipula del contratto, sono interamente a carico della Band la quale inizierà a prenderne i diritti dopo la pubblicazione dell'ultimo. Stiamo parlando di cifre decisamente importanti di cui la formazione di Toronto, di fatto, non disponeva. Questo fatto, ancora oggi, fa terribilmente incazzare Lips come abbiamo avuto modo di constatare durante la nostra intervista al “Circolo Colony” a Brescia, ove il chitarrista / cantante senza mezzi termini ha dichiarato: "Music Business Fucked Up Anvil" (“E' stata l'industria musicale a fotterci”), e non possiamo non essere d'accordo con lui se pensiamo a quale posizione gli Anvil occupavano in quel determinato periodo storico, ed il conseguente successo che avrebbero raggiunto se solo una Label avesse investito su di loro. Sarebbe bastato un contratto per un singolo album, il quarto, magari prodotto da Chris Tsangarides che aveva dato vita a "Metal on Metal" e “Forged in Fire" ed il gioco era fatto; sarebbero entrati nell'Olimpo e invece questo non è successo. Passeranno quattro anni prima che "Strenght in Steel " veda la luce nel 1987, e in termini di tempo sono una eternità se riferiti al contesto in cui gravitavano gli Anvil; quattro anni in cui la musica farà passi da gigante in avanti, band come Metallica e Slayer pubblicheranno album che diventeranno la "Bibbia" per le nuove leve ed i nuovi seguaci del genere, ed i termini di paragone schizzeranno a livelli inimmaginabili rispetto ai parametri di riferimento che la formazione aveva essa stessa imposto nel lontano 1983. Per capire di cosa stiamo parlando basta citare le rispettive pubblicazioni "Master of Puppets" dei Four Horsemen di San Francisco ed il concentrato di cattiveria umana chiamato "Reign in Blood" ad opera degli Slayer per accorgerci di quale divario si fosse creato nello spazio di soli tre anni. Ad interrompere questo digiuno forzato da nuove pubblicazioni a nome "Anvil" ci pensa la Attic (Ma non era fallita nel 1983? ..) che nel 1985 dà alle stampe un controverso album dalle connotazioni pseudo ufficiali i cui canoni stilistici (vedi artwork e titolo) lasciano subito intendere che c'è odore di bufala commerciale. L'album in questione viene rilasciato senza aver stipulato nessun accordo con la band, che di fatto non ne riconosce l'ufficialità, e la conferma di questo la possiamo evincere dalla mancanza dell'incudine in copertina e dal caratteristico titolo che, seguendo lo stile dei precedenti (e successivi) lavori, vede la prima parola e l'ultima iniziare sempre con la medesima lettera. L'artwork è decisamente anonimo, caratterizzato da quella che dovrebbe rappresentare una lastra di metallo leggermente arrugginita (il fondo marrone suggerirebbe così) sulla quale campeggia, nella parte alta, il titolo "Backwaxed" dalla tinta bianco/sporco ed il moniker della band nel classico colore azzurro; il tutto è incorniciato da una fila di bulloni (dodici) i quali, volendo leggere delle simbologie azzardate, potrebbero voler dire che malgrado la situazione in essere, al momento dell'uscita dell'album, la solidità della formazione è inattaccabile. Questa interpretazione profuma tanto di "arrampicata sugli specchi" ma concedeteci il beneficio del dubbio, quando si ama una band si è sempre inclini a leggere in maniera positiva qualsiasi cosa la riguardi. La parte inferiore destra, dal punto di vista di chi guarda, presenta un riquadro di forma rettangolare molto simile all'avviso "Parental Advisory: Explicit Lyrics", scritto in rosso negli stessi caratteri, che ci avverte sulla natura del contenuto pubblicizzando il fatto che, dei brani presenti, cinque sono inediti. Quello che ci troviamo tra le mani, una volta acquistatolo, è praticamente una sorta di "Best Of", il quale presenta le suddette cinque track appartenenti al periodo durante il quale sono state registrate le tre produzioni precedenti della band e che, per diverse ragioni, sono state scartate in fase di post produzione o semplicemente non sono state scelte per essere inserite nei rispettivi album. Volendo fare una puntualizzazione i brani inediti