ANTHRAX

Penikufesin

1989 - Island Records

A CURA DI
NICOLA CALLEGARI
11/03/2016
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Rieccoci di nuovo, pronti a disquisire di una delle più grandi realtà "made in New York" della storia del Metal; gli Anthrax, formazione fra i portabandiera di un genere, il Thrash, del quale sono diventati alfieri pur conservando sempre un grande spirito di avanguardia nelle loro produzioni. Un gruppo che nel suo interno ha subito molti cambi di formazione e di sound; cambi che, per molti, hanno rappresentato un autentico shock mentre per altri hanno rappresentato una sincera ed apprezzabile evoluzione. Su di una cosa, però, dobbiamo essere tutti concordi: gli Anthrax sono stati sempre avvezzi ad una sorta di crescita musicale, la quale ha portato le loro proposte musicali / uscite discografiche a non stagliarsi su di una sola "linea". Al contrario, sono sempre stati attenti ad incorporare nel loro stile tutto ciò che avrebbe potuto interessarli e stupire il pubblico (dall'Hardcore Punk al Rap), dando vita ad ibridi "pazzi" e produzioni imprevedibili. Il loro periodo di maggior gloria si ebbe sicuramente con l'entrata nel gruppo del vocalist Joey Belladonna e la conseguente pubblicazione dell'album "Spreading The Disease", successore del comunque celebrato "Fistful of Metal". Un disco, il secondo, che li innalza alle vette di una notevole crescita musicale, riscontrabile in diversi punti della performance: brani come "A.I.R." , "Madhouse" (che fra l'altro fu scelto per essere rappresentato nel loro primissimo video musicale) e "Medusa" vennero presto eletti come veri e propri inni da tutti i loro fan ed i metallari in generale, portando la band a scalare le classifiche ed anche ad intraprendere dapprima un tour molto impegnativo con i Back Sabbath negli U.S.A (siamo nei primi mesi del 1986) ed in seguito date in solitaria nella Sol Levante. Non ebbero nemmeno il tempo di riposarsi, in quanto dopo il rientro dalla terra nipponica ci furono ad aspettarli altre date in compagnia degli Overkill . Dulcis in fundo, l'ingaggio che li portò a dividere il palco con i colossali Metallica in parte del tour a supporto di "Master Of Puppets", tour che comprendeva anche alcune date in Danimarca e Svezia. Una trasferta che si rivelò purtroppo maledetta, in quanto quelle svedesi furono (tristemente) le ultime date in cui Cliff Burton ebbe modo di calcare un palcoscenico. Quel maledetto 27 settembre 1986 è purtroppo impresso nella mente di ogni seguace del Metal: nel tragitto che andava da Ljungby, Svezia, si verificò infatti l'incidente che costò la vita al talentuoso bassista. Sbandamento letale e rovesciamento del mezzo; conseguenza, la morte del povero Cliff. Lars, James e Kirk ne uscirono indenni ma il tour venne giustamente annullato. Di conseguenza, gli Anthrax furono avvertiti  dal manager della morte di Cliff. Scott non ci credeva e fu preda di un violento shock. Ancora oggi fa