ANGRA

Angels Cry

1993 - Rising Sun Productions

A CURA DI
CHRISTIAN RUBINO
19/04/2021
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

"L'album non è stato facile da realizzare. È stato come un parto difficile, perché eravamo molto inesperti ed eravamo molto giovani.  Improvvisamente siamo volati in Germania, che all'epoca era il centro della scena power metal e dove succedeva di tutto. Ci siamo trovati a lavorare con alcuni dei migliori produttori in circolazione. La cosa divertente è che abbiamo portato con noi un tipo di musica che anche quei produttori non conoscevano molto bene. Non eravamo una band power metal europea, quindi c'erano influenze classiche e brasiliane, ritmi caraibici e non è stato facile mettere insieme tutto". (Andre Matos)

Questa volta sono qui per raccontarvi il debutto di una band storica che ha lasciato il segno nel power metal, diventando negli anni una delle maggiori e più amate esponenti dell'heavy metal brasiliano e internazionale: gli Angra. Nella mitologia dei Tupi Guarani il nome della band significa: "Dea del Fuoco", mentre in portoghese: una piccola baia o una insenatura usata come porto naturale. Ma il nome è anche quello di uno dei posti più belli del Brasile, la stupenda città di Angra dos Reis nello Stato di Rio de Janeiro. Il lontano 1993 è uno di quegli anni in cui il Power Metal è all'apice dei gusti musicali dei metalhead con gruppi prevalentemente europei come gli Helloween, i Blind Guardian, i Gamma Ray e i nascenti Stratovaroius, per citarne solo alcuni. I riff sono veloci, le voci pulite e i testi affrontano temi che spaziano dalla letteratura filosofica e di fantasia ad argomenti più impegnati. In questo favorevole scenario, gli Angra trovano un terreno fertile e lanciano l'album di debutto Angels Cry, aggiungendo al proprio sound elementi di musica classica e brasiliana alle già velocissime chitarre, e all'aggressività tipica del genere, grazie anche all'aiuto di importanti artisti come Kai Hansen (Gamma Ray) e al chitarrista/produttore, Sascha Paeth, che professionalizza al massimo il lavoro della band carioca. Nell'opera le composizioni hanno un tono di rinnovamento spirituale e cercano di portare speranza in un mondo fatto di disuguaglianze e ingiustizie; in particolare i cinque giovani raccontano nelle liriche della dura vita dei bambini di strada in Brasile e di come si sentano toccati da questa tristissima situazione. Per omaggiare queste innocenti creature e per farsi notare al di fuori dei propri confini, azzeccano la maestosa ed elegante copertina dell'album disegnata da Alberto Torquato che stuzzica la curiosità di ascoltare il contenuto del platter: una statua di un angelo che sorregge un mazzo di rose in un campo di grano come segno di purezza e speranza, in un sottofondo dal colore rosso fuoco. Il Brasile è spesso rappresentato da spiagge che evocano vacanze speciali facendo sognare milioni di persone, anche se poi la realtà affievolisce di molto la fantasia... basti pensare alle favelas, dove molta gente ogni giorno vede violenza, soprusi e morte. Gli ignari bambini nascono e crescono in uno stile di vita dove le prepotenze sono all'ordine del giorno e i banditi un modello da emulare. Le origini di questo combo partono dai Viper, un'altra grande band brasiliana e una delle prime, insieme ai Sepultura, ad avere accesso nei mercati europei e giapponese, cosa molto difficile a quei tempi. Tutto nasce nel 1992, quando alcune divergenze musicali all'interno dei Viper portano allo split con il giovanissimo cantante Andre Matos che decide di andare a studiare canto lirico al college insieme all'amico e chitarrista Rafael Bittencourt. Lontano dalle scene, Matos, prosegue gli studi alla facoltà di musica, e oltre a diventare un tenore lirico e un pianista, il ragazzo prende pure la qualifica di direttore d'orchestra e compositore musicale. La stessa cosa fa Rafael nel 1996, dove si laurea come compositore e reggente presso la Facoltà d'Arte di Santa Marcelina di San Paolo. Il duo inizia a progettare una band heavy metal con influenze classiche - il cosiddetto heavy metal melodico - prendendo tra le proprie fila Luís Mariutti al basso e Marco Antunes alla batteria. Due mesi dopo, il chitarrista Kiko Loureiro si unisce alla formazione e partecipa, sempre nel '92 all'uscita del demo "Reaching Horizons" che permette alla neo formazione di avere un contratto discografico e di volare in Europa per realizzare un favoloso sogno. La successiva registrazione di "Angels Cry" è però inquietante e sembra un esilio perché i musicisti rimangono in sala prova per mesi fino a quando l'album non prende la sua forma definitiva. Lo studio di Amburgo è quello originalissimo dei Gamma Ray del famosissimo Kai Hansen, che si trova addirittura all'interno di un bunker della Seconda Guerra Mondiale. Non ci sono finestre, non c'è aria, non c'è luce e sembra di stare in una prigione di massima sicurezza ma per fortuna, nonostante la strana atmosfera va tutto bene e il risultato finale lo dimostra ampiamente. Purtroppo nascono dei problemi con il batterista Marcos Antunes, che viene sostituito dalla Limb Music durante le registrazioni perché ritenuto non in grado di portare a termine le sessioni. L'ottimo Alex Holzwarth (Siegens Even e ex Rhapsody Of Fire) e Thomas Nack (solo nella cover "Wuthering Heights") prendono il posto del drummer brasiliano per l'incisione del disco. Alla pubblicazione è annunciato come nuovo drummer del combo sudamericano il connazionale Ricardo Confessori che diventa uno dei perni della formazione carioca. La band dimostra subito di non aver paura di osare, di correre rischi e questo coraggio o questa incoscienza portano ad uno dei debutti di maggior successo nell'heavy metal nazionale brasiliano. "Angels Cry", carico di influenze di musica classica e musica brasiliana trova subito l'apprezzamento del popolo giapponese dando l'opportunità agli Angra, di accaparrarsi un disco d'oro nelle lontane terre nipponiche ma il successo arriva pure nella fertile e ricettiva Europa, come in Italia, Germania, Francia, Spagna e Portogallo. Musicalmente parlando, l'album presenta tutto ciò che guida la carriera degli Angra: velocità, energia, melodia, tecnica, testi profondi e grandi ballate capaci di toccare anche i cuori più insensibili. Le melodie sviluppate dalle chitarre della coppia Kiko Loureiro e Rafael Bittencourt, sono il frutto di anni di studio e assumono immediatamente proporzioni internazionali in questo meraviglioso debutto. Gli Angra fondono audacemente, per la prima volta, questi elementi abbinandoli benissimo all'ossessionata velocità del power metal. Certo l'influenza dei teutonici Helloween si sente e come, ma ci sono molti dettagli che rendono questo lavoro discografico speciale. Andre Matos con i suoi studi musicali contribuisce a sviluppare alcuni arrangiamenti che rendono più forti e emozionanti tutte le canzoni della imperdibile raccolta che vi racconterò di seguito.

