AGITATOR

Mental Violence

2014 - Wine Blood Records

A CURA DI
MARCO PALMACCI
09/03/2015
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Prendendo in esame i vari "metal revival" degli ultimi quindici anni, non si può non affermare che il Thrash sia stato sicuramente il genere che più di tutti ha positivamente risentito dell'attenzione delle nuove generazioni. Del resto, un giovane "arrabbiato" e suo malgrado inserito in questa società cieca e sorda, votata al consumismo più becero, non può non trovare in quel figlio del Metal e del Punk uno sfogo perfetto, un modo per non essere servile e riverente nei riguardi di un mondo che gli impone determinati stili da seguire, pena l'esclusione e l'emarginazione dal resto della "comitiva". Quando i capelli iniziano a crescere ed i jeans a strapparsi, e la musica degli Overkill risuona prepotente nelle nostre cuffie.. è forse segno, tutto questo, del fatto che il nostro primo "no!" è stato urlato. D'altro canto, cosa non fu il Thrash se non un movimento di contrasto, anche nei riguardi della stessa cultura hard 'n' heavy? "Contrasto" ma non distacco totale, in quanto comunque le vecchie glorie del Rock e dell'Heavy Metal venivano sempre viste come dei Maestri / Numi Tutelari, fulgidi esempi di "antagonismo" ed ispirazioni preziose per sviluppare il proprio sound. Dove fu creato, quindi, l'elemento "contrasto"? Senza dubbio nell'incontro con i "cattivi" maestri del Punk, quelle band quali Sex Pistols e Ramones che con la loro espressione di nichilismo e disagio generazionale facevano notare, alle "perfette" America ed Inghilterra delle rispettive epoche, quanto il loro benessere fosse solo di facciata. Non più, dunque, le "gioie" del Rock 'n' Roll e la volontà di sfrecciare su di una moto con i capelli al vento.. anzi, critiche alla politica dirette quant'altre mai, critiche alla società, impeti di rabbia atti sfregiare letteralmente il perbenismo tutto borghese. La rabbia delle periferie e l'odio che permeava in ogni città, nei suoi sobborghi, erano assai visibili, ed i giovani che allora sceglievano di far notare la loro presenza a suon di decibel e slogan di protesta contro il sistema vivono tutt'oggi nei cuori dei giovani odierni, i quali adottano nuovamente quella mentalità e dimostrano di avere anche loro qualcosa da dire. La Storia è ciclica e le cose non cambiano poi di molto, nuovamente siamo inseriti in un contesto in cui centinaia di giovani arrabbiati cercano la loro valvola di sfogo, creata attraverso l'ascolto di qualche bel disco del passato e la volontà di voler scrivere del materiale proprio. Rabbia, rabbia ed ancora rabbia, una belva indomabile e non soggetta a nessun tipo di comandamento, sentimento che tutti noi dobbiamo imparare ad accettare come proprio della nostra natura, per fare in modo che esso non si senta il "figlio bistrattato" e che sia per noi una buona fonte di espressività e creatività, perché no. La rabbia che ci "agita".. quanto agita, magari, i giovani Agitator, combo milanese dedito appunto ad una sincera opera di espressione di questa rabbia ancestrale divenuta ormai sorella di sangue del Thrash Metal. I nostri si formano nei primi mesi del 2013, dall'incontro e dalla condivisione di intenti di quattro giovani metallari sinceramente appassionati: Dibe (basso), Achi (chitarra ritmica), Silvio (chitarra solista) ed Andy (voce, all'anagrafe Andrea Lobbia, già master mind assieme a Jotun del progetto Orgiastic Pleasures). L'intento? Molto semplice, quello di tributare in grande stile, a suon però di pezzi propri, i grandi maestri della tradizione Thrash & Speed; Exciter, Razor, primi Metallica, Slayer.. nomi che diventano per i nostri dei veri e propri riferimenti spirituali, capaci di indirizzarli verso la strada che tutti erano concordi di imboccare. Con l'arrivo di Simone alla batteria, le cose iniziano a stabilizzarsi ed i nostri arrivano a dar vita al loro primissimo singolo, "Mental Invasion", divenuto in seguito apprezzatissimo dai loro fans e a più riprese chiesto durante i concerti. Il primo cambio di formazione è però dietro l'angolo: Simone, per motivi personali e comunque rimanendo in buoni rapporti con i suoi compagni, decide di lasciare la band la quale però non si arrende, e dopo numerose ricerche arriva ad una nuova stabilità, trovando in Max un nuovo ottimo drummer e compagno di decibel. Dal Marzo 2014 ha inizio anche un'intensa attività live, che porta i nostri a dividere il palco con nomi importanti della scena italica, quali Game Over, Torment e Plague Angels, il tutto ci porta all'estate del 2014 nella quale iniziano ufficialmente le registrazioni del loro esordio (ed oggetto di questa recensione) "Mental Violence", registrato presso gli "Eternity Studios" di Brugherio, uscito poi nell'ottobre dello stesso anno. A sorprendere è sin da subito la copertina, raffigurante un pazzo urlante che cerca di piantarsi dei chiodi nel cranio, aiutato da una mano che, spuntando dal nulla, tiene ben saldo un martello (forse l'emblema di quei "poteri occulti" che cercano di farci impazzire ad ogni costo, volendo tenerci in silenzio, sottomessi e privi di credibilità). Il disegno, concepito dietro idea degli stessi Agitator, è ad opera di Mario Lopez, autore già della cover art di "Manifesto Barbarico" degli Orgiastic Pleasures. Passando al lato più strettamente musicale, come da loro viene descritto, quest'ultimo è un concentrato di personale Thrash Metal dotato di testi assai intimi, incentrati contro il disprezzo per la società odierna ma comunque indirizzati verso un messaggio più che positivo e costruttivo: NON MOLLARE MAI, perché i sogni possono avverarsi. Come suona, dunque, la ferrea volontà di chi non vuole cedere mai? Non ci resta che preparare il nostro stereo, premere il tasto giusto e scoprirlo.. let's Play!