fatica assimilare quell'episodio, preferendo sorvolare ogni volta che se ne parla. Rientrati dunque negli U.S.A., gli Anthrax cominciarono già a pensare al seguito di "Spreading..". Nonostante la tragedia ed il tour sospeso, la band si ritrovò ad essere comunque molto stimolata, cominciando sin da subito a comporre ed a registrare il nuovo materiale, creando di fatto il monumentale "Among The Living", a sua volta contenitore di molti brani a dir poco storici, che ancora vengono richiesti a gran voce durante tutti i concerti. Il grande impatto che "Among.." ebbe (anche più forte di quello di "Spreading..") sorprese tutti e fece in modo di imbarcare la band in tour estenuante, che si protrasse per tutto l'anno (siamo nel 1987). Tour che annoverò fra le sue date addirittura un'esibizione al "Mosters of Rock" di Donington. La loro storia discografica proseguì nel 1988 con "State of Euphoria" quarta fatica della band, un disco molto buono nel complesso sebbene criticato da molti per il non possedere, sostanzialmente, la stessa energia del suo predecessore. A spingere comunque in posizioni di classifica medio alte il nuovo lavoro sono pezzi come  "Be All, End All" ed "Antisocial", quest'ultima famosa cover dei Trust, gruppo rock francese fra i più apprezzati in patria. Come ben tutti sappiamo, al di là dei full-length, gli Anthrax hanno sempre amato frastagliare la loro discografia con uscite minori, spesso proposte in EP atti a presentarci del materiale altrimenti inedito. Ci eravamo occupati di "Armed and Dangerous", questa volta arriviamo a parlare del terzo EP della carriera dei nostri. Uscito (per la precisione) il 26 luglio 1989 e sempre patrocinato dalla "Island Records" (la quale si era già occupata di "Among.." e "State..") "Penikufesin" contiene del materiale appartenente alle sessioni di registrazione di "State of Euphoria" in seguito scartati e dunque riproposti in questo contesto. Il lavoro vide alla consolle le gesta del produttore Mark Dodson (già presente in "State.." ed anche nel successivo "Persistence of Time") e, curiosità massima, venne pubblicato in tutto il mondo esclusi Canada e Stati Uniti. A stupirci, inoltre, è senza dubbio il nome dell'EP, chiaro rimando alla celeberrima "Efilnikufesin (N.F.L.)" presente su "Among The Living". Il termine è ancora una volta da leggersi al contrario: Penikufesin equivale infatti a "Nise Fuking EP" (o meglio "nice"), in italiano "Un Ep fottutamente bello!". Alcuni brani di questo EP appariranno in seguito nella compilation/EP datata 1991 ed intitolata "Attack of the Killer B's". L'artwork di "Penikufesin" ritrae la band  sopra un tetto; di sfondo, le case ed un tramonto. Costituita quindi da una foto molto semplice, la cover fu dapprima utilizzata per la promozione de singolo "Antisocial" . Fatte le dovute precisazioni, passiamo dunque ad analizzare per bene l'EP, composto principalmente di cover (cinque in tutto) ed un solo pezzo originale degli Anthrax.

