ANNIHILATOR

Metal

2007 - Steamhammer

A CURA DI
SAMUELE MARIANI
17/11/2016
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

Tra le innumerevoli band Thrash che si sono distinte per il proprio stile, portandolo in tutto il mondo e ispirando altri ad emularlo, ci sono anche quei gruppi che, nel corso della storia, hanno sviluppato (chi in meglio, chi in peggio) il PROPRIO modo di comporre musica, rendendolo unico ed eclettico come pochi altri. Un esempio possono essere gli stessi Metallica: dall'esordio "Kill 'em All" ne è passata di acqua sotto i ponti, mostrando i Four Horsemen, senza alcun dubbio, un distaccamento dal genere originario; stessa cosa (con risultati sicuramente più soddisfacenti) per i Megadeth, giusto per citare un altro nome colossale. Gli Annihilator, nemmeno a dirlo, non sono stati un'eccezione, confermando di netto il trend evolutivo tipico di gran parte delle band thrash degli anni d'oro. Anche per il fatto che, il monicker in questione, non ha mai identificato un vero e proprio gruppo, ma più precisamente un alter ego di Jeff Waters, il quale ha sempre mostrato notevoli capacità nel tenere in piedi la band pur donandosi ad un eclettismo senza pari. Anch'essi / lui, dal loro / suo esordio, album dopo album, hanno sempre apportato al proprio sound qualcosa di nuovo, rischiando anche più di una volta e commettendo qualche passo falso. Ostacoli che è normale trovare, in un cammino così impervio e tortuoso: un cammino che solo il tempo può giudicare vincente, in toto. Ed i nostri, nemmeno a dirlo, sono ancora qui. E soprattutto gli ultimi periodi sono stati a dir poco significativi per la loro carriera: dopo l'entrata di Dave Padden in "All For You", infatti, si è aperto un altro capitolo, il quale vede l'approcciarsi di un sound più moderno, riprendendo lo stile Groove che Jeff aveva già mostrato di non disdegnare, in passato. La voce del cantante, unita con le grandi abilità del chitarrista, diede quindi vita ad un mix vincente, capace di tirar fuori dal cilindro dei lavori di tutto rispetto come "Schizo Deluxe", una carica adrenalinica che ebbe il merito di riaccendere le speranze nei confronti della band, anche se quest'ultima non era più la stessa da anni, con sommo dispiacere per i puristi. Siamo arrivati, quindi, al periodo successivo all'album del 2005. Per la pubblicazione del nuovo album, denominato semplicemente "Metal", Waters non soffrì certamente di mancanza stimoli, vista l'infinita schiera di collaboratori (incredibilmente all'altezza) con i quali si ritrovò a suonare, fianco a fianco. Cominciando dalla line-up "canonica", scontato dire che Padden venne confermato dietro al microfono, visto il suo incredibile impatto sin dai tempi di "All For You". Come richiamo dei bei vecchi tempi, poi, troviamo Mike Mangini nel ruolo di batterista. Il quale, come sappiamo, aveva già inciso assieme agli Annihilator gli album "Set The World On Fire" e lo stesso "All For You". Tuttavia, come pocanzi anticipavamo, l'aspetto che rende l'album differente da qualsiasi altro pubblicato dalla band consiste nelle diverse ospitate d'eccezione, compiute da svariate personalità del Metal in generale. Citandole tutte: Jeff Loomis (Ex-Nevermore), Danko Jones, Steve Kudlow (Anvil), Angela Gossow e Michael Amott (Arch Enemy), Alexi Laiho (Children Of Bodom), Anders Björler (The Haunted, At The Gates), Corey Beaulieu (Trivium), Jesper Strömblad (In Flames), Jacob Lynam (Lynam) e William Adler (Lamb Of God). Una condizione, quella del ritrovarsi nell'avere a disposizione diversi artisti facenti parte della cerchia Metal a tutto tondo, che avrebbe dato la possibilità a Waters di poter mirare ad uno stile più eclettico della norma, capace di variare a seconda dell'artista con cui collaborerà. Perciò, possiamo dire a posteriori che "Metal" si è sicuramente rivelato un album pieno di sorprese e di colori. Questi ultimi, in grado di ampliare lo "spettro" tipico della discografia del gruppo, portandolo a livelli anche più alti. Insomma, in quel dei "Watersound Studios" il movimento fu tanto, inutile negarlo. Tant'è che a livello di produzione, a dare una mano a Waters, intervenne persino Andy Sneap, ex chitarrista dei Sabbat e tutt'oggi in forze negli Hell. Parlando dell'aspetto estetico di questo progetto, a spiccare è senza dubbio la particolare copertina; per la realizzazione della quale Jeff si affidò alla stessa artista degli artwork creati per "All For You" (oltre all'EP "The One") e "Schizo Deluxe", ovvero Gyula Havancsák. Possiamo notare un notevole cambiamento già dal logo, non tanto per la forma, che è rimasta la stessa sin dall'inizio, ma per il fatto di essere quest'ultimo riempito di colori freddi, proprio per figurare l'idea del metallo citato nel titolo. Lo sfondo non si distanzia molto dalle scritte, raffigurando delle catene che provengono da parti diverse, in un background in cui prevale un colore bluastro. Per quanto riguarda la casa discografica, per chi già conosce i lavori "Carnival Diablos" e "Waking The Fury", sarà nota la tedesca "Steamhammer", la quale mostrò ancora una volta la propria fiducia agli Annihilator.Ora che tutti i pezzi del puzzle sono stati fissati, possiamo partire alla volta dell'ascolto di questo "Metal". Un lavoro che certamente divise gli ascoltatori in tre parti: chi lo apprezzò, chi restò indifferente( considerandolo solo un progetto "solista") e chi invece, severamente, lo ripudiò.

