ANNO MUNDI

Land Of Legends

2019 - Black Widow

A CURA DI
ANDREA CERASI
04/04/2020
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Il monicker è altisonante e riprende la celebre canzone contenuta in "Tyr", il disco più epico dei leggendari Black Sabbath. In effetti, il periodo in cui il vocalist Tony Martin militava nella band di Iommi ha avuto un'influenza enorme sul sound adottato dai romani Anno Mundi, anche se questi ultimi non si presentano affatto come epigoni, visto che i connotati epici e le strutture quadrate dei singoli pezzi dei Sabbath di fine anni 80 scalfiscono solo marginalmente il nuovo lavoro in studio: "Land Of Legends". Al di là del titolo, questo mondo di antiche leggende elaborato dalla band affonda le proprie radici nel doom dei primi Black Sabbath e lo contamina con l'esoterismo prog dei primi Uriah Heep, per un mix affascinante e pienamente riuscito. Paragone azzardato? Neanche troppo, perché basta dare un ascolto all'album per capire che dietro c'è uno studio meticoloso nella composizione delle canzoni, come anche per la calda e genuina produzione che ci riporta indietro nel tempo, dritti ai mitici anni 70. Proprio questa minuziosa ricerca sonora, condita dai soliti problemi che funestano le band indipendenti, ha allungato in maniera esorbitante i tempi per la realizzazione dell'opera, la cui gestazione è stata lunga e particolarmente stressante. Rispetto al disco di esordio, "Cloister Graveyard In The Snow" (2011), poi ribattezzato "Window In The Sky" (2013), gli Anno Mundi si presentano con una nuova formazione e una nuova etichetta sulla quale fare affidamento, la genovese Black Widow Records. "Land Of Legends" affascina sin dalla copertina, splendida e dall'antico sapore, laddove un castello scolpito nella roccia si affaccia su una vallata spettrale, tra macerie e vecchi riti ancestrali tutti da scoprire. Il clima cupo e misterioso dell'art-work, presente in tutti i lavori del gruppo, ben rispecchia il contenuto di un album che si snoda velenoso in cinque brani abbastanza articolati e di lunga durata, nei quali la formazione capitolina palesa tutta la sua esperienza, tra cavalcate doom metal e passaggi sognanti ricamati su pennellate acustiche e sinfoniche, e in più si fa largo tra i rintocchi delle leggiadre tastiere e gli strumenti e i cori degli ospiti in studio (il chitarrista degli Agorà Renato Gasparini, il violinista Alessandro Milana, le voci di Francesca Luce, Emanuele e Alessio Livi, il basso di Domenico Dente). Il mondo degli Anno Mundi viene suddiviso in una manciata di brani, a loro volta frammentati in diversi capitoli, per un viaggio stratificato e altamente progressivo, sintomo di una band che non ha paura di osare e che cerca di discostarsi dal suono dei precedenti album, più heavy e diretti. Le molteplici idee dei singoli componenti, Alessio Secondini Morelli alla chitarra, Flavio Gonnellini al basso, Federico "Freddy" Giuntoli alla voce, Mattia Liberati alle tastiere e Gianluca Livi alla batteria, si amalgamo in modo fantastico, garantendo una grande atmosfera, scorrevolezza e testi intelligenti che partono dalla mitologia e riflettono sul futuro del mondo. "Land Of Legends" è un album compatto che va assaporato dall'inizio alla fine, dagli odori forti che rievocano epoche lontane e profumi intensi che inondano i polmoni di piaceri risvegliati; e se il suono del vinile non vi basta, c'è quello del formato cd, arricchito dall'album-bonus "Rock In A Danger Zone" (2018), precedentemente autoprodotto e distribuito solo in lp in copie numerate. A questo punto non resta che addentrarci in questa terra di leggende, nel tunnel oscuro ritratto in copertina, per poi affacciarci sulla tetra vallata dominata dal castello di roccia, alla scoperta dei contenuti musicali e delle tematiche composte dagli Anno Mundi.

