ALFREDO GARGARO

Various

2016 - Sliptrick Records

A CURA DI
ANDREA CERASI
21/02/2017
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Trenta anni di musica dura, di esperienze vissute sui palchi e di amori legati alla chitarra elettrica. Trenta anni di hard rock che hanno portato il virtuoso della sei-corde Alfredo Gargaro ad incidere il suo primo album solista, dove far confluire tutte le conoscenze acquisite sul campo all'interno di un calderone musicale che trasuda passione e i cui ingredienti prevedono diverse sfumature che vanno a coprire la vasta gamma di cui è composto il nostro genere preferito: heavy metal, progressive, hard rock, blues, il tutto condito da una tecnica sopraffina riconoscibile sin dal primo secondo. Il 2016 è un anno importante per il nerboruto chitarrista romano, più che un uomo una montagna, che esordisce proprio con "Various" (prodotto dall'americana Sliptrick Records), un lavoro contenente sette tracce cantate e tre strumentali, dove la chitarra è il punto di forza e il filo conduttore che trascina l'ascoltatore in un mondo fatto di suoni brillanti, ugole d'oro, sfuriate metalliche e anche momenti delicati e intimisti, per una durata totale di tre quarti d'ora. "Various", uscito nell'autunno dello scorso anno, è un progetto ambizioso ed al contempo sperimentale, poiché raduna sotto l'egida istrionica di Gargaro, compositore di tutte le canzoni assieme ad Andrea Mattei (proprietario dei Trick Studio di Roma e autore di tutti gli arrangiamenti e delle sezione strumentali), sette bravissimi vocalist dell'underground della capitale, per un'esperienza uditiva che ha l'ambizione di ripercorrere i trenta anni di onorata carriera del nostro uomo, sin dai suoi esordi nella seconda metà degli anni 80 con i thrashers Estrema Dura, passando per varie collaborazioni con artisti e tribute band negli anni 90 per poi approdare, da qualche anno, nei furiosi Exiled On Earth, formazione power/thrash giunta da poco al suo secondo album. Nel disco che ci apprestiamo ad analizzare fuoriescono tutte le influenze che Alfredo Gargaro si porta dietro sin da quando era ragazzo, una preparazione tecnica invidiabile ma che non tralascia mai la melodia e l'orecchiabilità, con lo sguardo rivolto sempre ai maestri della chitarra come Joe Satriani, Gary Moore, Ritchie Blackmoore e Maurizio Solieri, che maggiormente lo hanno affascinato e spinto a suonare sin da piccolo. Come sottintende il titolo di questa compilation di brani, che giunge dopo una faticosa e lunga lavorazione in studio, sono un'amalgama delle più disparate emozioni che fanno parte della vita dell'artista, della sua passione smodata nei confronti di tutta la sfera rock (costituita da mille e più sfumature), nonché rappresentazione dello specchio dell'amicizia instaurata con i vari musicisti che vi hanno preso parte, tutti amici di vecchia data e sulle cui voci ogni singolo pezzo è stato improntato, studiato appositamente per essere adattato tenendo presenti timbrica e potenza vocale sulla quale prendere forma. E così abbiamo quarantacinque minuti di rock duro e di "varia natura", composto da una produzione scintillante, curata nei minimi particolari e dove, ogni volta, emerge la ruggente chitarra di Gargaro, svettando su melodie "personalizzate" e composte ad hoc per i diversi cantanti presenti al progetto, tra i quali troviamo nomi noti della scena metal capitolina: Giorgio Lorito degli Ushas, Francesco Lattes dei New Disorder, Cesare Verdacchi dei Quasar, Giuseppe Cialone dei Rosae Crucis e Tir, Tiziano Marcozzi degli Exiled On Earth, Francesca Mexx Messali dei Rainfall e Freddy Rising ex Martiria e attuale singer degli Anno Mundi. Insomma, diversi artisti che ruotano attorno alla figura di Alfredo Gargaro, qui immortalato in uno splendido scatto in bianco e nero e con una luce che si riflette sul muro alle sue spalle, ma che illumina principalmente il suo amato strumento, colorandolo di un oro intenso, come fosse uno scrigno dentro al quale cercare preziose gemme nascoste: le stesse che ci apprestiamo ad analizzare, cercando di fare attenzione alla storia che ognuna di esse racconta, alla composizione che le contraddistingue e al valore che ognuna riesce ad esprimere.

