AIRBOURNE

No Guts. No Glory

2010 - Roadrunner Records

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
22/02/2012
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Negli ultimi dieci anni i gruppi che hanno letteralmente bruciato le tappe nella scena metal sono stati decisamente pochi se poi andiamo ad esaminare il panorama del classico hard rock ci ritroviamo soltanto con dei nomi da contare sulle dita di una mano, in questa cerchia ristrettissima un posto d'onore è riservato agli australiani Airbourne. Sono bastati un ep autoprodotto (Ready To Rock del 2004) ed un full length esplosivo (Runnin' Wild, pubblicato tre anni dopo) a far spiccare il volo a questi giovanissimi ragazzi mossi da un'autentica e genuina passione nei confronti del rock n' roll ed in particolar modo di alcuni dei suoi leggendari esponenti; quelli che partiti dalla stessa terra sono riusciti ad invadere il mondo intero scrivendo numerose pagine di storia della musica, avete capito tutti di chi sto parlando ma se ci fosse qualcuno che ha vissuto su Marte dalla seconda metà dei seventies ad oggi bisogna ricordarlo: gli AC/DC! Quando si parla di gruppi come gli Airbourne occorre sempre ripetere un concetto vecchio ma efficacissimo: se si cercano originalità ed innovazioni ad ogni costo è meglio rivolgersi altrove, di contro chi non si pone troppi problemi e vuole solo ascoltare un'ottima e coinvolgente rivisitazione di tutto quello che hanno creato i maestri può tranquillamente lasciarsi trasportare dalla loro musica, personalmente ho cercato di guardare proprio in quest'ottica il combo di Warnambool, memore delle fantastiche sensazioni provate tanto tempo fa (1987 per la precisione) durante il primo ascolto di  Electric dei The Cult, uno di quegli album dove l'influenza dei mitici fratelli Young era presente in ogni solco ma che contiua ancora oggi ad avere un fascino unico. Bravura, determinazione e anche un pizzico di fortuna sono le caratteristiche che hanno permesso ai fratelli/fondatori Joel (vc,ch) e Ryan (bt) O'Keeffe di tagliare il traguardo del successo, i due insieme al chitarrista David Roads ed al bassista Justin Street si sono trovati al posto giusto nel momento giusto, in un periodo come la seconda metà del nuovo millennio in cui c'era una gran voglia di riscoprire le origini della musica più dura la loro irruzione con il sopracitato Runnin' Wild ha sortito gli effetti desiderati, era proprio quello che moltissimi sognavano; una letale ed accattivante scarica di puro hard rock da suonare a volumi altissimi! Trainato da songs eccezionali come la title track, Stand Up For Rock 'N' Roll, Too Much, Too Young, Too Fast e da un'intensa attività live (la dimensione più congeniale per gli australiani) l'album non ha impiegato molto a fare il cosiddetto ''botto'' portando gli Airbourne sui piani più alti della scena mondiale. Pronti a bissare il successo del lavoro precedente la band a marzo 2010 torna a colpire col nuovo No Guts. No Glory, parafrasando il titolo possiamo domandarci: è ancora gloria? Dopo ripetuti ascolti la risposta è affermativa, la qualità del lavoro è sempre alta ma forse ci si apettava qualcosina in più soprattutto se consideriamo gli standard elevatissimi del suo predecessore, bisogna ammettere che stavolta questi ultimi vengono sfiorati e non eguagliati. L'apertura affidata all'esplosiva Born To Kill è una di quelle che lascia tramortiti: la sezione ritmica è veloce e rumorosa, le chitarre sono realmente incendiarie e Joel aggredisce con la sua voce strabordante (sembra posseduto dal demone del rock n' roll) raggiungendo il culmine nel travolgente refrain, non ci sono dubbi: il nuovo biglietto da visita della band è decisamente invitante. La festa continua col singolo No Way But The Hard Way, grintoso mid tempo caratterizzato da un fantastico ritornello talmente