"Sono cresciuto ascoltando due stili insieme: il classico e il rock. Band come i Queen, gli Iron Maiden, i Judas Priest, i Deep Purple e gli AC / DC, sono tra le prime influenze che ho avuto. Ma il mio primo disco rock che ho acquistato è stato "Fair Warning", dei Van Halen. Così ho esaminato diversi artisti e gusti, per citarne alcuni: Kate Bush, Peter Gabriel, Sting... ma se dovessi dire solo un'influenza, credo che i Queen siano i miei preferiti. Io mi sono laureato, in un college di musica, in direzione d'orchestra e composizione ma questo non ha mai intaccato la mia passione per il rock: anzi, mi ha aperto nuovi orizzonti e mi ha fatto apprezzare il rock in un modo molto speciale". (Andre Matos)

Unfinished Allegro

Lo show inizia in modo inconsueto, per un disco power, con la breve traccia Unfinished Allegro (Allegro incompiuto); un'introduzione sviluppata dal leader e cantante della band, il già noto maestro Matos. Questa è una breve interpretazione del primo movimento della "Sinfonia n. 8" di Franz Schubert, comunemente nota come "Sinfonia incompiuta", arrangiata e adattata da Matos che apre, attraverso il suono di strumenti orchestrali, la strada al successivo, velocissimo e più grande successo del gruppo brasiliano: "Carry On". Il connubio tra Unifished Allegro e Carry On svolge il ruolo di introdurre e di far capire dalle prime note, tutto ciò che viene dopo nell'album, un mix ideale di classico e contemporaneo.

Carry On

Una scarica micidiale di riff cadenzati, una batteria possente e calzante introducono la frenetica Carry On (Continua) che apre le danze con ardore, un ritmo selvaggio e un adrenalinico coro. È praticamente impossibile rimanere indifferenti di fronte a un brano come questo perché la canzone è un esplosivo speed - power - trash dal riffing rapido e tagliente che non lascia scampo trascinando in un vortice di suoni positivi e ottimisti in un mondo in cui prevale l'egoismo e il pessimismo. Le chitarre di Bittencourt e Loureiro, sono allo stesso tempo melodiche e massacranti trascinando all'unisono tutti gli altri strumenti per una canzone spettacolare e mai noiosa. Questo classico del metal mondiale rispetto al demo del '92 è riadattato con un sound più pulito e meno grezzo, fornendo, in questa nuova versione dei giri armonici alle due sei corde e dei giri di basso di gran valore. Mancano le parole per descrivere la genialità di Matos nell'aver saputo fondere la tecnica e la melodia con un ritornello ipnotico che si lascia canticchiare in ogni momento della giornata. Kiko e Rafael sono molto ispirati, ma il tedesco Alex Howlzart e Matos non scherzano neppure.  Carry On è insomma una forza della natura, un grande desiderio per continuare a vivere nonostante le bruttezze e gli ostacoli dell'esistenza: "Questo mondo insiste ad essere lo stesso, basato sui nostri errori. I fiori appassiscono lungo la strada; non bendarti gli occhi perché la solitudine diventerà la legge di una vita senza senso. Segui le tue orme e scoprirai: c'è un significato in questa vita che un giorno potremmo trovare?!" Il messaggio positivo, fa da sfondo a una delle canzoni più famose del combo e diventa una sorta di inno con dei versi allegri che spingono ad andare avanti e a superare le difficoltà della vita: "Continua, è tempo di dimenticare i resti del passato!" Nonostante la robustezza e la velocità della composizione, si percepisce da subito che quello che separa questi ragazzi dal puro power e dall'ortodosso thrash è il loro rifiuto, in generale, a conformarsi completamente ai canoni standard dello stesso metal di cui comunque fanno parte. L'opera non è oscura o tenebrosa perché i giovani rockers sono degli inguaribili ottimisti, e questo si capisce, oltre dalla musica, anche dai testi ma soprattutto dall'interessantissimo artwork che sembra essere la ciliegina sulla torta di un disco sorprendente.

