ANTROPOFAGUS

Architecture Of Lust

2012 - Comatose Music

A CURA DI
ANNA
18/06/2013
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

In effetti non so se sia giusto parlare di comeback. Sono passati più di dieci anni dal precedente lavoro di questa band ligure, ed oltre al naturale evolversi dello stesso genere musicale c'è da notare che poco rimane della lineup originale. Unico superstite è infatti il chitarrista "Meatgrinder", anch'egli rimasto in stand-by per diversi anni. Parlare di un filo conduttore con il debut No Waste of Flesh è perciò a mio parere completamente fuori luogo, anche se ovviamente nel brutal death metal c'è un elemento ricorrente: la cattiveria. In "Architecture of Lust" di cattiveria non ne manca: l'intero cd è un bombardamento continuo e serratissimo, con poche, brevi pause sufficienti appena per riprendere il fiato tra un brano e l'altro. Tratto distintivo della band è senza dubbio la enorme e quasi ingombrante presenza della batteria, suonata peraltro in maniera impeccabile da Brutal Dave, già elemento portante in band quali "Septical Gorge" e "Putridity", che costruisce una torre di Babele di ritmi, cambi di tempo improvvisi ed inaspettati, oltre ad una doppia cassa ai limiti dell'umanamente concepibile. Tutto questo eseguito oltretutto come se fosse la cosa più naturale del mondo, senza affannarsi, che fretta c'è? Le drum camera sono testimonianza di una tecnica arrivata a livelli estremi, e non c'è dubbio che l'elevato livello di tecnicità dei brani sia in gran parte da attribuire all'enorme talento dell'uomo dietro alle pelli. Anche le chitarre fanno un lavoro egregio, dimostrando come i lunghi anni di silenzio non abbiano posato uno strato troppo spesso di ruggine, ed i riff sono assetati di sangue ed adeguati al drumming: continui stop&go, alternati ad un riffing graffiante e potente ed a sporadici ed inaspettati sweep pick rendono il songwriter abbastanza originale e riconoscibile, anche se ad un ascolto distratto può quasi sembrare che le song si assomiglino anche troppo. In realtà non è così, ed i brani si differenziano anzi profondamente gli uni dagli altri. Il growl di "Tya" è costantemente su tonalità infernali, bassissime ed è a volte incomprensibile, come se la sua voce provenisse davvero dall'oltretomba. Non necessariamente però questa caratteristica deve essere considerata un minus per la band, tutt'altro: il vocalist segue le proprie logiche, a volte completamente scollegate dai peraltro imprevedibili cambi di tempo del resto della band, e collabora a costruire una sorta di impalcatura che in qualche maniera tiene in piedi il brano. Pur seguendo ognuno la propria strada, ci si ritrova tutti allo stesso punto quando si decide di cambiare direzione, e questo è chiaramente la manifestazione di una completa consapevolezza artistica affatto scontata. Interessante notare che la partecipazione del cantante dei Septycal Gorge alla traccia "Demise of the Carnal Principle" sia perfettamente amalgamata all'insieme, anche se si riconosce immediatamente il differente stile delle vocals, che a mio avviso risulta dipendere in misura maggiore dalla parte strumentale, e risulta per questo più orecchiabile. Per quanto riguarda il basso invece mi chiedo come sia potuto accadere che questo sia sprofondato così in basso nella voragine infernale da essere completamente impossibile da percepire, tranne sporadici attimi in cui è l'unico a farsi sentire, disperatamente, e questo grazie al fatto che gli altri strumenti si sono fermati per un battito di ciglia. Passando al setaccio l'intero lavoro, che in tutto dura poco più di una mezz'oretta abbondante, per un totale di nove brani, troviamo che fin dall'artwork ci si è ispirati a Hellraiser, allontanandosi almeno in principio dalle tematiche tipicamente splatter e gore dei testi