Now it's Dark

Ad aprire le danze è proprio "Now it's  Dark (Adesso è buio)", già presente in "State of Euphoria". Questo pezzo nasce dalle parole di Frank Booth, personaggio interpretato da Dennis Hopper nel brillante film "Blu Velvet". Curiosità, il brano appare anche nella compilation di Kerrang! intitolata "Flexible Fiend". Questa "botta" stile Anthrax si apre tuttavia con rumori tetri ed oscuri, quasi da film horror, proprio per rendere l'ambiente predisposto all'effetto sorpresa, quello della bordata che di lì a poco si paleserà; difatti, la band entra in medias res ed il suono si rivela potente, incredibilmente ben reso dalla produzione. Un sound molto chiaro, cristallino e come sempre ed infarcito di grande tecnica. Il mid time che segue è ben orchestrato dalla band, con il ritornello in prima linea e le sue parole che ti entrano in testa fin da subito; abbiamo anche un'accelerazione improvvisa, anche se ad essere onesti non siamo certo ai livelli di ciò che abbiamo già avuto modo di sentire dai Nostri alfieri del Thrash made in U.S.A. D'accordo, sostanzialmente ci si assesta su un andante veloce si, ma non eccessivamente. Insomma, un episodio che incalza ma non travolge del tutto, che certamente ci esalta ma non quanto altre situazioni molto meglio congeniate (ed appartenenti ad i primi tre dischi del combo a stelle e strisce). Bisogna per dovere di cronaca dare comunque atto agli Anthrax di essere riusciti almeno a gestire il tutto con maestria; il brano risulta difatti ben suonato dalla band, e nel segno della sperimentazione a metà pezzo abbiamo anche un cambio di sound, cambio che poi apre ad un assolo variegato di Spitz, poliedrico nella sua resa. Un momento solista nel quale sentiamo tutte le influenze musicali che hanno reso Dan uno dei musicisti fra gli intoccabili della storia del Thrash. A questo solo così variopinto segue un ritmo molto secco e deciso, e neanche il tempo di respirare, si rientra nei ranghi con un acuto di Belladonna che ci fa tremare le vene nei polsi. Il nostro frontman è sempre pronto a darci un discreto colpo sulla schiena con la sua voce, costante che fortunatamente non sembra volerci abbandonare. Parlando dunque in generale, il brano ha grossomodo una struttura circolare e ripetitiva: soli di chitarra ed il ritmo che sentiamo inizialmente si legano ai vari ritornelli nel corso dell'ascolto, in un continuum certo piacevole ma non indimenticabile. Sicuramente non uno dei brani migliori della band, ma risulta essere piacevole e godibile dall'inizio alla fine, con alcuni piccoli sprazzi di sperimentazione, dati soprattutto dai vari soli eseguiti. Il finale del pezzo prevede la ripetizione del titolo per un paio di volte, mentre di sottofondo la band continua a scalpitare andandosene piano piano, fino al più totale silenzio. Come abbiamo avuto modo di leggere in molte interviste, di contro a Scott Ian il pezzo piace molto. Ed in effetti non è certamente da cestinare, nonostante la sua spina dorsale molto semplice ed incapace di offrire molte idee o spunti. Bisogna dunque cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno, concentrandosi su quanto di buono effettivamente c'è. Il ritornello, per esempio, è davvero bello; ed anche il primo solo di Spitz è degno di nota, camaleontico e particolare. Il testo è incentrato su un uomo vestito  "fottutamente bene", come dicono gli stessi Anthrax nelle liriche, e che si presenta emergendo dall'oscurità più totale, quasi come se fosse il protagonista di un nostro sogno (o di un incubo, chissà..). Quest'uomo nero appare dal nulla nel mezzo della notte, ed è incaricato di farci da guida in questo fantomatico sogno a tratti lisergico e sicuramente pieno di stranezze. Una cosa è certa, questo personaggio è un autentico incubo su gambe. Non devi assolutamente guardarlo in faccia, perché egli è il male reincarnato, un uomo capace di domare la coltre del buio, la scende su di te gelandoti le ossa, mentre tuo malgrado ti ritrovi in sua compagnia. Un testo dalle tinte davvero dark nella sua resa, ed assolutamente nuovo per gli Anthrax, abituati a trattare ben altri argomenti. Si analizza la figura ed il comportamento di questo individuo, il quale si muove sinuosamente nella notte come un felino che si appresta a balzare addosso alla preda. Se lo vedi comparire sulla tua strada sai per certo di essere ormai spacciato, a meno che (come fortunatamente nel nostro caso!) non sia lui a presentarsi in maniera educata, tendendoci la mano ed offrendosi di farci da Cicerone (o meglio Caronte..) nel terribile mondo degli incubi, dove albergano le genti che "han perso il ben dell'intelletto", per dirla alla Dante Alighieri.

Antisocial (French Version)