Time

"Il tempo passa e non torna mai indietro. Viviamo le nostre esistenze in un costante cambiamento, immersi in abitudini stressanti e soprattutto sempre in cerca di affetto e amore. Il tempo scivola velocemente senza pietà e senza una sosta che ti permetta di guardare indietro, scappando dalle nostre mani, spesso senza consapevolezza e con il dubbio che manchi qualcosa nei nostri sofferenti cuori". I giovanissimi Angra affrontano questo tema in Time (Tempo), canzone profonda e ricca di sentimento, dove ostentano pure il lato progressivo della loro arte. La song ha un tocco quasi alla Queensryche dei tempi d'ori con delle iniziali chitarre acustiche che hanno una diteggiatura fluida e pulita per poi evolversi con robusti riff elettrici ma senza mai dimenticare, con la tastiera in sottofondo, il senso della melodia.  Il testo superlativo di questa semi ballata parla delle riflessioni interiori che portano a nuove scoperte, a riflessioni individuali che fanno smuovere l'intorpidita coscienza dell'essere umano: "Questa volta voglio sapere ciò che significa la vita?per viverla di nuovo. Oh, è dura trovare l'amore che ognuno possiede ma non si può vedere. Oh, al di là della carne e del sangue ci sono tante cose nascoste e c'è molto di più di quello che abbiamo". Un contrabbasso e le chitarre introducono il pezzo insieme alla voce sottile e melodiosa di Andre per un bellissimo lento pronto a rubare l'anima ma questa sensazione dura poco, almeno fino a quando subentrano i riff potenti del duo Kiko/Rafael che emanano vigore e pura energia. Poi gli acuti del singer e il refrain coinvolgente con gli assoli strepitosi dei due guitar hero fanno il resto, per un altro grande successo orecchiabile e difficile da non dimenticare. È l'apoteosi per un gruppo la cui etichettatura di band power metal sta stretta e neppure solo lo speed ??metal sembra inquadrarli in un unico genere perché gli elementi prog e l'epicità della canzone e di quelle successive sono il marchio di fabbrica esclusivo del leader Andre Matos, che interpreta divinamente una traccia entusiasmante e dalla bellissima lirica: "La saggezza porta in primo piano la tristezza e mantiene le tue illusioni rinchiuse in una piccola scatola. Il terrore arriva, ti trovi da solo in una gabbia di conclusioni che affollano la tua mente. Benvenuto a bordo, questa è la nave della tua vita, così marcia che naufragherai". Segnalo anche il grande momento della composizione: senza dubbio il bell'assolo della sei corde dell'abilissimo Kiko Loureiro, tecnicamente sopraffino e confermativo della bravura dell'artista, considerato il migliore chitarrista in Brasile, e forse anche uno dei migliori al mondo. Il "tempo" è vicino, ascoltiamolo attentamente in silenzio perché non si può fermare e non fa tornare indietro ma spesso guarisce le tante ferite del nostro malato spirito.

