AEROSMITH

Big Ones

1994 - Geffen Records

A CURA DI
VALENTINA FIETTA
16/03/2012
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Inutile dire che si tratta a mio parere (credo peraltro non contestabile) di una delle band hard rock di maggior successo negli ultimi 40 anni, con più di ­­­­15 album in studio, con più di 24 tournée in ogni parte del mondo, più di 150 milioni di dischi venduti, per non parlare di quanto abbiamo influenzato i generi a loro contemporanei e successivi. Non stupisce che nel tempo risultino essere una delle band che ha ricevuto più premi in assoluto… con queste credenziali! Quindi premetto, leggete questa recensione con questo accorgimento: parlo di icone indistruttibili dell’immortalità del rock, parlo di una legenda, di un pezzo di storia, la mia enfasi è più che giustificata. Doverosa è una breve premessa. Gli Aerosmith nascono a Boston all’inizio degli anni 70, dove respirano le sonorità hard rock degli allora già conosciuti Deep Purple, dando prevalenza però alla matrice blues dell'hard-rock (con sound vicini a Rolling Stones e Led Zeppelin). Queste due componenti (hard e blues) saranno presenti in quasi tutta la loro produzione musicale, fino agli anni 90 circa, anni a partire dai quali la band inizierà a seguire soluzioni più commerciali, staccandosi dal loro stile originario. Ad ogni modo imperativo è lodare questo gruppo che ha sempre saputo mettere insieme melodie e stili per diverse di generazioni, ottenendo una sequela di bestseller che li ha resi uno dei gruppi più popolari d'America. Il carisma e il talento di Steve Tyler ne ha fatto di lui un vero leader  nell’ambito musicale, innegabile è che lui sia un vero “animale da palco”, ma a differenza di quanto sostengono in molti, non credo che la loro fortuna dipenda solo (o soprattutto) dal frontman. Credo invece che la “legenda” Aerosmith sia dovuta alla triade Steven Tyler - Tom Hamilton (basso) e Joey Kramer (batteria) che lavorato compatta fin dal principio e che ha saputo cavalcare il successo mediatico con le soluzioni musicali di volta in volta più appropriate. Detto questo passo a descrivere un album, anzi per la precisione una raccolta, “Big Ones”. Faccio questa scelta perché in Big Ones si ritrova il meglio dell'era Geffen Records 1987 – 1994, e non c'è un solo brano a mio parere che appaia indigesto… anzi, sono tutti ad alta densità proteica! “Big Ones” è stato realizzato nel 1994, contiene pezzi che risultano ancora ad oggi giorno tra i più ascoltati e suonati durante i live, grazie a una mistura azzeccata di hard rock, rock n' roll più grezzo e scanzonato, matrice blues, che in certi frangenti si avvicina (azzarderei) al country-rock (armonica, trombe o sassofoni, cori). La prima canzone di “Big Ones” è “Walk on Water”, che si apre con la tipica irruenza allegra degli Aerosmith, ritmo scanzonato e voce che riprende melodie tipiche del contry-rock (a dire il vero questo pezzo è un inedito nella raccolta e non uno dei the best of )! Merita una nota l’assolo di Joe Perry che accompagna il refrain dal 2.30 min fino al 3 minuto, e che viene ripreso poi verso il 4 minuto fino ad arrivare a chiudere il pezzo. Una canzone leggera se vogliamo e non troppo elaborata da un punto di vista compositivo, ma alla band riescono bene i cambi di ritmo, l’inserimento delle fisarmoniche e dei cori, e il risultato finale è più che apprezzabile… vi inizia a pulsare in testa dal primo momento, impossibile non iniziare a battere il piede sul pavimento al ritmo della batteria del impeccabile Kramer! La seconda track è la celebre “Love in an Elevator”, costruita in un gioco alternato di cori e voce di Steve, riesce a tenere alta l’energia grazie alla presenza importante della chitarra solista che sferza assoli meritevoli sia da un punto di vista tecnico che compositivo. Il testo parla di un normale impiegato che fantastica sulla segretaria del Boss capo ufficio. Trovandosi nello stesso ascensore, il protagonista immagina che lei si spogli ad ogni piano, e al suo ”Can i see u later?“ lui immagina di sentire “Can i see u later and love you a little more?” e da li parte il suo viaggio mentale, Love in an Elevator appunto. Per rendere al meglio la teatralità della situazione Steve esplora ogni soluzione vocale, dai toni più acuti (quasi in falsetto) fino a toni a volte più sommessi a volte più eccitati... praticamente un mix perfetto, che risveglierà le fantasie di chiunque la ascolti. Un bel 8 in pagella, se lo merita tutto. La terza canzone invece “Rag Doll”, fu pubblicata come primo singolo dall'album Permanent Vacation del 1987 e ottenne un grandissimo successo: merito senza dubbio di un refrain che risulta facilissimo a stamparsi in testa. La band statunitense qui sfodera tutto il suo talento e valore di gruppo esperto riuscendo a interagire direttamente con l’ascoltare e a coinvolgerlo. Essenziale risulta qui essere la batteria che mantiene una adeguata