AC/DC

For Those About to Rock We Salute You

1981 - Albert/Atlantic

A CURA DI
CHRISTIAN RUBINO
24/08/2021
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

"Io e Malcolm abbiamo sempre confrontato le idee, eravamo uno il critico dell'altro. Proporre idee di canzoni che non c'entravano con quello che pensavamo fossero gli AC/DC non ha mai avuto senso per me. Non tiravamo mai fuori jam blues o jazz. Proponevamo le idee che potevano funzionare con il suono degli AC/DC. Questo era il nostro approccio. È sempre stato così, anche agli inizi. Conosciamo il nostro stile. Sappiamo cosa vogliamo. Quando la gente ascolta le nuove canzoni, deve pensare: sono loro, hanno il loro stile, un modo di essere". (intervista a Angus Young da Kory Grow di Rolling Stone)

Gli AC/DC sono sulla buona strada per arrivare in alto nell'industria musicale e consacrarsi come una delle migliori band metal del pianeta quando, nel novembre del 1981, danno alla luce il sofferto For Those About To Rock We Salute You che arriva straordinariamente al primo posto nelle classifiche USA. Questo storico traguardo è poi eguagliato nel 2008 con l'album "Black Ice" ma in realtà l'ottavo disco degli australiani non è il loro successo artistico in assoluto perché il meritato podio appartiene al leggendario "Back In Black" del 1980 per essere precisi. Per i metallari di tutto il mondo è una grande vittoria e per il gruppo dei fratelli Angus un successo meritato dopo le difficoltà di sopravvivenza causate dall'improvvisa morte per alcol del bravissimo cantante Bon Scott. Gli AC/DC sono a galla grazie all'irraggiungibile, "Back In Black" che li salva da una prematura fine vendendo milioni di dischi e rendendo il gruppo famosissimo per tutta la carriera. La nuova fatica discografica di questo storico inizio ottantiano non comincia però nei migliori dei modi perché nella primavera dell'81, l'Atlantic Records, la label dei nostri eroi, decide di sfruttare la crescente popolarità del combo pubblicando tardivamente negli Stati Uniti: "Dirty Deeds Done Dirt Cheap", uscito addirittura nel 1976 in tutto il mondo, tranne che negli USA perché ai tempi ritenuto poco adatto alle sonorità americane del momento. Questa inaspettata stampa, fatta solo per racimolare soldi e creare confusione tra i supporters a stelle e strisce nel passaggio da Scott a Johnson, fa infuriare di brutto il gruppo. La band a livello legale non è in grado di bloccare la pubblicazione e a malincuore sostiene la tesi che il disco va inciso per contrastare le raccolte statunitensi non ufficiali dell'album ma il chitarrista Malcolm Young rimane contrario e fuori dalle quinte è l'artista più incavolato tra i cinque rockers. Questo è quindi il sentimento snervante che porta i musicisti a Parigi per iniziare a mettere le maini su "For Those About to Rock" ... insieme al produttore Robert John "Mutt" Lange. Quest'ultimo è ormai un nome importante perché ha prodotto benissimo il grande "Back In Black" e lo stesso fa in precedenza nel 1979 con l'altro capolavoro: "Highway To Hell. L'apprezzamento sale anche agli ottimi lavori su "High 'N' Dry" degli inglesi Def Leppard e sul gigantesco trionfo di "4" dei Foreigner. Insomma, una sicurezza assoluta per il quintetto d'oltre oceano ma stranamente le cose non girano come dovrebbero. La band non è paziente perché ha l'ansia di sfornare un nuovo capolavoro e, quando Lange sospende le sessioni per provare diversi suoni che ha in mente, i canguri australiani si innervosiscono: "Siamo sempre ben preparati", dice Angus nel libro di Mick Wall: "Andiamo in studio con le canzoni complete e sappiamo cosa vogliamo. Non cazzeggiamo molto, a differenza di Mutt Lange. Ma quel ragazzo è sempre stato lento. Davvero lento. Avrebbe bisogno di un'eternità per fare qualsiasi cosa". In un'intervista di qualche anno fa alla rivista Moyo, Malcolm Young conferma che Lange: "stava cercando di superare i Back In Black per il suono, ed era il suono che stava cercando mentre noi pensavamo alla musica e le performance stavano iniziando a soffrire". Oltretutto, durante le registrazioni, gli AC/DC sono costretti a interrompere il lavoro in studio per suonare una importante data già programmata al prestigioso Donington Monsters of Rock Festival nel Regno Unito. Dopo il concerto viene licenziato il manager Peter Mensch per alcuni problemi organizzativi durante l'esibizione: "Ho iniziato a sentire strane vibrazioni dopo che hanno suonato a Donnington", afferma Mensch in una intervista. "L'avvocato della band ha telefonato a David Krebs che mi ha chiamato per comunicarmi il licenziamento. Non mi hanno mai detto perché. Sono rimasto sbalordito".  Questo episodio non fa altro che peggiorare il clima interno nella formazione che non vede l'ora di terminare le incisioni con il perfezionista Mutt: "Quando abbiamo completato l'album, non credo che nessuno, né la band né il produttore, potesse dire se suonasse bene o male. Tutti erano stufi dell'intero album". (intervista a Malcolm Young del giornalista e scrittore Mark Blake). Lo scopo iniziale di Lange è catturare il suono della batteria, che avrebbe usato come fondamenta su cui costruire il resto dell'album ma i problemi nascono non solo con le pelli ma anche con gli altri strumenti. Gli AC/DC sono una band costruita sulla spontaneità. Graham 'Buzz' Bidstrup, ex batterista degli australiani The Angels, che è in una tournée con i cinque musicisti e lavora nello stesso studio del fratello maggiore George Young, ricorda: "quando registravano all'epoca lo facevano come suonare in un concerto. Bon sorrideva e dava tanto da fare, beveva e sudava, e Angus volava per tutto lo studio, rotolandosi sulla schiena". Con Lange al comando, lo studio invece è un posto molto freddo e professionale. Durante il lancio del disco gli AC/DC tornano subito in tournée negli Stati Uniti D'America, ma con una grande novità: la campana "Hells Bell", che era diventata un popolare oggetto di scena durante gli spettacoli del platter Back in Black, è messada parte da finti cannoni militari schierati per annunciare l'esplosiva title track del nuovo album e continuare così a conquistare il mondo del rock, spettacolo dopo spettacolo. Quando il tour si conclude, a Zurigo, due settimane prima del Natale del 1982, il gruppo conferma il suo stato di grazia ed è considerata una delle più grandi band metal del pianeta. Addirittura sono abbastanza ricchi da rifiutare un milione di dollari per aprire uno spettacolo in America ai famosissimi Rolling Stones: "Malcolm aveva deciso che non avrebbero più aperto per nessuno" (Angus). Alla fine l'odiato Lange, sviluppa tra i solchi dell'LP un suono più duro e completamente diverso rispetto alle opere precedenti, dove invece il sound settantiano della chitarra dello scolaretto Angus si fondeva perfettamente con le tonalità inebrianti del grande Scott. Questo piccolo e da un lato obbligato cambiamento (Scott purtroppo è deceduto) è una delle cause principali del poco entusiasmo a posteriori e in generale di quest'album, che nonostante tutto è alla fine uno dei più venduti dagli australiani. Come si fa a criticare un multiplatino del genere? In effetti è difficile perché non solo arriva al primo posto ma rimane per tre settimane nella classifica statunitense ed è certificato disco di platino due mesi dopo la sua uscita. Purtroppo viviamo di paragoni e la critica è il nostro mestiere ma la stessa band ha affrontato il problema di riconfermarsi a dispetto di due dischi precedenti che definire fenomenali è un eufemismo. La risposta è comunque quella di definire questo lavoro solo un buon platter, potente e uscito nel momento giusto nonostante i confronti improponibili con le due opere d'arte precedenti.