sarebbero solamente quattro, in quanto "Steamin" era già stato pubblicato come "Edizione Limitata" per il mercato Europeo in formato EP 12 ", e quindi ci apprestiamo ad ascoltare per la prima volta "You're a Liar", "Fryin' Cryin"  e "Backwaxed", la cui registrazione risale al tempo di "Metal on Metal" (anche “Steamin” è dello stesso periodo ) per poi passare a "Pussy Poison", che risale al tempo di "Hard 'n' Heavy", ma che fu scartata per via del titolo decisamente esplicito. Sul Lato B invece troviamo cinque brani che conosciamo perfettamente, ma dei cavalli di battaglia del combo Canadese gli unici due brani davvero "Top" sono "Metal on Metal" dall'omonimo album e "School Love" dal primo, seminale, album d'esordio. Le rimanenti track sono "Scenery", "Butter-Bust Jerky" e "Jackhammer" le quali, con la sola differenza di  "Butter-Bust Jerky" che è tratta da "Forged in Fire", appartengono al secondo lavoro del gruppo. Prima di affrontare nello specifico questa "nuova opera" sorge spontanea una domanda: cosa significa buttare dei brani a caso solo per riempire una facciata della durata di circa mezz'ora, di cui tre appartenenti al secondo album? Non era forse meglio pubblicare un inedito con dieci pezzi scartati durante le registrazioni precedenti, e mai ascoltate, o un bell'album dal vivo, vista tutta l'energia che gli Anvil sprigionavano durante i concerti e che tanto piaceva ai fan? O ancora una facciata di inediti e l'altra che presentava gli stessi inediti in un contesto "Live", giusto per ascoltare qualche cosa di diverso e, in questo caso, sicuramente di maggiore interesse? Questo materiale era ancora di proprietà della Attic al momento della sua pubblicazione e la sensazione è che i vertici della casa discografica abbiano raschiato il barile mettendo insieme i brani, i cui diritti erano ancora di loro proprietà, per cercare di racimolare soldi da destinare alle varie insolvenze responsabili del loro fallimento. Altra spiegazione non c'è. L'operazione commerciale si presenta sotto una strana luce ad iniziare dal titolo (“Backwaxed”) dell'omonima track che, tradotto dallo slang, sta ad indicare un rapporto sessuale con conseguente "Happy Ending" finale sulla schiena della partner, per poi continuare sulla scelta dei brani i quali propongono i soliti testi sesso riferiti degli Anvil prima maniera e niente più. L'impressione è che si stia cercando di dare al gruppo una immagine troppo legata al sesso, e per giunta neanche di quello raffinato.



Si inizia dunque con la titletrack, Backwaxed". L'impronta dei tempi andati la si avverte tutta nel riff che subito richiama l'immancabile stile alla Ted Nugent, tanto caro e tanto ispiratore del sound iniziale degli Anvil. Non sembrerebbe esserci la mano di Tsangarides nel brano, che suona con qualche lieve “sporcizia” di sottofondo ma questa rimane una impressione quasi più personale che corale, il suono rimaneggiato dall'Albionico mago delle produzioni si farebbe notare subito ma potrebbe anche essere che, essendo il brano stato scartato in fase di produzione di "Metal on Metal", non abbia per questo goduto delle attenzioni che hanno invece avuto i brani componenti il mitico album. Si sente che il periodo di registrazione è "Period Perfect" con il materiale che tutti noi conosciamo, e ascoltare come "spingevano" i quattro Canadesi ha un che di malinconico, vista la loro ormai prolungata assenza dalle scene. Il comune denominatore è come sempre Lips con la sua sei corde che fa il bello ed il cattivo tempo, a suo piacimento, entrando ed uscendo dall'apparato ritmico del poderoso trio Allison/Dickson/Reiner cesellando riff come solo lui sa fare. L'assolo sancisce il sigillo definitivo al pezzo che merita un bel "doppio pollice alzato" come si conviene quando si parla degli Anvil del periodo d'oro. Il testo è ovviamente una lunga e meticolosa descrizione di un rapporto sessuale con una partner alle prime armi per giunta impaurita dalla madre circa il pericolo di inaspettate gravidanze. Se "Butter-Bust Jerky" era una guida su come usufruire del prosperoso