ACCEPT

Accept

1979 - Brain Records

A CURA DI
SAMUELE MAMELI
24/02/2012
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Che onore e che emozione ritrovarmi nei panni di dover esprimere un parere su questa leggendaria band che racchiude un altrettanto elemento glorioso al suo interno, un singer capace di raggiungere qualsiasi traguardo professionale, un’icona di un genere che non è mai sceso a compromessi e ha sempre proseguito a infiammare concerti da oltre trent'anni, infischiandosene delle mode e continuando a dettare legge seguendo il suo credo ottenendo comunque alla faccia di chi è ossessionato dall'innovazione ad avere un successo strabiliante. Stiamo parlando dei grandiosi Accept che guidati dal minuto Udo Dirkschneider ha segnato in maniera indelebile una pagina importante dell'heavy metal europeo, padre indiscusso di quello che sarà etichettato come speed power metal che proprio in Germania ha innescato la miccia in nascite di band di indubbio valore artistico entrando di diritto nella storia. Originariamente formatisi nel 1968 col monicker Band X dall'appunto leader Udo Dirkschneider poco più sedicenne e dal chitarrista Michael Wagener (ha bisogno di presentazioni?), attraverso varie vicissitudini all'interno della line up, si arriva alla definitiva e ufficiale genesi nel 1976 col nome Accept in quel di Solingen (Germania) stabilendo una nuova formazione che vedeva gli ingressi di Wolf Hoffman e Gerhard Wahl nelle due asce, Peter Baltes al basso e Frank Friedrich alla batteria. In seguito a performance live più che ragguardevoli, sono adocchiati dall'etichetta tedesca Brain Records che non ci pensa due volte a sbatterli in studio di registrazione e far pubblicare loro il debutto omonimo nel 1979, senza dimenticare i continui avvicendamenti interni che caratterizzò la carriera in maniera frammezzata tra abbandoni, screzi e scioglimenti che iniziò ad apparire ancor prima dell'esordio con lo split di Wahl sostituito da Jörg Fischer alla chitarra, mentre subito dopo l'exploit vediamo il disertore drummer Friedrich lasciare il posto a Stefan Kaufmann che, pensate un po', molto più avanti andrà a ricoprire il ruolo alle sei corde con la band U.D.O.  Da una copertina quasi a voler rendere omaggio l'azienda tedesca Fichtel & Sachs addetta alla costruzione di piccoli motori a benzina utilizzati nelle prime motoseghe mondiali prodotte dalla Dolmar, si gioca tra il contrasto stabilito dalla delicatezza e sensualità femminile con l'enorme motosega tenuta in mano e pronta a essere scagliata offrendo un'immagine scostante che preserva un cd dal sound ancora lontano dal loro trademark, assestandosi in un Hard & Heavy Metal con un Hoffman sugli scudi, producendo comunque sia un lavoro appetibile dalle svariate influenze, abbastanza variegato che riprende influssi riconducibili ai primi Judas Priest, Scorpions, Blue Oyster Cult e Motorhead. I diretti interessati, per nulla soddisfatti di questo disco, hanno espresso un certo disappunto a causa delle pressioni della label che auspicava un suono più commerciale, ciò nonostante custodisce brani gustosi e persuasivi che mi entusiasmano tuttora.  Entriamo nel concreto e lasciamo partire la prima track “Lady Lou”, una chitarra che fa il verso alla motosega sbroglia riff risoluti hard rock orecchiabili e di facile presa,minimalista nel suo incedere, propone un ritornello anthemico attraverso vocalizzi aspri e raspanti non ancora ben tracciati in quella caratteristica cartavetrosa che si svilupperà negli anni a venire. “Tired Of Me” incomincia a spalmare energia positiva, trascinante e accattivante presenta un inizio alla Black Sabbath con quei riff dilatati, scivolando in un mid tempo incalzante dal leit motiv strappa orecchie, impossibile non darne merito, elettrizzante. A sorpresa giunge la semi ballads perfetta per sventolare gli accendini al cielo, “Seawinds” è cantata dal bassista Peter Baltes e pare provenga dal repertorio di Ronnie James Dio sia per la struttura sia per il cantato molto simile sfoderando note suadenti in liriche profonde, adatta per riscoprire pensieri interiori.“Take Him In My Heart” lancia dei lacci che s'ingarbugliano al collo e la fanno scuotere, è il mio pezzo preferito, oltre tre minuti di sana goduria in puro eighty style di facile richiamo, lascia a delle fantastiche ritmiche pulsanti scardinare la testa, proponendo un tosto motivo da cantare a squarciagola, non ci si accontenta a sentirla una sola volta, bellissima e terapeutica per chi è affetto da tristezza. “Sounds Of War” è la song più complessa del lotto, mood aggressivo e guerrafondaio, offre variegate trame che penetrano con forza nella mente e lacerano l'immaginazione; partenza in crescendo con allarme di sirene imitate da guitars incisive riescono a conferire un’impronta significativa anche e soprattutto a livello solistico tra partiture folli e ispirate.  “Free Me Now” è una scheggia di metallo rovente, refrain taglienti ostentano un brano atomico dall'andatura sostenuta, melodica e potente riserba un ritornello coinvolgente che sprizza impeto in ogni nota, accentuandone le intenzioni mediante scale chitarristiche ben inserite e lasciando ai cori dal retrogusto epico, ornarla di entusiasmo; travolgente. “Glad To Be Alone” è in pieno territorio hard rock tinteggiato di blues, avvio che tanto mi ricorda sua maestà Jimi Hendrix con quel tocco raffinato pregno di feeling e passione, innalza una traccia cadenzata con un Hoffman irraggiungibile, sprigionando calore quasi fosse un fuoco ardente che divampa nel manico del suo strumento; ci si abbandona a peso morto, ottima. Come annuncia già il titolo, “That's Rock N' Roll” sfreccia in corsia rough' n ready compatta e veloce, chiassosa nel suo percorso non lascia respiro alcuno evidenziando un’eccellente prestazione di Udo che sul finale distorce le corde vocali a mo' di un pazzo; canzone sfrontata e insolente. “Helldriver” si fa avanti tramite riff semplici e puntigliosi, arrangiata in forma scarna riesce a tirarti in ballo in maniera naturale imprimendo impulsi alle mani che battono sulla scrivania; rude e stuzzicante.  Giungiamo all'ultima in scaletta “Street Fighter” che chiude degnamente il cd sfornando l'ennesima hard & heavy metal song rocciosa dallo slancio ammiccante con performance chitarristiche senza una pecca, turbolenta e sanguigna stordisce escludendo l'utilizzo di bicchieri di alcool ed è tutto un bene, genuina e schietta. Termino cari lettori, invitandovi a fare vostro questo pezzo di storia che non dovrebbe mancare in ogni teca che si rispetti, di sicuro non si tratta del loro migliore ma comunque presenta track di valore che si lasciano ben ascoltare scivolando in circa 36 minuti di ottima musica. Consigliato a tutti i metal fans.


1) Lady Lou    
2) Tired of Me    
3) Seawinds    
4) Take Him in My Heart    
5) Sounds of War    
6) Free Me Now    
7) Glad to Be Alone    
8) That's Rock N' Roll    
9) Helldriver    
10. Street Fighter

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