ANTHRAX

I'm The Man

1987 - Island Records

A CURA DI
NICOLA CALLEGARI
04/04/2016
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Come possiamo definire gli Anthrax, in maniera ultima e definitiva? Una band capace di stravolgere il proprio essere e di coinvolgere il pubblico, in maniera costante; per di più. Divertendosi e facendosi divertire. Da trent'anni, i Nostri continuano imperterriti a regalare continue emozioni al loro fedelissimo pubblico, ormai letteralmente votato alla loro causa. Una carriera straordinaria, nata dalla longa manus (et mentis!) di Scott "NOT" Ian e del suo amico Charlie Benante, amicissimi sin dai tempi della scuola. Quello che rese subito unica la loro creatura fu la notevole mescolanza ed abbondanza di influenze musicali, o se preferiamo, il "bagaglio culturale" di ogni singolo membro via via avvicendatosi: l'amore per gruppi come KISS, Motorhead, Black Sabbath, Iron Maiden.. tante esperienze variegate, che confluirono in un unicum atto a ricreare qualcosa che suonasse contemporaneamente affine allo stile N.W.O.B.H.M. e alla selvaggia attitudine del Punk. Un mix, dunque, che come sappiamo divenne molto comune a diverse band contemporanee degli Anthrax (Metallica, Exodus, Overkill, Megadeth..), le quali divennero, assieme a loro, le grandi rappresentanti del Thrash Metal made in U.S.A.  Cosa succede, però, quando a contaminarsi col Metal.. è il Rap? Ovviamente, la risposta ce la forniscono - ancora una volta - i nostri pazzoidi preferiti. Abbiamo parlato di Metal e Punk: due generi per certi versi in sintonia, pur con le dovute differenze. Entrambi fortemente provocatori ed orientati verso l'assalto sonoro, verso le tempeste sonore, verso la voglia di rivoluzionare un genere musicale (il Rock, in questo caso) e di riproporlo verso una veste più cruda e diretta. Gli Anthrax, nel 1987, erano sicuramente riusciti in questo primo intento. In procinto di rilasciare un album presto divenuto imprescindibile come "Among The Living", i Nostri avevano ormai scalato l'Olimpo del Thrash e si erano affermati come importantissima realtà del genere. La voglia di osare, però, era ancora tanta. Soprattutto in virtù di quei miscugli di esperienze musicali di cui parlavamo prima, quel bagaglio culturale/musicale ampissimo dal quale ogni singolo membro poteva attingere. Ad affascinare Joey, Dan, Charlie, Scott e Frank fu, dunque, il genere "nero" per antonomasia. Il Rap, corrente musicale nata in seno al fenomeno Hip-Hop newyorkese sul finire degli anni '70, ed a sua volta affondante le radici nella musica giamaicana. Un genere musicale che mirava molto spesso alla protesta di stampo sociale, un tipo di musica "minimale" ma assai di impatto per via del contenuto violento ed al contempo orecchiabile dei testi. Un genere che abbisognava unicamente di un "beat maker" (un "DJ", così convenzionalmente definito) e di un MC (il "rapper", appunto), il quale aveva il compito di dipanare le rime sui ritmi creati dall'addetto alla consolle. I futuri big del genere cominciarono proprio sul finire degli anni '80 / inizio anni '90 ad avere un incredibile successo (soprattutto presso i giovanissimi), scalando ben presto le classifiche di vendita. Si pensi a Tupac Shakur o agli N.W.A., od anche ai Public Enemy, che esattamente nel 1987 esordivano con l'immenso "Yo! Bum Rash