Veniamo immediatamente accolti da un rumore inquietante: in questa intro, una sorta di sirena riecheggia in un vuoto che si espande a perdita d'occhio, quasi il gruppo avesse deciso di ricreare le deliranti ed alienanti atmosfere di qualche film horror a tratti fantascientifico. Un rumore simile a terra smossa dal vento fa capolino da quest'oscuro "nulla", raffiche di mitragliatore ed altri rumori "militareschi" giungono a dare man forte, una jeep si mette in moto ed udiamo le prime, timide note di chitarra di questo disco. Timide e melodiche, i più inesperti potrebbero esser fuorviati da questo arpeggio assai delicato e ben costruito, i più avvezzi al genere qui trattato riconosceranno invece molte similarità con gli inizi di brani come "How Will i Laugh Tomorrow" e "You Can't Bring Me Down", entrambi targati Suicidal Tendencies. L'arpeggio prosegue imperterrito e giunge alle nostre orecchie quasi etereo e molto malinconico, interviene presto una tastiera (suonata da Jotun, membro assieme al cantante Andy dei già citati Orgiastic Pleasures; Jotun sarà presente in tutto il disco anche in veste di backing vocal) a far da sottofondo, donando al tutto un'atmosfera ancor più mesta: le note lunghe emesse da questa tastiera suonano come una triste marcia funebre, mentre la chitarra, serpeggiando, si snoda attorno ad esse non perdendo il suo andamento ed i suoi connotati. D'improvviso, tutto cambia: un sibilo, una nota tremula ed inquietante ci introduce a nuovi accorgimenti sonori, composti da altri rumori militari. I piatti della batteria vibrano, e presto il posto è lasciato esclusivamente ad esplosioni, fischiare di razzi, raffiche di mitra. Un climax, un crescendo "assassino" e ricco di pathos, che conduce l'ascoltatore ben lontano dal placido incedere di questa traccia nel suo corpus centrale. Un'intro che ci catapulta nell'occhio del ciclone, che ci accompagna alla scoperta del primo vero brano di questo "Mental Violence". "Agitator", traccia omonima del gruppo, beneficia dall'ondata di inquietitudine creata dalla precedente track, in quanto giunge improvvisa e letale alle nostre orecchie proprio come lo scoppio di una granata nel silenzio più tranquillo ed assoluto. La batteria di Max è un'arma letale, il drummer è intento a scandire un ritmo velocissimo e serrato che non lascia scampo ed offre ai suoi compagni l'assist perfetto per inserirsi nel discorso musicale, in maniera a dir poco eccelsa. I riff ricamati da Achi e Silvio martellano quanto il possente incedere di Max, andando a creare un riffing essenziale ma non per questo da condannarsi, anzi. Il lavoro chitarristico risulta, in questo senso, molto molto efficace, dato che laddove il virtuosismo non arriva (e meno male, dato che pur sempre di Thrash parliamo) giunge l'ardente convinzione dei due chitarristi a rendere l'impianto generale una sana scarica di genuino thrash metal, a metà fra la scalcinata potenza di gruppi come gli inglesi Warfare ed i Sodom dell'era "Persecution Mania". Un assalto sonoro che sembra dunque riportarci indietro nel tempo ma contemporaneamente ci fa tenere i piedi ben saldi nel 2015, dato che la passione di questi ragazzi non è certo indirizzata alla "copia", e neanche al "tributo" inteso come riprodurre pedissequamente un qualcosa, anzi. Achi e Silvio sono dunque da stimare, possiamo goderci (facendo esplodere i nostri colli) il loro riffing forsennato e subito dopo beneficiare della caustica voce di Andy, il quale decide di optare per un cantato violento, acido e ruvido quanto carta vetrata. Splendido innesto, in questa bagarre di aggressività, un accorgimento vocale degno di nota che rende l'ascolto ancor più piacevole per gli amanti dell' "estremamente grezzo" (nell'accezione positiva del termine, naturalmente). Il basso di Dibe è a sua volta molto presente e degno compare dei "soldati" che abbiano sino ad ora udito, in quanto va con il suo riecheggiare a cesellare in maniera non troppo fine (anche qui, l'espressione è da considerarsi assai positiva) quel che è il lavoro dei suoi compagni. Una struttura essenziale, che si estende con arroganza e si fa particolarmente apprezzare nella sezione ritornello, nella quale i nostri sono intenti ad urlare con la foga di un commando di ultras il titolo della canzone ("Agitator! Agitator!"). E' proprio il momento in cui il tutto diviene più aggressivo e possiamo udire distintamente i tamburi di Max vibrare con intensità da scala mercalli. Si giunge rapidi verso il minuto 1:39, dopo aver urlato l'ultima volta il titolo, Andy emette un verso molto simile al celeberrimo "UH!" di Tom Warrior ed assistiamo ad un momento meno ruvido e più cadenzato, un'andatura accattivante che giova al basso di Dibe, il quale può esprimersi in questo frangente nella maniera migliore. Il momento "tranquillo" non è comunque destinato a durare troppo, ecco infatti che l'acceleratore viene premuto ed assistiamo ad un breve ma potentissimo assolo di Silvio, un momento solista da "pedal to the metal" in quanto le note emesse dal nostro sembrano voler schizzare via dovunque, in un tripudio di potenza thrash. Dopo di ciò, vengono ripresi gli stilemi tipici della prima strofa e tutto si conclude con i nostri che urlano nuovamente il titolo del brano, seguiti subito dopo dalla "matta" esplosione di tutti gli strumenti, poco prima dello stacco finale. Inizio che vince e convince, il pezzo entra facilmente in testa ed è ruvido quanto basta per conquistare anche i thrashers più oltranzisti. Aggressivo quanto la musica è poi il testo: "Agitator" è un brano chiamato a spiegare immediatamente la poetica dei nostri, mediante lyrics al vetriolo che, di certo, non le mandano a dire. Essere "agitati", come dei thrashers, è un bene.. sicuramente, dato il penoso clima di decadenza nel quale ci troviamo a vivere nemmen troppo nostro malgrado. Un mondo che celebra l'idiozia ed il consumismo, che produce idoli in quantità industriale buoni solamente per tenere a bada le