Twisted World's End

Ispirato al romanzo del celebre scrittore e alpinista Mauro Corona, "La Fine Del Mondo Storto", che racconta l'esaurimento di ogni forma di energia in un mondo condannato alla sua distruzione, dove i sopravvissuti dovranno rinunciare alla tecnologia acquisita nei decenni per tornare a convivere con la natura, Twisted World's End è un'introduzione eccellente. Le linee doom vengono costruite con grande mestiere, la chitarra di Alessio Secondi Morelli alimenta il brano con fraseggi graffianti e oscuri. Dal delicato arpeggio iniziale la sezione ritmica si irrobustisce e Federico Giuntoli arriva intonare questo canto di morte, che è anche un grido di speranza per la rinascita dell'umanità. "Niente più domani, nessun posto dove andare, ogni cosa cade, ogni cosa brucia. Io andrò avanti, giorno dopo giorno, ma i fiumi del male scorrono sulla terra". I fiumi del male sono il simbolo delle nefandezze dell'uomo, che ha condannato il pianeta, prosciugandolo delle sue energie. Non resta più nulla, e mentre il pezzo si rafforza, trasformandosi in una cavalcata doom, ecco il secondo verso: "Madre Natura, ascolta il nostro triste pianto, siamo soli e confusi, ma donaci i tuoi frutti. Fuochi notturni, la Mona Lisa brucia, l'inverno sta arrivando e tanti moriranno". L'acuta voce di Freddy declama questo passaggio sofferto, dove ogni cosa ormai sembra priva di senso, dove tutto è perduto, ma in questo rito ancestrale si prega la Madre Terra per la salvezza. Il duello tra basso e batteria è uno scontro che sa di battaglia, a evidenziare il contrasto raccontato nelle liriche tra il genere umano e il mondo intero. È una lotta di sopravvivenza, e allora bisogna dimenticare la modernità per fare ritorno ai vecchi valori: "Il vecchio uomo sta piantando i semi sulla terra, le sue vecchie dita rinsecchite sanno cosa fanno. La gente va alla deriva mentre l'inverno avanza. Tutti quanti sentono un scricchiolino nelle proprie ossa". Morelli si lancia in un grande assolo, conducendoci nella coda finale. La ritmica è sempre la stessa, doom metal potente e claustrofobico, e così l'atto-ultimo giunge poco prima dell'arpeggio: "Legno e plastica, ogni cosa brucia, l'inverno sta per giungere e troppi moriranno. Nessun domani, nessun luogo dove rifugiarsi, solo il vecchio saggio ci potrà salvare tutti". Solo chi saprà guardare al passato riuscirà a sopravvivere, tutti gli altri periranno, spazzati via da Madre Natura.

Hyperborea

Il brano più lungo dell'album si intitola Hyperborea, gioiello progressivo suddiviso in tre parti. Questo pezzo ha una struttura bizzarra, poiché avanza lentamente con una alta carica sinfonica e psichedelica, tutta strumentale, per poi esplodere nella terza ed ultima fase. A - Dreams: la chitarra acustica è nostalgica e sembra aprire a un mondo sognante e idilliaco. Iperborea, secondo la mitologia greca, era una terra leggendaria situata a nord del mondo, con sei mesi di luce e di sole e sei di notte, e popolata dal popolo degli iperborei. Gli iperborei erano giganti che vivevano in serenità, godendo di una terra paradisiaca. Il primo blocco è gioioso, raffinato, dove il dolce violino di Milana assomiglia al cinguettio di un uccello che saltella sulle placide note di chitarra acustica. Vengono in mente i geniali brani strumentali di una band come i Camel, e ciò non può che far contenti. Siamo in piena fase prog e il ritmo è ancora leggiadro. Le tastiere di Mattia Liberati intervengono, dapprima timide, poi sempre più presenti, dando una sensazione alienante, cosmica. Siamo ai confini del mondo, nella terra di questi giganti del nord. B - Nenia: nel secondo blocco la musica cambia tono, facendosi più cupa e ossessiva, le tastiere sferzano come il gelido vento del nord, e in sottofondo giungono voci sconsolate che intonano una cantilena straniante. Il violino improvvisa suoni vertiginosi, dunque emergono batteria e chitarra elettrica. C - The Last Flight: nella terza parte si recupera il tono doom, e così Freddy torna al microfono: "Cittadini di un sogno, Utopia che diventa realtà, il vuoto nei loro occhi. Questa non è una vita perfetta, gli immortali di Hyperborea. Città di sogni segreti, non solo persone ma creature, la gioia rimpiazzata dall'indifferenza". Il sogno di infrange, la terra che sembrava idilliaca non è affatto così perfetta. È una città fitta di segreti, queste creature giganti non sono personaggi affabili ma piuttosto egoisti, la gioia viene dunque a scontrarsi con l'indifferenza. La vita perfetta non esiste, ed è questo l'amaro canto del vocalist, proseguendo il mood drammatico dell'album. "Dove la musica non è piacere, e le arti non gratificano. Tutte le voci dei bambini svaniscono e le passioni non hanno più bisogno di amore". Se il testo si fa via via sempre più disilluso, la sezione ritmica si trasforma in un vortice di suoni morbosi e schizofrenici. Cori e contro-cori, tastiere dai cupi rintocchi, riffing velenosi e un basso grondante sangue si scontrano in una danza spettacolare che rappresenta le turbolenze della vita stessa. "Quando tutti sono stanchi di vivere, lo spirito delle arti scema. Quando tutta la gioia svanisce e la noia domina il mondo". In questa terra non hanno più importanza l'arte o le emozioni. Non c'è musica e non c'è amore che possano allietare le giornate degli abitanti di Iperborea. Persino il sesso è concepito come mera riproduzione: "Quando il sesso è riproduzione e la vita è senza meta, il grigio cammino dell'esistenza che fa perdere all'uomo orgoglio e anima". Su base doom parte l'assolo, pungente, gelido come la terra al confine nord, poi le linee melodiche si addolciscono, facendosi più docili, ma pur sempre amare: "Guarda lontano, cammina lentamente, senza pensare, trascinando gli arti, senza pronunciare parole, senza sorridere. Non voltarti, l'anima assente oltrepassa la linea, schiavi e servi sono pronti a morire". Le tastiere irrompono con vigore creando un break, il tempo resta sospeso, un buco nero prima della caduta: "Il primo volo salta nel burrone, l'ultimo volo muore nel sangue. Tutti quanti sperano di unirsi agli Dei".