the Show". Il mondo della musica stava quindi attraversando un nuovo periodo, un nuovo modo di intendere la vita a suon di note.. cosa che gli Anthrax non volettero assolutamente lasciarsi sfuggire, cercando di accorpare al sound Metal le cadenze e gli stilemi tipici del Rap. Fu questo, dunque, il concept ruotante attorno al secondo EP della band, "I'm The Man", rilasciato nel 1987 dalla "Megaforce" e prodotto nientemeno che da un gigante come Eddie Kramer, già fidato e stimato collaboratore di mostri sacri come Led Zeppelin, KISS e Rolling Stones. Al "duo" composto dagli Anthrax e Kramer si aggiunse in seguito anche Paul Hammingson, per un risultato che fu a dir poco stratosferico anche se non subito bene inteso. Nonostante il grande riconoscimento ottenuto ("I'm The Man" fu in seguito certificato disco di platino) molti Metalheads storsero non di poco il naso, per nulla convinti della commistione con un genere che, almeno agli inizi (e ben prima dell'esplosione di fenomeni simil Insane Clown Posse) veniva visto come "alieno", e totalmente avulso al mondo Metal. Gli Anthrax, comunque, non si lasciarono scoraggiare e proseguirono nei loro intenti, intenzionati a distruggere ogni tipo di cliché in nome della sacrosanta libertà di fare ciò che si vuole. Una volontà sin da subito visibile nell'art work dell'EP, il quale rappresenta la band proprio in tenuta "da rapper", con tanto di capellini e tute, sfoggiando inoltre pose non proprio "metallare". Molto strano, per una Metal band di quel calibro.. tanto più che a lato della copertina venne anche apposta una "striscia" di "fototessere" raffiguranti ogni singolo membro, sempre sfoggianti pose "yo yo! style". Solo il retro sembra fedele allo spirito Metal degli Anthrax, mostrandoci un'altra foto con la band sul paco durate l'ultimo tour intrapreso, con sotto apposta la set list dei brani contenuti nell'EP. C'è da dire che il presentarsi del prodotto suona quanto meno bizzarro. Cosa ne è stato dei pugni in volto? La discografia degli Anthrax ci ha sempre mostrato copertine molto forti e di impatto.. mentre questa volta, con questo EP, rimaniamo sicuramente (ma anche simpaticamente) perplessi. Sicuramente, il coraggio non mancava: è anche vero che gli Anthrax non furono i primi a proporre questa formula; l'idea embrionale era già stata abbozzata dagli Aerosmith con il famoso brano "Walk This Way", pezzo originariamente del 1975 contenuto nell'album "Toys in the Attic" e ripreso nel 1986 per riproporlo mediante un ft. con i RUN DMC, in chiave Rap, per l'appunto. Se la popolarità degli Aerosmith, negli 80s, era però tale da potergli permettere di osare in tutta tranquillità (complice anche un background di fan sicuramente più tollerante), gli Anthrax ebbero comunque il gran merito di riproporre l'esperimento in un territorio ancor più ostico, oligarchico e classista. Il Thrash Metal, per un metalhead degli anni '80, era infatti culto e religione assoluta; forte senso di appartenenza e volontà di ergersi contro i trends e le classifiche di vendita, ben si poteva capire quanto "I'm The Man" abbia potuto incontrare non poche difficoltà ad emergere. Tuffiamoci dunque a capofitto nel pazzo mondo degli Anthrax, ancora una volta incorreggibilmente intenti a stupirci col loro modo di fare a metà fra il serio, il sornione e la presa in giro.

