ANNIHILATOR

Schizo Deluxe

2005 - AFM Records

A CURA DI
SAMUELE MARIANI
25/01/2017
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Gli Annihilator, per quanto riguarda il Thrash, non sono per forza di cose uno di quei gruppi da annoverarsi fra i padri fondatori di quest'ultimo; è certo, però, che i Nostri hanno in seguito ed effettivamente donato un bel (e proverbiale) "qualcosa in più" al genere. Un contributo che ha di sicuro cambiato il modo di suonare o di comporre nei musicisti dell'epoca e futuri, sia in modo netto che lieve, dipende dai casi. Dopo tutto, il Metal estremo per così dire più "tecnico" è esploso come genere vero e proprio nella seconda metà degli anni'80, a seguito della prima esplosione che di fatto portò il Thrash ad affermarsi. Senza dimenticarsi, poi ed ancor prima, del preziosissimo apporto di band Heavy quali i Mercyful Fate. Tutto un gioco di combustioni, le quali hanno portato l'all'epoca scintilla guidata dal canadese Jeff Waters a divampare in un incendio di proporzioni importantissime. Un artista che nella sua carriera ha visto salite improvvise ma discese altrettanto brusche, molte delle volte dovute alle a virate improvvise, a scelte stilistiche particolarmente eclettiche. Catapultandoci direttamente nel nuovo inoltrato millennio, più precisamente nel 2005, possiamo dire che quello che stiamo per ascoltare è forse uno dei lavori più estremi (dal punto di vista musicale) che la band abbia mai realizzato. "Schizo Deluxe", un disco nel quale tutti i membri del complesso hanno potuto esprimere al meglio le proprie possibilità: anzi, possiamo anche dire che in questo platter, Padden abbia avuto finalmente modo di mostrare in modo più chiaro ed in toto il proprio valore. Il tutto dopo "All For You" (2004), un album che sicuramente non va buttato, col senno di poi, ma che non permise al bravo singer di spiccare definitivamente. Gli Annihilator, quindi, cambiano ancora pelle e mostrano una diversa cromatura, con un sound decisamente più moderno e con un outfit ancor più differente; tutto questo, dopo aver riscontrato qualche problema per quanto riguardò la critica nei confronti del lavoro datato 2004. Una band ha cambiato continuamente formazione ma che proprio in questi anni si rivela per quel che è sempre e veramente stato; anche perché, arrivato da un bel po' nel nuovo millennio, Waters è finalmente tanto in pace con se stesso da poter definitivamente sostenere che il gruppo canadese non sia proprio un gruppo ma un suo progetto solista. Soltanto il cantante gode del privilegio di essere un elemento quasi insostituibile, tanto è vero che lo stesso Jeff sosteneva senza problemi il bisogno di tenersi un lead singer come Padden il più stretto possibile. Dopo anni di cambiamenti e radicali capovolgimenti di prospettiva, quindi, la novità più importante risiede in una sorta di stabilità. Dopo varie peripezie, cambiamenti, virate, dietrofront. Dal Thrash Metal più puro sino alle contaminazioni con l'Heavy, sino all'inserimento di Groove moderni, inserimenti Funky e Progressive. Facendo poi anche riferimento ad alcune tematiche spesso enunciate nei testi, non è un caso che l'aggettivo "schizofrenico" sia stato da sempre associato alla creatura di Waters. Ed è proprio per questo che ad un fan degli Annihilator piace tutt'oggi darsi il soprannome di "Schizo". Inutile dire, quindi, che il topic di "Schizo Deluxe" sia stato costruito su questo concept. Come un auspicio che il medesimo platter possa essere un album molto apprezzato dai seguaci dei nostri canadesi. Descriviamo come prima cosa ciò che spicca più di ogni altra cosa di un album, ovvero l'artwork; è Gyula Havancsák l'artista che ha dato luce alle copertine di "All For You" e dell'EP "The One", e sembrerebbe proprio che Waters abbia apprezzato il suo stile talmente tanto da richiamarla anche per lavorare in questo contesto. Ciò che viene raffigurato rende molto bene l'idea che Jeff aveva in mente, mostrandoci un soggetto il cui cranio viene distrutto da degli esseri che si trovano all'interno dello stesso, come per descrivere quanto a volte la pazzia possa distruggere fisicamente un uomo. Le mani coprono il suo volto, e l'espressione del protagonista ricolta molto quella di un bambino spaventato. Nello sfondo vengono poi raffigurate diverse fasi lunari, con delle nuvole coprenti che rendono il tutto più angosciante. Per la produzione ci penserà sempre il nostro Waters , esperto della consolle con ormai diversi lavori alle spalle, lasciando il Missaggio ed il Mastering a Chris Coldrick, il quale non aveva mai collaborato con la band prima di questo episodio. A livello di line-up, di cui abbiamo già parlato in precedenza rimarcando il ruolo di Padden, troviamo alla batteria Tony Chappelle.Come è accaduto con l'album precedente, l'etichetta distributrice fu la "AFM Records", la quale diede nuovamente fiducia a Waters, dopo un disco non proprio esaltante come fu "All for You". E' per ciò l'ora della rivincita, di rispolverare l'immagine della band, e di farla risplendere come non faceva da tempo. I "Watersound Studios Inc." di Ottawa si preparavano quindi per ospitare, per l'ennesima volta la band di casa: con un Waters sempre più determinato e pieno di voglia di portare il proprio progetto in un nuovo stadio, un'ulteriore evoluzione.