masse quel tanto che basta per farle esaltare e subito dopo annoiare, per indurle a spendere ancora, ancora ed ancora. L'ipocrisia e la stupidità sembrano essere i nuovi valori del secolo, ma c'è chi lotta contro tutto questo, chi decide di discostarsi da questo mondo infame, cercando di far leva sul più primordiale dei sentimenti, ovvero la rabbia, l'impeto, il ferino slancio di selvaticità che permette a chiunque di ribellarsi ad un sistema opprimente. L'agitatore, colui che agita e si agita, colui che apre gli occhi e vede realmente le cose come stanno. La sua mente è messa a dura prova dalla decadenza che lo circonda, tuttavia il suo eroismo è incommensurabile ed il suo orgoglio gli impone di non cedere. Chiunque lo indichi come un idiota o come un pazzo, probabilmente non ha la coscienza del tutto pulita o la mente troppo sgombra per poter giudicare in piena libertà, anzi. L'ultima strofa si fa molto più specifica, e ci mette davanti la definitiva piaga del music business odierno, purtroppo dilagante anche nel nostro ambiente: si parla di musicisti falsi ed ipocriti, di quei quattro ragazzotti di belle speranze che, non appena ottenuto un po' di successo subito si sentono in diritto di giudicare chiunque dall'alto in basso, andando avanti nelle loro carriere unicamente perché capaci, in passato, di aver "leccato" il "didietro" giusto, quello di un ricco produttore od organizzatore di eventi, magari. Una vera e propria parata delle miserie del nostro mondo e del mondo in generale.. soldi, ipocrisia, stupidità, corruzione, decadenza, marcio che opprime. Qual è allora, secondo i Nostri, l'unico modo per sopravvivere? Semplice.. FREGARSENE, non mollare mai, credere in se stessi, perché il successo è "non cedere mai" ("..ma non ci importa, noi combattiamo per noi stessi, il Successo è NON CEDERE MAI!"). Espressioni toccanti e sentite, degne di chi ha combattuto mille battaglie e che tutt'oggi ha perso il conto di quanti graffi ci siano sulla sua armatura. Un messaggio utilissimo soprattutto ai giovani metalheads di oggi, che potranno in questo senso beneficiare dell'esperienza di questi ragazzi e capire cosa significhi far musica per passione, non per vanagloria. Vibrazioni prodotte da lontane esplosioni aprono la traccia numero tre del lotto, "Suffer My Vengeance", la quale si rivela ancor più estrema e veloce della precedente. Nemmeno il tempo di riprenderci che veniamo immediatamente messi K.O. dal forsennato lavoro di chitarre di Achi e Silvio, chitarre che dapprima partono in solitaria ma sono poi presto raggiunte dal juggernaut Max, il quale batte preciso il tempo sul charleston e si lascia andare ad un rapidissimo giro di tamburi, per poi iniziare a scandire "ufficialmente" il ritmo. Andy emette un disturbante acuto à la Neil Turbin seguito da una risata malvagia, mentre le chitarre continuano, coadiuvate dal sempre presente basso di Dibe (sound corposo e monolitico), a sfrecciare letteralmente lungo il pezzo, creando un riff dal sapore "statunitense", in quanto non è impossibile sentire una notevole traccia di Exodus e primissimi Metallica, in questo preciso istante, più qualche rimando canadese di Razoriana memoria. Piccola pausa dopo appena quaranta secondi, la batteria di Max rimbomba letteralmente e le chitarre riprendono il loro lavoro, questa volta in maniera molto più concitata e veloce di prima. La performance di Andy è ancora più convincente che nella precedente track, ed il clima instaurato da Achi e Silvio è quello di un'ineluttabile catastrofe, sequenze di note che sembrano tanti velocissimi conti alla rovescia pronti a far detonare chissà quale pericolosissimo esplosivo. Un contesto da "tutto e subito", una blitzkrieg sonora che non lascia scampo e ci dona un contesto thrash di prim'ordine, proprio perché sembra quasi che i Nostri siano "ansiosi" ed "agitati" (mi si passi il gioco di parole), come se qualcuno li inseguisse. Premono sull'acceleratore e lo fanno per aumentare i giri del motore, per fare in modo che la loro rabbia di thrashers possa essere perfettamente dispensata nelle sue vesti più genuine e dirette. Una cavalcata vincente che anche in questo caso beneficia di due fattori: punto primo, di una piacevole linearità (un brano che non va a snodarsi attraverso soluzioni che, per risultare "imprevedibili!", complicano la vita di musicisti ed ascoltatori, frastornando e facendo perdere a tutti il senso di quel che si fa), punto secondo, di una qualità del suono e di una produzione piacevolmente grezza e mirata, che di certo esalta ogni singolo strumento ma non penalizza "ritoccando" il sound in maniera artificiosa e troppo distante dalla realtà. Questa "Suffer my Vengeance", così come "Agitator", suoneranno live proprio come le state ascoltando ora. Dirette, prive di fronzoli, senza troppi giri di parole. Questo è il thrash ed i nostri lo hanno capito benissimo. Il titolo del brano viene nuovamente urlato in faccia all'ascoltatore, vi è un' altra piccola pausa al minuto 2:11, pausa che nuovamente introduce una chitarra dapprima sola ma presto raggiunta da tutto il resto della strumentazione. Si riprende l'espediente del "conto alla rovescia", i nostri suonano come dei forsennati, il climax sta giungendo al suo culmine ed i ritmi si fanno sempre più di fuoco. L'assolo di Silvio, questa volta più ampio, giunge al posto giusto ed al momento giusto, chiudendo di fatto quella che è una delle tracce più valide di tutto il lavoro. Ottima prova, un bis degno di questo nome, che non ci sazia ma anzi esaspera il nostro carnivoro appetito. Altro testo molto aggressivo ma comunque molto positivo, quello che ci viene proposto in questo brano. Si fa nuovamente leva su quanto esista di malsano nel mondo, e di quanto la cattiveria del prossimo possa risultare fatale per noi tutti. Cominciare la giornata iniettandosi "una letale dose di Nulla" e cercare almeno un valido motivo per alzarsi dal letto, consci che le preoccupazioni e le paure sono lì