I'm The Man

Il primo che troviamo è proprio "I'm The Man (Sono il Migliore)", la titletrack, presentataci in apertura nella sua versione "radiofonica", e dunque priva delle espressioni spinte che troveremo invece nella versione successiva, quella "uncensored". Si comincia con un sonoro "ah. Aaaaaaaaaaah!!" e notiamo subito il battere deciso della batteria; ben presto si avvicenda, in questo inizio, un riff di chitarra che (incredibilmente!) non ha a che fare né col Rap né cl Metal.. in quanto è derivato da una canzone popolare ebraica, intitolata "Hava Nagila". Una trovata comunque vincente, dato si che il pezzo, proposto in queste vesti, coinvolge e si presta bene ad una "metallizzazione" stagliata su tempi di batteria molto cadenzati ed accattivanti, nonché precisi. Verso il diciottesimo secondo possiamo udire uno stacco deciso.. ed è proprio in questo preciso momento che i nostri cominciano a rappare alla grande, proponendoci una strofa tosta e decisa, sulla quale Joey si improvvisa MC sfoderando una prova incredibilmente coinvolgente. Il grosso del lavoro è svolto naturalmente da Bello Benante, bravissimi nel ruolo di beatmakers e vere e proprie macchine del ritmo. La pesantezza del tutto viene comunque "fornita" da Spitz Ian, i quali fanno sentire la componente metallica rendendo i beat pregni di rugginosità, non risultando mai invadente ma rendendo possente e massiccio il lavoro dei colleghi. Notiamo poi come sia disseminati, tatticamente, anche diversi effetti sonori "da  DJ", mai usati prima da nessuna band metal. Tutti i componenti, poi, danno una mano in sede di vocals. Spesso è Charlie a prendere la parola, scalzando Belladonna, mentre IanFrank Dan hanno delle piccole parentesi "soliste", risultando dominanti in fase di cori. Cori che possiamo udire soprattutto nel ritornello, il quale è molto più "Metal" delle strofe e gode anche di un cantare a tratti "disperato" ed istrionico, volutamente "fumettistico" quasi, nel suo parossistico manifestarsi. Tutto il pezzo, comunque, è costituito da particolari improvvisazioni, modi di cantare a metà fra il serio ed il faceto, trovate genialmente simpatiche come quella del minuto 1:55, momento in cui possiamo udire a mo' di stacco nientemeno che un frangente del ritornello di "Master Of Puppets". Altre citazioni ad altri artisti sono poi presenti qualche frangente dopo, nel momento in cui udiamo l'espressione "Shut up..!!, momento direttamente estratto dal brano "You Talk Too Much" dei RUN - D.M.C., contenuto nell'album "King of Rock" del 1985. Ancora, uno "yeah!!" nitidamente ascoltabile in seguito, tratto dal brano "(You Gotta) Fight for Your Right (To Party!)" dei Beastie Boys, direttamente estrapolato dall'album "Licensed To Ill" del 1986. Il brano ci propone dunque strofe e refrain molto semplici, che si avvicendano in maniera pazzamente irresistibile, inframezzate da effetti sonori; in tutto questo, gli Anthrax ci tengono ad apparire quanto più pazzi possibile, proprio per coinvolgerci in questo loro, meraviglioso vortice di follia allo stato puro. Passando al testo, posso senza dubbio affermare di non aver mai letto delle lyrics così fuori di testa! Se alcune volte i versi sono buttati lì a caso al solo fine di ottenere una rima / strappare una risata ("Charlie.. beat the beat! The beat you beat is the only thing harder's the smell of my feet! - "Charlie, batti il tempo!! Il tempo che batti è l'unica cosa più forte della puzza dei miei piedi!!"), in altri casi troviamo delle vere e proprie prese di posizione, nelle quali gli Anthrax si divertono letteralmente a mandare a quel paese (in maniera assai diretta) tutti i probabili oppositori. Un rap al veleno, nel quale i ragazzi si lanciano al grido di "noi siamo gli Anthrax ed odiamo i cliché!!", trascinandoci dietro di loro in una vera e propria lotta contro gli stereotipi e le forzature imposte da questi ultimi. Per la moltitudine delle band Metal, proprio come dicono i Nostri, il Rap è un altro mondo, opposto. Ebbene, per loro non è così ed anzi, ci tengono sarcasticamente a sottolineare quanto le loro rime sapranno colpire chiunque deciderà di opporsi alla loro volontà. Loro sono ragazzacci, sono i migliori, sono talmente pericolosi che dovrebbero stare in galera.. dunque, meglio non farli arrabbiare! Un modo in cui, dunque, la band rivendica la propria libertà di agire come vuole ma al contempo è abile  nel prendersi in giro. Il tutto è accompagnato da un videoclip che ci mostra vari momenti della vita on the road dei nostri, accompagnati dai fan e dalla loro proverbiale simpatia. Troviamo quindi altri versi letteralmente allucinanti, come una lunga perifrasi anatomico-biologica atta a descrivere l'organo sessuale maschile (perché in radio, "ca**o" non si può dire!) e tutto un continuo sottolineare quanto sia bello bere e mettere i soldi in banca (anche in questo caso, parole buttare alla rinfusa per creare una rima: "They drink the drinks, the drinks they drank.. i'll put my money in the bank! - Loro bevono drink, i drink che bevono.. metterò I miei soldi in banca!!). Per non parlare dei versi in cui si descrivono altre.. simpatiche abitudini. Come pulirsi il naso con le dita o emettere gas dal didietro ("Peto, i peti che peto.. mi scaccolo perché sono un ritardato!"), ed altre amenità. Se gli Anthrax volevano stupirci.. direi che ci sono riusciti in toto!