Maximum Satan

Quello che aprirà il nostro percorso nell'ascolto sarà un momento alla "The Box", con un televisore che trasmette diversi programmi; dagli show di intrattenimento ai notiziari. La traccia in questione non fa parte del lavoro uscito nel 1994 ("King of the Kill", lo ricordiamo), anche se sono entrambe delle tracce di apertura. Il nome di questo pezzo è "Maximum Satan", il quale subirà un improvviso cambiamento a 00:29, con il vero inizio della strumentale. Un riff che già ci presenta un ambiente altamente ostile, già dapprima creato dall'introduzione di una voce demoniaca, la quale recita minacciosa la parola "The Beast".Quindi, ascoltiamo la chitarra che accenna degli scatti in plettrata alternata per dare senso di instabilità; un beat in doppio pedale seguirà di conseguenza il pattern della plettrata, all'unisono. La canzone sembrerà liberarsi a 00:40, dopo aver assistito ad una seconda chitarra "powerchordosa" intenta ad aumentare di intensità sempre di più, fino a lasciare spazio ad una nuova chitarra ululante, e quasi tenebrosa nel suo punto finale. E' così che Padden farà la sua prima apparizione nell'album, con un'interpretazione imponente senza comunque esagerare con le sue tecniche estreme. La chitarra costruisce assieme agli altri strumenti una base solida e compatibile con la linea vocale, accentuata da una voce corale, creando un ambiente il quale risulta quasi astratto anche grazie al riverbero dato ai cori. Il mood sarà questo fino a 1:14, quando il riff diventerà più arrabbiato, e con lui anche Padden, che si presenta urlando "I am The Beast, Evil!". Il male più assoluto e temerario ci sta parlando e noi siamo seduti ed attoniti, sentendo ciò che ha da dire. La sua conversazione riprende con la strofa successiva, che si ricollega in modo diretto ma in un modo talmente ben gestito da non farlo notare. Ricadiamo nell'ambiente che abbiamo ascoltato a cavallo del primo minuto, con la stessa strumentale omogenea e compatta che avanza a braccetto con la linea vocale, la quale in alcuni momenti cerca di rinforzarsi. Il refrain che segue sarà ciò che ci porterà al bridge; un momento di leggerezza caratterizzato da degli arpeggi che seppur delicati risultano anche abbastanza inquietanti, precedendo un crescendo che si concluderà con una vera esplosione, lasciandosi alle spalle tutta la rabbia che Dave rintana in corpo, anche se la strumentale non passerà certo inosservata. La batteria si fa bastonare dalle bacchette di Chappelle, intento con movimenti decisi a marcare i versi del testo. Tutto questo verrà interferito da dei powerchord che rallenteranno il ritmo e doneranno qualche secondo di "calma" alla voce di Padden. "One by one i'll take you down!" ci ripete la Bestia, fino a quando non riascolteremo l'arpeggio udito in precedenza. Presto torniamo in una strofa che sarà meno duratura del solito, portandoci il ritornello la cui strumentale si ripeterà ancora e ancora per dar modo ad una seconda chitarra di esprimersi istintivamente e per regalare gli ultimi attimi di sfogo al nostro protagonista. Gli elementi tirati in ballo sono chiari: la decadenza portata da guerre e azioni inumane, intraprese dagli umani stessi, rappresentano i tratti della Bestia. Un mostro che di fatto dipingiamo proprio noi medesimi, compiendo ogni giorno azioni abiette, orribili. Ormai, uccidere i nostri fratelli è divenuta una prassi, che mai più riuscirà a spaventarci o a farci provare rimorsi, tanto ne siamo assuefatti. Normale amministrazione, quella di indossare un elmetto e sparare. Contro chi o cosa, non ha importanza. Del resto, non serve nemmeno una divisa per poter imbracciare un'arma. La gente uccide, con grande contentezza della bestia, per ogni futile motivo: una litigata, una discussione, tutto fa brodo. Queste situazioni possiamo constatarle proprio guardando la televisione, i cui notiziari strabordano di notizie di cronaca nera e di guerra, mostrandoci ogni giorno quanto noi umani possiamo toccare il fondo. Questa entità "inventata" da Waters gioca con la nostra razza come se fosse una grande collezione di burattini; il diabolico personaggio ci avvisa che la fine è vicina, e che a seguito di quest'ultima, saremo al suo servizio.

Drive

Come se la prima traccia non fosse bastata a farci captare distintamente dei rimandi a "King Of The Kill", la successiva, intitolata "Drive (Guida)", ci riporterà in una delle canzoni più note di quell'era; ovvero, la titletrack "King Of The Kill", già subito dopo aver ascoltato la breve parte introduttiva. La grancassa fungerà da sostegno, anche se nei momenti successivi, la batteria farà uso anche degli altri componenti, proprio nel momento in cui entrerà anche il basso. Il riff è ancora in esecuzione, ed ora che tutti gli strumenti si sono riuniti, possiamo ascoltare una nuova traccia piena di adrenalina, con una seconda chitarra che si inserisce mediante intermezzo supersonico, fino a portarci ad un nuovo cambio. E' nel momento in cui Dave Padden sprigiona il suo urlo graffiante che si presenterà una nuova composizione chitarristica, liquidando l'aspetto dei rimandi. La batteria è pesante e veloce a livelli estremi, con un gioco di alternanza tra grancassa e rullante. La chitarra è per gran parte poco veloce, ma sicuramente non manca di attimi di follia, ed è proprio uno di quelli che si collegherà alla prima strofa. Differentemente dal primo pezzo, la sezione verrà interpretata in un modo meno cantato, approcciandosi di più ad un "parlato" fogace e aggressivo. Finalmente il cantante può dimostrare in toto le sue abilità, sin da subito e completamente, anche se ci troviamo soltanto all'inizio della seconda traccia. La strumentale si avvicina a lavori come "Waking The Fury", anche se il sound è ristrutturato in modo più che evidente. Il tempo segna 1:08, quando entrerà in scena il ritornello, con la voce che cerca di accennare una linea melodica nonostante sia ancora presente una chitarra che lascia poco spazio a cose di questo genere. Portandoci quindi in una sezione che, per essere uno dei punti più coinvolgenti della canzone, non spicca poi così tanto. La foga si impadronisce nuovamente dell'anima di Padden nel nuovo giro di strofa, mentre la batteria continua a tenere il passo con un rullante deciso e marcato. Continuiamo a scatenarci con le cuffie alle orecchie, non tenendo conto del tempo che passa, infatti ricadiamo nuovamente nel refrain, incalzandoci sempre di più fino al bridge, che ci porterà un momento di euforia, con una chitarra che danza tra la ritmica instabile anche se precisa e ben chiara, con il rullante che persiste nel tenere il tempo. Interviene anche qui il cantante, con una voce che si mantiene sempre dura ma senza risultare invasiva. Ci sarà uno stacco che darà l'attenzione ad una chitarra Speed/Thrash con dei pull-off che saltano tra il manico dell'ascia, scambiandosi di posto anche con dei palm muting in plettrata alternata che introdurranno una nuova sfaccettatura del brano, un lato più Groove dal sound leggermente freddo. Seguiranno dei secondi di delirio che ci daranno anche modo di odorare un lieve profumo di Prog; seguiranno anche dei rumori particolari creati da Waters, prima che il pezzo torni nella sua forma originaria. Quindi, il cantato e la strumentale del bridge ricomincerà a 3:42, riportandoci una voce energetica che si unirà con l'intero ensemble strumentistico. In questo ultimo giro, interverrà anche una seconda chitarra che arricchirà il suono, per poi svanire con il ritorno della strofa. Ancora una volta, le frasi escono fuori come proiettili dalla bocca del lead singer, come se Padden fosse Clint Eastwood e la sua voce fosse una pistola semiautomatica. Anche la strumentale risulta un'arma distruttrice, nel frattempo che sentiamo arrivare anche il ritornello. E' proprio quest'ultimo a costituire il momento finale, soprattutto la sua strumentale, che richiamerà una seconda chitarra la quale utilizzerà anche un ponte mobile, per emettere dei suoni suggestivi mischiati con dei trilling da capogiro. Il senso lirico del pezzo gira attorno alla voglia di fare quello che noi sentiamo di fare, indipendentemente dalle difficoltà che potranno presentarsi in futuro. E, soprattutto, indipendentemente da ciò che la gente ci dirà. In fin dei conti, la vita è purtroppo piena di distruttori di sogni e speranze. Persone che cercheranno di ingabbiarci, di tarparci le ali; forse perché invidiosi, o forse perché semplicemente ignoranti e crudeli. Non dobbiamo dar peso alle loro parole, però. Visto che a comandare la nostra vita dobbiamo essere sempre e solo noi, nel bene e nel male. Forse, soprattutto nel male, quando tutto volge al peggio; ed è lì che il nostro carattere audace deve venir fuori, con esso la nostra capacità di scegliere in coraggio ed autonomia. Le scelte possono essere condivise.. oppure, una di queste potrebbe anche portarci alla solitudine più totale. Siamo consapevole dei rischi: eppure, questo desiderio che risiede dentro di noi è inarrestabile, a tal punto di non farci pesare i contro di queste eventuali scelte, soprattutto se siamo abbastanza forti nel rialzarci qualora qualcosa ci facesse cadere. Nel bene o nel male, dovremmo essere sempre noi, a scegliere per.. noi!