"Sapevamo che questa nuova formazione avrebbe funzionato e che non avremmo più dovuto preoccuparci del passato. Avevamo trovato il successo con una nuova voce, e questo è stato un grande sollievo". (intervista a Angus Young su Classic Rock)

For Those About to Rock (We Salute You)

La title track dell'album, For Those About to Rock We Salute You (Per quelli a cui piace il rock - Noi vi salutiamo), ispirata ai gladiatori romani e accompagnata da ventuno colpi di cannone a salve, è un incredibile successo. Dalle campane funebri della famosissima Hell's Bells, si passa al fuoco dei cannoni, che accompagnano i riff scatenati del soldatino Young. L'idea, riproposta dal vivo, naturalmente con cannoni finti, è a dir poco brillante e geniale per una guerra che i cinque soldati hanno cominciato con forza negli anni 70; conquistando tanto terreno e tante vittorie sul campo. Pare che la scintilla sia scoccata durante le prove a Parigi. Il matrimonio del principe Carlo d'Inghilterra e Lady Diana è trasmesso in diretta TV e Angus viene letteralmente colpito e rapito dal rumore dei cannoneggiamenti per celebrare l'importantissimo evento: "Sentì il rumore dei cannoni e una lampadina si accese nella mia testa. Volevo solo qualcosa di forte", dice il chitarrista. "Qualcosa di maschile e rock'n'roll. E cosa c'è di più maschile di un cannone? Voglio dire, si carica, spara e distrugge". L'immagine del cannone diventata quindi un simbolo da inserire obbligatoriamente persino sulla copertina del disco, regalando al rock una dei suoi cover album più iconici di tutti i tempi. L'immagine dei cannoni diventa così radicata nella psiche della band che ai concerti successivi, sono utilizzati due prototipi installati dietro il palco per eseguire la canzone e festeggiare il trionfo artistico che gli australiani stanno per conquistare definitivamente in tutto il mondo. Il tributo rumoroso e potente accompagna una delle song più robuste e d'impatto che i cinque hanno mai composto ma lo stesso si può dire per il titolo e per il testo. La frase "Per quelli a cui piace il rock - Noi vi salutiamo", pare si rifaccia ad una locuzione latina che i gladiatori usavano per ossequiare l'Imperatore di Roma prima del combattimento: "Ave, Caesar, morituri te salutant". Abbiamo pensato: "Per quelli che stanno per fare rock", dice Angus. "Voglio dire, suona un po' meglio di dire - per quelli che stanno per morire". Proprio l'espressione "morituri te salutant" è tradotta in inglese con questo termine: "these about to die", che poi è il titolo del romanzo di Daniel Pratt Mannix che lo sfortunato Bon regala ad Angus prima di morire. Alle sei corde l'alunno Angus, in questa occasione prende le vesti di un vero e proprio maestro rompendo immediatamente il silenzio con un riff di chitarra cadenzato, superlativo e memorabile. Quando partono gli altri strumenti, si eleva un muro sonoro assordante e possente, con l'ugola rauca di Jhonson che grida ferocemente: "Stanotte ci agitiamo per il morso della chitarra" e continuando, incitando tutti gli amanti del metal canta: "Fate sentire la vostra voce per quello che state per ricevere". Inizia così, in pompa magna, l'inno del rock'n'roll per eccellenza, con una spaventosa tempesta ritmica seguita, dopo qualche minuto, da spari di mortaio che si intervallano ai riff chitarristici, per arrivare a un pacato refrain che si stampa istantaneamente in testa: "A quelli che fanno rock, noi rendiamo onore." La band è in ottima forma per un grande lavoro di squadra, dove la bassa ma incisiva voce di Johnson supera la forza elettrica scatenata dai fratelli Young, che qui offrono una delle loro migliori prestazioni. Williams e Rudd sono la spina dorsale del disco, stando con i piedi per terra e dando così al resto della truppa di scatenarsi liberamente in combattimento. Le strofe e il ritornello si muovono a medio ritmo e il gruppo cambia marcia una volta che Angus sviscera il suo diabolico assolo. Johnson canta: "Raccogliete le vostre palle e caricate il vostro cannone Raccogliere le palle, caricare i cannoni per un saluto fatto di 21 colpi!" Ecco... quello che ci vorrebbe in questo momento per scaricare tutte le paure e le tensioni dell'ultimo anno: un altro giro di cannonate! Ah dimenticavo, non a salve e se possibile scegliendo voi dove sparare...