Angels Cry

La differenza tra gli Angra e le altre band dello stesso genere è che questi cinque giovanotti sono molto seri e non seguono le tendenze del power metal basate su lotte tra draghi, racconti di foreste magiche, castelli di re e vittorie in epiche battaglie. Nulla di questo è ripreso nell'opera, che si allontana da questi racconti mostrando al contrario di essere intelligente nel parlare invece della vita quotidiana in generale, ma naturalmente i versi hanno poca importanza se non sono supportati da una grande musica. Angels Cry (Gli angeli piangono) è la titletrack e una delle più veloci del platter, ben strutturata negli arrangiamenti e con un intermezzo orchestrale e classico semplicemente geniale, estrapolato addirittura dal "Capriccio 24" di Niccolò Paganini (violinista barocco del XVIII secolo) eseguito dalla chitarra elettrica. Qui il riferimento alle grida degli angeli sulla direzione dell'umanità è una metafora che racconta la sofferenza di tanti bambini brasiliani e non solo, buttati nelle strade e abbandonati a sé stessi, alla povertà e alla violenza che li circonda. La rabbia degli autori: Matos/Bittencourt, a parte nelle parole, prende forma anche nella fusione completa tra la voce melodica del cantante e i cori, sostenuti da robusti e taglienti riff, e soprattutto dalla rapidissima batteria di Holzwarth: "Il pianto degli angeli è nella notte perché la loro luce non potrà mai splendere con i loro cuori così pieni di dolore. Acque fangose tutt'attorno. Cala il sipario per le anime indifese e sofferenti spazzate via da torrenti impetuosi, fluenti e con poca speranza dentro". Angels Cry è una song ribelle, di protesta che lancia un messaggio fortissimo di disperazione per quello che succede in Brasile. Il sound è tirato con tanti cambi di tempo, con atmosfere malinconiche di pochi secondi alternate a esplosioni di ira dove le robuste chitarre trovano un freno principalmente nel ritornello e nella parte strumentale di musica classica che li addolcisce con una melodia soave e desiderosa che prima o poi possa cambiare qualcosa nella percezione degli uomini: "Angels crying. Can't take no more. Angels dying capture their fall". L'impatto sonoro è notevole perché mostra i segni dell'influenza del thrash metal: doppia cassa, un basso galoppante, dove il bravo Mariutti emula l'idolo Steve Harris, Andre che fa bene il suo lavoro esternando la sua potentissima voce e dulcis in fundo l'opera di Paganini, introdotta da dei violini e poi eseguita in modo neoclassico da Kiko e Rafael. Passione, velocità esecutiva e epicità per una delle migliori song della storia del combo sudamericano. Il suono degli archi può anche apparire esagerato ai nostri giorni, ma in quel momento storico è qualcosa di sorprendente e indovinato, così come l'ottimo uso di ritmiche veloci e sorprendenti melodie vocali accavallate l'una all'altra. 

"Gli angeli piangono e muoiono. Ci deve essere una soluzione! Ascolta il grido degli angeli perché da questa vita non puoi nasconderti".

Stand Away

Anche la traccia successiva, Stand Away (Sta lontano), è degna di nota da tanti punti di vista, a cominciare dall'introduzione di elementi sonori brasiliani per una classica ballata un po' più leggera del solito, ma non per questo meno bella. Gli elementi classici, i cori solenni e l'ugola armoniosa e a tratti rauca di Matos sono predominanti. Sicuramente una delle migliori interpretazioni del vocalist, che offre una tecnica vocale particolare. "Stand Away" è una traccia molto diversa dalle altre, composta da Rafael Bittencourt, come tutte le canzoni del gruppo, ha quella presenza classica che è ormai il marchio di fabbrica del combo carioca ma quello che colpisce di più è l'atmosfera malinconica e soprattutto l'angoscia del testo: "Sta lontano dall'orrendo fuoco bruciante che guarda i popoli affamati come vermi. Sto ancora implorando la comprensione da parte di quelli che ci governano. Portandoci via la nostra sola speranza". In queste parole si legge tutto il dramma del popolo brasiliano e in generale di quello sudamericano che si trova in una situazione di miseria nonostante la maggior parte di questi Stati siano ricchi di risorse minerarie e naturali. La colonizzazione sfruttatrice del passato, la corruzione e gli errori passati della Chiesa cattolica per gli Angra sono anche parte di questa disgrazia collettiva: "E la chiesa? La chiesa vende consolazione uccidendo Gesù per la salvezza. Non lasciateci morire. Lasciatemi riposare in pace"! Il ritornello è pura sofferenza, la tristezza e la disperazione sembrano essersi impossessati dei cinque artisti che sentono fortemente il tema della miseria della propria gente. L'intera composizione verrà ripresa, qualche anno dopo, nell'EP "Freedom Call" del 1995, sempre con la stessa indignazione e la stessa amarezza ma arricchendola e trasformandola in una versione orchestrale che finalmente esalta un pezzo che alla fine manda un messaggio concreto di fiducia e di cambiamento di cui gli stessi Angra sono, in ambito musicale locale, i protagonisti assoluti. Stand Away chiude brillantemente la metà di un disco per certi versi singolare ed energico che solo in questa traccia mostra una sottile flessione giustificata da un tema caldissimo che grida giustizia e speranza per le nuove generazioni: "Lascia che quei peccatori paghino perché hanno rubato e si sottometteranno nel giorno del giudizio".

