AKHLYS

The Dreaming I

2015 - Debemur Morti Productions

A CURA DI
PAOLO FERRARI CARRUBBA
06/03/2017
TEMPO DI LETTURA:
10

Introduzione Recensione

Kyle Spanswick, in arte "Naas Alcameth", vocalist, chitarrista e fondatore dei Nightbringer, veterani del black metal statunitense; questa è la mente creativa che si cela dietro al monicker "Akhlys". Le coordinate compositive dell'artista da sempre si sono contraddistinte per una spiccata propensione al simbolismo esoterico: Spanswick nei propri testi non ha mai celato la propria passione per temi oscuri e arcani, fonte di arte criptica, sintesi di una poetica ermetica e affascinante.Il misticismo nero della penna del musicista trovò il proprio culmine nello splendido side-project "Bestia Arcana", proposta in cui Alcameth espresse al massimo il suo interesse verso la cultura esoterica-cabalistica conla pubblicazione dell'ottimo "To Anabainon ek tes Abyssu" (2011, Daemon Worship Productions), concept album il cui ascolto si rivelerà fondamentale per comprendere al meglio le coordinate stilistiche dell'opera che andremo ad analizzare in questo articolo. Se nei lavori in studio dei Nightbringer si sono sempre alternati picchi di eccellenza e manierismi puerili, Spanswick nel progetto Bestia Arcana dimostrò alla scena di essere capace di svelare al meglio le proprie potenzialità artistiche in qualità di solista, avvalendosi infatti del solo aiuto di due session man sconosciuti per le registrazioni, il nostro riuscì a comporre un'opera variegata e compatta, ricca di sperimentazioni cacofoniche e dissonanti, ma anche di soluzioni atmosferiche sulfuree e plumbee. Possiamo dunque affermare che l'effettiva maturazione artistica di Alcameth si concretizzò proprio nel progetto Bestia Arcana, una dimensione inedita dell'USBM, caratterizzata da una personalità nera come la pece e da un intento compositivo ben più sperimentale e consapevole di quello ostentato in sede Nightbringer. Il monicker Akhkys risale al 2009, anno in cui il musicista rilasciò "Supplication" (Starlight Temple Society), un monolitico album instrumental-ambient nel quale si possono già riscontrare alcune delle coordinate atmosferiche generali del progetto, anche se in via definitiva, contando l'evoluzione avvenuta con il secondo album "The Dreaming I", a livello stilistico si può facilmente ricondurre il vero germe degli Akhlys ai fasti di To Anabainon ek tes Abyssu. The Dreaming I, licenziato nel 2015 dalla Debemur Morti Productions, è infatti considerabile come la vera continuazione del percorso creativo iniziato con il side-project Bestia Arcana: Se nel 2009 con To Anabainon ek tes Abyssu l'artista aveva trovato la propria maturità artistica, ora lo stesso è riuscito a elevare il proprio livello compositivo a un'ulteriore grado di eccellenza,componendo un'opera in grado di ridefinire le coordinate del genere. Il disco preso in analisi in questa recensione corrisponde a un concept album dalla trama decisamente criptica e complessa, pregna di un ermetismo lirico dalle forti tinte rituali e meditative. L'opera è caratterizzata da un sound etereo ed atmosferico, eppure conciliata da una linea compositiva compatta e sempre incisiva, un muro di suono in cui la componente atmosferica rimane costantemente un punto cardine, permeando ogni singolo riff e passaggio. L'impronta esoterica-ritualistica della proposta musicale di Alcameth è definibile addirittura meditativa poiché lo scorrere ondoso dei riff crea un vero e proprio viaggio ipnotico, una sinestesia sensoriale in cui l'ascoltatore si trova completamente immerso nella propria riflessione: in questo caso non risulta propriamente corretto parlare di atmospheric black metal, in quanto la componente ambient si rivela ancora più spiccata di quella atmosferica, The Dreaming I ad un attento ascolto si rivelerà un'esperienza totalizzante da vivere in assoluto silenzio, inabissati nel confortante buio delle palpebre calate. Veniamo ora all'analisi traccia per traccia di questo impressionante viaggio onirico.