Dark Energy

Dark Energy è breve e concisa, una ballata acustica di grande effetto. In soli tre minuti troviamo, sospesi su un tappeto elettronico, dolci riff di chitarra acustica, e la bella voce di Freddy a cullarci in questo tetro torpore. "Oscura energia che si muove intorno, la puoi sentire ovunque, il suo potere ti spinge a terra. Falsi profeti confonderanno la tua mente, eterna battaglia per la possessione della tua anima". In un mondo caduto in disgrazia, in un clima apocalittico, ogni uomo è schiavo di un'oscura energia che lo getta a terra e lo soffoca. Il seme del male è stato piantato dall'uomo millenni fa, e nel corso del tempo sono nati centinaia di falsi profeti che hanno infettato le menti delle persone, impossessandosi delle loro anime. La voce è sofferta, la cantilena è desolante, e continuiamo a camminare attraverso questa terra martoriata. Si passa al secondo blocco: "Oscura energia che gira intorno a noi, nelle profondità del cuore tu sai che ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. L'abisso che hai visto da tanto tempo, ora guardati dentro e portalo nel tuo cuore". Nella miseria del mondo, prende forza la consapevolezza individuale nel decidere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. C'è chi combatte, riuscendo a non farsi influenzare negativamente dal falso profeta. Eppure questo abisso profondo fa parte della nostra natura, lo conserviamo nel cuore. A questo punto la voce principale viene raggiunta da quella dell'ospite in studio, Francesca Luce, ex vocalist della band post punk Marbre Noir e attuale vocalist dei Porpora. Il lato A si dissolve così, morbidamente, e lascia profonde riflessioni e un retrogusto piacevole sul palato.

Hyperway To Knowhere

La strumentale Hyperway To Knowhere apre il lato B del vinile. Le tastiere rintoccano, aggredendo l'ascoltatore, plagiandolo, trasportandolo nel loro mondo soffuso e astratto. Quasi veniamo proiettati nello spazio, a bordo di una navicella diretta ai confini della galassia. L'aspetto sinfonico qui emerge maggiormente, assomigliando a un antico rito, e allora le tastiere godono di maggiore spazio, prendendosi la scena. L'andamento è pacato, il riffing di chitarra punzecchia l'udito, per poi stemperarsi poco dopo, lasciando riecheggiare solo gli effetti sonori prodotti da Gianluca Livi. Si riparte con un arpeggio, affascinante, magnetico, e poi il corpo della canzone prende la forma di una serpe che ondeggia sinuosa e pericolosa sulla sabbia, nascondendosi sotto le macerie di una città distrutta. Superiamo la metà e si rafforza il drumming quadrato di Livi, che sfida a duello le tastiere di Liberati. Ecco che Alessio Secondini Morelli si lancia in un bellissimo assolo, sovrastando gli altri strumenti e mettendosi in luce, conducendoci lentamente alla fine.