Warbird

Anche la strumentale di "Warbird (Uccello da Guerra)" avrà bisogno di tempo per palesarsi: infatti, i primi secondi verranno riempiti da suoni di caccia da combattimento che sfrecciano nell'aria, invitando il primo riff di chitarra ad intervenire. La sei corde Thrash viene accompagnata da una seconda chitarra che si intreccia con dei powerchord, man mano che la batteria aumenta di forza e di velocità. La prima strofa verrà azionata da batteria e basso, i quali creeranno un vero e proprio conto alla rovescia musicale. E' così che entrerà Padden, assieme ad una chitarra che ci mostra un Groove capace di mischiarsi al tutto con una cadenza allegra, nonostante la bassa tonalità. Le plettrate alternate scattanti vanno e vengono nel frattempo che Waters si cimenta in altri powerchord, e la batteria è molto presente anche se non molto tecnica. Tutto assumerà un altro tono nel ritornello, quando la chitarra porta una melodia più decisa e chiara, anche se Padden terrà poco conto di una linea vocale altrettanto musicale, emettendo un energico "Fly with the Warbird.. Die by the Warbird!!". Successivamente, il secondo giro di strofa si ricollegherà in modo diretto, senza intermezzi, riportandoci in un batter d'occhio al riff massiccio ed incalzante che accompagna il cantante con i suoi versi. Versi che, nella fase finale della sezione, sono talmente lunghi da costringere il frontman a compiere delle acrobazie metriche. E' mediante questo gioco di prestigio che tornerà il ritornello, che non si distingue molto da quello precedente, a parte per il fatto che avrà una maggiore durata. Proseguirà il bridge, recando quell'anima Speed che ha accompagnato gli Annihilator nei primi periodi della loro carriera, con le chitarre che fanno saltare note come un frullino fa saltare le scintille appena entra in contatto con il ferro. Senza dimenticare la batteria, la quale sfrutta costantemente un doppio pedale che mantiene movimentata l'atmosfera. A 2:41 verrà aggiunto anche qualche accenno di prog atto a stemperare quella violenza udita: mossa che renderà il tutto confuso ma in modo positivo, visto che il tutto risulta gestito alla perfezione. Ad un certo punto il pezzo è come se venisse sedato, rallentando di velocità ed esibendo una ritmica abbastanza Groove ma leggera, aggiungendo nei secondi successivi un'altra chitarra con un effetto rotary allucinogeno. Un breve assolo seguirà fino a 3:37, esaurendosi con degli armonici discendenti. Una voce Diabolica chiama il ritorno di Padden, eseguendo quella che sarà l'ultima strofa; anche se, come si dice, pur essendo l'ultima non è la meno importante, perché anche in questo momento la metrica verrà rimodellata a seconda delle frasi, il che rende il pezzo ricco anche su questo punto di vista. Come c'è stato l'arrivo di una strofa, seguirà anche quello dell'ultimo refrain, seguito da uno Scream spettacolare e duraturo il quale aggiungerà la proverbiale ciliegina sulla torta. Di nuovo la guerra, protagonista lirica: ci ritroviamo in un campo di battaglia, anche se non siamo a terra e nemmeno in trincea. Come avrete già intuito dal titolo dei brani e dai versi riportati, è chiaro il fatto che  stiamo volando su di un caccia bombardiere. Il tutto, inquadrato dal punto di vista del pilota; sperduto nel cielo, con il dovere di guidare un bestione d'acciaio, con il quale abbattere le linee nemiche. Rinchiusi in un abitacolo, a centinaia di km dalla superficie. Se sul la terraferma è pur sempre facile ripararsi o scappare, in cielo risulta impossibile. Siamo in balìa dei nostri avversari, come loro lo sono di noi. Siamo immersi in questo momento di follia, rendendoci conto di aver oltrepassato un punto di non ritorno. Ci saranno soltanto un vincitore ed un vinto, ed è così che continuiamo a combattere, a bombardare con il sangue agli occhi, pur di non essere colui che dovrà cadere con le ali spezzate. Insomma, uno di quei testi che potremmo quasi equiparare ad "Aces High" degli Iron Maiden od "Hell Patrol" dei Judas Priest, entrambi particolarmente interessati alle vicende dei piloti da guerra. Del resto, il tema del combattimento via aria ha sempre affascinato l'uomo, sin da quando volare era considerata una semplice utopia e nulla più.