Breath And Levitation

La traccia di apertura del disco, "Breath And Levitation (Respiro e levitazione)", inizia con una distesa parentesi ambient, sibili ipnotici, dall'atmosfera sulfurea e abissale avvolgono l'ascoltatore creando una nebbia glaciale e terrificante. Attorno alla metà del secondo minuto il brano esplode nel severissimo riff portante, un fraseggio semplice e diretto, dall'andamento ondoso ma anche nervoso: l'incedere risulta immediatamente lineare eppure paradossalmente caotico grazie al vorticoso drumming del session-man a noi noto solamente come"Ain". L'ascoltatore a primo impatto rimarrà sicuramente spiazzato avendo a che fare con un arrangiamento così particolare,l'impostazione del riffing è basata sulla ripetizione, sull'avvicendamento ipnotico di soluzioni che sortiscono minime variazioni, eppure l'evoluzione è costante grazie a una miriade di accorgimenti che rendono il brano assolutamente scorrevole e dinamico. Si può dunque affermare che la canzone risulta organizzata in una sorta di caos ordinato, i riff scorrono fumosi e sulfurei, ma la resa sonora complessiva è compatta e granitica; queste coordinate stilistiche rendono immediatamente chiaro il fatto che non abbiamo a che fare con un lotto di facile assimilazione, The Dreaming I è un lavoro che merita molteplici ascolti per essere compreso e apprezzato a pieno: la scorrevolezza sarà il grande punto di forza di questa complessa opera. La puzza di zolfo ci stringe le narici, gli occhi sono sbarrati, ogni senso è in balia di un muro di suono nerissimo e malefico, quando Alcameth intona la prima strofa, un lamento feroce ci assale in un impeto morboso e gelido. Se il brano era letteralmente esploso in media res con il primo riff, con le strofe ci troviamo catapultati in un glaciale vortice di emozioni oscure, l'ascoltatore riff dopo riff è sempre più in balia degli eventi, immerso in un vero e proprio incubo sonoro. "I Dream of Breath - I Dream of Breathing - Breathe and Levitation", l'ascoltatore non deve soccombere nell'oscurità, una volta compreso lo schema cadenzato del fraseggio portante, l'incubo si rivelerà un'illusione fuorviante: il battito del cuore si stabilizza e il ritmo del respiro inizia a seguire il medesimo incedere ritmico del brano. "Inhale - Death - Exhale - Life" In quest'ottica il titolo "Breath and Levitation" risulta illuminante, base concettuale della canzone e dell'intera opera, l'oscurità non ci soffoca, bensì ci accoglie; grazie all'impostazione ipnotica della composizione viene a crearsi un rapporto di simbiosi tra l'incedere del pezzo e i sensi dell'ascoltatore. "I am the darkness now - I am it's light - I am the dreamer - I am the dream" Ora il rituale può entrare nel vivo, il compito dell'ascoltatore è quello di lasciarsi cullare dalle tenebre, confortante fonte di conoscenza: l'uomo teme ciò che non conosce, Alcameth si pone dunque lo scopo di far conoscere all'uomo le tenebre per vincerne la paura e svelarne i segreti più reconditi. L'ascoltatore deve rilassarsi, espandere i propri sensi e lasciar fluire l'energia delle tenebre in una meditazione eterea e carica di emotività: "Countenance of Terror - Aligned with my Reflection" Nel finale del primo pezzo la paura della morte è superata e la simbiosi tra ascoltatore e oscurità è riuscita alla perfezione, il riflesso dell. Il secondo brano si inserirà dunque perfettamente sul finale del primo, tra le due composizioni non ci sarà alcuno stacco, questo espediente è in linea con la natura meditativa dell'opera: The Dreaming I è concepito come un unico imponente fluire di mantra, un grande rituale per elevare l'essenza dell'ascoltatore.