Il secondo brano che troviamo è "Antisocial (French Version)", che già dal titolo riesce a farci capire in cosa si differenzi, sostanzialmente, dalla versione apparsa su "State of Euphoria".  Il testo è difatti quello originale dei Trust, ed il brano qui presente risale anch'esso alle sessioni di "State of", nonostante alla fine si preferisse (per motivi sicuramente commerciali) di optare per il lancio della versione in inglese, lingua franca e meno settoriale, parlata da tutte le persone del pianeta. Questa "variante", dunque, è da ritenersi uscita unicamente solo su questo EP. Musicalmente e testualmente è praticamente identica a quella che abbiamo già avuto modo di ascoltare nell'album ove è contenuta. In sostanza, se la versione originale è sicuramente molto più Hard Rock Oriented, mediante il nuovo arrangiamento proposto dagli Anthrax il brano diviene un'autentica perla di Speed Heavy, un brano incalzante anche favorito da un'ottima produzione e resa sonora (visto che l'originale pecca sicuramente, da questo punto di vista). Un brano che se nella versione originale risulta comunque piacevole ed esaltante, rivive una seconda giovinezza grazie allo scalcinato gruppo di skater newyorkesi. Un pezzo, "Antisocial", semplice nella sua struttura ma reso potente da chitarre incalzanti e soprattutto da un ritornello cantabile ed accattivante. La lingua francese, infatti, non riusciva ad ottenere gli stessi risultati: con l'arrivo dei Nostri ed il conseguente riarrangiamento, più il cambio di lingua, i risultati sono dunque stati più che soddisfacenti, se non ottimali. Dicevamo della non propriamente "musicalità" della lingua francese, ed in effetti questa scelta di riproporlo in lingua madre fa si che il pezzo perda enormemente di fascino. La traduzione inglese rimane nettamente superiore; per di più, ci guadagna anche il pubblico che riesce a ricordare  il testo! In sostanza, episodio trascurabile. Sinossi del brano principalmente incentrata su chi vuole essere ribelle nonché contro tutti i sistemi totalitari. Seguire le proprie idee senza dare retta alle altre persone che seguono la massa come pecore; un messaggio molto forte che gli Anthrax decidono di lanciare al loro pubblico, consapevoli di quanti ragazzi giovani siano fan della loro musica. Ottimo espediente, quello di educare le nuove generazioni ad essere da subito indipendenti, non lasciandosi condizionare né dalla chiesa, né dalla politica né da alcunché di totalitario. Bisogna sempre pensare con la propria testa, è questo che i nostri amici vogliono comunicare. Molto valido come messaggio, anche e soprattutto oggi a distanza di anni.