I Put The Finger On You

Dopo l'inno rock precedente, si cambia registro con I Put The Finger On You (Metto il dito su di te) che mischia una gamma di riff distorti e blues, irresistibili assoli chitarristici e un testo sexy e molto esplicito. Il tapping di chitarra è eccezionale e la batteria battente di Rudd non perde un colpo martellando i timpani dall'inizio alla fine del pezzo. Le corde vocali rauche del singer sono opprimenti e si legano benissimo all'ossessivo ritornello, ripetuto sempre con la stessa frase perversa: "Io metto il dito proprio su di te! Io metto il dito proprio su di te! Anche tu metti il dito su di me. E io metto il dito, io metto il dito. Io metto il dito, io metto il dito?". Lirica semplice e banale se dobbiamo essere sinceri ma che con la musica sprigiona un desiderio carnale e sensuale lampante. Ancora una volta una palese incitazione al sesso, suggerita da note galoppanti e parole dirette; il tutto condito da un'anima hard rock che amplifica il messaggio di libertà sessuale tanta cara già ai Led Zeppelin della fine dei rivoluzionari anni '60 e continuata negli anni '70 nel rock e nel metal in generale. Negli anni '80 si passa però e spesso a versi maschilisti, dove la donna è solo un oggetto di piacere: "Ho sfondato la tua resistenza e faresti meglio a stare attenta. Non posso controllarlo e nemmeno trattenerlo. Si sta avvicinando per il tuo piacere. Riesci a sentirlo? La traccia suona come un sottile e diretto rock radiofonico degli anni '80, senza orpelli e con un grande coro. La differenza, come al solito, la fa Angus alle sei corde con il suo plettro che fa praticamente impazzire dall'inizio alla fine, aiutato dal fratello che gioca di sponda sviluppando un blocco sonoro dove lo stesso Malcolm e il precisissimo Cliff svolgono sempre egregiamente il loro lavoro di coristi mentre tengono in piedi la canzone con la loro abilità e le loro possenti ritmiche. Traccia in pieno stile AC/DC che come la prima in scaletta risulta essere un'altra punta di diamante del platter.