Tides Of Oneiric Darkness

Accogliamo ora il brano più breve, conciso e violento dell'opera, "Tides Of Oneiric Darkness (Le maree delle tenebre oniriche)". Le onde delle tenebre oniriche spingono l'animo dell'ascoltatore verso lidi incogniti della sua essenza, un riff velocissimo e caotico introduce un pattern via via sempre più quadrato ed efferato in cui le doti del drummer emergono magnificamente; l'arrangiamento è ancora una volta ipnotico, ma questa volta il riffing ondoso è scandito da bordate nette di puro impeto sonoro, una vera e propria marea nera. La concatenazione tra i fraseggi più violenti e il costante tappeto ritmico crea un incedere alienante volto a rimarcare il nuovo parto onirico, l'inedita, mistica simbiosi tra l'ascoltatore e le tenebre. "Voiceless Words birth terror" Un linguaggio arcano, l'antica lingua morta di dei dimenticati e rinnegati dall'umanità diede vita al terrore, un abominio della luce, un corpo senza sostanza fisica, pura forma astrale, così potente da poter scacciare qualsiasi minaccia: l'elevazione spirituale avviene tramite un processo diametralmente opposto alla nascita, eppure nemmeno associabile alla morte, l'uomo per conoscere l'oscurità e diventare un dio deve divenire la morte stessa e rinascere in forma immortale, ascendere contro le leggi di natura. "I was within you - You were without - And you were within me - You showed me the living darkness" Il riffing diventa sempre più vorticoso prefigurando il contrasto ontologico della rinascita in forma di morte vivente e pulsante, le vocals glaciali ringhiano la vittoria dello spirito sul concetto primitivo di trapasso della carne mortale, il sigillo della rinascita era già marchiato a fuoco nel destino dell'essere umano, la vittoria delle tenebre corrisponde alla vittoria del fato sulla ragione che si illuse di dominare la materia tramite la propria volontà matematica. La tormentata rinascita dell'anima è trasposta in musica con l'avvicendarsi di fraseggi sempre più austeri e dissonanti, l'ascoltatore comprende che l'ascesa del nuovo essere è avvenuta solo quando il riffing portante si dissolve per lasciar spazio a un nuovo capitolo del rito meditativo. Tides Of Oneiric Darkness si rivela un brano da manuale, confermando l'altissimo livello compositivo ostentato nella precedente Breath And Levitation, ma anche arricchendo il trademark della proposta musicale grazie a una differente ricerca sonora, sinonimo di evidente varietà compositiva. 

Consummation

Con il terzo brano, "Consummation (Compimento)", siamo giunti alla composizione più pretenziosa dell'intera opera, "Consummation" corrisponde alla canzone dalla durata maggiore, ma anche al brano più virtuoso e terrificante del lotto. La prima parte della suite, come accadeva nell'opener, è dedicata a una parentesi ambient in cui fruscii oscuri si avvicendano facendo sprofondare l'ascoltatore nell'abbraccio di tenebre sempre più fitte ed alienanti. Toccato il fondo dell'abisso un enorme riff dalla cadenza doom risveglia la nostra coscienza, il protagonista della meditazione sa di esser giunto al culmine della propria esperienza oltre la vita, il compimento finale del proprio viaggio di ascesa è sopraggiunto, la gloria della deificazione si manifesta in forma sonora con nette accelerazioni dal tono epico, Alcameth rigurgita, ringhia un mantra alienante ed inesorabile che si sposa magnificamente con il massiccio tappeto sonoro del brano. "Gateways Upon Gateways - The ebb and flow of lethean waves - The ebb and flow of lucidity" Visioni arcane e metafisichesi alternano, ogni fraseggio è sempre più roboante e massiccio, ogni strofa corrisponde a una tappa da oltrepassare per giungere ai cancelli dell'eternità, Consummation è la perfetta colonna sonora per il trionfo della sempiterna morte sull'effimera ragione umana: stiamo osservando la nascita dell'eternità, un evento d'apocalittica atrocità. La struttura della suite risulta nuovamente ipnotica e basata sulla ripetizione del maestoso riff portante, eppure nonostante la durata mastodontica del brano, i fraseggi scorrono con grande dinamicità dimostrando nuovamente l'enorme perizia compositiva del mastermind. "I dreamt of a hall - Suspended in an abyss - And at its end was a mirror - Reflecting Me from afar" A questo punto il concept è sempre più chiaro, la personificazione della notte oltre la notte, l'eternità, l'abominio della luce è in realtà l'arcaica entità divina identificata come "Acli", la dea della disperazione, unparadosso ontologico che raggruppa tutti i concetti più oscuri e paurosi che giacciono negli abissi del cuore degli uomini. "The Self that remains yet unknown" Siamo spettatori di un parto metafisico inintelligibile, scevro persino dalle leggi fisiche dello spazio e del tempo, la nascita di Acli prevede un ritorno agli eoni precedenti al caos primordiale, un rimescolamento universale della materia, la morte diventa vita, il rovesciamento delle leggi cosmiche è il vero compimento della meditazione: la notte eterna che dominava prima del caos è ora rinata. Una volta raggiunto il picco di consapevolezza dell'abominio, il suono sprofonda in un lugubre tappeto di cori, il glorioso inno della rinata notte eterna. Un brano letteralmente da incorniciare, probabilmente la composizione più rappresentativa dell'opera, anche se con un tale livello compositivo, per chi scrive risulta veramente difficile identificare un pezzo migliore degli altri.