Friggin' in The Riggin

Giunge ora il momento di parlare di un pezzo un po' demenziale, se vogliamo, ovvero "Friggin' in The Riggin' (lett. Masturbarsi)". Il brano, reinterpretazione di un canto popolare/d'osteria (a tratti piratesco) ad opera dei Sex Pistols, è presente originariamente nell'album "The Great Rock n' Roll Swindle" del 1979, colonna sonora dell'omonimo docufilm di Julien Temple, incentrato proprio sulla vita dello scalcinato gruppo inglese. Fu in seguito riproposto dagli Anthrax nella B-side del singolo "Make Me Laugh", anticipazione di "State of Euphoria", registrato in un momento di totale goliardia della band, fra i tanti che hanno contraddistinto la loro carriera. Il pezzo fu registrato per la prima volta nel 1952 da Oscar Brand, cantautore folk molto famoso nei suoi anni, ma diventa definitivamente famoso grazie alla reinterpretazione di Rotten e co. C'è da dire che gli Anthrax non sono nuovi alle cover dei Sex Pistols, visto che la prima volta nella quale decisero di rendere omaggio al gruppo punk fu proponendo una loro versione di "God Save The Queen" nell'EP "Armed and Dangerous". Passando alla parte musicale del pezzo, la versione Sex Pistols (mettiamola così..) è più "folkeggiante", riprendendo l'atmosfera che potrebbe effettivamente sentirsi su di una nave pirata durante una notte di bagordi, nella quale i marinai decidono di darsi alla bisboccia più totale. Solo da metà brano comincia effettivamente a sentirsi la potenza elettrica del punk, anche se poi si rientra nella melodia con demenzialità finale, una goliardia piacevolmente esasperata che distingue il pezzo. La  versione degli Anthrax non risulta essere sostanzialmente diversa: se le velleità Punk rimangono ben marcate, tuttavia, il gruppo decide di aggiungere sin sa subito pesantezza (escludendo i primi secondi) al contesto. Il brano si apre con il giro di basso di Frank Bello presto subentrato dagli altri intenti a fischiettare il motivo portante (a mo' di marcetta americana d'epoca coloniale), con le chitarre che sembrano quasi accennare in piccole frazioni di secondo il tema della sigla d'apertura del noto cartoon "Popeye The Sailor" (Braccio di Ferro). Alla voce, questa volta, non risulta accreditato Belladonna (presente in fasi di cori) ma si alternano Scott e Charlie. Un brano che segue stilemi pazzi e risulta essere molto divertente e molto demenziale, sicuramente concepita in una fase di completo sballo totale e sanissimo cazzeggio della band. Risulta talmente pazza da mandarti fuori di testa, facendo comparire inaspettatamente nelle tue mani una bottiglia di rum e facendoti trovare in alto mare, con una gamba di legno ed un pappagallo sulla tua spalla. Fantastica, poi, l'accelerazione finale che richiama a gran voce l'attitudine Thrash dei nostri, con Benante che fa viaggiare la sua doppia cassa ed il resto della band intenta a cantare e ridere in maniera sguaiata. Passiamo dunque al testo: il titolo del brano, Friggin' in The Riggin',  ha vari modi per essere interpretato (uno dei quali ed il più largamente diffuso è appunto, quello del descrivere l'atto masturbatorio). Originariamente, il vero titolo del pezzo era "Good Ship Venus",  e la leggenda vuole che la storia protagonista delle liriche nasca come leggenda nel 1806. Si raccontava, in questa, le gesta della piratessa Charlotte Badger, imbarcata sul brigantino coloniale "Venere" come prigioniera. Dopo varie peripezie, però, la donna convinse l'equipaggio all'ammutinamento, facendosi eleggere nuova capitana e leader dell'intera imbarcazione. Nessuno sa quale sia stato effettivamente il destino dell'imbarcazione, sta di fatto che i marinai, nel corso degli anni, si divertirono (nelle loro serate alcoliche) ad inventare canti licenziosi nei riguardi dei "fortunati" pirati al servizio della bella capitana. Il testo degli Anthrax è praticamente lo stesso dei Sex Pistols, salvo qualche variazione. Vengono usate espressioni ai limiti del proponibile ed è tutto incentrato su di una sessualità sfrenata, una sorta di mega orgia nella quale tutti sono coinvolti. In alto mare non esistono regole, quindi ci si può tranquillamente "dar dentro" per quanto si voglia, senza freni o inibizioni. Non certamente un pezzo da "hit" ma sicuramente il mio preferito di tutto l'EP. Pazzo ed irriverente, nonché simpaticissimo.

