AMORPHIS

Elegy

1996 - Relapse Records

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
27/02/2011
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Recensione

Per me l'estate del 1996 cominciò (non ero l'unico,questo è sicuro) con una delle più grandi delusioni in campo musicale, avete capito tutti che mi riferisco al ritorno dei METALLICA, attesi al varco a cinque anni di distanza dall'enorme successo del multimilionario Black album, la risposta fu lo sconcertante Load. Inizialmente come tanti ero deciso a comprarlo a scatola chiusa,fortunatamente ebbi la possibilità di ascoltarlo prima ed evitare di spendere 35.000 lire per un cd che sarebbe finito presto nel dimenticatoio. Come dico spesso gli amici ci sono sempre nel momento del bisogno e fu così che un mio carissimo amico (Enrico,ti sarò eternamente grato per questo!) mi disse se vuoi investire nel miglior dei modi i tuoi soldi compra il disco dell'anno: Elegy degli AMORPHIS! Rimasi meravigliato dalla sua affermazione (eravamo ancora a giugno!) ed onestamente conoscevo pochissimo della band finlandese, appena 2-3 tracce del precedente Tales from the Thousand Lakes, ascoltate con una qualità piuttosto scarsa durante un programma radiofonico, però rimasi favorevolmente colpito da quel death melodico che aveva tra i suoi punti di forza un uso intelligentissimo delle tastiere, senza fare troppe domande mi fidai ciecamente del consiglio di Enrico (trovandolo abbastanza velocemente, all'epoca non era così facile), aspettandomi un lavoro sullo stesso stile di quel poco che avevo sentito. Appena preso il libretto di Elegy (dove si legge che tutti i testi sono ispirati dal Kanteletar, un libro composto da settecento poemi tradizionali) mi accorgo immediatamente che oltre al chitarrista Tomi Koivusaari (che si era sempre occupato anche delle growl vocals) c'è un altro cantante (Pasi Koskinen) presumibilmente dalla voce pulita. Incuriosito da questa scelta non aspettai altro tempo per premere play sul mio lettore...parte l'opener Better Unborn che viene introdotta da sonorità arabeggianti che saranno presenti per tutta la sua durata. L'unione perfetta tra chitarre elettriche, tastiere e sitar aprono la strada al capolavoro, in questa traccia dal ritmo coinvolgente il nuovo singer (dopo alcuni secondi affidati a Tomi) comincia già a dominare la scena. L'alternanza tra le due voci (esperimento che a dire il vero fu provato anche se in misura nettamente inferiore già su Tales...) si rivela una mossa vincente, infatti si viene catturati subito da pezzi come Against Windows, On Rich And Poor e Weeper On The Shore, ovviamente sono presenti anche canzoni interpretate singolarmente (come The Orphan e Song For The Troubled One). Ma attenzione, non sono soltanto i due cantanti a rendere grande Elegy, c'è un gruppo fantastico guidato dal leader Esa Holopainen(ch) che stupisce in continuazione per le sinfonie create che abbracciano con estrema fluidità folk, progressive, death (più che altro per le parti vocali) hard rock e psichedelia. In certi passaggi sembra di trovarsi di fronte ad una jam session da sogno con protagonisti KING CRIMSON, PINK FLOYD e DEEP PURPLE (indicati anche dai componenti dalla band come principali fonti d'ispirazione) appena tornati da un viaggio alla scoperta delle meraviglie della Finlandia. Tutto il disco si attesta, sia nei momenti veloci che in quelli più lenti, su livelli altissimi, ma i diamanti puri sono due e rispondono al nome di My Kantele (ancora oggi uno dei migliori esempi di folk death della storia, emozionante e malinconica come poche e che viene riproposta in chiusura in un'altrettanto splendida versione acustica) e la title track, composta dall'altro nuovo arrivato, il tastierista Kim Rantala (purtroppo la sua permanenza durò pochissimo), fin dalla prima volta che l'ho ascoltata ho avuto la sensazione (esagerando? forse si,forse no...) di trovarmi di fronte alla loro personalissima Comfortably Numb, solo per questi due pezzi l'acquisto diventa obbligatorio. Insomma un masterpiece assoluto che pur avendo profonde radici nella leggendaria musica dei seventies risulta sempre originale e dinamico, uno di quei dischi che resiste alla prova del tempo, tanto che ancora oggi dopo quasi quindici anni dalla sua pubblicazione passa nel mio stereo almeno tre-quattro volte al mese! Gli AMORPHIS hanno comunque continuato a produrre grande musica, a cominciare dal successivo Tuonela e senza dimenticare le uscite più recenti realizzate con Tomi Joutsen (entrato al posto di Koskinen) ma sarà anche per un particolare valore affettivo, che spesso influisce pesantemente nella scelta delle nostre cose preferite, continuo a considerare Elegy come il miglior lavoro dei finlandesi, consigliato a tutti, una delle più belle forme d'arte che ho avuto il piacere di scoprire!


1) Better Unborn
2) Against Widows
3) The Orphan
4) On Rich And Poor
5) My Kantele
6) Cares
7) Song of the Troubled One
8) Weeper on the Shore
9) Elegy
10) Relief
11) My Kantele
(Acoustic Reprise)

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