accattivante da farci immaginare un'arena di 60.000 persone pronte ad intonarlo ad alta voce, anche quello della successiva Blonde, Bad And Beautiful prosegue sugli stessi passi, qui la presenza degli autori di Highway To Hell e Back in Black (per ragioni di spazio non posso scriverli tutti) si fà sentire in maniera ancora più evidente, è chiaro che i fratelli O'Keeffe avranno passato una miriade di pomeriggi ad ascoltarli. Raise the Flag è il classico episodio ''straight in your face'' un pugno rapido e violento creato per aumentare l'adrenalina, il rischio di andare a sbattere contro i muri è molto alto, personalmente la palma di miglior traccia del cd la consegno senza indugi a Bottom Of The Well, il suo andamento cadenzato e possente, le melodie vocali curate ed avvincenti e dei suoni perfetti (notevole il lavoro in cabina di regia) la rendono un autentico gioiello destinato a diventare un cavallo di battaglia per gli australiani, gli stessi ritmi potenti e chiassosi li ritroviamo in White Line Fever, ancora una volta il punto di forza è da ricercare nell'allegro ritornello, potrebbe essere un ottimo rimedio per chi si sente un pò giù di morale. La velocità sale vertiginosamente con la dirompente It Ain't Over Till It's Over, i quattro rockers non si risparmiano per un solo attimo sprigionando una grinta contagiosissima, Ryan è incontenibile, il suo drumming è un esempio perfetto di potenza e precisione, Steel Town mostra una leggera flessione nel songwriting, niente di grave, siamo sempre al cospetto di un pezzo gradevole anche se meno ispirato rispetto a quanto ascoltato finora, l'act si riscatta immediatamente con Chewin' The Fat e Get Busy Livin' due schegge dove il dominatore assoluto è il frontman, oltre che per la solita performance vocale stracarica di energia si pone in evidenza anche per dei guitar solos brevi ma assolutamente incisivi. In un sound infuocato come quello degli Airbourne non si possono mostrare cali di tensione; Armed And Dangerous (insieme a Bottom Of The Well è l'unico brano a superare i quattro minuti) è qui per ribadirlo, i padri spirituali tornano prepotentemente in gioco, la traccia per buona parte della sua durata viaggia su ritmiche cadenzate per poi esplodere in un finale velocissimo e altisonante, anche i fratelli O'Keeffe adesso hanno la loro For Those About To Rock. Il party riversato in note dalla band sta per giungere alla fine, Joel e soci non concedono un secondo di tregua ed attaccano prima con il micidiale riffone che sorregge un altro portentoso mid tempo come Overdrive e poi premendo nuovamente sull'acceleratore per l'ultima incursione con Back On The Bottle, scatenatissima track lanciata a 200 km/h, le nostre teste verranno messe a dura prova da questo roboante vortice rock! Gli australiani anche questa volta possono ritenersi promossi, chi desiderava un comeback fedele alla linea tracciata da Runnin' Wild non sarà rimasto deluso dato che la formula non è cambiata di una virgola; in fondo non c'è da stupirsi, tutti i fans non chiedevano altro che  un platter contraddistinto da tutti i loro trademark sonori, con No Guts. No Glory sono stati accontentati in pieno. L'attesa per il nuovo album sta diventando sempre più frenetica (hanno dichiarato di lavorarci già dalla metà dell'anno scorso) sarà il disco della definitiva consacrazione? Solo il tempo potrà dircelo...nel frattempo saliamo ancora una volta a bordo del bolide targato Airbourne e continuiamo a farci travolgere dalla loro folle corsa!


1) Born To Kill
2) No Way But The Hard Way
3) Blonde, Bad And Beautiful
4) Raise The Flag
5) Bottom Of The Well
6) White Line Fever
7) It Ain't Over Till It's Over
8) Steel Town
9) Chewin' The Fat
10) Get Busy Livin'
11) Armed And Dangerous
12) Overdrive
13) Back On The Bottle

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