Plasma Zombies

"Plasma Zombies" avrà anch'essa una lunga intro, la quale ci confonde per via di diversi suoni che ci sembrano famigliari ma che allo stesso tempo non ci danno propriamente l'idea di quale terreno stiamo solcando; si parla di versi alieni, di strumenti tecnologici ma anche di una chitarra quasi Southern che ci annebbia l'immaginazione. Comunque, la traccia prosegue con una chitarra distorta non solo dalla distorsione stessa ma anche da diversi effetti che creano un sound non molto familiare, "avulso" al contesto Annihilator. A 00:40 secondi dall'inizio, possiamo finalmente tornare a vedere la vera faccia dei canadesi che conosciamo, grazie allo sfoderarsi di un Thrash composto da un riff deciso e da un rullante che segue quest'ultimo. La traccia prenderà velocità dal momento in cui un doppio pedale si aggiungerà alla chitarra già intrapresa, per poi passare alla strofa. Padden mantiene il suo stile vocale aggressivo, facendo riferimento ad un doppio cantato lineare ma anche sinistro, che permette alla strumentale di assumere ancora più "senso", incalzandoci ancora di più. A 1:05, possiamo riassaporare lo stile cantilenante degli Annihilator, con una chitarra in plettrata alternata che mostra una melodia ancor più tenebrosa, con la linea vocale che segue quella della sei corde, con qualche leggero ritocco, soprattutto nella parte finale. E' alla fine di questa sezione che arriverà il refrain, il quale porterà alla distruzione di qualsiasi cosa, con un Groove feroce ed affamato di rabbia, determinato da un rullante perpetuo e da chitarre quasi Death. Successivamente, si ripartirà in modo immediato da una nuova strofa. Infatti, riascolteremo le doppie voci duettare fra di loro come angeli infernali; nel frattempo che la strumentale si prepara per il pre-ritornello, ovvero il momento in cui viene portato un cambiamento "musicalmente grottesco", la cui melodia sembra creare un immaginario allucinante e surreale. Il prossimo ritornello ci riporterà in una realtà più tangibile, con le cuffie che ci distruggono le orecchie per la grande energia trasmessa dalla band, e con Dave che mette tutto se stesso affinché tutto risulti più diretto possibile. A 2:18, assisteremo invece al momento solista, caratterizzato da un fare molto adottato dal chitarrista, mantenendo il suo stile veloce e tecnico, anche se in questo contesto risulta di breve durata. A seguire, un momento particolare, il quale ci riporta ad una strumentale già ascoltata nei primi secondi di "Drive", anche se tutto verrà accompagnato dal cantante. Padden il quale si inserisce con un cantato che non si distingue molto dallo stile delle strofe, a parte per alcuni inserimenti di falsetto in stile Power. Nei secondi successivi, la traccia cambierà ancora una volta grazie a degli arpeggi creati da una chitarra alla "The Nightmare Factory" (tratta da "All For You"), invitando Padden ad unirsi con la voce plasmata quasi dallo stesso effetto della chitarra, riportandoci nuovamente in un ambiente Burtoniano. In questo ambiente inquietante, ci sentiamo circondati da qualcosa di ignoto che ci chiude all'angolo sempre di più, ma dopo alcuni secondi, possiamo ascoltare un leggero crescendo che si trasforma in un'esplosione, la quale porterà al riff principale. La strofa sarà quindi ciò che tornerà a farci visita successivamente, con lo stesso Padden che non mostra segni di stanchezza, portando anche un po' di novità allo stile della linea melodica. La stanchezza non si farà sentire neanche quando, dopo aver raggiunto anche il pre-solo, verrà il momento dell'ultimo ritornello, un momento in cui qualcosa viene modificato, soprattutto nel sound, grazie ad una seconda chitarra che trasformerà la traccia (per alcuni secondi) introducendo uno stile quasi Death Metal. E così, gli ultimi secondi verranno riempiti dalla chitarra in stile Western che abbiamo ascoltato nel corso dell'inizio brano, con un sottofondo caratterizzato da colpi di pistole al plasma. Un brano dunque "strano", atto ad introdurre una particolare tematica. Nel mondo in cui viviamo, infatti, non è poi molto complicato accorgersi del fatto che alcuni incubi possano effettivamente tramutarsi in realtà. Siamo coscienti di essere una razza che spesso e volentieri si è autodistrutta in tutti i modi, giocando spesso e volentieri il ruolo di una creatura assetata di sangue e di violenza. Insomma, una creatura dal fare effettivamente "zombesco". Cos'è difatti uno zombie, se non una creatura priva di una sua volontà, interessata unicamente alla carne delle proprie vittime? Proprio come i mitologici esseri, così siamo noi a nostra volta. Diveniamo privi di morale e ragione, cominciando ad ucciderci gli uni con gli altri, senza capacità di renderci conto di cosa effettivamente succede attorno a noi. Nessun urlo di dolore o pianto disperato potrà farci rinsavire: trasformandoci in Zombi, risultiamo guidati soltanto dall'obiettivo di uccidere. E' anche vero che molti individui vengono influenzati da ciò che vedono, e fino a che l'ambiente che ci circonda non vedrà un cambiamento positivo, il futuro sarà sempre plasmato dalle negatività del passato. C'è chi nasce zombie e chi lo diventa per colpa d'altri. L'unica possibilità di salvezza è ridestarsi da questo demoniaco torpore, reiniziando a riappropiarci di ciò che è nostro: ovvero, il libero arbitrio.

Invite It

Abbiamo ormai capito quanto a Waters piaccia inserire continuamente dei rimandi ai suoi lavori passati, ed anche in questa traccia il Nostro non ha voluto fare eccezione. E' proprio per questo che "Invite It (Invitalo)", ci riserverà una intro capace di riportarci indietro sino quel pazzo e geniale capolavoro di "Brain Dance", anche se non ascolteremo la famosa voce acuta che invece possiamo sentire nel lavoro tratto da "Set The World On Fire". Poiché il Groove si fa sentire anche in questo pezzo, attraverso una chitarra grave in palm-muting, nel frattempo che la batteria scalpita con il suo doppio pedale. La traccia, prima di prendere la sua forma originale, verrà introdotta con chitarre che si sovrappongono in più tonalità, come per creare un effetto caotico e delirante. L'inizio della traccia avverrà a 20 secondi dall'inizio, quando una sei corde scatenata esegue un riff Speed e adrenalinico, con una batteria che la supporta pur senza utilizzare una particolare tecnica. Successivamente ci sarà l'arrivo della strofa, con Padden che in questo caso lascia da parte l'idea di una linea melodica magari troppo virtuosa. Sarà la chitarra a fare la maggior parte del lavoro musicale, con un riff Annihilatoriano tipico degli ultimi tempi. Comunque, c'è da dire che al cantante non serve poi troppo utilizzare per forza le proprie abilità melodiche, anche perché riesce a rendere in modo anche abbastanza soddisfacente attraverso il suo grattato, che man mano si fa sempre più acido. A seguire ci sarà il ritornello, dove verrà utilizzata nuovamente una linea melodica cantilenante. La chitarra è ciò che funge da guida per la linea vocale, creando il sentiero con un palm-muting che si aggiunge ad una continua plettrata alternata, a parte per alcuni e brevi momenti in cui vengono utilizzati anche dei powerchod. La batteria è costantemente martellante, anche quando tornerà l'intermezzo che precederà la strofa. Padden, come in quella precedente, punta sull'aggressività della sua voce, senza invidiare nulla all'impatto che crea la strumentale. Molto presto ci ritroviamo quindi nel refrain, il quale ci ridona altri attimi di euforia e di sconvolgimento mentale, ipnotizzandoci anche durante la sezione successiva, ovvero un bridge che segue la linea strumentale di quella appena ascoltata, aggiungendoci ancor più di adrenalina ed "incasinando" (in modo positivo) maggiormente il contesto. Ciò che seguirà accadrà sempre nel momento dedicato al bridge, con una ritmica Heavy ed una solista che mantiene sempre uno stile Speed, innescando il colpo di partenza per Padden; che recupera il suo lato melodico perso in precedenza, inserendosi con un cantato in grado di distaccarsi anni luce da quello utilizzato fino ad ora nella traccia. Al termine della sua parte, torneranno le chitarre Heavy e Speed, le quali si fondono insieme, per creare un divisore tra il momento che abbiamo ascoltato e ciò che si è presentato nei primi secondi del bridge. Concluso questo ciclo, l'atmosfera ritornerà pesante, con l'inserimento di una nuova chitarra Grooveggiante su cui si appoggia un assolo incentrato su armonici artificiali e su attimi di instabilità che concludono lo spazio dedicato ad esso. Il successivo ritorno di Padden ci farà capire di essere tornati in un giro di strofa, la quale si presenta senza particolari cambiamenti, come farà anche il ritornello, ripetendosi ancora una volta prima di lasciare spazio agli ultimi secondi della traccia, determinati da una miscela caotica di suoni, dove l'unica cosa chiara risulterà il pattern incalzante della batteria. Ci sono alcuni mali contro cui non possiamo combattere, ed uno dei più potenti è quello che nasce in noi stessi, e che per forza di cose finisce con il condividere proprio assieme a noi corpo e mente. Come se non fossimo più padroni di noi, sentiamo questa "forza" nella nostra testa. Una forza invasiva, capace di manovrarci, di renderci totalmente schiavi del suo volere. La pazzia o la schizofrenia, inutile dirlo, rappresentano proprio uno dei tanti volti di questo grave problema; malattie dalle quali non si può guarire con una semplice medicina, e che per forza di cose richiedono cure specifiche, le quali non sempre possono funzionare. Problemi e malanni che nascono apparentemente senza nessuna logica, o magari per puro caso, in seguito a traumi particolarmente importanti, accaduti per casi fortuiti. In questo contesto, il soggetto cerca di lasciar parlare la propria mente, sentendosi dire parole che possano convincerlo ad arrendersi di fronte a questa situazione, se vuole vivere "bene"; la soluzione adottata dal protagonista è quindi la seguente: condividere la vita con la pazzia, come se essa fosse un'amica. Visto che combatterla gli reca solo conferenze, tanto vale farsela alleata, cercando di sopportarla ed arrivando addirittura a permetterle di manifestarsi come e quando vuole, senza restrizioni.