Let's Get It Up

Anche la terza traccia dell'opera, Let's Get It Up, (Tiriamolo su) lento all'inizio e molto ritmato dopo, tipicamente in stile AC/DC, è un buon pezzo trainato dalla solita ugola cavernicola e inconfondibile di Johnson. I riff dell'insostituibile Angus sono sempre decisi e melodicamente avvincenti nel sostenere un refrain che in verità stenta a decollare sulla registrazione analogica. Dal vivo invece, la canzone è eseguita e sviluppata dal quintetto in modo veloce ed energico, meritandosi un posto importante nella discografia del gruppo. Questa doppia faccia della song in realtà è molto singolare e si spiega nella famosa ricerca del suono che l'odiato produttore sta cercando e che non convince i canguri australiani che per dispetto, in sede live, la modificano quel poco che basta per renderla avvincente e quasi epica. Sinceramente, sembra difficile prendere sul serio un chitarrista come Angus, magrolino, a torso nudo e con dei pantaloncini da scolaretto delle elementari, ma nell'assolo sinuoso di "Let's Get It Up" si odono le sfrontate radici blues del guitar hero e la sua grandissima abilità sulle sei corde. Va pure sottolineata la discreta musicalità delle strofe e una lirica sempre più imperniata sul sesso: "Lo farò alzare, non lascerò mai che s'afflosci. Così tiriamolo su. Tiriamolo su, facciamo l'amore. Tiriamolo su, fino in cima. Tiriamolo su, subito". Pur non vedendo il videosi può immaginare il movimento del folletto e bizzarro Angus con la sua electric guitar, in possesso di una incredibile tecnica e pulizia sonora che gli permettono di seguire con precisione gli insegnamenti dei maestri del rock and blues. Questo si nota soprattutto nel funambolico assolo chitarristico, proposto su questa traccia, che non avrebbe suonato fuori posto in nessuno dei suoi dischi precedenti, tale è la sua qualità. A vederlo su un palco non ispira più di tanto perché bassino e a volte seminudo, anche se spesso indossa la sua divisa da studente di college con pantaloncini e cappellino, muovendosi come un pazzo in preda ad un raptus isterico. Dietro questa indovinata immagine lo scozzese (eh sì, è nato proprio in Scozia per poi trasferirsi con la famiglia inAustralia) si nasconde un uomo pacifico, tranquillo e un ottimo e preparato musicista che non ha nulla da invidiare ai tantissimi talentuosi chitarristi dell'epoca. Questa sua doppia personalità e la sua indiscussa bravura sono il suo asso sulla manica e il cuore centrale della band che con il compianto fratello Malcolm formano le fondamenta dell'intero combo. Purtroppo, in questa song, i nostri eroi danno meno spazio e sfogo alle proprie capacità strumentali in favore di un suono diretto e massiccio con temi sessuali tanto di moda in questo scoppiettante inizio ottantiano. Lo stile musicale è il solito hard and heavy con piccolissime venature blues, dove le corde vocali nude e crude di un vocalist comeBrian, che con il suo strano berretto non sembra neppure un frontman metal, riescono, nonostante canti in modo diverso, a sostituire degnamente lo sfortunato Scott. Il tallone d'achille è la produzione che tappa l'incisività della melodia e i testi troppo sempliciotti per una band del genere: "Lo farò alzare, non lascerò mai che s'afflosci, no. Sto ticchettando come una bomba a tempo e faccio esplodere i fusibili. Non mollerò mai, non mollerò mai"!

Inject The Venom

L'intrigante Inject The Venom (Inietta il veleno), è un'alternanza tra voce e chitarra elettrica, dove i rudi riff di Malcolm sono la base per un grande e purtroppo breve assolo del monello fratellino. Dopo l'intervallato inizio tra Brian e i fratelli Young Il pezzo cresce con una cadenza relativamente tranquilla, che appaga l'ascoltatore ma fino a un certo punto perché nel complesso la composizione non esalta. Insomma senza infamia e senza lode perché sebbene sia interessante è inferiore alle altre song, nonostante contengs uno stupendo assolo chitarristico e un ottimo lavoro di chitarra ritmica. L'intero sound è mediocre se paragonato al recente passato e questo sorprende perché Mutt questa volta stecca cercando di indurire il suono a discapito della melodia ma gli altri della band non sono di meno: Brian ha una voce unica ma qui stranamente è inferiore rispetto ai primi brani e i riff del cattivo scolaretto mancano di quel singolare scricchiolio per cui sono sempre stati caratterizzati. "Inject The Venom" è una traccia pesante e relativamente orecchiabile che combina una gamma di riff distorti e blues suonati con il famoso tapping della mano sinistra e accompagnati da versi sempre schietti ma questa volta anche spietati: "Nessuna pietà per i malvagi anche se la chiedono. Nessuna pietà per i malvagi anche se la supplicano. Nessuna pietà per i malvagi anche se ne hanno bisogno. Graffia come un gatto. Inietta il tuo veleno perché sarà il tuo ultimo attacco". I successi sfasciano una band? A volte si ma nel caso dei nostri rockers, il cambiamento è stato troppo repentino e incosciente. Fortunatamente la salvezza degli AC/DC, è quella di attenersi alla stessa formula compositiva, mettendo così quest'ultimo lavoro in studio al riparo da critiche e intemperie varie, guadagnando anche nuovi supporters e convincendoli a iniettarsi il veleno rock emanato dalla band: "Inietta il veleno, iniettalo tutto. Conficcalo dentro, conficcalo dentro! Inietta il veleno. Tutto!" Quelli che ai tempi di Bon Scott erano doppi sensi ora sono facili parole, a volte scontate e a senso unico. Carino il refrain del brano ma nel complesso non è abbastanza per catturare l'attenzione. Le corde vocali lamentose del cantante anglosassone sono sostenute da scoppiettii elettrici di puro rock and roll mentre il diavoletto Angus sprigiona un devastante assolo dal suo strumento, come se fosse un terribile fulmine distruttivo caduto a terra che fa vibrare i vetri delle finestre delle case limitrofe. Il lato positivo è che il vecchio atteggiamento degli AC/DC è ancora forte, ribelle e incazzato.