pronte a ghermirci senza pietà alcuna. C'è chi tenterà di distruggerci, di tradirci, di infamarci, c'è chi vorrà brindare con le nostre lacrime.. ma diamine, siamo pur sempre dei metalheads, "questi battiti sono stati la mia definitiva salvezza", abbiamo la nostra musica ed il nostro credo.. possiamo andare avanti, siamo più forti di prima. Chi di dovere assaggerà la nostra vendetta! Ringraziando il cielo, c'è anche chi ancora sa far funzionare sia il cervello che il cuore. A darci ulteriore conforto giungono le parole di quegli amici o comunque di quelle figure (un padre, una madre, un fratello, una sorella ecc.) sagge, che giustamente ci invitano con forza a non crogiolarci nella sofferenza: "non lasciare che la feccia l'abbia vinta!!", deprimersi è il primo passo per recare grande soddisfazione a chi vorrebbe vederci affranti e privi di capacità di reagire.. saltiamo giù da quel letto, impugniamo la nostra spada e facciamogli vedere cosa sappiamo fare, or dunque.. di certo la felicità, quella vera, (e l'appagamento dovuto al compiersi delle nostre rivincite) non arriverà dall'oggi al domani, ma prendere coscienza di ciò che si è e si può fare è un grandissimo passo avanti. Cancelliamo i fantasmi del passato e lasciamo che la nostra ritrovata vena combattiva abbia la meglio sulla tristezza e sulla depressione. La nostra Musica ci aiuterà e ci sarà di fianco, come sempre. E chiunque si opporrà.. beh, gusterà fredda la nostra vendetta. Giungiamo al giro di boa con il sopraggiungere della title-track nonché quarta traccia, "Mental Violence". Un sibilo sinistro e perfora-timpani apre la canzone, ma presto l'atmosfera inquietante viene spazzata via da un nuovo assalto sonoro che risponde unicamente ai dettami imposti dal thrash, e non giunge a compromessi con null'altro e con nessuno. Achi e Silvio scandiscono il riff portante, subito dopo sopraggiungono Max e Dibe a far sentire la loro voce, e dopo questa velocissima alternanza si parte tutti all'unisono per creare una nuova traccia assai ruvida e priva di inutili orpelli che avrebbero unicamente annacquato troppo il messaggio che i nostri vogliono lanciare, a suon di note: sturm und drang, tempesta ed impeto, riff travolgenti e ritmica possente, il tutto filtrato attraverso la volontà di comunicare e non di lanciare un messaggio fine a se stesso. Senza dubbio doveroso ricordare quanto il lavoro di Max alla batteria sia straordinario e mai monotono, menzione d'onore anche per Dibe che non si limita certo a "seguire" i suoi compagni ma anzi, si fa sentire dando vita anch'egli ad un modo di suonare suo e personale, per nulla limitato o limitante (non è un caso, quando si ha un'ottima base ritmica ci si può esprimere come meglio si crede, senza paura di incappare in qualsivoglia problema). Titolo sempre scandito da tutti i componenti della band, con rabbia e ferocia, arriviamo al minuto 1:11 ed assistiamo ad un piccolo "calo" della tensione. La batteria continua a scandire imperterrita un ritmo in granito, mentre Achi, sempre concreto ed infallibile, cesella meravigliosamente il solo di Silvio, chitarrista abile nel mostrare la sua forza e soprattutto nel far letteralmente "urlare" il suo strumento. Si riprende con la ruvidissima voce di Andy che continua a convincere e a dimostrarsi più che adatta per il contesto, il brano riprende il suo stilema - tipo ed il tutto sfocia in un nuovo momento di silenzio in cui si ritorna brevemente ad adottare un particolare tipo di cadenza, con le chitarre ancora una volta tinte di "ineluttabilità", timers mortali, display che indicano quanto l'esplosione sia vicina. Ed un'esplosione infatti avviene, sopraggiunge l'ultima strofa ed i Nostri si congedano improvvisamente, troncando di netto il brano, come se improvvisamente avessimo spento il nostro stereo o il nostro giradischi. Brano convincente, dal sapore ottantiano ma come sempre non scopiazzato, tirato, possente e lineare. Thrash, in poche parole, con tutto quello che riuscite ad associare a questa parola. Il testo è questa volta colmo di rabbia ed odio, indirizzati entrambi contro una delle figure che tutti, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo avuto la sfortuna di incontrare: parliamo infatti del cosiddetto "ragazzino viziato", il "fighetto" in poche parole, prodotto di questa società consumistica e menefreghista, essere che si ritiene superiore a chiunque in virtù del proprio portafogli sempre pieno. Un miserabile individuo privo di valori, che deve il suo successo unicamente alla famiglia benestante, un bamboccio che mai nella sua vita saprà cosa siano l'onore, la forza di volontà, il rispetto o comunque la lealtà e l'umiltà. Quando una figura del genere arriva a tormentare le nostre vite ben capiamo la rabbia degli Agitator, che qui ci narrano di un tristo figuro per di più intento a raccontare bugie su bugie pur di seminare zizzania e rendersi "importante". Un poveretto che "è guidato dalla moda" e non "dalla passione" come invece lo sono i Nostri.. una guerra, dunque, annunciata. Le lyrics sono colme anche di riferimenti splatter sinceramente più che apprezzabili (la volontà di "spappolare cervelli", o di trasformare l'infingardo in "cibo per vermi") in quanto rendono perfettamente l'idea di cosa tutti noi pensiamo dinnanzi a certi soggetti (ma che mai abbiamo il coraggio di dire..) ed anche qui vi è comunque uno slancio di positività, visto che alla fine sarà la sincerità e la schiettezza dei Nostri a trionfare, su quanto di più abietto e malsano esista. Certa gente potrà anche vincere delle battaglie sparse qui e là.. vittorie di Pirro, però, dato che alla fin fine quel che conta è vincere la guerra, ed a trionfare saranno proprio i nostri Agitator, in maniera più che mai definitiva. Non si può sconfiggere chi è destinato alla vittoria, risorgeremo dalle nostre ceneri pronti a rendere pan per focaccia: i loro sorrisi saranno tramutati in pianti, e quei pianti verranno sovrastati dalle nostre