Like Father, Like Gun

"Like Father, Like Gun (Tale Padre, Tale Pistola)" parte direttamente con un riff la cui melodia si mostra in modo molto imponente ma allo stesso tempo incalzante ed allegra, nonostante il sound Groove che si accentua quando la batteria inizia una sorta di conto alla rovescia con il timpano ed il rullante. A pochi secondi dall'inizio della traccia, una nuova carica farà esplodere la strumentale con un doppio pedale che batte continuamente nel frattempo che la chitarra solista si prende un po' di spazio. Al termine dei virtuosismi della sei corde di Waters, la prima strofa ci porterà la voce di Padden, facendoci assaporare ancora una volta il suo animo aggressivo e la sua ugola ustionante, tenendo sempre conto degli altri elementi che ad essa si uniscono, recando una base indistruttibile caratterizzata da una batteria che affila continuamente la lama tagliente della chitarra. Il primo riff che abbiamo potuto ascoltare torna per portarci una sorta di pre-ritornello, con dei cori solenni che seguono le parole del cantante. Ecco che successivamente entrerà in azione il refrain, con la base che decelera in un Groove allegro e rockeggiante, con Padden che risponde in rima con la sua linea melodica. Molto presto ci raggiungerà un assolo breve e veloce, suonato con uno stile volutamente caotico, grazie agli armonici artificiali. La chitarra della strofa è nuovamente tra la strumentale, riportandoci una linea vocale che non utilizza molto un fare melodico, dato che ci troviamo di fronte ad una traccia ad alto livello aggressivo (come il 99% dell'album). Anche nella sezione successiva, quando possiamo ascoltare nuovamente i cori incitatori, il cantante non mostrerà molto il suo lato melodico, fatta eccezione per le parte conclusiva, seppur eseguita con una certa "cattiveria". Il momento più "orecchiabile" possiamo riascoltarlo durante il nuovo giro di ritornello, che ci invita a danzare nonostante siamo seduti con il cavo delle cuffie che ci impedisce di muoverci. Questa volta, la sezione avrà una durata più lunga, ripetendo il giro con l'inserimento del doppio pedale. L'atmosfera cambierà in modo repentino dal momento in cui possiamo ascoltare il bridge, con delle doppie voci che tolgono un po' di pesantezza dalla traccia, nonostante la strumentale sia rimasta coerente. Ciò che seguirà sarà una nuova parentesi che sostituirà un vero assolo, sostituendolo con una melodia suonata da una chitarra in ottave. Padden torna improvvisamente con la sua aggressività, che si intensifica fino a tornare al ritornello, portando nuovamente un'atmosfera relativamente tranquilla e coinvolgente. Nel frattempo si uniranno degli inserimenti chitarristici, portandoci una solista sempre più presente, la quale ci accompagnerà fino agli ultimi secondi. A seconda di dove cresciamo (salvo eccezioni) determineremo quale sarà il nostro futuro. Soprattutto negli ambienti malavitosi, i ragazzi vengono cresciuti con violenza e sostanziale insensibilità. Niente scuola o pomeriggi spensierati con gli amici: nelle aree più degradate della città, i ragazzi sono costretti ogni giorno ad assicurarsi la sopravvivenza al giorno successivo. Persino mangiare è un problema, ed ecco quindi che i giovani decidono di darsi ad ogni tipo di attività illegale. Spaccio, furti e quant'altro, senza trascurare il traffico d'armi ed il fenomeno delle gang giovanili. Insomma, crescono facendo della stessa violenza un ideale, l'unico modo per assicurarsi un futuro. Purtroppo, crescere in un ambiente problematico determina la creazione di veri e propri "mostri", in molti casi irrecuperabili. E non dobbiamo pensare a certi contesti come per forza facenti parte di un sobborgo urbano, visto che nel testo viene anche fatto riferimento ad alcune culture religiose interpretate in modo errato dai propri praticanti, i quali operano in modo tale da rappresentare un controsenso per la religione stessa. Nemmeno i luoghi di culto, quindi, garantiscono una crescita sana e normale; visto e considerato il fatto che spessissimo la religione non è altro che un pretesto per essere violenti ed intolleranti nei riguardi del prossimo, senza curarsi dei suoi sentimenti o della sua vita.