che normalmente si scrivono per accompagnare questo genere di musica. In realtà invece si fa anche qui un gran parlare di carne umana, sangue e torture, insieme al riferimento al piacere che si prova ad indurre tali agonie, ma non possiamo dire che ci dispiaccia; il fatto che le torture proseguano anche dopo la morte della vittima, facendo dell'antropofago un necrofago, introduce un elemento di novità, e non possiamo non notare una sfumatura "dandy" nella disposizione dei cadaveri mutilati in giro per la stanza. La title track, "Architecture of Lust", appunto, apre il lavoro, e ci dà immediatamente l'idea di cosa ci attende. Una enorme quantità di cambi di tempo, riff serratissimi e quantità industriali di stop&go, caratteristici per questa band, rendono impossibile l'individuazione di una struttura strofa-ritornello, anche se il tentativo di riportare ordine in tale distruzione è accennato dal vocalist. La sensazione è quella di un inseguimento, tra ritmi, pause e riff velocissimi, fino a giungere alla parte finale, dove si sfuma in una parte più lenta e melodica che scivola poi verso la song successiva. "Sanguinis Bestiæ Solum" appare strutturata in maniera un po' più classica, con la voce che amalgamandosi maggiormente si lega intorno ai riff della chitarra, mentre la batteria continua ad essere inumana. Gli intermezzi sono molto piacevoli, e gli sweep pick la fanno da padrone, spezzando a tratti il muro della ritmica. Quando inizia "Demise of the Carnal Principle" capiamo che il suono squillante del rullante, già presente nelle song precedenti, e che si può quasi assimilare ad un allarme, rimarrà come filo rosso attraverso tutto il cd, creando un'atmosfera irrequieta di attesa col fiato sospeso. Come già detto le vocal si discostano significativamente da quelle delle altre song, risultando più in sintonia con gli altri strumenti, e rivelando delle sfumature che il cantato di Tya non possiede, essendo quest'ultimo più potente e stabilizzato su tonalità più basse. L'inizio di "The Lament Configuration" fa invece pensare ad una mitragliatrice, grazie ad un riff di chitarra velocissimo e serratissimo, che dona un'inusuale continuità alla song. I cambi di tempo ci saranno (oh, se ci saranno!) ma il fatto che ci si mantenga su una velocità elevatisima crea un "continuum" difficile da spezzare, nonostante alcune parti siano un po' più cadenzate. Anche qui ho a tratti un po' la sensazione che ci sia una eccessiva indipendenza tra cantato e parte strumentale, anche se nel complesso la song risulta piacevolmente godibile. "Exposition of deformities" è una delle mie preferite. Un breve intro atmosferico ci fa presagire che ci saranno delle differenze tra questo brano ed i precedenti, e queste risiedono in primis nella facilmente riconoscibile struttura della traccia. Le parti lente, dove la batteria costruisce un tappeto fantastico, sono cariche di groove e potenza, le chitarre acidissime sono piacevoli da ascoltare, e si capisce che oltre ad una tecnica ineccepibile siamo di fronte a grosse potenzialità, forse non del tutto sfruttate in questo "quasi-debut album" (in fondo è una band appena nata, nonostante porti sulle spalle l'eredità di un nome quasi cult nella scena italiana). Nel passaggio da una parte all'altra riscontriamo una maggiore fluidità, e questo rende la song una delle migliori dell'album, almeno a mio parere. Con la track successiva, "Eternity to Devour", si torna a ritmi velocissimi, ed è qui che, tra un riff e l'altro, d'improvviso spunta il basso, mostruoso, che se "Jacopo" ha davvero mantenuto questi livelli per tutta la durata del cd, è un peccato mortale non averlo messo in maggiore evidenza, ritagliandogli momenti in cui le sue capacità abbiano potuto emergere in maniera decisa. Il cantato in questa song si affianca in alcuni momenti ai