Snowballed

La folgorante Snowballed (Andato fuori controllo) è un buon hard rock caratteristico dei primi anni '80 che chiude bene la prima metà dell'album. Song breve e veloce per gli standard del disco con delle scale musicali azzeccatissime e un groove possente. La band riesce ottimamente ad enfatizzare il refrain, che tuttavia, a dover essere sinceri non è niente di eccezionale se si guarda alla passata discografia dei cinque rockers. L'Assolo dello studente Angus è però a dir poco spettacolare perché fa parte del suo dna artistico; la sua sei corde sa esaltare, soprattutto le folle degli stadi e non ci sono aggettivi che possano spiegare bene l'energia e l'adrenalina sviluppata dalla sua fedelissima Gibson SG Custom. Mentre lo si ascolta difficilmente si può resistere alla tentazione di prendere in mano una chitarra o qualcosa di simile facendo finta di suonarla e di lanciarla da qualche parte, tanta è la forza scaturita dalle note del giovincello australiano. Ritornello e groove sono poi anche gli elementi trainanti ma il mixaggio del pezzo lascia a desiderare perché le roche corde vocali di Brian sono messe in secondo piano rispetto agli strumenti dei suoi commilitoni. Gli AC/DC sono conosciuti per i testi basati sul sesso, sulla droga e sull'amore per il rock'n'rolle qui mettono invece in luce gli aspetti negativi della vita da rockstar nell'avido business della musica: "Collassato fuori dal supermercato, sul pavimento. Alla deriva sulla spiaggia, bombardato fuori dalla città. Fuori dalla porta, sbattuto contro un muro. Lo squalo deve avere la sua parte, puoi vederlo arrivare a chilometri e chilometri di distanza. Donne, alcool e denaro te la faranno pagare". "Snowballed" ha il sound classico degli AC/DC della nuova eraBrian, con delle scanalature minacciose ma manca la presa sonora, la scintilla che possa far decollare la traccia come invece ci hanno abituati nel precedente "Back In Black" con il debutto dello stesso Johnson. Non siamo fuori dagli schemi della band o "fuori controllo" come canta l'ottimo vocalist ma questo rock and roll robusto alla fine piace perché i ragazzi vanno a tutto gas facendo quello che sanno fare meglio: far perdere la testa con la loro indolente musica. "Sei andato fuori controllo, sì, lo sei. Sei stato ingannato di nuovo. Andato fuori controllo, questo è tutto"!

Evil Walks

Subito in Evil Walks (Il male cammina) le chitarre aprono ad un'atmosfera particolare, infarcita dal brontolio ringhioso di Mr Brian e da un coro che accompagna ad un refrain ritmato e orecchiabile, niente male. Una batteria straordinaria, riff positivi, un basso potente e un assolo degno di nota completano la canzone. Che si può desiderare di più da un pezzo così da parte dei soldati australiani? La critica più ortodossa può obiettare dicendo che la band cerca di ripetere Night Prowler di "Highway To Hell", ma questa song è molto più performante e potente su tutti i punti di vista. Inizio magnifico, guidato da un superlativo Malcolm che rumoreggia con la sua sei corde seguito dalla robusta battery di Rudd e aprendo a tempo gli accordi prepotenti di Angus e con il mitico singer pronto a chiudere il cerchio ricordandoci nei versi che: "?il male cammina dietro di te, il male dorme accanto a te, le parole del male ti eccitano, il male cammina dietro di te?". Il tema della lirica è una donna malvagia paragonata al famoso ragno chiamato "vedova nera" per la sua pericolosità e velenosità che sfrutta la sua bellezza e il suo corpo per ottenere ciò che vuole: "Una vedova nera sta tessendo idee malvagie. Oscuri segreti vengono filati nella sua ragnatela. Gli uomini buoni affondano nel tuo oceano. Non riescono a nuotare perché sono legati al tuo letto. Dai, tessi la tua tela. Giù nel tuo oceano li tieni legati al tuo letto con i tuoi oscuri segreti e i tuoi occhi verdi". Qui l'alchimia tra le due chitarre è ancora più evidente per un continuo ping pong tra i due fratelli che fa letteralmente impazzire. Cliff Williams è poi un bassista abbastanza sottovalutato che fa un ottimo lavoro su questa traccia ma in generale su tutti i solchi dell'opera. Se Brian Johnson è la gradita riconferma con la sua particolare e appassionante voce, i pilastri della formazione rimangono sempre il basso di Cliff e le pelli di Phil con alle spalle la tecnica maniacale dei formidabili fratelli Young capaci di creare un sound originale e unico nel metal internazionale. Gli AC/DC però sono travolti negli USA dalle proteste, soprattutto fuori dai live, di presunti ortodossi cristiani che li accusano di satanismo da quando Angus è raffigurato nel moniker di "Highway To Hell" con indosso le corna da diavolo. Questi bigotti addirittura scrivono dei volantini, durante il tour negli Stati Uniti, una frase accusatoria per il gruppo, che afferma assurdamente questa teoria: "La Bibbia dice che la parola del diavolo è malvagia e anche il rock'n'roll", seguita poi dalla replica divertita di Brian: "Non ricordo che la Bibbia abbia menzionato il rock'n'roll"!! A dover di cronaca anche alcuni giornali specializzati dell'epoca si scagliano contro la famiglia Young portando alla fine agli AC/DC la migliore promozione gratuita che i cinque rocchettari possano mai immaginare e desiderare.

C.O.D.