Never Understand

Never Understand (Mai compreso) con i suoi riff impulsivi, gli assoli intermittenti delle chitarre e le percussioni folk è la canzone progressive per eccellenza del platter, con cambi di tempo e sonorità molto coraggiose. Un punto di forza dell'album, per uno dei pezzi più easy, anche qui con chiare influenze della musica brasiliana, ma sempre abbinate ad una forte timbrica metal; basta ascoltare gli assoli chitarristici finali e alternati che sono veramente fantastici. La traccia incomincia con una bella combinazione tra la chitarra acustica e il basso, rifinita poi da elementi tipici del suono latino americano che la fanno diventare progressivamente più intensa. Addirittura, l'arrangiamento iniziale prende spunto dalla canzone popolare "Asa Branca", composta dai connazionali Luiz Gonzaga e Humberto Teixeira, riarrangiata per l'occasione che mostra come siano audaci e intelligenti le idee di Matos, bravo nel saper fondere stili completamente opposti. Il risultato finale è qualcosa di pazzesco e inimmaginabile fino a qualche anno prima in un genere schematico e riluttante a soluzioni diverse come il power. Il testo parla di dubbi, della volontà di ricercare qualcos'altro, della scoperta del senso della vita: "Oh non ho mai capito? Siamo come cavalli pazzi diretti verso una curva. Questo posto in cui sono l'ho fatto con le mie mani. Ho ormeggiato la mia vita per non lasciarla andare. Non ho mai capito la mia vita"! Mariutti con le sue quattro corde si esibisce in maniera impeccabile con una linea di basso molto ispirata soprattutto nella parte conclusiva della composizione dove tiene velocemente il tempo nel bel mezzo dell'incredibile duello di chitarre, che si alternano con assoli letali. Ottimo brano, sottovalutato ai tempi dalla critica ma riscoperto nel corso degli anni perché Never Understand è la canzone del rischio e della confusione sonora che può fare andare storto il proseguo del disco e l'appena nata carriera degli Angra. Invece il leader Andre Matos con l'esperimento "Asa Branca" mescola sbalorditamene il metal e il Baião, genere musicale e stile di danza del Brasile nord orientale basato: su una gran cassa, una fisarmonica e da un motivo a triangolo, in qualcosa che ha incredibilmente un ottimo risultato. Da segnalare anche le apparizioni come ospiti del famosissimo Kai Hansen, di Dirk Schlächter (entrambi nei Gamma Ray) e Sascha Paeth che suonano rispettivamente e magnificamente spaventosi assoli di chitarra alla fine della canzone insieme a Loureiro e Bittencourt. Never Understand è un brano esotico, piacevole e esaltante, che sprigiona note calde ed avvolgenti, su di un riffing rapido e graffiante per un altro capolavoro, contenente il seme che porterà al successivo e trionfale album "Holy Land", dove si respirerà ancora di più l'atmosfera della terra natia. Assolutamente pazzesco!

Wuthering Heights

Nel momento clou del disco, gli Angra calano la cover che non ti aspetti, addirittura la riproduzione della classica ballata della cantautrice e cantante pop Kate Bush, basata sull'omonimo romanzo, Wuthering Heights (Cime tempestose). All'inizio registrata in una versione molto più pesante, che appare nella demo che la band incide prima del contratto con l'etichetta discografica, poi su suggerimento dei produttori tedeschi, incisa sorprendentemente in una versione fedele all'originale e abbastanza lenta. Particolare interessante: la registrazione della batteria su questa traccia è affidata, eccezionalmente, al drummer teutonico Thomas Nack dei Gamma Ray, perché è un grande fan dell'inglese Kate Bush. L'inizio di "Cime tempestose" è semplicemente magico, molto soave, con il pianoforte che introduce la voce in falsetto e, per l'occasione, effemminata di Matos che guida e trascina con toni acuti tutto il brano. Tutto il talento e la versatilità dei musicisti carioca sono rappresentati da questa buona performance che li penalizza solo nel sound, troppo morbido per una band metal come la loro. L'interpretazione emotiva di Andre Matos è qualcosa di indescrivibile perché sembra dare una nuova vita ad una song che appartiene ad un'altra generazione e ai lontani anni '70. La cosa che colpisce è che all'epoca, nel 1993, nonostante le stupende canzoni della raccolta, i rockers sono più conosciuti per questa cover che per le stupende canzoni del disco. Pur essendo una composizione meno lavorata dai musicisti ha comunque il pregio di mettere ancora una volta in luce l'enorme potenza vocale di Andre e l'abilità nel bellissimo assolo del bravissimo Kiko Loureiro. Come, scritto prima, la band non teme di correre rischi o di rovinare l'intero album con una canzone del genere perché pur suonando metal non vuole fossilizzarsi solo su questo genere ma far entrare anche delle contaminazioni appartenenti ad altri stili mischiandoli sapientemente con il power. Qui, ahimè non ci riescono perché frenati dalla label che li obbliga a seguire fedelmente la versione originale e per paura o per inesperienza i musicisti rinunciano ad elaborarla con il loro stile e con i loro gusti. Temono di creare un attrito con la l'etichetta e cominciare con il piede sbagliato un'avventura che si rivela in seguito grandiosa ma inserendo un sound più pesante, come era successo in parte nel demo, probabilmente il risultato sarebbe stato migliore. Rimane il fatto che il vocalist brasiliano compie un lavoro impressionante usando il suo falsetto per cantare una canzone che è chiaramente destinata ad una voce femminile ma nonostante tutto il pezzo si adatta bene allo stato d'animo generale degli Angra che, in "Angels Cry", in fondo cercano come la britannica Kate, evasione, ideali, giustizia e il vero senso della vita: "Lasciami acciuffare la tua anima che vola via. Tu lo sai, sono io, Cathy?".