Pride

"Pride (Orgoglio)" si presenta con un riff che persevera per i prossimi 35 secondi, per poi interrompersi e lasciare spazio alle voci dello stesso cantante, sovrapposte, prima che un riff Speed annienti qualsiasi cosa, compresi noi stessi. Le chitarre raddoppiano suonando lo stesso riff, con la batteria che pian piano si fa sentire, per poi entrare in scena con la solita esplosione mozzafiato. Verremo raggiunti anche da un assolo disarmante che introduce le prime parole del cantante, portandoci indietro agli ultimi anni '90 della storia musicale del gruppo. Il riff è abbastanza frenetico per trasmetterci l'energia desiderata; successivamente, arriverà un ritornello che mantiene quella frenesia portata precedentemente, alternandola però con dei powerchord, creando una base su cui Padden inserirà una linea vocale melodica e leggera, per la tecnica usata. Ritorniamo agli attimi che precedono la strofa, con una nuova venuta della solista che fungerà da divisorio per le sezioni. Riascoltiamo quindi il Padden più cattivo, con la voce che emana il male puro da ogni parte, rabbrividendoci anche grazie al supporto della strumentale, con la batteria che non ci fa mancare il martellamento dato dal rullante, assicurandoci un gran trascinamento a livello ritmico. Ad 1:57, ci sarà nuovamente il refrain melodico che ci riporterà in un ambiente leggermente più leggero, anche se la batteria non ci pensa due volte a mantenere un certo livello di aggressività. La metamorfosi del pezzo avverrà nei secondi successivi, quando sentiremo una chitarra supersonica che esegue delle plettrate alternate in palm muting in grado di far aumentare sempre di più le tonalità, semitono per semitono, fino ad arrivare al momento in cui si unisce anche la batteria, colpendo le nostre orecchie con grande violenza, sorprendendoci e portandoci via con essa. Questa sezione verrà poi influenzata da uno stile Hard Rock, portando con sé un momento che ci farà sentire un po' smarriti per via dell'improvvisa virata, compreso il cantato di Padden. Non mancherà lo spazio dedicato esclusivamente alla solista che, come la strumentale, non mancherà di velocità, aggiungendoci anche quel lato supertecnico che il buon Waters ci ha spesso mostrato. Il pezzo rockeggiante tornerà per alcuni istanti, fino al ritorno del riff principale. Torneremo a sentire anche il ruggito di Padden, che si smorzerà con il ritornello conseguente al termine della strofa. L'inciso non si tratterrà molto a lungo, poiché all'uscita troveremo ancora un bel carico di frenesia, portato nuovamente dalla plettrata alternata della sei corde, e da un inserimento vocale in stile Power/Speed. Questa è l'unica traccia le cui liriche sono state scritte interamente da Dave Padden; e leggendo attentamente i versi elaborati dal cantante, possiamo chiaramente renderci conto del fatto che il nostro abbia voluto farci mettere nei panni di una donna maltrattata dal marito. Un tema ancora e tristemente di grande attualità, in quanto proprio negli ultimi tempi l'ondata di violenze domestiche ha subito un'impennata che definire preoccupante è poco. E proprio in questo testo si affronta la situazione in maniera nuda e cruda, proprio per trasmettere all'ascoltatore un senso di profonda angoscia e disagio. Abbiamo quindi una povera donna trattata da suo marito come se fosse un animale senza diritti. Riusciamo a percepire rabbia e malessere, la voglia che Lei avrebbe di scappare pur non riuscendo, poiché totalmente resa schiava e soggiogata dall'animale che la tratta come meglio crede, senza badare minimamente ai suoi sentimenti. Un testo che vuole quindi spronarci a non sottovalutare il fenomeno, ma anzi, a tenerlo in grane considerazione, per poterlo combattere come si deve. Un tema di cui si parlava e parla molto, e che in questo caso è affrontato con lucida intelligenza. Al contrario di come avviene in altri contesti, in cui certe drammatiche storie sono destinate ad essere strumentalizzate per alimentare l'audience delle più importanti trasmissioni televisive.

Too Far Gone

Nei primi secondi di "Too Far Gone (Andato troppo lontano)" possiamo già assaporare un ambiente sinistro, dotato di una chitarra ovattata che cresce di intensità, accompagnata successivamente da diverse chitarre che emulano i suoi passaggi, per poi venire raggiunti da uno stacco. Quest'ultimo sarà la conseguenza di una detonazione della strumentale, portandoci il solito Groove massiccio che ci intrappola e ci porta sempre più giù verso l'Inferno. Un nuovo stacco fa cambiare la chitarra ritmica, dando modo ad una seconda di inserirsi con un intermezzo di natura neutra, senza rimanere nel tema sinistro creato precedentemente. L'aspetto che rende particolare questa traccia è la scelta di Waters di donare la propria voce per svolgere il lavoro di singer, situazione non inusuale visto che abbiamo già assistito in passato a situazioni come questa. Il nostro svolge la sua parte abbastanza, nonostante sia difficile per lui (e possiamo ammetterlo senza problemi) arrivare ai livelli del suo braccio destro. La strumentale della strofa è efficace, ma mantiene un livello di esecuzione non molto tecnico, utilizzando prevalentemente un powerchord il quale svolge la funzione di sostenere il ritmo della batteria e di mantenere una certa pesantezza al sound. Arriviamo successivamente al ritornello, con la sei corde che mantiene la sua intenzione, variando leggermente la linea melodica, su cui poi Waters piazzerà una linea vocale che non rappresenta nulla di speciale, ma risulta abbastanza convincente da non farci storcere il naso. Tornerà poi l'intermezzo che ci dividerà dalla prossima strofa, riportandoci un mood incalzante che passerà talmente veloce da non renderci conto di ritrovarci nuovamente nel refrain, il quale precederà il bridge caratterizzato da un riff di simile per fattezze, e che ci porterà a sua volta al momento solistico. Jeff quindi si scatenerà con degli armonici artificiali che daranno spazio a dei tapping in crescendo, fino ad arrivare alla conclusione con tanto di shredding. Seguirà un nuovo giro di strofa, che passerà molto in fretta come nei momenti precedenti, dando la possibilità di fare ritorno anche al refrain, il quale sarà più duraturo, prolungandosi con qualche modifica a livello vocale, per poi essere raggiunti dall'intermezzo, che determinerà la conclusione dal brano. In questo testo, Waters ci esprime chiaramente il suo pensiero, ponendosi in prima persona, narrandoci di come egli affronti le proprie vicende musicali e di come si approcci ai generi che man mano decide di presentare all'interno dei suoi dischi. Tirando in ballo il discorso circa l'onnipresente critica nei suoi confronti, sia per il suo metodo di gestione della band, sia sulle sue scelte musicali. Insomma, un musicista sugli scudi che cerca di e riesce nel ribattere ad ogni frecciata lanciatagli, da chi magari non ha mai visto niente oltre un palmo dal suo naso. Inevitabile che la sostanziale bocciatura in "All For You" bruci ancora, nell'animo di Jeff. Il quale ha quindi voluto rispondere per le rime, difendendo il suo libero arbitrio. Il messaggio che il Nostro ci vuole andare è proprio questo: andare avanti per la propria strada indipendentemente dai dissensi e le difficoltà riscontrabili, come egli ha ampiamente dato prova durante tutta la sua carriera. Nella vita non esisterà mai che il mondo intero apprezzi quello che sei o ciò che fai; ma nonostante ciò, nulla e nessuno può vietarti di andare avanti, e se ti ritroverai un giorno con il bastone tra le ruote, non esitare a rialzarti e pedalare più forte di come hai fatto fino all'attimo precedente alla caduta. Un messaggio di speranza ed ottimista, nonché "autodifensivo", se vogliamo. 