I'm The Man (Def Uncensored Version)

il disco continua con un'altra versione di "I'm The Man", denominata "Def Uncensored version", nella quale a cambiare non è praticamente nulla, se non la "non censura", per l'appunto, di termini come "shit" o "dick", questa volta udibili senza suoni atti a coprirne la pronuncia.

Sabbath Bloody Sabbath

Si prosegue con una cover di "Sabbath Bloody Sabbath", riproposizione "made in Anthrax" di un monumentale ed eterno capolavoro dei Black Sabbath. Pezzo di indiscutibile valore musicale, risale al 1973 ed assurge anche a titletrack dell'omonimo album, fra i più belli della discografia dell'era Ozzy. Quinto disco dei Sabbath, si rivelò un disco frastagliato da abbondanti contaminazioni progressive unite a loro volta alle sonorità dure e tipiche del combo inglese, come tutti sappiamo fra i fautori dell'Heavy Metal. Curiosità circa la nascita del brano: si narra che la genesi del riff principale sia da ricondursi ad un'idea di Tony Iommi, il quale in quel periodo stava fronteggiando un imponente "blocco della scrittura", una mancanza di creatività che lo stava lentamente conducendo nella frustrazione / rabbia più totali. Non riuscendo a comporre nulla che lo aggradasse, fu costretto (per trovare un po' di tranquillità ed ispirazione) a recarsi in un castello infestato di Clearwell, affittandolo per un determinato periodo. L'ambiente giovò incredibilmente alla vena artistica del Nostro, la quale rifiorì più potente che mai. Da qui, dunque, la nascita di questo grande capolavoro. Talmente uscito bene che "Sabbath Bloody Sabbath" fu eseguita pochissimo durante il tour intrapreso a supporto dell'omonimo album, a causa della fatica con la quale Ozzy riusciva a bissare in sede live quanto invece sfoggiato in studio. La versione degli Anthrax risulta sin da subito incredibilmente più dura e molto meno "evocativa" di quella originale. Se nel brano del '73, infatti, i Black Sabbath amavano come sempre giocare con le loro atmosfere esoteriche e sulfuree, non rinunciando comunque alla pesantezza, notiamo come per Scott e soci sia quest'ultimo il fattore da valorizzare ed esasperare. Non ci sono cambi di struttura, ma non troviamo neanche l'ombra delle meste melodie e delle atmosfere sabbathiane. Notiamo subito come il riff portante sia incredibilmente appesantito e la voce di Belladonna non risulti squillante come quella di Ozzy, al contrario; il frontman è intento a presentarci una prova che suoni tenebrosa, sempre eseguita in clean vocals ma comunque "massiccia", avvolgente. Le chitarre non smettono di rombare neanche in fase di refrain, mentre la batteria ed il basso sono sicuramente più invasivi di quanto non fossero gli strumenti di Butler Ward. La grinta della band è dichiaratamente percepibile, anche la velocità sembra portata su livelli sicuramente più elevati; un brano che dunque si veste magnificamente di Thrash, con l'immancabile poliedrismo vocale di Joey il quale nella seconda parte del brano si diverte ad assumere toni, questa volta, più acuti. Ottimo lavoro di basso da parte di Frank ed assolone da manuale, che rivede in chiave "Heavy 100%" lo splendido lavoro già eseguito