Clown Parade

La traccia di apertura, "Clown Parade (La Sfilata Di Clown)" inizia già dai primi secondi a mostrare un sound moderno, facendoci ascoltare un riff Groove molto coinvolgente. Anche se la componente più "avanguardistica" diventerà ancora più marcata dopo che la batteria verrà aggiunta nei secondi successivi. Quest'ultima non si farà percepire immediatamente come parte determinante, palesandosi da 0:15 con l'inserimento dei piatti e del doppio pedale. Questo inserimento invoglierà il cantante a cimentarsi nella festa, con un cantato sempre ed incredibilmente all'altezza della situazione. La linea di basso che si snoda durante la strofa risulta invece assai lineare, mancando un po' di "personalità".. risultando a tratti anche piatta. Nello stesso tempo, la chitarra continua con il suo riff iniziale, accompagnata dalla batteria che ancora non viene dirottata verso cambiamenti ritmici significativi. L'attimo successivo sarà quello del ritornello, una sezione che tende un po' al progressive, portando con sé anche qualche momento in cui la voce e la strumentale non sembrano avere una grande compatibilità. Successivamente viene recuperato il riff che si era interrotto per dare spazio al refrain, per replicare i primi secondi della traccia. La cavalcata riprenderà con il ritorno della voce, portando questa nuova strofa fino a 1:33, lasciando il posto al nuovo ritornello, senza che questo aggiunga particolari miglioramenti. Successivamente interverrà un momento solista di Jeff Loomis, mostrando la sua particolarità utilizzando quello che sembrerebbe un pedale octave, recando con sé anche le proprie abilità da shredder. Per questi 40 secondi, il chitarrista ci delizierà con diteggiature degne di un musicista famoso in tutto il mondo per la sua straordinaria tecnica. La ritmica, dal canto suo, mantiene il lato Groove con delle plettrate alternate che procedono adottando un andamento sostenuto ma non velocissimo. Al termine di questi secondi, seguirà un bridge appoggiato da un riff massiccio e zoppicante, invitando Padden ad unirsi per aumentare ancora di più la cattiveria della sezione. Arrivati a questo punto, qualcuno si sarà domandato dove fosse finita la voglia di Waters nell'inserire i propri assoli nel contesto: infatti, a 2:56, possiamo ascoltare l'inconfondibile seicorde del guitar hero fare visita, con un assolo suo tipico anche se non certo così scontato; soprattutto quando nella sua seconda parte, quando la ritmica cambia e la velocità arriva a toccare i massimi livelli. Il momento epico, nonostante due assoli di tutto rispetto, arriverà al minuto 3:25, quando una linea melodica interverrà ad affascinarci.. anche se quest'ultima rischia di staccarsi dal genere complessivo del pezzo. La sezione si ripete fino a quando il riff iniziale non riprenderà, dando così modo di far riprendere la strofa. E come quest'ultima, anche il ritornello farà il suo ritorno, rubando lo spazio fino a 4:57. La parte conclusiva verrà rappresentata dal riff che abbiamo ascoltato nei secondi iniziali, con qualche aggiunta di chitarre urlanti e di inserimenti vocali. La critica mossa nei confronti del potente torna in auge in questo primo pezzo: ciò che fanno quelli dei "piani alti", dopo tutto, altro non è che ammaliarci con le proprie menzogne, con le proprie "sirene", facendo in modo di renderci totalmente ciechi ed inermi dinnanzi alle loro bugie. Farci credere che il futuro da loro ideato sia quello giusto per noi, senza lasciarci ulteriori alternative, senza mai spingerci ad optare per qualcos'altro che magari possa confarsi di più al nostro essere. Siamo consapevoli di tutto, eppure crediamo alle loro frottole. Dicono di poterci far vivere meglio, di poterci aiutare.. ma ciò che succede, per la maggior parte delle volte, è il contrario di ciò che questi squali avevano sostenuto. Con la frase citata nel ritornello, "...over and over, they do it again...", ci viene spiegato il fatto che proprio noi abbiamo reso possibile questa condizione, creando un abitudine che va a nostro svantaggio, mettendoci in condizione di sottostare al più ricco e più potente. Mai una protesta, mai un guizzo di indipendenza. Accettando questa condizione, abbiamo fatto in modo di divenire oziosi ed inermi, privi di spina dorsale. Dei burattini da pilotare a piacimento, obbligati ad inginocchiarsi dinnanzi al proprio mangiafuoco.

Couple Suicide

"Couple Suicide (Suicidio Di Coppia)", traccia che ospita Danko Jones ed Angela Gossow, si presenterà  - già dai primi secondi - in un modo differente rispetto al brano precedente, con una linea di basso quasi funky e con delle chitarre super distorte che eseguono alcuni accordi. L'atmosfera creata è piacevole anche se non molto riconducibile alla band: nonostante ciò, verremo decisamente intrattenuti per i prossimi 14 secondi. Allo scadere di questo tempo, un cambio improvviso ci colpisce, anche se purtroppo non lo farà in modo molto positivo. Dall'atmosfera che si era creata precedentemente, veniamo immersi in una specie di Alternative Metal quasi "liceale" nel suo dipanarsi, abbastanza scontato e tipico di gruppi assai "commerciali", quelli creati apposta per gabbare adolescenti "alternativi", insomma. Non proprio la cosa più auspicabile da aspettarsi, per un album di una band rinnomata nel mondo del Technical Thrash Metal; ma come già detto, il tutto è dovuto anche dall'ospite scelto. Siamo, quindi, alla prima strofa, con un inconfondibile Danko Jones che nonostante tutto porta avanti il suo lavoro dignitosamente, accompagnato da un basso non molto tecnico e da 2 accordi di chitarra che si alternano con un andamento regolare. Nel momento successivo, arriverà un ritornello che cercherà di dare più spinta all'animo del pezzo, con un ritorno del Groove, anche se Danko non reagirà in modo proporzionale. La strumentale cerca dunque di compensare qualche carenza riscontrata durante il corso dei secondi precedenti. Al termine del primo refrain veniamo seguiti da un intermezzo piacevole, dove viene inserito anche un breve momento solistico di chitarra, supportato dalla linea di basso iniziale. A 1:05 ci ritroviamo ancora nella strofa, tornando nuovamente in un mood leggero. Differentemente da prima, nel momento in cui il cantante pronuncerà la frase "Couple Suicide", possiamo ascoltare l'intervento della voce acida di Angela Gossow, anche se non in modo molto invasivo. Ripresentandosi, poi, nelle strofe successive, quelle che precederanno il secondo ritornello. In questa sezione, le parti vocali del gentil sesso, interverranno in modo intermittente, inserendosi soltanto quando necessario. Al termine, un bridge ci sorprenderà con un Groove massiccio, rinvigorendoci e scatenando tutta la rabbia che abbiamo in corpo: scuotiamo la testa come se non ci fosse un domani, rapiti dall'estasi. Durante questi secondi, Angela cercherà di accentuare le parole di Danko, creando un duetto che è tutt'altro che "romantico". Da 2:05, il Bridge continuerà ad intrattenerci fino ai 40 secondi successivi, anche se ormai tutta la carica che era esplosa tempo prima risulta esaurita. Quindi, a 2:44, torneremo alla strofa, la quale questa volta verrà interpretata in modo leggermente differente rispetto alle precedenti, con Jones che poco prima del ritornello successivo mostrerà la sua anima straziata. Siamo arrivati agli ultimi secondi della traccia, quando il ritornello si ripete diverse volte, intrattenendoci fino momento finale; esattamente, quando i due ci saluteranno con la frase "..6 Feet Underground..", interpretata nel modo più feroce possibile. Come abbiamo potuto dedurre dal titolo, in questa traccia è stata raccontata una storia (tutt'altro che allegra) con protagonisti due amanti. Sono stati scritti libri, girati film, e come in questo caso, scritte canzoni, aventi più o meno la stessa trama. Abbiamo due persone le quali si sentono unite da una forza invisibile, che impedisce loro di separarsi. Tuttavia, qualcosa sembra non quadrare come dovrebbe. Il rapporto inizia ad incrinarsi, a deteriorarsi, facendo venire a galla non pochi problemi. Che inizialmente paiono bazzecole, ma proprio perché sottovalutati divengono ogni giorno sempre più grandi, fino a tramutarsi in guai insormontabili. Ciò che accade, è che questi individui, a lungo andare, iniziano a farsi del male l'un l'altro, pur rendendosi conto di ciò che sta accadendo. In cuor loro, sanno tutto e sono convinti di doversi lasciare, pur non volendo farlo. "E' come un suicidio di coppia", insomma, continuare ad amarsi a quel modo. Perché perseverare, se entrambi sanno qual è la loro sorte? Doloroso abbandonarsi, ma necessario. Del resto, come dice il verso finale, l'unico modo per liberarsi è seppellire questo amore sei piedi sotto terra (in america, la profondità "standard" di una fossa funebre). In linea di massima, il succo delle parole di questo pezzo è proprio questo: separarsi, prima di arrivare ad un punto di non ritorno, compromettendo irrimediabilmente il legame più "umano" venutosi a creare, indipendentemente dall'amore. Una storia d'amore finita male, quindi.. ma forse, aperta ad un lieto fine per entrambi i protagonisti.