Various

"Various (Vario)" è un pezzo strumentale, dove Gargaro mette in luce svariate tecniche apprese nel corso degli anni. Su una base possente, costruita su un drumming muscoloso, il virtuoso della sei-corde si destreggia aprendo con un solo dal sapore arabesco giocato su scale ripetute e su sweep-picking, che gli permettono di suonare una vasta gamma di note in una breve unità di tempo ipnotizzando l'ascoltatore e trascinandolo nel suo mondo, che via via si va espandendo fino ad assumere velocità e agilità. Sicuramente, la volontà dell'artista è quella di evidenziare la sua tecnica e soprattutto di chiarire di che album stiamo parlando, cioè di un disco dove la chitarra svetta su tutto ed è onnipresente, senza però togliere spazio alle altre parti fondamentali che compongono le singole tracce. In questo caso, essendo "Various" un brano strumentale, tutto è incentrato sull'ascia ruggente che trasuda amore incondizionato per il progressive, dai rallentamenti improvvisi alle accelerazioni che danno dinamicità alla composizione. L'assolo è fantastico e ci accompagna in un mondo incantato, facendo così da introduzione all'opera, dandoci già le informazioni necessarie, varietà e orecchiabilità, con cui approcciarsi. Dunque una tecnica invidiabile che non per forza significa complessità di ascolto, anzi, il disco scorre via che è un piacere proprio perché eterogeneo e dal gusto "rock" nella sua forma più classica.

Burning Down

"Burning Down (Bruciando)" sembra una registrazione anni 70, ritrovata e ripulita per l'occasione, che ospita Giorgio Lorito degli Ushas, hard rock band romana dalla grande grinta. Il fragoroso mid-tempo hard & heavy si apre tra colpi di batteria, riffs glaciali e grida disperate che annunciano l'arrivo di una tempesta sonora che trasuda passione e sensualità, tematiche principali del pezzo. Lorito intona le prime strofe, nelle quali invoca il calore di una donna, i suoi baci, il calore della sua pelle, in una calda notte estiva dove le sue ossessioni e le sue paure di restare solo ritornano a galla. Il timbro sporco di Lorito si sposa bene con le liriche, aggiungendo alla canzone un gusto amaro in più, ma non manca di potenza e di acuti spaccatimpani specie quando si lancia nel raccontare la sua disperazione e i profondi sentimenti che le labbra delle donna sulla sua pelle riescono a evocare, come fosse una dea che impartisce ordini e che reclama doni e preghiere. La melodia fa capolino ogni tanto, ma non è un brano troppo orecchiabile, tanto che persino il ritornello resta un poco nascosto inserendosi tra le strofe, lasciando una scia ripetuta nelle parole del titolo. Il corpo della composizione è in continua mutazione, parte da una quartina e si snoda poi su due brevi versi che anticipano il refrain. Tra l'ugola pazzesca di Lorito che grida di dolori sepolti e desideri ancora freschi, svetta la chitarra elettrica di Gargaro che si accende in un solo strabiliante, pieno di grinta e di ferocia, per poi lasciare spazio alla seconda parte di questa traccia costruita su due blocchi e quindi dalla forma bipartita. Il vocalist riprende, chiedendo una carezza da parte della donna amata, desiderando la sua voce sussurrata all'orecchio mentre pronuncia il suo nome e incendiargli il cuore; povero uomo ipnotizzato e costretto all'interno di questo sogno d'amore, per un'estasi notturna che non avrà mai fine e che non lo sazierà mai, perché la passione è divina ed eterna. "Burning Down" è puro e semplice hard rock condito da un testo molto tradizionale, che affonda le radici in un'epoca lontana ma che è sempre attuale. Meritano un plauso anche gli arrangiamenti di Andrea Mattei, molto reali e poco plastificati.

