ANOREXIA NERVOSA

Redemption Process

2004 - Listenable Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
23/07/2011
TEMPO DI LETTURA:
5,5

Recensione

Il 9 Novembre del 2004 usciva il quarto album della band symphonic black metal francese degli Anorexia Nervosa intitolato "Redemption Process".  Non lo definirei esattamente un pessimo disco, soprattutto considerando che fino ad allora avevano realizzato 3 dischi davvero anonimi, quindi mi pare giusto quantomeno apprezzare lo sforzo del quintetto transalpino nel cercare nuove soluzioni che li rendano più caratteristici: il problema principale delle prime release era proprio questo, il fatto di risultare complessivamente come un disco anonimo nonostante alcuni passaggi interessanti.  Insomma la mancanza di personalità non è certo stata colmata, ma se non altro non siamo davanti ad un pessimo disco, anche perchè l'autoproduzione sembra rendere un pò più accettabile un lavoro che comunque resta abbastanza insapore. E dire che le premesse sembrano buone, infatti dopo aver schiacciato il tasto Play si entra in un'atmosfera arcana e misteriosa con la bella "The Shining", uno dei brani più azzeccati in assoluto della loro discografia anche andando ad analizzare il songwriting, che risulta piuttosto coinvolgente, per merito soprattutto della convinzione e della grinta con cui Rose Hreidmarr esegue lo screaming, evidenziando comunque di non brillare certamente in questa tipologia di vocals. Anche la sezione ritmica svolge complessivamente un buon lavoro mostrando una buona sintonia che li porta ad avere un sound particolarmente armonioso. Con la successiva "Antinferno" invece iniziano le note dolenti: sin dalle prime battute l'armonia che dominava nel brano precedente sembra svanire nel caos più totale: in alcuni passaggi sembrano addirittura improvvisare sul momento quali note eseguire, quasi non riuscissero più a proseguire. Se non altro mi sento di salvare il pregevole working di Neb Xort alla tastiera, che cerca vanamente di mantenere su livelli accettabili un brano totalmente insufficiente. Un intro melodioso di archi apre le porte a "Sister September", un altro dei pochi acuti del disco, brano nel quale la performance di tutti e 5 i componenti è più o meno positiva, soprattutto verso metà canzone, quando assistiamo ad accettabili cambi di tempo che rendono se non altro il brano un pò più interessante e particolare. L'andamento altalenante di Redemption Process prosegue con la scialba "Worship Manifesto", probabilmente il brano meno coinvolgente del disco: a mio avviso salvabile solamente il drumming di Nilcas Vant che sorregge inutilmente una track davvero poco riuscita. Ed ecco che dopo un pessimo brano giungiamo all'interessante cavalcata apocalittica intitolata "Codex Veritas", certamente non un capolavoro compositivo tenendo conto della struttura ma quantomeno ha un'aria epica-decadente che la rende orecchiabile e quindi piacevole, soprattutto nelle inserzioni dai toni classici. La successiva è "An Amen", un brano che vuole apparire cattivo ed energico ma che finisce per essere scontato ed abbastanza simile a quelli già ascoltati. In chiusura troviamo "The Sacrament", che in un buon album finirebbe per risultare un brano poco incisivo, ma che nella mediocrità di Redemption Process finisce per spiccare forse al di sopra di tutti. Questo grazie soprattutto al preciso e coinvolgente riffaggio di Stefan Bayle, in una delle sue rarissime prestazioni sopra le righe, e alle belle clean vocals nella parte conclusiva. Concludendo non posso certamente classificarlo come buon album essendo il quarto full lenght di una band che proprio non riesce a sfondare. A proposito di questo mi auguro che la lunga pausa di riflessione che sta seguendo questa release porti a qualcosa di buono per il futuro.


1) The Shining
2) Antinferno
3) Sister September
4) Worship Manifesto
5) Codex Veritas
6) An Amen
7) The Sacrament