Clare

Il prossimo brano si intitola "Clare", un nome che non suonerà nuovo per chi ha ben presenti gli anni dell'esordio della band. Conosciamo tutti l'Alison di "Alice in Hell", quindi sappiamo anche i trascorsi di questa bambina, perennemente accompagnata dalla sua bambola Clare. Infatti, la traccia in questione vuole richiamare il topic creato nei primi anni dei nostri, in special modo riesumare le trame di "Alison Hell" e "Never, Neverland", quest'ultima titletrack del secondo album. L'introduzione è caratterizzata da accordi leggermente distorti e da una linea di basso molto rimandante alle atmosfere musicali consone al personaggio protagonista delle liriche. Successivamente, gli accordi si trasformeranno in arpeggi, raggiunti da un leggero pattern di batteria, prima di poter sentire un Padden che questa volta si presenta con un fare meno pesante e più interpretativo. La strofa cambierà verso i secondi finali nella parte della linea melodica, anche se non in modo molto sconvolgente. Il cambiamento drastico accadrà durante il ritornello, quando la chitarra riutilizzerà dei powerchord aggressivi che risveglieranno l'anima del cantante, con delle doppie voci che si sovrappongono in ottave. La strofa non ci metterà tanto a tornare, rallentando nuovamente il ritmo e riportandoci un po' di malinconia attraverso arpeggi sporchi. L'atmosfera che ci circonda è desolante ma allo stesso tempo piacevole grazie all'ottimo bilanciamento creato dai singoli elementi. Capiremo che stiamo per tornare nell'inciso quando le bacchette riprenderanno a galoppare, ed è così che riascoltiamo lo "sdoppiamento" di Padden con la sua linea vocale e la strumentale che rinvigorisce la traccia. Come molte delle tracce che abbiamo ascoltato fino ad ora, questa seconda parte del refrain sarà quella che precederà lo sconvolgimento del bridge; infatti, la sei corde riprodurrà una serie di armonici che ci fanno domandare come la traccia continuerà. Risposta dataci dall'inserimento di un basso quasi Funky e dall'aggiunta di una chitarra che ci spiazza per la grande differenza stilistica che essa porta, sorprendendoci in modo positivo e non. Tutto sommato l'esecuzione dell'assolo è come sempre ottima, e a parte la sua introduzione poco convincente, esso si concluderà comunque nel migliore dei modi. Un nuovo cambiamento arriva immediatamente con una sezione che riprende lo stile dell'album precedente, con un sound moderno che (anche questa volta) non sembra appartenere in toto agli Annihilator che conosciamo. Questo momento si ripeterà fino allo scream duraturo del cantante, concludendosi a 3:07, per poi accogliere una chitarra pesante. Questo riff cambierà nuovamente per far spazio a degli accenni di "Alison Hell", giusto per far capire che si sta parlando (in linea molto teorica più che pratica) di un ritorno al passato, anche se il sound racconta una storia diversa. Dopo questo rimando tornerà la solista, che questa volta ci porterà qualcosa di più compatibile con la ritmica e con l'intenzione originaria del pezzo, mostrando (quasi) qualche lick solistico già da Waters usato in passato. Un breve ritorno al bridge precederà quello della strofa, ed è così che ricadiamo nuovamente nella desolazione, grazie alla voce di un Padden sofferente. Proseguiremo successivamente con il refrain, riportando movimento ed anche una nuova possibilità al cantante di giocare con le doppie voci, fino ad eseguire l'ultimo dei suoi scream. Il lead singer non avrà l'onore di concludere la traccia; toccherà invece ad un assolo conclusivo prettamente Blues, che permetterà a Waters di mostrarci la sua esaltante euforia , con la quale ricamerà una conclusione a dir poco esplosiva. Abbiamo già anticipato il rimando del passato. Clare accompagna Alice da quasi 20 anni, stando al continuum dei vari racconti fino ad ora sviluppati: ma in questo testo viene raccontato come la ragazzina sia in cerca della sua bambola, ovvero l'unica cosa che è mai riuscita a dargli conforto, aiutandola a superare gli incubi e le paure che esistevano nella sua mente. Tutti noi cerchiamo qualcuno su cui poggiarci, e quando ci ritroviamo soli, non sappiamo bene come reagire. Siamo spiazzati nonché frustrati, cerchiamo in tutti i modi un faro od una stella polare che possano guidarci verso la giusta via. Alison è proprio come "noi", è sola ed ha bisogno d'aiuto. I fantasmi e le presenze della sua casa stanno tornando a tormentarla, e lei si sente totalmente vulnerabile. Proprio come una persona abbandonata a se stessa, costretta a cercare di far fronte a tutte le paure che in quel momento stanno cercando di fagocitarla. E' forse l'incubo peggiore che ci possa mai capitare, la solitudine più totale. In quel momento siamo come alla ricerca del nostro peluche, della nostra bambola, di quegli amici immaginari che da piccoli ci tenevano compagnia. Bisognosi come se non avessimo esperienza, come se non sapessimo come stare al mondo o magari affrontarlo. 

Something Witchy

Alcuni colpi di charleston introducono l'inizio della traccia "Something Witchy (Qualcosa di Stregonesco)", per poi ascoltare improvvisamente un Padden estremo come non mai, intento ad esercitare uno scream con cui pronuncia i suoi versi su di una base Progressive Metal, con la batteria che si distacca dal ritmo della chitarra. E' proprio questo aspetto che rende particolare questa traccia, un qualcosa che ci prende ma ci confonda allo stesso tempo. La sofferenza del cantante continua fino all'arrivare del refrain a circa 30 secondi dalla fine. Anche in questa occasione, la sezione è caratterizzata da una voce pulita e melodica, segno che Waters si è voluto soffermare su di un songwriting con uno schema stilistico che potesse collegare le varie tracce. Purtroppo, l'amaro in bocca, rendendoci conto di essere arrivati alla traccia finale, viene recato dalla mancanza vera e propria dello stile originario e tipico dei Nostri, almeno per questo brano. Comunque, tornando alla traccia, in seguito del ritornello, la tortura vocale di Padden torna fino allo scoccare del primo minuto, riproponendoci una voce che ci entra dentro, incarnandoci i sentimenti del personaggio rappresentato dallo stesso. Successivamente, il ritornello ci riporta in un qualcosa di più stabile, ascoltando gli strumenti che questa volta parlano la stessa lingua, per poi ascoltare il cantante che crolla nella pazzia. E' da questo momento che la traccia si trasforma adottando un stile Hard Rock leggero, non solo a livello vocale per via delle doppie voci, ma anche strumentale, con chitarre che eseguono accordi lenti e la batteria che risulta più leggera del solito. Quando lo schermo segna l'inizio del secondo minuto, notiamo un nuovo cambio che accenna leggermente gli anni di "Carnival Diablos"; grazie alla ritmica Heavy regolare, su cui viaggerà una solista recante una melodia alla Iron Maiden, portandoci un momento piacevole e atmosferico, passando successivamente in un assolo degno di una ending track, con dei passaggi estasianti. La rabbia del cantante canadese esplode negli attimi successivi, poiché è arrivata l'ora dell'ultimo giro di strofa, per poi passare anche al refrain che riprende da quelli ascoltati in precedenza nella traccia, con la conclusione del cantante, utilizzando l'ultimo scream e delle voci deliranti che si prolungheranno alternandosi con il buio più totale. Anche in questo lavoro, l'amore viene tirato in ballo per raccontare una storia. Il racconto parla di un uomo distrutto dopo che la compagna gli ha spezzato il cuore in tutti i modi; è in corso una lite e lui sa di non essere nel torto, nonostante lei adotti un atteggiamento di superiorità. Nel frattempo, il nostro protagonista si chiede cosa c'è che non vada in quella donna; se si è solo illuso a proposito di ciò che lei è realmente, o se lei sia sempre stata così crudele e malvagia. Sta di fatto che per lui starle accanto è ormai una tortura più unica che rata. L'unica soluzione è dunque quella di separarsi, rompendo successivamente il rapporto in modo definitivo. Purtroppo, l'amore sa togliere e dare al contempo. E può certamente capitare, di invaghirsi di una persona totalmente differente da quel che noi realmente cerchiamo. L'importante è rendersene conto per tempo, senza mai lasciarsi sopraffare da niente e nessuno. Possiamo sempre cercare di mettere a posto le cose, anche se farà male, i primi tempi.