Kill The Flame

"Kill The Flame (Uccidi La Fiamma)" presenta da subito un animo alternativo, con le ipnotiche tastiere in primo piano e che fungono da introduzione a questa bordata metallica dalle liriche esistenzialiste. Francesco Lattes, vocalist dei New Disorder, si inserisce con sussurri all'interno di una sezione ritmica che pesta duro e che rimanda ai mitici Faith No More di Patton per via di giri armonici ossessivi e ritmiche a singhiozzo ben studiate da Alfredo Gargaro e da Andrea Mattei per dare un senso di disorientamento e di confusione nell'ascoltatore. La strofa è semplice e diretta, interpretata dalla bella e calda voce di Lattes, il quale si interroga sulle verità della sua esistenza e su tutto ciò che ha mancato e che lo ha portato a provare pensieri e sentimenti malsani. La fase ipnotica si scioglie quasi subito, si attacca inaspettatamente e repentinamente con il fresco e melodioso ritornello, dove la chitarra si impenna con fraseggi duri, mentre nelle liriche si narra di un uomo che si nasconde dietro una maschera perché ha paura di rivelare le sue emozioni, coprendo le lacrime che solcano il suo viso. Il punto interrogativo della sua vita coincide con la lontananza da un'altra persona, colei che molto probabilmente gli ha spezzato il cuore e lo ha abbandonato nella sua tristezza. Ma la verità deve venire a galla e la fiamma che arde (quella della passione? Dell'amore? Dell'odio?) deve essere spenta prima che sprigioni l'incendio che rada al suo tutto l'ego del nostro protagonista. Uno stacco attraverso due colpi impartiti dalla batteria, davvero potenti ed impetuosi, dunque si riprende dai sussurri che Lattes pronuncia per introdurre il secondo corpo della canzone, molto scorrevole e sinuosa. La voce multipla del singer rimbomba nella mente, accrescendo questo sentimento di smarrimento, mentre Gargaro esegue una serie di fraseggi lisergici e aggressivi. Ciò che si nota è la morbidezza di fondo che avvolge questo pezzo, nonostante la viscerale cadenza metallica che lo contraddistingue, e così la ferocità della chitarra, le muscolose pulsazioni del basso e la potenza innata della batteria (anche se questa volta un po' statica), mantengono sempre un'anima melodica pronta ad uscire fuori, soprattutto nell'azzeccato refrain che si incolla adosso, sulla pelle, e che non si dimentica più. E' tempo di cambiare, di darsi una mossa, afferma il protagonista del testo, e nel bridge urla di non voler abbattersi, non ora che sa la dura verità; di certo, la sua vita ha bisogno di una svolta. Intanto Gargaro si lancia in una performance da brividi, incidendo la carne con un solo chirurgico che lascia a bocca aperta per classe cristallina. Ora che l'uomo è riuscito a liberarsi dalle preoccupazioni che lo hanno afflitto, il suo spirito può essere sereno; tale serenità traspare dall'intonazione degli ultimi chorus da parte di Francesco Lattes, che sembra più leggero e gioioso.