davanzale della propria fidanzata, in questo caso le istruzioni fanno riferimento al trattamento da riservare alla schiena di queste ultime. Il nostro Steve "Shakespeare" Kudlow, dall'alto della sua lirica forbita ed aulica, ci introduce (mai temine fu più azzeccato) alla disamina dei concetti espressi nel brano: "La tua mamma te lo ha sempre detto, non portarti certi ragazzi nel letto - Quello che può essere bello oggi tra nove mesi lo pagherai ". Partendo da questa premessa il punto di vista del nostro Lips è quello di trarre il massimo giovamento per entrambi senza per forza incappare in spiacevoli e alquanto inaspettati inconvenienti che, a quanto pare, nel mondo Anglosassone non sono poi così rari visto che al problema delle gravidanze minorili hanno addirittura dedicato dei reality televisivi. Tralasciando l'aspetto sociale del tema trattato torniamo al testo che, come sempre in questi casi, ci delizia di particolari i quali mettono in evidenza il motivo per cui, all'epoca, la band fu "censurata" in patria con tanto di dibattiti televisivi sull'argomento. Effettivamente le immagini che il testo evoca non lasciano spazio a diverse interpretazioni, il chiaro invito ad assumere la posizione "doggy style" (per dirla in termini più puliti) e la conseguente “eruzione " del partner maschile sulla schiena della compagna d'avventura devono aver fatto storcere il naso ai molti puritani di facciata, in prima linea contro la cosiddetta "Musica del Diavolo".. i quali, però, nell'intimo delle loro case, agivano in modi ben peggiori; l'ipocrisia accompagna l'uomo fina dalla sua nascita, è un triste dato di fatto. Quello che ci fa sempre sorridere sono le definizioni che si riescono a creare con la lingua inglese, in questo caso per descrivere il significato di "Backwaxed " ci si riferisce alla pratica di passare la cera sull'auto.. Chi dice che nella musica metal non esiste poesia, non ha mai letto i testi degli Anvil. Si prosegue dunque con Steamin’: come già spiegato nel preambolo iniziale, questo brano è stato pubblicato in formato EP 12" per il solo mercato Europeo, e compare esclusivamente su quest'ultimo. L'interesse che può suscitare è quindi puramente indirizzato al collezionismo nel quale, come la droga, una volta entrati non se ne esce più e si spendono cifre astronomiche per ascoltare delle track che, nella storia della band, hanno poco o nulla da aggiungere. Nel caso specifico anche se il pezzo appartiene al periodo in cui gli Anvil stavano registrando il loro secondo album, e quindi il sound aveva subito già il balzo evolutivo che lo avrebbe contraddistinto anche per il successivo "Forged in Fire", si avverte una linea melodica più attinente con lo stile presentato nell'esordiente "Hard 'n' Heavy". E' indubbiamente il loro album dalle sonorità più Hard Rock, il primo, quello in cui si può ascoltare il background musicale che ha nutrito la band nelle prime fasi dell'approccio agli strumenti e che, in modo istintivo, porta Lips e Soci a riproporne i riff. Robb Reiner è il solito "fabbro" dietro alla batteria ed il suo stile lo si percepisce fin dai primi accordi, mentre la base ritmica scorre via senza virtuosismi di sorta. Come sempre il metodo di saturazione sonora, che è lo stile usato da Lips, ottiene l'effetto desiderato mediante le incursioni a base di assoli sparse lungo tutta la track; Kudlow è maestro in questa veste in quanto non si limita al semplice "assolo al minimo sindacale”, mentre invece sembra elaborare quest'ultimo in una costante evoluzione di accordi. “Steamin' “ si può tradurre come “andare in pressione", visto il significato del testo, il quale descrive il tentativo (andato a buon fine) di portarsi a letto l'ennesima fanciulla. "Sto andando in pressione per il tuo amore stanotte, ma non vuoi sdraiarti con me, andando via sembri ancora più calda, Baby sei una tipa difficile", come sempre il copione prevede che la ragazza in questione sia alla sua prima volta ergo per cui la figura del seduttore in questione è anche quella di "insegnante"; nel tipico stile degli Anvil prima