incessanti risate. Chi trionferà, e chi invece si ritroverà a "nuotare nella sua stessa m*rda", se prima di allora i nostri amici "ricchi" avevano avuto una vita facile, adesso dovranno stare faccia a faccia con chi non è disposto a fargli da maggiordomo. E non sarà un'esperienza dolce come mangiare un gelato, più che garantito. E' la possente "No Words, No Life" che apre la seconda metà del disco, e lo fa in maniera egregia. La quinta track si rivela sin da subito intenta a non far prigionieri, è anticipata dai rumori già uditi nell'intro posta in apertura di album e subitamente ci rende partecipi della concreta attitudine thrash dei nostri due axemen ("Concrete and Steel", come direbbero gli ZZ Top..), intenti a declamare con forza il riff di apertura, reso efficacissimo grazie nuovamente allo splendido lavoro delle colonne del ritmo, Max e Dibe, che hanno addirittura uno spazio tutto loro, seppur breve, in cui potersi esprimere "in solitaria". I due non si lasciano certo pregare, anzi mostrano i muscoli e decidono di far ruggire letteralmente i loro strumenti. Dibe è capace di donare alle sue corde un suono oscuro e splendidamente "denso", pesante, possente quanto una colonna, mentre Max dapprima batte il tempo col suo charleston e poi lascia che siano i suoi tamburi a parlare per lui, mai così roboanti e possenti. Il gruppo si "riunisce" e dà vita a quella che sembra una traccia molto vicina al lavoro svolto da dei padri fondatori come gli Anthrax, in quanto una certa cadenza del ritornello fa effettivamente ricordare Belladonna e co., senza comunque tralasciare anche la notevole influenza di gruppi come Overkill e Testament. Abbiamo anche una special guest ad occuparsi dell'assolo, Dave Ancient dei Blake's Vengeance, thrashers milanesi dediti ad un thrash più tecnico ed elaborato. Ed il risultato è più che.. passatemi il termine, epico. Se fino ad ora abbiamo udito un impianto Thrash Metal da sfregarsi le mani (e da distruggersi il collo), con l'apporto di Dave assistiamo non solo ad un momento solista di gran classe, ma anche all'introduzione di un modus suonandi tipico di un certo Heavy Metal molto caro ai thrashers di ogni nazione, quello di gruppi come Mercyful Fate o King Diamond. E prendendo proprio il buon Kim nella sua esperienza solista, le note dell'assolo che udiamo sembrano proprio arrivare dritte dritte da un disco come "Abigail", in quanto quella "nera" melodia udibile nel già citato capolavoro è qui accelerata ed adattata ad un contesto estremo. Una piacevolissima variazione sul tema, una ventata di buona tecnica che non appiattisce il livello ma anzi esalta il lavoro degli Agitator. Del resto, la tecnica è quella che ti permette di avanzare a livello di sensazioni e di emozioni esprimibili, una chiave, uno strumento che ti concede la possibilità di trovare milleuno modi per poter lanciare il tuo messaggio. Dave ed i Nostri lo hanno capito, difatti il risultato conquista ed ammalia letteralmente: non un'esibizione di bravura ma una vera e propria esplosione di sensazioni differente. Grande momento, fra i picchi del disco. Arriviamo al minuto 2:43, la batteria di Max rimane da sola: si batte il tempo, rapido e tellurico giro di tamburi e via verso l'ultima strofa, dove i dettami del thrash Anthraxiano vengono ripresi appieno. Nuovo grande momento della ritmica, i nostri sono intenti a declamare il titolo della song adoperando cori che effettivamente richiamano quelli di Ian e soci, ed il tutto si conclude così, in un tripudio di Thrash allo stato puro anzi purissimo. Un ulteriore testo che comprova, poi, quanto sia assolutamente necessario non farsi vincere dal demone dell'oppressione sociale e quanto la volontà di reagire debba essere fortemente presente in noi, proprio per non cadere vittime di quello che è il "loro" gioco, ovvero vederci tutti deboli e sconfitti, privi di spina dorsale, incapaci anche solo di alzare la testa e guardare i nostri aguzzini negli occhi. Combattere contro una realtà giudicata malata, andare avanti con la consapevolezza di non avere nulla da perdere tanto questo "mondo fatato" non abbia da offrirci nulla che valga la pena tenere stretto a noi. Le falsità, gli inganni, le menzogne.. nulla di questo deve far parte della nostra vita, tapparsi le orecchie dinnanzi a chi continua a cercare di circuirci deve essere il nostro imperativo. Ci proveranno, proveranno in tutti i modi a distruggere i nostri sogni o a portarci dalla "loro" parte; nulla di questo accadrà, saremo pronti a sfoderare i nostri pugni e a travolgere con la forza dei nostri colpi chiunque cercherà di inabissarci o di scavalcarci in nome della mediocrità dinnanzi alla quale questi nostri tempi moderni cercano di farci inchinare ad ogni costo. Daremo retta unicamente a quel che la nostra anima, il nostro Io vorranno dirci.. la nostra Volontà rimarrà sacra ed in uno slancio di Pariniano titanismo, faremo della costanza "nostro scudo ed usbergo", se il "duro mortale volterà noi il tergo". Non abbiamo bisogno di amici falsi e di finte luci, quel che ci serve è essere coscienti delle nostre forze, dei nostri ideali e delle nostre possibilità. Solo così potremo prendere il toro per le corna, camminando a testa alta, sfoggiando fieri la nostra libertà. Non c'è modo di corrompere un animo forte, questo dicono gli Agitator, nell'ennesima "pipe bomb" (nello slang americano, si indica con questa denominazione un discorso assai pungente, vero, diretto ed efficace) che va a rendere unico e personale un album come "Mental Violence". Continuiamo sempre più convinti il nostro viaggio, giungendo al cospetto di "T.Y.C", sesto brano del lotto. Colpi di martello ed urla disumane aprono questo pezzo, sicuramente un biglietto da visita fenomenale.. anche se non quanto quello che effettivamente arriva subito dopo. Parlavamo pocanzi di "tempesta ed impeto", beh.. in questo caso entrambe le componenti sono esasperate fino alla creazione di un vero e proprio carro armato in