Female Revenge

Il verso di un rapace in volo introduce forse il brano più ambizioso del disco, l'epica Female Revenge, specie di racconto mitologico ma dal sapore moderno, nel quale facciamo la conoscenza di una divinità femminile capace di sottomettere chiunque. I cinque capitoli che compongono la canzone sono una delizia. Silent Flight in The Night - Part 1: l'atmosfera è misteriosa, il ritmo cadenzato, le note sono sussurrate e danno brividi sulla pelle, poiché presentano la strana e affascinante figura: "E nella notte lei si alza in volo, con la grazia di una piuma, il suo cuore pregno di risentimento e oppressione. La sua anima piange per la vendetta centenaria, la caccia selvaggia è appena iniziata". Il ritorno di questa Dea ha il sapore della vendetta, una vendetta secolare, giunta proprio alla fine del mondo. La chitarra di Morelli si scatena, inerpicandosi tra le rocce, andando a scovare la tana del rapace. Succubus Seductress - Part 2: il cambio di tempo viene annunciato da un break, dunque basso e chitarra si distendono in una serie di fraseggi muscolosi, accompagnati dal rintocco di campane. Il brano si trasforma in una cannonata heavy metal: "Un tuono di luce, le ali si aprono nella notte, i suoi occhi congelano di paura. Un incanto che fuoriesce dall'inferno per andare a caccia. I suoi movimenti felini, le sue labbra rosso sangue, un orgoglio selvaggio che schiocca come frusta. E quando le candele bruciano, in quella fiamma puoi sentire i suoi sospiri provenienti dagli inferi". La divinità si prepara all'attacco, fuoriesce dalla sua tana e scende giù in picchiata per affrontare le sue prede. Farà una strage, come sottolineato in quello che possiamo definire il primo refrain: "Il rivestimento dei sogni è rovinato, stanotte incontrerai la mia anima. Oscuro potere senza controllo, io sono la padrona delle oscenità. I tuoi desideri sono i miei ordini, frantumerò la tua timidezza per portarti nelle terre selvagge". Nessuno riuscirà a sopportare il fascino della Dea, tutti capitoleranno sotto le sue grinfie. Il parallelismo tra divinità-rapace infernale e donna seducente è chiaro, metafora che da sempre accompagna il rock n roll e il blues. Qui siamo in una veste più epica, e perciò più coinvolgente. "Seduzione, calore e serenità, tenerezza esplosiva nei suoi baci, lei si muove su tacchi alti, adora i vestiti neri, le calze a rete sono le sue armi. Una passione ardente si risveglia, quando ti accarezza la pelle, il male non è mai stato così dolce." The She-Wrestler - Part 3: intervengono ancora le tastiere per una bella parentesi sinfonico-esoterica: "La sua unica essenza distrugge la volontà dei suoi avversari, sarai rapito dall'occhio del suo ciclone, da un incanto brillante, e il suo fascino ti porterà alla rovina", qui si cerca di dimostrare la forza onnipotente della figura femminile, ma anche la sua capacità di attrazione nei confronti del malcapitato: "Muove il collo e i fianchi come un serpente, lo spirito di Red Sonja vive in lei, cuore di vendetta. Sai che lei è una combattente perché il suo desiderio la alimenta di un potere feroce". La citazione di Red Sonja, personaggio della Marvel, è emblematico, visto che si tratta di una guerriera coraggiosa ma anche dotata di una forte carica erotica. In questo caso Morelli produce i suoi migliori assoli, dinamici e adrenalinici. Lover Unchained - Part 4: il ritmo rallenta e si apre una bella parentesi melodica, contornata da cori: "Ora lascia che lei si mostri con la sua passione e il suo amore candido, proprio come un giglio bianco. Lei ha dovuto combattere duramente contro i dogmi errati dell'oscurantismo. Ora conosci gli sbagli che portano alla guerra, e di quando lei è stata scacciata dal paradiso". Emerge una riflessione sul potere femminile e sull'idea errata della società patriarcale, per questo il messaggio dato dal brano è moderno. Intanto proseguono gli assalti sonori del chitarrista, che vanno ad infrangersi nell'ultima fase. You Know Me Now - Part 5: l'uomo ormai è stato sedotto, non ha più scampo, e l'infatuazione sboccia improvvisamente: "Ora la conosci, allora ci vediamo, compagno, spero di rivederti presto, dammi la mano per scoccarti un bacio. Giuro a me stesso che non dimenticherò mai, ora in me c'è il tuo spirito, come scolpito nella pietra". La fusione del fascino femminile con la forza maschile eleva lo spirito, generando un essere perfetto, un angelo del nuovo mondo. "Spero di rivederti ancora, lascia che baci la tua mano per dirti addio, mia forte padrona. Resta ancora qualcosa di te, dopo tutta questa avventura, potrebbe essere il tuo sguardo, puntato verso un mondo di mistero". Restano i cori di Francesca Luce, che stemperano la foga musicale, e le gli accordi di basso che rimbombano nella tetra atmosfera. Infine, il rapace spicca il volo e torna nella sua tana, nascondendosi ancora tra le cime delle montagne, al riparo da tutto.