Army Of One

La terza traccia è intitolata "Army Of One (Armata Dei Primi)", suonata con la partecipazione del mitico Lips, cantante / chitarrista degli storici e fondamentali Anvil. Un brano che inizierà e proseguirà col crescendo della linea di basso, partendo definitivamente a 10 secondi dall'inizio. Successivamente, la strumentale metterà in piedi un'atmosfera caratterizzata sempre dal quattro corde; dopodiché assisteremo ad un nuovo cambiamento, con la chitarra che decide di variare riff, di conseguenza introducendo la strofa con un breve assolo. Il riff cambia nuovamente, facendo cambiare anche il ritmo. Così, Padden inizia la sua parte, con un fare non molto melodico, il quale punta più su di una specie di parlato. Tutto ciò non valorizza molto la strumentale, visto lo stile con cui il cantente sfrutta il suo momento. Utilizzando quest'ultimo una semplice voce pulita, pur potendo fare molto di più con uno Scream o un Growl. Al termine di questa strofa arriviamo al ritornello, che si presenta con un altro riff massiccio che, anche questa volta, potrebbe essere assecondato meglio dal cantante. Terminato questo frangente, un intermezzo ancor più pesante ci ricopre di carica, con degli scatti di plettrata alternata graffianti intenti a scambiarsi con un palm-muting isterico. Torniamo alla strofa, che questa volta sarà dedicata alla citazione di gruppi tra i maggiori esponenti del Metal. Una strofa accompagnata dalla solita sezione strumentale. Ancora il ritornello ci fa visita, mentre attendiamo che il momento più alto del pezzo arrivi; ma quel momento non giunge prima dell'intermezzo trascinante che abbiamo ascoltato precedentemente, il quale andrà dunque a ripetersi per una seconda volta. Siamo a 2:53, ed il momento del cambiamento è arrivato, porgendo il fianco quasi ad un mezzo ritorno agli stilemi tipici di "Schizo Deluxe". Padden (finalemente) ci fa godere con la sua potenza vocale, facendoci venire i brividi e strappandoci anche un sorriso. Questa sezione durerà fino ai 20 secondi successivi, catapultandoci in un pre-solo abbastanza duraturo e melodico, per poi farci ascoltare la solista di Kudlow. Il maestro ci accompagna quindi con il suo Heavy Metal puro e con dei lick duri, tipici del suo modo di suonare. Il riff del bridge fa ritorno, ma il momento solistico non è ancora finito, perché al tutto si aggiungerà addirittura una sezione quasi da film horror, che porterà al momento in cui Waters si divertirà con la sua sei-corde, regalandoci ancora un momento di estasi. Uno Scream, richiamerà il riff della strofa, ma quest'ultima non sarà accampagnato dalla voce di Padden, almeno fino a quando non ci sarà il ritorno del refrain, che ci porterà fino a 5:42, quando l'intermezzo ci regala gli ultimi secondi della traccia, assieme ad un ultimo Scream degno del nome di del cantante. Come ogni appassionato di questo genere, chi ha scritto questo testo rende omaggio alla musica che lo ha accompagnato da quando era giovane. Un vero e proprio inno al Metal, dove vengono citati i maggiori esponenti del genere in questione. Black Sabbath, Iron Maiden, Metallica, Megadeth: queste le band tirate in ballo, considerati veri e propri numi tutelari da tutti quei ragazzi che, ritrovandosi a condividere questa passione, ne hanno fatto un vero modo di vivere. Le chitarre potenti, le batterie roboanti.. il chiodo, i capelli lunghi, i dischi, i concerti. Elementi imprescindibili per ogni metallaro che si rispetti e sia degno di tal nome. Proprio perché essere un Metalhead non vuol dire solo "ascoltare", ma anche e soprattutto vivere la musica che si ama. Come un'armata, dunque, ci stagliamo fieri all'orizzonte, facendo tremare i nostri nemici. C'è anche un messaggio di velata minaccia indirizzato verso chi finge di essere seguace di questa scena; un vero e proprio urlo contro i poser che infangano il nome della nostra nobile cultura. Senza dimenticare coloro i quali cercano di affossarla, di distruggerla. Nessuno ci riuscirà mai. In un impeto quasi tipico dei Manowar, gli Annihilator cercano quindi di affermare la propria incrollabile fede. Portavoce del Metallo, in compagnia di tanti eroi che per quest'ultimo combattono, instancabilmente, ogni giorno.