dal Maestro Iommi. Minuto 2:54, come fu per i Sabbath, anche gli Anthrax assumono tempi e riff più serrati, portando il pezzo a raggiungere dei livelli di cattiveria sicuramente avvincenti. Momento che si protrae sino al minuto 4:10, frangente in cui Benante tiene un tempo dal gusto quasi tribale e le asce si divertono a scambiarsi riff in un dialogo di acciaiosa e massiccia possenza. I piatti vibrano, il singer è in disparte e possiamo dunque goderci appieno questa meravigliosa parentesi di Hard rock thrashizzato alla perfezione. Colpo di tosse prima della conclusione.. ed è proprio per questo, che gli Anthrax decidono di attaccare il riff portante di "Sweet Leaf", open track dell'album "Master of Reality" risalente al 1971 ed aperta anch'essa da un colpo di tosse. Il testo non viene toccato o rimaneggiato, anzi ci viene presentato in tutte le sue tragiche peculiarità. A cominciare dal titolo, così denominato per via di alcune ipotesi fra esse discordanti. Dapprima si pensò che i Sabbath avessero scelto tale denominazione per omaggiare il celebre film "Domenica, maledetta domenica" di John Schlesinger, datato 1971. La seconda e più probabile, invece, vuole il gruppo prendere spunto da un tragico avvenimento del  Gennaio 1972, accaduto nella città di Londonderry, situata in Irlanda del Nord. Erano anni di gravi tensioni sociali, e proprio in quella data si verificò un autentico massacro, passato alla storia come "Domenica di Sangue". Un gruppo di paracadutisti inglesi, molti dei quali estremisti protestanti, sparò infatti sulla folla uccidendo ben tredici persone, e ferendone cinquanta. L'azione venne compiuta a danno degli unionisti cattolici, ed ispirò successivamente anche la ben nota "Sunday bloody Sunday", cavallo di battaglia degli U2. Il titolo scelto dai Black Sabbath sarebbe dunque un gioco di parole atto ad introdurre il loro monicker nella denominazione, ed a ben leggere le liriche, sembrerebbe proprio che sia un fatto grave ad aver ispirato queste parole, riprese dagli Anthrax nella loro interezza. "Nessuno mai ti lascerà conoscere, quando chiederai il perché.. ti diranno di farti gli affari tuoi, riempiendo la tua testa di bugie". Versi che sembrano descrivere lo sgomento di un civile dinnanzi allo svolgersi di un tragico conflitto a fuoco. Perché la guerra? Perché la morte? Perché la violenza? I giornali, le tv, i politici.. nessuno vuole risponderci. Ognuno ci propina la sua visione dei fatti, senza mai approfondire alcunché. Dobbiamo credere ciò che LORO vogliono che noi crediamo, non dobbiamo essere curiosi. Dobbiamo accettare e sottometterci, vivendo nel panico e sperando di non essere noi, i prossimi. Guardiamo il tutto con occhi facili da ingannare, la visuale è distorta.. non capiremo mai. E così sentiamo la vita crollarci addosso, schiantarsi sulla nostra schiena. Come Atlante che sorregge il mondo, così siamo costretti a sopportare un peso atroce. La gente ci inganna, non abbiamo più motivo di esistere.. speriamo che la morte sopraggiunga presto, non ci interessa vedere un'alba in più. E' la vita stessa che, paradossalmente, ci sta uccidendo. Viviamo, dunque, solamente per morire.