Il solito intro cadenzato di chitarra apre le porte alla voce e ai cori dei cinque indemoniati che per continuare a provocare le sette religiose americane decidono di scrivere un altro brano sull'odiato diavolo intitolato C.O.D. (Cura del diavolo). se gli AC/DC sono nell'occhio del ciclone per il nome scelto per la band, lo sono anche per questa canzone. Questo dovrebbe essere l'esatto acronimo anche se in realtà il titolo corretto è: Cash on delivery "Pagamento alla consegna", che continua il filonesessista dei testi di questo platter. C.O.D per i canguri provenienti dall'Oceania significa anche Care of the devil (Cura del diavolo), un gioco fatto sull'acronimo C.O.D che sta per "Cash On Delivery". Questo è il motivo per cui si sono in parte create diverse riserve che finiscono con l'etichettare ancora una volta gli AC/DC come satanisti e indemoniati. Tornando alla musica che è poi la cosa più importante, bisogna riconoscere l'ottima esibizione alla batteria di Phil perché riesce a combinare e ad avvicendare i suoi squillanti piatti con le sue tambureggianti pelli che attirano egregiamente anche il più disattento uditore. In questa provocatoria song, la lirica semplice ma efficace per chi suona rock and roll si rivolge alle prostitute mettendole in guardia dallo stare attente al diavolo che risiede in ognuno di noi: "Il richiamo di un cane, il pianto di una puttana. La crema di un sogno è la causa del prurito. Passa dal medico, pagamento in contanti. Se ho abbastanza corda potrei anche impiccarmi". La traccia parte bene con una sola chitarra all'inizio che si unisce a Phil e Brian per poi rinforzarsi con i riff di Angus e esplodere poi con un ritornello orecchiabile. Autentica pubblicità per la band nei confronti di chi li contesta e occasione per divertirsi nei confronti di chi li crede dei demoni malefici: "C. O. D., la cura del diavolo. C. O. D., il diavolo in me. La cura del diavolo in me". Le attinenze alle donne sono fondamentali, nei testi del platter, purché sporche (puttane) e dominate dal sesso forte. Maschilismo all'ennesima potenza, dove il rischio ne vale la candela anche perché questo, piaccia o non, è puro rock and roll. Qui l'autore e vocalist Brian Johnson domina, con lesue tonalità, prepotentemente sugli strumenti, almeno all'inizio, per poi equilibrare la sua ugol, dopo circa un minuto e come in tanti altri pezzi precedenti ma sempre con gusto e tecnica. Melodia leggera ma molto efficace, in pieno stile AC/DC, che fanno ciò che sanno fare meglio: insegnare ai ragazzini e ricordare agli adulti quanto sia anarchico e anticonformista il vero rock and roll!

Breaking The Rules

Nel lento infuocato di Breaking The Rules (Infrangere le regole) gli autori: A.Young, M.Young e B.Johnson sfornano una bruciante melodia infarcita dai riff rock and blues dello scatenato e irrequieto Angus che è brillantemente in primo piano con la sua meravigliosa sei corde, facendosi notare anche nell'assolo sottile e polveroso del pezzo. Forse questo è il refrain più lento che gli AC/DC abbiano mai composto fino a questo momento. L'urlo iniziale di Brian è l'apripista ritmato di una composizione basata su un ritmo di chitarra elettrica ripetitivo e ossessivo, dove Malcolm e soci sono bravi a condurre l'ignaro ascoltatore in un unto e fumante locale di periferia di Los Angeles. Qui la giacca e la cravatta non sono ben accetti! I cinque suonano, si ubriacano e vanno a prostitute infrangendo così le regole di una società perbenista, come quella Occidentale fatta di apparenze e pregiudizi: "Una pecora nera e un rinnegato vanno di corsa al fresco nell'ombra. Un'infanzia difficile, esami non superati. Piedi di porco e auto rubate che scottano, ladruncoli e sigari scadenti". Testo finalmente impegnato e veritiero che trasuda un grande atteggiamento rock perché i nostri eroi vanno contro un "sistema" che purtroppo non ha vie di mezzo. Ho sei buono o sei cattivo e in quest'ultimo caso non hai scampo perché hai la nomina del poco di buono che non può cambiare o raddrizzare la sua esistenza. E allora? L'unica soluzione è non rispettare le regole: "Nessuna ribellione, non oggi, avrò le mie emozioni a modo mio, ok. Continuo ad infrangere le regole. Dai, mi preparo a dettar legge"! Phil, Cliff e Malcolm riescono a tessere una linea ritmica tranquilla sovrastata solo dall'ugola graffiante del fidato singer e dai riff a intermittenza del ripetente compagno di scuola, Angus. Il gruppo non vuole fare politica perché i versi sono figli di un certo modo di vivere che i fratelli Young e gli altri membri non riescono a realizzare in pieno. Che piaccia o no, gli AC/DC sono ormai una macchina da soldi e come tale devono sottostare al capitalismo e al meccanismo di cui fanno parte e che li circonda, come nel caso della loro importante e potente casa discografica. A questo punto della carriera, la loro è pura utopia: "Pronto a dettar legge, toglietevi le vostre cravatte e le vostre scarpe standard. Non siete nient'altro che un branco di sciocchi standard con le vostre dannate regole. Io farò le cose a modo mio, ogni giorno, ogni giorno e comunque. Non darò importanza alle vostre regole". L'inizio del brano e il ritornello sono discreti ma la composizione non suona come una vera traccia AC/DC ed è strano a scriverlo. Siamo sotto un gradino rispetto alle altre buone song dell'album, che nel complesso, come scritto in precedenza, lasciano sinceramente un po' di amaro in bocca e non permettono i picchi dei dischi precedenti.