Downright Dominate

"Downright Dominate (Dominio Assoluto)" rappresenta il quarto pezzo dell'album, differenziandosi dal resto già dai primi secondi, con un riff che si presenta in modo da farci ben sperare circa il proseguimento della traccia. Per i primi 15 secondi ci accompagnerà quindi una chitarra vigorosa e squillante, che verrà accompagnata successivamente dalla seconda, la quale aggiungerà pesantezza ed inviterà la batteria ad unirsi, per poter accentuare questa intenzione. Così, il doppio pedale di Mangini ci tirerà dentro questo vortice di energia, con i livelli di carica e potenza intenti a salire sempre più. A 00:54 secondi, un cambio di riff ci trasporta ancora di più nel mood Groove: sentiamo i toni gravi delle chitarre che ci avvolgono, anche dopo l'arrivo di Padden con la sua strofa. Alternando, il cantante, tramite un "botta e risposta", una voce pulita con una in scream. Anche in questa canzone possiamo udire l'eco di qualche residuo degli ultimi album. Residui che risiedono nell'anima artistica dei musicisti, rincuorandoci e facendo tenere quella speranza iniziale sempre viva ed accesa. Dei doppio-bending precedono il ritornello, ancora più "incazzato" della strofa e più scalpitante, effetto dato soprattutto dal buon lavoro di Mangini.Ritorniamo al riff che accompagna il cantato, ed è così che il doppio-pedale moderato ritorna, assieme alla voce del cantante che continua a prendere punti, intrattenendoci anche (e soprattutto) al prossimo ritornello. A 1:58 veniamo ricoperti nuovamente da una nuova scarica di adrenalina da parte della strumentale. Il refrain continua a ripetersi diverse volte, fino a quando non ascolteremo la magica "intromissione" di Alexi Lahio con la propria solista. Una comparsa che libererà dalle sue catene la follia pura, con gli strumenti che prendono letteralmente fuoco, distruggendo i nostri timpani tramite la loro potenza Grooveggiante. Anche Padden sa il fatto suo, il giusto in grado di non farlo passare in secondo piano; anche se il Nostro lascerà poi lo spazio ad un nuovo assolo, il quale verrà rappresentato da un duetto da parte dei due chitarristi. Tutto questo avrà fine a 3:48, dopo una conclusione dettata dagli ultimi sussulti del chitarrista finlandese. La strofa torna ancora, e possiamo riavere il piacere di ascoltare la voce di Dave che, alla fine della sezione, verrà distorta da degli effetti in studio. Siamo nel ritornello, e la canzone mostra di non aver esaurito l'energia da dispensare, soprattutto dal minuto 4:20, quando veniamo raggiunti (ancora una volta) da una solista che si introduce con dei suoni simili a dei lamenti; una solista che si trasformerà in una scheggia che vaga tra le nostre orecchie, dandoci l'idea di aver appena intrapreso un viaggio allucinante; un sogno che si dissolverà piano piano. Un'altra canzone, come la open track, dedicata alla rivolta contro il potere. A differenza di "Clown Parade", che si riferisce in modo generale a chi possiede il potere nella nostra vita quotidiana (non specificando se di "super potenti" parliamo, o semplicemente di un qualsivoglia [anche] piccolo politico), questi versi si focalizzano su chi è in cima alla piramide. Su chi comanda gli altri potenti, su chi muove i fili del tutto. Insomma, una profonda invettiva contro chi è realmente pericoloso, anche più del nostro capo, del sindaco, del politico di turno. La rabbia, la voglia di cambiare le cose, sono i primi sentimenti che passano per la mente di chiunque sia costretto, suo malgrado, ad essere perennemente sottomesso dalle ingiustizie create dal grande capo. Da quel personaggio quasi misterioso, del quale nulla sappiamo; conosciamo e percepiamo la sua potenza, tale da non poter essere comparata a quella di nessun altra figura da noi conosciuta. Tuttavia, vogliamo davvero compiere il grande passo, ribellandoci all'autorità ultima. Così, il protagonista di questi versi va in cerca di chi è della sua stessa opinione, tentando di creare un'armata per difendere la propria gente. Ma purtroppo, come cita anche il testo, il Re riesce quasi sempre a difendere la propria corona. Ribellarsi al "vero" potere è un qualcosa di difficilissimo, che quasi mai riesce al primo tentativo.

Smothered

Oramai abbiamo capito che anche questo album punterà su di un genere tendente al Groove; infatti, persino "Smothered ("Soffocato", la quale ospiterà Anders Björler)" seguirà questa scia. Un Powerchod darà il colpo d'inizio per questa traccia, seguita dalle solite chitarre gravi e dagli altri strumenti che accentuano la loro intenzione. A 0:12, ascolteremo un Padden nuovamente tranquillo, con la sua voce melodica sempre supportata da un chorus piacevole, accompagnato dalla strumentale massiccia come quella già intrapresa. La strofa si fa apprezzare, compresa la chitarra che esegue un riff heavy pompato dalla distorsione. Arriveremo, successivamente, ad un ritornello che si distacca leggermente dall'ambiente creato nei secondi precedenti, con qualche accenno Prog e con Padden che rinforza il suo cantato. La strumentale suona strana ma piacevole, anche se non crea un vero e proprio momento in grado di trasportare più di molto. Il riff iniziale replica la sua fattura, dando modo ad un assolo di fare una breve visita, prima che Padden possa fare ritorno e sfruttare i suoi secondi di strofa. La strumentale conferma il rendimento mostrato nella prima strofa, arrivando fino a 1:18, il momento in cui ascolteremo un nuovo ritornello, ovvero la sezione che precederà il cambiamento della traccia. Veniamo quindi raggiunti da due chitarre che si sostengono a vicenda, amalgamandosi alla perfezione, nel frattempo che una grancassa possente tiene il tempo. Successivamente, si inserirà una tastiera da film sci-fi anni '80, creando un effetto strano per una traccia degli Annihilator. Nonostate tutto, ci troviamo in un ambiente meta-fisico che funziona, indirizzandoci verso un momento in cui Waters recita un breve monologo nella stessa strumentale. Arriveremo anche al momento solista di Björler, il quale riesce a differenziarsi dagli altri alla grande, con un timbro chitarristico che centra in pieno il sound espresso in questa occasione dalla band. La strofa vuole ancora il suo spazio, quindi ci intratterrà fino all'arrivo del successivo refrain. Quest'ultimo si prenderà più tempo, ripetendosi una seconda volta, per poi lasciare che lo shredding di Waters continui a sorprenderci; anche se alcuni passaggi eseguiti, ad onor del vero, li avevamo già trovati in "Bloodbath (Criteria For A Black Widow)". Dopo questa euforia, possiamo ascoltare la solista svanire assieme al resto della strumentale. La voglia di realizzare i propri sogni è ciò che viene descritto nei versi di questo quinti brano. I sogni, dopo tutto, sono ciò che ci spronano a fare sempre meglio. Avere un obbiettivo da voler raggiungere ad ogni costo, uno scopo, una ferma volontà di realizzarsi. E' dura, certo, ma questo sentimento (la Storia ce lo insegna) è da che mondo è mondo lo sprone definitivo, il pungolo decisivo. Un tarlo che rode il nostro cervello e fa in modo di non farci mai arrendere, di non farci mai gettare la spugna. Delusioni, tradimenti ecc., la strada è costellata di ostacoli. E forse siamo anche pazzi, a volerla percorrere. Eppure, sappiamo dentro di noi che quella è la via giusta, non importa quanto essa sia impervia. Lotteremo e combatteremo, tanto da riuscire a crescere abbastanza per poter realizzare quanto prefissatoci. Dall'altra parte, c'è chi vuole fare di tutto per distruggere quei sogni che abbiamo sin da piccoli, soffocandoci con le loro critiche e le loro frasi scoraggianti. Nonostante ciò, riusciamo a capire che quei sogni prevalgono, spostando l'ago della bilancia verso l'ottimosmo, facendo scivolare via tutte le frustrazioni. Non importa chi, cosa e quando. Sforzandoci con tutte le nostre forze, riusciremo ad arrivare incredibilmente lontano; in barba a tutti i nostri detrattori.

