AFTERLIFE

Symphony Of Silence

2013 - Revalve Records

A CURA DI
PAOLO FACCHINELLO
30/11/2013
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Nel vasto mondo del rock e del metal le band emergenti occupano forse poco spazio a livello generale ma tuttavia rappresentano il fiore all'occhiello della creatività e dell'inventiva che spesso e volentieri viene ignorata da parte del mainstream musicale. Tra queste realtà spiccano gli Afterlife, gruppo symphonic metal padovano attivo dal 2009. I componenti del gruppo sono Anna Giusto (voce), Eddy Talpo (chitarre), Nicolas Menarbin (basso), Stefano Tiso (tastiere) e Antonio Gobbato (batteria). Nati inizialmente come cover band, gli Afterlife cambiano direzione nel settembre 2010 con l'ingresso in formazione della cantante Anna Giusto e del batterista Antonio Gobbato. Le loro influenze stilistiche si accostano a quelle di band importanti del genere come gli Epica, gli Evanescence, i Nightwish, etc.



Cominciamo a vedere subito i tratti sonori del loro album d'esordio: Symphony Of Silence. Questo cd, uscito a settembre 2013 per la Revalve Records si compone di 12 tracks molto evocative. Si parte con l'opener "Falling", un breve interludio strumentale con degli effetti tastieristici adatti a creare la giusta suspense introduttiva del disco ma che ben presto apre le porte per la 2° track "We Are Our Own Evil", canzone aperta da un giro di basso sontuoso di Nicolas Menarbin che assembla un "riff ritmico" davvero ficcante a cui si affianca la chitarra di Eddy Talpo che sferza delle bordate belle pesanti di decibel. Degne di nota le inserzioni tastieristiche e la voce della cantante che declama delle liriche assai pregne di un'aura oscura e tenebrosa che coinvolge in primis l'essere umano, unico e vero nemico di sè stesso ("We are the snakes that poison the world... We are the chink of light between the blade and the hilt... We are the night that darkens the future... We are the last stroke of midnight... We are our own evil... | | "Noi siamo i serpenti che avvelenano il mondo ... Siamo lo spiraglio di luce tra la lama e il manico ... Noi siamo la notte che oscura il futuro ... Siamo l'ultima battuta della mezzanotte ... Noi siamo il nostro proprio male ...). Si prosegue con "One More Walk", 3° track, che replica in sostanza le sensazioni avute con la precedente track: chitarre virulente, basso incisivo, tastiera sontuosa, batteria energica e voce cadenzata orientano il brano in un territorio di enfasi e magniloquenza. Il testo affronta il tema dell'uomo immerso in un mondo diverso dal proprio alla ricerca duale tra divinità e infinito con un finale che lascia un barlume di speranza in un percorso di nuova vita ("It's not the end... Only the start of one more walk" || "Non è la fine... Solo l'inizio di un nuovo cammino"). La 4° track, "The Time Beyond the Fog", canzone furente con chitarre in primo piano susseguite dalle tinte gothicheggianti di passaggi tastieristici ad effetto che creano un certo pathos immaginifico. Il testo evoca dei paesaggi spettrali in cui l'essere umano si trova immerso in un limbo spazio/temporale tra realtà e ignoto con immagini dal forte potere evocativo e simbolico ("At the end of time... You will see the Dark Lady... She's ll have your eyes... But she will not smile... You will walk side by side... In the silence of reality... In front of the dense fog... Your friend doesn't leave you... She's your guardian... Before the sun rises again.. Rest for what will be... Be lulled by the sea... || "Alla fine dei tempi ... Vedrete la Dark Lady... Lei ha i vostri occhi... Ma lei non sorriderà... Si cammina fianco a fianco... Nel silenzio della realtà ... Di fronte alla nebbia fitta... Il tuo amico non ti lascia... Lei è il tuo custode... Prima che il sole sorga di nuovo... Rimani per quello che sarà ... Essere cullati dal mare...). “Starry Eyes”, 5° track, si discosta parzialmente dallo stile delle precedenti per concedersi verso lidi sperimentali vicino all'epic metal e al progressive metal. Azzeccata la formula chitarra, tastiera più voce in falsetto che creano un vortice sonoro quasi psichedelico al brano. Il tema ricorrente è incentrato sulla dispersione dei propri sensi tra dolore e paura (“For fear I lost my own reality... But now I run towards you, towards the dawn... I leave this dark vortex forever... Oh my fairy by starry eyes” || “Per paura ho perso la mia realtà ... Ma ora corro verso di te, verso l'alba... Lascio questo vortice oscuro per sempre... Oh mia fata dagli occhi stellati”). La successiva "Hymn To Love", 6° track, è forse la canzone più "sinfonica" in senso stretto con il meraviglioso intro pianistico suonato da un ispirato Stefano Tiso. La linea vocale della cantante Anna Giusto è molto equilibrata e allo stesso tempo distesa per gli schemi armonici del brano. Struggente anche il testo con riferimenti poetici intersecati nell'amore sublime ("I will love you an I will wait for you forever... Because without you... This travel is only the hopeless search for love... And