She Shark

"She Shark (Lei Squalo)" riporta indietro nel tempo nuovamente, dritti ai gloriosi 70s, non solo per gli arrangiamenti retrò, ma anche per l'ospite dietro al microfono: Cesare Verdacchi, vocalist dei Quasar, uno che è cresciuto a pane e Led Zeppelin, dotato di un'ugola acutissima e sensuale, in grado di stregare chiunque. L'incedere è abbastanza lento, molto rock 'n' roll, affidato a un riffing serrato ma non liberatorio ed anzi, piuttosto controllato, che si snoda su una struttura generale molto classica, con strofa, pre-chorus e ritornello improntati su una bellissima melodia che va in crescendo. Verdacchi canta di un uomo che, in una notte calda e buia, non riesce a prendere sonno, sente un formicolio che va dai piedi e raggiunge il capo e che gli suggerisce di alzarsi dal letto e di recarsi in città per soddisfare i suoi istinti carnali. Una donna in reggicalze sembra che lo stia aspettando in strada, è lei lo squalo-divora-uomini che in cambio di pochi soldi è pronta a soddisfare qualsiasi desiderio. L'uomo non resiste, si sente come una torcia ardente di desiderio, paga la donna e soddisfa i suoi bisogni. L'estasi del piacere è sottolineata dagli acuti del cantante che, a mo' di cantilena, declama il suo appagamento. Alfredo Gargaro si divincola con una serie di riffs, in un ipotetico dialogo con la batteria, prima di riprendere la sua corsa e lasciare spazio al seguito di questo racconto a base di sesso e di peccati notturni. La prostituta si muove come una pantera, le sue movenze feline, le sue labbra carnose, le sue curve seducenti, mandano in tilt i passanti, creando una tempesta ormonale, il tutto al servizio di un gioco perverso. Lei, la donna squalo che tutto divora, compresi i desideri dell'uomo; intanto le sue dita toccano i corpo del cliente, lo fanno rabbrividire di eccitazione, lo fanno accendere di desiderio. Assolo brillante dotato di una grande melodia che trasuda eccitazione e bramosia e che fa da introduzione per la coda finale dove il vocalist urla, sempre più in alto e in toni acuti, che è tempo di lasciarsi andare e di esplodere, finalmente, come una nube di polvere che tutto ricopre.

Different Soul

"Different Soul (Anima Diversa)" è un prezioso interludio strumentale. Ancora una volta, la chitarra elettrica è protagonista di un pezzo dall'animo blues, in grado di trasmettere malinconia o comunque sentimenti dolorosi e cupi, grazie anche all'intervento delle tastiere che nobilitano il momento. Ma non è tutto, poiché il ritmo delicato va ad alternarsi con la furia di una base solida e dura come il cemento, che va intensificandosi via via col passare dei minuti, quando la chitarra velenosa di Gargaro svetta su tutto e tutti scandendo un vorticoso assolo che fa scintille per velocità di esecuzione e per raffinatezza tecnica. Un brano di classe che presenta diverse sfumature, così come gli altri strumentali presenti nel disco, andando a pescare da soluzioni prog e mescolandole col classic rock e con il sacro blues. L'intermezzo solista è ottimo per spezzare la dinamica del platter, suddividendo la scaletta in due parti ben distinte e lasciando spazio per ben tre volte al nostro protagonista, come se stesse recitando in un film composto da primo e secondo tempo, nel quale la chitarra simboleggia i titoli di testa e quelli di coda e la pausa a metà, illuminandoci su chi sia questo nerboruto artista romano e cosa sappia fare con la sua fiammante ascia. Visto che "Various" non si tratta di un platter destinato ad un pubblico di soli chitarristi,ma raccoglie una platea più vasta, è proprio in questi tre momenti strumentali che il musicista dà libero sfogo alla sua creatività, non che non lo faccia anche nei restati brani cantati, ma di certo lì deve obbedire per forza di cose a schemi e coordinate stilistiche precise, mentre quando è veramente "solo" il nostro Gargaro raggiunge la sua massima espressione, condensando anni e anni di studi chitarristici e di formazione tecnica.