Operation Annihilation

"Operation Annihilation (Operazione Annientamento)" si presenta con un riff semplice ma incalzante, anche senza l'ausilio degli altri componenti, i quali si uniranno infatti solo qualche istante dopo. La batteria ci fa ascoltare il suo rullante, accompagnato successivamente da qualche colpo di piatto e grancassa. A 20 secondi dall'inizio, sempre la batteria cambia il pattern donando un'altro aspetto alla strumentale. Dieci secondi più tardi, quando tutti gli strumenti continuano per la loro strada, verremo dunque sorpresi dalla strofa, la quale non sarà interpretata da Padden ma dallo stesso Waters, mediante l'ausilio di un cantato che resta nelle capacità del frontman canadese. Il ritmo è deciso e intende portarci fino al ritornello, con dei rimandi chitarristici a "Set The World On Fire", reso poco percettibile dall'enorme influenza Groove sempre presente. Il rullante incalza nuovamente la chitarra ad eseguire il riff principale, per poi lasciare che tutto riprenda con la cavalcata regolare. Waters torna a cantare, cercando di intrattenerci nello stesso modo di Dave, anche se la differenza rischia di vedersi troppo. Nonostante tutto, Jeff non ci fa pesare più di tanto la sua tecnica canora esigua, anche perché si parla di un pezzo la cui linea vocale non richiede chissà che virtuosismi. Successivamente, il ritornello si ripresenterà, e si ripeterà ancora una volta con una batteria più presente. Improvvisamente, alla fine della sezione, una grancassa cercherà di accompagnare un riff Hard Rock che costituirà l'inizio del bridge, proseguendo per alcuni secondi, sostenuto ancora dalla voce di Waters. Concluse le ultime parole, la chitarra verrà modificata in un riff più colorato, movimentando ancora di più il ritmo. La voce si fa risentire, con la frase "..fight 'till the end!", prima che la solista di Michael Amott inizi a rubare il palcoscenico. E' qui che inizierà la collaborazione con il chitarrista svedese, quando la sei-corde eseguirà un "semplice" passaggio ascendente, trasformandosi poi - grazie anche alla ritmica - in una solista quasi allegra e spensierata, nonostante il background aggressivo. I due chitarristi continuano a duettare creando scariche elettriche scaturite dal loro attrito, con una conclusione da capogiro. Improvvisamente, torneremo nella realtà con il riff principale, il quale ci riporta indietro il Waters cantante. La strofa si ricollegherà nuovamente al ritornello in modo diretto, e gli ultimi secondi della traccia, ci porteranno altri rimandi tipici della titletrack targata 1993. In questo testo ci viene presentato un personaggio incredibilmente deciso e determinato. Una figura forte e fierissima, un guerriero sempre pronto a scendere sul campo di battaglia, ad imbracciare le armi contro chiunque voglia mettersi sul suo cammino. Bugiardi, menzogneri, parassiti, sanguisughe: nessuno di questi biechi individui avrà modo di scamparla. La ferrea volontà del protagonista è quella di annichilire chiunque sia da incastrare nelle categorie sopracitate, per far sì che il mondo possa essere migliore. "Io sono sempre in guerra, e non ne perdo mai una". Frasi che tranquillamente potrebbero farci pensare quasi ad un Rambo o ad un Van Damme, come se Waters fosse divenuto incredibilmente il protagonista di un film d'azione. Del resto, i versi che leggiamo raffigurano esattamente una "lauda" intonata a favore di chi non si sottomette a nessuno, di chi non si lascia piegare, di chi dimostra di avere la forza di affrontare chiunque, attraverso la propria forza ed esperienza. Se vogliamo, il testo può essere collegato a quello del pezzo precedente: due brani i quali possono descrivere diversi periodi di una persona. E quest'ultima, da quel che leggiamo in questa narrazione, è cresciuta ed ha imparato come prendere la vita. La forza dei "grandi potenti" non è più uno spauracchio.

