Angelica

Thrive

2013 - Frontiers Records

A CURA DI
VALENTINA FIETTA
20/03/2014
TEMPO DI LETTURA:
5

Recensione

Un disco hard rock con una voce femminile nel 2013? La reazione di sconcerto e sorpresa è abbastanza comune dal primo momento in cui si prende in mano il nuovo album “Thrive” dell'avvenente svedese Angelica Rylin. La vocalist in realtà non è nuova della scena del music business mondiale (essendo già front-woman del gruppo symphonic metal The Murder Of My Sweet) ma ora ha deciso di mettersi alla prova come solista: “Thrive” è la prima release interamente a suo nome. Mi rendo conto che presentare un disco in questo modo dà la sensazione di presentare un'artista che ha compiuto il famoso salto di qualità personale, e invece proprio qui devo profondamente dissentire sia guardando al livello compositivo che a quello lirico. Tanto per cominciare, la produzione e le parti di batteria sono affidate a Daniel Flores, con il quale Angelica già condivide l’esperienza The Murder Of My Sweet, insieme anche a Johann Niemann, qui presente al basso. E ancora, Magnus Karlsson (Primal Fear) e Jesper Stromblad (ex-In Flames, Hammerfall, Dimension Zero) come guest alle chitarre in alcuni brani, Matt Guillory (James LaBrie) appare invece alle tastiere. E non è tutto: la cantante ha potuto contare sulla collaborazione di nomi illustri –su tutti, Harry Hess (Harem Scarem) e il nostro connazionale Alessandro Del Vecchio –per la stesura di molti testi, tutti incentrati sull'amore e i suoi intrighi. Insomma: Thrive non si presenta di certo come il disco che lancia l'emancipazione e l'originalità di Angelica, pur essendo nel globale ben strutturato e di facile ascolto. Ma andiamo con ordine.