The Dreaming Eye

"She weaves a dreaming darkness? And from it falls such shadows the Waking world could never know". In "The Dreaming Eye (L'occhio sognante)" lo spauracchio dell'esistenza compie la propria marcia trionfale in un mondo nero, freddo, privo di vita, coperto di cadaveri. La grande marcia della madre di tutti gli incubi corrisponde alla title track dell'opera, il mondo dei sogni corrisponde al sonno eterno del cosmo, l'intelletto di Acli è l'unica possibile forma di coscienza in questo universo post-apocalittico in cui la vita è stata sconfitta, la madre notte è il grande architetto di un'oscurità senza tempo, l'elevazione suprema della materia oltre i limiti della materia stessa. Il brano è introdotto da un possente sustain di chitarra, il quale presto sfocia in un riffing assillante e catartico, in questo caso l'evoluzione sul tema principale sarà più evidente rispetto alle altre composizioni, The Dreaming I corrisponde al brano più vario dell'opera, l'epico inno finale, macabra celebrazione della Madre Notte. Le lamentose strofe intonano l'atroce mantra, una furiosa litania volta a decantare l'intelletto dell'incubo: "I dream to awaken - I awaken to dream - I dream to awaken" L'impronta meditativa rimane costante, i pensieri di Acli sono morbosi e ridondanti come il riffing; l'ascoltatore è ormai succube del suo incantesimo, la sua volontà è schiava di un sogno senza termine che ha cancellato le dimensioni dello spazio e del tempo. "Vestiges arising from the dark of consciousness? The night without stars -The night outside of time" L'intero cosmo è ormai un limbo immateriale, una forma metafisica autocosciente, l'impulso distruttivo primordiale autoregolato dalla volontà di regnare su tutte le cose, la morte della luce e della speranza, la scintilla della vita ha cessato definitivamente di brillare, l'ascoltatore può solo arrendersi e lasciarsi trasportare in una coscienza onirica plasmata di morte pura.  "I affix a moment in timeless time - To awaken my dreaming will, to open the dreaming eye" Acli ha intrappolato il tempo in un momento, l'occhio della sua onnipotente coscienza si apre per osservare compiaciuto il risultato finale della sua nascita, l'apoteosi delle tenebre percepisce una presenza estranea: l'anima dell'ascoltatore è intercettata dalla dea, la quale invita il corpo astrale estreano a unirsi a lei per regnare insieme in una desolazione cosmica eterna. "That I may arise above the sea of oneiric darkness - And walk upon its waters - To commune, To commune, To commune." L'oscuro invito della dea diventa sempre più insistente, il riffing è serrato e il drumming martellante, è chiaro che l'ascoltatore non ha alcuna via di scampo, l'unica scelta possibile è aprire il proprio occhio dormiente ed osservare il mondo della notte eterna, la comunione finale tra l'uomo e la notte, un glaciale patto in cui ogni forma di esistenza soccombe per sempre. La meditazione è finita, la notte ha inglobato l'essenza dell'ascoltatore, il riff portante diventa sempre più dissonante ed etereo, e infine si dissolve lasciando spazio alla coda ambient che chiuderà questa monumentale opera. The Dreaming Eye corrisponde all'ennesima magnifica perla nera, è ormai chiaro che abbiamo a che fare con un autentico capolavoro del back metal contemporaneo.