grado di spazzare via qualsiasi tipo di ostacolo sia pronto a mettersi davanti la sua folle corsa. Immediatamente Silvio ed Achi costruiscono il riff principale e sono prontissimi far sentire la loro presenza, gli fanno eco Max e Dibe ancora più presenti ed ancora più duri di quanto udito sino ad ora: l'inizio è completato, il brano può partire definitivamente arricchendosi della performance da brividi di un Andy da manuale, che coadiuvato dai suoi in sede cori riesce a sfoderare dal cilindro una prestazione convincente ed indimenticabile. Strumentalmente, il brano si fregia di ritmiche serrate degne degli Slayer più aggressivi e di un lavoro chitarristico che sicuramente anch'esso deve molto a Kerry King e compagni. Un tipo di cattiveria musicale, più viscerale e meno studiata, un brano ancor più di impatto e di impeto che i precedenti, sicuramente uno dei cavalli di battaglia dei nostri Agitator. Non vi è un calo di tensione che sia uno, la batteria di Max è un continuo rullare e battere incessantemente, anche i piatti in questo caso sono ampiamente usati ed il tintinnare ossessivo del ride fa sicuramente la sua figura. Il basso di Dibe crea un autentico "gigante" che sulle sue spalle sorregge il lavoro degli altri componenti, concretezza ritmica bissata da un Achi che come al solito si rivela il "regista" definitivo di Silvio, il quale può tornare a far ruggire la sua sei corde regalandoci un altro bel momento solista degno di questo nome. La volontà di picchiare duro dei nostri è riscontrabile soprattutto dalla durata esigua del brano (tre minuti abbondanti, poco più) ed in generale di tutti i pezzi. Si preferisce esprimere qualcosa di concreto che non vada troppo per le lunghe, un po' come la detonazione di un esplosivo, appunto. E "T.Y.C" è un brano costruito proprio per far terra bruciata attorno a se nell'arco di pochissimo. Tutto scoppia, tutto esplode, in poco tempo ci ritroviamo esausti a terra dopo un'intensissima sessione di headbanging.. questo è il modo di suonare e concepire il Thrash, lasciando da parte super produzioni o "ritocchi" vari.. il sound di questa traccia fluisce grezzo e selvaggio, non v'è modo di domarlo, ed è sicuramente meglio così. Vendetta, tremenda vendetta. Perché è questo l'argomento cardine del testo di questo brano, la possibilità tanto agognata da chiunque abbia subito un torto di poter rendere pan per focaccia a chi ha cercato di fare troppo il furbo. I Nostri, dunque, ci narrano una sorta di "Storia", la storia di un uomo che è stato tenuto troppo tempo incatenato al muro, in una fredda ed umida prigione. Le sue catene? La crudeltà e la meschinità di una persona falsa ed ipocrita. La sua galera? La tristezza stessa. Cosa succede, quindi, quando dentro di noi riusciamo a trovare la forza di spezzare queste catene e di uscire da questa galera? Beh, è presto detto: il nostro carceriere dovrà pagare un conto salatissimo, reo di aver trattato quel che doveva essere un suo amico "come una m*rda". Certe azioni prima o dopo si pagano, ed una vera e propria "tempesta di botte" è pronta ad abbattersi contro chi ha deliberatamente deciso di abusare dell'altrui pazienza e buona fede. Arriva il momento per il furbastro di pagare il conto, a giudicare dai suoi pantaloni "umidi di piscio" egli sta cominciando mentalmente e fisicamente a pentirsi delle sue azioni, la paura lo assale, per una volta si ritrova faccia a faccia con chi ha il coraggio di farsi giustizia e di riprendersi la sua dignità; accadrà l'irreparabile, pentirsi per paura è inutile quanto stupido e comunque non servirà a nulla. "questa è la tua Crocifissione!!", gridano gli Agitator facendosi portavoce del protagonista, "Dio ti benedica!!" dice l'uomo al suo aguzzino, ironicamente.. la furia cieca e selvaggia di un uomo che si è visto privare della sua dignità è più travolgente di uno tsunami, nessuno può resisterle e nessuno può fare in modo di arginare il tutto, almeno finché la vendetta non sarà compiuta una volta per tutte. Giungiamo dunque alla "falsa" fine del disco (in quanto, in coda, è presente una bonus track), ultima carica suonata dall'impetuosa "Lack of Passion", aperta da un urlo effettato di Andy, il quale scandisce a piene parole il titolo del brano. Si parte nuovamente con la stessa violenza che aveva contraddistinto la track precedente, il lavoro chitarristico si fa più essenziale ma comunque molto più cattivo, la ritmica diviene particolarmente potente e rende il sound molto più sostanzioso; il basso e la batteria di Dibe e Max vengono resi ancor più "echeggianti", in quanto le note e le vibrazioni emesse non sono "secche" o comunque "asciutte" ma anzi, risultano dure a morire, magnificamente presenti e "sul piede di guerra", pronte a cesellare con una buona dose di benzina quella che è la fiamma prodotta da Silvio ed Achi. Andy può addirittura, dal canto suo, avvalersi di un'altra guest backing vocals (in questo caso, oltre al sempiterno Jotun, abbiamo anche Santo) ed il risultato è senza dubbio, convincente quant'altri mai. Un commiato che rimane impresso nella nostra memoria per il suo andamento che spazia dal thrash più possente all'Heavy più minaccioso (in alcuni frangenti, i Nostri sembrano quasi ricordare gli Accept di "Fast As a Shark"), ed abbiamo anche spazio per uno scambio di ruoli: questa volta è Achi a dedicarsi alla parte solista, ed il nostro non sfigura di certo, anzi, in un colpo ci fa capire di avere sia il ritmo nel sangue che la capacità di esprimersi anche in "solitaria". Punto in più per lui e di conseguenza per tutta la band, da sottolineare ancora una volta la batteria di Max che ogni tanto sembra ricordare quella di Phil Taylor. Un brano dunque più lineare ed aggressivo, che si pone immediatamente come massima espressione di una volontà, quella di arrivare dritto al cuore degli appassionati e di chi fa del Metal in generale non un semplice passatempo, ma una vera e propria ragione di vita, alla quale MAI si potrebbe