vivacità al pezzo, e che permette poi a Perry di divertirsi col manico della chitarra creando efficaci armonizzazioni. Da notare che Perry qui utilizza il bottleneck, tecnica che gli permette di abbandonare la sicurezza dei tasti per avventurarsi in un viaggio verso la nota “pensata e cercata”. Per questo imitare le canzoni degli aerosmith è molto difficile… buona parte del lavoro dipende esclusivamente dal “feel” e dall’orecchio musicale di chi le suona! La quarta song è “What It Takes” e se avete un animo sensibile, ma rock, questo pezzo fa per voi! La canzone affronta il tema di un innamorato che viene lasciato dalla fidanzata e che non riesce a dimenticarsi di tutti i momenti passati insieme… “Girl, before i met you i was F.I.N.E. but your love made me a prisoner”. Siamo davanti all’immancabile ballata presente non solo  in quasi tutti i dischi targati Aerosmith, ma in ogni disco hard rock che si rispetti (in realtà, come saprete, il leitmotiv dell’amore che fa soffrire è presente molto spesso in qualsiasi genere). Da un punto di vista tecnico tranne un leggero assolo a metà del brano, chitarre e basso quasi assenti per lasciare invece spazio a una voce sommessa dai toni struggenti, accompagnata da egregi cori che ricreano ad hoc l’atmosfera malinconica di si sente solo. Nota positiva per l’uso particolare della fisarmonica inserita chirurgicamente nei giusti frangenti. Un pezzo le cui vibrazioni sono impossibili da non percepire, il sound è ricco di sensualità e di poesia. L’album varrebbe solo per questa track. Veniamo ora alla quinta canzone dell’album, "Dude (Looks like a lady)". Conosciuta e divenuta maggiormente famosa perché usata in seguito come colonna sonora nel film “Mrs.doubtfire” con Robin Williams, questa canzone è un altro piccolo gioiello della raccolta Big Ones. Nonostante da un punto di vista tecnico non ci sia nessun particolare virtuosismo, la melodia è davvero trascinante fin dalle prime note e l'atmosfera di spensieratezza ed allegria si stende piacevolmente su tutto il brano. Nota di merito al nostro Tyler, il quale conduce l’intero pezzo in maniera perfetta, riuscendo quasi a "trascinare" il resto degli strumenti... da ricordare il solito Perry che non manca né di precisione né di carisma nei suoi riff. A seguire troviamo il pezzo “Janie’s got a gun”, frutto della mente del bassista Hamilton e Tyler e pubblicata come secondo singolo dell' album "Pump" nel 1989. Con questa canzone gli Aerosmith si addentrano nei disagi della società, narrando di una ragazza di nome Janie che si vendica delle molestie sessuali subite da parte del padre. Il gruppo con questo pezzo tira fuori il lato più umano di sé, non stupisce che nel 1990 abbiano vinto il Grammy Award come Miglior interpretazione vocale rock di gruppo. Da un punto di vista tecnico conta molto l’atmosfera che riescono a ricreare: la canzone parte lenta, altalenante, il tono di voce è surreale e sembra sospendere il tempo e lo spazio. Verso il 2 minuto invece il pezzo sviscera un duetto basso e chitarra che riporta la canzone ad un livello più vivo, che si concretizza nella voce di Tyler più decisa e ferma che continua fino alla conclusione del brano. Arriviamo ora a “Cryin" una delle tre ballate più importanti del disco e dell’intera carriera Aerosmith… il Leitmotiv è quello tipico di un amore che finisce, di una relazione complicata tra un uomo e una donna che si stempera nella distanza e nella malinconia di chi viene lasciato. La canzone  parte con intro di matrice decisamente blues, che prepara il terreno alla prima strofa, dove invece esce “prepotente” il sound lento e sconsolato della ballata. Per l’intero brano si sente un classicismo acustico intimista frutto dell’accoppiata delle chitarre di Perry e Whitford. Azzeccatissimo è l’assolo di armonica di Tyler che inizia al 3.30 minuto, che esprime tutta la poesia presente nell’intero pezzo e arriva a toccare le corde emotive di qualsiasi ascoltatore. L’ottava track è “Amazing”, altra ballata che si caratterizza per un sound di matrice indiscutibilmente blues. La differenza è ancora una volta data dalla voce del nostro Tyler che interpreta, immendensimandosi perfettamente, il ruolo di chi esce da un periodo difficile con la massima consapevolezza che ci si può sempre rialzare:” It's amazing when the moment arrives, that you know you'll be alright, Life's a journey, not a destination And I just can't tell just what tomorrow brings..”  