Exodus

"Exodus (Esodo)" è furia incontaminata che si trasforma in una power song teutonica sulla scia di Helloween e Gamma Ray, con doppia cassa sparata a mille e fraseggi urticanti sui quali Giuseppe Cialone, vocalist di Tir e Rosae Crucis, presta il suo irascibile e rovente timbro per questo brano dal sapore biblico. Le prime due terzine del testo vengono divorate da un vocalist indemoniato, il quale ci narra di un mondo apocalittico dove gli uomini sono dispersi e disperati, senza certezze né futuro. Qualcuno alza lo sguardo al cielo per trovare conforto nelle stesse, cercando di seguire la via che queste indicano; intanto il mondo come lo conosciamo è ridotto ad un colabrodo, silenzio assordante ovunque, tutto è funestato imbrogli e sotterfugi e allora si è raggiunto un punto di non ritorno. Cambio di tempo e poi quale coro in sottofondo e si passa al pre-chorus dall'indomito fascino, dove Cialone grida di cercare la risposta a tanta miseria nei recessi della sua mente ma si sente spaesato e confuso. Il suo annuncio è perentorio, perché nel bellissimo ritornello, molto classico per il genere, ma con l'accenno di tetre tastiere, raduna sotto di sé i suoi fedeli e dice loro che sono gli unici, i prescelti, a poter salvare l'umanità dalle minacce e dai soprusi, tanto da lavare i peccati, spazzarli via e salvare le anime degli innocenti. L'esodo è obbligatorio per fuggire al male, fuggire per seguire la via indicata dalle stelle è la missione di questi soldati redenti. La furia della sezione ritmica emerge dopo il refrain, riffing audace e pathos epico incrementato dalle grida del vocalist e dal dialogo tra batteria e chitarra che creano un bel momento, molto intenso, poi si riprende l'avventura di questo racconto biblico. Bisogna sfidare la paura dell'ignoto e lasciare casa per seguire il destino, consapevoli che fuori ci saranno insidie pericolose e momenti drammatici tutti da vivere, ma alla fine il coraggio sarà ripagato ed il viaggio ricompensato da un futuro migliore. L'assolo di Gargaro è intenso, piuttosto dinamico nel suo incedere, illuminato da una produzione pulitissima e decisamente perfetta. La struttura del pezzo è molto classica, dunque ecco la coda finale, senza troppe sorprese, che si dipana sulla ripetizione di un ritornello che rimbomba a lungo nella testa.

Deadly Ride

"Deadly Ride (Corsa Sanguinosa)" è una perla oscura aperta dalle note del piano alle quali poi si aggiunge il riff di Gargaro, in questo caso mesto nel dare spazio alla sua parte più cupa e disperata. L'ospite di questa grande canzone è Tiziano Marcozzi, già compagno di avventura negli Exiled On Earth, bravissimo nel creare la giusta atmosfera, dal retrogusto gotico, la cui voce si sposa molto bene con il fine arrangiamento creato da Adrea Mattei che delinea note sensuali alle tastiere, al basso e a tutti quei suoni che vengono ad ammassarsi lungo il cammino, infoltendo la sezione ritmica e accompagnando il nostro buon Alfredo nei singoli passaggi. La profondità di questa canzone è rimarcata sin dall'inizio, quando Marcozzi canta di un mondo crudele ed afflitto dalla piaga del saccheggio e dell'omicidio. Dunque, non solo le atmosfere richiamano un certo tipo di rock, quello gotico, ma anche le liriche sono oscure e intense, costruite poi su una melodia che fa centro al primo colpo tanto è bella e raffinata. Gli uomini non sono altro che anime cadute, condannate da un destino funesto a combattere per le strade della dannazione. Sottile è anche il chorus, molto lungo e ben delineato, pronto a sorprendere chiunque grazie a una melodia eccellente ed all'impennata degli strumenti che proiettano l'ascoltatore in questo mondo di tenebra e pregno di malinconia, ricco di ricordi di un mondo che sembra lontano milioni di anni, nel quale l'uomo si è distrutto con le proprie mani, ha ottenebrato la propria mente e ha forgiato una società improntata sull'odio e sulle menzogne. Prima di giungere al break centrale, dove troviamo uno splendido assolo contornato dagli odori delle tastiere che sembrano riprodurre gli accordi di un'arpa, si aggiungo altre due strofe che descrivono un mondo in caduta libera, sommerso da piogge acide, da follia dilagante, da sangue e polvere riversati sulle strade, e allora sorge spontanea la risposta amara alle nostre vite: non esiste nessun Dio che ci possa salvare da cotanta disperazione, siamo soli e abbiamo una natura corrotta, infetta, dediti solo al culto della morte. La vita è una corsa sanguinosa, un sacrificio che tutti noi dobbiamo affrontare al fine di sopravvivere, facendoci largo in questa marea di sangue sempre più vasta.