rinunciare. Del resto, anche il titolo del brano ed il conseguente testo parlano chiaro: "lack of passion", "mancanza di passione", un brano che dunque si scaglia contro chi, per dirla senza troppi giri di parole, si è comportato da Giuda nei riguardi del nostro genere musicale preferito. All'inizio sembriamo essere tutti duri e puri: si millanta appartenenza ad una scena, si parla sempre e solo di quest'ultima, ci si compatta in falange.. salvo sentire, poi, il profumo dei soldi, che tutto corrompono e tutto distruggono. In un lampo, tutti quei discorsi finiscono dimenticati e chiusi in uno sgabuzzino, e l'unico pensiero è quello di cercare di sfondare "diventando famosi", assumendo comportamenti che distruggono la creatività ed il nostro mondo. Si comincia con lo scaricare la musica, dimenticandosi di quanto invece è soddisfacente tenere fra le mani un CD od un LP originali, dotati dei loro booklet.. l'odore delle confezioni, quella sensazione magica che viene definitivamente distrutta con un "click", distrutta assieme alle speranze delle giovani band che tanti sacrifici hanno compiuto per vedere concretizzarsi le loro idee in formato fisico. I Nostri giustamente ci comunicano quanto questa non sia Passione, bensì "moda".. ed, altrettanto scorretto, è pagare per suonare, per ritagliarsi un misero spazio a ridosso magari di band importanti non arrivandoci per talento, ma dietro pagamento e raccomandazioni. Gli Agitator dunque si scagliano (giustamente) contro il triste fenomeno del "pay to play", un sistema arcinoto da secoli che purtroppo non accenna a scemare: persino gli Anvil denunciarono quanto le case discografiche fossero sin dagli '80 interessate unicamente ai soldi anziché al talento, e la Storia sembra ripetersi sempre e comunque. Nessuno ha imparato nulla.. ma i Nostri ed un nutrito gruppo d'altri hanno deciso di urlare il loro NO, dichiarando che per loro, il Metal, non è Moda ma anzi PASSIONE, ed in nome di quest'ultima si è disposti a fare tutto. Si ribadisce come il vero successo consista nel "non mollare mai".. gli altri possono unicamente "succhiarci l'uccello" e continuare con i loro caroselli. Gli Agitator, ce lo promettono, non si piegheranno MAI a tutto ciò.

Bonus Track:

A concludere ufficialmente il disco è una bonus track registrata nell'Agosto 2013 e presentata come primo vero singolo degli Agitator: il brano in questione si intitola "Mind Invasion" e presenta alle pelli l'ex batterista Simone Filippini. Un brano al quale la band è molto legata, in quanto fu proprio questa canzone a consacrarli come degna realtà emergente, tanto da divenire subitissimo una delle più acclamate durante i primi concerti. Un pezzo che già dal suo inizio comincia a trasudare vecchia scuola Speed Metal, rifacendosi alla nobile tradizione canadese (Exciter, Razor) e perché no, strizzando anche un po' l'occhio ad un gruppo della nostra penisola, all'estero molto acclamato, i Baphomet's Blood. Difatti, l'attitudine rimane inesorabilmente la stessa, per entrambi i gruppi, come l'intento, quello di riportare in auge un certo tipo di sound, perso fra le superproduzioni moderne e l'eccesso di sperimentalismo fino a se stesso. Il brano è una letale carica sin dai suoi primi secondi: si inizia in crescendo e subito le asce partono come dei bulldozer lanciati a folle velocità, ricamando riff solidi come colonne, i quali costituiscono assieme alla ritmica di Simone (anch'egli, molto bravo ed adatto al contesto) quella che è la vera spina dorsale del pezzo, anche grazie ad un lavoro di basso assai egregio. Un pizzico di thrash statunitense e giungiamo ad un "rallentamento" della track, presente attorno al minuto 1:41, nel quale il tutto diviene meno "veloce" e più ragionato, dotato di cadenze accattivanti che si prolungano anche durante il momento solista, sorreggendo l'assolo di chitarra nel migliore dei modi e donandoci un momento che sicuramente rimarrà impresso (e non poco). Si sente la voce di Andy sussurrare alcune parole, e subito la track riprende la bestialità iniziale, tornando ancor più rabbiosa e veloce di prima. La batteria riprende a martellare, le chitarre riprendono a ruggire come motoseghe, finché non ritorna Andy a ruggire le parole del testo, in compagnia del resto della band, preziosissimo in sede di cori. Un brano lineare e ben suonato, che si conclude "spezzato con l'ascia" come i suoi precedenti, chiudendo definitivamente questo gran bel disco. Il testo è forse uno dei migliori mai composti dalla band e, adottando la metafora del "parassita", ci descrive appieno le sensazioni di disagio ed inadeguatezza che ogni tanto possiamo provare, quando ripensiamo a qualche vecchia ferita mai del tutto guarita e mai del tutto dimenticata. Questa "bestia" vive in noi nutrendosi di negatività, l'ubicazione della sua tana è sconosciuta nella sconfinata regione che è la nostra anima, aspetta solo quel minimo di cedimento (da parte nostra) da sfruttare per poter saltare fuori e mangiarci lentamente, dall'interno, senza lasciarci via di fuga. La nostra mente è dunque preda di questo parassita, il quale fa in modo di non farci riprendere il controllo e di renderci suoi totali schiavi. Siamo ridotti in ginocchio, come vittime sacrificali aspettiamo solo il coltello che recida le nostre gole e ci presenti dinnanzi all'altare della depressione, il nostro cervello viene letteralmente "stuprato" da questo ignobile sentimento di negatività che continua imperterrito la sua marcia contro la nostra felicità. Flashback di momenti passati giungono dinnanzi ai nostri occhi come trailer di vecchi film in bianco e nero, percepiamo attorno a noi il vuoto, la solitudine, l'ansia..  il tutto è magistralmente raccontato dagli Agitator, che non lesinano espressioni forti ("stupro cerebrale" è solo uno degli innumerevoli esempi) per narrarci appunto questa triste vicenda che, diciamoci la verità, ha trovato in tutti noi, recensori e lettori, almeno una volta nella vita, protagonisti.