Conclusioni

Come detto in apertura, le macerie sono sempre presenti nelle copertine degli Anno Mundi, perché evocano inevitabilmente sentimenti antichi e antichi scenari dove ambientare le loro composizioni. Diciamolo pure chiaramente, copertine del genere attraggono l'occhio e sono molto affascinanti, e ovviamente sono un valore aggiunto per il formato fisico. Tra le rovine la band ritrova se stessa e rinasce, descrivendo mondi lontani, distopici e disillusi. Le tematiche cupe, ricche di mistero e di fascino, si rispecchiano nelle cadenze doom, ma trovano la loro spinta emotiva nelle fasi progressive. Il comparto tecnico ha grande esperienza e nonostante le palesi influenze hard rock anni 70 riesce comunque da trasmettere personalità e classe, merito anche di una formazione rimaneggiata e piuttosto fresca. "Land Of Legends" è un gran bel disco, c'è poco da fare, selvaggio e seducente, si mostra in tutto il suo oscuro splendore per far rivivere emozioni viscerali e paesaggi incantati, che affondano radici nel mito. I tratti epici non sono neanche troppo velati, ma devono scontrarsi con momenti sinfonici e melodie oniriche. Il brano di apertura, "Twisted World's End", è il più pesante in scaletta, si tratta di un puro doom metal le cui liriche sono ispirate dal libro "La fine del mondo storto" di Mauro Corona e riflettono su una possibile catastrofe mondiale che potrebbe far quasi estinguere il genere umano e provocare una nuova glaciazione. In questa atmosfera terrificante, i sopravvissuti saranno solo coloro che conserveranno le vecchie saggezze contadine. Il tutto è una riflessione sui danni della modernità e sull'impatto dell'uomo sulla nostra povera terra. In "Hyperborea", sognante e catastrofica canzone suddivisa in tre parti, ha un inizio sinfonico che via via si irrobustisce lentamente e con passo cadenzato, proseguendo la descrizione di questo mondo in rovina che ha perso ogni valore, dove i popoli vivono stancamente privi di emozioni, dove né l'arte, né il sesso, né le risate dei bambini hanno più alcun senso. Un pianeta asettico inghiottito da un'energia misteriosa e atroce, la stessa raccontata nell'acustica e raffinata "Dark Energy", breve perla che chiude il primo lato del vinile. Il secondo lato, invece, comprende due lunghi brani, il primo strumentale e di grande impatto, "Hyperway To Knowhere", fortemente esoterico, e la bellissima "Female Revenge", suite composta da ben cinque parti che alternano momenti delicati ad altri possenti, e che descrive il fascino felino e quasi imbarazzante di una donna-divinità, che ogni uomo seduce col suo sguardo e che governa un mondo tetro grazie alla sua astuzia. Nel cd troviamo l'album "Rock In A Danger Zone" in aggiunta, regalo per tutti gli appassionati. Questo lavoro però si discosta dalle atmosfere e dallo stile di "Land Of Legends", risultando più quadrato e meno dispersivo, con un tocco solare in più, fatta eccezione per l'epica e ottima "Megas Alexandros" e la rocciosa "Pending Trial". Ma "Land Of Legends" è l'opera migliore degli Anno Mundi, perché simboleggia un percorso voluto e ricercato nel corso degli anni. Penso proprio che la band abbia trovato il sound perfetto, così opprimente, così cupo, così coraggioso: lunghi brani doom costruiti sulle chitarre di Morelli e sul basso di Gonnellini, contaminati da una forte componente prog che poggia sulle sapienti tastiere di Liberati, e poi i fendenti ben calibrati del batterista Livi e l'ugola di Freddy che ci prendono per mano e ci accompagnano in epoche lontane, per raccontarci amare storie di miti e di mondi distrutti.

1) Twisted World's End
2) Hyperborea
3) Dark Energy
4) Hyperway To Knowhere
5) Female Revenge