Into The Indigo Abyss

La breve coda instrumental-ambient, "Into The Indigo Abyss (In abissi color indaco)", chiude The Dreaming I riportando l'ascoltatore al punto di partenza: si può affermare che l'album termini così come era iniziato, con un oscuro fruscio, il muto scorrere di pianeti esanimi, un suono continuo, agghiacciante e terribile canto degli astri morenti, volto a risvegliare l'ascoltatore dall'incubo della rinascita di Madre Notte. "Cast off soporic bails - Brought forth from ivory gates.. Awaken, awaken, waken in dreams..".

Conclusioni

Giunti al termine di questo incredibile viaggio sonoro, chi scrive dovrà essere onesto e sincero sul giudizio di The Dreaming I: A livello formale siamo di fronte a un album completamente privo di difetti, Naas Alcameth in quest'opera ha definitivamente dato prova di essere un grandissimo artista, componendo quello che potrebbe essere considerato serenamente il miglior album black metal degli ultimi 5 anni. The Dreaming I è la rappresentazione di una nuova estetica post-umana, una forma d'arte totalizzante ed ipnotica, concretizzata non solo in un'opera musicale perfettamente composta ed arrangiata, ma anche in un lavoro visivamente formidabile, grazie a un artwork glaciale che rispecchia perfettamente il contenuto sonoro del disco. L'assoluta cura dei dettagli che orbita attorno a questa creazione artistica crea una vera e propria sinestesia riflessiva, The Dreaming I è arte a 360 gradi, una vera e propria esperienza sensoriale in cui immergersi completamente e lasciarsi inondare dallo scorrere ondoso della marea delle tenebre. Chi scrive ascolta l'opera presa in analisi con costanza da più di un anno, e nel tempo il giudizio sull'album si è sempre maggiormente consolidato. Come già scritto precedentemente nella recensione di "Exercises In Futility" dei polacchi Mgla, negli ultimi anni nella scena black metal mondiale si sta assistendo a una vera e propria rinascita del genere; in quest'ottica un lavoro perfetto come The Dreaming I, si configura non solo come il miglior album del genere uscito nel 2015, ma anche un classico istantaneo, destinato a consolidare negli anni il proprio status di disco di culto. Il platter analizzato in questa recensione corrisponde a un nuovo modo di concepire il genere, una visione eclettica e dinamica in cui composizione e arrangiamento carpiscono con acuto eclettismo solo ed esclusivamente il meglio delle vecchie e nuove tendenze artistiche in una perfetta commistione di influenze variegate. The Dreaming I si rivela un lavoro di altissimo livello, pura ed inattaccabile innovazione sonora ed estetica. Chi scrive auspica che un album del genere non rappresenti una mera eccezione, bensì una grande fonte di ispirazione per una nuova tendenza, un inedito modo di concepire il black metal ed elevarlo a un livello artistico e concettuale superiore. Proprio per quanto riguarda l'aspetto concettuale, è impossibile non citare la perfezione dei testi, basati su una matrice ridondante, ma su concetti pregni di carica emotiva e significato, Alcameth nella stesura delle liriche ha voluto giocare su una semantica austera ed onirica, elevando il proprio concept ben oltre gli stereotipi classici del genere: The Dreaming I è uno dei concept più solidi che chi scrive abbia mai analizzato, un nuovo capolavoro del genere, la perfezione più assoluta.

1) Breath And Levitation
2) Tides Of Oneiric Darkness
3) Consummation
4) The Dreaming Eye
5) Into The Indigo Abyss