Haunted

Siamo arrivati alla traccia più duratura, "Haunted (Posseduto)", che verrà introdotta dal suono leggero di un vento che soffia. Non molto tardi, si unirà anche la chitarra, che inizierà a creare atmosfera mediante un riff pesante e sinistro, ripetendosi diverse volte prima di essere raggiunto dagli altri componenti. Con l'arrivo della batteria, ci renderemo conto del fatto che si tratterà di una pezzo recante delle influenze Speed Metal, altro genere non sconosciuto dalla band. Il riff alla "Human Insecticide" ci incanta e ci entra dentro con la forza, elettrizzandoci fino alle ossa con dei martellamenti forsennati che continuano fino allo scoccare del primo minuto; esattamente quando l'atmosfera verrà plasmata da un riff particolarmente incalzante, guidato dal basso e dalla grancassa, i quali fungono da metronomo fino agli 8 seconi successivi. Uno Scream fa esplodere la strumentale come una bomba atomica, e noi veniamo assaliti dalla sua onda d'urto. Il riff torna più forte di prima e gli altri componenti lo seguono passo dopo passo, cambiando quando i primi versi di Padden vengono pronunciati. Così, la strofa riesce a suscitare in noi diverse sensazioni: come se un qualcosa ci stesse crescendo dentro, una vibrazione creata dal riff grave e imponente della chitarra che, tra una riga e l'altra, inserisce il riff ascoltato pochi secondi prima. A 1:37 ci raggiungerà il primo ritornello, una sezione cattiva e tenebrosa, con il cantante che mostra quando malefico può diventare, grazie anche al carico di una strumentale quasi Death Metal. Durante questo frangente, dei cori aggiungeranno un'atmosfera più ampia, gridando la frase "I am Haunted!". Il riff che collega alla strofa si ripresenta, come anche il cantato pulito del frontman canadese. Il tutto si presenta senza cali rispetto a prima; anche il refrain, che precederà in maniera immediata l'assolo di Jesper Strömblad, il quale arriverà a 2:34. La solista sfrutterà molte delle tecniche che comprendono lo strumento, usando sia la leva in modo morboso all'inizio, passando al tapping e ai legati nei periodi successivi. Il suo momento si fermerà quasi un minuto più tardi, con un arpeggio leggermente distorto accompagnato dalla sezione ritmica e da suoni che ci proiettano immagini tipiche di un mondo distopico. La batteria, che utilizzava un pattern in cui era inserito prevalentemente l'Hi-Hat, ora si sposterà su altre componenti, cambiando anche il ritmo. Immagini sempre più oscure ci passano di fronte, ma improvvisamente si intrometterà una sezione molto più melodica, rasserenando l'atmosfera della traccia. Si unirà anche Padden, con una voce ancora più pulita di prima. Finito il suo lavoro, il cantante lascerà il posto alla strumentale, che diventerà ancora una volta un supporto per la solista, questa volta guidata dalla mano di Waters. Il tocco di Jeff è sempre riconoscibile su ogni traccia, grazie allo stile unico del chitarrista e anche da alcuni trick che ormai sono come delle firme, per lui. L'epicità arriva alle stelle con il proseguimento della sei corde solista, che dovrà arrestarsi a 6:21. La traccia non è ancora conclusa, abbiamo un nuovo giro di strofa ed un proseguo fino al ritornello, vigoroso come sempre, arrivando poi ai primi secondi della traccia, con quel riff supersonico e illegalmente potente. Successivamente, la strumentale rimarrà sospesa assieme al powerchord della chitarra, con degli inserimenti di batteria ed il ritorno del vento, che ci accompagnerà fino ai secondi finali. Per quello che lascia intendere la traccia, possiamo trarne la storia di un uomo rinchiuso in un ospedale psichiatrico, con le sue paure che lo tormentano continuamente. Purtroppo non c'è rimedio per questo, i demoni lo braccano giorno e notte.. ma nonostante il bisogno di aiuto, l'uomo viene protetto con dei metodi che non approva affatto. Quei demoni vengono infatti scacciati e soffocati con i medicinali: ed il tutto sembra effettivamente funzionare, visto che l'aiuto "chimico" riesce in qualche modo a sopire le paure e le angosce. L'unico grave effetto collaterale consiste solamente nei danni arrecati al suo cervello. Qualsiasi sostanza, anche buona, può presentare risvolti assai negativi, e dunque indurre anche ad una sorta di malsana dipendenza. Il "matto" (tema, quello della pazzia, assai caro agli Annihilator) è quindi sospeso fra due fuochi: da una parte, la consapevolezza del suo disturbo, il quale lo porta a dover lottare contro se stesso in una spirale di follia pura. Dall'altra, le medicine. Le quali lo aiutano parzialmente, inducendolo in larga parte verso una terribile dipendenza. La quale schiaccia e martoria quel che di sano ancora era rimasto in lui. Facendolo dunque sentire come "posseduto" da chissà che forza sovrannaturale.

Kicked

La traccia successiva, "Kicked (Scalciato)", si presenta con una linea di basso piacevolmente leggera, accompagnata da una chitarra non molto distorta che fa da sfondo, con il successivo inserimento della batteria che determinerà le ultime battute del giro. Il tutto si ripeterà anche dopo il cambiamento apportato soprattutto dal drummer, che sosterrà lo stesso riff fino a 38 secondi dall'inizio. Dopo il momento in cui il basso fa da protagonista, giunge però il momento in cui la chitarra torni a prevalere. Infatti, lo strumento di Waters continua con la sua distorsione massiccia, il cui tono freddo viene riscaldato dai bassi del quattro corde. Con lo scoccare del primo minuto, la canzone riceve una spinta aggiuntiva, con l'inserimento di un riff molto particolare rispetto al normale riffing del chitarrista, ma che comunque ci incalza a dovere, incitando anche una seconda chitarra a sbizzarrirsi con il proprio tremolo. La pesantezza si intensifica con la sezione successiva, determinata da un rullante aggressivo e da delle plettrate alternate fulminanti, con l'aggiunta di powerchord decisi. Un breve assolo precede la voce di Padden, il quale questa volta parte già con una voglia di distruggere ogni cosa, con il suo graffiato estremo. In questo momento, stiamo assistendo ad uno dei frangenti più adrenalinici dell'album, il che aggiunge dei punti a favore del buon esito complessivo. A 1:56, la distruzione non si placa e la strumentale continua a bruciare come i fuochi dell'Inferno, con il cantante che aggiunge il combustibile. Il refrain permette di lasciare successivamente che la chitarra solista si trovi uno spazio per sfogarsi, anche se lo sfogo durerà pochi secondi, poiché la strofa dovrà intervenire fino a 2:34, e di conseguenza, anche il ritornello si prende di diritto altri 20 secondi della traccia. Seguirà quindi il bridge, che vanta una chitarra Heavy Metal in grado di fungere da ritmica, per sorreggere un nuovo assolo ed un successivo intervento canoro (questa volta ben più melodico). Il cantato durerà fino a 3:37, per lasciare nuovamente il posto alla solista di Corey Beaulieu, che in alcuni punti sfrutterà dei passaggi (a dire il vero) non proprio azzeccati, anche se suonati in modo ottimo. Solismo presto espresso anche da Waters, donandosi il frontman soprattutto alla tecnica del tapping. Padden si rifà sentire, successivamente: siamo ricaduti nella strofa, la quale nella sua seconda parte mostra addirittura una voce inquietantemente diabolica. Ritornello successivo, che si ripeterà fino a 4:54, facendo ritornare la chitarra iniziale, sfumando lentamente verso la fine. Apprezziamo l'idea di poter contare su qualcuno che ci possa sostenere e capire durante i giorni più difficili. Una convinzione che per forza di cose ci rincuora, aiutandoci ad andare avanti, fra mille avversità. Purtroppo, non teniamo mai abbastanza conto del cosiddetto "rovescio della medaglia". Può capitare, infatti, di ritrovarsi circondati da persone che solamente promettono sincerità, facendoci effettivamente credere di poterci fidare. E noi non esitiamo, a chiedergli aiuto, quando ci serve veramente. La traccia, dunque, spiega che nel momento in cui queste promesse necessitano di essere mantenute, tutto prende una piega inaspettata. Ci accorgiamo di essere accompagnati soltanto dall'eco di quelle menzogne raccontateci, facendoci sprofondare ancora di più nell'abisso. E' il dramma / flagello della falsità altrui. A parole, sempre tutti bravissimi.. a fatti, pochi. Veramente, ma veramente pochi. Fortunatamente, quando la tempesta è passata, riprendiamo la forza che avevamo perduto, per poi far capire ai traditori lo sbaglio che hanno fatto nei nostri confronti. Mostrandogli il nostro successo, nonostante tutto. La nostra gloria è il loro inferno.