I'm The Man

Il disco prosegue e si avvia verso l'apertura del lato B con un'altra versione di "I'm The Man", questa volta eseguita live e denominata "Extremely DEF Ill Uncensored version". Una versione che non cambia nella sua struttura ma viene impreziosita, se vogliamo, da ancora più irresistibile "demenzialità"; in quanto, in sede live, gli Anthrax sembrano realmente divertirsi un mondo nell'eseguirla, proponendo dialoghi tra band e pubblico, interagendo con quest'ultimo in maniera pressoché costante e divertente. "Charlie, fuck up!! - Charlie, fottiti!!", e sin da qui vediamo quanto il linguaggio colorito sia finalmente utilizzabile, vista l'assenza degli obblighi radiofonici. Un esempio molto estremo ma utilissimo per far capire quanto i Nostri prendano la palla al balzo per trascinare la loro audience nella pazzia più totale. Charlie, con la sua voce ruvida, si improvvisa cantante sfoderando per di più una performance di ottimo livello, con Belladonna che invece suona la batteria fungendo da beat maker. ScottFrank Ian sembrano divertirsi un mondo, il pezzo viene eseguito in maniera assai scanzonata e vede una grande partecipazione del pubblico, il quale è incalzato sino alla fine. Una cosa bella da notare è che, quando il brano si trova lì e lì per finire, viene chiuso da un laconico "One, two, three.. FUCK!!". Un prodotto, in sostanza, molto grezzo; una prima esecuzione live, nella quale lo spirito di goliardia viene spinto al massimo e quei pochi riff fatti metal son secchi e cattivi al punto giusto.

Caught in a Mosh

Andando oltre, ci avvicendiamo dunque agli ultimi due brani del lotto. Il primo è "Caught in a Mosh (Capitato in una rissa)", monumentale che confluirà direttamente nel masterpiece "Among the Living", propostoci live come il suo predecessore. Un brano che in queste vesti risulta a dir poco mostruoso, facendo notare quanto gli Anthrax siano veri e propri animali da palcoscenico, e quanto quest'ultimo costituisca la loro vera e propria dimensione. Fedelissimo nella struttura originale, il brano si scatena in tutta la sua potenza, portatore sano di quel Thrash che ti fa scuotere la testa senza mai concederti neanche un attimo di pausa. Aperto dalle urla adoranti di un pubblico in fibrillazione, è subito Belladonna ad aizzare la folla di Dallas, Dando preciso ordine ai suoi di iniziare la mattanza. Basso frastornante di Frank, ritmo frastornante di Charlie dedito a percuotere selvaggiamente il suo drum kit e riffing serratissimo, con piccole digressioni melodiche unicamente sfoderate nel ritornello, grazie soprattutto alla voce di un Belladonna sugli scudi. I Nostri danno dunque vita ad un assalto da manuale, in cui la violenza la fa da padrone: un susseguirsi letale di strofe durissime e refrain più ariosi, sino all'arrivo del minuto 3:04. Frangente che comporta un definitivo inasprimento dei toni ed aumento della velocità. Urlo di belladonna ed assolo piazzato in maniera tattica, atto a dilaniarci con una serie di note squillanti, perfette rasoiate emesse da uno Spitz evidentemente in grande forma. Charlie Frank non la smettono neanche un secondo di macinare ritmi precisi e tutto può dunque risolversi in una nuova strofa, possente e rocciosa quant'altre mai. Ultimo refrain ed è dunque tempo per i nostri di fermarsi per rifiatare.. solo per presentarci il pezzo successivo. Violenza genera violenza, e difatti, le liriche di questo brano non parlano certo di quella "friendly violent fun" che ci aspetteremmo di trovare lungo i versi, leggendo la parola "mosh". Tutt'altro, il brano permea di frustrazione e volontà di liberarsi di pesanti e ingombranti zavorre. Le quali sembrano affliggere in maniera atroce il protagonista, che non sa più dove (letteralmente) sbattere la testa. Tutto sembra opprimere, la gente parla e straparla, ci giudica, ci dice cosa fare / non fare. Opinioni non richiesti, regole, obblighi, doveri.. persino in casa nostra, le cose sembrano seguire questo asfissiante copione. Non riusciamo più a sopportarlo, alcune volte ci sembra realmente di vivere all'interno di una rissa, continuamente spintonati e presi a pugni e calci. Perché nessuno ci ascolta? Perché la gente non vuol capire che vogliamo solamente essere lasciati in pace? Eppure, sono semplicissime parole di sfogo, comprensibili ed assimilabili da chiunque. Non riusciamo a resistere un minuto di più, tutto quel che possiamo fare è ribellarci e letteralmente schiacciare le stupide convenzioni che ci vengono imposte. Lottare, per farci valere all'interno di questa terribile rissa. Pugni, sangue, sudore.. questi i nostri passaporti verso la libertà.