riff, cadenzandosi in maniera parallela alla chitarra, ed il risultato è davvero eccellente, nonchè originale. La traccia successiva è un'altra delle mie preferite dell'intero album: "Sadistic Illusive Puritanism". Pesantissimi riff, ancora una volta rallentati, che richiamano un po' atmosfere "morbidangeliane", solo un po' più oscure, che non dispiacciono affatto, fanno di questo brano un fiore all'occhiello della band, da esibire con orgoglio. Le potenzialità per diventare un classico ci sono tutte, i riff orecchiabili, malvagi e tormentati, il cantato che si divincola in maniera equilibrata tra una parte e l'altra, la batteria che non smette un attimo di torturare le nostre orecchie, il basso che laggiù da qualche parte costruisce un sottobosco costante di sonorità infernali. Troviamo anche un accenno di "guitar solo", essenziale ed elegante, che dona un ulteriore punto a favore a questo brano, ed il cambio di tempo che avviene nella parte centrale, poco prima dell'appena citato solo, contribuisce a dare uno spunto di originalità alla traccia. La penultima traccia del cd, "Blessing upon my Redemption", parte in maniera repentina, lasciando la chitarra libera di far sfoggio di sè, anche se subito dopo si stabilizza su un più stabile substrato di ritmi che vanno come treni in caduta libera, intervallati a tratti da parti appena meno sostenute, che fanno trattenere il fiato prima del blast successivo. Arriviamo dunque all'outro, totalmente differente da tutto il resto del cd. Ispirato al film muto cult degli anni '20, "Häxan: Witchcraft Through the Ages", prende per mano l'ascoltatore verso le ultime note del cd, con la sua andatura marziale, il suo tambureggiare sicuro sul rullante, la sua bella doppia cassa ed il suo cantato oscuro che va da sussurri inumani ed indecifrabili ad invettive e maledizioni provenienti direttamente dalla porta spalancata dell'inferno, aperta probabilmente dalle streghe, in seguito al sacrilegio compiuto (la canzone si intitola Det Helgerån av Häxor, che vorrebbe significare proprio "il sacrilegio delle streghe" in svedese, ma mai fidarsi degli errori grammaticali che il "traditore google translate" nasconde..). Il brano rappresenta una eccellente chiusura e bisogna sottolineare che il risultato è proprio quello desiderato: far capire che è l'ultimo brano, diminuendo il tempo, normalizzando i battiti cardiaci ma tuttavia senza sacrificare troppo della potenza originaria del sound. In conclusione possiamo dire che questo lavoro sia di ottima qualità, almeno dal punto di vista della tecnica. Non posso considerarlo, come detto, il successore di No Wasted Flesh, ma una specie di debut album per una band appena nata, che sta evidentemente ricercando la sua strada. Gli spunti originali sono in realtà pochi, ma quando emergono si intuiscono immediatamente il talento e le enormi potenzialità nascoste dietro. Ho un po' la sensazione che l'eredità sia un fardello un po' troppo pesante da portare, e che si sia scelto di non osare troppo la strada delle sperimentazioni per trincerarsi dietro al rassicurante muro costruito dai riff assatanati e dal drumming estremo, forse per paura di deludere una scocca di fans che da troppo tempo aspettavano un successore al cult No Wasted Flesh. Credo fermamente che se la band scegliesse la strada delle sperimentazioni e della creatività, quando si chiuderà in studio per dare alla luce una eventuale nuova creatura, ci sarà solo da guadagnarci, ed i vecchi fans, che nel frattempo si sono evoluti anche loro, non rimarranno affatto delusi. Bring it on!

1) Architecture Of Lust
2) Sanguinis Bestiae Solium
3) Demise Of The Carnal Principle
4) The Lament Configuration
5) Exposition Of Deformities
6) Eternity To Devour
7) Sadistic Illusive Puritanism
8) Blessing Upon My Redemption
9) Det Helgerån Av Häxor (Outro)