No More Free

"No More Free (Non Più Libera)" si apre con un mistico arpeggio prima di snodarsi su riffs glaciali accompagnati dalla grazia delle tastiere che donano sensualità e armonia a questo splendido pezzo che parla di un rapporto umano finito male. Al microfono troviamo la brava Francesca Mexx Messali, leader dei Rainfall, qui alla guida di un brano molto moderno per sonorità e per struttura, simile al corpo di un serpente che si muove sinuoso tra le sabbie. Il tocco dark è evidente dai rintocchi di piano, ma anche dalle linee di basso e i fraseggi cauti ma graffianti eseguiti dal chitarrista. La melodia è seducente, trascinante, il cui sentimento è acuito dalla profonda voce della Messali che ci parla di dolci illusioni e di sogni infranti. Il testo è un ipotetico dialogo tra due amanti di cui uno dei due afferma che ha perso la fiducia nell'altro, poiché le sue parole si sono rivelate flebili ed effimere, poco convincenti; dietro ai suoi occhi, se li si guarda attentamente, si possono scorgere tutti i dolori e le amarezze di una storia finita, tutte le delusioni amorose che la persona ha dovuto subire e tutte le tristi decisioni che ha dovuto ingoiare. La strofa, formata da un unico blocco, lascia presto spazio al delizioso refrain, che giunge improvviso e a pochi secondi dall'inizio, ricco di sofferenza, una sofferenza ben evidenziata dalla voce di Francesca che implora l'uomo di andarsene, di lasciarla sola, anche se allontanando l'amore sa già che non sarà più libera. La seconda sezione della canzone ribadisce il concetto di disperazione provato dalla protagonista in piena crisi esistenziale, ora davvero sola per la propria strada, costretta quasi in una gabbia mentale che la tiene prigioniera. Tutto il suo dolore è riversato nelle parole di delusione sputate contro l'uomo che l'ha illusa e che le ha spezzato il cuore; gli occhi di lui non mentono e rivelano la verità, nonostante tutte le bugie partorite dalla sua bocca, perciò la ragazza chiede di soffrire da sola, in solitudine, di percorrere la sua strada lontana da lui, pur sapendo che la libertà sarà lasciata alle spalle. Una raffica di colpi di batteria, un riff durissimo, e allora ecco che arriva la fase strumentale dove la chitarra di Alfredo brilla come non mai in questa tetra ambientazione, per poi andare a sfumare con la riproposizione del grande e claustrofobico ritornello, carico di malinconia e di sentimenti oscuri, che ne fanno una composizione meravigliosamente profonda. Eccellente melodia e ottimi arrangiamenti per una traccia straordinaria, nonostante il piccolo errore quando la chitarra parte con l'assolo, una sbavatura dovuta in fase di post-produzione.