Parasite

Arriva ora il momento di una cover d'eccezione; la canzone oggetto del tributo marca Anthrax è difatti molto ma molto famosa, si tratta nientemeno che di "Parasite (Parassita)", indimenticabile hit dei KISS, una delle rock band più famose ed importanti di ogni era. Il brano fu già proposto dagli Anthrax come B-side del singolo "Antisocial", e possiamo senza dubbio interpretarlo come un degno omaggio a dei conterranei. Anche i KISS, infatti, sono gruppo newyorchese, prima di essere stati fra i maggiori e più importanti ispiratori di centinaia di band Metal. I "truccati" Paul StanleyAce FrehleyPeter Criss Gene Simmons furono e sono tutt'oggi adorati da Scott e Charlie, i quali hanno deciso di attingere, per la cover, dall'album "Hotter Than Hell". Secondo disco dei KISS e fra i più duri e cupi mai incisi dal quartetto, uscì nel lontano 1974, folgorando l'esperienza di tanti giovani rockers in futuro metallari, i quali videro in quella pubblicazione un punto di svolta, l'inizio di una leggenda e di un nuovo modo di approcciarsi alla musica. "Parasite" in particolare è stato scritto da Ace Frehley,  storico chitarrista della grande mela. Piccolo aneddoto legato al suo concepimento: si narra che Ace fosse estremamente titubante all'idea di cantarla (insicurezza che contraddistinse Space Ace per molti anni, nonostante diverse hit di casa KISS siano state interpretate dalla sua -comuncue bella- voce), e che quindi la fece cedette volentieri a Gene e Paul, molto più istrioni di lui e sicuri dei propri mezzi. Analizziamo ora l'esecuzione musicale dei due pezzi: quella dei KISS, nonostante la notevole pesantezza per quegli anni, è per forza di cose nettamente più rock. Sostanzialmente, gli Anthrax non decidono di snaturarne il contenuto, riprendendo la stessa impostazione solo optando per una velocità maggiore, appesantendo notevolmente il sound e rendendolo da proto-Metal che era a Metal al 100%. Questo aumento della velocità è sicuramente esaltante, e riesce a farci entrare in un magnifico mood "estremo" nel quale dare libero sfogo alla nostra voglia di pogare e scatenarci. Ottima la sezione ritmica ed anche le chitarre di Dan Scott, bravissimi a riproporre l'affiatamento della coppia Stanley Frehley. Anche gli assoli finali risultano eseguiti in maniera a dir poco magistrale. Notevole differenza fatta anche dal cambio di cantato, con Belladonna che cerca di riprendere gli stilemi "Simmonsiani" ma risulta comunque molto personale ed incline alle sue naturali predisposizioni vocali, soprattutto nel ritornello. Dunque, questa versione degli Anthrax risulta essere nettamente più metal; il lavoro di Scott e Dan è un qualcosa di veramente potente e corposo, la voce di Joey praticamente perfetta e Charlie non sbaglierebbe neanche sotto minaccia. Bellissimi, poi, cori, degna cesellatura di un ritornello estremamente ben riproposto. Curiosità: questa versione di "Parasite" appare anche nella seconda VHS della band, "Live Nozie", pubblicata nel 1991 e poi ripubblicata in DVD nel 2008. Passiamo al testo, il quale non differisce minimamente dal quello originale. Dal racconto si intuisce che la protagonista sia una donna che vuole stare letteralmente appiccata al suo uomo, senza mai abbandonarlo. Ella è al limite del maniacale e dello stalking, segue il suo compagno dovunque e pretende di star sempre in sua compagnia.. a volte sembrando davvero un parassita, un organismo non in grado di sopravvivere con le sue sole forze. Non sembra, tuttavia, avere l'ingenuità tipica della ragazza innamorata: anzi, è attaccata al suo uomo quasi come se volesse sfruttarlo per i propri scopi. L'astuzia della donna è ben evidente, la protagonista dunque si rivela essere così furba e calcolatrice da riuscire a comandare il fidanzato, anche mettendo becco nelle sue decisioni maggiormente private e delicate. Può capitare a tutti di ritrovarsi in una situazione del genere, anche se il protagonista, evidentemente stufo di questa onnipresenza, è deciso più che mai a tagliare i ponti con la sua Bella. O cambierà, o l'addio sarà presto dietro l'angolo. Resoconto del brano, un pezzo ben curato nella sua struttura e che in sede live renderà anche maggiormente; cover azzeccata in pieno, merito all'intuizione di Scott e naturalmente della sua grande passione per i KISS