Night Of The Long Knives

Questa canzone ha nelle sue strofe un pezzo di storia che è stata la miccia per far esplodere la terza guerra mondiale perché ricorda la cosiddetta Night Of The Long Knives (La notte dei lunghi coltelli), nominata in Germania come "Röhm-Putsch" (il colpo di Stato di Röhm, secondo l'espressione coniata dalla propaganda del regime nazista) o anche come "operazione colibrì". In pratica fu l'eliminazione di persone scomode al regime, avvenuta la notte fra il 30 giugno e il 1º luglio del 1934, dove le SS e la Gestapo assassinarono per ordine di Adolf Hitler, nella cittadina di Bad Wiessee, esponenti di risalto del partito nazista, diversi oppositori, nemici personali o ex compagni politici di Hitler, militari della Reichswehr e anche alcune persone estranee alla vita politica o militare tedesca. Musicalmente il brano risente del pop/rock inglese della metà degli anni '60 e delle influenze americane del momento,che si evidenzieranno qualche anno dopo in band importanti come quella dei famosissimi Quiet Riot ma sempre con una struttura tipicamente made AC/DC. "Night Of the Long Knives", è un pezzo di puro, aggressivo e robusto hark rock che trova il suo equilibrio nella giusta velocità di esecuzione, nei riff azzeccati e nel super orecchiabile ritornello cantato ottimamente dalla voce, questa volta, più pulita del solito e bravo Brian: "Chi è il tuo capo? Chi è il tuo uomo? Chi ti aiuterà a riempirti la mano? Chi è tuo amico e chi è tuo nemico? Chi è il tuo Giuda? Non lo sai! La notte dei lunghi coltelli. La notte del lungo, lungo coltello". Questo è un pezzo energico già dalle prime note con grandi linee di chitarra, con Brian Johnson che canta in modo più melodico rispetto al suo solito repertorio e con l'ennesima prova chitarristica del birbantello Angus Young, come sempre perfettamente immenso. Questa è l'ennesima traccia dove Mutt sovra produce il sound, rinforzandolo troppo nelle chitarre quando invece la song scorre sola come l'olio grazie all'ottimo refrain per un grande classico orecchiabile di cui purtroppo nessuno parla mai o ricorda la sua grande forza esplosiva! Basta ascoltare solo l'assolo chitarristico per capire di che pasta è fatta la composizione, partorita dalle menti diaboliche dei nostri fratelli Young e dal fedele Johnson.

Spellbound

La conclusione dell'opera è data dalla carismatica Spellbound (Incantato), canzone che rallenta la velocità rispetto all'ultimo pezzo. Il brano è abbastanza melodico e chiude bene "For Those About To Rock", che parte ottimamente con la gemma iniziale della title track ma che alla fine risulta comunque inferiore ai suoi due precursori. Solo una scaletta omogenea e di buona qualità salva da una bocciatura ingiusta, per un disco che comunque rimane un buon capitolo del combo australiano. Quindi, dopo la letale "Night Of The Long Knives", la scandita "Spellbound" riprende la formula del riff di chitarre indurito e robusto tipico degli AC/DC con all'apice la corda vocale maledettamente invasata del vocalist britannico Brian Johnson e dall'assolo intuitivo del solito ribelle Angus, che spreme follemente la sua entusiasmante sei corde elettrica. Colpisce il testo di Brian che racconta di un incidente d'auto ma in realtà le frasi sembrano riferirsi a una metafora relativa ad un altro tipo di incidente relativo alla sfera privata o professionale: "Accecato da un raggio luminoso, schiantato contro il parabrezza, stordito dal colpo di frusta sono vittima di un brutto incidente. Non ne combino una giusta. Non dormo mai di notte. Incantato, il mio mondo continua a precipitare. Stregato"! Lodevoli i riff chitarristici, l'attacco funambolo di Angus con il suo assolo e gli indovinati cori che sovrastano la ritmica del pezzo che è lenta, ripetitiva ma a tratti potente e melodica. Sinceramente ci si aspetta una chiusura con un colpo di cannone una volta raggiunto il traguardo finale dell'ultimo pezzo in lista ma ahimè questo non avviene! Ciò non toglie il fatto che la song merita di chiudere in bellezza questo buon lavoro discografico. Nonostante il nuovo cantante e compositore martelli il cervello urlando che la sua vita è finita con un assurdo investimento stradale, gli AC/DC incredibilmente vendono bene con questo platter raggiungendo il traguardo storico della prima posizione in classifica negli Stati Uniti d'America, per un risultato pazzesco e definitivamente consacrativo: "Sconfitto da una curva cieca. La strada sbagliata per una via senza uscita urlando verso un autovelox mentre mi schianto contro una coda di automobili". Dopo anni di critiche ingiuste la band riesce a dare una forte scossa alla propria carriera e meritatamente trionfa con il disco meno melodico e trascinante che risente oltretutto del troppo nervosismo in seno al combo durante le registrazioni e l'enorme paura di non riconfermarsi dopo gli ultimi due capolavori in studio.