'Till The End Of Time

"'Till The End Of Time (Fino Alla Fine Del Tempo)" è un inno alla tradizione rock e alle radici che hanno reso grande questa musica, dato l'imponente velo blueseggiante che aleggia su tutto il pezzo. La meravigliosa chitarra di Alfredo Gargaro si libra nell'aria in un sorprendente assolo blues che omaggia il compianto Gary Moore, da sempre uno dei suoi idoli, creando un'atmosfera intimista e calda, preparando il terreno al classico ritmo sognante e melanconico tipico di questo sacro genere. Al microfono un eroe della scena romana, Freddy Rising, vocalist degli Anno Mundi, da sempre legato a certe sonorità.  Grazie alla sua inconfondibile ugola, Freddy ci regala un'interpretazione fenomenale, davvero sentita, raccontando di un amore puro, incontaminato e immortale, nonostante gli anni trascorsi e i momenti difficili attraversati. Un amore che si protrae fino alla fine dei tempi, attraversando indenne venti di tempesta e inevitabili crisi, raggiungendo un'estasi di commozione ben evidenziata dallo splendido ritornello, un vero capolavoro di melodia, un trionfo di regalità, dove l'uomo grida alla sua donna tutto l'amore di cui dispone: le dice che sin dal primo istante la sua anima è stata catturata dalla sua bellezza, dalla profondità dei suoi occhi, dalla sua grazia femminea, e che il suo cuore apparterrà a lei fino alla fine del mondo. Gargaro interviene a suggellare il momento con un solo aulico, da brividi, mantenendo morbidezza e lasciando al suo ospite di proseguire alla grande a decantare questo amore che è pura poesia ed incanto. L'uomo ricorda ogni istante vissuto con la sua amante, ogni giorno della loro vita, dalle notti più calde in cui era la passione a dominare gli animi fino ai momenti più calmi e riflessivi in cui i due si sentivano uniti come se fossero una persona sola... e poi ancora gli anni che portano dalla giovinezza alla maturità e, infine, alla vecchiaia, attraverso un lungo percorso di vita, impervio, difficile, a volte triste a volte felice, nel quale però mai si è dubitato del proprio amore. Una canzone d'amore dove l'amore è vero protagonista, non solo quello tra due persone espresso dalle liriche ma anche e soprattutto l'amore per un genere, il blues, che ha forgiato il rock prima e il metal dopo, e che mai dovrebbe essere dimenticato, né dagli ascoltatori né dai musicisti, e il nostro Alfredo lo sa bene, tributando in questo modo e attraverso questo brano i suoi miti, coloro che hanno avuto un'influenza vastissima sulla sua formazione tecnica e sulle sue scelte stilistiche.

Twister

"Twister (Tornado)" è una outro strumentale che nonostante la sua brevità mostra agli ascoltatori di che pasta è fatto il musicista, la sua tecnica e il suo gusto melodico, che sprigiona innata potenza attraverso riff ruggenti, velocità di esecuzione e ogni sorta di giochetto tecnico ma che non accantona mai l'orecchiabilità, messa sempre in prima linea ed essere apprezzata anche ai poco avvezzi a certe sonorità. Trascinare il pubblico nella mischia, fomentarlo e proiettarlo nella foga musicale non è certo cosa facile ma questa sembra la regola da seguire, il comando da impartire sempre e comunque, e grazie alla maestria e al mestiere del nostro uomo risulta impossibile non farsi prendere dall'entusiasmo, gettandosi in questo vortice sonoro che tutto investe e tutto capovolge come fosse una tormenta di sabbia. "Twister", così come "Various" e "Different Soul", è massima esternazione dell'IO di Gargaro, il cui intento è quello di ribadire che questo è un suo disco, ideato, studiato nei minimi dettagli e suonato con un impegno enorme, dove lui è il vero protagonista, dove le sue idee sono protagoniste, dove la sua affilata ascia a sei-corde, zampata dopo zampata, lacera gli animi lasciando un'impronta profonda, graffiando quanto basta per non essere dimenticata facilmente.