Sects

 Prossimo brano che troviamo, altra cover: ad essere presi in esame sono nuovamente i Trust e questa volta il brano oggetto dell tributo è "Sects (Sette, intese come gruppi / organizzazioni, ndr)". Già pubblicata nel singolo "Antisocial" come b-side, fu inserita dai francesi nel loro album "Répression" del 1980. Il brano era intitolato "Les Sectes", tuttavia nella subitanea edizione inglese il titolo venne mutato nell'odierno "Sects". Un pezzo che trova anche posto in questo EP: la versione dei Trust è perfettamente in linea con i suoi tempi, ricordando un po' i primi Iron Maiden grazie al guitar work e alle timbriche del cantante. Episodio costituito da un bel riff portante ed anche da un assolo molto bello e magnificamente eseguito; richiamo ai Maiden molto forte anche nella voce di Bernie, che ricalca le linee vocali di Paul Di'anno. La versione degli Anthrax, come già avvenuto negli altri episodi, risulta nuovamente essere nettamente più roboante, veloce e prepotente: Scott e soci affievoliscono notevolmente il tocco "maideniano" facendolo diventare un pezzo "all'Antrace" a tutti gli effetti. Il risultato è un turbine di note veloce, riff aggressivi ai limiti del legale ed un assolo che non perdona. Troviamo un Belladonna scatenato come non mai, Charlie che come al solito non sbaglia un colpo e le chitarre unite in coorte con il solo ed unico scopo di scatenare il pogo più violento e selvaggio. Il brano risultava essere già di per sé una bella cavalcata Heavy, i Nostri hanno dal canto loro esasperato notevolmente il contesto rendendo il tutto un'autentica mazzata in pieno volto. Peccato che questo episodio sia stato sottovalutato e che questa cover non sia stata troppo proposta live.. sarebbe tutt'oggi un vero piacere poterla ascoltare! Per quanto riguarda le liriche, il testo dei Trust è incentrato su di un macabro fatto di cronaca: viene citato il "pastore" Jim Jones, fanatico religioso figlio di un membro del KKK, il quale decise di fondare una sua personalissima setta in quel di Jonestown, nella Guyana. Siamo verso la fine degli anni '70, quando avvenne uno dei fatti più sanguinosi ed inquietanti della storia. Tutta la comunità del "Tempio del Popolo" (così veniva chiamata dallo stesso Jones la sua setta) fu infatti indotta al suicidio proprio dal loro leader, il quale si sentiva braccato a causa del mistero che aleggiava attorno alla sua figura. L'isolamento di così tante persone aveva destato le preoccupazioni dei governi americani, i quali avevano ben presto messo Jones alle strette; il quale, in un impeto di follia, ordinò ai suoi adepti di uccidersi. Cosa che gli uomini e le donne della comunità accettarono di buon grado. I Trust condannano dunque apertamente la follia religiosa nonché tutti i tipi di setta, disprezzando profondamente chiunque faccia della religione un suo strumento personale, atto solo a saziare un ego smisurato. Condanna netta del contesto ed in particolare della figura di Jones, bollato giustissimamente come un pericolosissimo mentecatto, da condannare a prescindere. 

Pipeline

Passiamo dunque all'ultimo brano di questo EP, la strumentale "Pipeline", caratterizzata da una durata assai esigua. Questo brano appare per la prima volta su questo EP e sarà in seguito ripubblicato nella compilation "Attack of The Killer B's" datata 1991. Prima cover di una strumentale in assoluto eseguita dagli Anthrax, questa volta la band presa in questione è quella dei The Chatays, mitico gruppo degli anni sessanta avvezzo alla composizione di musica che a posteriori venne definita "Surf Rock" (stile Beach Boys, per intenderci). Registrato per la prima volta nel 1962, in origine il pezzo doveva chiamarsi "Liberty Whip", ma cambiò nell'attuale "Pipeline" quando il gruppo, al cinema, vide un film sul surf ambientato nelle Hawaii; in una scena del film venne citato un luogo amato dai surfisti e denominato esattamente "Banzai Pipeline". Una canzone che ben si distinse dalle altre ed arrivò addirittura quarta nelle classifiche dell'epoca, fregiandosi anche di un accompagnamento denominato "basso albertino", accompagnamento arpeggiato nel quale le note dell'accordo sono eseguite ciclicamente nell'ordine: tonica, quinta, terza, quinta. Il tutto atto a rendere il pezzo liscio e scorrevole. Cosa  distingue la versione originale da quella degli Anthrax, dunque? La proposta dei nostri Thrashers preferiti, sostanzialmente, non sarebbe affatto l'ideale da ascoltare in una festa sulla spiaggia.. proprio perché il pezzo ci viene presentato in chiave estremamente Metal; una veste incredibilmente aggressiva, in cui il sound risulta a dir poco ottimo e soprattutto degno di una pogata violenta. L'atmosfera festaiola viene notevolmente esasperata, dimentichiamoci le polo bianche ed i capelli con la riga; immaginiamo, di contro, un gruppo di capelloni dai jeans stracciati che bevono birra e saltano come ossessi sulla sabbia, mentre i Nostri sono impegnati a surfare sulla lava. Scott Dan danno vita ad un guitar work estremamente coinvolgente, Charlie Frank sono i soliti metronomi e dunque abbiamo modo e maniera di divertirci alla grande, assistendo ad una cover divertente e dinamica.