Concretezza e pragmatismo sono il concentrato di una ballata piuttosto tipica, nel sound, nella batteria appena scandita… Meritevole l’assolo melodico che accompagna il pezzo fino alla chiusura... quansi una prova di jam session di un Perry che suona davvero facendo trasparire il “feel” del pezzo. Si continua con “Blind Man”, un pezzo inedito che il gruppo ha deciso di inserire nella raccolta, ma che pur restando nelle corde degli Aerosmith, è a mio parere anonimo, 4 minuti che sanno di già ascoltato fin dalle prime note… Una canzone sulla quale non mi soffermerei, scorre via scialba senza approdare in un alcun porto dell’anima. Una track che per testo e musica non avrei assolutamente messo in una raccolta della portata di Big Ones! Di fila ritroviamo il terzo (ed ultimo) inedito della raccolta “Deuces Are Wild”, pezzo melodico, ascoltabilissimo, utilizzato per il famoso cartoon cult -Beavis e Butt-head, nel quale hanno collaborato molti artisti di calibro internazionale per creare le giuste soundtrack. Qui Tyler vuole lasciare la sua firma e lo fa con un egregio solo di armonica che rende l’aria più allegra e frizzante. L’undicesima track è “The other side”, uscita nel 1990 come quarto singolo del decimo album della band, Pump. Il pezzo sposa la simbiosi voce e chorus ipnotico col nel break di Joe, vero conduttore del gioco. La chitarra si fa protagonista e scandisce tempo, ritmo, cori, trombe… del resto quale album hard rock non include almeno un brano in cui viene data carta bianca alla sessione ritmica o solista?! Pezzo malleabile e di semplice efficacia; non stupisce che sia stato usato come colonna sonora di un film come “True Romance” (1993) che vede Tarantino in prima fila. La dodicesima canzone rientra tra le mie preferite in assoluto degli Aerosmith, "Crazy": ballata che narra la sventura di chi si sente messo da parte dalla persona amata“That kinda lovin’ Turns a man to a slave, That kinda lovin’ Sends a man right to his grave... go crazy, crazy, baby, I go crazy”. Impregnata della tematica più melensa e strappalacrime che almeno tutti nella vita abbiamo provato, è un pezzo che dimostra la maturità musicale della band, che riesce a creare una perfetta sinergia emotiva con l’ascoltare. Azzeccata la decisione di inserire nei giusti intermezzi armonica e mandolino che guidano i vocalizzi fino a sublimarli quasi del loro ”dolore intrinseco” per far spuntare invece l’aspetto più intimo e sensibile del pezzo... e quando si raggiungono questi livelli vuol dire che si è fatto decisamente un ottimo lavoro! A seguire “Eat The Rich”… inizio strepitosamente energico! Come etichettare questo pezzo dalle ritmiche devastanti e sostenute? Impossibile! Eat The Rich presenta un prepotente basso e chitarra che all'unisono riescono a farsi largo nell’intro, che ci fa porta alla mente le fronde di una tribale giungla… originale! La canzone cresce, le chitarre dialogano in continuazione, diventa quasi più nervosa ed esplosiva… dal 2.26 minuto i riff di Perry e le rullate di Kramer sono i veri protagonisti, perché pemettono al ritmo di aumentare e l’incedere dei riff letteralmente spazza via tutto quello che si è sentito prima... da notare che il songwriting è arguto e critica il benessere della società ricca che annienta il pensiero libero. Per questo il consiglio ”Eat the rich”. Buona scelta, che condivido. La penultima canzone invece è un altro evergreen di questa band… ultracelebre ballata, possiamo dire che chiuda il trittico Cryin’-Crazy-Angel. Canzone accusata dai puristi dell’hard rock di essere eccessivamente ruffiana (accusa peraltro assolutamente fondata! ), è di innegabile impatto emotivo per  qualunque anima. La melodia dolce pervade tutti i 5 minuti del brano... romantica, intensa, ha un sapore di segreti amori che ritornano e che ti danno la linfa vitale...” You're my angel  Come and save me tonight, You're my angel  Come and make it all right”  Forza maschioni, lo sappiano che sotto quella corazza da duri, ce l’avete un cuore… e amare il rock significa anche essere fieri della propria vena romantica! Un pezzo che si riascolta un milione di volte, e ciascuna volta ti ritorna con un particolare che non avevi notato prima. 10 in pagella per me è doveroso. A chiudere l’album è la voce pacata e decisa di Tyler, che inscena “Livin’ On The Edge”. Si tratta di un brano caldo, fluido ed amorevole... Costruito su un gioco di parti acustiche ed elettriche, è una track sicuramente dal tratto un po’ sornione e snob nella sua ritmica cassa/rullante/cassa. Dotata di maggiore personalità, con linee corali incuranti della staticità degli accordi, è una canzone che tenta di avventurarsi nei territori più oscuri ed intriganti dell’hard rock classico, e ci riesce alla grande. Degno ultimo tassello di una raccolta curata e ben organizzata. Concludendo Big Ones è una raccolta che consiglierei a chiunque di avere tra i propri album, sia appassionati sia a chi si approccia al gruppo per la prima volta. E' una raccolta per chi ama il rock, l’hard rock, il blues e le sue sperimentazioni, una raccolta che assicuro farà approdare la vostra anima a nuovi porti musicali.


1) Walk on Water
2) Love in an Elevator
3) Rag Doll
4) What It Takes
5) Dude (Looks Like a Lady)
6) Janie's Got A  Gun
7) Cryin'
8) Amazing
9) Blind Man
10) Deuces Are Wild
11) The Other Side
12) Crazy
13) Eat The Rich
14) Angel
15) Livin' On The Edge