Conclusioni

Terminato l'ascolto di questo viaggio nei più disparati territori musicali, sorge spontanea la riflessione: il chitarrista romano, seguendo le orme dei suoi maestri e di quasi tutti i virtuosi della sei-corde, esordisce con un disco suo al 100%, dove il processo di composizione e di registrazione viene seguito e controllato da lui dall'inizio alla fine, ma al tempo stesso Alfredo Gargaro si distanzia da tale tradizione, poiché preferisce offrire al suo pubblico un disco di sano hard & heavy, prediligendo un taglio non strumentale ma piuttosto classico, dove scelte tecniche si amalgamano con voci e melodie nella più lineare forma-canzone, senza perdersi in masturbazioni tecniche gelide e fini a se stesse, nonché destinate a un pubblico limitato. "Various" è un lavoro che parla di chitarra, di incendiari riff e di inverecondi assoli, dove la chitarra è protagonista e onnipresente ma che non si rivolge ai soliti "intenditori", riuscendo nel compito di semplificare il messaggio e renderlo alla portata di tutti. Alla fine, quello che ci ritroviamo sono soltanto tre brani strumentali su dieci ad illuminarci sulla tecnica del chitarrista e dove l'artista romano è vero e proprio alfiere, tra l'altro questi tre pezzi sono posti in scaletta con intelligenza (intro - intermezzo centrale - outro) senza andare ad appesantire l'ascolto e la dinamica dell'album. Il resto sono sette canzoni metal ben congegnate, dotate di ottime linee melodiche, grandi arrangiamenti e cantate divinamente dagli ospiti che si succedono dietro al microfono. Il tutto sempre al servizio della canzone, comprensiva di ritornelli letali e di sfuriate metalliche davvero trascinanti che colpiscono il pubblico come un gancio in pieno volto, anche se io avrei preferito più cambi di tempo per una maggiore complessità di ascolto. I ruggiti metallici della sezione ritmica si susseguono senza sosta in una serie di fraseggi e di parti soliste come una tormenta di suoni che tutto travolge, andando a pescare di qua e di là dai diversi generi adorati da Gargaro, formando un puzzle di suoni che a volte prendono a piene mani dal power teutonico ("Exodus"), a volte affondano le radici nell'hard rock inglese ("She Shark"), a volte ammiccano al metal moderno ("Kill The Flame", "Deadly Ride"), fino a sfociare nel sacro fuoco del rock-blues ("'Till The End Of Time") che sembra omaggiare il compianto Gary Moore, ovvero uno di quelli che ha fatto la storia di questo genere. Un altro punto a favore di questa compilation è la straordinaria produzione messa in atto da Andrea Mattei, rendendo il prodotto professionale sotto ogni aspetto, seppur resta il rammarico di non poter godere della genuinità di una vera band che suoni alle spalle del nostro protagonista; eppure l'idea di ricreare i vari strumenti in studio dallo stesso Mattei è stata una scelta mirata, un po' per far fronte alle ingenti spese che un disco sempre comporta e un po' per accorciare i tempi di registrazione, già lunghi e faticosi. "Various", proprio come suggerisce il titolo, così semplice da pronunciare ma importante da intendere, mette in evidenza il talento di questo musicista, la sua poliedricità e l'adattamento a ogni stile di rock, tanto che possiamo affermare che ogni brano possiede una sua anima, una sua determinata caratteristica che lo rende speciale e unico all'interno della track-list, che qui si figura come una costellazione di suoni ed effetti stratificati che sicuramente accontentano tutti. Un disco ottimo in cui l'ascia di Alfredo Gargaro ci accompagna lungo i dieci brani, in dieci territori a tratti impervi a tratti raffinati e poetici, ma comunque affascinanti, creando un mondo intimista che altro non è che la raffigurazione musicale, forgiata in trenta anni di esperienza, del nostro uomo. Un percorso hard & heavy composto da diversi momenti importanti e di sicuro impatto, quarantacinque minuti di rock virtuoso e goliardico per un lavoro non destinato ai soli chitarristi ed ai mestieranti, ma a tutti i rocker dal cuore puro.

1) Various
2) Burning Down
3) Kill The Flame
4) She Shark
5) Different Soul
6) Exodus
7) Deadly Ride
8) No More Free
9) 'Till The End Of Time
10) Twister