Conclusioni

Giunti alla fine dell'ascolto, è tempo di tirare le consuete somme. Non siamo certo dinnanzi ad un album di inediti dal peso e dalla caratura notevoli; al contrario, abbiamo avuto modo di ascoltare un riempitivo, un cosiddetto "filler", un intervallo atto a separare due dischi ed a permettere ai Nostri di riprendere fiato dopo un'intensissima attività sia in studio sia live. Riempitivo, certo, tuttavia abbastanza piacevole, che ha fatto in modo di assurgere in nome della sua qualità intrinseca a ruolo sia di rarità che di piacevole passatempo, nonché di "documentazione riassuntiva" circa il periodo "State of Euphoria". Questo EP, infatti, è sicuramente servito a chi non è stato in grado di ascoltare i vari singoli di "State of..", fungendo dunque a degna panoramica di un periodo forse un po' sottotono (per via dei fan più intransigenti) ma sicuramente piacevole ed accattivante, anche per via di trovate come le cover dei Sex Pistols e dei Chatays. Bisognava pur concedere un piccolo break ai Nostri, anche per dargli il tempo che gli sarebbe in seguito servito registrare nuovo materiale. Idee che già erano nell'aria e che frullavano nella testa del quintetto, in procinto di scrivere un qualcosa di importante, per presentarsi negli anni '90 con un'autentica bomba ad orologeria. Giochi di parole atti a presentare "Pesistence of Time", l'ultimo (almeno all'epoca) album che vide Belladonna alla voce. I tempi duri erano nell'aria e gli Anthrax stavano per affrontare un decennio carico di cambiamenti e problemi.. ma questa, come si suol dire, è un'altra storia. Valutando ciò che stiamo ascoltando e che abbiamo fra le mani, possiamo in definitiva dire di trovarci dinnanzi ad un EP molto buono per il suo contenuto. Per le versioni di pezzi famosi molto valide, per il modo in cui il tutto è stato suonato, per l'attitudine irresistibilmente burlona, a tratti, di questi pazzi Thrashers. Il marchio Anthrax lo si guarda e percepisce nella sua interezza, in questo prodotto molto buono. Pazzo collage di pezzi di vari artisti che hanno ispirato la band nei primissimi anni della loro carriera, dagli esordi sino a quando erano ancora dei giovanissimi metalheads ancora "sbarbi" ed intenti ad ascoltare quanti più dischi possibili. Possiamo ben dire che questo EP, dunque, sia veramente "da collezione", ma non solo: ventiquattro minuti per divertirsi alla grande ma anche ventiquattro minuti per allargare i propri orizzonti musicali, andando a constatare il caleidoscopio di ispirazioni dei nostri e sempre nostri Anthrax.

1) Now it's Dark
2) Antisocial (French Version)
3) Friggin' in The Riggin
4) Parasite
5) Sects
6) Pipeline
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