Streets Of Tomorrow

La canzone successiva Streets Of Tomorrow (Le strade di domani), è un power metal europeo influenzato dallo stile neo-classico con occasionali momenti progressivi, pesanti riff di chitarra e con un suono più vicino ai beniamini Judas Priest. La frenesia e la durezza delle prime note, cadenzate delle chitarre elettriche, evolvono in sonorità melodiche segnate dalla roca ugola di Matos che guida armonicamente la struttura del pezzo fino ad arrivare a un intermezzo soft e ambientale, dove il basso e la keyboard creano un'atmosfera di serenità e aspettativa. A questo punto Kiko e Rafael si lanciano in assoli accavallati, virtuosi e tecnicissimi, addolciti alla fine solo dalla voce acuta di Andre che ancora una volta con la sua fenomenale interpretazione raggiunge l'apice.  La traccia scritta proprio dal maestro è un invito a liberarsi dalle catene dell'ipocrisia, dell'egoismo e delle bugie di cui siamo ogni giorno degli attori protagonisti: "Libero dalla menzogna, io non dimenticherò. Scappando da queste catene incontrerò il mio amore". La speranza di una vita migliore è il sogno di tutti e allora perché non cambiare finché si è in tempo provando a modificare direzione? "Nuvola dal cielo, dimmi come fare a intraprendere le strade del domani. Il momento resta e scorre, Non lasciarlo andare! In generale la lirica sembra un presentimento, di quello che succederà dopo qualche anno, quando Andre Matos lascerà il gruppo per prendere un treno che purtroppo non lo porterà molto lontano perché morirà prematuramente lasciando un vuoto incolmabile tra i suoi fan e nella musica metal in generale. Chissà quante cose avrebbe ancora fatto di interessante il nostro Andre, soprattutto nell'ultimo periodo quando si stavano ricongiungendo le strade di un ravvicinamento con i suoi indimenticabili Angra e con l'amico, nemico Rafael: "Quanto resti giù a pregare fammi sapere le cose che hai fatto. Dimmelo adesso, ?"  

Brano dall'esuberante performance da parte di tutti gli strumentisti, dove svettano i riff pesanti, il latente basso, la possente batteria e un epico ritornello, potente e sinfonico. 

Evil Warning

L'opera prosegue ancora ad alti livelli con Evil Warning (Avvertimento diabolico) pezzo davvero eclettico, con una strana ma interessante intro di banjo, indovinati arrangiamenti classici e un intermezzo che cresce emotivamente per raggiungere il clou con uno dei migliori assoli di chitarra dell'album. Qui Matos da un'altra prova sopraffina sulle sue enormi qualità vocali, dove si sente fortemente l'influenza di cantanti famosi come Bruce Dickinson e Michael Kiske. Il giovane singer non ha abbastanza la forza dirompente di Dickinson o l'intonazione melodica di Kiske, ma sviluppa un suo stile canoro che lo avvicina moltissimo a questi mostri sacri del metal. Le sue tonalità si adattano perfettamente alla musica e al raggiungimento di note altissime con una incredibile articolazione emotiva che lo distingue da molti cantanti power di quel periodo. Le gigantesche tastiere, le raffinate e graffianti sei corde vengono unite sapientemente, da Andre e Rafael, con un momento classico famosissimo, che vede nel concerto dell'Inverno di Antonio Vivaldi uno dei punti più salienti e trascinanti di questo magnifico brano. La velocità della martellante doppia cassa, straordinarie parti ritmiche, riff aggressivi, una melodia molto cadenzata e a tratti pomposa, lo stratosferico assolo di chitarra di Kiko ne fanno uno dei migliori brani del platter. L'idea geniale dell'intermezzo affidato al nostro musicista classico è poi la ciliegina su una torta ricchissima di ingredienti e maestosamente preparata nei minimi particolari. La ricetta di mescolare diligentemente e con gusto la musica classica, l'heavy metal e un pizzico di cultura brasiliana, riesce perfettamente facendo emergere  l'amore dei rockers per il prog e per i virtuosismi tecnici di classe. Il testo è sempre attuale: sognare un mondo diverso che si ribelli a una società e un sistema politico corrotto e incompetente, come quello brasiliano: "È tempo di credere nel sogno che hai fatto in un mondo che è tradito e squallido. Un giorno il sole brillerà per tutti noi. Prendi la libertà che tu hai previsto?Tempo di lamentarsi, nessuno ti sta dicendo la verità." Paradossalmente oggi questa lirica potrebbe essere usata per condannare l'incapace gestione del governo Bolsonaro in Brasile dove, ancora una volta, un Presidente incapace e lontano dal popolo sofferente per l'epidemia di Covid19 e non solo, dimostra come il Sud America sia ancora lontano dal raggiungimento di uno sviluppo economico e sociale che metta in prima piano la gente più emarginata e debole: "Vivere in mezzo alla folla, malati della propria vanità. Petali morti sparsi in giro e inni di tradimento. Avvertimento diabolico. È finita, non rimane più tempo per piangere e sentire il dolore?" Evil Warning è un'esplosione atomica e accattivante di note idilliache sparate senza pietà, imitando il robusto heavy metal tedesco della fine degli anni ottanta.