maniera. "Capisco che è la tua prima volta, lascia che ti mostri come si fa", il ritornello ripete il concetto concentrato nel titolo della track, ovvero "Sto andando in pressione per il tuo amore, stanotte" conducendoci per mano alla parte finale del pezzo dove si evince che i giochi sono già conclusi e l'epilogo non è mai diverso dai precedenti brani che trattano lo stesso argomento. Ci sono chiari riferimenti all'orgasmo, sia femminile che maschile, mascherati dietro un fraseggio per nulla esplicito (non ci sono volgarità) ma dalle allusioni inequivocabili che lasciano pochi dubbi sul significato del brano. Il bello di questi testi è che ascoltandoli una o due volte possono essere anche divertenti, purtroppo la presenza quasi totale di tematiche simili spalmate nell'arco di un intero album rischiano di venire a noia in quanto prive di qualsiasi spessore. Non stiamo facendo i moralisti, stiamo solo constatando il fatto che se ad un sound d'effetto si aggiungono delle liriche di pari valore, la caratura finale del prodotto ne guadagna in ogni suo aspetto. Detto questo il brano è comunque di buona fattura, oltre ad essere una rarità che ogni collezionista (solo per quelli con forte dipendenza dalla band) "dovrebbe" avere. Giunge in seguito la terza track, Pussy Poison. Per ribadire il concetto espresso nella recensione di "Steamin’ "eccoci a parlare di un'altro brano dal titolo "politicamente scorretto " che, proprio in virtù di questo, fu escluso da "Hard 'n' Heavy". Provate ad immaginare l'America (finta) puritana e bacchettona del 1981 che si vede esporre nei negozi un vinile intitolato "Vulva Velenosa " (per essere anche noi un po’ politically correct..) o se vogliamo "Il Veleno della Fi*a", sarebbe crollato il Parlamento. Quindi in accordo con la casa discografica la track finisce nel dimenticatoio per essere recuperata quattro anni dopo e proposta nella "raccolta"di rarità che la Attic ha cucito assieme per racimolare qualche dollaro utile per pagare le varie cause in essere legate alla bancarotta. Il pezzo della durata di quasi due minuti e mezzo è interamente strumentale e parte decisamente lanciato sfruttando la sinergia tra Reiner e Dickson, che spingono all'unisono creando da subito una solida struttura di base. Con un titolo differente avrebbe sicuramente trovato posto nell'album d'esordio e senza dubbio ne avrebbe aumentato il valore, già di per se elevato. L'effetto che ascoltiamo aumenta la sensazione di velocità del brano e se quest'ultimo fosse passato sotto mani più esperte avrebbe decisamente aumentato in modo esponenziale tutto il potenziale di cui è composto, andando a collocarsi di fianco alla strumentale per eccellenza del combo Canadese ossia "March of the Crabs". Lips si districa in maniera egregia tra le martellanti note della sezione ritmica ed inanella una serie di riff che, anche se già ascoltati nei suoi vari assoli, non stancano mai e anzi ce lo fanno apprezzare sempre di più. Gli Anvil hanno rappresentato per l'epoca in cui sono usciti sul mercato una sorta di punto di transizione tra la il metallo Europeo, sotto l'egida della NWOBHM, e quello Americano che sarebbe assurto agli onori delle cronache solo un paio d'anni più tardi e anche se quello che ascoltiamo appartiene al periodo embrionale della band possiamo già vederne (ascoltarne) i germogli futuri del genere a noi più caro. In You’re a Liar assistiamo ad un cambio di ruoli tra Lips e Dave Allison, dove quest'ultimo prende il posto del frontman e si cimenta nella veste di cantante, versione, questa, in cui lo abbiamo già ascoltato sia in "Metal on Metal" (“Stop Me”) che in "Forged in Fire" (“Never Deceive me Again”). Orientato ad un genere più manistream, si sente che le sue composizioni non sono propriamente in linea con lo stile della band, anche se i due brani presenti nei rispettivi album sopra citati si incastrano abbastanza bene. Affrontiamo subito la parte che non convince del pezzo ovvero la voce ed il modo di cantare. Innanzi tutto Allison sembra stonato e trascina le parole in una cantilena abbastanza fastidiosa