Detonation

Senza scordarci che in questo album il ruolo di batterista viene ricoperto da Mike Mangini, ascoltiamo quindi l'introduzione di "Detonation (Detonazione)", caratterizzata da una batteria che si prende una parte solista, cambiando a pochi secondi dall'inizio della strofa, scatenandosi con un beat di doppio pedale e rullante. Un riff molto aggressivo inizierà allo scoccare dei diciotto secondi, con Waters che aggiunge al tutto il verso "I can't take this anymore", introducendo la strofa che verrà cantata nuovamente da Dave. Anche se eseguita prevalentemente in pulito, la linea vocale melodica si sposa perfettamente con la strumentale aggressiva. Durante questi secondi ci rendiamo conto che Waters ha preso molto dalla traccia "Children Of The Grave" dei Black Sabbath, tratta da "Master Of Reality". Che sia in modo volontario o meno, il rimando arriva, degno tributo ad una band ammirata e stimata da Jeff, se non altro. Anche Padden segue la stessa influenza, cantando il pezzo con una facilità invidiabile anche nei momenti in cui non sono richieste tonalità alte. Seguirà il pre-ritornello in un crescendo che esploderà con l'arrivare del refrain. Così, al minuto, 1:13, la traccia detonerà realmente mediante un ritornello estremo, tramite gli scream rabbiosi del cantante. I quali altro non fanno che aggiungere quella carica già portata dalla strumentale. Dopo alcuni secondi nei quali Dave ripete la parola "Detonation!" con una ferocia inaudita, tornerà il riff Iommiano che continua a stimolare il nostro senso del ritmo; e Dave fa ritorno assieme al resto della strumentale, veniamo quindi trasportati da questa sezione fino al prossimo pre-ritornello. Il crescendo viene colorato da degli inserimenti importanti di basso, in grado di  arricchire il suono fino al refrain. La violenza torna con una strumentale da battaglia, e gli scream che ricompaiono, sino a farci venire i brividi. Lynam interverrà subito dopo, quando un nuovo riff stimolerà la comparsa della sua solista. Così, il chitarrista ruba letteralmente 15 secondi di svago, per dimostrare ciò che è capace di fare, facendo sembrare che le sue dita reagiscano in modo istintivo al loro movimento fulmineo. Dopo la voce dello strumento cordofono, anche Padden vuole far sentire la propria, con gli scream continui poi doppiati dallo "sfogo" di Lynam. Al termine di questo secondo assolo, Padden risponderà ancora una volta, anche se non riceverà una nuova replica da parte del solista. Successivamente riascolteremo il momento pre-solo già udito, come anche il refrain, fino alla conclusione del brano. Il testo racconta la storia di un uomo che vede passare velocemente la propria vita dinnanzi ai suoi occhi. Un film pressoché infinito, una lunga sequenza di frames impossibili da inquadrare nella loro completezza. Esperienze, sogni, tristezza, felicità. Un lunghissimo amarcord recante in sé tutti i colori della gamma cromatica. Dai più chiari ai più scuri, dai più allegri ai più cupi. Una proiezione, comunque, abbastanza dolorosa. L'uomo si rende infatti conto di sentirsi limitato e costretto a vivere il tutto in un modo che non ha mai scelto né deciso consapevolmente. La rabbia è troppa per poter esse contenuta, e diventa talmente tanta da farlo esplodere, facendogli fare tutto quello che avrebbe voluto compiere fino a quel momento. Basta rimpianti, basta piangesi addosso. E' l'ora di godersi ogni lasso di tempo concessoci, senza paura per il futuro. Perchè comunque vada e qualsiasi cosa possiamo fare, "il mondo è folle". Programmare è inutile.. carpe diem!