Lasting Child (Part I: The Parting Words / Part II: Renaissance)

L'album si chiude in bellezza, con l'ottimo Lasting Child: The Parting Words - Renaissance (Bambino Duraturo: Le parole d'addio - Rinascimento), che è una bellissima ballata, che ci dà un'idea della capacità musicale e dell'interpretazione di tutti e cinque i giovani artisti, dove in particolare spiccano ancora le linee vocali di Andre Matos, un cantante che senza dubbio ha dato una caratteristica unica al suono della band. La canzone trasuda tutto il suo talento di compositore e di arrangiatore di musica classica con la song che si divide in due parti: la prima è malinconica e triste sulla terribile condizione dei bambini brasiliani ma in generale di tutti gli innocenti del mondo che pagano le conseguenze nefaste e egoistiche degli adulti: " Una stella luminosa brilla lontano dal Bambino duraturo che rimane all'interno giocando attorno un futuro negato, annaspando nella nebbia che persiste attorno?Soffiano venti che mi portano verso l'alto dove posso vedere le luci nascoste che lampeggiano oltre l'aldilà?". La timbrica di Matos a tratti potente e acuta è accompagnata sapientemente da un bel pianoforte e da una base di archi e musica classica, con una parte molto creativa e dove si sentono, in tutto il pezzo, gli studi fatti dal maestro. Dopo tanta velocità, cambi di tempo repentini e pura adrenalina il creativo vocalist sceglie, nella seconda porzione, di chiudere l'opera con un ritmo lento dando un'aria più epica che è poi l'essenza propria del power metal. Brano lento, angoscioso e pieno d'atmosfera diviso, come scritto, in due parti, una delle quali tutta strumentale, che conclude spavaldamente questo primo capitolo targato Angra. Questo battesimo discografico diventa nel corso degli anni un punto di riferimento del metal brasiliano e internazionale vincendo la scommessa di aver saputo sperimentare e osare funzionando meravigliosamente bene. Lasting Child è semplicemente una sontuosa canzone che mostra tutta l'ispirazione classica dei sudamericani ma anche l'ennesima rappresentazione di odio e amore per la loro patria. Rimane comunque la speranza e la resurrezione per una terra, come quella brasiliana, che potrebbe essere un paradiso terrestre ma che invece soffre gridando aiuto e onestà. Il quintetto pensa di contribuire alla rinascita del proprio Paese partendo dalla musica e dando così un segnale positivo e un importante contributo: "Un sogno dipinto. Colori che si sciolgono dentro sottili cornici. Là io starò. Là è il mio posto?"!