I've got you..." || "Ti amerò e ti aspetterò per sempre... Perché senza di te... Questo viaggio è solo la ricerca disperata di amore... E ho te...”). Arriviamo appresso alla title track, introdotta dagli arpeggi suggestivi di chitarra acustica che lasciano spazio ai versi ammalianti del testo declamato con forza e risolutezza trovando il proprio apice nel refrain ("This is the symphony of silence... Deadly for the listener... Everything you believe in is fading away before your eyes... Filled with sharp sand..." || "Questa è la sinfonia del silenzio... Fatale per l'ascoltatore... Tutto ciò in cui tu credi sta svanendo davanti ai vostri occhi... Riempito con sabbia tagliente...”). "Our Season", 8° track, parte con dei passaggi di tastiera pieni di suggestioni cavalleresche a là Kamelot per poi trasformarsi in uno scorrimento più intenso tra flussi di chitarre fiammeggianti e frammenti più coloriti e icastici con un testo che ci fa immergere nei profondi abissi freddi del fato non lasciando spazio a equivoci di ogni sorta ("Let my soul be free... Let me carried away by the summer breeze... Rock by the spring rain... Let me die like autumn leaves... Let me freeze... Rest too under the sky... Not frustrated... Rest too, in the tomb of our season..." || "Lascia che la mia anima sia libera... Lascia portarmi via dalla brezza estiva... Cullato dalla pioggia di primavera... Lasciatemi morire come foglie d'autunno... Lasciatemi congelare... Appoggiato anche sotto il cielo... Non frustrato... Resto anche, nella tomba della nostra stagione...”). La 9° track, "Mirror Lake", presenta i connotati di una canzone heavy con un piglio rivolto al prog. Ottimi i vigorosi riff di chitarra così come i passaggi di batteria suonati con grande perizia tecnica. "Heavy Lies", 10° track, prosegue sugli stessi orizzonti della precedente con una tessitura ritmica d'insieme molto efficace che delinea trame inedite. Le liriche del testo sono rivolte verso l'esperienza di vita umana costellata di errori, mancamenti e peccati mortali ("Wings of smoke can't raise my... Fail to raise our heavy lies... The gates close behind you... A life torn without consent..." || "Ali di fumo non possono togliermi... Non riescono a sollevare le nostre bugie pesanti... Le porte si chiudono dietro di te... Una vita strappata senza consenso...”). Uno scenario analogo avviene con la penultima track, "Circle of Fire", track esagitata dove i nostri amici danno una prova corale davvero encomiabile. Il testo narra della battaglia eterna tra Bene e Male in cui l'uomo si trova costretto a fronteggiare tutto ciò con le proprie sole forze ("Nodes of that memory are dissolved, slowly... While I keep it close, but it's too strong unable to retain... Circles of fire separates me from me, so close that I could touch... Unable to choose between dreams and reality..." || "Nodi di tale memoria sono dissolti, lentamente... Mentre lo tengo stretto, ma è troppo forte in grado di trattenere... Cerchi di fuoco separano da me, così vicino che potevo toccare... Incapace di scegliere tra sogno e realtà ..."). L'ultima traccia, "Winter Might Catch Me", si sovrappone tra riff di chitarra vistosi e taglienti e passaggi tastieristici ricchi di eufonia. Il testo si concentra sui patimenti umani e sulla fine dei tormenti terreni che coincidono con un trapasso atto a raggiungere un senso di beatitudine eterna ("Now I hear the silence of angels... They want to catch me... I feel the sunlight on my face... They want me burn again... The peace of winter might catch me... It's time to come home..." || "Ora sento il silenzio degli angeli ... Vogliono prendere me... Sento la luce del sole sul mio viso... Vogliono che io bruci ancora... La pace dell'inverno potrebbe prendere me... E' tempo di tornare a casa...”). Finisce così il disco e vanno subito fatte delle brevi considerazioni. La band propone certamente un repertorio assai ricercato nelle sonorità ma soprattutto nelle liriche che colgono appieno lo spirito gotico del fantasy. Strumentalmente appaiono assai validi sotto il profilo tecnico, visto che non ci sono particolari sbavature di alcunché. L'unico difetto (o svantaggio) è forse riscontrabile nella lunga durata dei pezzi che rendono l'ascolto non propriamente orecchiabile almeno nelle prime volte. Tuttavia va segnalato il buon impegno nella lavorazione del disco, nota di non poco conto visti i tempi. Nel complesso "Symphony Of Silence" è davvero un buon disco suonato con religiosa devozione di musicisti che eseguono la propria arte con rara astuzia e sicurezza. In tempi difficili nel settore della musica, gli Afterlife hanno di sicuro un futuro roseo davanti a sé stessi. Ora si tratta solo di affinare e di evolvere il proprio stile per un traguardo che porterà soddisfazioni certe per la band padovana.



 


1) Falling
2) We Are Our Own Evil 
3) 
One More Walk
4) 
The Time Beyond the Fog
5) 
Starry Eyes
6) 
Hymn To Love
7) 
Symphony Of Silence
8) 
Our Season
9) Mirror Lake
10) 
Heavy Lies
11) 
Circle Of Fire
12) 
Winter Might Catch Me