Chasing The High

Stiamo tornando nel periodo di "Waking The Fury" con il riff iniziale di "Chasing The High (Rincorrere lo sballo)", il quale rimanda molto al brano "Ultra Motion", facendo partire la traccia già con un'adrenalina inquantificabile. Il martellamento della batteria ci manda fuori di testa, facendoci scattare come delle molle, sulle nostre sedie. A 17 secondi dall'inizio, un improvviso arresto lascia che la chitarra mostri un nuovo riff successivamente. Quest'ultimo si appoggia ad un genere leggermente più leggero, finché non torna il resto della strumentale. Background che costituisce, assieme alla chitarra già ascoltata, il sostegno per una solista schizofrenica, ascendente e discendente per due volte. La strumentale continua anche senza la solista. Arriva quindi anche il turno di Padden, che decide di inserirsi bene con il proprio scream, il quale non guasta affatto. Un doppio pedale non molto abusato determinerà il ritornello, con il cantante che non abuserà molto del proprio ruolo, intervenendo nei momento più opportuni. Nella seconda parte del refrain la batteria eseguirà una leggera modifica nei propri pattern, la quale sarà però abbastanza percettibile, dando più importanza al rullante. Il riff supersonico della parte introduttiva fa ritorno, oltre all'aggiungersi di una batteria paragonabile soltanto al peggior suono di una tempesta, con una seconda chitarra che aggiunge ancor più drammaticità all'atmosfera. Il cantante torna a prendere il suo posto dietro il microfono, e con la strofa che continua a caricarci, non aspettiamo altro che arrivi ancora un'altra dose di ritornello. "Chasing The High!" continua ad urlare Padden, per poi farci tornare nel momento dedicato ai rimandi musicali, con 30 secondi di sali e scendi alla "The Fun Palace". Nonostante il pensiero che Waters stia facendo troppo uso delle influenze del passato, il Nostro riesce a farci sorridere anche questa volta. Il Groove torna con un riff particolare ed elettrizzante anche per via delle improvvise plettrate alternate. Successivamente, due chitarre si intrecciano creando pura malinconia, sentimento che verrà amplificato con l'inserirsi degli altri strumenti, compresa la linea di basso che gioca un ruolo importante. A 4:05 la follia torna, con un momento di pura aggressività che spazza via tutto quel che è stato creato nei secondi precedenti. Il riff supersonico crea nuovamente una reazione a catena che porterà al momento pre-solistico, con Padden che mostra un nuovo animo attraverso la propria voce, dopodiché, ascolteremo Adler intervenire a 4:38, mostrando le proprie abilità per i 16 secondi successivi, lasciando il posto ad uno degli ultimi momenti che Waters ha a disposizione per la sua solista. La sezione si concluderà a quasi un minuto dalla fine, con la strofa che ci distribuisce le sue energie finali; non scordandoci di Padden, che ne avrà abbastanza anche per il ritonello successivo. Anche Waters vuole aggiungersi, con un assolo che ci porta soddisfatti alla conclusione dell'album. La traccia finale viene dedicata al tema della droga, topic quest'ultimo particolarmente "caro" a Waters. Come abbiamo avuto modo di vedere, scandagliando la discografia degli Annihilator in lungo ed in largo, infatti, il buon Jeff ha sempre avuto molto a cuore l'intenzione di salvaguardare il proprio auditorio dai pericoli dele droghe, di qualsiasi entità (alcool compreso). In questo caso, il canadese si focalizza su di una delle sostanze più pericolose, ovvero la Metanfetamina. Scientificamente provato, tra le droghe che lasciano meno scampo a chi inizia ad esserne dipendente, devastandoti mentalmente e fisicamente. Nel testo, oltre ad essere descritti alcuni degli effetti collaterali (deperimento fisico, stati di paranoia, gravi problemi di salute in generale), viene anche raccontata la storia di un personaggio affetto da dipendenza il quale è destinato, senza altre possibilità, a morire per mano di questa sostanza. Frasi molto forti, che parlano di questa persona a cui cadono i denti, sommerso dalla depressione e dall'ansia. Il suo primo pensiero sarà quello di prenderne una dose, appena finita quella attuale.. ma sarà anche il rimpianto più grande, durante i suoi ultimi attimi di vita.

Conclusioni

I 54 Minuti sono conclusi, e possiamo giustificare in un certo qual modo le diverse correnti di pensiero sviluppatesi dopo il rilascio di "Metal". Un album non facilissimo da inquadrare, in virtù della grande pluralità al suo interno. Le suggestioni alle quali siamo stati sottoposti durante l'ascolto di questo lavoro, infatti, sono molteplici. E tutte capaci di farci giungere a diverse conclusioni. Diciamo che, per quanto riguarda la qualità tecnica, non possiamo lamentarci. Anche se, ad onor del vero, un potenziale simile (riferendoci proprio all'immensa "carovana" di ospiti) poteva essere usato molto di più e soprattutto meglio, date le possibilità offerte da praticamente ogni special guest. Tuttavia, le diverse ospitate ci hanno comunque dato modo di vedere le diverse sfaccettature di Waters: il quale, come un pittore, ha se non altro mostrato buon gusto e capacità nello sceglie accuratamente il colore giusto per ogni soggetto. Partendo da Loomis, fino a William Adler, i generi alla base di ogni pezzo e personalità si sono ben differenziati tra di loro, nonostante il fatto che "Metal" resti comunque un album oggettivamente orientato verso il Groove. Per ogni pezzo, fortunatamente, Waters ha sempre voluto ritagliarsi un posto per la sua parte da chitarrista (a parte un'eccezione), senza mai osare di più di quanto avevano oggettivamente fatto gli ospiti. Tuttavia, come già detto in altre occasioni, è un album che presenta dei cali, in alcuni casi sia da parte della voce (anche se non è dovuto dalle capacita dello stesso, ma da alcune scelte musicali), sia per la strumentale in sè. Come fan, mi piacerebbe trovare una scusa per poter salvare alcune cadute o per valorizzarlo di più.. fatto sta che l'album - anche se presenta in tutte le tracce artisti esterni - non può essere considerato sperimentale o "nuovo" a livelli sconvolgenti (come "Remains" per intenderci). In primis, cosa perché nonostante le sfumature presenta un sound ormai già provato in precedenza, ed in seconda battuta perché gli ospiti non sono stati tanto "invadenti" (nel senso buono) da poter determinare la qualità complessiva di una traccia (fatta eccezione per "Couple Suicide"). Era lecito, lo ripetiamo, aspettarsi qualcosa di più. Di estremamente migliore. L'idea generale è quella di un potenziale quasi inesploso, dunque, fatta eccezione per diversi momenti comunque piacevoli e sugli scudi. "Metal" ha mostrato di avere, al di là di tutto, un valore: soprattutto nella sua parte finale, con canzoni adrenaliniche e coinvolgenti. La qualità del lavoro arriva alla sufficienza, ma non riesce a superarla di molto; poiché se provassimo a gettare uno sguardo al passato, ci ricorderemmo di quanto Jeff sia riuscito a produrre degli album anche con l'ausilio di un solo batterista come supporto. Non c'è dubbio sul fatto che l'artista avesse avuto ancora qualcosa da esprimere.. ma certamente ha passato dei tempi di scrittura musicale migliori. Anche per quanto riguarda le liriche, in queste occasioni leggermente differenti dal passato. Un tema che veniva spesso trattato dalla band era quello della pazzia, ma in questa situazione gli viene dedicato un piccolo spazio. Un altro tema, che questa volta è assente, è quello incentrato sui topoi tipici dell'horror, che ha caratterizzato molte delle tracce più celebri del gruppo. Tuttavia, non possiamo condannare in toto il lavoro del duo Waters / Padden: nel bene o nel male, il duo canadese ha comunque dimostrato di avere a sua disposizione ancora molte cartucce da sparare. 

1) Clown Parade
2) Couple Suicide
3) Army Of One
4) Downright Dominate
5) Smothered
6) Operation Annihilation
7) Haunted
8) Kicked
9) Detonation
10) Chasing The High
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