il cui risultato è quello di farci passare alla track successiva il più velocemente possibile, ma dovendo fare una disamina del pezzo e continuando ad ascoltarlo, quello che emerge di buono è soltanto il lavoro di Reiner e i riff che Lips cesella in sottofondo. Anche l'assolo sembra anonimo e in controtendenza con la solita energia che invece lo caratterizza, mentre risulta piacevole da ascoltare la linea di basso impostata da Dickson. Insomma, tutto sommato si poteva benissimo a meno di "You're a Liar" che, in termini di rarità accreditate alla band, non ha alcun valore. Il testo verte sempre intorno ad una donna ma in questo caso il sesso non c'entra, qui ci sono in ballo i sentimenti feriti di chi è stato preso in giro ed in questo caso la vittima è l'uomo. Fin qui è il solito copione che si presenta, a ruoli invertiti, in qualsiasi coppia dove l'uomo, o la donna, agiscono in modo da ferire i rispettivi sentimenti ma è la chiusura della track che ci ha strappato un sorriso e ci ha fatto propendere per la tesi che, molto probabilmente, questo pezzo è stato scritto e dedicato ad una probabile "reale" fidanzata del nostro Dave, colpevole di averlo preso in giro al punto da farlo incazzare sul serio. "Vattene ed Io riproverò ancora a trovare una donna che non mi faccia vergognare come hai fatto tu con i tuoi giochi di bugie, ma con la fortuna che ho troverò un'altra uguale a te, perché siete tutte uguali un branco di stronze bugiarde": analizzando il pensiero espresso ci troviamo davanti al classico "fare di tutta l'erba un fascio" se lo sbaglio viene commesso da una donna, tutte le donne probabilmente saranno uguali e quindi bisogna prenderne le distanze; in realtà se scaviamo più a fondo nel concetto espresso in questa track, emerge chiaramente tutta la fragilità dell'uomo (in senso Maschio) nei confronti di quello che definiamo il "Sesso Debole". Ovvero, quando una donna riesce a far crollare le certezze di un uomo mettendolo in una posizione di svantaggio rispetto al ruolo che i maschi, da sempre, si sono imposti nella società, quest'ultimo si trova ad essere di colpo fragile e indifeso; quindi incline ad addossare la colpa a quella figura ritenuta, ingiustamente, inferiore. Tralasciando la parentesi da psicanalisi e tornando con i piedi per terra possiamo trarre la seguente conclusione riguardo al pezzo ascoltato, e cioè che Allison è sicuramente un buon elemento all'interno degli Anvil, ma pensiamo che il suo ruolo sia quello di lavorare di concerto con l'apparato ritmico, cosa che gli riesce perfettamente, invece di edificarsi in questa veste che gli è poco consona. L'ultima track scelta dalla Attic per comporre la prima facciata dell'album è Fryin’ Cryin’e fa anch'essa parte del materiale di registrazione risalente al 1982, durante le fasi di lavorazione di "Metal on Metal". Per meccanismi a noi sconosciuti il pezzo non ha mai visto la luce rimanendo sepolto nei chilometri di nastri (stiamo parlando di 33 anni fa) che venivano usati in sala d'incisione e, per i medesimi meccanismi, è saltato fuori a distanza di tre anni ed inserito nel contesto qua argomentato. Come per "Pussy Poison", si sente chiaramente l'impronta dello stile ancora acerbo della formazione ma se ne può altresì intuire il potenziale specialmente analizzando il lavoro dei singoli strumenti. Il vertice del pezzo è l'assolo di Lips che gioca con i riff in questo caso molto meno indiavolati del solito, ed una nota di merito va come sempre all'instancabile lavoro di Reiner alla batteria; personaggio portante della formazione oltre che vera e propria "drum machine" ante-litteram prima dell'invenzione dell'omonimo apparato elettronico ampiamente usato ai giorni nostri. Sostanzialmente il brano è racchiuso in questi pochi episodi, non eccelle in qualità per cui gridare al miracolo; è un buon pezzo che si lascia ascoltare piacevolmente ma paragonato al livello della band che conosciamo è di tutt'altro genere. Le liriche toccano le solite corde legate a tematiche che vedono le donne, il sesso e i problemi di cuore/amore all'ordine del