I Am The Law

Dicevamo dell'introduzione al brano successivo in chiusura di "Caught..", pezzo seguente che si rivela essere proprio "I Am The Law (Io sono la legge)", anch'esso presentato in versione live e sempre eseguito a Dallas. Come già è stato per le due precedenti tracce, a colpirci è sicuramente l'ottima qualità audio, la quale gioca molto a favore (soprattutto) della voce di Belladonna, che risulta perfetta e priva anche della più piccola sbavatura. In generale, le voci sono state molto valorizzate, anche perché ad imperversare nel medesimo "stato di grazia" sono anche i cori, decisamente ben registrati e resi alla perfezione. E' proprio il frontman ad introdurci il pezzo, facendo riferimento a Judge Dredd (protagonista delle liriche); subito ci viene proposto un riffing meravigliosamente stagliato su tempi quasi marziali, ben scanditi dalla coppia ritmica (a dir poco perfetta). Si prosegue in questo modo anche quando Belladonna ritorna nelle vesti di cantante e comincia a dar vita ai versi del brano, perfettamente eseguito e fedelissimo, nella sua struttura, a quanto abbiamo già avuto modo di udire in studio (brano sempre tratto da "Among the Living"). Strofe e refrain si susseguono in maniera perentoria, soprattutto nel ritornello possiamo notare quanto i cori rendano bene anche in sede live, proprio come sostenevamo pocanzi, parlando della resa live delle voci. Minuto 3:26, si abbandonano i tempi marziali e cadenzati per approdare in un tripudio di velocità e violenza senza quartiere. Pogo, Mosh, violenza, i nostri esplodono letteralmente e decidono di pigiare al massimo l'acceleratore. E' in questo clima di mattanza sonora che fa dunque capolino l'assolo, particolarmente ben eseguito e violento proprio come il contesto in cui è inserito (per di più, leggermente allungato). Un folle dipanarsi e susseguirsi di note, le quali si avvicendano dapprima verso un momentaneo rallentamento ma poi continuano a correre; non più in maniera forsennata ma sicuramente sostenuta. Joey non la finisce neanche per un secondo di incitare il pubblico, tutti ormai pendiamo dalle sue labbra e siamo decisissimi a lanciarci nel pit, per essere travolti dalla follia di un'audience in visibilio, la quale sta letteralmente crollando dalla fatica sotto i colpi di una band intenzionata a far piazza pulita. Davvero una prova monumentale. Il testo, dal canto suo, ci viene presentato ancora una volta fedelmente, senza variazioni rispetto all'originale. Come abbiamo già detto, il protagonista delle lyrics è il personaggio dei fumetti Judge Dredd, poliziotto del futuro e tutore della legge in una città immersa in un futuro assai remoto. In una società allo sbando ed abbisognante del pugno di ferro, egli amministra la giustizia in maniera severa ed inflessibile, castigando duramente tutti i trasgressori. Dredd fa parte infatti di un corpo d'elite denominato "i Giudici", una particolare divisione della polizia che può beneficiare dell'appoggio incondizionato del Governo, il quale sfrutta questo corpo per salvaguardare la propria posizione. Ogni giudice è dotato di un potente armamentario avveniristico, accessori non concessi a nessun poliziotto normale, men che meno ad un civile. Il Giudice è solito esprimersi con la frase "la legge sono io", catchphrase che dà anche il titolo al pezzo qui analizzato. La serie, a detta dei suoi creatori, nasce senza dubbio per intrattenere i lettori, incorporando in sé molti cliché tipici della fantascienza (futuri distopici, olocausti nucleari, società organizzata in megalopoli, orde di mutanti, terre contaminate), ma al contempo vuole essere una profonda satira e condanna nei riguardi del corpo di polizia, il quale negli anni di creazione di Dredd sembrava aver raggiunto un potere tale da poter agire, come il protagonista, a proprio piacimento, fregandosene altamente delle leggi ma anzi imponendo la propria, quella della violenza e della punizione arbitraria.   