Conclusioni

Siamo quindi arrivati alla fine di questo ennesimo capitolo targato Annihilator. Come in molte delle produzioni del combo canadese, c'è sempre stato un posto per delle ballad od almeno per una strumentale: questa volta, invece, c'è stata la concreta volontà di scartare questi ambienti, per cercare di mantenere una certa quantità di energia e di aggressività. Non che una traccia strumentale possa mancare di queste qualità, sia chiaro, ma tant'è. La scelta di Jeff è parsa sin da subito chiarissima; in virtù di ciò, comunque, dobbiamo dire che non si è trattato di una scelta che ha portato momenti di "malinconia", riguardo proprio la volontà di ascoltare un qualcosa di simile agli stilemi esclusi. L'album è scivolato tra le nostra orecchie con una velocità quasi sorprendente, il materiale contenuto è di qualità, e possiamo tranquillamente dire di aver ascoltato una nuova testimonianza del valore artistico che il nostro (o i nostri, se vogliamo contare anche Padden) può (possono) ancora mostrare (..rci). Come già ribadito non solo in questo articolo, ma anche in quelli precedenti, questo disco si è rivelato un vero e proprio campo di battaglia, su cui il cantante ha mostrato al meglio le proprie abilità; addirittura, anche potendo (in alcune tracce) mettersi in luce adoperando sensazioni e trovate singolari, quasi lontane dal suo stile vero e proprio. Del resto, Waters si reinventa in ogni album che sforna, nonostante siano inevitabili i fantasmi del passato che costantemente gli sussurrano nell'orecchio, ricreandosi musicalmente attraverso alcuni riff. Per quanto riguarda gli altri elementi, il batterista è riuscito comunque a farsi valere, nonostante si sia seduto sullo stesso sgabello che ha visto accomodarsi batteristi di importanza storica come Ray Hartmann e Mike Mangini. Sulla questione di Dave Padden abbiamo poi speso abbastanza parole, tutte indirizzate a descrivere la grande importanza che il cantante ha oggettivamente avuto nel contribuire a delineare la nuova immagine del gruppo. E' stato sicuramente alla sua tecnica se il capitano Waters si è mosso su terreni "inesplorati", provando ad osare. La produzione si può tranquillamente definire ottima, con un sound caldo a livelli giusti e con un bilanciamento degli strumenti più che sufficiente, anche se forse potevano essere scartate alcune intro, nonostante in larga parte siano risultate utili alcune volte, così da far capire qualcosa circa il tema centrale di una traccia. Quindi, possiamo anche chiudere un occhio per quanto riguarda questo aspetto. Come la maggior parte dei lavori, abbiamo potuto osservare le diverse tematiche nell'atto di ricollegarsi per via del loro lato pessimista e critico nei confronti dell'essere umano, soprattutto perché lo scrittore dei testi è vincolato molto dal genere particolarmente estremo scelto in questa circostanza. E' proprio questo lato altamente estremo che mi consento di criticare, nonostante io ritenga "Schizo Deluxe" uno dei migliori dischi dagli anni 2000 in poi (e anche migliore di qualche uscita degli ultimi anni '90). Sicuramente si tratta di un lavoro molto tecnico e a tratti anche estremamente veloce, è anche da invidiare e stimare il coraggio mostrato da Jeff nell'avventurarsi in ciò che non appartiene propriamente a ciò che sei stato in passato.. ma la scelta di adottare nuovamente uno stile molto moderno, a volte ha portato la band a cadere in un sound "giovanile" e forse un po' "modaiolo" come lo può essere il Metalcore (un esempio sono le strofe piene di scream e refrain ammorbiditi con un cantato melodico e leggero), il che non è un aspetto che fa certo saltare dalla gioia un fan di uno dei grandi pilastri del Thrash Metal. Una scelta stilistica che può anche essere discutibile; ma come già detto, si deve anche guardare tutto l'intero e non solo la facciata. "Schizo.." è un album che mostra una band capace di portarsi verso un ottimo livello tecnico, mostrando versatilità anche a livello canoro, cosa non molto facile da attuare. Tuttavia, molte di queste qualità non vennero effettivamente viste dai fan. L'uscita del platter venne fissata per il Novembre 2005, e a seguito di quest'ultima non ci fu il feedback che in primis Waters si aspettava. Il Nostro era talmente convinto che i grandi sforzi impiegati per realizzare questo lavoro sarebbero stati sufficienti da poter far andare in porto l'intera faccenda. La convinzione lo ha portato anche a battezzare il disco con un nome che avrebbe rappresentato una garanzia per qualsiasi fan, "Schizo Deluxe". Purtroppo non è andata nel modo giusto, forse perché l'album non ha avuto la giusta promozione, cadendo nel pantano dei dischi validi ma sottovalutati. Purtroppo, inciampare non è difficile quando si parla di voler portare avanti una carriera che sta raggiungendo i 20 anni; e come è successo in questa band, è successo a molte altre. La cosa più importante, per un vero musicista, non è fare una cosa per i fan, ma per se stesso prima di tutto. E di questa mentalità "autarchica", in fondo, Jeff, è sempre stato un grande profeta. Potrà anche andar male, ma almeno il buon Waters avrà sempre la soddisfazione di aver dato voce all'ennesima sfumatura del suo caleidoscopico animo.

1) Maximum Satan
2) Drive
3) Warbird
4) Plasma Zombies
5) Invite It
6) Like Father, Like Gun
7) Pride
8) Too Far Gone
9) Clare
10) Something Witchy
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