AC/DC

Fly On The Wall

1985 - Atlantic Records

A CURA DI
CAVALLINI MICHAEL
02/09/2013
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Recensione

Dopo due anni dal precedente lavoro, gli australiani AC/DC pubblicheranno nel 1985 il loro nono studio album Fly On The Wall sotto la Atlantic Records: il disco comprende dieci brani di puro hard rock completamente composti dai fratelli Young e Johnson. Impossibile non riconoscere il loro sound caratteristico già dai primi tre accordi dell'omonima canzone "Fly On The Wall", riff semplice ma efficace e cadenzato per poi ritmicamente liberarsi in tutta la sua pienezza. Questo brano è un elogio al rock n' roll perché, metaforicamente parlando, i quattro musicisti si sentono intrappolati in questo sound, come una "mosca sul muro", appunto, di cui non ne possono fare a meno, qualsiasi cosa loro facciano. A seguire troviamo "Shake Your Foundations", un inno a mettere in discussione tutto quello in cui credi per sentirti veramente bene e fare quello che più ti piace. Rispetto al precedente, questo brano è caratterizzato da un suono più hard rock, molto piacevole il ritornello ma niente che non avessimo già ascoltato prima. Passiamo ora all'ambigua voglia di sangue che troviamo in "First Blood"; finalmente un brano riesce a catturare subito la nostra attenzione grazie al riff di chitarra molto ritmato che ci incita a tenere il tempo e con un ritornello da cantare a squarciagola sotto il palco. Un virtuoso assolo di chitarra di Young ci conduce verso la fine del brano accompagnato dalla sempre fedele rauca voce di Johnson. E non poteva mancare una bella sbornia da raccontare e cantare: "Danger"! Le liriche sono evidentemente un parto di una mente sotto lo strano ma piacevole effetto dell'alcol, quando tutto intorno a te sembra ballare e soprattutto quando, ahimé, va male: "The cops could not appreciate my natural charm". Chissà quanti di noi l'avranno pensato! Il brano ha un andamento lento e Johnson preferisce stare principalmente su note più basse rispetto al solito, quasi a voler trasmettere il mood perfetto di un ubriaco, poco attivo e barcollante. Al solito non può mancare il ritornello da cantare tutti insieme sotto al palco. Complessivamente il brano si fa apprezzare, scorre molto bene e cattura l'attenzione dell'ascoltatore. Incalzante, troviamo "Sink The Pink" e in questo caso, gli AC/DC lasciano gli ubriaconi da una parte per fare qualcosa di meglio e, soprattutto, con una bella donna, affascinante, una pantera che si vuole solo divertire. Con te. Meglio di così! Un intro di chitarra arpeggiato ci spiana la strada verso gli immancabili riff di Young sfocianti nel medesimo ritornello da baldoria. Niente che non avevamo già sentito in precedenza. Ad introdurci "Playing With Girls" è la voce di Johnson che si esprime con un timido acuto e, perdonatemi il gioco di parole, finalmente Young si "scorda i soliti accordi" investendoci con un bel riff accattivante, tendente al funky che non guasta e, anzi, ci fa scuotere la testa fin dall'inizio del brano. Tema ricorrente in questo pezzo continua ad essere la donna, le ragazze facili e del desiderio di volerle tutte, senza distinzioni sapendo che comunque, alla fine, ti scotterai. Anche se la voce di Johnson qui è gracchiante quasi al limite, è uno dei pezzi migliori dell'intero prodotto. Il riff di chitarra di "Stand Up" colorato di country ci inganna facendoci aspettare un certo tipo di sonorità affiancata da un bel ritmo cosa che svanisce, purtroppo, nel ritornello, ripetitivo e banale. Anche le liriche non sono da meno: anche se in una diversa situazione, ancora una volta è la libido a fare da padrona supportate dalle melodie vocali di Johnson pressoché scontate. Ascoltando "Come Hell Or High Water" si ha l'impressione che "Stand Up" non si sia conclusa anche se, l'ottavo brano dell'album ha sicuramente un migliore impatto all'orecchio dell'ascoltatore. Decisamente più deciso malgrado la loro struttura, sia strumentale che melodica non differiscano molto dai precedenti brani, riecheggerà nella vostra testa ancora per un po'. Qui troviamo un discreto grado di affiatamento tra la chitarra di Young e la batteria di Wright che, quest'ultimo, pare sfogarsi totalmente (e finalmente) in tutta la sua energia; sarà perché questo brano è una conseguenza dell'essere rock 'n' roll: nessuno ce l'ha spiegato o detto di starne alla larga, sono così come sono e basta! Adesso è l'ora di un pezzo molto più blues, un pezzo dedicato al mondo degli squali, degli affaristi senza pudore: non importa come, ma devo fare soldi, tanti tanti soldi! "Back In Business" è il titolo del nono e penultimo brano di Fly On The Wall. La chitarra di Young ci conduce in questo mondo di persone senza scrupoli mentre Johnson ci racconta in prima persona l'avidità della natura umana. Buono il ritornello e di buon gusto anche il solo di chitarra, puramente blues; in conclusione un buon brano ma ripetitivo nel finale. Decisamente "Send For The Man" è appropriata per la conclusione dell'album; riff di Young semplice ma accattivante, che non stanca mai fino alla fine, ben costruita e scorrevole. Anche qui Johnson ci parla di donne, di quelle che divorano gli uomini ma solo per divertimento, per aggiungere un più alla loro lista, ma in fondo, non c'è niente di male in un po' di sano svago! In conclusione non aspettatevi masterpieces da Fly On The Wall: a parte qualche punta affilata, è un album anonimo che non riesce a catturare e mantenere l'attenzione dell'ascoltatore per più di un paio di canzoni. La semplicità di composizione è stata per gli AC/DC il loro punto di forza ma rimane comunque un'arma a doppio taglio che deve essere dosata.


1) Fly On The Wall
2) Shake Your Foundations
3) First Blood 
4) Danger 
5) Sink The Pink 
6) Playing With Girls 
7) Stand Up 
8) Hell Or High Water 
9) Back In Business 
10) Send For The Man 

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