Conclusioni

Arrivati alla fine di questo breve viaggio, è tempo di tirare le consuete somme circa il materiale appena passato al setaccio. Cosa dire, dunque di questo "I'm The Man"? Possiamo senza dubbio affermare, alla fine, quanto sia bella e convincente l'idea alla sua base: una scelta senza dubbio assai coraggiosa, inusuiale, anche molto "pericolosa" vista la forte elitarietà che dominava il movimento Thrash degli anni '80. Il Rap avrebbe potuto far breccia nel cuore di tutti i metallari? Magari non nella loro totalità, ma senza dubbio nell'animo di quei molti che accolsero entusiasti questa folle trovata, facendo vincere all'EP nientemeno che un disco di platino. Un concept molto strano ma ben prodotto e sviluppato, nel suo complesso; poche tracce ma ben efficaci, anche se forse poteva essere evitata la forte ripetitività della titletrack, proposta davvero in tutte le sue salse. Intendiamoci, una titletrack incredibilmente valida, coinvolgente e simpaticissima.. ma che avrebbe reso il doppio se, magari, fosse stata accostata ad un altro inedito dal sapore Rap Metal. O magari proponendo altre belle registrazioni live, in quanto il Lato B di questo disco si è rivelato incredibilmente potente ed esaltante, da quel punto di vista. Nel complesso, però, i difetti sono questione di lana caprina, in quanto il disco ci fornisce un esperimento pazzoide ma magistralmente eseguito, proprio perché gli Anthrax ci hanno presentato una visione del cosiddetto Rap Metal non assolutamente distante dalla loro attitudine. Abbiamo imparato ad apprezzarli per il loro essere un gruppo sui generis, mai scontato, mai banale, sempre dominato da un alone di matta voglia di sperimentare. Ebbene, anche avvicendandosi con questo nuovo mondo, i Nostri sono rimasti loro stessi, portando gli Anthrax nel Rap e non viceversa. Omaggiare dunque questo nuovo genere musicale, assieme agli altri artisti che lo compongono, si è dimostrata essere stata una bella scommessa, vinta ampiamente ed a mani basse, anche e soprattutto per la qualità musicale, prim'ancora che per i dati di vendita. Avere la stessa risposta di critica e pubblico che si avrebbe per un disco, mediante un EP, non è cosa da tutti, visto che questo formato è da sempre riservato al culto e all'underground. Eppure, gli Anthrax ci sono riusciti in maniera ottima. A mio avviso, dunque, un EP molto buono nella sua complessità, sicuramente da ascoltare e piacevole da assimilare, proprio perché facile ed immediato, molto scanzonato ed allo stesso tempo divertente. "I'm The Man" ha inoltre il grande pregio di farci udire un band veramente tosta nella sua versione live, un gruppo intento sempre a pestar duro senza mai sbavare o commettere passi falsi, che dunque "tranquillizza" i fan facendo capire come il Rap sia stata un'eccezione.. mentre il lato Thrash, al contrario, risulta essere sempre la parte dominante. Musica senza fronzoli, diretta come un pugno in faccia. Insomma, un EP che ci mostra gli Anthrax per quelli che sono: irresistibili goliardi, giullari del Thrash.. ma anche e soprattutto musicisti tosti e capaci, in grado di tenere banco per un intero live senza mai annoiare la propria audience. 

1) I'm The Man
2) I'm The Man (Def Uncensored Version)
3) Sabbath Bloody Sabbath
4) I'm The Man
5) Caught in a Mosh
6) I Am The Law
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