Il disco si apre con “Breaking my Heart”, intro misterioso e un po' inquietante, che preannuncia lo stile marcatamente ottantiano dell'intera release. Il vibrato del sintetizzatore e i ritmi monolitici ricordano vagamente bands synth pop di vecchia data come gli Orchestral Manoeuvres in the Dark o i Soft Cell, mentre nella voce di Angelica è evidente la devozione per gli idoli d'infanzia Ann Wilson, leader delle Heart, Leigh Matty (Romeo's Daughter) e Robin Beck. Da un punto di vista lirico, il testo sviscera il trito leitmotiv della donna dal cuore infranto che tenta la rinascita, consapevole degli errori compiuti “You're breaking my heart again,losing at love again […] i promise not to fall again “ (Hai spezzato il mio cuore ancora, ho perso in amore ancora, prometto di non cascarci ancora). Non è certo una prova brillante la successiva “I am strong” dove il timbro della svedese, sia pur posto dalla produzione efficacemente al servizio di melodie cristalline e ruffiane quanto basta, resta comunque parte di un pezzo filler, troppo canonico. Ribadisco il tedio nell'ascoltatore moderno causato dagli echi del sintetizzatore che anziché dar valore aggiunto riporta tutto il pezzo ad una statica melodia opaca e senza verve. Se non fosse per la buona estensione vocale della cantante e per qualche inserto arioso di chitarra, non si riuscirebbe ad ascoltarlo fino in fondo. Il tipico pezzo sentito un milione di volte prima di ascoltarlo. L'emancipazione femminile in parte è invece annunciata da un testo che vuole riscattare le donne in continuo bilico tra affetti ed opportunità “I don't want be alone anymore, But i know what's waiting outside that door […] Weak as i seem i am strong” ( Non voglio più restare sola, Ma so cosa mi aspetta fuori dalla porta […] Debole come sembro sono in realtà forte). La terza track è “To your Rescue” si discosta leggermente dal lotto dei pezzi, risultando un po' più dinamica negli arrangiamenti di chitarra e anche nella performance vocale, meno impostata e più passionale. Ad aiutare l'effetto “spontaneità” è l'affiatamento del coro nei refrain e un testo finalmente più denso di significati e meno banale, incentrato sull'autoaffermazione “Living for the dream, fighting for existence, For my only way to Be, Cause i'm searching for that moment...Feel the beat inside your heart, I'm coming to your rescue” (Vivendo per un sogno, combattendo per la mia vita, per il mio unico modo di essere, perché io sto cercando quel momento..Sento il battito del cuore dentro , Sto venendo a salvarti”). “Can't stop love” è la tipica ballad romantica che riprende vagamente le arie del pezzo d'apertura, affidandosi però a melodie più soavi e lente, arricchite dalla performance di Angelica che si lancia in vocalizzi accurati e efficacemente ruffiani. Si prosegue con “Nothing Else You Can Break” che in tutto e per tutto mi ha fatto vedere in mente la timbrica e il tiro di un'altra band svedese, mi riferisco ai Roxette dei tempi d'oro di “Look Sharp!”. In effetti è innegabile, dopo il primo ascolto, il rimando a pezzi come It must have been love o Listen to your Heart. Quattro semplici e ritmati minuti che si posano interamente sull'estensione vocale della dotata Angelica che dichiara il suo struggimento amoroso “There's nothing else you can Break, 'Cause i'm falling apart, There's nothing else you can take , When you've Stolen my heart “ (Non c'è nient'altro che tu possa distruggere, perché ormai sto cadendo in pezzi, Non c'è nient'altro che tu possa prendere, dopo che mi hai rubato il cuore”). A livello compositivo un pezzo statico, che manca dell'autenticità drammatica di cui vorrebbe essere foriero. “Riding the Storm” riprende un po' le fila di “To your Rescue” risultando meglio strutturato e meno noioso, nonostante a livello tematico si prosegua col filo rosso dell'emancipazione femminile.Si tratta di un pezzo assolutamente di facile presa, scorrevole e finalmente senza marcati echi ottantiani; fa parte dei pezzi in cui Angelica non risulta songwriting né responsabile degli arrangiamenti...che sia per quello che lo trovo tra i più interessanti? Siamo giunti a metà del disco e non posso non dire che la pesantezza rasenta i massimi livelli. Per fortuna il pezzo numero sette del lotto è una boccata di ossigeno: “Rain on My Parade” è brioso, fresco, posato su un ritmo catchy e abbastanza pulito. Angelica sembra insinuarsi bene nella melodia del brano con una voce limpida e potente che (finalmente!) ci fa ricordare che il disco ha un qualcosa di moderno e nuovo “Don't stay in my way...Don't ever rain on My Parade!” Riscatto quasi convincente anche con “Losers in Paradise” perché si stacca da certi stereotipi del genere, risultando senza dubbio il pezzo che veicola i sentimenti più autentici grazie alla voce di Angelica che getta l'omaggio alle sue paladine AOR per mostrare il suo volto. Sostanzialmente si tratta di un pezzo lento che si insinua nella testa con facilità e ci fa assaggiare l'atmosfera paradisiaca di cui si parla nel testo “We're lost in our way of living right, I never thought that we could come to this, But here we are, We have forgotten why we started this game...we finally realize we are losers in paradise”(Ci siamo persi nel nostro modo di vivere in rettitudine, non ho mai pensato che saremmo arrivati a questo punto, ma ora siamo qui, abbiamo dimenticato perché abbiamo iniziato questo gioco...alla fine abbiamo realizzato che siamo solo dei perdenti in paradiso). Back to the eighties con le successive “You Will Never Win” e “This Kiss is Just for You” , intrise di quei ritmi posati su rullante e campana del ride, con arrangiamenti nel complesso piacevoli ma sicuramente poco dinamici ed accattivanti. Come a dire: sembrano due pezzi filler sui tre minuti, messi li per confezionare il prodotto nel modo più commercialmente adatto e fruibile. Non va meglio dal punto di vista dei testi: se sul primo si affronta il leitmotiv dell'abbandono e del ripudio, nel secondo si ritrova ancora la trita dichiarazione d'amore eterno all'amato che ha scelto di andarsene. Passiamo oltre. Scelta decisamente migliore la doppietta in chiusura “I'm Not Waiting” e “Take me to your Heart” perché si ritorna ad ascoltare musica contemporanea, dove il tributo agli idoli di infanzia di Angelica ci sono, ma con un taglio inedito e personale. Entrambi i pezzi si affidano a delle melodie più veloci ed incalzanti, lontane dalle patine degli artifici prodotti in studio. Angelica mostra tutta la sua versatilità nel destreggiare ritmi hard rock con punte di symphonic metal; superata anche la prova alle tastiere dello special guest Matt Guillory che rende i brani decisamente più variegati e ariosi. Il pezzo in chiusura Take my to your heart sembra una dichiarazione di intenti all'ascoltatore “ Come and catch me now, will you know who i am, know where i've been? Come and touch my soul...I've been looking for you” (Vieni e prendimi ora, saprai chi sono, e da dove sono venuta? Vieni e tocca la mia anima... Sto cercando te”).



Concludendo, questa release di Angelica è piuttosto deludente: viste le sue passate esperienze, mi sarei aspettata un disco solista di un certo calibro, un biglietto da visita personale ed autentico. Perché invece l’album “Thrive” non decolla come dovrebbe? La spiegazione che ho trovato è che al quadro tecnico-interpretativo manchi proprio il grip emotivo, quel fondamentale ingrediente capace di rendere un pezzo di rock melodico qualcosa di più di un’impeccabile esercitazione di stile. Se da un lato l'omaggio alle paladine AOR di Angelica è più che riuscito, dall'altro lato si ascolta un disco che affonda troppo le sue radici nel passato, mettendo troppo poco per renderlo un disco accattivante per gli anni Duemila, anche confezionato a puntino. Quindi dategli una possibilità solo se siete dei dinosauri nostalgici che compiangono gli anni Ottanta.


1) Breaking My Heart
2) I Am Strong
3) To Your Rescue
4) Can't Stop Love
5) Nothing Else You Can Break
6) Riding Out The Storm
7) Rain On My Parade
8) Losers In Paradise
9) You Will Never Win
10) This Kiss Is Just For You
11) I'm Not Waiting
12) Take Me To Your Heart