 "Cristo! Ci è voluto un'eternità per fare questo disco e suona così. È pieno di frammenti e non scorre correttamente come dovrebbe essere un album degli AC/DC...". (intervista all'indimenticabile Malcolm Young su Metal CD)

Conclusioni

"Naturalmente, l'etichetta voleva che vendesse proprio come ha fatto Back In Black, ma sapevamo benissimo che non sarebbe successo perché non puoi farlo", dice oggi Brian Johnson. "Non puoi scrivere canzoni con l'intenzione di vendere un milione di singoli o album. Non abbiamo mai sentito alcuna pressione esterna, perché non l'abbiamo lasciata entrare. Eravamo molto fiduciosi dopo il successo di Back In Black. E avevamo tutto il diritto di esserlo".

La noia in sala d'incisione, la tensione con il produttore e il manager, si trasferiscono inevitabilmente nei solchi di For Those About to Rock (We Salute You) ma la title track dal titolo battagliero diventa uno dei loro più grandi inni mentre la maggior parte del resto delle canzoni purtroppo no. La mancanza di pezzi memorabili è il tallone d'Achille dell'LP ma ad essere onesti, i brani sono quasi tutti coinvolgenti e godibili. Nonostante tutto Angus e company, da sempliciotti australiani, con questa nuova fatica diventano definitivamente delle vere e proprie rock star, legandosi strettamente alla fedele folla di metalhead che li appoggia incondizionatamente in tutto il mondo. La gente sa che gli AC/DC suonano la musica che vogliono sentire e non interessa a nessuno sapere che cosa pensa la critica musicale di questo fantastico quintetto rock. Gli artisti prima di iniziare la loro inevitabile discesa parabolica, si rilassano un po' con "For These About To Rock We Salute You" perché è umanamente impossibile, dopo due dischi perfetti sotto tutto i punti di vista, ripetersi ancora a distanza di pochissimo tempo. Quest'opera completa il trio di album prodotti dal bravo Lange, che questa volta esce dal suo cilindro un suono completamente diverso rispetto ai lavori passati, con una produzione: compatta, potente e con la voce e la chitarra solista leggermente sottotono rispetto al muro sonoro complessivo e conosciuto della band. Registrato in Francia, il platter è prodotto e mixato perfettamente, il che è da un lato premiante ma dall'altro anche il suo punto debole. Le canzoni partono da una buona idea e poi prendono forza subito puntando ad un heavy metal potente ma il rovescio della medaglia è che i lampi di genio naturali di Angus e soci mancano all'appello questa volta e l'ottima produzione mette maledettamente in luce questa grave assenza. La band inizia a posare le mani al nuovo lavoro nel luglio del 1981 agli EMI Pathe-Marconi Studios di Parigi. Insoddisfatti del suono ottenuto, si trasferirono in una fabbrica abbandonata ai margini della città e affittano lo studio Mobile One. Dopo aver registrato la musica, Johnson incide la sua voce al Family Sound Studio e poi tutti gli altri membri registrano le sovraincisioni agli HIS Studios.Terminano a settembre ma alla fine non capiscono se hanno registrato un altro successo o si sono solo suicidati a livello commerciale. Dopo il famosissimo "Back In Black" il gruppo è diventato ossessionato a mantenere la grande popolarità acquisita provando in studio qualcosa di diverso. Il problema è che insieme al produttore non sanno esattamente cosa vogliono ottenere dalle nuove composizioni e la cosa purtroppo si sente. L'aspetto positivo di questa pubblicazione, oltre a milioni di copievendute, sono i formidabili acuti del giovane Brian che rispetto al suo predecessore si difende veramente bene. Il compianto Bon aveva però una voce diversa e anche un ruolo opposto nella band. Al contrario di Bon, Brian è un interprete, uno straordinario esecutore che a fa il suo onesto lavoro in modo indiscutibile ma è ancora debole in fase di scrittura. Occorre anche ricordare che in quest'opera Johnson è all'esordio nel songwriting perché alla morte di Scott i brani del trionfale "Back In Black" sono già scritti dallo sfortunato singer e vengono solo interpretati dal giovane sostituto, sostenuto dalla grandissima e indiscussa abilità dei fratelli Young. Nell'album del "cannone" la fortuna del combo è quella di basarsi sempre sullo stesso stile con il supporto dei fans che se ne fregano dei commenti negativi della critica musicale. Il successo di quest'opera è costruito proprio sulla coerenza di non cambiare del tutto formula e stile mantenendo così le fondamenta in cemento armato del gruppo, che subiscono però negativamente delle scosse telluriche negli album successivi; almeno fino al 1990, dove abbiamo un importante restaurazione con l'ottimo "The Razors Edge", che riporta i rockers sulla rotta giusta, a livelli superiori e più moderni. In definitiva, un album troppo spesso ed esageratamente sottovalutato dai media ma premiato dal pubblico alla sua uscita e anche dopo perché nonostante l'eccessiva produzione e la lentezza in alcuni solchi, possiede la tipica energia e la solita ed evidente abilità degli AC/DC.

"Non ascolto nessuno dei nostri album, mai. Voglio dire, li ho scritti e registrati. Perché dovrei ascoltarli"? (Angus Young)

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1) For Those About to Rock (We Salute You)
2) I Put The Finger On You
3) Let's Get It Up
4) Inject The Venom
5) Snowballed
6) Evil Walks
7) C.O.D.
8) Breaking The Rules
9) Night Of The Long Knives
10) Spellbound
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