giorno. Nella traduzione del testo abbiamo riscontrato la mancanza di alcune parole che possono dare un senso compiuto alla frase e, di conseguenza, un significato più preciso a quanto ci viene cantato. Tentiamo quindi di estrarne un riassunto il più veritiero possibile il quale argomenta di una probabile groupie dalla facile propensione a farsi "sdraiare", come viene menzionato nel testo. La storia si muove su binari già conosciuti, Lei è una facile, la Band apprezza le sue performance ma la ragazza in questione ambisce ad una relazione seria e stabile la quale sembra non realizzarsi generando quel pianto che viene riassunto nel titolo "Fryin' Cryin' ". Una cosa è sintomatica dei primi testi degli Anvil, ovvero la descrizione di questo genere di rapporti tra la band e le varie figure femminili che gravitavano loro intorno, e questo ci lascia perplessi su quanto di reale e quanto di "fiction" ci sia nelle storie raccontate. Purtroppo, tornando al brano, mancando alcuni passaggi la chiarezza del significato si perde un po', ma stiamo parlando di un testo dallo spessore pressoché nullo quindi la cosa non fa poi questa grande, e soprattutto, importante differenza; anche in questo caso non ci troviamo di fronte alla track che ha generato il successo per cui è famosa la band, rimane altresì sottolineato il valore ai fini della collezione per cui, se davvero non potete farne a meno, è legittimato l'acquisto.



"Backwaxed" è anni luce lontano dagli standard della band, sia a livello di incisione che di brani. Il fatto che l'album non appartenga alla discografia ufficiale è sintomatico di quanto l'operazione commerciale ordita dalla fallimentare etichetta discografica abbia sortito un effetto diametralmente opposto a quello voluto e sperato, e con il presente episodio si tocca il punto più basso (non siamo ancora arrivati sul fondo, comunque) della carriera discografica della band la quale, almeno dall'ottica dei Concerti/Festival, rendeva ancora bene sfruttando specialmente il successo dei rispettivi secondo e terzo album. Gli unici episodi degni di vera attenzione dal punto di vista del collezionista restano senza dubbio "Backwaxed" e "Pussy Poison" in virtù anche dell'aneddotica ad esse riferita, valore aggiunto che potrebbe legittimarne l'acquisto. Personalmente avrei maggiormente apprezzato una pubblicazione in versione EP, contenente i due brani, opportunamente corredata di  un booklet illustrativo e confezionata ad arte in modo da conferire al tutto una parvenza di novità. Purtroppo il prodotto presentato, a parte le succitate track (e il lato B ampiamente conosciuto), è composto da "fuffa" di bassa lega venduta come merce di prima qualità. Dovendone fare una valutazione di insieme considerando il contesto in cui questo vinile viene pubblicato, ed al suo packaging, il mio voto non va oltre il sei e la sufficienza è in parte dettata dall'amore che ho nei confronti degli Anvil e di conseguenza rappresenta una sorta di assoluzione nei loro confronti, in quanto l'album non dipende dalla volontà della band ma rimane invece una realtà slegata da essa. Avevamo già detto che la sensazione era quella di trovarsi dinnanzi ad un “Best Of”: premesso che alcuni "Best Of" siano di ottima fattura, benché rimangano fine a se stessi e servano più che altro ad avere un surrogato di quella che è una produzione di più ampio spettro della band interessata, il vinile analizzato, sebbene contenga una o due rarità irreperibili nella discografia della band, non ha elementi che ne giustificherebberp l'acquisto a prescindere; e di sicuro non rientra nella categoria dei "Best Of" di cui sopra. Pubblicare un vinile simile, dopo due anni di spasmodica attesa da parte dei fan sparsi in giro per il mondo, sottolinea in maniera indelebile il tentativo di spillare soldi agli ascoltatori/collezionisti e niente più.


1) Backwaxed
2) Steamin'
3) Pussy Poison (instrumental)
4) You're a Liar
5) Fryin' Cryin'
6) Metal on Metal
7) Butter Bust Jerky
8) Scenery
9) Jackhammer
10) School Love

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