Conclusioni

"La cosa più importante, in realtà - e come tutto nella vita - è avere equilibrio. La gente non capisce cosa vuol dire essere nei panni di un musicista. È molto facile criticare quando non hai la responsabilità di fare le cose, ma quando lo fai sei sul filo del rasoio. Si crea della musica perché si hanno motivazioni o faccio canzoni che il mio pubblico vuole sentire? Molti commettono l'errore estremo di ripetersi solo per soddisfare il pubblico e altri corrono il rischio opposto: non soddisfare affatto il pubblico e fare di testa propria. Devi ricordare sempre che non fai musica solo per te stesso". (Andre Matos)
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Il 1993 è un anno cruciale per il grande Andre Matos, perché oltre al debutto con gli Angra con la pubblicazione di questa pietra miliare del power metal, il cantante carioca si avvicina seriamente ad entrare tra le fila degli Iron Maiden rischiando di far cambiare direzione alla sua comunque ottima carriera di musicista. La EMI inizia a cercare cantanti ovunque e ascoltato il materiale del maestro, consistente fondamentalmente nei due album dei Viper e nel primo demo degli Angra, lo contattata e lo invita in Inghilterra. Arrivato quasi al traguardo finale, però il sostituto di Bruce è il prescelto Blaze Bailey, della band britannica dei Wolfsbane. A quel tempo il cantante è molto giovane ed è difficile immaginare la sua reazione psicologica e il suo stato d'animo per questa occasione perduta. D'altra parte, bisogna considerare che la Vergine di Ferro è la band più anglosassone che il bravo Andre può desiderare ed è difficile che Steve Harris prenda un artista brasiliano lontano dalla sua cultura natia. La cosa interessante è che anni dopo, durante la registrazione in Inghilterra del terzo album degli Angra: Fireworks, il giovane cantante va ad un concerto dei Maiden come ospite e a l'opportunità di parlare meglio con il manager dei londinesi, Rod Smallwood che gli fa i complimenti: "Eri uno dei tre finalisti e canti ancora molto bene". Per fortuna Angels Cry, vede la luce il 3 novembre del 1993 con Andre ancora a capo della neo formazione, divenendo uno dei più grandi successi mai pubblicati da un gruppo metal brasiliano e reso ancora maggiore dal fatto che, all'epoca, il power e il prog non erano nella mente dei tanti rockers sudamericani. In Brasile, purtroppo, le cose non sono facili, dal momento che il mercato non è molto amichevole con le band heavy metal, tanto che il debutto del gruppo è commercializzato solo due anni dopo la sua uscita e per la precisione nel 1995. Nei primi anni '90 questa terra bellissima è un Paese dall'enorme potenziale ma a livello musicale a parte la Samba e la musica etnica offre poco per chi vuole suonare qualcosa di diverso. Non esiste internet, i cellulari e niente di tecnologico che possa aiutare a emergere (oggi al contrario abbiamo un eccesso di strumenti che da un lato purtroppo penalizzano chi vuole fare musica di qualità). I cinque ragazzi trovano enormi difficoltà per trovare dei posti dove suonare e addirittura per imparare uno strumento fanno salti mortali e cercano le conoscenze giuste per farsi conoscere. Ci si aiuta con le riviste e i programmi in TV ma la cosa peggiore è quella di vivere in un 'epoca dove le case discografiche dettano legge perché hanno il potere assoluto sulla nascita di una rock band e sulla musica da proporre. Nonostante tutto e in un mercato discografico così difficile e selettivo, i nostri eroi emergono fondendo l'heavy metal con la musica classica e perfino con quella popolare brasiliana. Questa miscela da una straordinaria identità e una potenza ancora più forte all'opera, grazie anche agli arrangiamenti e a una buona produzione, consentendo agli Angra di diventare un nome unico e rispettabile oltre i confini nazionali. Il successo e l'idillio tra i membri del combo dura la bellezza di tre album e precisamente dal 1993 al 1998 con l'ultimo disco in studio: Fireworks, passando dal capolavoro del 1996 Holy Land. Poi il lento declino culminato con l'addio contemporaneo di Matos, Mariutti e Confessori, per presunte incompatibilità artistiche con Bittencourt e Loureiro, fondando poi dopo la band degli Shaman. Con il passare del tempo il trionfo degli Angra scema perché i nuovi ingressi non sono all'altezza del glorioso passato e dal canto suo Matos, pur essendo apprezzato dalla critica e dai suoi tantissimi fans, non bissa neppure con le sue opere soliste, il grande successo del passato. Poi la morte improvvisa del 2019, a soli 47 anni, chiude tragicamente la storia di un grandissimo cantante, compositore, pianista e direttore d'orchestra, strappato troppo presto dalla vita in un momento in cui poteva dare ancora molto alla nostra musica preferita. Andre Matos è stato uno dei più grandi pionieri dell'heavy metal in Brasile e ha contribuito ad esportare orgogliosamente il metal nazionale della sua fantastica e difficile terra all'estero; prima con i Viper, poi con gli Angra e alla fine con gli Shaman, tre icone della musica heavy metal carioca, famose per le capacità tecniche dei loro musicisti, ma, soprattutto, per la voce stupenda e disinvolta di Andre, che alternava toni alti a un convincente canto lirico. In conclusione Angels Cry è un platter magistrale, ricco di qualità, dove ogni canzone è diversa ma con gli stessi elementi: eleganti melodie, fulminei cambi di tempo, indovinati cori, arazzi di tastiere, riff infuocati, eccellenti assoli di chitarra e affilati acuti vocali.  Merita di essere ascoltato ed elogiato per sempre, grazie soprattutto al perfetto lavoro di grandi musicisti, come il già citato Matos, i formidabili chitarristi Kiko Loureiro e Rafael Bittencourt, l'abile bassista Luis Mariutti e il potentissimo Alex Holzwarth che momentaneamente sostituisce il pur bravo Ricardo Confessori entrato in gruppo solo dopo la stampa di questo mitico e originalissimo disco.

"Tornare agli Angra non è mai stato un obiettivo per me dopo che me ne sono andato. Credo che ogni cosa nella vita abbia il suo ciclo di esistenza e l'età d'oro degli Angra si è ibernata nel passato. Conservo grandi ricordi di quei tempi e, quindi, considero pericoloso se qualcuno cerca di ritoccarli con una reunion. Adesso la mia priorità assoluta è la band solista di Andre Matos. Qui posso creare il nuovo e rivisitare anche il passato, che è una parte importante della mia storia".

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1) Unfinished Allegro
2) Carry On
3) Time
4) Angels Cry
5) Stand Away
6) Never Understand
7) Wuthering Heights
8) Streets Of Tomorrow
9) Evil Warning
10) Lasting Child (Part I: The Parting Words / Part II: Renaissance)
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