Arrivati a questi punto, è giusto e doveroso compiere un'ultima e definitiva analisi, per definire completamente il quadro "estremo" che abbiamo ammirato fino ad ora, in tutte le sue sfumature. Ai più superficiali, questo disco potrebbe in un certo qual modo risultare "banale" per via dell'intento di recuperare determinati stilemi molto cari ai singoli elementi del gruppo.. del resto, lo sport nazionale è sempre quello di relegare un prodotto, dopo un ascolto superficiale, ad un determinato "target". "Per appassionati di ecc.", "per questo", "per quello".. in questo caso, l'invito all'ascolto è esteso a TUTTI, ma proprio tutti coloro i quali amino un certo tipo di musica suonata col cuore prima ancora che con le mani. Possiamo certo riscontrare un forte attaccamento alla tradizione, da parte degli Agitator, questo si.. ma siamo ben lungi dal definirlo un punto a "sfavore" di questa proposta musicale, in quanto a doverci far riflettere a lungo, oltre che le note emesse, sono i testi scritti, che in un certo modo sono i diretti responsabili di quanto abbiamo ascoltato. Leggendo queste parole mi è stato francamente impossibile non pensare che queste ultime non derivino da esperienze di vita realmente vissute, tanto sono particolareggiate le descrizioni e tanto sia in qualche modo facile rivedervisi, a prescindere da chi siamo e chi non siamo. Facile perché tutti abbiamo voluto, almeno una volta nella Vita, rispondere a tono ad un fedifrago che ha gettato nell'immondizia le nostre buone intenzioni, assecondandoci solo per poi pugnalarci alle spalle. Il capo sfruttatore, l'ex amico, la fidanzata (o l'ex fidanzato, per le ragazze che ci leggono ed apprezzano il Thrash), l'ex "migliore amica".. soggetti che hanno voluto giocare con i nostri sentimenti e che si sono ritrovati, tutto d'un tratto, buttati giù dalle mura dei loro castelli in aria.. perché la Vita è una ruota, e presto o tardi tutti finiamo schiacciati, se ce lo meritiamo. Sensazioni ed emozioni dei nostri Agitator, dunque, da non sottovalutare e da non prendere sotto gamba. Molto personali e particolareggiate, ma proprio per questo comuni a chiunque si sia trovato in certe situazioni: la Storia è comunque la loro.. ma, a conti fatti, è sempre bello poter contare su di una musica composta per esorcizzare determinati stati d'animo, per denunciare al mondo la sua ipocrisia in maniera non "finto depressa", per una volta (il riferimento a band di ragazzini "agghindati" a mo' di fantasmi alla veglia funebre è del tutto casuale..). Qui parliamo di realtà, di vita vissuta. Parliamo di ragazzi che comunque vogliono farci sapere che, nonostante la vita sia dura, sia amara e riservi più dolori che gioie.. non si deve mollare. Perché il proprio disco può essere prodotto, perché la propria musica potrà comunque essere suonata su di un palco. Musica composta per sfogarsi, per comunicare, per liberarsi da tormenti e frustrazioni.. il genere preso in esame è dunque un thrash che solo in superficie risulta comune, ma che in fondo è quanto di più personale esista. Abbiamo tutti provato quelle sensazioni ma non potremo MAI esprimerle tutti alla stessa maniera. Mai e proprio mai. La personalità è questa, e gente come Peter Steele ce lo ha insegnato fin troppo bene. E' la diretta conseguenza di una presa di coscienza, "Mental Violence" è il figlio di una Passione che viene vista come ancora di salvezza in un perenne mare in tempesta. E' la mano buona che ci tira su nei momenti di difficoltà, che ci batte forte sulla spalla e ci dice, all'orecchio: "dai, ragazzo.. in piedi! Io credo in te!". Semplici parole che troppo spesso non ci sentiamo dire da chi, "in carne ed ossa", invece dovrebbe. La Rabbia, dicevamo. Quella Rabbia che ti porta a reagire e a divenire il protagonista della tua esistenza. Che Thrash sia, dunque.. dimentichiamoci dei problemi, tuffiamoci nel pit e ricordiamoci che "IL VERO SUCCESSO E' NON MOLLARE MAI!".

1) Intro (instrumental)
2) Agitator
3) Suffer My Vengeance
4) Mental Violence
5) No Words, No Life
6) T.Y.C
7) Lack of Passion

Bonus Track:

8) Mind Invasion

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